giovedì 9 maggio 2013

Giovanni Faperdue: "Insieme per il Territorio per un'altra Viterbo...."



Il turismo dovrebbe essere il volano dello sviluppo di Viterbo che nel XIII secolo vanta pagine e pagine di storia molto importanti, quando ogni parola che usciva dal suo Palazzo Papale, era legge per il mondo intero conosciuto. Se tenuta bene Viterbo avrebbe tutte le carte in regola per diventare un città turistica di primaria importanza. Proprio in virtù del fatto che ha ospitato ben nove papi può anche vantare il titolo di “Città dei Papi”. 

Ma adesso, alla vigilia delle votazioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale, si è guadagnata un altro prestigioso titolo.  Infatti, dopo il nulla realizzato da Giulio Marini, in molti ci si è convinti che tutti i viterbesi possono candidarsi a sindaco. Il risultato di questo credo si è trasformato in ben quattordici candidati alla carica di primo cittadino. Questa abbondanza di candidati a sindaco della città, dopo quello di “Città dei Papi” ci ha fatto guadagnare anche il titolo di “Viterbo Città dei Capi”. 

Ma il turismo ancora non decolla, e sapete perché? Ve lo spieghiamo in poche parole. Nelle guide al buon mangiare l’incipit è sempre lo stesso: “Prima di sedervi in tavola e ordinare il cibo visitate sempre la toilette”. 

Non è un consiglio da poco e chi vuole mangiare bene e con tranquillità in un pubblico esercizio, dovrebbe farne tesoro. Ma per estensione la stessa regola vale anche per la visita delle città. Volete scoprire il grado di civiltà di una città e dei suoi abitanti? 

Ebbene visitate i bagni pubblici. E qui direbbe qualcuno cascò il somaro. Infatti, Viterbo è una città dove i bagni pubblici o sono chiusi da anni, come quelli del Sacrario; o sono aperti e fatiscenti con l’aspetto di lercia latrina, come quelli di Piazza della Rocca; o anche sono aperti a singhiozzo e anche sporchi come quelli di Piazza San Lorenzo.  Il nostro turismo non decolla per questa cattiva gestione della città, che non riesce neanche a rimettere in funzione i bagni pubblici del Sacrario e a sistemare dignitosamente gli altri bagni pubblici cittadini. 

Si parla, si promette, ma poi in concreto non si fa niente e si scarica la colpa sugli altri in un gioco di scarica barile che rasenta il grottesco. L’arsenico? E’ tutta colpa della Regione e della Talete, il Comune non c’entra niente. Le fontane sporche? E’ tutta colpa delle società incaricata delle pulizie che non lo fa. Le strade sporche? È tutta colpa della stessa società. Ma io da cittadino mi chiedo: ma chi è che deve controllare? E ancora, chi è che non controlla? Negli ultimi cinque anni il Comune non ha fatto niente e si è macchiato dell’immobilismo più completo e adesso l’amministrazione uscente ha il coraggio di chiedere ancora il voto dicendo che farà. Farà l’ascensore di Valle Faul, completerà il parcheggio annesso, farà lavori per decine di migliaia di euro, ma ad una condizione: ridare il voto. Ma i cittadini ormai sono stanchi. Basta immobilismo. Basta promesse. Basta con questa amministrazione. Tutti a casa.

Giovanni Faperdue - Insieme per il Territorio

FOTO FAPERDUE RR_pp.jpg

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