mercoledì 20 agosto 2014

Iraq disintegrato per favorire israele



Mai come in questo momento sembra che la richiesta della formazione di uno stato autonomo sarà ascoltata. Con il sostegno di Israele.

I kurdi ira­cheni gua­da­gnano posi­zioni, gra­zie ai raid Usa e all’appoggio dell’esercito rego­lare ira­cheno. Non solo, da una parte, incas­sano la deci­sione dell’Unione euro­pea di for­nire armi ai com­bat­tenti kurdi pesh­merga. Dall’altra, seb­bene il Par­tito dei lavo­ra­tori del Kur­di­stan (Pkk) stia for­nendo sup­porto logi­stico alla guer­ri­glia kurda, il lea­der sto­rico del Pkk, Adul­lah Oca­lan, dopo la let­tera del 2013 in cui chie­deva la fine della lotta armata, ha riba­dito, in un docu­mento dal car­cere di Imrali (Mar di Mar­mara), la richie­sta di chiu­dere il con­flitto con le auto­rità tur­che. Oca­lan ha ricor­dato che il Par­tito demo­cra­tico popo­lare (Hdp) ha otte­nuto il 9,8% dei voti alle ele­zioni di ago­sto, con­fer­man­dosi il mag­gior movi­mento di oppo­si­zione all’invincibile Akp del pre­si­dente Recep Tayyp Erdogan.

Nono­stante per dieci anni, il governo cen­trale sciita abbia mar­gi­na­liz­zato i kurdi ira­cheni, l’accordo stru­men­tale tra Bagh­dad e il governo auto­nomo kurdo di Mas­sud Bar­zani sem­bra ora l’unica chiave per con­te­nere l’avanzata dei jiha­di­sti dell’Isil (Stato isla­mico dell’Iraq e del Levante), appog­giati da ele­menti del vec­chio regime di Sad­dam Hus­sein. E così, mai come in que­sto momento sem­bra che la richie­sta della for­ma­zione di uno stato auto­nomo kurdo sarà ascol­tata. Que­sta eve­nienza, da una parte, trova il soste­gno israe­liano, dall’altra, con­fligge con gli inte­ressi turco e ira­niano che temono la riat­ti­va­zione dei movi­menti indi­pen­den­ti­sti kurdi, pre­senti nei due paesi.

Israele ha appog­giato per anni la guer­ri­glia kurda nelle pro­vince di Ker­man­shah e Sanan­daj con­tro Teh­ran. In que­sti giorni, esperti israe­liani appa­iono con­ti­nua­mente in tra­smis­sioni tele­vi­sive kurde per spie­gare gli eventi sul campo. Gli israe­liani si feli­ci­te­reb­bero così della nascita di uno stato kurdo per­ché i kurdi sono di etnia ariana, quindi non araba. Que­sto a loro avviso, potrebbe ridi­se­gnare la mappa del Medio oriente a favore dello stato di Israele. Molti dimen­ti­cano però che i kurdi sono in molti casi comu­ni­sti e in Iraq con­trol­lano una parte impor­tante del mer­cato petrolifero.

In par­ti­co­lare, i kurdi ira­cheni sono stati essen­ziali per il pro­cesso di costru­zione nazio­nale. Che agli inte­ressi della nascita di uno stato kurdo si frap­ponga il nazio­na­li­smo arabo non è una novità. Sin dalla for­ma­zione dell’Iraq moderno, le mino­ranze sono state con­si­de­rate come dei nemici, vicini ai colo­niz­za­tori, per enfa­tiz­zare le qua­lità del nazio­na­li­smo arabo. La que­stione delle mino­ranze è stata affron­tata in Iraq pro­prio per le sol­le­ci­ta­zioni che nel 1930 veni­vano dalla Lega delle Nazioni per una sal­va­guar­dia dei loro diritti. Ma assunse una rile­vanza cru­ciale già dal 1921. Sin da allora le mino­ranze (assiri, kurdi, tur­co­manni e yazidi) ven­nero pro­gres­si­va­mente escluse dal pro­cesso poli­tico di for­ma­zione dello stato.

Non stu­pi­sce quindi che il nazio­na­li­smo arabo pun­tasse sulla riva­lità verso i kurdi, ariani e legati alla Per­sia, per cemen­tare l’ideologia del nuovo stato. I kurdi sfi­da­vano la nozione di inte­grità ter­ri­to­riale del paese. In par­ti­co­lare, il movi­mento sepa­ra­ti­sta dei kurdi di Mosul fomentò la con­trap­po­si­zione ideo­lo­gica del nazio­na­li­smo ira­cheno che voleva evi­tare a tutti i costi l’indipendenza kurda. Que­sta eve­nienza avrebbe impe­dito ai sun­niti di con­ti­nuare a tenere le redini dello stato, in paral­lelo con il con­ti­nuo aumento della popo­la­zione sciita.

Il nazio­na­li­smo ira­cheno è nato così non solo sul risen­ti­mento verso le auto­rità colo­niali bri­tan­ni­che, per­ce­pite come un impe­di­mento all’autodeterminazione ira­chena. Ma anche in oppo­si­zione al soste­gno bri­tan­nico per le mino­ranze e la pro­mo­zione dei loro diritti, per­ce­pito come parte di un divide et impera che impe­diva lo svi­luppo di uno stato ira­cheno auto­nomo. Come pre­con­di­zione per l’indipendenza infatti, l’Iraq dovette dimo­strare alla Lega delle Nazioni di stare sal­va­guar­dando le mino­ranze. I nazio­na­li­sti videro in que­sta richie­sta un’interferenza bella e buona alla sovra­nità nazio­nale raf­for­zando l’idea che la Gran Bre­ta­gna stesse soste­nendo le mino­ranze kurde per inde­bo­lire il governo di Baghdad.

E così i kurdi ven­nero esclusi dall’ideologia nazio­nale (per esem­pio, il kurdo non veniva inse­gnato nelle scuole) men­tre nelle cam­pa­gne glisheikh tri­bali kurdi (agha) veni­vano «com­prati» dalle auto­rità di Bagh­dad con mec­ca­ni­smi di inclu­sione clien­te­lare. Non solo, l’indipendentismo kurdo rese neces­sa­rio il raf­for­za­mento dell’esercito cen­trale per garan­tire la sicu­rezza dello stato. All’interno dell’esercito, com­po­sto da coscritti, ven­nero incluse anche le mino­ranze. Armando i kurdi, ancora una volta, la comu­nità inter­na­zio­nale punta su una mino­ranza per rico­struire l’identità nazio­nale ira­chena. Ma que­sta volta i kurdi ira­cheni sem­brano pronti ad andare fino in fondo per con­qui­stare la loro indi­pen­denza. Anche se que­sto potrebbe disin­te­grare l’Iraq che fin qui conosciamo.

Giuseppe Acconcia

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