"In guerra non ci sono atei" recita un vecchio detto di qui. Perché la situazione obbliga a confrontarsi con la propria mortalità: ogni alba può essere l'ultima, quindi occorre farsi domande dalle quali solitamente si cerca di fuggire, consapevolmente o meno.
Oggi mi astengo dal dedicarmi alle trattative di pace e altro.
Non c'è nulla di interessante in ogni caso... solo un ripetersi desolante di formule, una litania, un brusio che non porta da nessuna parte: consiglieri, diplomatici e funzionari sprofondati nei loro corridoi e uffici a tramare per mesi ed anni, tra commi e paragrafi mentre altrove le vite si spengono.
NO.
Ormai alle soglie della stagione bianca il mio pensiero va a chi si trova sprofondato in una trincea di fango e legno invece, debolmente illuminata come l'angolo in basso: è quello il luogo più esistenziale di tutti i conflitti, ovvero laddove un individuo si riunisce agli elementi (non lo studio segreto di Kissinger o altri).
Proviene dal versante RUSSO della linea del fronte, ma potrebbe anche essere da quello UCRAINO per quanto mi riguarda (tanto lingua e fede sono le medesime).
Preghiamo affinché sia l'ULTIMO inverno di questa guerra civile per tutti coloro che vi sono coinvolti... quale che sia l'uniforme che si indossa e la bandiera cui si è fedeli. Di qualsiasi fede siano (ma anche nessuna). Amen.
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