giovedì 5 giugno 2014

Italia "cinesizzata"... ma perché i media non dicono la verità?



Come libertà di stampa, l’Italia è al 74° (settantaquattresimo) posto nella classifica mondiale, giusto dopo lo Zimbawe, per gli immemori anticamente Rhodesia, in onore del ….”diverso” sir Cecil Rhodes, vera icona del colonialismo britannico.

Né carta stampata, né televisioni (tranne benemeriti ed eroici casi sporadici) mettono in rilievo la vera situazione dello Stivale.

Tutto comincia dalla gita sul proprio yacht, il Britannia, della Betty, al secolo la Regina Elisabetta II ( Elisabetta prima, per gli Scozzesi). Al largo di Lazio e/o Toscana, sul panfilo reale, all’inizio degli anni ’80 vi fu un ricevimento cui furono invitati i maggiorenti italioti. Lì fu perpetrato il peggior tradimento, la più squallida svendita, il più volgare mercimonio della storia unitaria dello Stivale: la svendita di quanto di appetibile ci fosse in Italia, con lo scopo di renderci “cinesizzati”. Cioè stipendi ai limiti della sopravvivenza, formicai-dormitori, gestione della vita sociale nelle mani di fedeli servitori, ossequienti agli ordini dei padroni.

Fateci caso: l’industria alimentare, una volta vanto e fiore all’occhiello, è tutta in mani straniere. E sarebbe strategica.

La maggior azienda automobilistica, la famigerata Fiat, dopo aver assorbito pressoché tutte le altre Aziende del settore, è ora in procinto di “delocalizzarsi”.
Le banche stanno cadendo una ad una, come un cesto di ciliegie.
Le Assicurazioni vengono fagocitate una dopo l’altra da Francesi e Tedeschi.
Acqua e gas sono sotto tiro degli stessi della frase precedente.
I trasporti….. evitiamo il turpiloquio, per favore. Alitalia docet.

E se qualche volta affacciamo il naso fuori dai confini, troviamo sbarramenti insormontabili, come in Francia, ad esempio.

Ci potrebbero salvare bellezza, turismo, cultura. Ma a Pompei si invocano i Tedeschi, a salvare il maggior sito archeologico del mondo, lasciato preda degli agenti atmosferici e della malavita. Non sappiamo neppure quanto sia ancora da catalogare in scantinati e solai di Enti pubblici e privati. Potremmo campare di quello, e lo trascuriamo.

Eravamo il primo Paese per visite turistiche straniere, ma una non politica dell’accoglienza, una non programmazione, una non cultura ci fa retrocedere ogni anno di uno o due posti nelle classifiche mondiali.

I nostri prodotti agricoli dettavano legge: siamo invasi da porcherie immonde e lasciamo marcire frutta e verdura per motivi di costi idioti e sciacalleschi.

Però siamo i primi in Europa per invasione di clandestini disperati, per importazione di malavita straniera, che ci sguazza nelle leggi “democratiche e permissive”. Come se non ne avessimo a sufficienza di malavita organizzata autoctona, che è la prima azienda dello Stivale, come fatturato.

E si potrebbe continuare col 74% delle scuole italiche che non sarebbero agibili neppure a Timboctù o nello Sri Lanka.

Ma i media non fanno i media. Danno qua e là qualche notizia, affogandola però tra cronaca rosa, fra uno scandalo per ruberia e l’altro (corruzione galoppante), fra fanciulle sempre più nude e scollacciate. Il calcio è più importante della vita politica, i lati b hanno più spazio della politica economica. Del resto il giornale più venduto è la “Gazzetta dello sport”, rifugio per chi è stato abituato a non pensare, vero peccato sociale, ormai, vero delitto di lesa democrazia.

Una volta veri giornalisti e non lecchini pennivendoli, scatenavano guerre medianiche. Poi hanno cominciato a far la fine di Pecorelli, o di Mauro, morti ammazzati. E si sono allineati, iscrivendosi al club “dottor linguetta”, il cui presidente ad honorem è stato per anni Emilio Fido…

Ecco queste cose, e tante altre, non vengono alzate come bandiere per cui combattere. Non in questa Italia. “O Franza o Spagna, purché se magna”.


Fabrizio Belloni

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