domenica 12 maggio 2013

Giovanni Faperdue: "Quando Viterbo ospitava i papi...."



Il 9 maggio 2013, presso la Sala Coronas della Prefettura di Viterbo, organizzata da Archeotuscia, ho tenuto una conferenza dal titolo: “Viterbo Città Papale”. Siccome il tema è stato da me già trattato, questa volta ho dato un taglio completamente nuovo alla conferenza. 

Pur mantenendo il timone della narrazione sui conclavi e sui dati storici dell’epoca, ho concentrato la mia attenzione sui riflessi socio-economici e culturali della prima e unica fioritura del Comune di Viterbo. Il periodo preso in esame è sempre quello che va dal 1257 al 1281, durante il quale il papa, la curia e la corte pontificia risiedevano a Viterbo. Illustrando quei tempi ho anche cercato le motivazioni di questa scelta fatta da Alessandro IV, alla quale non era completamente estraneo il fatto che Viterbo fosse cinta da poderose mura di difesa.

La città nel XIII secolo era ormai un Comune fiero e forte che aveva consolidato il suo potere con una serie di scelte oculate che l’avevano portata a raggiungere questo traguardo di ospitare i papi, che era quanto di più ambizioso potesse essere realizzato in quei tempi.

Nella mia narrazione ho preso in esame anche l’organizzazione della curia che vantava i suoi uffici economici (oggi diremmo ministeri) che erano: La Cucina, la Panetteria, la Bottiglieria e la Marescalchia. Tutte le persone che erano al servizio dei papi e dei cardinali (familie), avevano diritto al vitto, all’alloggio e anche ad un compenso settimanale che veniva corrisposto in natura sotto forma di razioni. Tutto accadde perché Alessandro IV era arrivato ad avere attriti insanabili con il senatore di Roma, Brancaleone degli Andalò, un ghibellino che lo aveva anche minacciato di morte. 

Così il papa fu costretto a trasferire a Viterbo la sua residenza e quelle della curia e della corte pontificia. Improvvisamente a Viterbo arrivarono circa 2000-2500 persone tutte selezionate e tutte con un buon tenore di vita. Infatti, anche il più umile servitore del pontefice aveva il vitto e l’alloggio gratuito e in più ogni settimana riceveva le razioni alimentari che erano facilmente monetizzabili.

Tutta questa ricchezza insperata che si riversò sulla città con la violenza di un fiume in piena, sortì subito grandi effetti. Di colpo cessarono tutte le lotte intestine tra le famiglie rivali e con Roma. Nessuno più ricorreva alla spada ed al coltello, perché tutti erano impegnati a riempire le loro tasche di denaro sonante. I commerci era floridi come non mai. 

Le locande non sapevano cos’era un tavolo vuoto o una camera senza il cliente. Tutto riluceva d’oro a partire dalle belle fontane e dalle strade popolate di pellegrini, ambasciatori, turisti e anche curiosi che erano qui solo per vedere il papa. La richiesta di appartamenti in affitto era altissima. I contratti di affitto recavano tutti la clausola che qualora il pontefice fosse venuto a risiedere in Viterbo, il prezzo della locazione doveva essere quadruplicato. Insomma Viterbo era entrata di diritto nella storia usando la porta principale. 

In chiusura ho regalato ai convenuti una chicca che pochi sapevano: Raniero Gatti, l’intrepido capitano del popolo che fece costruire il Palazzo Papale era un analfabeta. La conferenza, che ha visto una grande affluenza di pubblico, si è conclusa con questo interrogativo: “Se Raniero Gatti che era analfabeta ha fatto cose egregie per Viterbo, perché il sindaco che ha un diploma e i tanti laureati che siedono in consiglio comunale fanno così poco? Anzi, così niente?

Giovanni Faperdue - Insieme per il Territorio


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