giovedì 22 dicembre 2011

Anthony Ceresa: "La parola, i suoi significati ed i suoi usi... nel bene e nel male"

Calcata spruzzata di neve


Carissimi Paolo e Caterina,

Nell'ultimo scritto mi avete chiesto dove mi trovo. Sono cittadino del mondo e dopo aver lavorato nei cinque continenti,
sono rientrato a Milano dove vivo con la famiglia. Non conosco Treia, ma sono stato a Tarquinia e a Viterbo tantissimi anni fa, dove al teatro di Viterbo avevo visto i 10 Comandamenti. Siamo sempre più prossimi alle Festività di fine Anno e colgo l'occasione per rinnovare a Voi tutti i miei migliori auguri. Invio un altro scritto che sottopongo al Vostro Giudizio.
Cordialmente Anthony Ceresa.


Mia rspostina: "Caro Anthony, i tuoi scritti non hanno bisogno di essere vagliati, sono sempre interessanti ed in tema con il discorso dell’ecologia e della chiara visione.. Treia si trova nelle Marche, la terra di origine di Caterina in cui ora vivo. Ma sono statao per 33 anni in provincia di Viterbo, a Calcata, che forse conoscerai.. Ti rtingrazio per gli auguri che contraccambio.."

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IL BUONO E IL CATTIVO USO DELLE PAROLE.

Se analizziamo il significato profondo delle parole, molto probabilmente troveremo le ragioni del perché le parole trovano o non trovano il senso logico nel capirsi, pur parlando il medesimo linguaggio. L’Ingrippo sta nel fatto che è usanza sparare parole secondo le proprie condizioni di vita, senza guardare indietro, dove esistono tante realtà in profondo contrasto con la visione superficiale giudicata dall’esterno.

Le parole hanno portato il nostro Paese al default, che attualmente dall’alto cercano di manovrare, nascondere, rattoppare, mettendo ulteriormente in crisi i cittadini di quello che fu il Bel Paese, dove le cause malefiche stanno proprio nelle parole senza valore, vendute a caro prezzo.

Parole, tante parole provenienti dal Quirinale, dal Governo, dal Parlamento, dal Senato, dalle Province, dai Professori, delle quali potremmo fare a meno per risanare i danni compiuti dalla Politica.

Il benestante che fa la voce grossa perché il destino lo ha privilegiato, messo a confronto con il bisognoso, il quale si vergogna di farsi sentire per non umiliare ulteriormente il suo io e la sua famiglia, perché dinnanzi alle sofferenze gli hanno insegnato a pregare e non ribellarsi all’ingiustizia.

Un detto millenario tramandato attraverso le generazioni, comprova che la parola arriva più lentamente allo scopo, se coinvolge la necessità di soldi, non per il Bunga Bunga o per i vari sprechi del Potere, ma per la sopravvivenza dei cittadini, terminando quasi sempre con una silenziosa azione di disinteresse.

Se il Premier Monti avesse a cuore la rinascita del Paese, avrebbe iniziato a ripulire il marciume Istituzionalizzato che offende l’Italia e i suoi cittadini, invece di seguire il programma dell’oste, il quale aggiunge acqua al vino per far quadrare i conti.

In un momento poco felice del nostro Paese, bisognerebbe che ognuno coltivasse nel giardino di casa, piante selezionate per il sostentamento delle proprie necessità alimentari, oppure rifornirsi direttamente dal Contadino, per risparmiare.
I Politici si fanno strada con le parole e nel loro sparlare non sempre riusciamo a trarre il senso logico dell’intero discorso, perché la Politica è niente altro che il brain storming del singolo individuo, condizionato dal suo personale ragionamento sugli interessi di parte, ricorrendo all’astrattismo delle parole, le quali dipendono in primo luogo dallo stato di benessere che deforma il pensiero, seguendo gli interessi dei tempi.

Pagare oltre misura i servitori dello Stato è controproducente, per il fatto che crea una situazione di superiorità nel prevalere sugli altri, mentre come servitori dovrebbero usare rispetto e devozione.

Immaginate un Politico che nel suo modo di vedere i numeri, tenta di parlare di scienza matematica, di cui la più schiacciante realtà la troviamo nel debito Pubblico del nostro Paese, trascinato per decine di anni come risultato dell’incapacità di vedere le cifre nella giusta dimensione e poi furbescamente incolpare la crisi, o i vicini di casa. Se al posto della Francia e della Germania avessimo come vicini il Burundi o il Ruanda, ebbene la colpa sarebbe caduta immancabilmente su questi due Stati.

L’uso manovrato delle parole come giustificazione individuale di interesse, possiamo rilevarlo dal presente esempio: un tizio come tanti altri, che per tutta la vita si è macchiato dei peggiori crimini contro i propri simili, va in Chiesa a convincere il suo Dio, cercando di discolparsi con le parole, sostenendo che i suoi peccati considerati comuni nel nostro tempo, non meritano nessun castigo e le eventuali colpe se c’é ne sono, possono essere graziate con una semplice preghiera fatta di altrettante parole, per ripulire la coscienza seguita dalla assoluzione impartita da un altro peccatore, provetto parlatore, magari uno di quelli abituati ad approfittare dei bambini e delle donne sposate in cambio di una caramella.

Le Parole non sono soltanto un modo di esprimersi, di chiedere o di condannare, ma con il regresso della Civiltà, hanno oltrepassato i confini dell’etica Politica e Commerciale, creando per tradizione la virtù dell’onorevole infedele, che si è arricchito carpendo la fiducia altrui con promesse e continui auspici di speranza tendenti a raggirare i credenti, i bisognosi, i deboli.

Con le parole si scrivono anche poemi, lettere e poesie a rappresentare l’anima dello scrittore, a volte piacevoli ed altre meno e dimostrano l’effetto delle parole sul modo di sentirle, di esprimerle o di interpretarle.
Si dice che le parole spezzano i ponti, spostano le montagne, volano alla velocità del pensiero, mettono fine ai rapporti di amicizia e sono spesso causa di rivendicazioni e guerre.

Ma esistono anche le parole usate con garbo, l’espressione gentile, pesate e setacciate con rispetto prima di essere pronunciate, possono costruire simpatie e molto di più, far sbocciare un amore.

La ricorrenza del Natale, fra le tante verità, rappresenta anche il significato della purezza da salvaguardare, che si manifesta nei neonati e nei bambini, la continuità della vita che senza parole apre i cuori alla speranza di un mondo migliore, dove gli adulti possano imparare dalle non parole un sentimento profondo e reale della nostra esistenza.

Anthony Ceresa - a.ceresa2002@libero.it

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