domenica 13 luglio 2014

Roma, 15 luglio 2014 - Festa grande per la fine della Repubblica, ospite d'onore Matteo Renzi l'affossatore democratico



Prepariamoci ad andare davanti al Senato martedì 15 luglio 2014 (il giorno dopo la ricorrenza dell'anniversario della Presa della Bastiglia) alle 10,00. Abbiamo ottimi motivi per farlo. Questo Parlamento composto da nominati in base a una legge elettorale incostituzionale non ha alcuna legittimità a modificare la Costituzione. 

La legittimità invocata da Matteo Renzi poggia su argomenti falsi e  inconsistenti secondo i quali le riforme le avrebbe volute il popolo quando ha votato per lui nelle primarie del PD. Renzi, come Berlusconi, è un analfabeta costituzionale: le primarie del PD non sono il suffragio universale e in ogni caso chi l’ha scelto come candidato leader del partito non ha sottoscritto in anticipo le fantasie che ha partorito dopo (il Senato come dopolavoro dei sindaci). Il successo nelle elezioni europee non sostituisce un successo ancora futuribile nelle elezioni politiche. Né conferisce nobiltà istituzionale alla chirurgia di partito che l’ha innalzato al vertice del potere politico. La realtà è semplice e cruda: i parlamentari del PD si sono consegnati a lui perché, a torto o a ragione, avevano fiutato che con lui avrebbero portato a termine la legislatura. Dopo di che venga pure il diluvio.

Le riforme non sono di Renzi. Sono di Berlusconi e Renzi e già questo basterebbe ad aumentare la diffidenza. Sono il prodotto di un patto oscuro i cui termini reali sono ignorati anche da parte della classe dirigente PD. Alcune voci della stampa hanno ad esempio già parlato di una promessa di grazia a Berlusconi, anche di fronte a nuove eventuali condanne, mantenuta dal futuro presidente della Repubblica. Al di là delle illazioni, e senza troppi tecnicismi, le riforme sono pessime. 

La legge elettorale è platealmente incostituzionale come quella attuale: con un mostruoso premio di maggioranza mantiene il voto diseguale ed esclude dalla rappresentanza politica milioni di cittadini. Se mai dovesse essere approvata e promulgata faremo scattare decine di ricorsi analoghi a quello che ha prodotto la dura critica della Corte Costituzionale alla legge attuale. 

La riforma del Senato è un brutto pasticcio con un fine chiarissimo. Il pasticcio: non è più, forse, il dopolavoro sindaci ma sarà, forse, il dopolavoro consiglieri regionali. Le sue competenze sono aumentate rispetto al disegno originale, ma l’aumento (insufficiente perché sottrae al Senato importanti questioni di diritto universale) è un espediente retorico per mascherare il declassamento. Il fine: declassare il Senato e lasciare intatta la Camera, formata sulla base di una legge elettorale ultra-maggioritaria,  permette al partito che prende più voti un dominio assoluto: dittatura della maggioranza e dittatura del leader sulla sua stessa maggioranza. Svuotare il Senato significa fare della Camera, unica assemblea elettiva, un organismo prono al volere del capo. 

Era il sogno di Berlusconi: Renzi sta applicando il programma che Berlusconi non era riuscito a realizzare. La rappresentanza politica non conta più nulla, la governabilità è tutto. Con la stessa logica i provvedimenti del governo Renzi svuotano dall’interno l’articolazione democratica e i diritti sindacali dei grandi organismi pubblici (scuola, amministrazione). 

Il sindaco di Firenze faceva il “mestiere più bello del mondo” ma alla prima occasione se n’è liberato per farne un altro ancora più bello. Ma è rimasto sindaco: si comporta come se fosse stato eletto direttamente dal popolo. Invece si trova dov’è non per volontà del popolo ma per volontà del suo partito o, meglio ancora, perché il suo partito si è arreso alla sua volontà. Lottare per più di un decennio contro Berlusconi e ritrovarsi nelle mani di Renzi non è un destino accettabile. Chi ha impedito a  Berlusconi, leader della destra, di rovinare la Costituzione non può lasciare che lo faccia Renzi, che si dice di centrosinistra. Aggiornare la Costituzione si può fare ma va fatto con sapienza ed equilibrio e soprattutto senza farsi prendere la mano dall’analfabetismo costituzionale. Facciamo appello a tutti i parlamentari dotati di spirito democratico affinché sappiano comportarsi in commissione e in aula con dignità e onore. Facciamo appello ai cittadini affinché sentano il bisogno di manifestare in prima persona il loro diritto-dovere di custodi della Costituzione. Scambiamoci la promessa di ritrovarci tutti insieme, senza sigle e senza bandiere, davanti al Senato il giorno in cui la legge andrà in aula. Appena sarà noto il giorno tutti pronti a partire per Roma.

Adriano Colafrancesco



Libera Cittadinanza

Accogliere l’appello è dovere di tutti i cittadini
responsabili e autenticamente democratici!
Non vi sono attenuanti per nessuno,
ma solo colpa grave e correità per gli assenti!

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