mercoledì 21 maggio 2014

Danza macabra napolitana e stracci per l'aria grilliana



Napolitano cerca di guadagnarsi la pagnotta. Tuona contro “populismi” ed astensionismo. Curiosa posizione per chi cantava “Avanti popolo, alla riscossa, bandiera rossa, bandiera rossa….”. Naturalmente dopo aver osannato la Fiamma Nera Fascista, con dolci occhi per la Svastica Nazista. Ovviamente. In gioventù era capace di seguire il vento che tirava, e di adeguarsi, con italica abilità trasformista. Da vecchio sta perdendo i giri di pista della Storia. Il fiatone dei quasi novanta anni pretende il suo contributo. Il terrore corre sul filo dei sondaggi. Sarà curioso sentire il presidente affermare di essere il presidente di tutti gli Italiani DOPO il 25 Maggio. Requiem.

Un altro lolito, anagrafico e politico, il Silvio, sa di essere pubblicamente finito. Sembra che solo il cagnolino Dudù gli sia rimasto fedele veramente. Anche il supercalvomaggiore, il Bondi, lo ha lasciato, dopo il delfino Alfano. Topi che abbandonano la nave che affonda. Anche la minore espressione dell’essere umano, l’uomo politico italiota cioè, non è libera di fronte all’evidenza. Si sono creduti megalomani ed unti dal destino, e si ritrovano vagabondi nell’inutilità della loro avventura umana, straccioni morali, desaparecidos pubblici, guidatori ciechi di una scialuppa in mezzo alla tempesta epocale. Il Silvio, vicino agli ottanta, viene mantenuto in vita pubblica, oltre che da un battaglione di medici che può permettersi e che gli consentono di sopportare i due o tre chili di cerone che deve spalmarsi sul viso ad ogni comparsata, da una illimitata auto stima, da un egocentrismo siderale, da il bisogno vitale di apparire, per verificare minuto per minuto la ragione di vita che si è scelta, il punto di riferimento esistenziale che ha trovato nell’approvazione altrui. Impossibilità di guardarsi dentro. Requiem.

Ci sono anche i cespugli, piccoli partitini che bramano la remunerata poltrona di turno, oggi europea. Come quasi nessuno ricorda i partitini di solo cinque anni fa, così il contributo che portano assomiglia alla bava che lascia una lumaca: asciugata e cancellata dal primo raggio di sole. Requiem ridicola.

Pinocchietto Renzi sfrutta la vitalità della giovane età per fingere di svolgere bene il compitino affidatogli. Impersona con entusiasmo la figura dell’apripista. Sa che dopo di lui arriverà un macellaio, un Pol Pot che massacrerà l’Italia, riducendola allo stato ellenico, come ordinato dai “poteri forti”. Ma la medaglietta, anche se provvisoria e caduca, lo ha ingolosito oltre le forze della sua morale (?). Nutre fiducia, come Facta. Mi viene da pensare, maligno come sono, che sia un qualche modo imparentato con Mario Merola, il fu re della sceneggiata napoletana. Ma Merola aveva una dignità oggi sconosciuta. Requiem annoiato e disgustato.

Rimane il Beppe Grillo. Lo detesto, perché ulula che vuol difendere la “democrazia”, che considero, sempre più convinto, come il male assoluto. Però in questo momento serve, perché si è assunto la funzione del Daiaco, del tagliatore di teste. Non sarà lui a cambiare, ma aiuta, e molto, a buttare in aria gli stracci, a rovesciare un sistema verminoso, marcio, putrido, colante pus, in disfacimento.

Danza macabra di Saint Saens (https://www.youtube.com/watch?v=YyknBTm_YyM

Oppure “Una notte sul Monte Calvo”, di de Falla, magistralmente rappresentata dai cartoni animati di Walt Disney, in un capolavoro assoluto: “Fantasia”, troppo poco riproposto. Forse anche perché Walt Disney era accusato di essere un tantino nazista, razzista, antisemita. Un genio immortale.

Fabrizio Belloni 

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