venerdì 1 giugno 2012

Siria nel mirino... Obama minaccia l'intervento in Siria senza autorizzazione ONU



... la verità sulla Siria

Obama: "c'è bisogno di inviare 5000 uomini in Siria, oppure Al Qaeda s'impossesserà delle armi di distruzione siriane. E li manderemo anche senza autorizzazione dell'ONU"

Per l'ambasciatrice Susan Rice ora é "lo scenario più probabile", anche se resta preferibile appoggiare il piano Annan

Gli Stati Uniti non escludono un intervento militare in Siria senza una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e, pur non auspicando questa possibilità, la considerano oggi la più probabile. La drammatica eventualità è stata annunciata mercoledì 30 maggio u.s. dall'ambasciatrice Usa al Palazzo di Vetro Susan Rice allo stakeout con i giornalisti dopo la riunione sulla Siria. "La realtà è -- come ho già detto nella nostra discussione -- che è difficile che ci siano più di tre possibilità in questa fase (....) Il primo e migliore scenario sarebbe che il governo siriano finalmente esegua immediatamente i suoi impegni dettati dal piano Annan, come è obbligato dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza (...) A questo punto, tuttavia, questo non sembra uno scenario probabile", ha affermato Rice. Ed ecco che la rappresentante Usa all'Onu indica una seconda possibilità: "Il secondo scenario (...) sarebbe che il Consiglio di Sicurezza si assuma le sue responsabilità e che faccia ulteriore pressione sulle autorità siriane per far rispettare gli impegni presi. E questa pressione potrebbe includere delle sanzioni di cui abbiamo appena discusso". A questo punto, ha continuato la Rice, "per ognuno di questi due scenari, il piano Annan sopravvive, l'unità del Consiglio di Sicurezza è mantenuta, e c'è un passaggio in avanti per mettere il processo politico sul binario giusto".

Ma, se nessuno di questi due scenari si realizzerà, ecco che la rappresentante di Obama all'Onu, per la prima volta dall'inizio della crisi in Siria, indica la soluzione di un intervento senza la legitimazione di una risoluzione Onu: "Mi sembra che ci sia soltanto un'altra alternativa, e in verità si tratta del peggior scenario, che in questo momento sembra sfortunatamente il più probabile. E se la violenza si aggrava, il conflitto si allarga e intensifica, raggiungendo un più alto grado, coinvolgendo altri Paesi nella regione, prendendo sempre più forma settaria con una grande crisi non solo in Siria ma nella regione". E quindi "l'unità del Consiglio esplode, il Piano Annan crolla, e questo diventa un conflitto di mercenari con armi che arrivano da tutte le parti. E i membri del Consiglio e i membri della comunità internazionale sono lasciati con l'unica opzione di dover considerare se sono pronti a prendere un'azione fuori dal piano di Annan e dell'autorità di questo Consiglio". Cioé sarebbe uno scenario neanche più simile all'intervento in Libia ma come avvenne in Kosovo, con un intervento armato della Nato senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Questo scenario ovviamente è quello che stiamo tutti cercando di evitare appoggiando il piano Annan" ha detto la Rice, "ma la decisione resta, come prima istanza, con il governo siriano, se riuscirà a rispettare i suoi obblighi. E se lo farà, allora l'opposizione ha l'obbligo di fare lo stesso. Se non lo farà, il Consiglio ha la responsabilità di agire presto e con sicurezza. E se non lo faremo, allora ci rassegniamo tutti al terzo scenario, che noi ancora speriamo di evitare e per questo appoggiamo il piano Annan. E per questo continuiamo a lavorare con i colleghi del Consiglio per trovare una via congiunta che ci porti avanti".

I venti di guerra si sono alzati al Palazzo di Vetro, con l'amministrazione Obama che attraverso il suo ambasciatore all'Onu 'li ha rilanciati' dopo che soltanto il giorno precedente, martedì, il neoeletto Presidente francese Françoise Hollande aveva dichiarato in un'intervista che un eventuale intervento militare sarebbe stato possibile solo attraverso l'autorizzazione di una risoluzione Onu.

Ma Mosca, finora protettrice di Damasco, cosa pensa del 'terzo scenario piú probabile' indicato ieri dall'ambasciatrice Usa? Quando lo abbiamo chiesto all'ambasciatore russo Vitaly Churkin, la risposta è stata: "Sarebbe uno scenario catastrofico al quale in questo momento non si dovrebbe nemmeno accennare".


Fonti:
http://debka.com/
http://lindro.it/

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Notizie correlate:

Attenzione alla disinformazione - Diffidate delle richieste di firme inviate da gruppi tipo Avaaz in cui si invoca l'intervento militare in Siria... Avaaz è una struttura finanziata dal banchiere più sporco che ci sia.... quello che è ricercato per affari loschi in varie parti del mondo.. Soros : http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=avaaz -

Confermo il reportage di Fallisi, scritto qui: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=joe+fallisi+siria -

E pure questo di Marinella Correggia: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/04/30/siria-quel-che-succede-a-damasco-nel-racconto-di-marinella-correggia/ -

E anche questo: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/05/19/alciaqaeda-paolo-sensini-ed-alcune-immagini-psichiche-della-siria-il-terrorismo-come-ultima-arma-in-mano-ai-mondialisti/ -

Non fatevi fregare dalle notizie diramate dai media e dalle associazioni vendute al potere bancario mondialista" (P.D'A.)


Ed aggiungo:

Purtroppo anche Amnesty International da il suo contributo alla realizzazione della "war map", contro i "dittatori", per la "democrazia" e i "diritti umani"... sembrerebbe incredibile, ma è così. Offre una faccia "pulita" e, beninteso, politically correct. Qualche volta dice anche qualcosa di vero (il vero come parte e giustificazione del falso), ma concorre al fine criminale.

Ecco riguardo al suo ruolo in Siria:

http://syria360.wordpress.com/page/3/?s=amnesty+international
http://syria360.wordpress.com/page/2/?s=amnesty+international
http://syria360.wordpress.com/?s=amnesty+international


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Articolo correlato


La Siria sotto l’attacco degli squadroni della morte USISRAEL

OTTIMA ANALISI DEGLI ENNESIMI FATTI DRAMMATICI SUCCESSI NELLA MARTORIATA SIRIA, ULTIMA ROCCAFORTE DELLA RESISTENZA CONTRAPPOSTA ALL'EGEMONIA DIABOLICA DEL VERO IMPERO DEL MALE "USISRAEL"

La Siria sotto l’attacco degli squadroni della morte anglo-americani (p.1)(p.2) Activist Post 30 Maggio 2012 Col procedere delle azioni di destabilizzazione ai danni della Siria, stanno diventando sempre più ovvie le connessioni fra le forze terroriste dell’«opposizione» ed i governi anglo-americani pro-NATO, anche se la stampa ufficiale allineata si rifiuta di trattare l’argomento se non per gettarvi sopra del fumo. Fortunatamente, una grossa parte della stampa alternativa – insieme ad alcune voci siriane quali quella della blogger Syrian Girl su Youtube – ha giocato un ruolo importante nello smascherare i «ribelli» per quello che veramente sono: terroristi stranieri ed elementi criminali siriani appoggiato dai governi anglo-americani e pro-NATO e dai servizi segreti.

Molti di tali elementi si sa come facciano parte di al-Qaeda in modo molto simile a quei «ribelli libici» che – dopo aver preso il potere con l’aiuto della NATO – hanno immediatamente iniziato a restringere le libertà ed a massacrare i libici di pelle nera.

Non c’è dubbio che una parte considerevole di questi terroristi abbia oggettivamente viaggiato dalla Libia alla Siria, con diverse operazioni attraverso le frontiere di Turchia, Giordania e Libano. Come ha già affermato in precedenza lo scrittore e storico Webster Griffin Tarpley, è ormai chiaramente evidente che al-Qaeda non sia altro che una legione araba degli Stati Uniti. Inoltre, data la crescente impudenza con la quale l’impero anglo-americano effettua le proprie operazioni, stanno diventando sempre più visibili anche le parti realmente coinvolte. Una figura che sta ricevendo un’attenzione insolitamente smisurata da parte della stampa ufficiale è l’ambasciatore USA in Siria Robert Stephen Ford. Naturalmente, tutta l’azione di informazione della stampa ufficiale allineata è concorde ed a lui favorevole e volta a far sembrare Ford un eroe che in bona fide stia lottando per un popolo oppresso. Ma la realtà è ben diversa: non è altro che un esperto globalizzatore nella destabilizzazione, che sta mettendo in pratica gli insegnamenti di John Negroponte, il suo mentore diventato quasi un raffinato istigatore di massacri di massa nell’America Centrale ed in Iraq.

È in Iraq, sotto l’organizzazione di Negroponte che Ford ha potuto affinare le proprie capacità nell’armare e dare appoggio a spietati squadroni della morte che prendevano di mira innocenti con azioni di terrore e massacro di massa. A questo punto, comunque, sorgono delle domande sulle possibili connessioni fra agenti destabilizzatori e sul potenziale ruolo del Generale Robert Mood – il generale norvegese recentemente salito alla carica di capo dell’UNSMIS (United Nations Supervision Mission in Syria) – e dell’onnipresente – anche se sullo sfondo – generale David Petraeus. Per quelli che non hanno famigliarità con le connessioni fra eminenti «funzionari» del calibro di Ford e Negroponte e di come abbiamo un ruolo rilevante in Siria, sono necessarie alcune premesse.

Va sottolineato che il professor Michel Chossudovsky, di GlobalResearch.ca, ha fornito un’eccellente presentazione storica delle connessioni di Negroponte, Ford e Petraeus in relazione con gli squadroni della morte e la destabilizzazione, nel suo articolo «L’opzione Salvador: come il Pentagono abbia dislocato gli squadroni della morte in Iraq e Siria». Invito tutti a leggere questo articolo eccellente nel fornire contesto ed analisi al tema che stiamo trattando. John Negroponte è stato ambasciatore americano in Honduras dal 1981 al 1985. In tale ruolo, è stato funzionale all’appoggiare e supervisionare gli assassini dei Contra del Nicaragua che, benchè di base in Honduras, furono protagonisti di efferati atti di terrorismo all’interno del Nicaragua. Un’operazione che, nel suo complesso, costò la vita a 50.000 civili innocenti. Questa è l’origine del termine «Opzione Salvador» usato quando si parla della costituzione – a scopi politici – di «squadroni della morte».

Un’opzione che è diventata un contrassegno di Negroponte e del sistema che egli rappresenta.Negroponte è anche stato responsabile della formazione degli squadroni della morte dell’Honduras che furono usati in una missioni di terrore contro gli oppositori del regime honduregno – appoggiato dagli USA – così come dei sandinisti e della popolazione civile del Nicaragua. Come scrivono Peter Roff e James Chapin nel loro articolo «Scontro diretto: i guerrieri della politica estera di Bush», «Il quotidiano Sun ha descritto le attività di una unità armata dell’Honduras – Battalion 316 – addestrata segretamente dalla CIA, unità che usava negli interrogatori strumenti come scariche elettriche e soffocamento. I prigionieri venivano spesso tenuti nudi e, quando non servivano più, uccisi e sepolti in loculi senza nome. Il 27 agosto del 1997, il General Frederick P. Hitz, ispettore della CIA, diffuse una relazione riservata interna di 211 pagine, dal titolo: «Argomenti Selezionati relativi alle attività della CIA in Honduras alla fine degli anni '80».

Relazione parzialmente declassificata il 22 ottobre 1998, in risposta alle richieste del rappresentante dei diritti civili dell’Honduras. Nel 2005, Negroponte fu nominato ambasciatore in Iraq. In tale veste, supervisionò ancora una volta la costituzione di squadroni della morte aventi per obbiettivo i rivoltosi iracheni e la popolazione civile. In questo caso lo scopo consisteva nel fomentare divisioni all’interno dei rivoltosi per frammentarne il fronte. Un’opposizione divisa è ovviamente molto più facile da sconfiggere che non una unita.

Una teoria che di volta in volta viene riconfermata come esatta. È vero che nel 2005 filtrò a Newsweek una vicenda nella quale si confermava che il Pentagono stesse «considerando la formazione di squadroni della morte composte da combattenti curdi e sciiti per colpire i capi dei rivoltosi iracheni con un cambio strategico mutuato dallo sforzo americano nell’America Centrale, 20 anni prima, contro la guerriglia di sinistra» (1).

Ma il Pentagono fece ben di più del semplice prendere in considerazione una simile opzione. Non molto tempo dopo la fuga di questa notizia, l’Iraq incominciò a vederne concretizzarsi gli effetti. Come scrisse nel 2007 Dahr Jamail di Antiwar.com: «Nell’ambito della Opzione Salvador, Negroponte ebbe l’aiuto di un suo collega degli anni '80 ai tempi dell’America Centrale: il Colonnello in pensione James Steele. Steele – la cui qualifica a Bagdad era quella di Consigliere per le Forze di Sicurezza Irachene – supervisionò la selezione e l’addestramento dei componenti dell’Organizzazione Badr e dell’esercito Mehdi, le due più grosse milizie sciite dell’Iraq; ciò al fine di colpire sia la leadership del Paese che i principali collegamenti dell’importante resistenza sunnita.Che la cosa sia stata voluta o no, gli squadroni della morte sfuggirono subito di mano e divennero la prima causa di morte in Iraq.

Voluti o meno, i numerosissimi episodi di corpi torturati e mutilati scaricati ogni giorno per le strade di Bagdad furono prodotti da quegli squadroni della morte la cui spinta iniziale venne da Negroponte. Ed è questa violenza appoggiata e fomentata dagli USA che ha dato il suo contributo principale nel portare a quell’inferno che è oggi l’Iraq.Ovviamente, il fatto che l’opzione degli squadroni della morte sia stata concretizzata così rapidamente dopo la diffusione della relazione, suggerisce che i mercenari fossero ben organizzati e collocati già da tempo prima che Newsweek ne rivelasse l’esistenza. (1) «El Salvador-style ’death squads’ to be deployed by US against Iraq militants». Times Online. January 10, 2005. As quoted and sourced by Prof. Michel Chossudovsky of GlobalResearch.ca in his article, «The Pentagon’s Salvador Option: The Deployment of Death Squads in Iraq and Syria». Siria, trampolino di lancio per la Terza Guerra Mondiale (p.2) Activist Post 30 Maggio 2012 Era Robert Ford il consigliere politico aggiunto all’Ambasciata di Bagdad ai tempi in cui gli squadroni della morte iniziarono con i primi sanguinosi massacri, contrassegno della loro collusione con gli insorgenti. Ford mantenne l’incarico dal 2004 al 2006, lavorando a stretto contatto con Negroponte. Fu pesantemente coinvolto anche nell’organizzazione stessa degli squadroni e nel mantenimento delle relazioni anche con altre finalità, fra le quali ulteriori future prolungate campagne di terrorismo.

Ford fu descritto da Negroponte come «persona infaticabile... uno che non si fa problemi a mettersi mimetica ed elmetto ed uscire dalla Zona Verde per incontrarsi con un contatto». In poche parole, Ford agiva come un uomo sul campo per la formazione degli squadroni della morte. Michael Hirsh e John Barry di Newsweek, tentando di riassumere il piano relativo agli squadroni della morte, hanno scritto 2005: Stando a colloqui avuti con militari dentro la questione, [una]... proposta del Pentagono consiste nell’inviare squadre di Forze Speciali per consigliare, appoggiare e possibilmente addestrare delle squadre di iracheni, più plausibilmente combattenti Curdi Peshmerga e milizia Sciita, al fine di attaccare i rivoltosi Sunniti ed i loro simpatizzanti, anche attraverso la frontiera in Siria. Rimane poco chiaro però se si sarebbe trattato di una politica di assassini o di cosiddette operazioni «a strappo», nelle quali i bersagli – gli avversari – vengono spediti in strutture segrete per essere interrogati.

L’idea predominante è che mentre le Forze Speciali USA guidano le operazioni – ad esempio in Siria – le attività in Iraq vengano portate avanti da forze paramilitari irachene. Commentando ulteriormente l’articolo su Newsweek, Times Online ha aggiunto: «Non è neppure chiaro chi risulterà responsabile di un simile programma, se il Pentagono o la CIA. Operazioni occulte di questo tipo sono state tradizionalmente condotte dalla CIA quale braccio armato dell’amministrazione al governo, con le fonti ufficiali autorizzate a negare ogni coinvolgimento». (2)

Benchè questi articoli siano incentrati attorno alla questione degli squadroni della morte in Iraq, è importante sottolineare che già dal 2005 si ammetteva l’esistenza di piani per creare, finanziare e rendere operativi degli squadroni della morte in Siria.Ad ogni modo, Ford e Negroponte non sono gli unici funzionari USA di alto livello coinvolti nello sviluppo degli squadroni. L’attuale direttore della CIA, Generale David Petraeus, costituì e successivamente assunse il comando dell’MNSTC (Multi-National Security Transition Command Iraq), volto ad addestrare ed equipaggiare esercito, polizia e forze di sicurezza irachene. Quando nle 2004 Negroponte fu nominato ambasciatore, Petraeus assunse in prima persona il comando dell’MNSTC.In realtà, l’MNSTC non si occupava solo dell’addestramento delle forze irachene, ma anche della costituzione degli squadroni della morte.

In effetti, era un’autentica strategia antisommossa finalizzata all opzione Salvador impiegata in Iraq dal Pentagono e plausibilmente dalla CIA. Benchè Petraeus sia ora Direttore della CIA, le sue connessioni con il mondo militare sono senza dubbio intatte. Infatti sono relazioni di un tipo tale che non viene modificato dal passare da un incarico all’altro. Analogamente, la nomina di Robert Ford nel 2009 ad ambasciatore in Siria non è altro che l’inserimento – nel panorama siriano – dell’ennesima fonte di destabilizzazione. L’attuale azione di Ford in Siria ha esattamente il medesimo scopo che ebbe in Iraq solo pochi anni prima. Solo che questa volta sembra che Ford abbia nell’affare un ruolo più centrale. Non c’è dubbio che molti Siriani siano consapevoli, se non delle azioni più sinistre di Ford, almeno del suo ruolo strumentale nel fomentare ribellioni violente e reazioni negative da parte dell’opinione pubblica occidentale nei confronti del governo. È per questo motivo che il convoglio di Ford fu attaccato da Siriani filogovernativi quando si diresse in città per incontrarsi con i suoi fedeli terroristi.

Naturalmente, scorrazzando liberamente per il Paese ha attirato su di sè una bella quantità di attenzione dai media internazionali «incontrandosi coi contestatori» e trasformando – nella testa di quel credulone del pubblico occidentale – i terroristi in martiri. Ovviamente, dove è scritto «incontrarsi coi contestatori» si deve leggere «istigare al terrorismo».

La stampa allineata ufficiale, ad ogni modo, descrive come un eroico atto di solidarietà col «popolo» il giro di Ford volto al promuovere il terrore.Dopo una serie di questi giri, il regime di Assad alla fine gli impose delle restrizioni territoriali, chiedendogli di non uscire dai confini di Damasco. Ma Ford violò palesemente tali restrizioni, ed incominciò a viaggiare sfrontatamente per tutta la Siria, incontrandosi coi suoi fratelli terroristi.

Ovviamente non dimentichiamoci che lo stesso Petraeus, in qualità di direttore CIA, connessione diretta e comun denominatore fra i militari USA ed i contatti NATO, ha anche uno dei ruoli primari in questa «opzione Salvador» che ha ora preso forma in Siria. La strategia degli squadroni della morte è decisamente inutile senza il coinvolgimento almeno di una fra le due istituzioni: NATO o CIA. Ma è un compito relativamente facile da realizzare poichè sopra di esse il potere si fonde in un tutt’uno a costituire il medesimo governo ombra. Nondimeno, c’è un’altra figura chiave nella destabilizzazione della Siria sulla quale dovremmo incentrare la nostra attenzione dato il suo potenziale ruolo negli sviluppi iniziali degli squadroni della morte: il generale Robert Mood, generale norvegese che è ora il capo della United Nations Supervision Mission In Syria (UNSMIS), ruolo importante non foss’altro per le sue connessioni con le azioni di destabilizzazione siriane.

Ironicamente, Mood ha delle pesanti connessioni con la NATO, l’organizzazione che (grazie alle nazioni che la compongono) è responsabile dell’inizio della destabilizzazione siriana. Dunque, stando così le cose, ci ritroviamo con la NATO inviata in Siria per osservare e riferire sulla azioni della NATO, cioè degli squadroni della morte. Quindi si può già prevedere quali saranno le osservazioni che saranno riferite al pubblico nei prossimi giorni (o settimane ).È degno di nota che il General Mood sia in possesso di un Master’s Degree in Military Studies dall’U.S. Marine Corps University e che abbia frequentato nel proprio Paese il Norwegian Army Staff College ed a Roma il North Atlantic Treaty Organization (NATO) Defense College. Un vero cittadino del mondo. Dal 2008 al 2011, Mood era Comandante in Capo dell’United Nations Truce Supervision Organization (UNTSO), un’organizzazione il cui scopo ufficiale è quello di fornire una struttura militare di comando per le funzioni ONU di mantenimento della pace nel Medio-oriente. Mood è stato anche Operations Officer del Norwegian Battalion dell’UNIFL (United Nations Interim Force In Lebanon) durante gli anni ’80.

Ad ogni modo, è indubbiamente interessante che Mood, nella sua posizione di Comandante in Capo dell’UNTSO, supervisionò vari gruppi di «osservatori» ONU, alcuni dei quali erano (e tutt’ora sono), posizionati in Siria. Uno di questi gruppi di osservatori, denominato OGG (Observer Group Golan), è stato diviso in due sottosezioni, una delle quali ha quartier generale a Damasco (OGG-Damascus). Altri avamposti UNTSO si trovano in Israele, Libano (ai confini con la Siria), ed Egitto.

Dunque la posizione di Mood gli attribuisce in Siria un coinvolgimento diretto insieme a Robert Ford e, presumibilmente, con David Petraeus per tramite dei suoi rappresentanti sul posto. Tenendo ciò in mente, c’è da chiedersi quale ruolo potrà avere Mood nella costituzione degli squadroni della morte attualmente messi a punto. È proprio a questo che allude Webster Tarpley in una intervista con la PressTV quando dichiara: «Qualsiasi analisi dovrebbe partire dagli squadroni della morte e dal ruolo del diplomatico americano John Dimitri Negroponte a Bagdad; poi da quello di Robert Ford a Damasco. Inoltrei chiederei al capo della missione ONU di supervisione in Siria, Generale Robert Mood, se si trovava a Damasco fra il 2009 ed il 2011, che cosa ha saputo della formazione degli squadroni della morte. Questa sarebbe una domanda veramente interessante». Il fatto che i ribelli in Siria siano sostanzialmente dei pupazzi NATO/angloamerico/arabi significa che nessuno che abbia anche solo una minima comprensione degli eventi che sono in atto nella regione, può metterne in dubbio l’impegno profuso nella destabilizzazione del Paese. Benchè occorra maggior tempo per fare alla Siria quello che le medesime forze hanno portato a termine in Libia, lo schema è esattamente il medesimo.

Ed è un dato di fatto che molti dei partecipanti che hanno preso parte alla eliminazione del regime di Gheddafi sono ora coinvolte nella distruzione del governo di Assad.Gli stessi terroristi di al-Qaeda saltati fuori in Libia si sono ora spostati in Siria per la seconda tornata dell’avanzata imperiale.

Ghirardi Marco

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