lunedì 27 luglio 2015

Tarquinia - Botulismo e biogas



Quale Presidente dell'Associazione “Bio Ambiente”, vi scrivo in merito alla realizzazione dell’impianto a Biogas a Tarquinia, proposto dal Consorzio Pellicano ed attualmente in corso di Valutazione di Impatto Ambientale presso la Regione Lazio

Capita spesso, in casi come questo, che da una parte gli imprenditori tentino di difendere la loro aspettativa di un altissimo profitto economico e dall’altra semplici cittadini ambientalisti lottino strenuamente per la difesa della salute della collettività e dell’ambiente in cui vivono. Noi facciamo parte di questa seconda categoria.

Perciò sia da Presidente di “Bio Ambiente” ma ancor più in funzione della mia qualifica di Medico ISDE (Medici per l’Ambiente) trovo doveroso specificare che l’impegno che noi, in quanto medici, profondiamo nella lotta civile in difesa dell’ambiente, deriva oltre che da un profondo senso di responsabilità, soprattutto da un obbligo morale e di coscienza che la preparazione scientifica, imprescindibile dal nostro ruolo, ci impone.

Quindi mi vedo costretto a spiegare quanto segue:

Il botulismo è una malattia mortale legata ad un batterio chiamato Clostridium botulinum che è usualmente presente nel digestato (rifiuto finale della digestione batterica anaerobica) delle centrali a biogas.

E’ stato infatti riscontrato che il ciclo di digestione di queste centrali non neutralizza completamente la carica batterica del materiale organico che vi entra. Ciò significa che alla fine del ciclo di digestione, il batterio è ancora presente nel digestato che viene troppo spesso comunemente usato come fertilizzante per il terreno e quindi disperso sul territorio. Il botulismo è provocato da una neurotossina, prodotta dal Clostridium botulinum, che provoca una paralisi flaccida dei muscoli, in conseguenza alla mancanza di trasmissione nervosa con evoluzione fatale per il soggetto intossicato.

Già nel maggio del 2011 la più importante rivista germanica di fauna, caccia e cinofilia dedicò alla questione un’inchiesta con il titolo shock:“TOD AUS DER BIOGASANLAGE” che tradotto significa:  “La morte dagli impianti a biogas”.

Il Prof. Boehnel dell’Università di Gottinga ha dimostrato come la presenza di Clostridium botulinum e di altri patogeni nei digestati possa verificarsi in quantità molto pericolose. Mentre le condizioni (temperature, pH, ecc.) della massa del digestore possono essere note e controllate nulla si sa di quanto accade nel “cappellaccio” al di sopra della massa e sul fondo del “bio”digestore, dove le condizioni di crescita per il Clostridum botulinum diventano favorevoli.

La Germania aveva investito sul biogas molto prima dell’Italia, pertanto è stato possibile effettuare molti studi epidemiologici. Da detti studi risulta che la mappa della dislocazione delle centrali a biogas sia correlata sul territorio tedesco alla manifestazione di numerosi casi di botulismo.

Tale grave patologia  può provocare ed ha provocato la morte di numerosi animali selvatici e di allevamento. L’infezione può essere acuta, oppure cronica. Nel primo caso si ha la moria, anche in pochi giorni, dell’animale o degli animali colpiti. Nel secondo caso, la malattia può durare mesi.

Se credete che questo fenomeno riguardi solo la Germania, siete in errore. Basti ricordare per esempio, che a Trebaseleghe (Padova) nel maggio 2013, si è verificata una moria di 50 vacche a causa di intossicazione da botulino. Il contagio e la moria di animali ha comportato il sequestro di tale allevamento ad opera dell’Azienda Sanitaria Locale. A 4 km dall’azienda agricola erano in funzione 4 centrali a Biogas.  Intanto recentemente la Comunità Europea ha chiarito che  i digestati derivanti dalla produzione di biogas sono considerati “rifiuti prodotti” e pertanto rientrano nell’ambito di applicazione della normativa dei rifiuti come specificato dal Commissario UE all’Ambiente Janez Potonik.

C’è da dire inoltre che i digestati, prima di tutto, se ottenuti da processi di co-digestione possono presentare cariche batteriche anche superiori ai liquami come indicano le stesse ricerche de CRPA di Reggio Emilia (Veccia e Piccinini, 2011).

Ma l’aspetto ancora più importante è che nei digestori finiscono anche scarti provenienti da macelli spesso siti in altre regioni che a loro volta ricevono animali da molte aziende. Finiscono anche scarti di industrie alimentari varie, ottenuti da prodotti animali e vegetali che spesso prima di arrivare alle centrali, subiscono processi di degradazione spinta. Nello specifico Tarquinia produce circa 1.500 tonnellate di rifiuti organici (Forsu) per anno, quantità risibile per poter far funzionare una centrale biogas che infatti necessita di almeno 25.000 tonnellate / anno di detto materiale. Aumentano, dunque, le probabilità che in entrata ci siano substrati (provenienti da dove ?) contaminati da batteri patogeni e, in uscita, quelle di contaminare una grande varietà di terreni agricoli e falde acquifere.

I digestati, anche quando risultato di un processo di digestione di substrati pastorizzati non possono essere considerati esenti anche da Salmonella  o altri agenti patogeni (Bagge et al, 2005). Un problema ancora più serio e generale riguarda i batteri sporigeni (Clostridi, Bacilli) che, se presenti nei materiali organici in entrata, sopravvivono anche alla pastorizzazione (Mitscherlich e Marth, 1984; Olsen e Larsen, 1987, Chauret et al 1999, Aitken et al 2005, Bagge et al. 2005). Gli sporigeni possono costituire un problema igienico quando i digestati sono distribuiti su terreni seminativi e pascoli e possono causare diverse gravi malattie (come la gangrena gassosa, che spesso è mortale specie nei giovani bovini ed ovini che pascolano su determinate aree infette) e altre (Hang’ombe et al, 2000; Sternberg et al, 1999;.

Wierup e Sandstedt, 1983). È interessante mettere in evidenza che in Svezia, dove il rischio di gangrena gassosa è relativamente elevato, è stata vietata la fertilizzazione dei pascoli con i digestati anche se sottoposti a pastorizzazione. Analogamente ciò è accaduto anche in Emilia Romagna per salvaguardare il famoso prodotto DOP, il parmigiano reggiano.

Ecco un esempio di applicazione del “principio di precauzione”, quale arma a disposizione per la massima autorità sanitaria locale e cioè il Sindaco, per poter vietare a Tarquinia l’insediamento di questo tipo di centrale insalubre di prima categoria.

Ciò è doveroso a tutela del nostro territorio già martoriato (mortalità per cancro +10%) da altre fonti altamente inquinanti ben note. Quindi Sindaco Mazzola dica no al biogas, adeguandosi a molti altri sindaci italiani, anche in merito alla Determina comunale 33/2004 a tuttoggi in vigore, così come ribadito nell’ultima conferenza dei servizi alla regione Lazio del 15 luglio u.s.

Dr. Gian Piero Baldi

Presidente Associazione “Bio Ambiente cura e salvaguardia del territorio di Tarquinia e dell’ Alto Lazio”
Medico ISDE  (Associazione Internazionale Medici per l’Ambiente – ISDE Italia)

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