Visualizzazione post con etichetta Calcata. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Calcata. Mostra tutti i post

mercoledì 19 settembre 2012

Settembre a Calcata e nella Valle del Treia - Visite guidate ed altro ancora

Valle del Treja: Calcata vista da Santa Maria (Mazzano Romano)


Cari amici,

ecco le escursioni previste a Calcata ed al Parco Valle del Treja per i prossimi fine settimana. Il programma completo è consultabile sul sito www.parcotreja.it (Programma 2012 - "Storie di un fiume").

Per informazioni si possono contattare gli uffici del Parco allo 0761 587617 oppure le singole associazioni che conducono le visite. I riferimenti sono sul sito.

Ricordiamo che le visite guidate e le altre attività sono a numero chiuso e la prenotazione è obbligatoria e va fatta entro le ore 18 del giorno precedente direttamente alle associazioni.

sabato 22 settembre 2012 ore 9,30
Tre Alture sul Treja
Escursione naturalistica e storico-archeologica
Cooperativa Lymph@
Chiara De Biagi - comunicatrice ambientale
cell. 334 5987964; info@cooplympha.it

domenica 23 settembre 2012 ore 9,30
Le Isole Sacre
Escursione naturalistica – archeologica
Teresa Di Cosimo - comunicatrice ambientale
cell. 338 5064584; thesan@hotmail.it

domenica 30 settembre 2012 ore 9,30
Tre passi nel bosco e nella storia
Escursione naturalistica
Humus Sapiens
Alessandra Maniàci – biologa, operatrice didattica
cell. 339 1635328


Ufficio comunicazione del Parco del Treja
tel. 0761 587617

mailing@parcotreja.it

lunedì 10 settembre 2012

"Il Lago di Vico merita attenzione" - Interrogazione europea di Niccolò Rinaldi

Evoluzione

Dopo essere stato un paio di giorni in visita a Calcata, in cui tra l'altro ho avuto un dialogo con il sindaco Luciano Sestili e con diversi amici del borgo, ed essermi poi recato a Faleria ospite dell'amico Armando, mi sono fermato un giorno anche sui Monti Cimini dove il Circolo Vegetariano VV.TT. aveva organizzato una manifestazione culturale, a di Villa Lina di Ronciglione (l'8 settembre 2012), sul tema del vegetarismo e dell'ecologia. Ronciglione si trova sulle sponde del lago di Vico di cui sovente ci siamo occupati a causa dell'inquinamento causato da concimi chimici e diserbanti e dalla vicinanza di depositi chimici dell'esercito. Ora giunge notizia di una interrogazione effettuata dall'on. Rinaldi sulle condizioni di salute del lago (le cui acque vengo usate anche per usi civili). Segue un comunicato ISDE e interrogazione di Niccolò Rinadi alla UE.
(Paolo D'Arpini)

*

La nota diffusa dalla segreteria dell’on. Rinaldi nella giornata del 6 settembre 2012 ed inviata all’”Associazione italiana medici per l’ambiente” di Viterbo

Un'interrogazione alla Commissione Ue sulle problematiche ambientali del lago di Vico nel Lazio é stata presentata dal capodelegazione Idv al Parlamento europeo, Niccoló Rinaldi.

“A due anni dalle interrogazioni (E-5031/2010, E-3427/2010, E-3212/2010) attraverso cui la Commissione é venuta a conoscenza della problematica del lago di Vico, e a seguito di nuove segnalazioni dell’Associazione italiana medici per l'ambiente-Isde di Viterbo - si legge nell'atto -, nonché in considerazione del perpetrarsi della situazione, si evince che sono ancora ben frequenti ed intense le fioriture dell'alga rossa (Plankthotrix rubescens) produttrice di numerosi tipi di tossine con possibile azione cancerogena, oltre a verificarsi una presenza di metalli pesanti in elevata concentrazione nei sedimenti delle acque del lago”.

“Visti i dati diffusi dall'assessorato alla Provincia di Viterbo che hanno evidenziato la presenza di arsenico e di altre sostanze tossiche e cancerogene molto elevate nei sedimenti lacustri, e considerando anche il grave rischio per la salute pubblica della popolazione che usufruisce degli acquedotti dei comuni di Ronciglione e Caprarola, riforniti per la maggior parte da acque captate proprio da questo lago – scrive ancora Rinaldi -, si chiede alla Commissione un riscontro della risposta delle autorità italiane in merito agli ultimi risultati del monitoraggio dell'acqua potabile nei comuni di Caprarola e Ronciglione e se esistano violazioni o infrazioni a quanto prescritto dalla Direttiva 2000/60/CE al fine del raggiungimento di uno buono stato complessivo delle acque”.


Nota per la stampa a cura dell’Associazione italiana medici per l'ambiente -Isde (International Society of Doctors for the Environment) di Viterbo

Per comunicazioni: Isde di Viterbo, tel.3383810091, e-mail: isde.viterbo@gmail.com

lunedì 27 agosto 2012

Passeggiando a settembre a Calcata e nella Valle del Treja....

Raccolta erbe selvatiche

Cari amici,

ecco le escursioni previste al Parco Valle del Treja nel mese di settembre 2012. Il programma completo è consultabile sul sito www.parcotreja.it (Programma 2012 - "Storie di un fiume").

Per informazioni si possono contattare gli uffici del Parco allo 0761 587617 oppure le singole associazioni che conducono le visite. I riferimenti sono sul sito.

Ricordiamo che le visite guidate e le altre attività sono a numero chiuso e la prenotazione è obbligatoria e va fatta entro le ore 18 del giorno precedente direttamente alle associazioni.

sabato 1 settembre 2012 ore 9,30
Parole nel verde
Escursione - lettura di poesie

sabato 8 settembre 2012 ore 9,30
Despachos – offerta alla Pachamama
Passeggiata naturalistica con attività

sabato 8 settembre 2012 ore 21,00
Creature dell’oscurità
Escursione naturalistica

domenica 16 settembre 2012 ore 9,30
Come mi vesto oggi?
Escursione ludico-naturalistica
(visita pensata per ragazzi dagli 8 anni)

sabato 22 settembre 2012 ore 9,30
Tre Alture sul Treja
Escursione naturalistica e storico-archeologica

domenica 23 settembre 2012 ore 9,30
Le Isole Sacre
Escursione naturalistica – archeologica

domenica 30 settembre 2012 ore 9,30
Tre passi nel bosco e nella storia
Escursione naturalistica

Ufficio comunicazione del Parco del Treja
tel. 0761 587617

mailing@parcotreja.it


...................


Altra escursione... altro regalo


Domenica 2 Settembre 2012, ore 10.00 – Calcata (VT)





Splendida escursione nel Parco Valle del Treja che, partendo da Calcata Vecchia (bandiera arancione del T.C.I.), ci permetterà di ammirare una grande varietà di ambienti: nella prima parte del percorso, selvaggia e di notevole suggestione, scenderemo nella spettacolare forra incisa dal fiume, che costeggeremo per un buon tratto. Successivamente, risaliremo fino a sbucare lungo una strada di campagna, tra noccioleti ed uliveti, sotto l’egida del Soratte, la cui mole, quieta e maestosa, ci accompagnerà fino al punto di partenza. Tornati al borgo, faremo una passeggiata tra i suoi caratteristici vicoletti, per poi concludere in bellezza visitando la mostra fotografica “I castelli perduti del Lazio”, presso il palazzo baronale.



Caratteristiche itinerario: dislivello: +/- 200 m; difficoltà: media; durata: 7 h (con soste); lunghezza: 12 Km; cosa portare: scarponcini da trekking (possibile presenza di tratti fangosi), abbigliamento comodo e adatto alla stagione (si consiglia di vestirsi “a cipolla”), pranzo al sacco, acqua (almeno 1,5 L), macchinetta fotografica, cappellino da sole, telo pic-nic.

Programma di massima:

-ore 10.00: ritrovo ai nuovi parcheggi di via Mandolina a Calcata (VT);

-ore 13.30: pranzo al sacco nei prati;

-ore 16.00: passeggiata nel borgo e visita della mostra;

-ore 17.00: saluti.


Accompagnamento: Guida Ambientale Escursionistica.

Prenotazioni obbligatorie (entro le ore 19.00 del giorno precedente): 329-8194632.

Condizioni: iniziativa a numero chiuso (minimo 8, massimo 15 partecipanti); annullamento in caso di pioggia.



sabato 26 maggio 2012

Storia mitologica di Calcata... prima che nascesse l'uomo!

Paolo D'Arpini a Calcata

Spesso quando parlavo di Calcata agli amici che venivano a trovarmi non potevo far a meno di imbrogliarli, raccontando varie storielle attinte alla mia fantasia.

Io le chiamo “psicostorie”… ma a dire il vero non sono totalmente invenzioni della mia fervida mente immaginativa. Le mie narrazioni fanno riferimento a qualche fatto realmente accaduto, più che “bugie” potrei definirle “visioni dall’inconscio”.

Allora, dovete sapere, e questo sta scritto persino nei depliants del Parco del Treja, che l’acrocoro di Calcata fu scavato dal paleotevere, cioè Calcata era un’isola, come oggi lo è l’isola Tiberina, del fiume Tevere che migliaia di anni fa scorreva proprio in questa valle.

La valle del Treja dovrebbe chiamarsi “valle del Tevere” ma a causa di un terremoto o più probabilmente di un’eruzione dei vulcani Sabatini, il Tevere cambiò corso (passando dall’altro lato del monte Soratte) e Calcata rimasta quasi all’asciutto divenne l’impervia rocca che oggi conosciamo.

Chissà cosa sarebbe accaduto se non fosse andata così… molto probabilmente quell’isola che funse da volano per la nascita di Roma, ovvero l’isola Tiberina (che ricordiamolo era l’ultimo attracco e guado possibile prima che il Tevere confluisse nel Tirreno), avrebbe potuto essere la nostra Calcata e chiamarsi “Arx” (Arca), giacché –ricordiamolo ancora- i Falisci che fondarono quest’Arca di Luce che divenne Calcata, parlavano il latino, anzi sono gli unici e veri “latini” che abitavano tutta la bassa valle del Tevere sino ai sette colli di Roma.

Altri “latini” non esistono né sono mai esistiti, la cosiddetta patria dei Latini Albalonga è una bufala storica tanto per creare confusione sulla nascita di Roma, come la leggenda dell’arrivo di Enea. Insomma all’inizio c’erano solo i Falisci, tribù indoeuropee, che parlavano falisco (cioè il latino) e che convivevano con altre tribù consanguinee sabine e sannite. Anche i cosiddetti Etruschi erano essi stessi più o meno della stessa etnia e basta, anch’essi genti italiche indoeuropee dal punto di vista etnico ma che avevano assunto i modi e la lingua delle popolazioni anatoliche che giunsero sulle sponde tirreniche (poi dette appunto Etruschi o Tirreni), ne più ne meno come avvenne per i Cartaginesi i quali massimamente non erano altro che nord africani che avevano appreso i costumi e l’idioma fenicio (ma non prendete queste mie affermazioni come oro colato…).

Se ragioniamo bene scopriamo che egualmente avvenne per le popolazioni del Danubio (Dacia) che oggi chiamiamo “Romania”, i rumeni non sono altro che gli abitanti originari di quell’area che assunsero la lingua e la cultura romana. Insomma i Falisci sono i veri “Romani” e solo in seguito si tese a differenziarli in falisci, falisci capenati, latini ed infine romani. In verità sono i Falisci stessi che fondarono Roma, rinunciando all’etnia originaria assumendo una nuova identità giuridica e culturale. E c’è un’evidenza storica che avvalora questa ipotesi giacché i Falisci e la loro civilizzazione risale al villanoviano mentre Roma fu fondata solo nel 700 a.C.

La storia leggendaria della fondazione di Roma non è altro che il rifacimento della storia di Fescennium, la mitica prima città falisca, che l’archeologo inglese G. Potter, non impregnato di “romanismo”, scoprì durante i suoi scavi a Narce, Pizzopiede e Montelisanti, tre colline che circondano Calcata, nucleo portante della prima città policentrica “Arx”. Lo stesso processo fondativo, dopo molti secoli, avvenne sui famosi “sette colli” della città poi chiamata eterna.

Ma, qui ritorno alla psicostoria, la “città eterna” (se il Tevere non avesse cambiato il suo corso) avrebbe potuto essere Arx -ovvero Narce- (che è una storpiatura di Arx). Arrivo al dunque, ecco come ho immaginato questa trama…..

Calcata e Roma fra storia e psicostoria.

Ci sono due modi per osservare: dall’interno e dall’esterno. L’uomo si trova al centro dell’universo ed osserva il mondo che lo circonda ma, a sua volta, è osservato dal mondo. In che modo si svolge questo gioco? Ogni volta che rivolgiamo l’attenzione alle cose che ci stanno attorno stiamo osservando il mondo ed ogni volta che passiamo all’introspezione è l’universo nella sua interezza che osserva noi. Questo passatempo può avvenire solo attraverso la coscienza, infatti è solo tramite la “consapevolezza” che è possibile osservare colui che osserva. Per contemplare, appurato che è questa la qualifica essenziale della coscienza, occorre sempre un oggetto. Questo oggetto, o meglio il riflesso dell’immagine, è percepito nella mente. Essa ci permette di parlare e discutere, di presupporre ed inventare, di criticare e di accettare, ma è solo per mezzo di questa “parentesi” che è possibile circoscrivere e visualizzare quel che ci interessa.

Nel presente caso la storia che si dipana dalla coscienza è quella dei due modi di vedere. Due possibili destini a confronto. Per convenienza potremmo chiamarli “io e tu” e visto che son due possiamo anche dargli un sesso, allora diciamo che “io” è il maschio ed il “tu” in quanto altro, diviene femmina. Dico così non certo per maschilismo, soltanto perché nell’io c’è la qualità della penetrazione e dell’approfondimento, mentre nel tu c’è la vastità dell’accoglienza di ciò che deve essere conosciuto. In realtà “l’oggetto” non si stanca mai di essere osservato dal “soggetto” che, a sua volta, non fa altro che inventarsi nuovi metodi d’osservazione.

Nessuna meraviglia quindi, che l’oggetto sia spesso identificato con l’Universo intero, ovvero tutto ciò che esiste ed è conoscibile, mentre il “soggetto” (come un indomito ed infaticabile esploratore) si affanna continuamente a cercare diverse visuali e prospettive di investigazione. Ecco qual’è lo scopo dell’insaziabile penetratore dell’anima. Per tagliar corto, vi dirò che stavolta l’oggetto esaminato ha la forma di un uccello. Questo uccello è una rondine che si lascia seguire dallo sguardo. Essa è figlia di una figlia di una figlia… dalla figlia di una rondine antica che volò su questa valle, la stessa di quando le rondini non avevano ancora un nome e non c’era nessun uomo ad osservarle. Non di meno la valle era viva.

L’acqua di un grande fiume, che allora era il Tevere, aveva già scavato ed eroso le sue forre. Le pareti di tufo erano ricoperte di lecci, aceri, carpini e querce ed il fiume scorreva orgoglioso fra le gole delle tre colline, quelle che avrebbero dovuto ospitare. nei piani del giocatore originario, la sede di una futura civilizzazione: la città Faro di luce, la mitica Arx.

Le tre colline erano già levigate e gonfie di vegetazione e di vita, gli animali vi pascolavano felici e la proto-rondine le sorvolava, proprio come sta facendo la nostra rondine di oggi. Ma a quella sua lontana progenitrice sarebbe toccato di assistere ad un avvenimento che era destinato a cambiare la storia di quest’angolo di mondo. Uno degli ultimi vulcani attivi dell’apparato sabatino si risvegliò: la violenza dei suoi schizzi di cenere, fumo e lapilli oscurò il cielo. La terra tremò, le bocche vulcaniche eruttarono valanghe di lava, la quieta valle si spaccò, si fendette si accartocciò.

Per chilometri e chilometri la proto-rondine non riusciva a trovare riparo. Il fiume
ribolliva, le acque straripate non riuscivano più a cogliere l’alveo in cui riposare e continuare il percorso verso il mare.

Solo il monte Soratte, gigante di pietra, si ergeva in mezzo al marasma infernale, anch’esso sembrava tremare alla furia del fuoco ma rimase saldo, ebbe pietà di quell’uccello impaurito e del fiume sperduto ed offrì ad entrambi un fianco. Così fu che il Tevere cambiò il suo corso. E fu così che Roma venne poi fondata sui sette colli mentre le tre colline ospitarono una piccolissima “Arx”, cioè Narce, che diverrà poi Calcata, è rimase un minuscolo angolo di paradiso. Ora che, attraverso questa particolare “osservazione” spazio-temporale, ho raccontato il suo segreto la rondine sembra volersi vendicare gettandosi su di me, per tema che io tradisca la sua storia, ma voi avete già capito (e se non vi rimando all’inizio del racconto) che non deve essere mai, mai, mai…

Paolo D’Arpini

domenica 8 aprile 2012

Festa dei Precursori 2012 - Ventottesima Edizione - "Per festeggiare la nascita del Circolo Vegetariano VV.TT."

Visita all'orto del pero di Calcata, in una passata edizione della Festa dei Precursori di parecchi anni fa


Festa dei Precursori - Presentazione della Ventottesima Edizione: "Coltura e Cultura"

Siamo anche quest'anno nelle Marche, dopo il trasferimento del Circolo Vegetariano a Treia, a celebrare la 28a edizione della Festa dei Precursori, in cui si ricorda la nascita stessa del Circolo Vegetariano VV.TT. (fondato a Calcata nella primavera del 1984). Tra le finalità della nostra associazione vi sono temi che comprendono la spiritualità, la cultura e l'agricoltura ed aspetti connessi. Perciò la nostra festa sarà un revival in cui questi argomenti verranno trattati e rilanciati.

In considerazione che la crisi economica sta sgretolando le capacità produttive della società e osservando lo stato di degrado morale e culturale in cui la nazione è sprofondata è un imperativo improcrastinabile riportare in auge un'agricoltura bioregionale ed una cultura socialmente ecologica.


In seguito al propagarsi del sistema agro-industriale e delle necessità consumistiche della popolazione umana il consumo del territorio è cresciuto al punto di dover sostituire a boschi e foreste campi coltivati e pascoli, eliminando ogni competitore e appropriandosi di sempre maggiori quote dell'energia disponibile. Ma tale processo deprivato della considerazione olistica che il tutto compartecipa al tutto si sta dimostrando ora deleterio per la continuazione della vita sul pianeta. Infatti l'utilizzazione sconsiderata delle risorse e l'economia di mercato stanno mettendo a repentaglio sia la qualità della vita che le espressioni culturali e la sopravvivenza stessa dell'uomo e delle altre specie viventi.
Il bioregionalismo, l'ecologia profonda ed il vegetarismo si pongono come metodo ri-armonizzante della esistenza umana sulla terra, percependola come un insieme di relazioni armoniche fra il mondo vegetale, animale e minerale, e superando allo stesso tempo il concetto di etnia e di specie "privilegiata", come faremmo nella considerazione fisiologica di un organismo in cui ogni organo è utile e necessario al funzionamento totale.

Dal punto di vista della società produttiva le linee guida necessarie all'attuazione bioregionale sono: Mantenere e coltivare la biodiversità – e questo cominciando a promuovere la biodiversità delle sementi, passando da pratiche agricole basate sulla chimica e su un grande dispendio energetico a una produzione alimentare ecologica. Un'agricoltura che sia prudente nell'uso dell'acqua – la conservazione e il recupero dell'acqua dovrebbero essere gli obiettivi primari invece dell'irrigazione intensiva e dell'esaurimento delle risorse acquifere. Favorire i prodotti locali, biologici, freschi e di stagione, nonché le erbe spontanee. Queste azioni si sposano alla perfezione con alcune considerazioni concernenti vegetarismo ed ecologia profonda.

Ma non è tutto, è fondamentale che l'aspetto alimentare e produttivo non superi in importanza la parte culturale della manifestazione. Poiché la creatività, la fantasia, l'amore del bello, la capacità di esprimere concetti elevati, poesia, arte, musica, etc, sono una componente essenziale del vivere bioregionale. Persino la piccola produzione di manufatti necessari all'uso quotidiano hanno in sé un valore che supera l'utilità, infatti è importante riportare la capacità manuale dell'uomo verso una produzione che sia non solo utile ma anche estetica ed ecologica. Che dire poi degli aspetti spirituali e del processo narrativo che sta alla base della cultura umana? L'uomo è un animale sociale ed ha bisogno di esprimere le proprie emozioni in forme concrete, in piena condivisione con i suoi simili, e non attraverso scatole parlanti e piccoli schermi o con un sistema culturale massificato e finto...

Riportiamo quindi l'afflato poetico dell'uomo nel vissuto quotidiano.
Sulla base di questa premessa nasce l'esperimento della Festa dei Precursori di quest'anno, dal titolo "Cultura e Coltura", un appuntamento per la condivisone della cultura artistica e popolare, della produzione agricola biologica e di manufatti artigianali d'uso corrente.


Paolo D'Arpini
Presidente Circolo vegetariano VV.TT.


Caterina Regazzi e Francesca Salvucci, nella nuova sede di Treia del Circolo Vegetariano VV.TT., durante l'edizione del 2011 della Festa dei Precursori.

Con il patrocinio del Comune di Treia e della Proloco Treia (Loghi)

Circolo Vegetariano VV.TT. In collaborazione con: Gruppo Arti Applicate, Vivere con Cura, Vivere con Gioia, OLIS, European Consumers, Rete Bioregionale Italiana

Festa dei Precursori Ventottesima Edizione: “Coltura e Cultura”
Treia (Macerata) dal 5 al 13 maggio 2012


Programma generale:


Sabato 5 maggio 2012 – Sede del Circolo Vegetariano VV.TT., Via Sacchette 15/a, Treia (MC):
h. 14.30 – Partenza per escursione naturalistica nella campagna circostante il borgo, alla ricerca di erbe selvatiche, rose e fiori di campo. Accompagna Sonia Baldoni.
h. 17.00 – Inaugurazione di due mostre d'arte tematica: Sezione 1) “...e la Terra sentì nell'Universo...”, calligrafia e arte contemporanea, a cura del Gruppo Arti Applicate di Osimo - Sezione 2) “Arte nella natura”, foto e grafica a cura del Circolo VV.TT. Presentazioni a cura di Nazzareno Vicarelli e Caterina Regazzi
h.17.30 – Cerchio su “Cultura e Coltura”, cibo spontaneo e da agricoltura bioregionale, ecologia sociale, biospiritualità , etc. Interventi particolari: Alberto Meriggi, Italo Campagnoli, Umberto Rocchi, Sonia Baldoni
h. 19.30 – Brindisi e canto di buon augurio.

Domenica 6 maggio 2012 - Sede del Circolo Vegetariano VV.TT., Via Sacchette 15/a, Treia (MC):
h. 10.00 - Assemblea. Resoconto delle attività del Circolo vegetariano VV.TT. Testimonianze, memorie e progetti futuri.
h. 11.00 – Apertura del bazar artistico artigianale agricolo del libero scambio
h.12.30 – Pasto all'aperto conviviale con cibo vegetariano da ognuno portato
h. 16.00 – Esempi di ecologia casalinga e riciclaggio creativo. Interventi particolari: Antonio D'Andrea, Michele Meomartino, Lucilla Pavoni, Riccardo Oliva
h. 18.00 – L'arte del corpo, performance effimere di Fulgor C. Silvi e Giancarlo Pucci e Rossella
h. 18.30 – Brindisi di saluto

Sabato 12 maggio 2012 - Sede del Circolo Vegetariano VV.TT., Via Sacchette 15/a, Treia (MC):
h. 16.30 – Paolo D'Arpini narra la storia del Circolo. Segue Assemblea.
h. 17.30 – Serata dedicata al poeta Gianni Rodari. Presentazione del libro “L'Orecchio Verde” di Stefano Panzarasa (Edizione Nuovi Equilibri). L'autore racconta la sua esperienza e canta le poesie di Gianni Rodari da lui musicate. Un vero e proprio happening di poesie, musica e movimento corporeo.
h. 19.00 – Brindisi di buon auspicio con degustazione dolcetti vegani autoprodotti.

Domenica 13 maggio 2012 - Sede del Circolo Vegetariano VV.TT., Via Sacchette 15/a, Treia (MC):
h. 11.00 – Apertura del bazar artistico artigianale agricolo del libero scambio
h.12.30 – Pasto all'aperto conviviale con cibo vegetariano da ognuno portato
h. 15.00 – Passeggiata guidata nel borgo di Treia per conoscere il luogo e la sua storia
h. 17.00 - Cerchio su esperienze di agricoltura, apicoltura ed erboristeria. Interventi particolari: Francesca Pellegrino, Renzo Giuliodori, Felice Rosario Colaci
h. 18.00 - Condivisione poetica, performance canore ed altro ancora. Interventi particolari: bajan con Upahar Anand
h. 18.30 – Svernissage delle mostre con brindisi finale, baci ed abbracci

Artisti che partecipano alla Mostra: “...e la Terra sentì nell'Universo...”:
Morena Bonpadre, Marcello Diotallevi, Sabrina Franchini K. S. Frate, Jean Larcher, Manuela Magagnini, Katharina Pieper, Giancarlo Pucci, Fulgor C. Silvi, Luisa Urgias, Nazzareno Vicarelli

Artisti che partecipano alla Mostra: “Arte nella Natura”:
Nazareno Crispiani, Domenico Fratini, Gigliola Rosciani, Daniela Spurio


Durante i giorni infrasettimanali potranno esservi altri eventi di vario genere. Le mostre d'arte saranno visitabili nei giorni feriali dalle 16.30 alle 19.30, oppure su appuntamento.

Info: Paolo D'Arpini: circolo.vegetariano@libero.it – 0733/216293
www.circolovegetarianocalcata.it - http://bioregionalismo-treia.blogspot.it



Programma 2012: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/03/treia-dal-5-al-13-maggio-2012-la-festa.html

sabato 17 marzo 2012

Calcata, Mazzano ed il risveglio della valle del Treja...

Calcata nella Valle del Treja


Escursioni per tutti i gusti nel territorio dell’antico popolo dei falisci

Profumi, suoni, odori, colori ci dicono che la primavera è alle porte. Boschi e campagne si scaldano dopo il gelo dell’inverno e le nevicate più recenti. Il freddo intenso si stempera nell’aria frizzante di una primavera per ora solo annunciata.

Nel Parco della Valle del Treja la natura si prepara al risveglio primaverile. Nel tramestio del sottobosco si indovina l’attivismo di insetti e uccelli, le punte degli alberi mostrano i primi germogli. Il verde lucente delle chiome ci fa intuire che è prossima un’esplosione di colori. L’aria dei borghi medievali di Mazzano e Calcata non sa più di legna, è leggera e frizzante, tiepida e ancora umida.

Al Parco è pronto il programma delle prossime escursioni e sarà pubblicato nei prossimi giorni. Le visite guidate ci permettono di conoscere non solo i luoghi fisici, ma anche la storia e le particolarità dei luoghi, piante, fiori e corsi d’acqua. Con un calendario che si snoda da marzo a dicembre sono proposte decine di iniziative. Le escursioni sono state organizzate in collaborazione con l’associazionismo locale e prevedono la visita dei luoghi più interessanti, noti e meno noti, del Parco.

Le visite guidate si svolgeranno normalmente nell’arco della mattina, alcune tuttavia sono pomeridiane o notturne, altre si svolgeranno nell’arco di un’intera giornata.

“Il Parco del Treja si caratterizza sempre più per la promozione del territorio – sottolinea il Presidente dell’Ente Di Giovanni – con iniziative come quella del programma di visite guidate ‘Le storie di un fiume’ siamo certi di rispondere alla curiosità e all’interesse di tante persone che desiderano conoscere questi luoghi. Le storie, le leggende, la natura, la memoria, l’arte, la tradizione, la magia, in una stratificazione ricca e a volte insospettabile.”

Roberto Sinibaldi
www.parcotreja.it
sinibaldi@parcotreja.it
cell. 346 1739853
uff. 0761 587617

lunedì 23 gennaio 2012

Quando Calcata era Calcata... e Oriana Fallaci e Sandro Pertini erano una giornalista ed un presidente che rispondevano alla qualifica...

1973


Sì, ricordo i tempi in cui Sandro Pertini era Presidente della Repubblica, e sempre si levava nei nostri cuori un moto di orgoglio, in noi viaggiatori in contrade lontane, per quel Presidente di ognuno di noi. E chi non era soddisfatto di sentirsi ITALIANO nell'avere un Presidente così dignitoso e semplice, direi -in una parola- umano? E ricordo pure Oriana Fallaci, una vera giornalista, mica imboccata dal potere... no, una giornalista libera, con uno spirito laico. E ricordo pure, allorchè Lidia, che sotto mi scrive, veniva a trovarmi a Calcata, un paese che si stagliava come esempio di virtù sociale e culturale.. Insomma Calcata non viveva sugli allori era un luogo ed una comunità in pieno fermento creativo.... agli inizi...
Beh, la giovinezza è bella perchè è già trascorsa e possiamo ricordarcela bella com'era...

Paolo D'Arpini


Scrive Lidia:

"In questi ultimi tempi sono stata molto impegnata per tante cose, ma ti ho sempre nel cuore e leggo sempre il tuo giornaletto. Per quanto riguarda Nadia l'ho messa in contatto con la persona giusta ed ora dovrebbe riuscire a risolvere il problema.

In questi ultimi giorni mi sono ammalata e rileggendo un meraviglioso libro di Oriana Fallaci, una delle mie preferite, ho letto un brano di una sua intervista con il Presidente Pertini nel 1973 sulla libertà, e guarda che meravigliose parole che diceva 40 anni fa' e mai più attuali di ora:

Domanda di Oriana:

"Pertini, cosa significa per lei la parola socialismo?"

Risposta di Pertini:

"Significa libertà. E la libertà significa giustizia. Perchè non può esserci libertà senza giustizia sociale e non può esserci giustizia sociale senza libertà. Io sono socialista da cinquantacinque anni, cara Oriana, e mi sono sempre battuto per le riforme perchè l'essenza del socialismo è nelle riforme. Però se mi offrissero la più radicale delle riforme al prezzo della libertà, io la rifiuterei. Oh! non c'è nulla che può essere barattato con la libertà! Nulla. Io alla libertà non rinuncerò mai, mai! Detto questo, tuttavia aggiungo: io non posso contentarmi di una libertà in senso astratto, cioè della libertà di parlare e scrivere. Anche prima del fascismo avevamo la libertà di parola e la libertà di stampa: ce l'avevan concessa i regimi liberali. Ma per migliaia di contadini e di poveri quelle due libertà si risolvevano nella libertà di imprecare, morire di fame. Insomma erano libertà così insufficienti che il fascismo ce le portò via alla prima ventata di reazione. Perchè la libertà sia una conquista solida, bisogna che abbia un contenuto sociale. Bisogna che affondi le sue radici in seno alla classe lavoratrice. Bisogna che effettui le riforme, che annulli le sperequazioni... Ma come è possibile che certi dirigenti statali vadano in pensione con un milione e mezzo al mese mentre altre categorie ci vanno con trenta e anche quindicimilalire? Che me ne faccio della libertà con quindicimilalire al mese?...

Domanda di Oriana:

"Pertini io temo che gli italiani non sappiano vivere nella libertà"

Risposta di Pertini:

"Ah questa frase! Meno brutalmente me l'ha detta anche l'ambasciatore inglese. E io le rispondo ciò che ho risposto a lui: in Inghilterra la libertà dura da secoli, in Francia se la sono conquistata attraverso tre rivoluzioni e noi...cosa abbiamo avuto noi al posto di Cromwell e delle rivoluzioni francesi? L'unità d'Italia ci venne solo nel 1870 quando annullammo lo Stato pontificio. Il suffragio universale ci venne solo nel 1910. Al Parlamento i socialisti cominciarono ad entrarci solo quando ci entrò Pietro Chiesa. E in più ci sono stati vent'anni di fascismo, cioè di diseducazione politica. Alla libertà vera il popolo italiano si affacciò solo nel 1945. Ma sono passati venticinque anni, replicherà lei. Oriana, cosa sono 25 anni per educare un popolo alla libertà? cosa sono di fronte ai secoli di libertà in cui sono stati educati gli inglesi ed anche i francesi? Non v'è dubbio che il popolo italiano abbia ancora incrostazioni fasciste. Non v'è dubbio che le incrostazioni fasciste siano nella polizia. Sono perfino nella Magistratura, nella scuola. E i ragazzi che escono da tale scuola, i ragazzi che crescono in tale società non possono certo risultare uomini liberi e ben formati. Ci vuole pazienza perbacco! Lei è troppo impaziente. Vedrà che le nuove generazioni saranno più capaci di vivere nella libertà. Ah io credo nei giovani...."

ecc.. ecc... non è straordinaria questa intervista?"

mercoledì 18 gennaio 2012

Villa San Giovanni in Tuscia, 28 gennaio 2012 - Eugenio De Vito, il gioco della danza.... ed un amarcord

Chitarra e salterello - Disegno di Chiara Ferrara


Ante scriptum

Avevo già "declassato" il programma che segue, solo perchè si chiedono 10 euro di partecipazione... Ma poi ci ho ripensato, in fondo anche i danzatori debbono campare e non saranno quei 10 euro a rovinare un bilancio. Il fatto è che anch'io amo, forse dovrei dire amavo, la danza.. I primi anni della mia permanenza a Calcata, dal 1977 al 1983 circa, ogni sera o quasi c'era qualcuno che si metteva a suonare la chitarra, magari anche la fisarmonica (erano specialisti Zì Pietro e Paolino), qualcun altro tirava fuori gli immancabili tamburi, tamburelli e nacchere.. ed ecco lì che il popolo iniziava a danzare. Più che altro balli popolari, of course, saltarelli e danze in cerchio, ma lo sfogo era assicurato.. A fianco dei suonatori fiaschi e fiaschi di vino sempre riempiti di fresco in modo da non far mancare il carburante, sia ai musicanti che ai danzanti. Insomma comparando i prezzi di allora con quelli di adesso mi sa che il costo del vino ed i 10 euro chiesti da Eugenio, di Villa San Giovanni in Tuscia, stanno sullo stesso piano, pareggiano il conto....
Poi, lo confesso, a Villa San Giovanni in Tuscia non ci sono mai stato, forse non l'ho mai nemmeno menzionata nei miei scritti.. ed allora ho voluto rimediare... rilanciando le notizie sotto riportate, ricevute pel tramite degli amici bioregionalisti Marco e Marina di Blera (Blera sì che la conosco, ci ho pure fatto un paio di feste all'aperto)...

Paolo D'Arpini
http://www.circolovegetarianocalcata.it/paolo-darpini/

...............

Sabato 28 Gennaio 2012, dalle 16,00 alle 19,00 - Centro Polivalente Villa San Giovanni in Tuscia, seminario "IL GIOCO DELLA DANZA"

La cosa più importante che vorrei trasmettere, con questo breve incontro, è che la danza, come il teatro, è un gioco. Non è un gioco per femmine piuttosto che per maschi, o per persone particolarmente dotate o solo per chi è giovane.

Invece è un gioco aperto a tutti, che comprende diversi elementi: il corpo, il movimento, il contatto, la relazione con lo spazio e con gli altri. Ma anche l'immaginazione, l'ispirazione, l'improvvisazione, le emozioni che ci attraversano e di cui possiamo, anzi, dobbiamo fare uso per nutrire il movimento.

Poi, ma questa è già un'idea più personale, la danza è qualcosa che si fa prima di tutto in gruppo, a contatto con gli altri, un momento di scambio e condivisione. Dopo, magari, si arriva anche a fare un assolo, ma solo se uno ne ha voglia e sente di avere qualcosa da dire con il suo movimento. Perché secondo me la danza, come il teatro, esiste per comunicare.

Per questo il programma prevede tanti assaggi di lavoro sul corpo, soprattutto in gruppo, dunque:

- muoversi nello spazio, usando il pavimento come un alleato, imparando ad andare a terra e rialzarsi senza fare fatica;

- muoversi a contatto con gli altri, sfruttando tutte le possibilità del corpo;

- disegnare lo spazio;

- uso consapevole del respiro, del peso, allineamento del corpo e movimento confortevole;

- il coro danzante, ovvero nutrire il gruppo con il movimento, con le pause, con le suggestioni.

I linguaggi del corpo che userò si rifanno a diverse tecniche che ho studiato nel corso degli anni, tra cui: floor work, contact improvisation, release tecnique, yoga, clown, teatro fisico, maschera neutra.

Vi aspetto!

Eugenio Di vito


Nota aggiunta - La mia formazione.

Danza contemporanea con Susanna Odevaine, Anna Paola Bacalov, Simonetta Alessandri, Paola Rampone, Diana Damiani;
Ashtanga Yoga con Roberto Quintili; Verticalismo e metodo biotransazionale con Daniele Sardella e Ketty Russo; workshop e seminari intensivi con: Geordie Cortes Molina, Vera Mantero, Giovanna Agostini, Yasmine Godder, David Zambrano, Luic Touzé, Giovanna Velardi, Giorgio Rossi, German Jauregui Allue, Marco Torrice;
Teatro fisico, gestuale, maschera neutra con Isaac Alvarez; voce con Daniella De Panfilis;
Canto con Sonia Cannizzo, corpo e voce con Moss Beynon Juckes, Heini Kunari;
Clown teatrale con Gonzalo Alarcon, Pierre Byland, Stefano D'Argenio, Emanuele Av

Il seminario è aperto a tutti!



Per info e prenotazioni: 3294155464, info@tempocreativo.it
(La quota di partecipazione è di 10 euro)

martedì 10 gennaio 2012

Tevere e Regione Tiberina Patrimonio UNESCO - Adesioni

Vista di Calcata nella valle del Treja


Ante scriptum
Come ricorderete avevamo dato anche noi (come Circolo Vegetariano VV.TT.) l'adesione al comitato per il riconoscimento della valle del Tevere in quanto bene dell'umanità.. (https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=calcata%20valle%20del%20tevere%20unesco), poichè Calcata è una perla che si trova sulle sponde del Treja, un affluente del Tevere, oggi riceviamo l'annuncio che le adesioni sono già arrivate a quota 2.000, certo non sono poche ma sarebbe meglio che fossero di più.
Qui dabbasso potete leggere come fare per aderire e far aderire...
(Paolo D'Arpini)

.......

Trascorse le festività, facciamo il punto sulle adesioni al Comitato Promotore per candidare “Tevere e regione Tiberina” a Patrimonio dell’Umanità UNESCO: ebbene, non siamo ancora alla cifra tonda delle prime 2.000 adesioni, ma non manca molto !!
L’obiettivo – come già ricordato in passato – è di almeno 10.000 adesioni, considerando i circa 60.000 contatti abituali via Portale http://www.unpontesultevere.com/ e Newsletter.

I “canali” per questo obiettivo parziale sono stati:
- contatti personali per la formazione del primo Nucleo del Comitato (http://www.unpontesultevere.com/pdf/nucleo_U.pdf), con Vannino Chiti, Sergio Conti, Luigina Di Liegro, Enzo Foschi, Franco Salvatori, Antonello Venditti e tanti altri, fra cui circa 50 Sindaci, compreso quello di Roma Capitale;
- adesioni tramite schede distribuite nel corso della presentazione del “Call for Ideas: dalla sperimentazione all’attivazione di politiche per la governance territoriale del Tevere e della regione Tiberina”, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica (http://www.unpontesultevere.com/index.php?option=com_content&view=article&id=608&Itemid);
- adesioni on-line nell’apposita Sezione del nostro Portale (http://www.unpontesultevere.com/index.php?option=com_content&view=article&id=630&Itemid=74). Le adesioni sono giunte non solo dalle 6 Regioni del Bacino del Tevere; le molte da “oltre-Tiberina” danno anche un bel segno di coesione su un valore condiviso.

Prosegue – fra l’altro – il nostro programma “Il Tevere nel Centocinquantenario: un Fiume di Storia”, segnalato sul Portale, per non limitare il messaggio a un giorno o a un anno: potremmo dire che per la regione Tiberina ogni giorno dal 2011 al 2020 è un Centocinquantenario, visto il ruolo-chiave di questi territori per tutto il periodo dal 1861 fino a Porta Pia e all’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia nel 1870.

Buon prosieguo di 2012 Consorzio Tiberina – Agenzia di sviluppo per la valorizzazione integrale e coordinata del Bacino del Tevere

martedì 3 gennaio 2012

8 gennaio 2012 - Passeggiata da Calcata al Soratte




Da Calcata al Soratte

Scrive Avventura Soratte: "8 gennaio 2012. Partenza h. 10 da Calcata (Parcheggio Mandolina). Splendida escursione invernale nel Parco Valle del Treja che, attraverso un percorso ad anello immerso nella lussureggiante vegetazione dell'area protetta, ci permetterà di ammirare una grande varietà di ambienti: nella prima parte dell'itinerario, selvaggia, ombreggiata ...e di rara bellezza, scenderemo nella spettacolare forra incisa dal fiume, che costeggeremo per un buon tratto. Successivamente, risaliremo fino a sbucare lungo una strada di campagna tranquilla e soleggiata, tra noccioleti ed uliveti, sotto l'egida del Soratte, la cui mole, quieta e maestosa, ci accompagnerà fino al punto di partenza. Escursione: dislivello: 200 m; difficoltà: media; durata: 6,5 h (con soste e spiegazioni); lunghezza: circa 12 Km; bambini 10 anni: sì, se accompagnati da un adulto; cosa portare: scarpe o scarponcini da trekking (presenza di tratti fangosi), abbigliamento adatto alla stagione, pranzo al sacco, acqua, macchinetta fotografica, telo pic-nic. Prenotazioni: 329.8194632 o info@avventurasoratte.com"

Programma di massima:

-ore 10.00: ritrovo (massima puntualità) ai nuovi parcheggi di via Mandolina a Calcata (VT);

-ore 10.15: inizio escursione guidata;

-ore 13.30: pranzo al sacco;

-ore 16.30: saluti.

mercoledì 28 dicembre 2011

Madeinem - Made in Emilia Romagna, terra di sapori terra di cantautori - Prossimi eventi 2012


Calcata Fiera delle Arti Creative


Ante scriptum

Alcuni giorni fa, poco prima di Natale, abbiamo fatto un incontro a casa di Maria, dell'azienda agricola La Bifolca di Vignola, membro di Agriobio E.R., per parlare di attuazione bioregionale e di come coniugare il bioregionalismo con la cultura locale. A raccontare la loro esperienza, oltre ad Aldo, Caterina, Maria, etc. c'era l'organizzatore del Madeinem, Fabrizio Dal Borgo, il quale ci ha parlato della sua avventura di cantatutore dialettale e del suo tentativo di coniugare canti popolari e agricoltura ed artigianato locale. Il suo è un progetto bioregionale degno di nota, che andrebbe proposto e rilanciato in ogni bioregione italiana, in modo da coniugare "cultura e coltura".

Ricordo che tale esperimento era stato da noi tentato anche in un incontro bioregionale tenuto a Calcata alcuni anni fa.. (alla fiera delle arti creative) in cui l'esposizione di prodotti agricoli e artigianali era abbinata a canti e poesie tradizionali e dialettali. Ciò non toglie nulla alla originalità del progetto Madeiner che è nato spontaneamente ed autonomamente qui in Emilia Romagna senza che nulla sapessimo l'uno dell'altro... Evidentemente questo è un filone "spontaneo" che chiama attenzione nell'attuazione del bioregionalismo.

Così, ammucchiati vicino ad una stufetta a legna, con davanti un piatto di polenta e lenticchie ed un insalatina di verza di campo, la descrizione degli eventi passati e dei progetti futuri è andata avanti.. Ovviamente Fabrizio è stato invitato a partecipare all'Incontro Collettivo Ecologista che si terrà ad Aprilia il 23 e 24 giugno 2012, per allietare le serate con la sua chitarra e le sue canzoni emiliane.

Paolo D'Arpini

Ed ora ecco una presentazione di Madeinem

Madeinem (che sta Made in Emilia Romagna) si propone di creare relazioni, gettare ponti e mettere in rete cantautori indipendenti, prodotti biologici, tradizionali, e saperi tipici del territorio emiliano romagnolo. Madeinem è un festival itinerante, una carovana di musica, sapori, tradizioni, che porta di città in città, di paese in paese, i migliori prodotti dell'eccellenza e del talento emilianoromagnolo, i valori della solidarietà dei gruppi d’acquisto solilale, l’impegno dei produttori e dei trasformatori biologici, la fede dei cantautori indipendenti.


Questo è il primo scopo di MADEINEM: mettere in rete il talento del territorio, in questo caso dell’Emilia Romagna, e la sua creatività, la socialità, il gusto per la buona vita, la buona tavola, il buon vino, la solidarietà conviviale o la convivialità solidale da cui nascono le nostre eminenze e le tipicità.


Madeinem ha realizzato finora, con il Patrocinio e la collaborazione dei Comuni di Maranello, Fiorano Modenese, Sassuolo, Scandiano diverse attività, e per l’anno 2012 ha già in serbo numerose sorprese.
Prossime attività programmate:
• Maranello: 13 aprile 2012
• Fiorano: 11 maggio 2012
• Sassuolo: data da definire


Fabrizio Dal Borgo - fabriziodalborgo@gmail.com

giovedì 22 dicembre 2011

Anthony Ceresa: "La parola, i suoi significati ed i suoi usi... nel bene e nel male"

Calcata spruzzata di neve


Carissimi Paolo e Caterina,

Nell'ultimo scritto mi avete chiesto dove mi trovo. Sono cittadino del mondo e dopo aver lavorato nei cinque continenti,
sono rientrato a Milano dove vivo con la famiglia. Non conosco Treia, ma sono stato a Tarquinia e a Viterbo tantissimi anni fa, dove al teatro di Viterbo avevo visto i 10 Comandamenti. Siamo sempre più prossimi alle Festività di fine Anno e colgo l'occasione per rinnovare a Voi tutti i miei migliori auguri. Invio un altro scritto che sottopongo al Vostro Giudizio.
Cordialmente Anthony Ceresa.


Mia rspostina: "Caro Anthony, i tuoi scritti non hanno bisogno di essere vagliati, sono sempre interessanti ed in tema con il discorso dell’ecologia e della chiara visione.. Treia si trova nelle Marche, la terra di origine di Caterina in cui ora vivo. Ma sono statao per 33 anni in provincia di Viterbo, a Calcata, che forse conoscerai.. Ti rtingrazio per gli auguri che contraccambio.."

............

IL BUONO E IL CATTIVO USO DELLE PAROLE.

Se analizziamo il significato profondo delle parole, molto probabilmente troveremo le ragioni del perché le parole trovano o non trovano il senso logico nel capirsi, pur parlando il medesimo linguaggio. L’Ingrippo sta nel fatto che è usanza sparare parole secondo le proprie condizioni di vita, senza guardare indietro, dove esistono tante realtà in profondo contrasto con la visione superficiale giudicata dall’esterno.

Le parole hanno portato il nostro Paese al default, che attualmente dall’alto cercano di manovrare, nascondere, rattoppare, mettendo ulteriormente in crisi i cittadini di quello che fu il Bel Paese, dove le cause malefiche stanno proprio nelle parole senza valore, vendute a caro prezzo.

Parole, tante parole provenienti dal Quirinale, dal Governo, dal Parlamento, dal Senato, dalle Province, dai Professori, delle quali potremmo fare a meno per risanare i danni compiuti dalla Politica.

Il benestante che fa la voce grossa perché il destino lo ha privilegiato, messo a confronto con il bisognoso, il quale si vergogna di farsi sentire per non umiliare ulteriormente il suo io e la sua famiglia, perché dinnanzi alle sofferenze gli hanno insegnato a pregare e non ribellarsi all’ingiustizia.

Un detto millenario tramandato attraverso le generazioni, comprova che la parola arriva più lentamente allo scopo, se coinvolge la necessità di soldi, non per il Bunga Bunga o per i vari sprechi del Potere, ma per la sopravvivenza dei cittadini, terminando quasi sempre con una silenziosa azione di disinteresse.

Se il Premier Monti avesse a cuore la rinascita del Paese, avrebbe iniziato a ripulire il marciume Istituzionalizzato che offende l’Italia e i suoi cittadini, invece di seguire il programma dell’oste, il quale aggiunge acqua al vino per far quadrare i conti.

In un momento poco felice del nostro Paese, bisognerebbe che ognuno coltivasse nel giardino di casa, piante selezionate per il sostentamento delle proprie necessità alimentari, oppure rifornirsi direttamente dal Contadino, per risparmiare.
I Politici si fanno strada con le parole e nel loro sparlare non sempre riusciamo a trarre il senso logico dell’intero discorso, perché la Politica è niente altro che il brain storming del singolo individuo, condizionato dal suo personale ragionamento sugli interessi di parte, ricorrendo all’astrattismo delle parole, le quali dipendono in primo luogo dallo stato di benessere che deforma il pensiero, seguendo gli interessi dei tempi.

Pagare oltre misura i servitori dello Stato è controproducente, per il fatto che crea una situazione di superiorità nel prevalere sugli altri, mentre come servitori dovrebbero usare rispetto e devozione.

Immaginate un Politico che nel suo modo di vedere i numeri, tenta di parlare di scienza matematica, di cui la più schiacciante realtà la troviamo nel debito Pubblico del nostro Paese, trascinato per decine di anni come risultato dell’incapacità di vedere le cifre nella giusta dimensione e poi furbescamente incolpare la crisi, o i vicini di casa. Se al posto della Francia e della Germania avessimo come vicini il Burundi o il Ruanda, ebbene la colpa sarebbe caduta immancabilmente su questi due Stati.

L’uso manovrato delle parole come giustificazione individuale di interesse, possiamo rilevarlo dal presente esempio: un tizio come tanti altri, che per tutta la vita si è macchiato dei peggiori crimini contro i propri simili, va in Chiesa a convincere il suo Dio, cercando di discolparsi con le parole, sostenendo che i suoi peccati considerati comuni nel nostro tempo, non meritano nessun castigo e le eventuali colpe se c’é ne sono, possono essere graziate con una semplice preghiera fatta di altrettante parole, per ripulire la coscienza seguita dalla assoluzione impartita da un altro peccatore, provetto parlatore, magari uno di quelli abituati ad approfittare dei bambini e delle donne sposate in cambio di una caramella.

Le Parole non sono soltanto un modo di esprimersi, di chiedere o di condannare, ma con il regresso della Civiltà, hanno oltrepassato i confini dell’etica Politica e Commerciale, creando per tradizione la virtù dell’onorevole infedele, che si è arricchito carpendo la fiducia altrui con promesse e continui auspici di speranza tendenti a raggirare i credenti, i bisognosi, i deboli.

Con le parole si scrivono anche poemi, lettere e poesie a rappresentare l’anima dello scrittore, a volte piacevoli ed altre meno e dimostrano l’effetto delle parole sul modo di sentirle, di esprimerle o di interpretarle.
Si dice che le parole spezzano i ponti, spostano le montagne, volano alla velocità del pensiero, mettono fine ai rapporti di amicizia e sono spesso causa di rivendicazioni e guerre.

Ma esistono anche le parole usate con garbo, l’espressione gentile, pesate e setacciate con rispetto prima di essere pronunciate, possono costruire simpatie e molto di più, far sbocciare un amore.

La ricorrenza del Natale, fra le tante verità, rappresenta anche il significato della purezza da salvaguardare, che si manifesta nei neonati e nei bambini, la continuità della vita che senza parole apre i cuori alla speranza di un mondo migliore, dove gli adulti possano imparare dalle non parole un sentimento profondo e reale della nostra esistenza.

Anthony Ceresa - a.ceresa2002@libero.it

venerdì 16 dicembre 2011

Capranica (Vt) - Chinotto Neri... una storia lunga centinaia di chilometri...

"Il secondo incantesimo" - Dipinto di Franco Farina

Ricordo bene l'azienda delle acque minerali Neri di Capranica, che conoscevo sin da bambino per via del Chinotto (se non c'è l'8 non è chinotto) che amavo tantissimo. Poi passando per andare da Calcata a Viterbo per diversi anni vedevo lo stabilimento chiuso e negletto, fallito..? non so.., che troneggiava silente lungo la strada Cassia. Il posto d'onore per le acque minerali era stato preso nel frattempo dall'Acqua di Nepi (oggi una multinazionale che esporta soprattutto nei paesi arabi) e così l'acqua di Capranica, pur frizzantina, non era quasi più ricordata. Un bel giorno, in seguito a manovre regionali sotterranee della R.L., che stava rivedendo le concessioni minerarie, appresi che la vecchia Neri era stata acquistata da un'azienda del sud (quanto a sud non si sa.. nei vicoli del popolo si parlava di sud profondo e..), con sede però a Salerno. Per un po', a partire dal 2000, la produzione allo stabilimento di Capranica riprese con foga.. Ma adesso pare che tutto l'impianto verrà spostato nel salernitano, per misteriose ragioni di convenienza.. (un mistero irrisolto, alcuni danno la colpa anche all'inquinamento da arsenico delle acqua capranichesi che non sarebbero più adatte per farne bevande)... Insomma Chinotto Neri a-richiude, per lo meno a Capranica... E gli operai? Ci informa Doriana Goracci di Capranica che potranno andare a lavorare a Salerno, se vogliono.. oppure...

Paolo D'Arpini

Chinotto Neri... una storia lunga centinaia di chilometri


Immaginate che vi dicessero: il vostro posto di lavoro può rimanere tale, solo se fate a vostre spese i bagagli e vi trasferite a qualche centinaio di chilometri da casa vostra…Questo succede a 12 famiglie di Capranica, paese in provincia di Viterbo, da dove sto scrivendo perchè ci risiedo: “Capranica è il paese delle acque, apprezzate da Petrarca nel suo soggiorno del 1337, ospite di Orso Anguillara…”
Ecco la notizia del 15 dicembre 2011, che si poteva apprendere al TG 3 e dalla stampa locale on line, come a me è accaduto: ‘‘Chinotto Neri: lavoriamo per salvarla”. Il sindaco di Capranica ha incontrato sindacati e lavoratori per scongiurare trasferimento in Campania dello stabilimento produttivo della storica aziendaTrattative in corso per salvare il posto di lavoro dei 12 dipendenti della Chinotto Neri, storica azienda di Capranica, che dal 31 dicembre sarà dismessa con il trasferimento della produzione della famosa bevanda dalla Tuscia a Buccino, in provincia di Salerno. La decisione è stata comunicata ieri mattina dalla proprietà ai sindacati e ai lavoratori, che immediatamente sono entrati in sciopero, e da subito l’amministrazione comunale si è attivata per tentare di risolvere la situazione molto critica. “Ieri pomeriggio c’è stata una riunione con sindacati, lavoratori e proprietà – ha commentato il sindaco di Capranica Paolo Oroni – in cui sono state attivate le trattative per cercare di salvare il posto di lavoro dei dipendenti. Fra le varie ipotesi messe in campo c’è quella degli ammortizzatori sociali e non si esclude il possibile intervento di altre aziende sul territorio, ma è ancora presto per dirlo. Stiamo verificando tutte le opzioni, ma da parte del Comune c’è la massima volontà di assistere i lavoratori e le loro famiglie: in tempi brevi, comunque, si dovrebbe giungere ad un accordo”. La Chinotto Neri fu fondata nel 1949 da Pietro Neri, imprenditore che decise di produrre e lanciare una bevanda che somigliasse per colore alle bibite statunitensi che giungevano nel dopoguerra in Italia ma con un sapore originale. Il successo dell’azienda fu talmente tanto che vennero lanciati sul mercato altri tre prodotti: l’Aranciosa, la Gassosa e il Limoncedro, presenti insieme al Chin8 nel contenitore televisivo Carosello. L’azienda è stata poi rilevata dalla Ibg Sud Spa, che possiede lo stabilimento produttivo in provincia di Salerno, dove era disposta a trasferire i dipendenti di Capranica, i quali però, hanno rifiutato il trasferimento dal momento che loro famiglie si trovano nella Tuscia.” Da Doriana Goracci di Capranica

martedì 25 ottobre 2011

Calcata, 1 novembre 2011 - Visita al Fosso del Peccato




CALCATA: PARCO VALLE DEL TREJA, ESCURSIONE AL FOSSO DEL PECCATO ED A PIZZO PIEDE, SUI RESTI DI UN ANTICO TEMPIO...


L’Associazione Culturale “Avventura Soratte”, in occasione della festa di Ognissanti, propone un’avvincente escursione autunnale nel Parco Valle del Treja. Attraverso un percorso immerso nella lussureggiante vegetazione dell’area protetta, in questa stagione ricca di colori, seguiremo il corso del Fosso del Peccato, che incide una spettacolare forra. Proseguiremo quindi verso il panoramico colle di Pizzo Piede, dove anticamente ...sorgeva un tempio, probabilmente dedicato ad Apollo, in diretta corrispondenza panoramica con il monte Soratte. Nei dintorni è possibile osservare numerose tombe a camera, alcune delle quali ancora in ottimo stato di conservazione. Al termine della passeggiata, adatta anche ai bambini, si consiglia di fare una visita a Calcata Vecchia, borgo arroccato su di una rupe tufacea (vedi foto) e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, il cui centro storico è davvero incantevole.


Prenotazioni obbligatorie: 329.8194632 o info@avventurasoratte.com.

Programma riassuntivo:

ore 9.30: ritrovo al parcheggio di Calcata Nuova (VT);
ore 9.45: inizio escursione guidata;
ore 13.30: saluti.





Ass.ne Cult.le "Avventura Soratte"
Sant'Oreste sul Soratte (RM)
Web: www.avventurasoratte.com
E-mail: info@avventurasoratte.com
Cell: 329-8194632

lunedì 11 luglio 2011

Tuscia - Rete di Salvaguardia del Territorio per la difesa dell'ambiente paesistico - Petizione



La Rete di Salvaguardia del Territorio, sta continuando il suo percorso di sensibilizzazione della popolazione della Tuscia, la lotta per il territorio è appena iniziata. Chiediamo la tua partecipazione ed il tuo supporto.
Sottoscrivi la petizione, una singola voce non arriva ai palazzi della pubblica amministrazione.

L’Italia avrebbe dovuto imparare la lezione dei precursori nell’utilizzo di grandi impianti industriali di industrie da eolico e fotovoltaico, MA SOPRATTUTTO AVREBBE DOVUTO IMPARARE LA LEZIONE ALLA LUCE DEL DISASTRO AMBIENTALE E DEL CONTRIBUTO NULLO DEGLI IMPIANTI IN PUGLIA, SARDEGNA E SICILIA. QUANTI IMPIANTI SONO STATI COSTRUITI? QUANTI DI QUESTI PRODUCONO, E QUANTI INVECE SONO FERMI? DA DOVE SONO ARRIVATI I CAPITALI DELLE AZIENDE D’IMPIANTO? INFILTRAZIONI MAFIOSE? QUANTO PRODUCONO QUESTI IMPIANTI? QUAL’E’ IL CONTRIBUTO REALE AL FABBISOGNO ENERGETICO LOCALE E NAZIONALE? PERCHE’ GLI INCENTIVI ITALIANI SONO I PIU’ ALTI IN EUROPA PER QUEST’IMPIANTI?

In tutto il percorso autorizzativo degli impianti industriali da rinnovabili i cittadini, scientemente, non sono stati messi a conoscenza degli iter autorizzativi, nè tantomeno dei progetti, della loro entità e dell’impatto sui luoghi e sull’economie locali. La mancanza di rispetto del diritto dei cittadini locali da parte delle amministrazioni, nel coinvolgimento e nell’informazione, previsti a norma di legge per queste tipologie d’industrie, è, soprattutto alla luce dei fatti ormai noti di errori grossolani di progettazione e di anomale omissioni e dimenticanze, vergognosa.

Stiamo presidiando Piansano, situazione emblematica ed esempio di ciò che accadrà a tutto il territorio: la popolazione locale ancora attende gli sviluppi dell’impianto, anche se il cantiere procede spedito e tra poco svetteranno 21 torri eoliche alte 130 mt vista Lago.

Molti altri fronti si sono aperti: sottostazione, di raccordo per gli impianti, a Tuscania; c.ca 2800 ettari, con progetti alla V.I.A., di terreni agricoli vincolati per 20 anni ad impianti dalla dubbia produttività ed utilità.
I comitati stanno affrontando un impegno gravoso ed oneroso ed hanno bisogno del tuo aiuto, sottoscrivi.

http://www.retesalvaguardiaterritorio.it/?page_id=429

Con l'adesione del Circolo Vegetariano VV.TT.

domenica 22 maggio 2011

Calcata.. il luogo degli specchi!


(Quel che resta di me a Calcata...)

In questi giorni ho ricevuto varie email da un certo Edward Dallal, statunitense, il quale mi diceva di essere interessato a girare un documentario su Calcata. Egli voleva rivolgermi delle domande sulla nascita del “fenomeno Calcata”… soprattutto in chiave spirituale… Beh… Non so se ci siano molte persone abitanti nel borgo antico che siano chiaratamente interessate alla spiritualità.. Alcune ce ne sono, come ad esempio l’amica eggittologa Athon od i miei colleghi del Teatro Cinabro, e sicuramente i miei figli e nipoti e l’artista Sofia Minkova.. Sì alcuni ce ne sono.

Ma Calcata viene descritta in modi molteplici dai media che continuamente se ne occupano o se ne sono occupati, a volte si da importanza agli aspetti “culturali” altre a quelli ambientali ed altre ancora all’esperimento sociale in corso…

Ad esempio mi è capitato di visitare Lazionauta, un blog in cui si parla dei piccoli comuni del Lazio, ma ho notato alcune “imperfezioni” nella storia pubblicata su Calcata. D’altronde la cosa è avvenuta anche in altri siti, magari pure “ufficiali”… Perciò ho sentito il bisogno di dire ancora una volta la mia in merito al paesino che mi ha visto compartecipe della sua realtà così a lungo…

Ringrazio comunque tutti coloro che a vario titolo hanno voluto rivolgere un’attenzione al borgo in cui ho vissuto gli ultimi 35 anni e di cui sono stato uno dei primi scopritori o ri-abitante.. (pur non volendo fare la parte di quelli che hanno “scoperto l’America..” che era già abitata da popolazioni originarie…).

Vorrei comunque precisare che l’etimologia del nome Calcata, secondo me, deriva dal fatto che è costruita su un basso acrocoro nella valle del Treja ed è “schiacciata”, ovvero più bassa di tutto il circondario.. Infatti da Calcata vecchia non si può osservare altro orizzonte che quello delle alture che la sovrastano. Il fatto è che l’acrocoro in questione era anticamente un’isola del paleo Tevere e la valle del Treja fu in realtà scavata da quel fiume.. che poi cambiò corso e andò a scorrere dall’altro versante del Soratte.

Ho qui un raccontino adatto a descrivere Calcata:

VIAGGIO BREVE A CALCATA

Si potrebbe chiedere “chi non conosce Calcata?” Un paesino di cui persino in India han parlato, che ha avuto momenti di grande fama in tutto il mondo in seguito alle iniziative qui portate avanti. Ma la storia della Calcata che conosciamo, è relativamente recente, l’inizio risale agli anni ’60 in cui avvennero tre cose fondamentali:

1) Fu costruita una strada ed un viadotto che collega il borgo al resto del mondo;
2) Una spedizione archeologica diretta dal Potter, studioso inglese del territorio etrusco , rinvenne sulle tre colline di Narce, Pizzopiede e Montelisanti un insediamento di 4 mila anni fa, di cui l’acrocoro di Calcata era il centro sacrale;
3) Inizia il lento spopolamento ed abbandono da parte della comunità originaria che si trasferisce in un paese nuovo, appositamente costruito a monte del borgo.

Da quel momento il borgo viene lentamente “colonizzato” da cercatori di ogni genere che convivono con i pochi paesani rimasti i quali non avendo altro desiderio che
“morire dov’erano nati” interloquiscono fortemente con i nuovi venuti, trasmettendo loro un’importante eredità culturale.

Ma cominciamo dall’isolamento di Calcata che restò irraggiungibile, se non a dorso di mulo od a piedi, per un periodo lunghissimo di tempo, questo fatto contribuì alla conservazione della cultura originaria del luogo che poi fu trasmessa dai vecchi calcatesi ai nuovi venuti. Infatti quando all’inizio degli anni ‘70 arrivarono quei nuovi viandanti (tra cui il sottoscritto) essi trovarono una tradizione intonsa basata su modi di vita e costumi Falisci.

Evidentemente Calcata è stata scelta dal destino, dopo essersi resa invisibile per migliaia di anni, per manifestare il massimo della visibilità. Ed è ciò che è avvenuto a partire dagli anni ’80 sino ad oggi.

Calcata è ormai un mito, come la magica Shangrilla sui monti del Tibet, che appare e scompare a seconda di chi la cerca. Ed ora avviene, inevitabilmente, che l’immagine di Calcata sia utilizzata per creare una valvola di sfogo a questa società in declino.

Calcata è vista come il luogo della fantasia, della libera espressione, dell’alternativo possibile… C’è assolutamente bisogno di questo messaggio rassicurante, come “ultima illusione” per mantenere la fiducia della gente nel presente. Se non vi fossero degli spiragli -come Calcata- di cui poter dire “ancora si può vivere liberamente in questo mondo”, la società non avrebbe più speranza… (visti i tempi che corrono). Purtroppo questa immagine, per essere funzionale al contesto sociale in cui viviamo, ha bisogno di molti specchi che la rendano interessante.

Così questo piccolo lumicino di cultura ed intelligenza che veramente “è” (o “era”) Calcata, viene magnificato e contorto da una moltitudine di specchi che ne riflettono le diverse caratteristiche.

Gli specchi sono tanti e pieni di luminarie, il vero lume è uno solo e completamente nascosto dagli specchi. Solo un messaggio pulito ed onesto, teso a liberare la possibilità irradiativa della luce stessa, farà si che l’esperimento vissuto a Calcata possa manifestarsi come indicazione di un percorso per “salvare” la specie umana, un tentativo grandioso ma modesto, senza fanfare né riconoscimenti ufficiali, in cui il buon esempio sia il col-legante sociale. Una società dell’apprendimento evolutivo continuo. Od almeno così mi auguro… Considerando che a Calcata, da quando mi son trasferito a Treia, ho lasciato la mia progenie….

Paolo D’Arpini

domenica 24 aprile 2011

Pasquetta 2011: da Calcata a Civita Castellana - Passeggiata naturalistica lungo l'antica via Narcense



Una passeggiata immersa nella storia e nella natura

Per gli amanti della natura e delle escursioni, lunedi 25 aprile alcuni membri dell’Associazione Culturale Argilla di Civita Castellana, percorreranno a piedi il tratto della Via Narcense, partendo da Calcata fino ad arrivare a Civita Castellana.

Per tutti coloro che vogliono partecipare a questa interessante escursione, l’appuntamento è previsto per lunedì 25 aprile, ore 9,00, presso i parcheggi Belvedere di Civita Castellana (precisamente in Via Roma, in prossimità del Forte Sangallo).

Si tratta di un affascinante itinerario di trekking legato alle magnifiche forre del fiume Treja. Il percorso, frequentato sin dai tempi preistorici, permetteva di raggiungere Civita Castellana ad il Tevere. Oggi ospita vegetazione spontanea e animali selvatici, insieme a suggestive memorie storiche e artistiche.

È previsto il pranzo a sacco ed è, inoltre, consigliato attenersi al seguente abbigliamento per escursioni:

• giacca impermeabile. Una volta piegata occupa poco spazio nello zaino;

• una maglia sottile a maniche lunghe, da tenere a contatto di pelle;

• pantaloni lunghi per riparasi dai graffi e da punture di insetti;

• scarponi alti che proteggono la caviglia;

• cappello da sole con la visiera;

• zaino comodo, con buoni spallacci, che non uccida la schiena;

• kit di pronto soccorso con i farmaci personali,

• una borraccia.


Buona escursione a tutti!

mercoledì 13 aprile 2011

17 aprile 2011 - Il nostro amico bosco - Passeggiata sui pendii boschivi a confine fra Calcata e Faleria



“Il Nostro Amico Bosco” ha organizzato, per domenica 17 aprile 2011, una visita guidata all’interno del Bosco di Fogliano, località Quarto di Mezzo a Faleria (VT). (La località è confinante con il Parco del Treja di Calcata n.d.r.)

La giornata è aperta a tutti senza limite di età giacché il percorso si sviluppa su un ampio e facile sentiero di circa 7 km complessivamente. Lo scopo è quello di far conoscere il Bosco e la sua natura, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare al rispetto del territorio e degli ecosistemi naturali in esso contenuti.

I minori dovranno obbligatoriamente essere accompagnati da genitori o persone delegate, la cui presenza si rende inoltre necessaria per la condivisione di un’attività comune.

Equipaggiamento consigliato:
zainetto, merenda, pranzo, acqua, cappellino, giacca antipioggia, quaderno e colori, busta in plastica per i rifiuti ed una macchina fotografica per immortalare alberi, arbusti, fiori ed i momenti trascorsi insieme.

Attività previste:
introduzione al disegno naturalistico; letture sul bosco; riconoscimento di fiori, piante ed arbusti; racconti di castelli e regine; pensieri , poesie ed emozioni da condividere; visita guidata siti archeologici; giochi ed attività.

Gli organizzatori sono unicamente ideatori dell’iniziativa.
I partecipanti attestano di essere in grado di superare le normali difficoltà intrinseche nella natura del bosco sollevandoli da qualunque responsabilità su eventuali incidenti o imprevisti diversi.

════════════════════════════════════════════════════════
PROGRAMMA:

ore 8.30 davanti l'ingresso del bosco (barra alla fine della strada della Banditaccia).
ore 9.00 inizio del percorso.
ore 12.30 cerimonia per un “Essere Vivente di Riguardo”.
ore 13.15 pranzo.
ore 14.30 attività all'aria aperta.
ore 17.00 verso il ritorno...

════════════════════════════════════════════════════════

Per qualsiasi informazione rivolgersi a:

Armando Marchesini 338.2392469 armamari@libero.it
Marco Corradi 335.1882262 marco65@hotmail.com
Sergio Cecchini 347.4426711 dojokoshiki@libero.it

lunedì 21 marzo 2011

Calcata è sempre Calcata... ed il Teatro Cinabro lo conferma!



Calcata è sempre Calcata...

Son contento di aver ricevuto questo bell'articolo in cui si parla in termini amorevoli della mia bella Calcata.. Sì è vero, l'ho abbandonata, e senza rimpianto, ma come si dice “ogni amore nella nostra vita è sempre unico... anche se trascorso”, così è per me Calcata. In fondo ho contribuito anch'io a renderla quella che è oggi e se c'è qualcuno, come Benito Lorenzi, che sa apprezzarne la magia... meglio ancora!
Inoltre, sono doppiamente contento poiché sono un “vecchio teatrante” e la menzione al Teatro Cinabro, che contribuii a fondare e nel quale ho recitato piacevolmente, doppiamente mi giova e mi rallegra....

Benito Lorenzi, ha scritto su Melting Pot: " Calcata è sempre Calcata. Non per quell'aria pseudo hippy che qualcuno crede ancora di poter trovare. Nemmeno per i romani che nel fine settimana l'affollano. Calcata, più che altro, è uno stato dell'anima (e poi se magna bene) " E’ uno stato dell'Anima. Cosa lo rende tale? Gli "pseudo hippy"? Dove si prende la patente da vero hippy? Dovrei saper definire cos'è un hippy per rispondermi, forse non sono solo i capelloni della pubblicità di una nota bevanda nata nella patria che meglio s’identifica con la libertà. I "romani"? Qualcuno alla ricerca del Gange vicino casa... viene sulle sponde del Treja, a volte con comportamenti "liberatori" diversi da quelli interpretati nel resto della settimana. Sul se magna bene...gusti... Di cosa è fatta un Anima se non di tutto ciò di cui la stessa si nutre: perciò del sottofondo dello scorrere del Treja, della luce del sole che si riflette sul tufo e che al tramonto brilla tra cartacce e bottiglie vuote, dalle attrazioni circensi e dall’odore d’aglio soffritto emanato dai circoli culturali, dai "romani" e dagli "indigeni della riserva" e…. Girando tra le viuzze oggi sono entrato direttamente nell'Anima o se preferite nell'inconscio di questo circo. Dietro una porticina minuscola che non sai cosa nasconda, ho trovato quello che io volevo da Calcata, qualcosa che altrove da Calcata non c’è e che v’invito domenica prossima a viverlo. Un teatro di dodici metri quadri; il teatro del Cinabro, tre attori in tre atti unici di Anton Cechov, "l’amore è cieco" www.teatrocinabrocalcata.blogspot.com/
Al termine dello spettacolo, lasciato un contributo, sono andato via da Calcata. Calcata dreaming. Importante interpretare i sogni ma non tentiamo di materializzarli.



Nella foto soprastante una scena di Agenzia Fregoli di Totò e Bel Ami, nell'arrangiamento libero del Teatro Cinabro, che mi ha visto nella parte femminile della chanteuse Lulù Fleurette, al mio fianco a sinistra Giovanni Paiola, nella parte del gigolò.
Paolo D'Arpini

Altri articoli sul Teatro Cinabro:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=teatro+cinabro

giovedì 30 dicembre 2010

Il Sole Invitto, la Notte senza Tempo e l’Epifania della natura!



Il Sole Invitto, la Notte senza Tempo e l’Epifania della natura!

Conosciamo tutti il significato che la religione cattolica ha dato alla festività dell’Epifania, ma forse non tutti sappiamo che dietro la storpiatura che ha trasformato il termine Epifania in “Befana”, c’è una serie di tradizioni antiche che sono riuscite, faticosamente, a sfidare i millenni ed a giungere fino a noi.
L’origine della Befana è nel mondo agricolo e pastorale. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura di Madre Natura. In questa notte Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.

Per meglio capire questa figura dobbiamo andare fino al periodo dell’antica Roma. Già gli antichi Romani celebravano l’inizio d’anno con feste in onore al dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell’anno) e alla dea Strenia (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste feste erano chiamate Sigillaria; ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d’argilla, o di bronzo e perfino d’oro e d’argento. Queste statuette erano dette “sigilla”, dal latino “sigillum”, diminutivo di “signum”, statua. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti. Questa tradizione di doni e auguri si radicò così profondamente nella gente, che la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina.

In molte regioni italiane per l’Epifania si preparano torte a base di miele, proprio come facevano gli antichi Romani con la loro focaccia votiva dedicata a Giano nei primi giorni dell’anno
Giano Bifronte.

Usanza antichissima e caratteristica è l’accensione del ceppo, grosso tronco che dovrà bruciare per dodici notti. E’ una tradizione risalente a forme di culto pagano di origine nordica: essa sopravvive l’antico rito del fuoco del solstizio d’inverno, con il quale si invocavano la luce e il calore del sole, e si propiziava la fertilità dei campi. E non è un caso se il carbone che rimane dopo la lenta combustione, che verrà utilizzato l’anno successivo per accendere il nuovo fuoco, è proprio tra i doni che la Befana distribuisce (trasformato chissà perché in un simbolo punitivo).

La tradizione è ancora conservata in alcune regioni d’Italia, con diverse varianti: a Genova viene acceso in alcune piazze, e l’usanza vuole che tutti vadano a prendere un tizzone di brace per il loro camino; in Puglia il ceppo viene circondato da 12 pezzi di legno diversi.

In molte famiglie, il ceppo, acceso la sera la sera della Vigilia, deve ardere per tutta la notte, e al mattino le ceneri vengono sparse sui campi per garantirsi buoni raccolti.

In epoca medioevale si dà molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell’Epifania è anche chiamata la “Dodicesima notte”. È un periodo molto delicato e critico per il calendario popolare, è il periodo che viene subito dopo la seminagione; è un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne.

Nell’antica Roma Diana era non solo la dea della luna, ma anche la dea della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale. All’inizio Diana e queste figure femminili non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane e per rendere più credibile e più temuta questa condanna le dichiarò figlie di Satana! Diana, da buona dea della fecondità diventa così una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne alla testa delle anime di molte donne stimola la fantasia dei popoli contadini. Diana, Dea della Caccia, della Luna, delle partorienti.

La Befana è spesso ritratta con la Luna sullo sfondo. Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Nasce anche da qui la tradizione diffusa in tutta Europa che il tempo tra Natale ed Epifania sia da ritenersi propizio alle streghe. E così presso i tedeschi del nord Diana diventa Frau Holle mentre nella Germania del sud, diventa Frau Berchta. Entrambe queste “Signore” portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è prepotente e violento. Si spostano volando o su una scopa o su un carro, seguite dalle “signore della notte”, le maghe e le streghe e le anime dei non battezzati.

La Festa della Dodicesima Notte ispirò tra gli altri William Shakespeare che scrisse la omonima commedia che ebbe la prima rappresentazione il 6 Gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra. Daniel Maclise: La Dodicesima Notte, Malvolio e la Contessa.
Strenia, Diana, Holle, Berchta,… da tutto questo complesso stregonesco, ecco che finalmente prende il volo sulla sua scopa una strega di buon cuore: la Befana. Valicate le Alpi, la Diana-Berchta presso gli italiani muta il suo nome e diventa la benefica Vecchia del 6 gennaio, la Befana, rappresentata come una strega a cavallo della scopa, che, volando nella dodicesima notte, lascia ai bambini dolci o carbone. Come Frau Holle e Frau Berchta, la Befana è spesso raffigurata con la rocca in mano e come loro protegge e aiuta le filatrici.

Nella Befana si fondono tutti gli elementi della vecchia tradizione: la generosità della dea Strenia e lo spirito delle feste dell’antica Roma; i concetti di fertilità e fecondità della mite Diana; il truce aspetto esteriore avuto in eredità da certe streghe da tregenda (spostamento); una punta di crudeltà ereditata da Frau Berchta. Ancora oggi un po’ ovunque per l’Italia si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso: il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera strega, anche la Befana viene qualche volta bruciata…

Ed una memoria aggiunta: “Frau Holle e le sue compagne…” Ecco le Belle che mi piacerebbe incontrare la dodicesima notte….

Da quando tornai al mio castello di Calcata, decisi di festeggiare l’ultimo giorno dell’anno "La Notte senza Tempo" con una passeggiata notturna nella natura che finisce poi in un Tempio, che è una grotta, con il fuoco acceso e con canti magici… Tutto ciò assomiglia enormemente ad un viaggio iniziatico di ritorno alle origini naturali ed alla comunione orgiastica con le forze primordiali della vita.

Altrettanto feci con la ricorrenza dell’Epifania. Invece di immaginare una vecchiaccia che scende dal camino a portare carbonella e fuliggine, pensai ad una “sfilata delle befane”, tutte belle e sane! Così per diversi anni a Calcata-Mancia abbiamo festeggiato con queste tradizioni. Da quando venni ad abitare in questa valle che mi venne l’ispirazione di ripristinare la festa pagana chiamata “Befana”. La feci rivivere come una processione di donne in costume, tutte bellissime, sia pur mascherate e vestite di stracci per non farsi riconoscere dal volgo ignorante. Queste belle donne scendevano dal piano del paese nuovo sino al vallone del paese vecchio, dove anticamente c’era la tradizione del Sabbat, e qui in un orgiastico raduno offrivano i loro doni ai maschietti, anziani o bambini che fossero. Poi una delle Befane, la più bella e dolce, veniva scelta dal popolo ed era incoronata “Regina delle Befane”.

Conservo ancora delle immagini fotografiche di questa festa, che di religioso nel senso cristiano del termine aveva ben poco, alcune befane giungevano in calesse, altre seguivano a piedi ancheggiando.

Ma le cose belle durano sempre poco e questa consuetudine della processione delle belle Befane rivisse solo per alcuni anni e poi ritornò nel limbo dei ricordi ancestrali. L’anno scorso di tutte le befane attese solo due sono giunte ad evocare quelle fate: colei che impersonava la Befana degli animali, che ha distribuito cibo alle bestie della valle del Treja ed una dolce fatina befanina con le calze, la sciarpa ed il berretto rosso ed il sorriso felino da donna intrigante, che ha rallegrato il cuore dei bimbi e dei più grandicelli che vedevano in lei la dispensatrice dell’amore….

Quest'anno il rito della Notte senza Tempo e della passeggiata notturna di fine anno si svolge a Spilamberto (Modena) lungo il corso del fiume Panaro, mentre l'Epifania la vivremo a Treia (Macerata), Caterina ed io, passeggiando sotto le rupi del borgo e distribuendo briciole di pan secco agli uccellini... chi volesse partecipare telefoni al 333.6023090

Paolo D’Arpini