giovedì 9 dicembre 2010

Viterbo - Giovanni Faperdue alias Savonarola risponde a Mario Bracci Devoti in merito alle Masse di San Sisto

Foto Aerea dell'area termale di cui si parla nel testo.

Il sig. Mario Bracci Devoti, in un suo scritto un po’ farneticante, si chiede come mai Giovanni Faperdue odi (parola molto grossa) le Masse di San Sisto ed il suo popolo.

Siccome per mia natura non conosco e non ho mai conosciuto questo sentimento, che ritengo non degno di una persona normale, istruita ed equilibrata, mi sento però in dovere di dare una riposta. A mio parere quello che il sig. Bracci interpreta come odio (forse c’è una coda di paglia?), è solo la divulgazione di notizie, che io nella mia veste di giornalista, appassionato di termalismo, faccio molto spesso. E a questo proposito nessuno può innervosirsi se io parlo anche delle Masse di San Sisto. Perché ne parlo senza odio, senza livore, solo nell’esercizio del diritto di cronaca, portando a conoscenza dei miei lettori, fatti e situazioni, così come sono. Per confermare come io abbia a cuore tutti gli utilizzatori di quella piscinetta, ho anche suggerito di rendere l’ingresso libero e passare la gestione al Comune di Viterbo.

Sarebbe il modo migliore per regolarizzare tutto e rendere un vero servizio a tutti gli utilizzatori. Poi, in questa nuova situazione, se qualcuno in modo volontario volesse contribuire lo farà in maniera libera e non obbligatoria. Oggi invece vi è costretto: o paghi la tessera o non entri.

Tra l’altro il sig. Bracci mi accusa anche di avere partecipato alla riunione tenutasi in Regione il 19 novembre u.s. e di avergli anche impedito di partecipare. Probabilmente mi ha scambiato per qualcuno molto importante che ha tutti questi poteri. Tutto non vero. Tutto assurdo e farneticante. Comunque per rispondere appieno, svolgerò la tesi su questi tre temi che ritengo attinenti: storico, legale e fiscale con una curiosa appendice.

Profilo storico:
Ribadisco che l’acqua che alimenta la piscinetta delle Masse di San Sisto è la perdita del pozzo perforato dalla Terni negli anni 50. Quando quel pozzo fu sigillato con il getto di un cappello di cemento, la chiusura riuscì male e rimase un piccolo pertugio, dal quale ancora oggi, defluisce un rivolo d’acqua. L’emergenza ricca di storia a cui fa riferimento il sig. Bracci nella sua lettera, è quella del “Bagnarello” che è situata a 400 metri di distanza in direzione nord, su terreni limitrofi, fuori da quello gestito dalle Masse di San Sisto. L’ing. Conforto della Soc. Terni, nella sua relazione sul foro di San Sisto scriveva: “Durante il periodo di erogazione (20 giorni) di acqua calda e gas dal foro, si è notata la scomparsa della sorgente termale “il Bagnarello”…”. Fatta chiarezza sulla storia non ci rimane che raccomandare al sig. Bracci di documentarsi meglio prima di scrivere cose inesatte, e tendenti solo ad avvalorare (pro domo sua) una storia blasonata che in realtà c’è, ma non riguarda quella perdita del pozzo Conforto, bensì la fonte del “Bagnarello”.

Profilo Legale
Già nel 2006 la Regione Lazio in una sua lettera indirizzata al Comune di Viterbo e per conoscenza al Comando Generale della Guardia di Finanza, alla ASL di Viterbo e infine alla Procura della Repubblica di Viterbo, lamentava l’esercizio di attività termale abusiva in località Le Masse di San Sisto. Nella lettera si comunicava che il 10 febbraio 2006 era stato contestato alla Soc. Antiche Terme Romane e Associazione culturale le Masse di San Sisto l’infrazione all’art.13 della L.R. 90/8, per avere le stesse, esercitato un’attività ascritta ad una vera e propria attività termale, senza le dovute autorizzazioni regionali e igienico-sanitarie.

La lettera continuava informando il Comune di Viterbo che nel corso di un sopralluogo effettuato il 14 giugno 2006, è risultato che l’attività termale in questione continuava ad essere esercitata in spregio all’ordinanza impartita e alla normativa vigente. La lettera si chiudeva raccomandando al Comune di Viterbo di volere provvedere. Questo in sintesi il contenuto della missiva. della quale conservo una copia, nel caso che qualcuno volesse consultarla. Per quello che mi riguarda vorrei rimarcare che nella mia vita ho sempre cercato di stare lontano da gruppi, associazioni o persone, che non agiscono nella piena legalità. So bene che spesso le persone che la pensano come me, non sono bene accette in certi ambienti, e talvolta vengono anche etichettati con il termine Savonarola; ma nella vita ognuno opera le scelte che ritiene più congeniali, alla sua persona e soprattutto alla sua coscienza.

Tra l’altro lei sig. Bracci saprà senz’altro che Savonarola non sopportava la miseria degli uomini dediti alla delinquenza, alle ruberie e alle prepotenze in genere. Se è questo che lei intende dandomi questo nome, ne sono ben felice, e la ringrazio, perché nella vita c’è chi sceglie di operare alla luce del sole e lavorare guadagnando onestamente, e chi invece si appropria con prepotenza di risorse regionali, in contrasto con le leggi vigenti, senza alcun titolo, e le sfrutta facendone oggetto di lucro.

Appartengono a questa categoria quelle persone che pensando di farla franca, gestiscono una risorsa mineraria facendo pagare un biglietto a tutti gli utilizzatori. Poi non completamente soddisfatti, costruiscono abusivamente delle casette, perché ne hanno bisogno per i loro affari, e se ne infischiano di chiedere le regolari concessioni edilizie, prima di iniziare la costruzione. E’ come se questi individui fossero avvezzi ad operare in dispregio delle leggi e dei regolamenti, perché poi la colpa di tutto è del sindaco che non concede i permessi e della Regione che non regolarizza l’abuso.

Mi torna alla mente l’episodio di quel detenuto che fu intervistato e alla domanda: “Lei perché si trova qui?” rispose: “Perché non hanno ancora fatto un condono”. Mi dispiace quindi per il sig. Mario Bracci Devoti, ma io non appartengo a quel tipo di persone, che pur di avere una tessera onorifica, si adattano ad una situazione che non è legale. Perciò, per quanto riguarda la tessera di socio onorario, sarò felice di poterla ritirare solo se (e quando) le Masse di San Sisto, avranno tutte le autorizzazioni per lavorare legalmente nel settore del termalismo.

Profilo Fiscale
Dal momento che per entrare a fare il bagno alle pisci netta delle Masse di San Sisto è necessario prendere obbligatoriamente la tessera di socio (con un costo di 30 euro), e poi ogni anno si deve anche versare un contributo fisso di rinnovo di 20 euro, ci farebbe piacere conoscere quanto ha incassato questa associazione che vanta 10.000 associati (ma qualcuno sostiene che in realtà siano 25.000 e anche di più) in tutti questi anni e, naturalmente, quante tasse ha versato all’erario.

Ci scrivono…
Un ex frequentatore delle Masse di S. Sisto ci scrive: “A me ed altri ci hanno 'sbattuto fuori' (dall’Associazione) perché ritenevamo inconcepibile fare pagare 7 nuove tessere ad una comitiva di giapponesi che avrebbero preso l'aereo per casa di lì a poco, e che volevano soltanto 'assaporare' l'acqua per paragonarla alla loro. Il giro di tessere è quindi altissimo e questo è proprio il ricco periodo dei rinnovi che preme al caro Mario (Bracci Devoti). In una pagina web tale 'associazione culturale' dichiarò 25mila tesserati”. Un altro frequentatore ci comunica: “La tessera di adesione per i nuovi soci è di 30 euro ed i rinnovi ne costano 20. Non so se quest'anno ci saranno ancora aumenti, mi aggiornerò e te lo farò sapere”.

Commiato
In conclusione, certo di aver soddisfatto tutte le sue curiosità, ribadisco che non odio e non ho mai odiato nessuno, ma quando abbraccio una causa nella quale credo, come quella di contribuire a mettere ordine nell’utilizzazione dell’acqua del Bullicame, in modo che tutti rispettino le regole, mi creda lo faccio con le migliori energie di cui dispongo. Tanto le dovevo e (senza odio) la saluto.

Giovanni Faperdue

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