martedì 8 luglio 2014

Vaticano assetato di acqua santa depurata a spese del comune di Roma e dei cittadini italiani


San Pietro annaffiato

L’art. 6 dei patti lateranensi prevede che, per l'approvvigionamento idrico del Vaticano, lo stesso riceva l'acqua gratuitamente. Pur avendo il Vaticano una popolazione residente di appena 800 persone, stranamente anche in considerazione dell'enorme utilizzo per innaffiare i giardini vaticani, il consumo è pari a circa 5 milioni di
m3, corrispondente al fabbisogno di una città di oltre 100.000 abitanti altamente assetati.

Né i Patti Lateranensi, né il nuovo Concordato firmato da Craxi, hanno previsto la gratuità del servizio di depurazione. Ciò nonostante il Vaticano, complice anche le dimenticanze delle amministrazioni governative e municipali,  ha sempre fatto "finta" di dimenticarsi e il Comune di Roma di richiedere detto pagamento.

Quando però l'ACEA da Ente comunale è stata quotata in Borsa, gli azionisti privati hanno sollevato il caso e lo Stato Italiano, dove i dirigenti di tutti i partiti fanno a gara per baciare la sacra ciabatta, ha saldato il debito pregresso (ecco come vengono sperperati i soldi dei contribuenti e come si è contribuito a portare in bancarotta le casse pubbliche), dietro l'impegno da parte della Santa Sede di fare fronte ai futuri costi del servizio (oltre 2 milioni di
euro annui), cosa che ovviamente la Chiesa non ha fatto.

Nel 2004 il deputato di Forza Italia, on. Mario Ferrara ha presentato un emendamento alla legge finanziaria per cancellare tale onere a carico della Santa Sede e, ovviamente, per farlo pagare a noi.


Inoltre il Vaticano per la depurazione delle acque ha ricevuto uno stanziamento di 25 milioni di euro  per il 2004, oltre che 4 milioni di euro a decorrere dal 2005 per dotarsi di un sistema di depurazione proprio. Cosa di là da venire....

Al 2010, il debito ammontava a circa 52 milioni di euro. Lo Stato ha pagato, Acea ha tollerato, il cittadino  "bagnato".


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