mercoledì 4 dicembre 2013

L'altro natale, quello più umano e meno consumista ...



Non guardate la TV, o almeno girate canale quando c'è la bugiardella, altrimenti conosciuta come pubblicità. 
I Romani, quelli veri, dicevano:"in mercatura licet sese circumvenire", che tradotto vuol dire che un po' di balle si possono dire, in commercio. Ma il bombardamento è vietato dalla Convenzione di Ginevra, unitamente a gas nervini e tossici, alla guerra batteriologica ed affini, alla partitocrazia ed alla mafia......

Proviamo a fare un...... "natale" diverso, con meno cose e più umanità



Intendiamoci: è da anni, cioè da quando i figli hanno smesso di essere bambini, che personalmente non festeggio più il natale. Il 25 dicembre, casomai, è il genetliaco di un dio di origine persiana: Mitra o Mitras, secondo la varie accezioni. 

I cristiani, con astuzia tipicamente e sgradevolmente semita, se ne appropriarono, per cancellare un pericolosissimo concorrente , che era stato portato a Roma dai Legionari che combattevano ai confini dell’Impero. Così come l’abitudine di scambiarsi doni non è di origine…. “giudaico cristiana”, ma era uso e consuetudine dei Romani, che festeggiavano i saturnali, feste pagane dedicate al dio Sturno. Ancora una volta i cristiani rubarono tradizioni e modalità altrui: non riescono a farne a meno. E la storia si è ripetuta in lungo e in largo in Europa, con gli antichi Dei pagani sfrattati dall’immaginifico popolare con la sovrapposizione “giudaico cristiana”. Accidenti a loro.

Con tutto ciò il natale per tradizione è la festa che vede gli affetti famigliari riemergere dall’ossessione della vita moderna, e per un paio di giorni, con l’aiuto di cibi ricchi e raramente in tavola, la famiglia fa finta di essere tornata quella che era nei tempi civili, e non sbrancata come le pernici al primo colpo del frustrato cacciatore.

Ma la televisione riesce anche nell’operazione di rendere sgradevole anche quest’ultimo barlume di civiltà famigliare, comunitaria, tradizionale.
Hanno cominciato con largo anticipo, quest’anno, i pennivendoli, i giornalisti-linguetta: bombardamento di spot natalizi con pressanti e sempre più tambureggianti spinte al consumo, all’acquisto, allo sperpero. Disgustoso.

Ed anche se sono un vecchiaccio maligno, non ho smesso di sognare: mi piacerebbe avere la bacchetta magica e creare a natale una regola. Tutti coloro che fanno un regalo, regalano un frutto. Che so, una mela, una pera, una arancia. Proibite le fragole e tutta la frutta fuori stagione. Una mela. Che è anche il miglior frutto che ci sia. E le televisioni commerciali o no (ma ce ne è di non commerciali?) vedrebbero cadere verticalmente gli introiti della pubblicità.
Tié!

Non posseggo la bacchetta magica, purtroppo. E mi toccherà assistere all’orgia spremi soldi, al baccanale consumistico. O, ancora peggio, alla frustrazione di chi vorrebbe regalare qualcosa al figlio e non può che mangiare insieme a lui. Frustrazione? Razza di scemo! Stare coi propri cari è la cosa più bella che ci sia. Regali o no.

Alla faccia dei consumistici officianti del rito materialista ed inutile (società finita, vuota come una larva abbandonata), non farò di certo il presepe, noiosa fiction che dura da secoli, e mi godrò gli abeti illuminati nelle case e nei giardini, illudendomi anche per solo un secondo, che siano un inno pagano alla Natura, un ricongiungimento alla Madre Terra. E, visto che un regalo posso farlo anche a me stesso, per un attimo sognerò che è tornata la civiltà di Thule, con gli Dei Nordici che scendono dal freddo e vengono a sistemare questa scalcinata umanità, ricca di orpelli, stracciona nell’animo.

Fabrizio Belloni

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