venerdì 19 aprile 2013

"Avanti miei prodi!" - La scalata del monte Quirinale (riuscita male..)





C'era una volta un capo pirata, della marca Goldman Sachs rinomata famiglia di corsari bancari, che si trovava a corto di viveri per i suoi scagnozzi. Infatti da tempo,  causa procellose e destre tempeste , gli arrembaggi erano andati male. Un bel giorno la nave prodiana giunse in vista di un'isola rigogliosa chiamata nelle carte “Quirinala”, che prometteva ricco bottino, per lo meno in armenti. 



Subito alcune scialuppe, con il più prode dei prodi in testa, furono calate in acqua e ben  presto i bucanieri armati sino ai denti  raggiunsero la riva.  

Si guardano intorno ma di selvaggina nemmeno l'ombra. Il capo prode ordinò una battuta massiccia e indicando un alto colle emergente incitò i suoi prodi: “Avanti miei prodi, saliamo in fretta che la selvaggina si sarà rintanata lì sul monte (o sul "monti", a scelta)”. 

Dopo una bella scarpinata i pirati appesantiti dalle armi ed ansimanti accennavano a desistere ma il capo  li esortava: “Avanti miei prodi, tenete stretti i pugnali che presto ne farete buon uso..!” Così l'arrampicata continuò e quando la masnada sinistra accennava a fermarsi, al colmo dello sfinimento e della fame,  il capo la rincuorava dicendo: “Affilate spade e coltelli che presto ci serviranno...”. 



La dura ed erta  roccia sfiancava le truppe ma di caprioli e cinghiali nemmeno l'ombra e l'acquolina si seccava nelle bocche fameliche. Dopo ripetute fermate e arrotamento di armi e di denti e dopo gli ultimi  sproni  del capo finalmente essi giunsero  sulla sommità del monte Quirinalo, si guardarono intorno, ma non dico una lepre, nemmeno un topolino era in vista, solo distese di  erba. 

Il capo prode non si perse d'animo ed ancora una volta arringò i suoi: “Miei prodi, sono ben affilate le spade ed i coltelli?” Ed essi all'unisono: “Sì comandante.!” - “Ed allora tagliate la cicoria, che ci resta solo quella....  



Insomma alla fine Prodi è stato impallinato! 

Paolo D'Arpini

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Invito all'espatrio

Abito vicino a Slovenia ed Austria. Paesi civili e molto belli.
La Slovenia è grande circa come Lombardia e Veneto insieme. Ha due milioni di abitanti, e quindi ha molto verde, spazi da ampio respiro. Quando esisteva la Jugoslavia, da sola produceva circa il 28% del PIL. La capitale, Lubiana, ha una apprezzatissima università, e non trovate un mozzicone per terra. La vita costa come in Italia. I prodotti alimentari sono di qualità. La burocrazia è umana. Hanno difetti, come tutti, ma sono fortemente europei ed europeisti. L'Austria è stata il più grosso errore storico dell'Europa: una città, la capitale Vienna, tra le più belle al mondo, ma una testa troppo grande per un corpo piccolo. Avrebbe potuto svolgere una funzione mediatrice, se non fosse stata smembrata. Ma pongo l'attenzione sulla Carinzia. Sembra un presepe, un plastico di trenino. Ha paesaggi mozzafiato, ordinatissima e pulita. Se passeggiate dieci metri oltre il limite del paesino, vi domandate perché non vi siano elfi e fate tra il verde dei boschi. E, se non avete perso l'umanità, continuerete a stupirvi per la visione di cervi, daini, caprioli. Più in là anche orsi e lupi, che però, saggiamente, sono disgustati dagli umani.
In più, sia Slovenia e la Carinzia, offrono a chi ha voglia di lavorare e non viene a fare il furbo ed a piantare grane, facilitazioni fiscali impensabili (20 / 26% di tassazione per i primi tre anni), normale (per loro) velocità burocratica (si parla di giorni, pochi, e non di mesi o anni), aiuto nel reperimento di risorse logistiche, umane, di marketing.
Per entrare nei due paesi non servono documenti che non siano i normali documenti di identificazione validi qua da noi.
Sono entrambi molto gelosi della loro cultura: non la vogliono imporre, ma chiedono che ci si adegui, con rispetto. Il che mi sembra giusto ed istruttivo.
Le due lingue, sloveno e austro-tedesco, sono difficili, in verità. Ma attorno al confine trovate molte persone che parlano l'italiano. Pian piano si impara anche la loro lingua.
La cucina non è male: certo che venire dalla miglior cucina del mondo costa di sicuro una "diminutio". Non si può avere tutto.

Fabrizio Belloni

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