sabato 24 gennaio 2026

Abu Dhabi. Nel triangolo USA-Ucraina-Russia chi fa la parte di chi...?

 


Ad Abu Dhabi il 24 gennaio 2026 si sono svolti incontri trilaterali senza precedenti per la pace in Ucraina con la partecipazione di rappresentanti di Mosca, Washington e Kiev. Il risultato dei negoziati non è ancora chiaro. Ma è evidente che la Russia, da un lato, non accetterà una formula che pregiudichi i suoi interessi fondamentali e, dall'altro, considerando la natura delle azioni militari e la posizione degli Stati Uniti e dei loro alleati, si tratterà di un compromesso, non di una resa del regime di Zelensky.

E dobbiamo considerare che gli avversari della Russia non sono solo l'Ucraina (e, in parte, gli Stati Uniti con la loro posizione ambigua), ma anche la maggioranza dell'Unione europea. E in questa maggioranza ci sono Paesi che, anche senza la copertura americana, sono pronti a lanciarsi nel confronto con la Russia. Un esempio è il presidente francese Emmanuel Macron. Questi ha già avuto modo di insultare Donald Trump a Davos, che ha risposto dicendo che "il presidente francese non è necessario a nessuno. Comunque presto se ne andrà". Il mandato di Macron scade infatti a maggio 2027 e non ha diritto a un terzo mandato consecutivo. Tuttavia egli si permette non solo di minacciare l'invio di contingenti militari francesi in Ucraina, dopo la conclusione di un accordo di pace, ma anche di intraprendere azioni aggressive contro la Russia in questo momento... (Dimitry Saims)

Dichiarazioni dei negoziatori ad  Abu Dhabi   :

“Siamo riusciti a discutere molti temi, ed è importante che i colloqui siano stati costruttivi” ha scritto sul suo canale Telegram il presidente ucraino al termine del primo round di colloqui trilaterali ad Abu Dhabi. “Il punto principale su cui si sono concentrate le discussioni riguarda i possibili parametri della fine della guerra" (Zelensky).

Un portavoce del governo degli Emirati Arabi Uniti ha affermato che i colloqui trilaterali sull'Ucraina ad Abu Dhabi si sono svolti in un clima “costruttivo e positivo. Il prossimo round di negoziati  potrebbe tenersi ad Abu Dhabi la prossima settimana"

Il secondo round di negoziati sull'Ucraina ad Abu Dhabi si è concluso: lo riferiscono i rappresentanti di  Mosca citati dai media internazionali. In particolare, “i negoziatori russi sono tornati in hotel”, scrive la Tass, aggiungendo che “Il dialogo sull'Ucraina in formato "trio" ad Abu Dhabi potrebbe continuare nei prossimi giorni”.

I rappresentanti della delegazione americana non hanno rilasciato dichiarazioni e si sono recati all'aeroporto di Abu Dhabi al termine dei negoziati, durati circa tre ore, presumibilmente per riferire a Trump sulla situazione.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegato: 

GUERRA O PACE? LE TRATTATIVE AD ABU DHABI: https://www.youtube.com/watch?v=N-GLRZo_Me4 

La NATO (intera) contro la Russia...


venerdì 23 gennaio 2026

Donald Trump e la democrazia "limitata"...

 


 Donald Trump è il 47º Presidente degli Usa dal 2025, dopo essere stato il 45º presidente dal 2017 al 2021.  È molto ricco, con un patrimonio stimato attorno ai 5,9 miliardi di dollari. Candidato alle presidenziali del 2016, ha battuto la sfidante ‘Dem’ Hilary Clinton, per poi assumere posizioni isolazioniste, imponendo il divieto di accesso negli Stati Uniti a cittadini provenienti da diversi paesi islamici. Ritira gli Usa dal Partenariato Trans-Pacifico, dall'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e dall'Accordo sul nucleare iraniano

Nel 2020, d’avanti alla pandemia COVID, contesta le raccomandazioni di medici ed esperti e promuove false informazioni su trattamenti medici alternativi.

Ricandidandosi alle elezioni del 2020, viene sconfitto da Joe Biden, ma si rifiuta di riconoscere la vittoria dello sfidante e annuncia ricorsi per  presunti brogli — respinti poi dagli organismi giudicanti. Per avere sobillato i manifestanti che il 6 gennaio 2021 hanno assalito il Campidoglio, viene nuovamente messo in stato d’accusa per “incitamento all’insurrezione”, diventando l’unico presidente nella storia americana ad essere stato sottoposto a due procedure di impeachment, uscendo comunque assolto in entrambi i casi. Nel novembre 2022 si è candidato alle elezioni presidenziali del 2024. Nel maggio del 2024 è stato giudicato colpevole all'unanimità da una giuria di New York per tutti i 34 capi d'accusa nel processo per i pagamenti alla pornostar Stormy Daniels

E' il primo presidente degli Stati Uniti ad essere condannato per un crimine penale. Sempre nel 2024 viene nuovamente eletto presidente degli Usa.

Come se tutto ciò non bastasse — è abbastanza da ‘sciupare’ chiunque — ora sta invecchiando male. Compirà ottant’anni il prossimo 14 giugno e, brutalmente, comincia visibilmente a ‘dare i numeri’, a parlare in maniera sconnessa e a lanciare grandi progetti oggettivamente improbabili — come la conquista della Groenlandia, dato che nessuno sembra volerglielo vendere… L’unico motivo evidente per volere acquisire tanto ghiaccio (abitato da solo 56mila persone) parrebbe essere quello di aggiungere un’immensità di ettari inutili alle dimensioni fisiche degli Stati Uniti. Cioè, si direbbe che Trump voglia finire se non altro nei libri di storia per aver enormemente allargato gli Stati Uniti; tant’è che una nuova mappa distribuita in questi giorni dalla Casa Bianca identifica non solo la Groenlandia, ma anche il Canada e il Venezuela come parti integranti degli Stati Uniti.

Tutto ciò sa di pura fantasia: a tal punto da riportare l’attenzione al XXV Emendamento alla Costituzione Usa, che precisa il percorso da seguire nel caso che un Presidente — sempre ’nominalmente’ vivente e dunque, mentre è fisicamente in vita, un blocco alla successione — fosse comunque non più capace di gestire i poteri del suo ufficio. L’Emendamento (consultabile, in italiano, qui) è relativamente recente, ispirato dall’assassinio di John F. Kennedy a Dallas nel 1963. Kennedy non c’è l’ha fatta a sopravvivere, ma l’evento ha sottolineato la necessità di prepararsi al peggio…

James Hansen - Nota Diplomatica del 23 gennaio 2026 



giovedì 22 gennaio 2026

Donald Trump annuncia un suo "Piano di Pace"... Cosa significa?




Donald Trump il 22 gennaio 2026 a Davos ha annunciato il suo piano per la creazione di un "Consiglio di Pace" internazionale.

I rappresentanti di 19 paesi hanno firmato a Davos lo statuto del Consiglio di Pace.

L'elenco comprende

Bahrein;
Marocco;
Argentina;
Armenia;
Azerbaigian;
Bulgaria;
Ungheria;
Indonesia;
Giordania;
Kazakhstan;
Kosovo;
Pakistan;
Paraguay;
Qatar;
Arabia Saudita;
Turchia;
Stati Uniti;
Uzbekistan;
Mongolia.



La cerimonia si è svolta in modo vivace: i rappresentanti dei Paesi si sono seduti a fianco di Trump, due a due. Parlando tra loro, sussurrando, stringendosi la mano e solo dopo hanno firmato il documento.

"In totale, sinora, oltre 50 Paesi hanno promesso di far parte del Consiglio di Pace", ha dichiarato Trump;

Gli inviti a far parte del Consiglio di Pace sono stati inviati a molti leader stranieri, tra cui  anche Putin.

Trump ha dichiarato che lui sarà il presidente del consiglio, che, in conformità con gli accordi tra Israele e Hamas, dovrebbe assumere la gestione della Striscia di Gaza.

Il Consiglio di Pace opererà non solo nella Striscia di Gaza, ma anche in altre regioni, ha riferito Witkoff.

Bloomberg, citando il progetto di statuto del consiglio, ha riferito che ogni stato partecipe farà parte di esso per non più di tre anni, tuttavia questa limitazione non si applica ai Paesi che avranno versato un contributo iniziale di 1 miliardo di dollari.

Le decisioni nel consiglio saranno prese a maggioranza, ma saranno soggette all'approvazione finale del presidente (ovvero Trump).



Articolo collegato:

Le ambizioni del presidente americano sono grandi.

Secondo Trump, "il 'Consiglio di Pace' sarà un organo molto importante. Non è una perdita di tempo. In passato abbiamo sprecato molto tempo in progetti irrealizzabili, senza che mai accadesse qualcosa di concreto. Ora faremo un lavoro serio".

Il presidente statunitense ha anche annunciato che il "Consiglio" da lui creato collaborerà in qualche modo con le Nazioni Unite, o forse anche competerà con esse. È stato inoltre annunciato che Trump sarà il capo del "Consiglio" e rimarrà tale anche dopo la scadenza del suo mandato di presidente degli Stati Uniti. Circa venti stati hanno già espresso il loro consenso ad aderire al "Consiglio". Alcuni hanno già detto di no: come per esempio i partner della NATO,  Francia e Norvegia, che hanno noti problemi con Trump. Problemi che Trump ha anche evidenziato negli ultimi giorni, ad esempio deridendo ieri il presidente Macron nel suo discorso al Forum di Davos.

Per il futuro del "Consiglio", coloro che non hanno ancora risposto sono molto importanti. In primo luogo, Russia e Cina. Mosca e Pechino hanno ricevuto gli inviti e li stanno valutando seriamente, ma vogliono capire meglio cosa si intende prima di prendere una decisione definitiva.

E come potrebbe essere altrimenti? Nonostante tutte le promesse di una partnership russo-americana, per ora gli Stati Uniti non sono affatto amici della Russia. Hanno appena lanciato attacchi contro stati amici della Russia, come l'Iran e il Venezuela. Proprio ieri, il presidente statunitense ha promesso di cercare di ottenere un cambio di regime anche  a Cuba.

In generale, la creazione, come desidera Trump, di un'organizzazione globale realmente influente per il mantenimento della pace senza previe consultazioni multilaterali - "secondo i suoi desideri e le sue capricciose decisioni" - sembra, per usare un eufemismo, piuttosto problematica. Né Mosca né Pechino sono chiaramente disposte ad accettare l'auto-nominazione di Trump a "governatore del mondo".

Allo stesso tempo, vedendo gli aspetti discutibili del nuovo progetto globale di Trump, non si possono non notare anche gli aspetti interessanti per la Russia. Almeno, egli sta definitivamente mettendo fine all'idea di un isolamento internazionale della Russia e crea ulteriori opportunità di cooperazione russo-americana,  da non sottovalutare. La Russia, che lo voglia o no, è oggettivamente in competizione con i globalisti europei per la politica estera degli Stati Uniti. Naturalmente, senza sacrificare gli interessi fondamentali della Russia. Comunque è opportuno evitare decisioni che potrebbero spingere Trump verso i nostri indeboliti (ma tutt'altro che impotenti) avversari europei arrabbiati.

E infine, un'ultima cosa importante. Se il nuovo "Consiglio" potesse davvero contribuire a risolvere i conflitti internazionali, aumentare la stabilità nel mondo, sarebbe utile verificare la realtà di questa possibilità. Anche se è presentata nella tipica veste stravagante di Trump,  dei suoi auto-complimenti alla propria grandezza. E poi vedremo cosa succederà...  

Dimitry Saims



Note aggiunte   

Dopo Macron e Stoltenberg, che hanno rifiutato l'invito di Trump, anche la prima ministra italiana Meloni si è defilata, giustificandosi affermando che "parte dello statuto del Consiglio sarebbe in contrasto con la costituzione italiana". Come ha detto la Meloni, "ostacoli legali le impediscono attualmente di partecipare ai lavori del Consiglio". Questo, come tutti  capiscono, è un modo educato di  allontanarsi.

La dichiarazione di Vladimir Putin

"Il Consiglio di pace che cancella i palestinesi non è pace, è solo una copertura pubblicitaria per l'occupazione colonialista imperialista".
Le parole di Putin umiliano l'Occidente perché dimostrano che l'occidente non ha mai voluto la pace, la difesa dei diritti, voleva il silenzio.
Esistono risoluzioni delle Nazioni Unite.
I diritti sono scritti.
Ma applicati solo quando fa comodo a Washington e Tel Aviv.
Il cosiddetto ordine basato sulle regole si applica solo ai nemici, mai a Israele.
'I Paesi occidentali devono cambiare posizione, altrimenti causeranno la propria distruzione con le loro stesse mani.
I Paesi occidentali sono complici della catastrofe palestinese...."


Israele firma all'ultimo minuto...

Il presidente Donald Trump e gli altri membri del Board of peace  hanno firmato a Davos la carta dell'organismo internazionale voluto dal capo della Casa Bianca per mettere fine al conflitto nella Striscia di Gaza e favorire stabilità e pace nella regione. La firma permetterebbe ai Paesi che hanno aderito di procedere con la così detta “fase 2”, accordo raggiunto a ottobre scorso a Sharm El Sheikh. I primi a sottoscrivere il documento, insieme a Trump, sono stati i rappresentanti di Bahrein e Marocco. Quindi hanno firmato gli altri presenti, tra cui ci sono i fedelissimi del tycoon: il presidente argentino, Javier Milei, il premier ungherese, Viktor Orban, ma anche gli arabi come il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, il premier e ministro degli Esteri del Qatar,   Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, il ministro degli Esteri saudita, Faisal Bin Farhan al Saud, Khaldoon Khalifa Al Mubarak funzionario del governo degli Emirati Arabi e presidente della squadra di calcio Manchester City, e la presidente del Kosovo, Vjosa Osmani. Non è presente la delegazione egiziana, mentre il Belgio ha poi rifiutato di firmare.

Israele, dopo una prima reazione negativa, ieri ha annunciato l'adesione al Board of peace, ma non ha partecipato alla cerimonia, nonostante la presenza a Davos del presidente israeliano Isaac Herzog. La scorsa settimana il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva contestato la composizione del Comitato esecutivo per Gaza annunciato dalla Casa Bianca a causa della presenza nel comitato di Turchia e Qatar.

In totale sinora gli stati  firmatari sono arrivati a  22, forse nei prossimi giorni se ne aggiungeranno altri.



mercoledì 21 gennaio 2026

Davos 2026. Quattro chiacchiere di Donald Trump con gli "amici"...

 


martedì 20 gennaio 2026

Oceano Indiano. Trump vuole per sé l'isola di Diego Garcia...

 


Trump ha definito la cessione da parte della Gran Bretagna dell'isola di Diego Garcia al Mauritius "una stupidità".

"È sorprendente che il nostro 'brillante' alleato della NATO, la Gran Bretagna, stia attualmente pianificando di cedere l'isola di Diego Garcia, sede di una base militare statunitense di vitale importanza, al Mauritius e di farlo senza alcuna ragione. Non c'è dubbio che la Cina e la Russia abbiano notato questo atto di totale debolezza. Queste sono potenze mondiali che riconoscono solo la forza. Ecco perché gli Stati Uniti d'America, sotto la mia guida, godono del rispetto come mai prima d'ora in appena un anno.
La cessione da parte della Gran Bretagna di un territorio estremamente importante è un atto di grande stupidità e un altro di una lunga serie di considerazioni sulla sicurezza nazionale che spiegano perché sia necessario acquisire la Groenlandia. La Danimarca e i suoi alleati europei dovrebbero fare la cosa giusta",  ha dichiarato Donald Trump.

Dietro le quinte:

L’accordo di restituzione delle Chagos, che ha messo fine a una controversia che durava da più di mezzo secolo, è stato firmato dal Regno Unito nel maggio scorso, ed era stato approvato anche dagli Stati Uniti.

In base all’accordo, il Regno Unito accetta di restituire le isole Chagos a Mauritius, mantenendo però un contratto di locazione di 99 anni su Diego Garcia, con opzione di proroga, in modo da mantenere una base militare angloamericana in quell’area strategica.

Il segretario di stato statunitense Marco Rubio aveva parlato sul social media X di un accordo che “garantisce lo sfruttamento a lungo termine della base di Diego Garcia, essenziale per la sicurezza regionale e mondiale”. In precedenza, all’inizio di aprile, anche Trump si era espresso a favore dell’accordo, ora ci ha ripensato... (Internazionale)

Alcune informazioni sull'isola Diego Garcia:

L'isola di Diego Garcia è un atollo di 44 km², ed è la più grande dell'arcipelago delle isole Chagos, nell'Oceano Indiano, circa 1600 km a sud dell'India. L'isola è un Territorio britannico d'Oltremare. Diego Garcia ospita installazioni navali e aeree degli Stati Uniti d'America.  

Nel novembre 1965, il Regno Unito acquisì l'arcipelago di Chagos dall'allora colonia autonoma di Mauritius per creare il territorio britannico dell'Oceano Indiano, successivamente  condiviso gratuitamente  con gli Stati Uniti che vi avrebbero condotto le proprie attività militari nella regione.

Per gli Stati Uniti, Diego Garcia è un territorio privilegiato. La base militare di  Diego Garcia si trova lontano da ogni potenziale minaccia, non avendo nessuna popolazione nativa, a suo tempo evacuata a Mauritius ed isole vicine.  Diego Garcia ha svolto un ruolo chiave nel mantenimento del dominio degli Stati Uniti nell'Oceano Indiano. Diego Garcia viene spesso definita "Fantasy Island".
 


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


lunedì 19 gennaio 2026

Groenlandia: "La Russia si schiera con l'Europa"...

 



Da Mosca, la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, è stata tranchant: l'invio di truppe europee sull'isola è giustificata dal falso pretesto di una minaccia russa. In verità il Cremlino ribadisce che la Groenlandia è un autonomo territorio danese, ma sottolinea come l'aggressività di Trump dimostri che per Washington "il diritto internazionale non è più una priorità". Trump  giustifica le proprie mire annessionistiche come un atto di "sicurezza nazionale" necessario a prevenire un'occupazione russa. (Rai News)

Ma in una sorprendente svolta geopolitica, la Russia si è formalmente offerta di schierare truppe al fianco delle forze dell'Unione Europea per difendere la Groenlandia da una potenziale presa di possesso degli Stati Uniti. Questa offerta, incorniciata come "solidarietà alla sovranità europea", stravolge completamente la tradizionale dinamica della NATO.
Vladimir Putin posiziona la Russia come "protettrice" dell'Europa contro l'espansionismo yankee. Questo si allinea con la sua precedente strategia di combattere l'élite "Rothschild-Banking" piuttosto che il popolo europeo. Offrendosi di schierarsi con l'UE nell'Artico, Mosca sta tentando di solleticare Bruxelles a scegliere tra sottoporsi alle mire imperialistiche ed alle sanzioni statunitensi o accettare aiuti e solidarietà russa. Questa mossa crea uno scenario da incubo per Washington: un potenziale fronte difensivo congiunto UE-Russo nell'Artico. Questo suggerisce che la "crisi della Groenlandia" ha spinto l'Europa a tal punto da considerare l'impensabile, allinearsi con il suo nemico storico per respingere il suo alleato storico... (Attualità TV)


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)