mercoledì 30 gennaio 2013

Giovanni Faperdue: "L'altro termalismo di Viterbo... quello elettorale"




Ho letto con piacere l’intervento del trio Paolo Bianchini, Luigi Maria Buzzi e Giuseppe Talucci Peruzzi in merito alla città termale. 

Mi sono detto: “finalmente qualcuno si interessa delle Terme”. Devo confessare che pur riconoscendo che il piatto delle terme è ghiotto e che da qui alla fine di maggio (periodo deputato per le elezioni comunali di Viterbo), saranno in tanti a fiondarsi su questo appetitoso boccone, sono rimasto abbastanza deluso. 

A mio parere il tema è troppo serio per essere affrontato in poche righe. Sembra quasi che i tre sopracitati abbiano voluto solo tirarci il cappello, più che affrontare seriamente il problema. Comunque vorrei complimentarmi con questi politici, perché finalmente il clima effervescente della campagna elettorale li ha galvanizzati al punto di cercare, almeno a parole, di lavorare per Viterbo. Rimane comunque in me, che da anni vado combattendo per il termalismo, lottando contro il disinteresse generale, l’amarezza di capire che si parla non per aiutare lo sviluppo di Viterbo termale, ma solo per raccattare qualche voto in più. 

Tra i firmatari dell’articolo c’è anche il vicesindaco di Viterbo Luigi Maria Buzzi, che mi risulta si sia speso (solo a parole e con scarso successo), anche per fare riaprire i bagni pubblici del sacrario, che ad oggi sono però ancora chiusi. Ma torniamo all’argomento principe: il termalismo. 

Caro sig. Buzzi, suppongo che lei in qualità di vicesindaco dovrebbe conoscere molto della realtà attuale di Viterbo. A lei che con la firma messa in calce all’articolo della città termale, ha rivendicato il suo amore per lo sviluppo termale di Viterbo, vorrei porre alcune domande. Lo sa che la Società Free Time  ha presentato al Comune di Viterbo ben quattro progetti termali (nel 2002, 2004, 2009, 2010) e che solo poche settimane fa, dopo un silenzio assordante di dieci anni, complice la campagna elettorale, ha ricevuto le prime timide risposte? Lo sa che alle Terme del Bacucco (altro impianto in progetto) il permesso comunale è stato subordinato alla chiusura di due pozzi abusivi che sono stati scavati in zona da privati, che non li vogliono richiudere? E’ per caso a conoscenza di iniziative del Comune di Viterbo per ridurre a  4 litri al secondo la portata del “pozzetto” e restituire così l’acqua sottratta ai pozzi Gigliola e Uliveto delle Terme ex Inps? Sa niente a che punto è la pratica per la costituzione della società mista Regione Comune per la gestione delle Terme ex Inps? Sa per caso se la Itet dopo che è fallito il suo tentativo di edificare a Monte Pizzo con un guadagno di rivalutazione delle cubature da fare spavento, abbia ancora voglia di fare termalismo alle “Zitelle”?  

Per oggi mi fermo qui, in attesa delle sue risposte. A Paolo Bianchini e a Giuseppe Talucci Peruzzi  che hanno firmato la lettera più per farsi pubblicità che per amore delle terme, raccomando vivamente di studiare a fondo  l’argomento.  

Il termalismo viterbese è un problema di difficile soluzione, ma è ancora più difficile se chi ci si accosta per risolverlo, non ne conosce assolutamente i termini e parla a sproposito. 

A tutto il trio che lamenta che non si può parlare solo delle Terme ex Inps, risponderò con un aneddoto. Un giorno ad un gentiluomo fu rimproverato di usare ancora il baciamano. Il galantuomo non si scompose e affermò: “Da qualche parte bisogna pure incominciare”. 

Giovanni Faperdue 
Associazione Il Bullicame di Viterbo


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