sabato 10 marzo 2012

Franco Libero Manco: "Quel cane.. è un povero Cristo.."




Qual'è la differenza?

Nessuna sofferenza, come quella di un animale, vittima dell’egoismo e della malvagità umana, mi ricorda la passione e la morte di Cristo.

Nell’animale immerso totalmente in se stesso, vedo il Cristo nel profondo silenzio della preghiera.

Nell’ingratitudine verso il cane abbandonato ad una sorte ingiusta e crudele io vedo la cosmica solitudine del Cristo.

Nell’agonia degli animali nei vagoni blindati, esausti, arsi dal sole rovente e sospinti come marciume, io vedo Cristo sulla via del Golgota.

Nel mite agnellino venduto per pochi soldi al macellaio io vedo il tradimento di Giuda e poi Pilato placare la folla, avida di sangue, nel consegnare Cristo nelle mani dei carnefici.

Nel possente cavallo fiaccato dal pungolo scoccante della frusta e dai sordidi colpi di bastone io vedo il Cristo sotto il peso lacerante della croce.

Nella smorfia di dolore di una scimmia con gli elettrodi conficcati nel cervello, negli occhi sbalorditi di un gatto inchiodato sul banco in uno stabulario, nelle membra contratte di una cavia con l’addome aperto da una lama io vedo il Cristo inchiodato sulla croce.

Nella bellezza del vitello e nella sua mitezza disprezzata e profanata vedo il Cristo ridotto ad un ammasso di brandelli grondanti sangue.

Nell’uomo del peccato originale, di arrogata figliolanza divina, vedo il disprezzo del dolore inferto a creature innocenti; ma nella semplicità del cuore degli animali, nella dolcezza dei loro occhi io vedo quell’amore incondizionato invocato da Cristo e che l’uomo ancora non sa vivere.

Nessuna esperienza umana, come quella di un animale, scacciato, rinnegato, bastonato, tradito, umiliato, ferito, ucciso, mi ricorda la nascita e la morte di Cristo: forse perché nacque in una stalla e morì, come muore un animale, solo nel suo universale ed incontenibile dolore, senza possibilità di essere aiutato.

Ma i preti dicono che il paradiso non è per gli animali, vittime inermi ed innocenti, capaci di amare, ma per l’uomo spergiuro e deicida, artefice di quell’inferno cui ogni giorno condanna milioni di suoi fratelli animali.

Franco Libero Manco

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