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sabato 21 aprile 2012

"Viterbo: aprile dolce dormire .... per vegliare non c'è più alcun luogo" - L'ultimo cinema è stato chiuso... per curia

Cinema Trieste, chiuso per curia....

Un epitaffio corto: "Il Trieste viveva, è morto!" (Saul Arpino)

Sì, anch'io sono stato al cinema Trieste di Viterbo, tantissimi anni fa, dove avevamo organizzato un incontro per parlare di Bioregionalismo e di habitat naturale della Tuscia. I sedili erano un po' sgangherati ma almeno ci sentivamo a casa, in un ambiente non troppo pretenzioso, dissimile dalla grande sala della curia o del palazzo dei papi. I papi di Viterbo, ah, sì, ricordo tre anni fa quando venne il papa Ratzinger ed il comune addirittura costruì un grande palco solo per fargli recitar messa e arringare i fedeli, nel campo dell'ex gazometro, dove prima si era stabilita una comunità alternativa. La comunità alternativa fu appositamente sfrattata per far posto al papa... Chissà quale sarà lo scopo recondito della chiusura del Cinema Trieste, che alla curia appartiene? L'ultimo cinema di Viterbo diventerà "luogo di culto" o sala giochi per videogames? Non sappiamo ancora cosa decideranno i preti ed i vescovi.

Nel fratetmpo per solidarietà culturale con i vecchi gestori dell'ex cinema teatro si è svolto il 21 aprile, giorno di luna nera, un "mesto funerale della cultura di Viterbo"... (Paolo D'Arpini)


Cronaca di un funerale culturale

La storiaccia comincia così..: ”Lunedì 2 aprile il Cinema Trieste ha chiuso i battenti in quanto non è stato rinnovato il contratto d’affitto da parte della Curia di Viterbo ai gestori Paolo e Michele Sessa. Senza spiegazione alcuna si è tolto a Viterbo l’ultimo spazio teatrale agibile e sala cinematografica di quartiere da dopoguerra ad oggi. Di fatto, la chiusura del cinema Trieste rende ancora più evidente la totale mancanza di spazi per la cultura in una citta capoluogo di provincia come la nostra. Basti pensare ai luoghi storici, chiusi o inagibili (Teatro San Leonardo, Cinema Corso, Metropolitan, Azzurro, Teatro comunale dell’Unione e molti altri), tolti pian piano alla collettività senza un’alternativa per i cittadini e le associazioni teatrali, culturali, cinematografiche che esistono a Viterbo e si trovano senza più un luogo dove poter continuare le loro attività.Per questo si è formato il Comitato spontaneo di cittadini al fine di informare la popolazione, sensibilizzarla sulla decadenza e la caduta di tutti gli spazi dedicati alla cultura a Viterbo.

Il “cinema Trieste” ha chiuso. Ora la città di Viterbo non ha più cinema, né teatri. Nessuno spazio per la cultura nella città, che è capoluogo dei provincia nel Lazio e che conta 69 mila abitanti. Ai cittadini orfani di uno spazio in cui esprimersi altro non restava che celebrare “Il funerale della Cultura”, che si è svolto sabato 21 aprile. Il corteo è stato silenzioso, di quel silenzio che risuona nelle menti e fa male. Al funerale, hanno preso parte: registi, attori, professori universitari, studenti e semplici cittadini. Un corteo laico e simbolico, che ha attraversato la città con fiaccole, dedicando soste e racconti mirati davanti a quei cinema e teatri che ora sono chiusi. La cultura nella città dei papi non è più di casa. Il cinema Trieste, uno spazio di proprietà della Curia, sarà utilizzato forse per dire messa. Quello che prima era un centro vitale e propulsivo nella diffusione della cultura tra giovani e non, mancherà ai cittadini di Viterbo.

Ora non esistono più spazi che siano aperti tutto l’anno a disposizione delle associazione e delle realtà che della formazione dei ragazzi hanno fatto negli anni il loro punto di forza. Già i preziosi siti archeologici del Teatro Romano di Ferento e del Castel d’Asso erano stati abbandonati a sé stessi, mentre il Museo Civico sarà smembrato, l’ennesimo simbolo della cultura che nella città viene meno.

AGGIORNAMENTO dell'ultima ora:

600 partecipanti alla manifestazione del comitato ”Cinema Trieste aperto”
VITERBO – ”Una città senza cultura è una città senza futuro”. Con questo slogan è partito da piazza Adolfo (quartiere ellera di Viterbo) il ”Funerale della cultura”, la manifestazione ideata dal comitato ”Cinema Trieste aperto – Spazi alla cultura”.Il percorso della manifestazione ha toccato tutti i luoghi di Viterbo in cui in passato si è prodotta cultura e che ora per diverse motivazioni sono chiusi: sono stati citati gli altri cinema ora non più aperti al pubblico (Azzurro, Lux, Metropolitan), il teatro San Leonardo, il cinema teatro ”Genio”. La lunga marcia funebre è passata per piazza del Plebiscito ed è sceso anche il sindaco Marini che nei giorni scorsi si aveva parlato di vitalità della cultura viterbese.
Proprio nel cuore della città i partecipanti hanno inscenato un flash mob: tutti giù per terra mentre suona una sirena che indica pericolo. Il corteo ha poi attraversato Corso Italia per terminare di fronte al teatro dell’Unione, simbolo della chiusura degli spazi culturali.La processione funebre si è ingrossata con il passare del tempo: 600 i partecipanti in rappresentanza delle oltre cinquanta associazioni (Camerata polifonica viterbese, compagnia teatro popolare ”P. Liuzzi” di Caprarola, compagnia teatrale ”I giovani”, per citarne alcune) che hanno aderito facendo sentire la vicinanza agli ideatori di questa camminata che celebra un vero e proprio lutto. Ma anche tante famiglie, tanti bimbi. Comune denominatore il colore nero, simbolo della tristezza che porta la mancanza di qualcosa a cui si tiene molto.
Come hanno più volte affermato i componenti del comitato spontaneo contro la chiusura del cinema Trieste, l’obiettivo è della manifestazione è ”sensibilizzare l’opinione pubblica non solo sulla chiusura del Trieste, ma sulla mancanza di luoghi culturali a Viterbo. L’importanza del teatro non sta solo nella produzione di spettacolo, ma nella qualità degli stessi, nella forza che il teatro possiede di aggregazione e socializzazione. Vorremmo che da quest’inverno della cultura che stiamo vivendo si possa passare ad una primavera in cui posano fiorire tutti gli spazi e i luoghi culturali”.Tra i tanti che hanno partecipato anche Laura in rappresentanza dei ragazzi che stano occupando il teatro ”Valle” di Roma: ”Questo corteo funebre dà a noi che occupiamo il Valle la forza di andare avanti – ha detto – sono dieci mesi che siamo dentro, ma mai come in questi momenti siamo vicini a tutte quelle realtà che combattono per il bene comune. Il teatro è una piazza di incontro e di scambio di relazioni. Prendiamoci in mano la nostra vita – ha concluso – immaginare un futuro diverso non è impossibile”.La fame di cultura e sapere è stata saziata da tanti cittadini comuni che hanno seguito la manifestazione e che si avvicinavano agli organizzatori per chiedere i motivi della scelta di celebrare il funerale.

Grande commozione alla fine quando ha parlato Elda Martinelli che dell’associazione ”Teatro di carta” che all’interno del Trieste svolgeva la sua attività: ha ringraziato tutti i ragazzi e i genitori che ”in questi venti anni hanno permesso che crscesse e si sviluppasse la grande esperienza del Teatro di carta.

Doriana Goracci


Com'era un dì... oggi è chimera


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Commento del Sindacato ISA: “AFFRANTI DAL DOLORE, IL SINDACATO I.S.A. SI ASSOCIA ALLA PERDITA DELL’IDENTITA’CULTURALE A VITERBO PER CHIUSURA CINEMA TRIESTE “ Anche il sindacato I.S.A., sentendo quanto qui di sopra riportato, inorridisce al pensiero di perdere un pezzo di storia. E in maniera vibrata, ci associamo ed eleviamo il nostro sgomento, nel pensare in questo momento, quante persone del luogo sia morti che vivi, si staranno girando e rigirando chi nelle tombe chi nelle proprie abitazioni, ponendosi delle domande: ma se veramente Dio esiste, a quale Dio bisogna credere?“

venerdì 16 dicembre 2011

Capranica (Vt) - Chinotto Neri... una storia lunga centinaia di chilometri...

"Il secondo incantesimo" - Dipinto di Franco Farina

Ricordo bene l'azienda delle acque minerali Neri di Capranica, che conoscevo sin da bambino per via del Chinotto (se non c'è l'8 non è chinotto) che amavo tantissimo. Poi passando per andare da Calcata a Viterbo per diversi anni vedevo lo stabilimento chiuso e negletto, fallito..? non so.., che troneggiava silente lungo la strada Cassia. Il posto d'onore per le acque minerali era stato preso nel frattempo dall'Acqua di Nepi (oggi una multinazionale che esporta soprattutto nei paesi arabi) e così l'acqua di Capranica, pur frizzantina, non era quasi più ricordata. Un bel giorno, in seguito a manovre regionali sotterranee della R.L., che stava rivedendo le concessioni minerarie, appresi che la vecchia Neri era stata acquistata da un'azienda del sud (quanto a sud non si sa.. nei vicoli del popolo si parlava di sud profondo e..), con sede però a Salerno. Per un po', a partire dal 2000, la produzione allo stabilimento di Capranica riprese con foga.. Ma adesso pare che tutto l'impianto verrà spostato nel salernitano, per misteriose ragioni di convenienza.. (un mistero irrisolto, alcuni danno la colpa anche all'inquinamento da arsenico delle acqua capranichesi che non sarebbero più adatte per farne bevande)... Insomma Chinotto Neri a-richiude, per lo meno a Capranica... E gli operai? Ci informa Doriana Goracci di Capranica che potranno andare a lavorare a Salerno, se vogliono.. oppure...

Paolo D'Arpini

Chinotto Neri... una storia lunga centinaia di chilometri


Immaginate che vi dicessero: il vostro posto di lavoro può rimanere tale, solo se fate a vostre spese i bagagli e vi trasferite a qualche centinaio di chilometri da casa vostra…Questo succede a 12 famiglie di Capranica, paese in provincia di Viterbo, da dove sto scrivendo perchè ci risiedo: “Capranica è il paese delle acque, apprezzate da Petrarca nel suo soggiorno del 1337, ospite di Orso Anguillara…”
Ecco la notizia del 15 dicembre 2011, che si poteva apprendere al TG 3 e dalla stampa locale on line, come a me è accaduto: ‘‘Chinotto Neri: lavoriamo per salvarla”. Il sindaco di Capranica ha incontrato sindacati e lavoratori per scongiurare trasferimento in Campania dello stabilimento produttivo della storica aziendaTrattative in corso per salvare il posto di lavoro dei 12 dipendenti della Chinotto Neri, storica azienda di Capranica, che dal 31 dicembre sarà dismessa con il trasferimento della produzione della famosa bevanda dalla Tuscia a Buccino, in provincia di Salerno. La decisione è stata comunicata ieri mattina dalla proprietà ai sindacati e ai lavoratori, che immediatamente sono entrati in sciopero, e da subito l’amministrazione comunale si è attivata per tentare di risolvere la situazione molto critica. “Ieri pomeriggio c’è stata una riunione con sindacati, lavoratori e proprietà – ha commentato il sindaco di Capranica Paolo Oroni – in cui sono state attivate le trattative per cercare di salvare il posto di lavoro dei dipendenti. Fra le varie ipotesi messe in campo c’è quella degli ammortizzatori sociali e non si esclude il possibile intervento di altre aziende sul territorio, ma è ancora presto per dirlo. Stiamo verificando tutte le opzioni, ma da parte del Comune c’è la massima volontà di assistere i lavoratori e le loro famiglie: in tempi brevi, comunque, si dovrebbe giungere ad un accordo”. La Chinotto Neri fu fondata nel 1949 da Pietro Neri, imprenditore che decise di produrre e lanciare una bevanda che somigliasse per colore alle bibite statunitensi che giungevano nel dopoguerra in Italia ma con un sapore originale. Il successo dell’azienda fu talmente tanto che vennero lanciati sul mercato altri tre prodotti: l’Aranciosa, la Gassosa e il Limoncedro, presenti insieme al Chin8 nel contenitore televisivo Carosello. L’azienda è stata poi rilevata dalla Ibg Sud Spa, che possiede lo stabilimento produttivo in provincia di Salerno, dove era disposta a trasferire i dipendenti di Capranica, i quali però, hanno rifiutato il trasferimento dal momento che loro famiglie si trovano nella Tuscia.” Da Doriana Goracci di Capranica

giovedì 24 novembre 2011

Aridatece l'acqua calda del Bullicame... o non veniamo mai più a Viterbo!

Bullicame di Viterbo, freddo e deserto...


"Ahi quanto mi parea pien di difdegno! Giunfe alla porta, e con una verghetta, L'aperte, che non v'ebbe alcun ritegno...." (Dante Alighieri)

Anch'io bagnai i miei piedi stanchi in quella pozza calda del Bullicame di Viterbo, lasciandoli a mollo per un'ora buona a godere del tepore e delle proprietà salutari che quell'acqua termale contiene. Un'acqua decantata dal sublime Dante.. ma celebre sin dal tempo degli Etruschi e dei Romani.....
Negli anni sono andato varie volte a passeggiare attorno alla "callara", la sorgente, lì nei pressi delle pozze, che fornisce liquido gassoso, a respirare i fumi che emana, a gioire -in pieno inverno- del suo gorgoglio e delle sue bollicine.. ed ora...? Ignoti malfattori e ladroni della cosa pubblica hanno dirottato le acque termali pubbliche verso altri lidi... Ahi de mi!
Come farò a desiderare di tornare a Viterbo?
Paolo D'Arpini


Regione Lazio
Dip.to Progr. Economica e Sociale
Dir.ne Regionale Attività Produttive e Rifiuti Polizia Mineraria Acque Minerali e Termali
Via Rosa Raimondi Garibaldi n°7 00145 ROMA


Raccomandata con A/R

Riservata personale Assessore Pietro di Paolantonio

C.a. Dott. Riccardo Ascenzo

C.a. Dott.ssa Patrizia Refrigeri


OGGETTO: Diminuzione di portata alla sorgente Termale del Bullicame in Viterbo.

L’Associazione “Il Bullicame”, costituita il 2 marzo 2010 davanti al Notaio Luciano D’Alessandro in Viterbo, con lo scopo di : “Salvaguardia e tutela della sorgente termale del Bullicame e dell’intero bacino ad essa collegato, ponendo in atto tutte le azioni e le necessarie sollecitazioni sia al Comune, sia alla Regione Lazio, sia presso altri Enti e Istituzioni.” (Art. 2 dello Statuto, comma: a), si è adoperata fin dall’inizio per la valorizzazione e il rispetto dei luoghi termali di Viterbo, sollecitandone la pulizia e i lavori di manutenzione.

Poi con una serie di visite mirate a tutte le autorità (Regione Lazio, Prefettura, Comune, Provincia, Comando della Guardia Forestale, Questore, Comandante dei Carabinieri, Comando della Guardia di Finanza, Questura, Fondazione Carivit, Banca di Viterbo, Cassa di Risparmio di Viterbo e altri) ha sensibilizzato tutte le Istituzioni e gli Enti sulla stato del Bullicame e della sorgente storica (la Callara) che appariva da tanti anni quasi vuota, e ridotta al collasso, a causa di prelievi selvaggi e incontrollati.


I numerosi articoli scritti sulla stampa locale e le visite di sensibilizzazione sopra citate, hanno messo in luce la situazione di abbandono dei luoghi. Nel particolare abbiamo segnalato alle autorità sia lo stato di degrado in cui versava “la callara”, sia la poca acqua che fuoriusciva dalla stessa originata da una squallida pompetta, perché il livello della sorgente non raggiungeva più il piano campagna.

La quantità che veniva erogata dalla squallida pompetta, non era sufficiente al riempimento delle varie vasche, che erano ridotte a piccoli stagni, non più utilizzate per i bagni.

A seguito del nostro impegno, la “callara” come per “miracolo” raggiungeva di nuovo il livello di sfioro e la portata dell’acqua termale che arrivava alle pozze aumentava, rendendo quelle piscine di nuovo balneabili.

Il popolo di Viterbo, composto soprattutto da famiglie, che non possono permettersi le tariffe delle Terme dei Papi, le frequentava con gioia.
La nostra azione in difesa del monumento naturale del Bullicame ha convinto anche la Fondazione Carivit, nella persona del Presidente Francesco Cordelli, che ha deciso di devolvere ben 100.000 euro per il restyling di tutto il parco del Bullicame. L’Opera è stata curata dall’Orto Botanico dell’Università della Tuscia. Durante i lavori iniziati nel mese di settembre del 2011 l’area, per motivi di sicurezza, è stata interdetta al pubblico, ed è stata riaperta il 12 novembre 2011 giorno dell’inaugurazione.

I lavori hanno reso la zona bellissima e curata come una vera bomboniera, ma in questo periodo è stato di nuovo perpetrato un “vulnus” al popolo di Viterbo. Infatti, in quella data, con nostro disappunto ci siamo accorti che, ancora un a volta, l’acqua termale che fuoriusciva dalla sorgente del Bullicame risultava essere notevolmente diminuita. Oggi questa quantità arriva fredda alle vasche che non sono più balneabili. Perciò adesso è tutto bello e pulito, ma più che un Parco, sembra diventato un museo: il Museo del Bullicame, vuoto e deserto.
Abbiamo notato che questa situazione di penuria di acqua è iniziata (fine giugno 2011) in coincidenza con i lavori effettuati dalla S.G.T. sul “pozzetto” per il rifacimento del cappello. Questa coincidenza la troviamo alquanto strana, e per noi inspiegabile.

Come a Voi ben noto il “pozzetto” si trova all’interno dello stabilimento termale delle Terme dei Papi. Dato che i lavori eseguiti sul “pozzetto” nel lontano 1993, senza alcuna autorizzazione regionale, (lavori per i quali la nostra Associazione nel mese di ottobre del 2010, ha presentato un esposto/denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo) hanno prodotto l’abbassamento del livello dell’acqua della sorgente del Bullicame (oltre all’asciugamento dei pozzi Gigliola e Uliveto delle Terme Ex Inps).

Vi chiediamo di verificare se i recenti lavori effettuati, non sappiamo se autorizzati o meno, possono aver prodotto un altro risultato negativo.
Per quanto sopra esposto riteniamo necessaria e urgente una verifica sulla quantità di acqua termale prelevata, valutando le eventuali responsabilità della Soc. S.G.T. la quale contrattualmente, come a Voi ben noto, in qualità di sub-concessionaria, può utilizzare un massimo 14 litri/sec. Chiediamo ancora di verificare se in Comune o presso i Vs/ Uffici, esiste un progetto per l’opera che è stata eseguita e se il comune di Viterbo in qualità di concessionario, per mezzo dei propri funzionari/tecnici, si adopera per far rispettare quanto previsto nel contratto di sub concessione, al fine di non depauperare l’acquifero termale.

Nel ringraziarvi per quanto sicuramente farete per risolvere il problema, e ristabilire sia la legalità sia la possibilità per il popolo viterbese di usufruire del parco del Bullicame e delle sue piscine, vi chiediamo di attivarvi quanto prima, in modo che tutti gli sforzi sia umani che economici, fatti soprattutto in questo ultimo periodo, non siano vanificati.
A disposizione per qualsiasi chiarimento.

Distinti Saluti
Il Presidente dell’Associazione “Il Bullicame”
Giovanni Faperdue

lunedì 20 giugno 2011

Michele Bonatesta: "Arsenico nell'acqua potabile. Denuncia alla Procura della Repubblica di Viterbo per epidemia colposa.."




Al Dr. Alberto Pazienti,
Procuratore Capo della
Procura della Repubblica
VITERBO


Oggetto: acqua potabile contaminata da arsenico e da altre sostanze nocive;
esposto-denuncia contro ignoti per possibile “epidemia colposa“;
richiesta screening gratuito da parte AUSL su bambini e bambine da uno a dieci anni di età in tutta la provincia di Viterbo ed accertamento eventuali reati specifici.


Il sottoscritto Michele Bonatesta, nato a Viterbo il 23 aprile 1942 ed ivi residente in Strada Palomba n. 4E, già Senatore della Repubblica Italiana ( XIII e VIV Legislatura), Presidente del Movimento di Opinione e di Politica Sociale e Culturale “ Insieme per il territorio “con sede in Viterbo, via Saragat 8, si rivolge alla S.V.I. esponendo quanto segue e chiedendo che – valutati i fatti – possa eventualmente decidere di aprire una INCHIESTA per appurare eventuali responsabilità disponendo, nel frattempo, urgenti provvedimenti, sempre se ritenuti opportuni.

A sostegno di quanto sopra, sottopongo alla Sua autorevole attenzione quanto evidenziato – su richiesta del sottoscritto – dalla dottoressa Antonella Litta, dell’Associazione Italiana medici per l’ambiente – Isde ( International Society of Doctors for the Environmernt – Italia ) sui PERICOLI DERIVANTI DALL’ESPOSIZIONE DELLE DONNE IN GRAVIDANZA E DEI BAMBINI AD ACQUE ED ALIMENTI CONTENENTI ARSENICO, fenomeno questo esistente nell’intera provincia di Viterbo quantomeno dal 2001 e tenuto ‘ nascosto ‘ sino a poco tempo fa dagli Enti preposti alla tutela della salute dei cittadini, nonostante l’obbligo di legge che prevede la pubblicizzazione, nei confronti della popolazione, dei dati relativi alle concentrazioni di arsenico e quant’altro nelle acque potabili, e quindi del pericolo che corre chi dovesse farne uso domestico.

“La Commissione Europea – scrive la dottoressa Antonella Litta -, con il documento n. C (2010) 7605 del 28 ottobre 2010 e il documento n. C ( 2011) 2014 del 22 marzo 2011, ha ribadito che il contenuto massimo e provvisorio di arsenico nelle acque destinate a consumo umano non deve superare i 10 microgrammi per litro come già stabilito anche dalla legge italiana sin dal 2001 con il Decreto Legislativo n. 31 del 2 febbraio 2001 www.camera.it/parelam/leggi/deleghe/Testi/01031dl.htm).

In questi due documenti si prescrive, in forma assolutamente vincolante per l’Italia, che alle donne in gravidanza e ai bambini fino a tre anni di età non siano somministrate acque con un contenuto di arsenico più elevato di 10 microgrammi per litro, e che le industrie alimentari debbano utilizzare per le loro preparazioni acque con questa stessa caratteristica di parametro… “.

Prescrizione che, come già anticipato, non è stato possibile osservare dal 2001 ad oggi ( per ben dieci anni consecutivi, dunque) non solo per la mancata divulgazione dei dati relativi all’inquinamento da arsenico ( e non solo ) dell’acqua potabile, dati di gran lunga superiori ai limiti consentiti dalla legge, ma anche per la totale mancanza di provvedimenti adottati sempre che non si voglia considerare ‘ provvedimento sufficiente ‘ l’istallazione delle cosiddette ‘ casette dell’acqua ‘, possibile business per il titolare dell’azienda ma di nessuna oggettiva utilità per la salute dei cittadini.

Ma torno al documento fornito dalla dottoressa Litta.

“ L’Organizzazione mondiale della sanità ricorda ed auspica – scrive - come obiettivo di qualità un contenuto di arsenico pari a zero ( o al più e in via transitoria di 5 microgrammi/litro) nelle acque destinate a consumo umano come vera e sicura tutela della salute pubblica.
L’arsenico infatti è classificato dall’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro ( Iarc) come elemento cancerogeno certo di classe 1 e posto in diretta correlazione con molte patologie oncologiche, e in parti colare con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute.
Sempre più segnalazioni inoltre lo correlano anche ai tumori del fegato e del colon. L’assunzione cronica di arsenico, soprattutto attraverso acqua contaminata – sottolinea la dottoressa Litta – è indicata inoltre da una cospicua e rilevante documentazione scientifica anche quale responsabile di patologie cardiovascolari, neurologiche, diabete di tipo 2, lesioni cutanee, disturbi respiratori, disturbi della sfera riproduttiva e malattie ematologiche”.

Questo, egregio dr. Pazienti, è dunque quanto può provocare l’assunzione cronica di arsenico attraverso acqua contaminata negli adulti.

Ma perché tanto ‘ ALLARME‘ nei confronti delle donne in gravidanza e dei bambini sino a TRE ANNI DI ETA’, tanto da vietare loro, totalmente, l’assunzione di acqua potabile contaminata dall’arsenico, indipendentemente dalla concentrazione?

Anche questo è ampiamente spiegato ( e documentato) nella relazione chiesta dal sottoscritto.

“Molte sostanze tossiche, e tra queste l’arsenico, possono, attraverso l’esposizione materna ad alimenti, aria e bevande contaminati, superare la barriera placentare e quella emato-encefalica e interferire in modo negativo con lo sviluppo del feto, soprattutto delle sue strutture cerebrali.
Come noto, da un punto di vista strettamente biologico, il feto ed il bambino sono organismi in rapido accrescimento con una complessa e delicata differenziazione ed organizzazione di tessuti, organi ed apparati. Ogni interferenza o alterazione di questo processo armonico di sviluppo, causato ad esempio da infezioni, dismetabolismi, esposizione a droghe, alcool, sostanze tossiche ( metalli pesanti, pesticidi, inquinanti ambientali etc.), possono creare le condizioni di successive e gravi malattie nell’infanzia e in età adulta.
I bambini inoltre posseggono un sistema immunitario ancora in fase di maturazione, un caratteristico e peculiare sistema metabolico, consumano quantità di liquidi, aria e alimenti maggiori rispetto ai soggetti adulti e questa condizione li rende più vulnerabili all’azione di molte sostanze nocive.
La letteratura scientifica internazionale - della quale la dottoressa Antonella Litta ha allegato una abbondante bibliografia -, con sempre maggiori riscontri, evidenzia il legame tra l’esposizione cronica ad acque ed alimenti contenenti arsenico, in donne in gravidanza e bambini, e molte patologie del neurosviluppo ( Ndd) – autismo, disturbo da deficit di attenzione ( Adhd- attention deficit hyperactivity disorder ), disturbi dell’apprendimento, della memoria, della capacità di lettura, riduzione del quoziente intellettivo, patologie dell’apparato respiratorio, perdita fetale, aumento dei casi di morte infantile e neoplasie…”.

In relazione, pertanto, a quanto sin qui esposto, ritenendo del tutto attendibili le informazioni scientifiche fornite dalla dottoressa Litta, Le chiedo di voler valutare la possibilità che – a fronte dell’inerzia dimostrata dal 2001 ad oggi da chi avrebbe dovuto porre i rimedi previsti per legge a questo pericoloso fenomeno – possa configurarsi quanto meno il reato di EPIDEMIA COLPOSA o altri tipi di reato.

Le chiedo infine di valutare l’opportunità di disporre uno screenig gratuito su tutto il territorio della provincia di Viterbo, da parte della Ausl, tra i i bambini e le bambine da uno a dieci anni di età, per gli eventuali danni che potrebbero essere stati arrecati alla loro salute da una così prolungata assunzione di acqua contaminata da arsenico (e non solo) causa la mancata , dovuta informazione.

Chiedo cortesemente, infine, di essere informato circa le eventuali decisioni che intenderà adottare.

Con osservanza

Michele Bonatesta


Viterbo, 20 giugno 2011

giovedì 24 marzo 2011

Peppe Sini, dal terzo giorno di digiuno, contro la guerra in Libia come in Afghanistan. Lettera aperta al Presidente della Repubblica



Signor Presidente,

mi permetta di rivolgerle queste franche parole, questa accorata esortazione. La gravita' dell'ora le rende, a me sembra, indispensabili.

*

la Costituzione della Repubblica Italiana, di cui lei e' il supremo garante, all'articolo 11 testualmente recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parita' con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranita' necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo".

Lei e' troppo fine giurista per poter equivocare sul preciso significato di queste parole: alla luce della sua legge fondamentale l'Italia non puo' in alcun modo partecipare a una guerra come quella in corso in Afghanistan, come quella in corso in Libia. La partecipazione militare italiana a quelle guerre e' quindi doppiamente illecita: perche' implica la partecipazione a stragi, e perche' viola il nostro ordinamento giuridico nel suo stesso fondamento.

*

Ma anche su un altro articolo della Costituzione della Repubblica Italiana vorrei richiamare la sua attenzione: e' quell'articolo 10 che testualmente recita: "L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero e' regolata dalla legge in conformita' delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non e' ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici".

Anche qui, alla luce del dettato della Costituzione si rivela essere razzista, criminale e criminogena la politica governativa italiana di persecuzione dei migranti in fuga da fame, guerre e dittature; la politica governativa italiana dei campi di concentramento e delle deportazioni; la politica governativa italiana che d'intesa col dittatore libico ha finanziato cola' una politica nazista e veri e propri lager di cui sono vittima tanti esseri umani innocenti che dai loro paesi tentano di venire nel nostro per salvarsi la vita: la Costituzione chiede di accogliere ed assistere quei migranti, l'effettuale politica governativa italiana li condanna a inauditi patimenti e alla morte. Anche in questo caso viene commesso un duplice efferato delitto.

*

Signor Presidente,

questa lettera e' un invito fraterno, e un'accorata esortazione, a voler esercitare il suo ruolo in difesa della legalita' costituzionale, e quindi - giusta lo spirito e la lettera della carta costituzionale - in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, e innanzitutto di quel diritto senza del quale nessun altro diritto si da': il diritto a non essere uccisi.

*

Signor Presidente,

dismetta una troppo a lungo protratta complicita' con decisioni politiche scellerate dagli esiti stragisti, una condotta che non solo non le fa onore, ma la rende corresponsabile di crimini inauditi.

Sia finalmente il Presidente della Repubblica Italiana cosi' come la definisce la Costituzione.

Denunci l'illegalita' della guerra e faccia cessare la partecipazione italiana ad essa, in Afghanistan come in Libia. Gia' troppe, troppe persone sono morte.

Denunci l'illegalita' del razzismo e faccia cessare la persecuzione dei migranti da parte del governo italiano. Gia' troppi, troppi orrori si sono dati.

*

Concludendo la sua "lettera ai giudici" del 18 ottobre 1965 don Lorenzo Milani enunciava la fondamentale verita' che e' nel cuore di ogni essere umano del nostro tempo (l'eta' atomica su cui hanno scritto pagine definitive Guenther Anders e Hans Jonas): ovvero che non esiste piu' una "guerra giusta". Ed aggiungeva: "A piu' riprese gli scienziati ci hanno avvertiti che e' in gioco la sopravvivenza della specie umana... E noi stiamo qui a questionare se al soldato sia lecito o no distruggere la specie umana?".

Vi e' una sola umanita'.

Il primo dovere di ogni essere umano e di ogni istituto civile e' salvare le vite: le vite di ogni persona, l'esistenza dell'umanita' intera.

La guerra e il razzismo sono solo crimine e follia.

Possa venire un tempo felice in cui saranno solo una favola antica.

Augurandole ogni bene,


Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo

giovedì 9 dicembre 2010

Viterbo - Giovanni Faperdue alias Savonarola risponde a Mario Bracci Devoti in merito alle Masse di San Sisto

Foto Aerea dell'area termale di cui si parla nel testo.

Il sig. Mario Bracci Devoti, in un suo scritto un po’ farneticante, si chiede come mai Giovanni Faperdue odi (parola molto grossa) le Masse di San Sisto ed il suo popolo.

Siccome per mia natura non conosco e non ho mai conosciuto questo sentimento, che ritengo non degno di una persona normale, istruita ed equilibrata, mi sento però in dovere di dare una riposta. A mio parere quello che il sig. Bracci interpreta come odio (forse c’è una coda di paglia?), è solo la divulgazione di notizie, che io nella mia veste di giornalista, appassionato di termalismo, faccio molto spesso. E a questo proposito nessuno può innervosirsi se io parlo anche delle Masse di San Sisto. Perché ne parlo senza odio, senza livore, solo nell’esercizio del diritto di cronaca, portando a conoscenza dei miei lettori, fatti e situazioni, così come sono. Per confermare come io abbia a cuore tutti gli utilizzatori di quella piscinetta, ho anche suggerito di rendere l’ingresso libero e passare la gestione al Comune di Viterbo.

Sarebbe il modo migliore per regolarizzare tutto e rendere un vero servizio a tutti gli utilizzatori. Poi, in questa nuova situazione, se qualcuno in modo volontario volesse contribuire lo farà in maniera libera e non obbligatoria. Oggi invece vi è costretto: o paghi la tessera o non entri.

Tra l’altro il sig. Bracci mi accusa anche di avere partecipato alla riunione tenutasi in Regione il 19 novembre u.s. e di avergli anche impedito di partecipare. Probabilmente mi ha scambiato per qualcuno molto importante che ha tutti questi poteri. Tutto non vero. Tutto assurdo e farneticante. Comunque per rispondere appieno, svolgerò la tesi su questi tre temi che ritengo attinenti: storico, legale e fiscale con una curiosa appendice.

Profilo storico:
Ribadisco che l’acqua che alimenta la piscinetta delle Masse di San Sisto è la perdita del pozzo perforato dalla Terni negli anni 50. Quando quel pozzo fu sigillato con il getto di un cappello di cemento, la chiusura riuscì male e rimase un piccolo pertugio, dal quale ancora oggi, defluisce un rivolo d’acqua. L’emergenza ricca di storia a cui fa riferimento il sig. Bracci nella sua lettera, è quella del “Bagnarello” che è situata a 400 metri di distanza in direzione nord, su terreni limitrofi, fuori da quello gestito dalle Masse di San Sisto. L’ing. Conforto della Soc. Terni, nella sua relazione sul foro di San Sisto scriveva: “Durante il periodo di erogazione (20 giorni) di acqua calda e gas dal foro, si è notata la scomparsa della sorgente termale “il Bagnarello”…”. Fatta chiarezza sulla storia non ci rimane che raccomandare al sig. Bracci di documentarsi meglio prima di scrivere cose inesatte, e tendenti solo ad avvalorare (pro domo sua) una storia blasonata che in realtà c’è, ma non riguarda quella perdita del pozzo Conforto, bensì la fonte del “Bagnarello”.

Profilo Legale
Già nel 2006 la Regione Lazio in una sua lettera indirizzata al Comune di Viterbo e per conoscenza al Comando Generale della Guardia di Finanza, alla ASL di Viterbo e infine alla Procura della Repubblica di Viterbo, lamentava l’esercizio di attività termale abusiva in località Le Masse di San Sisto. Nella lettera si comunicava che il 10 febbraio 2006 era stato contestato alla Soc. Antiche Terme Romane e Associazione culturale le Masse di San Sisto l’infrazione all’art.13 della L.R. 90/8, per avere le stesse, esercitato un’attività ascritta ad una vera e propria attività termale, senza le dovute autorizzazioni regionali e igienico-sanitarie.

La lettera continuava informando il Comune di Viterbo che nel corso di un sopralluogo effettuato il 14 giugno 2006, è risultato che l’attività termale in questione continuava ad essere esercitata in spregio all’ordinanza impartita e alla normativa vigente. La lettera si chiudeva raccomandando al Comune di Viterbo di volere provvedere. Questo in sintesi il contenuto della missiva. della quale conservo una copia, nel caso che qualcuno volesse consultarla. Per quello che mi riguarda vorrei rimarcare che nella mia vita ho sempre cercato di stare lontano da gruppi, associazioni o persone, che non agiscono nella piena legalità. So bene che spesso le persone che la pensano come me, non sono bene accette in certi ambienti, e talvolta vengono anche etichettati con il termine Savonarola; ma nella vita ognuno opera le scelte che ritiene più congeniali, alla sua persona e soprattutto alla sua coscienza.

Tra l’altro lei sig. Bracci saprà senz’altro che Savonarola non sopportava la miseria degli uomini dediti alla delinquenza, alle ruberie e alle prepotenze in genere. Se è questo che lei intende dandomi questo nome, ne sono ben felice, e la ringrazio, perché nella vita c’è chi sceglie di operare alla luce del sole e lavorare guadagnando onestamente, e chi invece si appropria con prepotenza di risorse regionali, in contrasto con le leggi vigenti, senza alcun titolo, e le sfrutta facendone oggetto di lucro.

Appartengono a questa categoria quelle persone che pensando di farla franca, gestiscono una risorsa mineraria facendo pagare un biglietto a tutti gli utilizzatori. Poi non completamente soddisfatti, costruiscono abusivamente delle casette, perché ne hanno bisogno per i loro affari, e se ne infischiano di chiedere le regolari concessioni edilizie, prima di iniziare la costruzione. E’ come se questi individui fossero avvezzi ad operare in dispregio delle leggi e dei regolamenti, perché poi la colpa di tutto è del sindaco che non concede i permessi e della Regione che non regolarizza l’abuso.

Mi torna alla mente l’episodio di quel detenuto che fu intervistato e alla domanda: “Lei perché si trova qui?” rispose: “Perché non hanno ancora fatto un condono”. Mi dispiace quindi per il sig. Mario Bracci Devoti, ma io non appartengo a quel tipo di persone, che pur di avere una tessera onorifica, si adattano ad una situazione che non è legale. Perciò, per quanto riguarda la tessera di socio onorario, sarò felice di poterla ritirare solo se (e quando) le Masse di San Sisto, avranno tutte le autorizzazioni per lavorare legalmente nel settore del termalismo.

Profilo Fiscale
Dal momento che per entrare a fare il bagno alle pisci netta delle Masse di San Sisto è necessario prendere obbligatoriamente la tessera di socio (con un costo di 30 euro), e poi ogni anno si deve anche versare un contributo fisso di rinnovo di 20 euro, ci farebbe piacere conoscere quanto ha incassato questa associazione che vanta 10.000 associati (ma qualcuno sostiene che in realtà siano 25.000 e anche di più) in tutti questi anni e, naturalmente, quante tasse ha versato all’erario.

Ci scrivono…
Un ex frequentatore delle Masse di S. Sisto ci scrive: “A me ed altri ci hanno 'sbattuto fuori' (dall’Associazione) perché ritenevamo inconcepibile fare pagare 7 nuove tessere ad una comitiva di giapponesi che avrebbero preso l'aereo per casa di lì a poco, e che volevano soltanto 'assaporare' l'acqua per paragonarla alla loro. Il giro di tessere è quindi altissimo e questo è proprio il ricco periodo dei rinnovi che preme al caro Mario (Bracci Devoti). In una pagina web tale 'associazione culturale' dichiarò 25mila tesserati”. Un altro frequentatore ci comunica: “La tessera di adesione per i nuovi soci è di 30 euro ed i rinnovi ne costano 20. Non so se quest'anno ci saranno ancora aumenti, mi aggiornerò e te lo farò sapere”.

Commiato
In conclusione, certo di aver soddisfatto tutte le sue curiosità, ribadisco che non odio e non ho mai odiato nessuno, ma quando abbraccio una causa nella quale credo, come quella di contribuire a mettere ordine nell’utilizzazione dell’acqua del Bullicame, in modo che tutti rispettino le regole, mi creda lo faccio con le migliori energie di cui dispongo. Tanto le dovevo e (senza odio) la saluto.

Giovanni Faperdue

mercoledì 2 settembre 2009

Dopo essere passato per Eboli Cristo si fermato pure a Viterbo…

La gente ha bisogno di credere in qualcosa di buono.

Anticamente le insicurezze ed i problemi esistenziali portarono le persone ad adorare o temere deità legate alla natura (la terra grande madre, il sole, la luna, il fulmine, il mare, etc ). In seguito si sono sviluppate religioni di diverso tipo in tutto il mondo, ognuna con la propria verità che andava difesa con ogni mezzo come le guerre sante, torture, emarginazioni, condanne a morte ed altre amenità del genere.

Ancora oggi il mondo va avanti così. Ma un cambiamento globale sta sorgendo.
Un segnale di speranza è senza dubbio l'elezione del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama per il quale ad ognuno deve essere consentito di credere in ciò che vuole, ma senza imporre il proprio credo ad altre persone e tanto meno essere violento od incitare al disprezzo e all'emarginazione.
Gesù Cristo è un'idea (non è il caso di divagare qui sulla sua reale esistenza o meno) di un semidio caritatevole, moralmente ineccepibile, quasi mai violento, buono e comprensivo con tutti gli esseri umani, tante qualità che indussero tante folle di credere e di sperare in lui. Una speranza anche per i più derelitti.

Se venisse lui a Viterbo, vestito in modo semplice come sempre lo vediamo raffigurato, non avrebbe richiesto una enorme prevenzione e controllo da parte delle Forze dell'Ordine, gli amministratori non avrebbero ritenuto di dover stravolgere in tutta fretta una vallata storica -come stanno facendo a Valle Faul per accogliere il papa-elicottero- sottraendo ingenti somme ad una provincia ed una città già al collasso. Uomo povero, Re senza regno, nullatenente, senza stato, senza banca, non governava niente di questo, verrebbe armato solo di forza spirituale.

Forse avrebbe preso la frusta, quella che aveva adoperato per cacciare fuori dal tempio i preti farisei i quali ne avevano creato un centro per i loro ambigui affari. Forse avrebbe distribuito le enormi ricchezze accumulate dalla chiesa romana per distribuirle disinteressatamente, avrebbe abolita quella banca che fuori da ogni controllo è nota come ricettatrice di grandi capitali da riciclare. Avrebbe abolito tutti i loschi segreti ordinati da Papi e cardinali, tra i quali spicca quello orrendo sui crimini dei preti pedofili, che ha avuto conseguenze tristemente note in tutto il mondo. Quante piccole vittime della misinterpretazione del detto “che i pargoli vengano a me” si sarebbero salvate senza il favoreggiamento (di fatto) della pedofilia!?

No, se a Viterbo invece del papa Ratzinger il 6 settembre venisse Gesù Cristo, sarebbe un'altra cosa e la gente forse potrebbe ricominciare a credere in qualcosa di buono senza mettere in croce nessuno.

Peter Boom – liberopensierovt@libero.it

giovedì 30 luglio 2009

Aeroporto di Viterbo - Osvaldo Ercoli invita gli amministratori locali e nazionali a desistere dal nefasto progetto aeroportuale

Nota sull'autore della lettera:

Osvaldo Ercoli, già professore amatissimo da generazioni di allievi, già consigliere comunale e provinciale, impegnato nel volontariato, nella difesa dell'ambiente, per la pace e i diritti di tutti, é per unanime consenso nel viterbese una delle più prestigiose autorità morali. Il suo rigore etico e la sua limpida generosità a Viterbo sono proverbiali. Egli è tra gli animatori del comitato che si oppone al mega aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo. Nel 2007 ha promosso un appello per salvare l'area archeologica, naturalistica e termale del Bullicame dalla devastazione.

Dal giorno delle esternazioni dell'allora ministro Bianchi che indicavano Viterbo come sede di un mega aeroporto, certi politici viterbesi "che contano", appartenenti alle coalizioni più importanti, hanno sottoscritto l'infausto e criminale patto di realizzare quell'opera nociva e distruttiva.

Un'opera che, se realizzata, lascerà segni indelebili, duraturi ed indesiderabili nella regione, nella provincia e nella città, con tutte le ineluttabili conseguenze indotte e connesse.

.........................

Testo della missiva:

Cari politici, quanto avete riflettuto sullo scenario che si presenta prima e quello che si presenterà dopo la costruzione del nuovo mega aeroporto a Viterbo?

Costruire un aeroporto a ridosso di una città, che possa essere
funzionale per 300-400 voli al giorno, é demenziale per taluni, criminale
per altri, per chiunque é violenza inspiegabile, dimostrazione di non aver alcun rispetto per la città e per i suoi cittadini.

Conoscete la realtà della città di Ciampino e dintorni? Avete mai provato a chiedere notizie sul suo inquinamento acustico e chimico? Sull'incidenza dell'aeroporto sulla salute degli abitanti? Avete mai chiesto a quei cittadini se ricordano cosa sia serenità e tranquillità, col rumore assordante degli aerei, con l'aria resa irrespirabile?

Sapete che la popolazione di Ciampino da anni sta facendo le barricate per
ottenere una riduzione drastica e immediata dell'attività del suo
aeroporto? Sapete che le autorità locali di Ciampino hanno promosso un'azione legale per questo obiettivo? Sapete che gli studi scientifici condotti dimostrano la gravità e l'intollerabilità di quella situazione di inquinamento, di danno alla salute, di aggressione alla sicurezza e alla qualità della vita della popolazione di Ciampino, Marino e del X municipio di Roma? Vi siete chiesti perché i cittadini di Ciampino rifiutano con tanto vigore e convinzione il cosiddetto "benessere" e il cosiddetto "sviluppo" che certi politici nostrani dicono essere impliciti nella realizzazione del mega aeroporto di Viterbo?

Nessuno dotato del ben dell'intelletto rinuncerebbe a cuor leggero al
benessere e allo sviluppo. I cittadini di Ciampino non fanno eccezione.
L'esempio di Ciampino é chiaro ed eloquente, dimostra senza ombra di dubbio che un aeroporto a ridosso di una città é una calamità che tutti vogliono tenere lontana.

Nel nostro caso, meraviglia che certi politici nostrani, che a parole tanto si affannano ad auspicare "sviluppo, lavoro e benessere" per la nostra terra, non abbiano fatto una tanto semplice deduzione. E' difficile credere che non abbiano capito cosa significa l'esempio di Ciampino.

Ed allora: perché continuare a sostenere la realizzazione del mega aeroporto, sapendo già quali danni provocherà alla salute, alla
sicurezza e ai diritti della popolazione? A chi giova un'operazione
speculativa, devastatrice di preziose risorse e nociva per la popolazione?
Non giova certo ai cittadini di Viterbo, neppure a quelli che continuano a credere ai falsi profeti (ed ai veri imbroglioni).

Le motivazioni per opporsi al mega-aeroporto sono tante, ma questa che ho
esposto mi sembra la più facilmente comprensibile per chiunque non manchi
di buon senso, ed é impossibile da confutare da parte dei politici della
lobby del mega aeroporto.

Osvaldo Ercoli
osvaldo.ercoli@fastwebnet.it

(Per contattare il Comitato che si oppone al mega aeroporto di Viterbo:
antonella.litta@libero.it)

sabato 18 luglio 2009

18 luglio 2009 - L'antipapa Paolo D'Arpini ha visitato Viterbo - Scomunicato Stampa


Felicemente portata a termine la visita antipapale di Paolo D'Arpini, il quale è giunto a Viterbo Bagnaia in mattinata ed ha potuto incontrare tre amici al bar, raggiungendo in tal modo il totale di quattro, numero perfetto per una riunione laica "altra" (odi la canzone "eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo: https://www.youtube.com/watch?v=0QGN62xiRU8"). 

Sono state così gettate le basi per una società veramente laica nella città dei papi (e degli antipapi). "Andiamo oltre la religione e l'ideologia!" Ha affermato il D'Arpini, confortato e coadiuvato nell'intento dall'avvocato Vittorio Marinelli di European Consumers e dagli altri due amici presenti all'incontro semiclandestino in un baretto di Bagnaia, davanti ad una birretta, due caffè ed un cappuccino. 

Nel mentre fuori, nella piazza, un nutrito numero di agenti in borghese controllava che non venissero infrante norme dello stato o della chiesa. E non essendo state rilevate infrazioni, né prove di sedizione religiosa o politica (a parte le opinioni personali espresse dal gruppetto), nessuno dei partecipanti alla "rimpatriata laica" è stato incriminato o arrestato. 

"Già un risultato positivo lo abbiamo ottenuto!" Ha commentato il D'Arpini, in veste d'antipapa (vedi foto allegata). Comunque chiedendosi: "Che fine avrà fatto l'ultimo antipapa Benedetto XVI, non questo Ratzinger ma quello del XV secolo che infine si sottomise ad Alessandro VI...?!". "Inoltre, chissà se la precedente esistenza di un Benedetto XVI non dovrebbe far sì che Ratzinger avesse il numero XVII..? O forse no, poiché il XVII è considerato infausto?". 

Ma il dubbio atroce del D'Arpini è stato prontamente fugato dai presenti che all'unisono hanno dichiarato che questi discorsi non hanno né capo nè coda e che a loro non gliene fregava niente di questi numeri! Il sedicente antipapa, Paolo D'Arpini, ha infine ringraziato la popolazione viterbese per la calda accoglienza (c'erano almeno 30 gradi all'ombra), le forze dell'ordine (per aver mantenuto una ragionevole calma) e gli organi d'informazione (per aver ignorato l'evento). 

La prossima visita dell'antipapa a Viterbo, forse a dorso d'asino, è prevista per il 3 settembre 2009 in occasione del trasporto della macchina di Santa Rosa. *

Ufficio Stampa Antipapale Viterbo Bagnaia - 18 luglio 2009

spiritolaico@gmail.com


venerdì 17 luglio 2009

Un antipapa a Viterbo, il 18 luglio 2009, per proporre un comitato per la Cultura Laica - Comunicato Stampa

Il 18 luglio 2009 Paolo D'Arpini sarà nella "città dei papi", nella veste di antipapa per proporre la fondazione di un Comitato per la Cultura Laica.

Ecco l'annuncio del D'Arpini: "Ho pensato di organizzare a Viterbo un Comitato per la cultura laica, le pari opportunità ed i diritti civili. I cittadini laici o le associazioni che sono interessate al progetto possono compartecipare ed aderire anche con proposte di manifestazioni culturali in sintonia".

Paolo D'Arpini conclude: "Credo che questa sia una buona opportunità per tutti coloro che a Viterbo, od in provincia, operano negli ambiti predetti e non si piegano alla deriva perbenista ideologica religiosa, pertanto non prendete sottogamba questa proposta".

Paolo D'Arpini sarà alle h. 12 del 18 luglio 2009 a Bagnaia Viterbo nella Piazza Castello. All'incontro segue un picnic in campagna, ognuno porta qualcosa di vegetariano.

Per informazioni: spirito.laico@libero.it
Recapiti telefonici: 0761/587200 - 333.5994451

martedì 14 luglio 2009

Viterbo, estate 2009 – La città è più "bella" ... a piedi! - Invito peripatetico di Gianfranco Faperdue

Qualche volta ne vale veramente la pena....

Qualche volta lasciare la macchina o la moto in garage anche per poche ore e girare per la città a piedi è una cosa che molti viterbesi dovrebbero fare.

Scoprirebbero, con loro grande sorpresa, cose fino ad allora rimaste fuori dalla loro vista , una vista rigidamente e giustamente esclusivamente riservata alla guida del mezzo. E vedrebbero allora, semplicemente alzando lo sguardo angoli, scorci, palazzetti e viuzze che mai e poi mai avrebbero immaginato esistere nella nostra piccola ma bellissima città.

Scoprirebbero nuove bellezze, ma , hainoi, anche alcune sconcezze che mal si coniugano con la nostra: “ Città d’Arte e di Cultura”. Accanto ad alcune viuzze medioevale dei quartieri di San Pellegrino e Pianoscarano, ben tenute, linde e , soprattutto in questa stagione, ricche di piante e fiori, scoprirebbero quello che è capitato a noi di scoprire redici da alcune passeggiate all’interno ed all’esterno proprio quasi a ridosso delle mura civiche.

Scoprirebbero, cioè, aree abbandonate a se stesse, palazzetti fatiscenti e pericolanti e tante altre bruttezze alle quale si dovrebbe, in qualche modo porre rimedio. Quello in cui versa l’edificio, o ciò che rimane di esso che, nel tredicesimo secolo ospitò il primo ospedale viterbese e lo stato in cui versano due bellissimi profferli di via Bellavista abbandonati a se stessi, piene di erbacce di ogni tipo e con il rischio che possano crollare da un momento all’altro.

Ma accanto a queste scoperte, altre, se ne possono fare come ad esempio scoprire che forse tra qualche giorno inizieranno i lavori per la riapertura nelle mura civiche della vecchia Porta di San Marco che permetterà ai pedoni di raggiungere facilmente, da Viale Raniero Capocci, la zona di Piazza Verdi,passando sul retro del Teatro Unione e scoprendo così un suggestivo angolo della vecchia Viterbo medioevale, angolo rimasto fino ad oggi pressoché sconosciuto per la difficoltà di poterlo raggiungere .

Tutto questo lo abbiamo dedotto facilmente notando della barriere metalliche sistemate a ridosso delle mura e leggendo ( cosa che abbiamo potuto fare proprio perché eravamo a piedi), un cartello con le indicazioni dell’opera che si andrà ad intraprendere . Ed abbbiamo anche scoperto che le promesse di circa un mese orsono dell’assessore Giovanni Arena cominciano ad essere promesse reali. E questa scoperta l’abbiamo fatta in via Rosselli ove sono iniziati i lavori di rifacimento del manto bituminoso. E mano mano che passeranno i giorni e che ci avvicineremo sempre di più al 6 settembre, data fissata per la storica visita del Santo Padre Benedetto XVI, siamo non certi ma certissimi di questi lavori ne vedremo molti.

Comunque vogliamo ricordare ai nostri amministratori che si, siamo d’accordo che il centro storico va salvaguardato, curato ed abbellito ma questo, non deve porre in secondo piano i tanti problemi che affliggono la periferia. Va bene che i cartelli della toponomastica stradale sono stati posti in via Ioppi dopo anni ed anni di richieste dei cittadini ivi residenti, va bene che i lavori della rotatoria a Santa Barbara sembra proseguano celermente , ma non per questo si deve abbassare il livello di attenzione per le altre opere che attendono ormai da molto, troppo tempo.

Gianfranco Faperdue - www.latuavoce.it

sabato 4 luglio 2009

Energia pulita... come? Varie soluzioni ecosostenibili per evitare l'ulteriore asservimento della provincia di Viterbo alle esigenze di Roma

Da quando mi sono espresso sfavorevolmente all'installazione di impianti eolici di grossa portata nella Tuscia ho ricevuto appunti e critiche anche da alcuni amici (in particolare Peter Boom, un olandese che mi ha fatto presente come in Olanda stiano risolvendo il problema energetico proprio con l'eolico), essi mi dicono che se non utilizziamo le fonti energetivhe rinnovabili continueremo ad andare avanti con il petrolio, o peggio con il carbone ed il nucleare.

A voce spiego che l'eolico "pesante", con grandi e numerosi piloni concentrati in aree vergini del territorio, è assolutamente non ecologico perché rovina il paesaggio e richiede una serie di strutture di appoggio che fanno degradare le aree prescelte. Sento però la necessità di precisare -a questo punto- quali sono i modi ed iluoghi idonei per l'utilizzo dell'eolico. Tanto per cominciare è necessario smetterla con la produzione elettrica superflua, bisogna decentrare e non fare grossi impianti, inoltre bisogna mettere i piloni eolici nei pressi delle aree industriali dove occorre l'approvvigionamento energetico. E' ridicolo creare dei grandi parchi eolici in zone verdi per poi convogliare l'energia così prodotta, tramite centraline ed elettrodotti, alle fabbriche. Questo è un sistema assurdo che comporta una grande dispersione di elettricità. Per non rovinare le aree di pregio ambientale è meglio istallare i piloni lungo le autostrade, ad esempio, od in altri ambiti già dedicati a strutture di servizio, in cui l'impatto visivo non è fastidioso.

La cosa più importante è comunque spingere per la produzione energetica locale, da fonti rinnovabili, evitando la produzione energetica concentrata. Consideriamo poi l'alternativa della produzione elettrica con impianti di biogas, recuperando così i liquami delle metropoli, le deiezioni degli allevamenti, gli scarti organici, etc.

Se Roma usasse i suoi rifiuti organici per la produzione elettrica questa basterebbe a far funzionare l'intera città. Il problema di dover mantenere le centrali di Civitavecchia e Montalto di Castro scomparirebbe d'incanto.

Attualmente a Torre Valdaliga nord (Civitavecchia) è stata fatta la riconversione di una parte della centrale al cosiddetto “carbone pulito”. Questo secondo alcuni amministratori è un passo necessario per l’abbassamento del tasso d’inquinamento ma i fatti stanno clamorosamente smentendo questa diceria ed oggi c'è una forte protesta sul territorio per via delle ricadute ambientali, sulla salute, sull'agricoltura, etc.
E qui debbo dire che capisco perfettamente i comitati spontanei che si oppongono al carbone, infatti le popolazioni si vedono inquinare (senza vantaggi di ritorno) per scelte non loro. Capirei allo stesso modo le proteste degli abitanti dell’arco alpino che vivono a ridosso delle centrali nucleari Francesi.

"Ma per qualsiasi soluzione energetica -così si lamentano i furbi amministratori- c'è sempre qualcuno che protesta, sia che si tratti di nucleare, carbone, eolico, etc."

In realtà è proprio nel dimensionamento degli impianti che sorgono i problemi, è nella grandezza delle centrali e nella concentrazione produttiva che si crea inquinamento su un territorio. Da qui si arguisce che occorre tornare alla produzione energetica parcellizzata, utilizzando le varie fonti presenti localmente, per soddisfare le esigenze di ogni singolo comune, provincia o regione. Non servono, e sono nocivi, grossi impianti come Civitavecchia e Montalto di Castro, che assieme fanno il polo energetico più grande d'Europa. Ma le "grandi opere" piacciono sia ai politicanti che agli imprenditori (talvolta di malaffare).

Vorrei continuare questo discorso riprendendo l'analisi del percorso della produzione energetica in Italia, che già feci in passato. Noi compriamo energia elettrica dalla Francia ma le loro centrali sono ai confini con l’Italia (che è un paese denuclearizzato). Queste incongruenze della povera Italia hanno una storia lunga dietro…. La storia inizia con il “boom” economico del dopoguerra, con la creazione dell’Eni e con la scomparsa (uccisione?) di Mattei il suo presidente battagliero che si era messo in testa di rendere il nostro paese “autonomo” dal punto di vista energetico. L’autonomia dello Stivale non è mai piaciuta alle Grandi Potenze, l’Italia poteva anche sviluppare una sua economia industriale purché restasse succube e ricattabile. Vedi ad esempio, una cosa che può sembrare banale, la sostituzione della canapa (che per legge fu proibita in seguito al trattato di pace con gli USA) per poter introdurre il nylon e le fibre sintetiche.

Ma andiamo per ordine. Il nostro Paese sino alla fine degli agli anni ‘50 ed in parte ‘60 del secolo scorso ricavava la massima parte di energia elettrica per mezzo di centraline idroelettriche poste lungo i fiumi che scorrono nel mezzo di tutte le città italiane (infatti le città una volta nascevano proprio lungo i fiumi per ovvia ragione approvvigionativa). Ricordo ad esempio che quando abitavo a Verona andavo spesso a passeggiare in periferia e sulla diga che sbarrava l’Adige e da cui si ricavava l’energia per tutta la città.

Sino ad un certo punto questa produzione energetica localizzata funzionò, il problema di ampliarne la quantità venne solo con l’avvento del modello consumista, per produrre utensileria perlopiù di plastica, quali: suppellettili, mobili, giocattoli, stoviglie, etc. Da quel momento l’Italia si piegò al sistema della produzione elettrica concentrandola in grossi impianti che funzionavano (e funzionano) ad olio combustibile. Sappiamo quali erano gli interessi delle case produttrici del petrolio e così andò a finire che diventammo sempre più schiavi di scelte economico-politiche “atlantiche” che non erano per nulla negli interessi nazionali. Poi ci provammo con il nucleare, anche questo non per nostro interesse, ma fu abbandonato in seguito ad un referendum nazionale. Ci abbiamo infine riprovato con il metano ma anche questo (lungi dalla ricerca di fonti nostrane) arriva da paesi che possono chiuderci i rubinetti -Russia ed Algeria- anche perché le condotte italiane sono “terminali” ovvero non “transitano” sul nostro territorio nazionale ma finiscono qui…

Torniamo ora a parlare di come si potrebbe risolvere il problema energetico nella penisola. Dicono che il “carbone” sia meno inquinante del petrolio ma anch’esso viene importato come il metano, il petrolio e come lo sarebbe l’uranio, se si volesse tornare al nucleare. Di cosa è ricca l’Italia? Per antonomasia canora si dice “chisto è ‘o paese do sole..” quindi si potrebbe ricorrere al solare, ma attualmente i pannelli solari anch’essi inquinano, soprattutto nella fase produttiva del silicio necessario al loro funzionamento, occorre perciò sviluppare la sperimentazione e la ricerca sui pannelli solari per allungarne la capacità di raccolta e la durata (che oggi arriva a circa vent’anni).

Ciò non sarebbe però sufficiente -nell'immediato- per soddisfare le esigenze della grande industria del futile. Si potrebbero allora realizzare impianti ad idrogeno, in effetti i motori ad idrogeno esistono da anni (basti pensare ai razzi che vanno a questo propellente) e tra l’altro la scissione dell’acqua in idrogeno ed ossigeno sarebbe facilmente ottenuta con pannelli solari, ma l’idrogeno non piace ai potentati economici che campano sul petrolio. Si potrebbe ricorrere all’eolico diffuso, come sopra spiegato, oppure alla geotermia e persino ai famigerati “termovalorizzatori” ma anche questi inquinano (la cosa da ridere è che inviamo la plastica differenziata delle nostre immondizie in Germania, pagando per lo smaltimento, e poi la Germania con essa ci produce corrente elettrica che rivende all’Italia…. e noi paghiamo 2 volte….).

Resta la soluzione più logica ed economica, oltre al piccolo eolico ed al solare ove possibile, e cioè la riconversione dei rifiuti organici e dei liquami in biogas, un ciclo concluso. Ad esempio in molti paesi dell’Asia nei villaggi si produce elettricità dal gas ottenuto con la cacca degli umani e degli animali. Insomma tutte queste opzioni potrebbero andar bene… l’importante -per ora- sarebbe diversificare al massimo e cercare di rendere la produzione energetica il più possibile “autonoma” e quindi non soggetta a ricatti esterni. Ma per far questo serve una chiara volontà e coraggio politico e soprattutto un reale decentramento produttivo.

In conclusione: riempire la Tuscia di nuovi impianti, che siano essi sostenibili od insostenibili, risulterebbe in un suo uleriore asservimento alle esigenze metropolitane, che prevedono l'impoverimento e la distruzione del territorio per consentire il mantenimento della pigrizia amministrativa e della cecità ecologica. La Tuscia non può continuare ad essere la pattumiera di Roma e luogo d'ubicazione per scomodi servizi.

Paolo D'Arpini