domenica 22 aprile 2012

Nando Ioppolo: "Tutto quel che occorre sapere per uscire dalla crisi in 20 mosse"




“Io sono giunto alla conclusione che tutto ciò che di economia mi è stato insegnato alla università dagli esperti della materia si è rivelato totalmente falso!” (F.D.Roosvelt a sir. Halifax, 10.08.1941)



Tutti oggi scontiamo la diffusione quasi unanime presso scienza, media e politici di ogni orientamento, opposizioni extraparlamentari incluse, di un Pensiero economico funzionale agli esclusivi interessi della Rendita e dei trust finanziarizzati, di cui costituisce in sostanza la “falsa coscienza”, chiamato proprio per la sua universale condivisione il “Pensiero Unico in economia”.

Un Pensiero che, per quanto possa sembrare incredibile, come invece ebbe confidenzialmente a dire Roosvelt al plenipotenziario inglese (4 mesi prima di Pearl Harbour!) durante la tornata di incontri in cui USA e Inghilterra decisero l’assetto economico, monetario e finanziario da dare al nostro pianeta una volta sconfitto Hitler, è totalmente destituito del minimo fondamento scientifico! Il compito esclusivo ed assorbente del P.U. consiste infatti nel fornire una lettura della economia che presenti la realtà in modo tale che sembri “tecnicamente” necessario mantenere l’attuale architettura creditizio-finanziaria e l’attuale distribuzione irrazionale del Reddito, a favore della Rendita e degli extraprofitti dei trust finanziarizzati ed a danno dei ceti produttivi capitalistici, ovvero del Salario e del Profitto da impresa.

Ecco perché l’economia sembra a prima vista così difficile e anche gli “esperti” esitano nel fornire diagnosi e ricette, peraltro spesso non concordando tra loro. Perché un Pensiero che è unanimemente condiviso, pur se è totalmente infondato, impedisce psicologicamente di vedere anche ciò che si ha a soli dieci centimetri dal naso se contrasta con i propri pregiudizi cognitivi. Esso, se pure è tanto criticato e spesso perfino vituperato, costituisce infatti il massimo comune denominatore di ogni esperto come di ogni critico, con la conseguenza che tutte le critiche, per quanto radicali, tendono a essere risolte sempre all’interno del medesimo blocco assiomatico senza riuscire mai a “farsi sistema”, così come avveniva con l’astronomia tolemaica sino a quando non si affermò quella copernicana. E così come oggi resta pochissimo del meraviglioso e monumentale costrutto tolemaico, lo stesso avverrà quando sarà chiaro a tutti che il Pensiero Unico è, come disse Roosvelt, … totalmente falso!

In realtà, infatti, il capitalismo funziona solo grazie al sistematico finanziamento “allo scoperto” della Domanda interna operato con la Moneta “virtuale” privata (Moneta creditizia “allo scoperto” e “bolla” cartolare) e/o con il “deficit-spending” finanziato con i bot “collocati elettronicamente”, ovvero, in definitiva, con una “finanza allegra” che è mista di pubblico e privato. E’ questa la “pietra filosofale” segreta del capitalismo e va strappata al più presto dalle mani della elite “feudale” creditizio-finanziaria che la controlla sottoponendola finalmente al controllo democratico onde finanziare “allo scoperto” con essa tutta la Domanda interna per Consumi pubblici e privati che serve per “chiudere/espandere” il circolo della produzione capitalistica, il così detto “circolo Denaro-Merce-Denaro”, scegliendo altresì democraticamente quali debbano essere i Consumi interni da così finanziare.

Solo man mano che si vedono crollare una dopo l’altra tutte le principali bugie del P.U. si comprende infatti come il P.U. sia solo “falsa coscienza”, svolgendo il compito di nascondere sotto apparenze pseudo-liberiste la pianificazione “feudale” operata dalla elite creditizio-finanziaria che decide al di fuori di ogni controllo democratico se, quanto e dove “chiudere” il “gap”, di cui nessuno parla, esistente tra i Risparmi di fine-ciclo (20% PIL) e gli Investimenti produttivi di inzio-ciclo (4%PIL) finanziando “allo scoperto” la Domanda con la gigantesca Moneta “virtuale” della cui produzione e gestione ha il monopolio! Solo allora è possibile concepire: a)la nazionalizzazione delle banche centrali e dell’intero sistema bancario; b)la tassazione moderata dei piccoli Risparmi e dei Redditi da impresa e lavoro, con de-tassazione di quelli bassi, a danno relativo dei Redditi da Capitale non Investito; c)la reintroduzione a difesa dell’euro dei controlli valutari anti-speculazione valevoli in Europa fino agli anni ’80 e del divieto del credito alle operazioni di borsa e delle operazioni di pura scommessa; d)il varo di un vasto programma keynesiano di sviluppo basato sulla reintegrazione del potere di acquisto perduto dalle retribuzioni e dalle pensioni (ormai dimezzato da più di 10 anni di sottostima ufficiale del tasso effettivo di inflazione al ritmo del 3% composto all’anno), nonchè sul potenziamento del welfare e sulle piccole e grandi opere, sia a livello centrale che periferico, da coprire con bot “collocati elettronicamente” presso il costituendo polo bancario pubblico.

Il tutto in regime di inflazione “controllata” grazie al calmiere all’ingrosso e l’anti-trust, proteggendo con una indicizzazione integrale le retribuzioni, le pensioni e i piccoli Risparmi e infine svalutando periodicamente l’euro verso le altre valute in ragione dell’eventuale differenziale residuo di inflazione, onde mantenere comunque invariata la competitività relativa del made in UE. Niente è più come prima quando si vedono crollare una dopo l’altra le pazzesche bugie del P.U. e come uno stereogramma in 3D celato sotto i segni pasticciati tracciati in 2D su un poster appare da sola la sintesi “copernicana”!

IN SINTESI

1)volere Esportare più di quanto si Importa vuol dire Esportare, insieme ai propri beni e ai propri servizi, anche tanta disoccupazione e tanti fallimenti quanti ne comporta la mancata produzione nazionale che si soppianta con le proprie Esportazioni.

2)Non basta tagliare del 90% retribuzioni e welfare per acquisire abbastanza concorrenza “stracciona” da riuscire a battere la concorrenza “sleale” delle multinazionali delocalizzate in aree dove producono sottocosto grazie al massimo dispregio della natura e dell’uomo.

3)gli accordi di cartello rendono gli Export-Import quasi del tutto insensibili sia alle varie inflazioni interne che alle variazioni del cambio delle rispettive aree valutarie.

4)l’inflazione è sempre provocata e gestita volontariamente: senza creare l’asta tra i compratori, infatti, il prezzo non può salire! Nelle fasi espansive, sono i trust che sottoproducono scientificamente a fine di extraprofitto allo stesso modo di come opera l’ingrosso agroalimentare quando distrugge le derrate “in eccesso” dal punto di vista dei suoi Profitti.

5)nelle fasi di stagnazione/recessione (“stagflation”) sono sempre i trust a fare salire i prezzi contraendo l’Offerta più ancora di quanto la Domanda non stia calando di suo. Se non ce ne accorgiamo è solo perché distruggere è più evidente di sotto-produrre.

6)svalutando l’euro in misura pari al differenziale di inflazione esistente rispetto alle altre aree valutarie si mantiene inalterata la competitività relativa delle imprese nazionali ed estere in presenza di inflazioni interne diverse. Vanno dunque reintrodotti i controlli valutari antispeculazione vigenti da Bretton Wods sino agli anni ’80.

7)Nessuno Investe o Occupa di più solo perché costa di meno farlo se non è profittevolmente collocabile sul mercato quella maggiore Offerta che si va a produrre con quei pur meno cari Investimenti e Occupati aggiuntivi.8)statistiche alla mano, non c’è nessuna ”fame endemica” di Capitali poichè i Risparmi che residuano alla fine di ogni ciclo sono pari a circa il 20% del PIL, mentre gli Investimenti produttivi mediamente necessari per produrre l’Offerta che soddisfa la Domanda che dà vita al ciclo successivo sono di media appena il 3-5% del PIL, e tagliare la Domanda interna per attrarre altri Capitali dall’esterno allarga questa “forbice” tra i Risparmi e gli Investimenti produttivi ostacolando ulteriormente la “chiusura” del circolo (il c.d. “circolo Denaro-Merce-Denaro”). Perché il ciclo possa riprodursi ogni volta uguale a sé stesso, infatti, la Domanda all’inizio di ogni nuovo ciclo dovrebbe essere pari a quella che aveva dato vita al ciclo precedente, mentre, per aversi espansione, dovrebbe essere addirittura maggiore. Il sistema impanderà dunque al ritmo del 16% circa ad ogni ciclo se non si reperisce una Domanda, “esterna” al sistema, che “copra” questo gap (v. n. 19).

9)La Banca d’Italia non è un ente pubblico, ma, dal 1994, una privatissima spa il cui pacchetto di comando è detenuto dalle stesse grosse banche private che dovrebbe controllare (Unicredit e Intesa ne posseggono il 66%). Anche la Banca Centrale Europea è una privatissima spa e la Federal Reserve è un consorzio privato fondato nel 1913 dalle più grosse banche private USA.

10)BCE e Fed vendono gli euro e i dollari agli stati al loro valore nominale anziché al costo di fabbricazione (3 cent., per le banconote, e zero per gli euro e i dollari elettronici), e gli stati glieli comprano anziché costruirseli da sé a costo zero! (“signoraggio primario”)
11)Basilea2 fissa alle banche della eurozona una “riserva frazionaria” del 2% rispetto ai loro assets, consentendo loro, con ciò, di prestare pure denaro che non esiste nelle loro casse, purchè questa Moneta creditizia elettronica creata dal nulla venga contenuta entro 49 volte i loro assets, in quanto 49+1=50 e il 2% di 50=1!

12)il “reflusso bancario” consiste nell’artificio contabile consentito da una convenzione internazionale universalmente accettata per cui le banche private possono poi trattenere esentasse tra i propri assets, alla restituzione, come se fosse stato loro fin dall’inizio, anche il denaro che esse creano elettronicamente dal nulla al momento del prestito grazie alla riserva frazionaria, anziché nullificarlo o consegnarlo al Tesoro! Né si nullifica, del resto, la Moneta creditizia che le banche private prestano alle proprie consociate/protette cui rinnovano all’infinito i prestiti ad ogni scadenza (“signoraggio creditizio o secondario”).

13)la maggior parte dei titoli movimentati dentro e fuori le borse è priva di ogni base “reale” o è perfino “autoreferente”, com’è ad esempio per i “derivati” speculativi. Una “bolla” all’interno della quale per ogni barile “fisico” di petrolio che viene scambiato, ben 1.250 ne passavano di mano nel 2006 di “virtuali” e addirittura 100.000 nel 2008, ed a fronte di un PIL-mondo sui $ 50.000 Mld si registra un giro dei derivati che ha ormai passato quota 1.000.000! (“signoraggio cartolare”)

14)la Moneta cartolare, unita alla Moneta circolante e a quella creditizia, forma un ammontare complessivo di Moneta “virtuale” quasi del tutto “allo scoperto” che si stima capace di comprare più di 50 volte l’intero pianeta terra, smentendo clamorosamente la ingenua pretesa che la Moneta stia in rigido rapporto 1 a 1 con i beni e i servizi che compra, pena l’iperinflazione.

15)solo una piccola parte dei bot è detenuta dai privati, in quanto oltre il 90% non vengono nemmeno stampati, ma semplicemente annotati elettronicamente nelle scritture dello stato ed in quelle delle banche presso cui vengono “collocati elettronicamente” scambiandoli con una Moneta creditizia che, come abbiamo già visto, è “allo scoperto”. Una posta solo “virtuale”, dunque, che quando le banche collocatarie sono pubbliche diventa perfino una “partita di giro”, venendo a coincidere la figura del creditore (le banche pubbliche) con quella del debitore (lo Stato).

16)è comunque ingenuo “tagliare” la spesa pubblica nella speranza di corrispondentemente rimborsare parte del debito pubblico pregresso e ridurre il suo rapporto con il PIL, poiché così si induce una contrazione del PIL (denominatore) che, essendo multipla rispetto al debito rimborsato (numeratore), aggrava il loro rapporto anziché ridurlo, nel contempo riducendo pure il gettito fiscale in ragione del 40% circa della contrazione del PIL così indotta!

17)Quando aumentano il prezzo al mq del mattone o l’indice di borsa senza che aumentino corrispondentemente la qualità degli immobili o la ricchezza “reale” che i titoli rappresentano, non aumenta affatto la ricchezza comune ma si verifica solo una inflazione speculativa dei cespiti immobiliari e mobiliari che permette ai loro detentori di comprare senza in realtà pagare davvero quantità maggiori della ricchezza che viene prodotta dal Salario e dal Profitto senza che la Rendita vi abbia partecipato, nel che è l’essenza del prelievo “feudale”.

18)aumentando gli stanziamenti per il welfare, le retribuzioni e le pensioni nominali nei limiti dell’inflazione “programmata” e sottostimando ufficialmente l’inflazione effettiva di circa 3 punti l’anno, nel giro di poco più di 10 anni si sono dimezzati retribuzioni, pensioni, welfare e PIL “reali”.

19)da tutto ciò concludiamo, dunque, che il capitalismo funziona in realtà solo grazie al sistematico finanziamento “allo scoperto” della Domanda interna che, a totale insaputa della opinione pubblica, viene operato con la Moneta “virtuale” privata (Moneta creditizia “allo scoperto” e “bolla” cartolare) e/o con il “deficit-spending” finanziato con i bot “collocati elettronicamente”, ovvero, in definitiva, con una “finanza allegra” che è mista di pubblico e privato. Questa è dunque la “pietra filosofale” che consente al capitalismo di ovviare al “sottoconsumo endemico” di cui soffre per effetto del “gap” ciclico esistente tra i Risparmi (20% PIL) e gli Investimenti produttivi (4% PIL). Ma che gusto c’è ad essere ricchi se non ci sono i poveri?

20)va dunque strappato al più presto dalle mani della elite “feudale” creditizio-finanziaria il controllo della Moneta virtuale creditizio-cartolare con cui compra senza pagare tutto e tutti nel mondo ed emancipa proditoriamente da ogni rischio di impresa i trust che sono integrati nel suo “club”, sottoponendo finalmente tutta la Moneta al controllo democratico onde finanziare con essa “allo scoperto” tutta la Domanda interna per Consumi pubblici e privati che serve per “chiudere/espandere” il circolo D-M-D, scegliendo altresì democraticamente quali, quanti e dove debbano essere i Consumi interni da così finanziare.

Nando Ioppolo

(Fonte: www.nandoioppolo.org)

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