mercoledì 30 dicembre 2015

Altre verità sulle Banche... che voi non dovete sapere....



Il grande Orwell scrisse: "Colui che controlla il passato, controlla il presente e il futuro". Ecco perché abbiamo bisogno del "revisionismo storico". La storia è stata intenzionalmente falsificata e noi senza la vera Storia non prenderemo mai le decisioni giuste o corrette.

Dal collasso pilotato dello Stock Exchange del 1929, che causò centinaia di suicidi e migliaia di fallimenti, e dal quale sorse il Glass Stigall Act nel 1933, in cui si voleva separare le banche d'affari da quelle prettamente commerciali,cioè legate all'industria produttiva della ricchezza reale, nacquero poi diversi tentativi di creare cartemonete parallele a quelle ufficiali emesse dalle banche centrali; tutte private e non statali.  


Tutti tentativi destinati a fallire in poco tempo poiché sommersi da una doppia contabilità, impossibile a conciliare con le tasse che i vari Stati pretendevano in moneta ufficiale.

Tra il 2006 al 2008 questa "CRISI" ha forzato 20 milioni di famiglie americane ad abbandonare le loro case. La stampa non ci dice quanti si son suicidati (vedi Wikipedia: crisi immobiliare USA). 


Non ci dice quanti altri dal 2008 al 2015.  La stampa europea non ci dice niente, tutta controllata!

Alexander Del Mar (1836-1926), ingegnere minerario, ebreo non sionista, e ancor oggi reputato tra i più dettagliati ricercatori numismatici nel mondo, paragona il "meccanismo della finanza" ad una automobile che obbedisce e serve soltanto i comandi del guidatore, e non dei passeggeri.  


Nel suo libro "Money and Civilization" egli asserisce, con tanto di analisi metallurgiche, che non esiste editto di coniazione in tutto l'occidente dove i grani d'oro o d"argento contenuto nelle monete, non fossero contaminati da metalli comuni con l'intento di truffare lo scambio con le altre monete.  Lo stesso accadeva e accade ancora con monete di metallo comune che una volta contenevano nichel.
Gira voce che il biglietto da 5 euro sarà presto rimpiazzato da una moneta, che come quelle da 1 e 2 euro non verrà scambiata al di fuori della zona euro.

Dagli articoli che seguono,
del 20 e 26 dicembre 2015,  io vedo che l'Europa Unita non esiste e non esisterà mai ... è come se io volessi paragonare le mie tasche a quelle di Berlusconi e lui a quelle dei Rothschild ... è tutta una propaganda!

L' autonomia industriale italiana è sparita, persino la FIAT s'è trasferita in Olanda e molto probabilmente banca i suoi profitti in Lussenburgo dal grande Junker, lasciandoci sempre più a secco di contanti.


Chiunque verrà eletto in parlamento verrà pilotato, o con le buone o con le cattive; quindi: COSA FARESTE VOI  in primis ?


Il sinallagma di Auriti fa senso.


Antonio  Palma - 
antoniopalma12@gmail.com


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Berlino: guerra alle nostre banche (le loro, salvate da noi)

La Germania non vuole che l’Italia salvi le sue banche traballanti, anche se il nostro paese ha contribuito al salvataggio di Grecia, Irlanda, Islanda e Portogallo, mettendo al sicuro la finanza tedesca. E’ una dichiarazione di guerra, quella che ha raccolto Federico Fubini sul “Corriere della Sera”, da parte di Lars Feld, uno dei “cinque saggi” che consigliano il governo tedesco e probabilmente il più vicino al ministro delle finanze Wolfgang Schäuble. Feld pretende che l’Italia ricorra al bail­in, senza misericordia. Bail­in, spiega il “Foglio”, significa «azzerare o tagliare il valore delle azioni, di tutte le obbligazioni e dei saldi di conto corrente per la parte sopra i 100.000 euro, fino a ridurre del 12% le passività di qualunque banca che riceva un aiuto di Stato». È la nuova legislazione europea, voluta dalla Germania, che entra in vigore il 1° gennaio. Fubini domanda: «Lei prevede che in Italia ci sarà bail­in dei conti correnti, quindi contagio e poi una richiesta di aiuto al fondo salvataggi, con l’arrivo della Troika?». Feld risponde: «Prevedo un pieno bail­in. I tagli alle obbligazioni e ai conti correnti sopra i 100.000 euro dovranno aiutare a ristrutturare le banche, perché la Commissione Ue impedirà salvataggi da parte del governo o sussidi nascosti agli istituti. Non saranno permessi». Feld “non crede” che si arriverà a una richiesta di aiuto al fondo­salvataggi Esm. «Non prevedo un contagio. In ogni caso, staremo a vedere». Dice “staremo a vedere”, scrive Fubini, e poi Feld «si mette a ridere». Altra domanda: «Non crede dunque che colpire obbligazionisti e correntisti delle banche possa creare contagio finanziario e instabilità, anziché stabilizzare la situazione?» Risposta: «Il bail­in può sempre essere seguito da instabilità. C’è sempre rischio di contagio quando si interviene su una banca, ma sarebbero colpiti solo i Share 48 28/12/2015 Berlino: guerra alle nostre banche (le loro, salvate da noi) | LIBRE http://www.libreidee.org/2015/12/berlino­guerra­alle­nostre­banche­le­loro­salvate­da­noi/ 2/7 depositi sopra ai 100.000 euro, non quelli piccoli e medi. Dunque non sono rischi pesanti». La Germania, aggiunge Fubini, ha offerto circa 250 miliardi di aiuti di Stato alle proprie banche. Se il bail­in è un’idea così giusta, perché Berlino non l’ha mai applicato? «All’epoca non aveva senso colpire i risparmiatori, perché il contagio finanziario era già realtà», risponde Feld. «Se hai paura del contagio, ma non hai le prove che ci sarà, non c’è ragione di ricapitalizzare le banche con denaro pubblico. Il mio consiglio è: fatelo e vediamo cosa succede». Dunque in Germania si pensa e si dice che l’Italia andrà presto in pieno bail­in, e non c’è ragione che l’Europa consenta al governo Renzi di evitarlo perché non sarebbero colpiti i conti correnti sotto i 100.000 euro. I soldi aggredibili dal bail­in sarebbero 1.122 miliardi. Nel frattempo Margrethe Vestager, il commissario europeo alla concorrenza, ex vicepremier danese della sinistra liberale, che da un anno ha in mano il dossier sul futuro delle banche nella terza economia dell’area euro, non parla: «Non si ricorda una sola frase dedicata a spiegare la sua posizione sul sistema degli istituti di credito in Italia», scrive Fubini sul “Corriere”. «L’unica cosa che si ricorda è l’attitudine dei suoi funzionari a bloccare di fatto la riforma di cui l’Italia ha bisogno nel modo più pressante: una “bad bank”», cioè «un’azienda, spesso forte di garanzia da parte dello Stato, costituita per comprare crediti in default delle banche e liberare così il sistema dal rischio di altri dissesti simili a quelli di banche come Etruria e Marche, o delle casse di risparmio di Ferrara e Chieti». In Italia i prestiti ad alto rischio di almeno parziale insolvenza – le “sofferenze” – sfiorano i 200 miliardi di euro («qualcosa come circa sette leggi di Stabilità»). E il denaro accantonato dalle banche per farvi fronte è poco più di metà. Il sistema resta sottocapitalizzato e avrà bisogno di rafforzarsi, «ma senza una rapida ripulitura dei bilanci grazie a una “bad bank”, non solo non potranno tornare i prestiti e gli investimenti necessari alla ripresa: più pericolosa ancora è la prospettiva che alcune banche continuino a dissanguarsi sui crediti deteriorati, fino ad aver bisogno di nuovi salvataggi. E dal 2016, secondo l’ormai nota legge europea, qualunque intervento pubblico implica sforbiciate alle obbligazioni degli investitori e ai conti della clientela», aggiunge Fubini. Il commissario Vestager? Teme che l’Italia rischierebbe di concedere aiuti di Stato ai suoi istituti. «La garanzia sulle eventuali perdite della “bad bank” potrebbe infatti incoraggiare quest’azienda a comprare i crediti dalle banche a prezzi più alti di quelli di mercato. E l’unica affermazione ufficiale dei portavoce della Commissione Ue è che quelle cessioni devono invece avvenire ai prezzi che accetterebbe un investitore privato». Per il complesso degli istituti italiani, prosegue Fubini, questo significherebbe aprire un buco di capitale da circa 40 miliardi, visto che le stime sul valore delle “sofferenze” a bilancio (accettate 28/12/2015 Berlino: guerra alle nostre banche (le loro, salvate da noi) | LIBRE http://www.libreidee.org/2015/12/berlino­guerra­alle­nostre­banche­le­loro­salvate­da­noi/ 3/7 dalla Bce) sono molto superiori ai prezzi di mercato. «Con l’implicazione di colpire azioni, obbligazioni e conti correnti su tutto il sistema: potenzialmente, milioni di persone». Nel 2009, nel caso di aiuti di Stato, la Commissione Europea ammetteva prezzi distanti da quelli di mercato, ma questa regola è oggi ignorata dai funzionari di Vestager. «Più sorprendente ancora: vengono ignorate anche le norme sulle deroghe all’obbligo di colpire i risparmiatori», ribadite nel 2014 e nel 2013 (possibile derogare alla sforbiciata sul risparmio, se tale misura mettesse «in pericolo la stabilità finanziaria» o determinasse «risultati sproporzionati»). Perché adesso l’Ue va contromano? «La risposta – continua Fubini – è forse in un documento fatto circolare dal ministero delle finanze tedesco, che ci riporta alle dichiarazioni, apparentemente sfrontate, di Lars Feld». Il documento recita: «È di fondamentale importanza minimizzare i rischi a carico dei contribuenti. Occorre assicurare un credibile bail­in, invece di mettere in comune i rischi bancari». Dunque, conclude il giornalista del “Corriere”, Berlino teme di pagare per salvare le banche italiane e dà mandato alla Commissione di essere inflessibile. Renzi sta attaccando la Merkel da diversi giorni su tre punti: banche, migranti e politica energetica. Le tensioni sono venute allo scoperto all’ultimo vertice dei capi di Stato e di governo (Renzi alla Merkel: «Non potete raccontarci che state donando il sangue all’Europa, cara Angela»). Questione migranti: Merkel continua ad accusare l’Italia di barare sulla loro nazionalità per scaricarli poi sui paesi nordici. E dice che non ci stiamo sbrigando a preparare i centri d’accoglienza, detti “hotspot”, dove si deve procedere all’identificazione di ognuno prima dello smistamento. Renzi ha risposto: «I numeri della relocation sono inaccettabili». “Relocation”, cioè redistribuzione dei migranti che sbarcano da noi o in Grecia. Renzi: «Siamo al 50% degli hotspot e allo 0,2% della relocation». Il premier contesta anche i tre miliardi da dare alla Turchia, con contributi anche nostri, che servirebbero ad evitare l’arrivo di due milioni di siriani soprattutto in Germania. Poi c’è la questione energia: la Ue a trazione tedesca ha bloccato il gasdotto South Stream che avrebbe trasportato il metano russo attraverso i Balcani e l’Italia. Ma lascia che si faccia il gasdotto North Stream, che passerà invece per la Germania. «Un’evidente contraddizione: Berlino si attende che tutti gli stati Ue prolunghino le sanzioni economiche alla Russia senza fiatare, salvo procedere essa stessa al raddoppio del gasdotto». Ma è la questione delle banche europee, insiste il “Foglio”, la bomba atomica pronta ad esplodere in Italia qualora non si trovasse un accordo politico. Unione Bancaria: «I primi due passi sono stati fatti, e cioè abbiamo una sorveglianza bancaria unica e uguale per tutti, e un criterio condiviso per risolvere la crisi di un istituto: se si vuole salvare una banca in fallimento con del denaro pubblico, bisogna prima rasare in tutto o in parte il valore di azioni e obbligazioni secondarie e 28/12/2015 Berlino: guerra alle nostre banche (le loro, salvate da noi) | LIBRE http://www.libreidee.org/2015/12/berlino­guerra­alle­nostre­banche­le­loro­salvate­da­noi/ 4/7 depositi nella parte eccedente i centomila euro. Questo dal prossimo 1° gennaio». L’Italia, scrive Giorgio Dell’Arti sulla “Gazzetta dello Sport”, dice che il sì a queste regole venne dato in cambio della promessa che poi si sarebbe messo in piedi un terzo pilastro: una garanzia comune dell’area euro su tutti i conti correnti fino a 100.000 euro. La Merkel nega che questa promessa sia stata fatta. «E, sostenuta dalla Bundesbank e da Schäuble, non intende minimamente mettere a rischio il portafoglio dei suoi elettori per salvare banche del Sud (la posizione italiana è condivisa da Hollande)». In realtà, precisa Fubini, la garanzia su quei depositi c’è già: e a darla, come si sa, sono i singoli Stati. «Ma le file davanti agli sportelli in Grecia dell’estate scorsa dimostrano che risparmiatori e correntisti non credono alle garanzie sui loro conti offerte dai governi più indebitati, se questi sbandano. Serve una tutela europea, come promessa che non tornerà più un panico agli sportelli come quello visto ad Atene cinque mesi fa e per far capire a 300 milioni di cittadini che l’euro è utile, ed è qui per restare. Di qui la proposta di una garanzia comune dell’area euro, prevista nei piani dell’Unione Bancaria. Di qui però anche la frenata di Berlino». Schäuble e l’intera opinione pubblica in Germania non intendono rischiare di dover pagare per stabilizzare le banche di altri paesi, spiega il “Corriere”. Non, almeno, fino a quando le banche e il debito pubblico di tutta l’Europa del Sud – soprattutto in Italia – non sembreranno ai tedeschi davvero in sicurezza. E per adesso non è così. Visto dall’Italia, può apparire un amaro paradosso. «Il debito pubblico italiano – scrive Fubini – viaggia oggi su livelli di 59,8 miliardi di euro (il 3,7% del Pil) in più di quanto doveva a causa del contributo del governo di Roma ai salvataggi di Grecia, Irlanda, Islanda e Portogallo fra il 2010 e il 2012. Nel frattempo, proprio grazie a quegli interventi, le banche tedesche sono uscite miracolosamente illese da investimenti a rischio per un totale di 334 miliardi nei quattro paesi in crisi. Fin qui il contribuente italiano ha pagato per salvare gli istituti tedeschi. Non il contrario». Naturalmente, i tedeschi non ammettono la verità. E a Berlino e Francoforte «nessuno crede più che l’Italia cerchi di ridurre il suo enorme debito pubblico», scrive Fubini. «Le continue richieste di “flessibilità” a Bruxelles sul bilancio pubblico – inclusa l’ultima misura “anti­terrorismo”, il bonus da 500 euro per mandare i 18enni a teatro – hanno convinto tutti in Europa che il governo di Matteo Renzi non farà alcun tentativo di risanare il debito». Il vertice della scorsa settimana, chiosa Valerio Lo Prete sul “Foglio”, non ha minimamente spostato le posizioni di nessuno dei contendenti. Renzi ha commentato: «Non ho attaccato la Germania. Ho solo fatto delle domande. 28/12/2015 Berlino: guerra alle nostre banche (le loro, salvate da noi) | LIBRE http://www.libreidee.org/2015/12/berlino­guerra­alle­nostre­banche­le­loro­salvate­da­noi/ 5/7 Dobbiamo uscire da questa cultura della subalternità». Lo Prete: «Domandare è lecito, ma rispondere rimane pur sempre una cortesia che al momento è appannaggio della cancelliera tedesca. E ad oggi di risposte non se ne intravedono». 

Libre - Scritto il 26/12/15

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Banche, truffa e ipocrisia. 

E i morti della strage per la crisi? Tweet 7 Immaginiamo che in una città siano stati tolti i limiti di velocità per le automobili, che siano stati aboliti gli stop agli incroci e messi sul giallo tutto i semafori e che, in nome della velocità di scorrimento del traffico, si diano premi agli automobilisti che corrono di più. In un tale ambiente di pazzi suonerebbe un poco ipocrita il compianto per le vittime degli inevitabili catastrofici incidenti stradali. È ipocrita allo stesso modo il compianto ufficiale per il povero pensionato che si è suicidato, perché derubato dei propri risparmi investiti in obbligazioni subordinate cancellate dal decreto salvabanche. L’ipocrisia per questo suicidio è doppia. In primo luogo perché sembra ignorare le centinaia di piccoli imprenditori, lavoratori, debitori che si sono uccisi in questi anni di crisi e di politiche di austerità. In Italia abbiamo statistiche per tutto, ma pare manchi un dato sulla strage per crisi economica e non è un caso. Si vuole far passare il massacro di persone che non hanno retto al disastro economico e alla precarizzazione delle loro vite e di quelle dei loro cari come una serie di casi individuali. Invece la strage per suicidio economico è un evento collettivo, è il prodotto di una politica frutto di precise scelte e responsabilità, che ne dovrebbero sopportare tutto il peso criminale. In secondo luogo è ipocrita far credere che il povero pensionato sia stato travolto da una scheggia impazzita del sistema. No, è tutto il sistema che è impazzito come la città folle di cui abbiamo scritto all’inizio. Pochi giorni fa il ministro Poletti ha spiegato che sarebbe ora di farla finita con gli orari di lavoro e che sarebbe giusto retribuire i dipendenti a prestazione. Il suo ragionamento, applicato a chi lavora per un istituto di credito, vorrebbe dire che un impiegato per mangiare dovrebbe vendere più Share 39 28/12/2015 Banche, truffa e ipocrisia. E i morti della strage per la crisi? | LIBRE http://www.libreidee.org/2015/12/banche­truffa­e­ipocrisia­e­i­morti­della­strage­per­la­crisi/ 2/4 obbligazioni insicure che può. E in realtà il sistema sta proprio andando in quella direzione. In questi anni i dipendenti degli istituti di credito son stati sottoposti alla cura della competitività estrema. Molti son stati licenziati e sostituiti con giovani precari e sottopagati. Il Jobs Act ha oliato tutto il nuovo meccanismo. Nelle retribuzione si riduce sempre più la paga fissa, quella che con 16 mensilità faceva del bancario il dipendente più invidiato, mentre si estende quella a cottimo. Cioè prendi i soldi se la tua banca fa tanti contratti speculativi e tu contribuisci con la tua opera al suo successo. Consiglio di leggere cosa scrive un lavoratore bancario, anonimo perché a dire la verità si rischia il posto, sul sito di “clashcityworkers”. I dipendenti delle banche sono soldati della guerra per il profitto e guai a loro se perdono un affare, se un risparmiatore viene preso dai dubbi e rinuncia ad investire i suoi soldi. E anche sui risparmiatori la pressione non è certo piccola. Avete visto le ultime pubblicità delle banche? Su “Radio24” addirittura sono i soldi che parlano e protestano con il loro proprietario perché li tiene congelati in un cassetto, versione neoliberale della parabola dei talenti. Cosa volete che faccia, il pensionato, quando un sorridente impiegato gli sottopone un contratto di 50 pagine in più copie scritte in piccolo piccolo. Si pensa che dica come nei film americani: fermi tutti, voglio il mio avvocato? No, il sistema funziona sulla sottomissione di dipendenti e risparmiatori. E il sistema bancario impone ai dipendenti di vendere prodotti a rischio ai risparmiatori e ai risparmiatori di acquistarli. Le banche sono diventate parte del casinò globale della finanza speculativa, son già passati oltre vent’anni da quando il presidente Clinton cancellò la legge Glass Steagal che separava le banche d’affari dai normali istituti di credito. Oggi i risparmi dei cittadini servono alle banche per partecipare alla speculazione finanziaria globale e quindi i risparmiatori son sempre più destinati a finire come il parco buoi della Borsa. Se va bene a tutti, forse va bene anche a loro, se va male, va male solo a loro. Il sistema funziona così. In Europa 4.000 miliardi di euro di danaro pubblico son stati spesi per salvare le banche, che hanno ricominciato a speculare su derivati e porcherie varie come e più di prima. Ora un legge bancaria europea, testata come altre iniquità con i memorandum imposti alla Grecia, impone che i salvataggi delle banche avvengano anche con i soldi dei risparmiatori che di quelle banche si sono fidati. Gli unici che non debbono mai pagare nulla sono i banchieri, ai quali anzi deve essere garantita la possibilità di tornare agli affari come e più di prima. Così i poveri risparmiatori, come i primi cassaintegrati di Pomigliano, finiscono in una società programmaticamente definita “bad company”. Cioè un cattiva compagnia senza futuro dove finiscono i poveri ed i perdenti. Mentre i vincenti, cioè i banchieri e i loro protetti e 28/12/2015 Banche, truffa e ipocrisia. E i morti della strage per la crisi? | LIBRE http://www.libreidee.org/2015/12/banche­truffa­e­ipocrisia­e­i­morti­della­strage­per­la­crisi/ 3/4 protettori, van tutti nella nuova società per ricominciare ad attrarre risparmio. Con gli stessi scopi di prima. Immaginatevi se sui contratti di investimento fosse stampato in caratteri giganti: Nuoce gravemente alla salute dei tuoi soldi. Immaginatevi se i dipendenti delle banche non ricevessero più bonus o premi di risultato, ma solo il vecchio salario fisso e soprattutto immaginativi se non rischiassero più il posto per insufficiente vendita di contratti. Immaginatevi poi il controllo o addirittura la proprietà pubblici sul sistema bancario e la separazione degli istituti che giocano al casinò finanziario da quelli ove si mettono i risparmi di una vita e si ricevono i prestiti per la casa. Immaginate insomma un sistema con limiti, controlli divieti veri. Non sentireste subito urlare che si attenta alla libertà dei mercati, che si limita la corsa alla prosperità e si colpisce l’Europa, che si vuole tornare allo statalismo o peggio ancora al socialismo? Così, dopo il pianto per l’ultima, il sistema riprende a macinare vittime come e più di prima, al massimo concedendosi le riflessioni sofferte di qualche banchiere temporaneamente riluttante. Ps: non ho voluto parlare delle famiglie Boschi e Renzi, non perché non pensi grave il loro conflitto d’interessi, ma perché considero anche questo un prodotto (scadente) del sistema impazzito. (Giorgio Cremaschi, “Decreto salvabanche e suicidi economici, quanta ipocrisia!”, da “Micromega” del 14 dicembre 2015).

Libre -  Scritto il 20/12/15


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