lunedì 29 settembre 2014

Una fortunata occasione per Luigi De Magistris. Saprà approfittarne?

Una fortunata occasione per De Magistris ed una lezione per Grillo e il M5S!

Facendo il “sindaco di strada” contro lo Stato della criminalità organizzata, del Vaticano e della NATO, Luigi De Magistris ha l’occasione di riscattare quello che non ha fatto nei tre anni e più passati a capo dell’Amministrazione Comunale di Napoli. Eletto nel 2011 sulla base della promessa di mettere l’Amministrazione Comunale al servizio della lotta contro le malefatte e i crimini della Repubblica Pontificia, finora ha tradito i suoi impegni sottomettendosi ai governi di Roma, subordinando alle imposizioni e compatibilità della Repubblica Pontificia e della NATO gli interessi delle masse popolari. Le vicende dell’Amministrazione Comunale di Napoli hanno dato un’ulteriore dimostrazione che la lunga marcia nelle istituzioni della Repubblica Pontificia logora i marciatori che non usano ruoli e risorse per promuovere mobilitazione e organizzazione delle masse popolari contro la Repubblica Pontificia. Ora i vertici della Repubblica Pontificia rigettano De Magistris. Non sono però in grado di annullare quanto resta del suo prestigio presso le masse popolari: questo solo lui può farlo. Sta a lui cogliere invece l’occasione e fare quello che non ha fatto finora.
Il Tribunale di Roma ha condannato De Magistris per le intercettazioni, disposte otto anni fa quando era magistrato a Catanzaro, sui telefoni di Prodi (allora sostituiva Berlusconi al governo), di Rutelli e di altri alti esponenti della RP. La Legge Severino fatta nel 2012 per coprire con un velo di moralismo il carattere criminale e antipopolare dei vertici della Repubblica Pontificia, permette al prefetto di Napoli di sospenderlo dalla carica di sindaco di Napoli (e di sindaco dal 12 ottobre della nascente metropoli napoletana): lo sospenderà se De Magistris non si dimette e se i vertici della RP così decideranno. Pietro Grasso, il capo dell’Antimafia nel periodo in cui la mafia e le altre organizzazioni criminali raggiunsero dimensioni mai prima raggiunte, gli ha consigliato di dimettersi. Napolitano, l’autore dell’accordo Vaticano-Mafia che all’inizio degli anni ’90 portò Berlusconi al governo, non si è ancora pronunciato pubblicamente.
Sarebbe solo una delle tante sordide guerre per bande che agitano i vertici della Repubblica Pontificia se non fosse che De Magistris nel 2011 con il movimento arancione che lo portò ai vertici dell’Amministrazione Comunale di Napoli contribuì alla contestazione della coalizione delle Larghe Intese (PD, FI e partiti satelliti) e della Lega Nord che da vent’anni in qua di quella coalizione è la stampella.
Le amministrazioni comunali nate contestando la coalizione delle Larghe Intese (oltre a Napoli, le altre maggiori sono Milano, Cagliari e con una storia un po’ diversa Parma del M5S) finora sono rimaste soffocate nel legalitarismo. Hanno scelto la sottomissione alle imposizioni del governo di Roma invece di sfidarlo, invece di usare i poteri, il ruolo e i mezzi dell’amministrazione comunale per promuovere la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari a rimediare almeno agli effetti più gravi della crisi sia pure con misure, rimedi e argini provvisori e precari che però rafforzano mobilitazione e organizzazione delle masse popolari, per promuovere iniziative tese ad assicurare un lavoro utile e dignitoso per tutti e l’uso del patrimonio immobiliare e del territorio al servizio delle masse popolari.
Le vicende delle amministrazioni arancione mostrano a Grillo, al M5S e ai riformisti ancora in grado di capire, dove si finisce quando ci si riduce alla lunga marcia attraverso le istituzione della RP anziché servirsi di queste per incoraggiare le masse popolari a mobilitarsi e organizzarsi e per sostenere chi si mobilita e si organizza.
De Magistris finora è stato un maestro negativo: ha mostrato dove si finisce, quali che siano le buone aspirazioni e i buoni propositi, se alla mobilitazione e organizzazione delle masse popolari si antepone l’obbedienza alle autorità e alle leggi della Repubblica Pontificia. Se l’iniziativa dei vertici della RP porterà De Magistris a onorare finalmente gli impegni che fin qui ha disatteso, noi comunisti approfitteremo delle sue attività, le sosterremo e inviteremo tutti gli elementi avanzati a sostenerle.
Contro il governo Renzi-Berlusconi non bastano denunce, rivendicazioni e proteste: occorre costruire l’alternativa, creare le condizioni per costituire il Governo di Blocco Popolare.
I capitalisti nostrani e di altri paesi, i loro portavoce, amministratori e servi si accapigliano tra loro ma non sono in grado di porre fine alla crisi generale del loro sistema. Devono spogliare gli operai, eliminare quello che resta dei diritti strappati durante la prima ondata della Repubblica Pontificia. Più spogliano ed eliminano, maggiori i profitti: in questo sono tutti d’accordo. Ma quanto tirare la corda senza che si spezzi? Per soddisfare il capitale finanziario mondiale (capitale che vuole crescere, una massa che ai prezzi correnti dei titoli dovrebbe essere dell’ordine di 10 milioni di miliardi di dollari, cento volte il PIL mondiale) non basta comunque spremere gli operai. Devono tagliare i redditi dei dipendenti pubblici. Devono eliminare quello che ancora resta delle conquiste di civiltà e di benessere strappate dalle masse popolari durante la prima ondata della rivoluzione proletaria. Devono succhiare i risparmi dovunque le masse popolari ne hanno ancora: che siano soldi, case o altre proprietà. Devono spogliare il ceto medio, spremere i lavoratori formalmente autonomi con imposte, tasse, tariffe, interessi, con affitti e altre rendite, con regolamenti e vincoli, con i prezzi di monopolio. Qui incominciano le divergenze, perché molti capitalisti devono pur vendere e le masse popolari per loro sono clienti: se non hanno soldi, se salari, pensioni, stipendi calano, come comprano? Ma dove i contrasti esplodono più diretti e diffusi è che i campi per fare buoni affari ogni capitalista li trova già occupati da altri capitalisti. Per fare affari li deve soppiantare. “Siamo in guerra”, riassume Marchionne.
Nel nostro paese e in tutto il mondo la crisi generale del capitalismo genera miseria, disoccupazione, abbrutimento e guerra, aggrava e accelera la devastazione dell’ambiente e del territorio. Rende difficile se non impossibile la vita a una parte crescente dell’umanità. Solo le masse popolari organizzate possono porre fine a questo corso delle cose.
Il primo passo per uscire dalla crisi generale del capitalismo è mobilitare gli operai a costituire Organizzazioni Operaie in ogni impresa capitalista, mobilitare i lavoratori delle aziende pubbliche, il lavoratori autonomi, i disoccupati, gli immigrati, le casalinghe, i pensionati e gli studenti a costituire Organizzazioni Popolari in ogni servizio pubblico, in ogni istituzione scolastica e universitaria e in ogni quartiere e paese.
Solo un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare, può attuare un programma che rompa con la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti che impone miseria, guerra e devastazione dell’ambiente. Tutti quelli che godono di qualche autorità presso i lavoratori e le masse popolari, le personalità democratiche della società civile, i dirigenti dei sindacati di base e alternativi e della sinistra dei sindacati di regime, gli esponenti della sinistra borghese non accecati dall’anticomunismo devono costituirsi in Comitati di Salvezza Nazionale che incitino le masse popolari a organizzarsi e sostengano quelli che si organizzano.
NPCI – nuovopci@autistici.org
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