venerdì 24 luglio 2015

A Viterbo c'eran delle Terme... - Atto Terzo



Insomma dopo il 1993 inizia un periodo buio per il nostro termalismo, che ha la sua chiave di lettura nella “callara” del Bullicame sempre in sofferenza e al limite del collasso, e le pozze a ridosso della storica emergenza quasi sempre asciutte. Questa situazione obbliga i frequentatori delle vasche libere a rinunciare ai bagni terapeutici, che tanto sollievo avevano sempre dato ai loro padri.

Nessuno sa spiegarsi da cosa dipenda questa improvvisa povertà di acqua del Bullicame. Anche le persone più al dentro dei problemi del Bullicame, cominciano a credere che l’acqua del Bullicame si sta esaurendo.

La Regione Lazio però vuole vederci chiaro, e nel 2010 incarica una equipe di geologi dell’Università della Tuscia, guidata dal Prof. Vincenzo Piscopo, di studiare tutto il Bacino del Bullicame, e la sua potenzialità.

Sempre nel 2010, nel mese di Marzo a Viterbo si costituisce l’Associazione “Il Bullicame”, che avrà come presidente lo scrittore e giornalista viterbese Giovanni Faperdue.

La suddetta Associazione ha come scopo precipuo la protezione dell’intero Bacino del Bullicame, delle emergenze naturali e soprattutto della “callara”, il più bel monumento naturale di Viterbo, che ormai sembra moribonda.

Il presidente Giovanni Faperdue, dopo la regolare costituzione, lavorò a pieno regime, per fare conoscere a tutte le istituzioni di Viterbo la “vergogna” del monumento naturale più bello di Viterbo, sempre collassato e semivuoto.

Infatti, il Presidente visitò su appuntamento: il Prefetto, il Questore, il Sindaco di Viterbo, il Comandante dei Carabinieri, il Comandante della Finanza, il Comandante della Guardia Forestale, il Presidente della Banca di Viterbo, il Presidente della Carivit, il Presidente della Fondazione Carivit, e a Roma, il Dirigente dell’Ispettorato Regionale di Polizia Mineraria.
A tutti consegnava la tessera di socio onorario e l’informazione compiuta, sui motivi per i quali era nata l’Associazione e gli scopi che si prefiggeva. Tutti, senza alcuna distinzione, lodavano i nostri propositi e si dicevano favorevoli alla nostra iniziativa.
Il Presidente della Fondazione Carivit, Francesco Maria Cordelli, persona sensibile alle finalità dell’Associazione, andò oltre. Dopo i complimenti, espresse la volontà di mettere a disposizione circa 100.000,00 euro per la riqualificazione del Parco del Bullicame. Mettemmo subito in contatto il Presidente con il sindaco di Viterbo, e dopo pochi mesi l’Orto Botanico effettuò i lavori che costarono 120.000,00 euro (tutti sborsati dalla Fondazione Carivit).

Intanto a Viterbo, relatore il Prof. Ugo Chiocchini, si teneva un convegno sul Bullicame, dal titolo emblematico: “Quale futuro per una sorgente a bassa entalpia”. Il geologo nella sua relazione dipingeva il bacino del Bullicame come una botte “quasi vuota”, disegnando scenari preoccupanti, per chi sperava nella rinascita del termalismo viterbese.

In platea ad ascoltare Ugo Chiocchini, c’era anche il Prof. Vincenzo Piscopo che aveva terminato il suo studio, ma non aveva ancora avuto il permesso di divulgarne i risultati.
E’ parso che mentre il Prof. Chiocchini snocciolava i suoi dati “catastrofici”, il Prof. Vincenzo Piscopo, sorridesse sotto ai baffi. Però a posteriori, leggendo lo studio Piscopo che afferma che il Bacino del Bullicame è in ottima salute, forse quella sensazione non era completamente sbagliata.

Quando il Prof. Chiocchini chiese alla platea se c’erano domande, intervenne il Presidente dell’Associazione “Il Bullicame”, facendo una precisa domanda: “Ho ascoltato la sua relazione sulla diminuzione della portata del Bullicame, delle Zitelle e delle altre emergenze circostanti. Ma non ho sentito mai pronunciare la parola “pozzetto”, mi può dire qualcosa in proposito?”

Il Prof. Chiocchini gentilmente rispose che ne avrebbe parlato. Ma la conferenza si chiuse e del “pozzetto” non ne parlò nessuno, tanto meno il Prof. Chiocchini.

Quando alla fine della conferenza, ci alzammo per uscire, Fausto Sensi si avvicinò al Prof. Vincenzo Piscopo, che era seduto vicino a Giovanni Faperdue, e gli chiese: “Professore, ma quando renderà pubblico lo studio che ha effettuato?”.

Il Prof. Piscopo rispose: “Appena la Regione mi autorizzerà.”
Sempre a proposito del “pozzetto”, il Prof. Vincenzo Piscopo, nell’espletamento dello studio sul Bacino del Bullicame, fece anche un esperimento interessante. Una mattina si recò presso lo stabilimento delle Terme dei Papi e pregò i gestori di chiudere il “pozzetto” per mezz’ora. In questo spazio temporale, un suo collaboratore si trovava presso le ex Terme Inps e controllava il pozzo Gigliola. Dopo circa venti minuti, il livello del pozzo Gigliola era risalito fino al piano campagna. Questo esperimento aveva dimostrato tutta l’interferenza del “pozzetto”, sul prosciugamento dei due pozzi “Gigliola” e “Uliveto”. 

Giovanni Faperdue (segue)


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