martedì 6 maggio 2014

Globalizzazione, consumismo e trasmigrazioni incontrollate




I mass media europei parlano di oltre 800.000 migranti africani e asiatici in lista d'attesa per passare sulle nostre coste, ma osservatori internazionali più attenti parlano di circa 3 milioni di migranti che potrebbero assaltare le coste soprattutto greche e italiane da qui al prossimo anno.

Se ciò fosse vero sarebbe per la nostra già precaria economia nazionale un collasso devastante. Basta fare due conti: se ogni migrante che si ferma in Italia ci costa 30 euro al giorno, 800.000 di queste persone ci costerebbero al giorno 24 milioni e moltiplicato per 30 giorni oltre 720 milioni di euro, in un anno circa 9 miliardi di euro.

Ma oltre a queste cifre insostenibili, dovremmo vedere andare in fumo altri miliardi di euro per i danni che inesorabilmente subirebbe il turismo costiero soprattutto siciliano e calabrese. Aggiungiamoci poi le spese straordinarie mediche, visto che chi arriva da noi spesso porta con sé patologie anche gravi come l'ebola ( 2 casi sospetti ), la tubercolosi, l'HIV .... fino alla scabbia.

Sia ben chiaro che non si vogliono penalizzare queste persone che scappano dagli incubi della guerra, dalla carestia e dalle malattie, anzi! Molti di noi vorrebbero poterli aiutare, dando loro una speranza di vita dignitosa per il futuro.

Non la pensiamo minimamente come il governo spagnolo che ha autorizzato le proprie guardie di frontiera a bastonare e in alcuni casi a sparare ai clandestini che tentano di superare le barriere erette contro di loro. Siamo solo realisti perché se non interverranno in tempi brevi iniziative internazionali capaci di contenere questo fenomeno, allora saranno guai seri per tutti.

L'Europa bacchettona, quella che ci chiede continuamente di fare sacrifici, ha detto già a chiare note che la questione sbarchi sulle nostre coste, che poi dovrebbero rappresentare le coste europee, è un fatto nostro.

Questa posizione dell'Europa del nord intransigente pone un altro punto a vantaggio degli euroscettici, non solo, ma cresce sempre più in noi italiani la domanda a cosa serve quest'Europa così come, ma soprattutto a chi?

Quello che comunque ci manda letteralmente in "bestia", oltre al fatto del diniego di aiutarci da parte degli snob della grande Europa, è il fatto di essere presi in giro anche dalla Libia.

Militari, guardie, politici corrotti (sono molti!) e malavitosi libici sull'affare migrazione si stanno arricchendo alle nostre spalle. Prendono da ogni "povero Cristo" dai 6 ai 2.000 euro, un affare colossale, più redditizio dello spaccio della droga. Questa è una realtà che non si fermerà facilmente.

Sapete cosa dicono questi malfattori agli scafisti che trasportano i migranti sulle nostre coste? - " Non vi preoccupate, semmai vi catturasse la polizia italiana, sappiate che dopo qualche giorno tornerete liberi e così potete continuare a fare affari con noi! ".

Bene, anzi male! I nostri magistrati, sulla base delle leggi italiane farraginose e al limite della logica, hanno le mani legate, non possono fare altro che, dopo qualche giorno di cella, liberarli.

Se veramente inizieranno gli sbarchi epocali, allora cosa fare? L'Italia ha un piano B per sopravvivere? I nostri mega pagati deputati, cosa intendono fare? Hanno idee chiare in merito? Se così non fosse sarebbe un disastro!

A questo proposito riportiamo un'intervista, dopo il disastro di Lampedusa fatta al presidente dell'Istituto Affari Internazionali, il dr. Ferdinando Nelli Feroci.

" L'Europa deve essere più solidale. L'abbiamo chiamata in causa anche se non ha una politica comune per la gestione dei flussi migratori, ed è incapace di mostrare il volto umano della solidarietà e che ci lascia soli di fronte all’emergenza umanitaria di flussi crescenti di migranti.

Il governo italiano si è impegnato a chiedere nelle sedi appropriate una risposta europea più adeguata e a inserire la questione di una più efficace gestione in comune delle politiche migratorie fra le priorità del nostro semestre di presidenza dell’Unione europea (Ue). Ma che cosa può realisticamente chiedere - e ottenere- il governo in sede europea?

In primis più solidarietà nell’accoglienza di migranti o richiedenti asilo. Centrale è la richiesta di una ridistribuzione, fra i paesi membri della Ue, dei migranti che arrivano in Italia via mare, sulla base di un sistema di quote nazionali. Una sorta di burden sharing dei flussi migratori, senza distinzione fra richiedenti asilo e immigrati illegali.

Appelli analoghi da noi lanciati nel passato si sono regolarmente scontrati con l’opposizione più ferma dei nostri partner europei.

Gli unici schemi di “ricollocazione” che hanno funzionato finora sono stati adottati su base rigorosamente volontaria, esclusivamente per richiedenti asilo, e a fronte di emergenze politico-umanitarie (Iraq a suo tempo e ora Siria). Inutile chiamare in causa la Commissione se gli stati membri non sono disposti ad accollarsi la loro parte di responsabilità.

Il nostro governo può chiedere anche una revisione della normativa comune in materia di asilo. La questione è stata sollevata in collegamento con la richiesta di un ritocco della normativa europea - il regolamento Dublino II - che dispone che l’esame (e quindi, qualora ricorrano le condizioni, l’accettazione) delle richieste di asilo è responsabilità dello stato di prima accoglienza.

Ma la revisione delle tre direttive e del regolamento in cui si articola la normativa europea in materia di asilo è stata completata solo pochi mesi fa. Proprio in sede di rinegoziato del regolamento Dublino II ci siamo trovati isolati - con la sola Grecia - a difendere la proposta di un alleggerimento del criterio della responsabilità dello stato di prima accoglienza.

I paesi del nord Europa che hanno contrastato duramente qualsiasi ipotesi di deroghe a quel principio hanno potuto esibire, cifre alla mano, numeri molto più alti dei nostri (in termini assoluti e proporzionali rispetto alle popolazioni) di richiedenti asilo.

Molto difficile quindi che qualcosa possa cambiare sotto il profilo delle responsabilità del paese di prima accoglienza. Una ragione di più per realizzare condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo -e più in generale dei migranti - più compatibili con gli standard europei. Più parti hanno poi sollecitato un intervento più efficace di Frontex, l’agenzia europea che assiste gli stati membri nel controllo delle frontiere esterne.

Questo non dispone di risorse proprie utilizza mezzi - anche navali - che devono essere messi a disposizione degli stati membri su base volontaria. Se non c’è chiarezza sulle regole di ingaggio, ha poco senso invocare Frontex. Vogliamo chiedere a questa agenzia di pattugliare le acque del canale di Sicilia per intercettare le imbarcazioni con migranti a bordo per riaccompagnarle nei porti di provenienza o per scortarle nei nostri? Prima di farlo dovremo chiarire che cosa ci attendiamo da Frontex e verificarne la compatibilità con la sua missione.

È giusto invocare un maggior ruolo dell’Ue e ricordare ai nostri partner - più che all’Europa in astratto - che la gestione dei flussi migratori deve essere una responsabilità comune, ma bisogna avere chiaro che cosa vogliamo e che cosa possiamo ottenere.

In una prospettiva di medio termine dovremmo soprattutto contribuire in maniera più efficace alla stabilizzazione delle aree di crisi dove si sviluppano le condizioni che sono all’origine dei grandi flussi migratori emergenziali.

Nell’immediato dovremmo sollecitare all’Ue un’azione più efficace nei confronti dei paesi di origine e di transito, impegnando e incentivando i rispettivi governi in una seria politica di gestione dei flussi, soprattutto nella lotta alle organizzazioni criminose che lucrano sul traffico di esseri umani.

Dovremmo infine utilizzare di più e meglio le risorse finanziarie del bilancio dell’Unione per creare condizioni più accettabili e più umane di accoglienza. Occorrono richieste mirate e praticabili se vogliamo ottenere risposte che siano in grado di sostanziare il principio di solidarietà." -

In parole povere se tra qualche giorno dovesse iniziare il grande esodo degli 800.000 migranti verso le nostre coste, dovremmo vedercela da soli.

A questo punto, come risposta provocatoria che dovrebbe pronunciare un popolo sovrano, si potremmo predisporre navi, treni ed aerei per imbarcare i clandestini sulle nostre coste meridionali e poi portarli direttamente nel nord Europa: Scandinavia, Inghilterra, Olanda, Danimarca e soprattutto Germania. Ma questo sarebbe possibile solo se fossimo un popolo libero e sovrano... ma lo siamo?

Ennio La Malfa

(Fonte: http://www.latuavoce.it/notizie/notizia.asp?id=65267)

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