martedì 29 luglio 2014

Renzie, il becchino, scava la fossa alla democrazia italiana ormai defunta



La democrazia è morta!

Se guardiamo il nostro Paese, che da sempre è un po’ la cartina di tornasole, portando in dote tremila anni di civiltà, un’eredità Romana, esempio unico nella Storia del mondo, e malaccorto depositario dei due terzi delle opere d’arte di tutto il pianeta, ne abbiamo la prova provata. 

Questa democrazia è stata imposta con le armi da occupanti stranieri, tuttora presenti in forze, con oltre cento (118, per la precisione) armi nucleari. Ci è stata imposta una Costituzione scopiazzata da leggi e usanze altrui. Ci è stato permesso di vivacchiare per settanta anni, a condizione che copiassimo altri stili di vita, altre culture, altri rapporti di “patto sociale”. 

Dopo travagli mascherati e nascosti da un cosiddetto boom economico inevitabile nella ricostruzione post bellica, il patto sociale impostoci ha cominciato a scricchiolare con cigolii sempre più accentuati. Operai, studenti, ceti sociali a turno, polluzioni ambientaliste, proteste culturali e non, distacco sempre più accentuato dal Potere….. Di segnali, prima di tutto l’astensionismo, il Popolo Italiano ne ha mandati molteplici: di volta in volta ha creduto nel di individuare “l’oppositore” di turno: l’Uomo Qualunque di Giannini, la Lega, Pannella, Di Pietro, Grillo ….. Tutti ricordano quel film di tanti anni fa: “ha ballato una sola estate”.

Oggi abbiamo un ex Fascista, un ex Nazistoide, un “Savoiardo”, ex trinariciuto migliorista, alla presidenza della Repubblica. Dopo tre (TRE!) presidenti del consiglio NON eletti, Letta, Monti, Renzi, si vorrebbe cambiare la composizione delle Camere. Drogata maggioranza alla camera, drogata e fasulla dal premio di maggioranza aberrante, si vuole annullare il Senato, inteso come Camera dei Senatori eletti. Cioè ci si sta avviando verso una forma di Parlamento sempre meno rappresentativa della voce dei Cittadini. Sbarramenti feroci annulleranno i rompiscatole, escludendo le minoranze rumorose. Ed se anche le minoranze si coalizzassero, anche all’interno della coalizione uno sbarramento altrettanto feroce ne escluderebbe la presenza. E la cosiddetta Camera Alta (il Senato), sarebbe solo l’espressione degli apparati di Partito, oltretutto con pochi poteri effettivi. 

L’intelligente, anche se da me non condivisa, contrario come sono a quella mistificazione giuridica che sono le elezioni, proposta cioè di eleggere la Camera dei Deputati con il sistema strettamente maggioritario ed il Senato invece con puro sistema proporzionale, limitandone l’esistenza a tre anni, non viene neppure presa in considerazione: troppo potere al Popolo!

In altre parole, la democrazia non regge all’urto dei tempi. Se poi questi tempi sono duri e difficili economicamente, la democrazia deve arrampicarsi sugli specchi per fingere di mantenere una parvenza di legalità, non avendo in sé le risorse umane, intellettuali, morali, operative e storiche per vivere di luce propria. La democrazia è, ancor una volta, il male assoluto, spacciato per bene collettivo, per panacea sociale, per Arcadia sociale. Ma oggi gli specchi sono cosparsi di vaselina sociale e storica.

Con tutto il coro di leccapiedi mediatici e culturali -che si sono ingrassati leccando i detentori di turno del potere- che si arrabatta nell’inutile tentativo di dare parvenza accettabile allo sconcio cui assistiamo.

Nessuno che metta in rilievo il fallimento storico, morale ed umano della democrazia.

Democrazia che per altro non sopporta altro da sé, e che viene spacciata invece salvifica, per motivazioni economiche adunche e rapinatrici. La democrazia imposta coi carri armati, coi droni, con i cacciabombardieri, è fasulla come un trans brasiliano. Ma non può non essere così, è la dannazione cui la ha condannata la Storia.


Stralcio di una lettera di Fabrizio Belloni

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