mercoledì 23 gennaio 2013

“Come si forma il debito pubblico?” (e chi ci guadagna con il signoraggio bancario.... )




A commento ed integrazione  dell'articolo  
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/11/09/come-si-forma-il-debito-pubblico-risposta-non-ce-o-forse-chi-lo-sa-racchiusa-nel-vento-sara/ - 

scrive Alex Focus: La MONETA è una misura del PREZZO (anche del COSTO) di un bene (prodotto o servizio che sia) NON del valore. 

Infatti il PREZZO è il risultato di un compromesso tra il COSTO (cioè il danaro che il produttore del bene / fornitore del servizio deve   impiegare per fornire il risultato del suo lavoro) ed il VALORE che l'acquirente dà a quel bene.

Quindi si capisce che il VALORE è una caratteristica di un bene (cioè che NOI attribuiamo a quel bene) con le tre "C": Cervello, Cuore e Ceppi (sono metafore per Intelligenza/Saggezza, Sentimenti/Emozioni e Coraggio/Coerenza).

Per quanto riguarda il debito pubblico, è fuorviante l'esempio "quanto guadagno e quanto spendo". infatti anche se, PARADOSSALMENTE, NON SPENDESSI NIENTE, il DEBITO AUMENTEREBBE SEMPRE. 

Il funzionamento è questo: io percepisco 1'000 euro di stipendio ma non mi chiedo COME è stato creato questo danaro. 
Ed è QUI che ci fregano: le banche, per erogare danaro (cartaccia la cui stampa costa circa 3 cent a banconota), chiedono IN CAMBIO, TITOLI di STATO VALIDI

Se, in cambio di quei 1'000 €, chiedono un BOT al 4,25% di interesse annuo, dopo un anno gli dovrei restituire 1'044,4 €; se chiedono un BTP di 28 anni al 5% dopo 28 anni gli dovrei restituire 3095,5 €. Se anche avessi ancora i 1'000 euri iniziali (cioè se non avessi mangiato, vestito, viaggiato, etc. alla fine se NON avessi vissuto) e li restituissi dopo un anno comunque NON avrei i 44,4 € e dopo 28 anni NON avrei i 2095,5 €  perche NON sono MAI stati stampati gli interessi!! E questo significa che il debito cresce inesorabilmente e NON potremo MAI pagarlo, se NON INTERROMPIAMO la FABBRICA del DEBITO.

Il PIL NON può crescere indefinitamente perchè per produrre qualcosa dobbiamo distruggere delle risorse. 
Se il PIL viene lasciato (artificiosamente) crescere all'INFINITO, allora TUTTE le risorse della terra saranno distrutte e con loro TUTTA l'UMANITA' (noi compresi).

Le crisi NON ci sono state, fino al 1999 (termine mandato di Bill CLINTON) perchè vigeva la legge Glass-Steagal fatta nel 1933 poco dopo la tremenda crisi del 1929) che impediva alle banche di usare la raccolta di fondi sul territorio, contemporaneamente, per le attività produttive sul territorio stesso e la speculazione finanziaria in borsa. Infatti dopo che quel delinquente di Clinton ha fatto questo regalo alle banche vi sono state crisi a ripetizione ed il nostro debito ha cominciato ad impennarsi.

I paesi che sono stati presi di mira sono proprio quelli che, storicamente, si sono opposti al modello predatorio-colonialista anglofono per la loro storia, la loro cultura (molto più antica di quella anglofona), la loro ricchezza intrinseca (agroalimentare ma anche mineraria), la loro posizione geostrategica, le loro tradizioni, la solidità del tessuto industriale, insomma per tanti invidiabili fattori erano un pericoloso concorrente per le economie sfruttatrici dell'umanità.

Per concludere, la sola evasione delle banche italiane sui loro stratosferici UTILI negli ultimi 11 anni (cioè 15'200 MILIARDI dall'introduzione dell'euro) assomma, con una tassazione di solo 14%, a ben 2'090 miliardi di euro (cioè l'INTERO debito pubblico) ma il danno da signoraggio, solo in Italia, assomma a 100'000 MILIARDI di EURO, soldi che le BANCHE ed i loro COMPLICI POLITICI CI HANNO RUBATO con il metodo truffaldino suddetto.

Allora dovremo (perché saremo obbligati dalle condizioni sempre più miserabili in cui ci spingerà la loro avidità) andarli a prendere, UNO per UNO, nei paradisi fiscali in cui stanno riponendo le loro proprietà mobili ed immobili, confiscargli TUTTO e fargli pagare con la galera, se non con l'impiccagione, il malfatto. E se sarà necessario, dovremo combattere a ferro e fuoco...

Saluti, Alex Focus


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Articolo collegato:

http://paolodarpini.blogspot.it/2013/01/100000-miliardi-di-euro-rubati-dalle.html


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Commenti ricevuti:


“Fra pochi giorni saranno 80 anni ESATTI che la più alta mente del XX secolo e dei tempi moderni rappresentò INTERAMENTE il DELITTO, e la SOLUZIONE, a qualcuno d’importante, che “afferrò il punto prima degli esteti”! Il “qualcuno” che, poi, fece creare da un suo “ministro” l’unico momento rivoluzionario nella FINANZA UNIVERSALE che NESSUNO mai più seppe ripetere! (A causa di malafede e sudditanza agli schiavisti). Attendo ansioso di vedere, e leggere, quanti rammenteranno il momento storico!” (Antonio Pantano)
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Commento di P.C.: “Forse è giusto sapere………………………
Tratto dall’ultimo libro di Bruno Vespa:«Il Palazzo e la piazza. Crisi, consenso e protesta da Mussolini a Beppe Grillo» (Mondadori-Rai Eri, 444 pagine, 19 euro).
Può essere interessante vedere come se la cavò Mussolini nell’altra Grande Crisi del secolo scorso.
Come ogni regime dittatoriale, il fascismo spendeva grosse cifre per la difesa:all’inizio della crisi es­se rappresentavano il 32 per cento del bilancio statale, contro il 14 de­gli stanziamenti per opere pubbli­che.
Ora, negli anni successivi al 1931, il bilancio della Difesa fu ta­gliato del 20 per cento, mentre lo stanziamento per opere pubbli­che fu quasi raddoppiato. («Nei primi dieci anni del mio governo­ – amava puntualizzare il Duce – si è speso in opere pubbliche più di quanto abbiano speso i governi li­berali nei primi sessant’anni dal­l’Unità d’Italia»).
Il bilancio della polizia, altra po­sta strategica del regime, fu decur­tato del 30 per cento, come quello della Giustizia, mentre gli stanzia­menti per le Colonie furono ridot­ti quasi del 50 per cento.
Colpisce, invece, che non sia stato tagliato di una sola lira il bilancio della Pubblica istruzione. Nonostante la scuola fosse uno dei settori sui quali Mussolini puntava mag­giormente (famoso lo slogan «Libro e moschet­to »), l’istruzione non fu mai veramente «fascistiz­zata », perché tra gli stessi in­segnanti fascisti erano pochi quelli che accettavano di svuotare la scuola della sua funzione culturale appiatten­dosi completamente sulle esi­genze del regime.
Furono ridotti del 20 per cento anche i servizi fi­nanziari, malgrado i robusti inter­venti per salvare banche e impre­se.
Nella prima metà degli anni Trenta il bilancio dello Stato oscil­lò tra i 19 e i 21 miliardi di lire. Nel­l’esercizio finanziario 1930-31 il disavanzo fu limitato al 2,5 per cento, ma dall’anno successivo passò via via dal 20 al 35, per ridi­scendere al 10 nel biennio 1934-35 .Per farvi fronte, non volendo ri­nunciare alla parità aurea nono­stante la svalutazione del dollaro e della sterli­na, Mussolini fu costretto in cin­que anni a di­mezzare le ri­serve d’oro della Banca d’Italia.
Gli inasprimenti fiscali raggiun­sero il picco nel 1934 con l’aggravio delle imposte sugli scambi e sulle successioni. Fu lì che il Du­ce disse «basta», con una frase che suonerebbe ancor oggi di notevo­le buonsenso: «La pres­sione fiscale è giunta al suo limite estremo e biso­gna la­sciare per un po’ di tempo as­solutamente tranquillo il contri­buente italiano e, se sarà possibi­le, bisognerà alleggerirlo, per­ché non ce lo troviamo schiacciato e defunto sotto il pesante far­dello ». (…)
La diffusione delle biciclette e delle tramvie ex­traurbane aveva favorito il pendola­rismo tra campagna e città, cosicché si for­mò una potenziale nuova classe lavoratrice che i sindaca­ti cercarono di arginare, difenden­do gli operai urbani. I sindacati fa­scisti chiesero la riduzione del­l’orario lavorativo settimanale a 40 ore a parità di salario: l’Italia fu il primo paese al mondo a intro­durre tale misura fin dal 1934, una scelta così avanzata che è ancora in vigore quasi ottant’anni dopo. (…)
Nel 1933 il regime modificò radi­calmente il sistema assicurativo pubblico creando l’Istituto nazio­na­le fascista della previdenza so­ciale (Infps), dotato di gestione autonoma.
Prima della fine del decennio, furono appron­tati diversi ammortizzatori sociali,come l’assicurazio­ne contro la disoccupazio­ne, gli assegni familiari e le integrazioni salariali per i lavoratori sospesi o a ora­rio ridotto.
Per compensare i sacri­fici chiesti ai lavoratori e alle loro famiglie con le riduzioni salariali, il regime predispose «una serie di servizi sociali e di possibilità ricre­ative, sportive, culturali, sanita­rie, individuali e collettive, sino al­lora sconosciute o quasi in Italia e che influenzarono largamente il loro atteggiamento verso il fasci­smo e soprattutto quello dei giova­ni che più ne usufruirono». (…)In un paese ancora povero, in cui pochissimi bambini potevano permettersi le vacanze al mare, fu provvidenziale l’istituzione delle colonie estive, i cui ospiti passaro­no da 150mila nel 1930 a 475mila nel 1934. Nel 1926, un anno dopo la sua costituzione, l’Opera nazio­nale dopolavoro contava 280mila iscritti, che un decennio più tardi erano saliti a 2 milioni 780mila, per raggiungere i 5 milioni alla vigi­lia della seconda guerra mondia­le: quasi il 20 per cento dell’intera popolazione italiana. Gli aderenti godevano di alcune forme di assi­stenza sociale integrativa oltre a quella ordinaria, della possibilità di fruire di sconti e agevolazioni e, soprattutto, di partecipare a una lunga serie di attività sportive, ri­creative e culturali.
Agli adulti la tessera del dopolavoro dava dirit­to a forti sconti su ogni tipo di sva­go: dai cinema ai teatri, dai viaggi alle balere, dagli abbonamenti ai giornali alle partite di calcio. Tut­ti, iscritti e non, avevano diritto ­se bisognosi – alla refezione scola­stica, a libri e quaderni gratuiti,al­l’accesso a colonie marine, ai cam­peggi estivi e invernali, all’assi­stenza nei centri antitubercolari. (…)
Rexford Tugwell, l’uomo più di sinistra dell’amministrazione americana, pur collocandosi ideo­logicamente agli antipodi del fa­scismo, riconosceva che il regime stava ricostruendo l’Italia «mate­rialmente e in modo sistematico. Mussolini ha senza dubbio gli stes­si oppositori di Roosevelt, ma con­trolla la stampa e così costoro non possono strillare le loro fandonie tutti i giorni. Governa un paese compatto e disciplinato, anche se con risorse insufficienti. Almeno in superficie, sembra aver com­piuto un enorme progresso. Il fa­scismo è la macchina sociale più scorrevole e netta, la più efficiente che io abbia mai visto. E ne sono in­vidioso».
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Commento di A.F.:  "Infatti i sionisti (leggi “speculatori della finanza internazionale”) avevano visto quello che erano stati capaci di fare Hitler e Mussolini per far rialzare le proprie rispettive nazioni dalla condizione di “servaggio” al capitale “senza volto” e si sono adoperati perchè facessero sbagli (come la segregazione ebraica e l’espansionismo militare) tali da creare una paure nelle masse e la scusa per contrattaccare massicciamente.
In tal modo sono stati distrutti i riusciti esperimenti rivoluzionari del nazionalsociasmo e del fascismo il cui scopo era migliorare Germania ed Italia, per condurci dove siamo adesso, sull’orlo del baratro di una crisi sistemica (vedi articolo allegato “La bolla mondiale del debito continuerà ad ingrandirsi fino al collasso del sistema”), progetto perverso, quasi satanico di cui Monti, Draghi sono i padroni mentre Merkel, Bersani, Berlusconi sono i servitori, noi le vittime designate (i famosi “sacrifici” che fecero spuntare le lacrimucce di Fornero).
Perciò, se vogliamo salvare almeno i nostri figli, ci dobbiamo svegliare e combattere, perchè nessuno lo farà al nostro posto."
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Commento di Strade Perdute: "Diciamo anche qualcosa di onesto: non se ne potrà mai parlare pubblicamente in un contesto elettorale, almeno non lo si potrà mai fare se lo scopo coincide con il proclama. I partiti avranno sempre le mani legate in tal senso. Notiamo in questo la furbizia di Grillo che tace ormai da anni su questo importante dominio, riponendo nella “volontà popolare”, quindi in un referendum, la questione.
Per cui, cerchiamo di rintracciar coerenza nei messaggi che condividiamo. Se la causa della II Guerra fu proprio la nazionalizzazione bancaria tedesca e la sua indipendenza, beh, allora cerchiamo di comprendere davvero quali siano le opportunità dialettiche che ogni politico deve oggi rispettare, soprattutto in campagna elettorale.
Solo le formazioni senza alcuna speranza possono sventolare lo spettro orribile del signoraggio. Quelle che hanno una possibilità, seppur minima, di crescita, non lo fanno. Non lo fanno perché non è il momento giusto. Abbiamo contezza di proclami anti usura da parte di Hitler prima della sua elezione? Non mi pare.
Sono infatti scelte da manovrare dall’alto, dopo aver valutato alleanze e certamente pure potenza di fuoco. Queste cose ce le abbiamo? No. Quindi basta con la pubblicità del signoraggio: è uno step successivo.
Chi la proclama prima viene molto banalmente affossato e messo nelle condizioni di non nuocere, con le buone o con le cattive. (Strade Perdute – vegestroika@gmail.com)
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Commento di Merimar: “Se esiste un debito, esiste un credito.Se esistono dei debitori, esistono dei creditori.Se il debito esplode se la prendono in quel posto i creditori che perderanno tutto.
Tu sei per caso un creditore? No.Allora che ti frega del debito che esplode.L’uomo ha bisogno per vivere di mangiare e coprirsi bene nei paesi freddi.In quelli caldi si può andare in giro soltanto col le mutande.
Essenziale in un periodo di crisi avere un pezzo di terra per farsi l’orto ed mangiare.Il resto è una eccedenza sovrastrutturale.”
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Commento di A.F.: “è chiaro che se fosse solo un gioco delle parti, non succederebbe niente. Ma non devo ricordarti che, nella strategia militare, esiste l’attacco “diversivo” cioè quello plateale, diretto che nasconde, con clamore e violenza, l’attacco “vero” che è molto più silenzioso, indiretto, subdolo.
Il problema è che, prima hanno fatto illudere alla gente di poter partecipare al banchetto delle azioni, guadagnando soldi coi soldi, quindi le società si sono indebolite, hanno svuotate le attività produttive a favore della finanza speculativa.
La gente, coi risparmi di una vita, ha comprato azioni, BOT, CCT, BTP persino quei titoli “spazzatura” che non valevano niente: è come se si fosse andati a vivere in un castello fatto, invece che di solida pietra, come un materassino gonfiabile.
Al primo ostacolo puntuto, “puff…” e si smonta tutto, ci si trova a faccia nella polvere, senza avere più le risorse (leggi “soldi”) per alzarsi.
Come è successo nel 1929, per cui (nei soli USA) sono “scomparsi” dai censimenti 7 milioni di persone. E, come aggiunta, nel 1913, i satanici governanti avevano emesso una legge per cui i privati non potevano possedere oro e le schifose autorità sioniste lo hanno rastrellato minuziosamente per cui quei poveri statunitensi, quando è giunta la “bufera”, non avevano nemmeno un oggettino da vendere per comprare un tozzo di pane.
Ed ora quasi nessuno ha quell’orto per mangiare, nelle società occidentali circa il 95% delle persone vive in città, in palazzoni di cemento, senza uno straccio di terreno in cui piantare patate e pomodori…”



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