mercoledì 19 ottobre 2016

Lite in famiglia M5S - Tra Fico e Di Maio... non mettere il Grillo


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... (...) Che tra i due, il napoletano Di Maio  e il giovane Fico di Pomigliano d’Arco, le distanze politiche fossero ormai enormi era chiaro, ma i contenuti, i personaggi, le frasi sprezzanti, e tantissimi dettagli inediti della rivolta in corso sono adesso rivelati nel terzo e ultimo capitolo di lancio di Supernova. 

Come è stato ucciso il Movimento cinque stelle (il libro di Nicola Biondo e Marco Canestrari, il primo per un anno e mezzo capo della comunicazione M5S alla Camera, e assai stimato da Gianroberto Casaleggio, il secondo web developer che ha lavorato 4 anni in Casaleggio, e era l’uomo che accompagnava fisicamente Grillo nei primi Vday. Il libro uscirà tra due mesi e si finanzia in crowdfunding sul sito www.supernova5stelle.it).  

Insomma, per la prima volta è in corso un’operazione politica che vorrebbe riportare il Movimento a qualcosa dei suoi esordi e della sue premesse. L’apparente ritorno in campo di Grillo - dalla kermesse di Palermo in poi - è stato solo una recita, che provava a ricompattare truppe ormai molto divise. Sono tante, le facce della rivolta, anche di aree politiche molto diverse e quasi incompatibili, all’apparenza; da Fico, il leader integro, alle ex talebane Paola Taverna e Roberta Lombardi, messe da parte e accantonate, alla pasionaria Carla Ruocco, di fatto una portavoce informale di Grillo, molto delusa per gli andazzi e i comportamenti del giro Di Maio. Soprattutto, la Rivolta anima tanti parlamentari del nord, alcuni tra i più seri militanti e tra i parlamentari più competenti. Il punto debole è la loro eterogeneità: cosa li tiene insieme? Hanno un disegno?

Secondo Biondo e Canestrari, Grillo è ormai «solo una statuina di questo presepe, ma la trinità è un’altra». Ossia: Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista (che, nonostante l’apparente differenza caratteriale da Di Maio, opera ormai in simbiosi totale con lui) e Davide Casaleggio, il figlio di Gianroberto che ha ereditato le chiavi dell’azienda e, soprattutto, fonda (a suo nome) e gestisce l’Associazione Rousseau, alla quale è intestato il blogdellestelle (che non è più, neanche terminologicamente, il blog di Beppe Grillo). Di fronte a questa triade e alla sua smania di potere, scrivono i due autori, «per la prima volta succede che nel Movimento vengono a galla malumori. E non sono lamentele solitarie. Molti parlamentari, anche agli antipodi tra loro, cominciano a vedersi e a riunirsi, scoprendo di avere in comune un malessere che non può essere più taciuto».

Nell’ex direttorio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia praticamente non si parlano più con Di Maio e Di Battista (che, leggiamo in Supernova, si conquista il soprannome di Gallo Cedrone da parte dei suoi colleghi parlamentari). Nel mirino finiscono gli incontri di Di Maio con ambasciatori, direttori, lobby. «“Io vorrei sapere - accusa un deputato del nord - una cosa: Luigi ha mai informato qualcuno dei suoi incontri? Li organizza a titolo personale? Chi lo aiuta? Questo non è il Movimento, è diventato un trampolino di lancio personale…”». Un altro parlamentare si sfoga, raccontando che ormai imbarazza anche il gruppo parlamentare il livello di acquiescenza di tanti media verso i cinque stelle: «Ma è possibile che prima avevamo tutti i giornalisti che ci criticavano e adesso nessuno dice niente di fronte certe cose?».

Il riferimento, spiegano gli autori, è al caso clamoroso di Vincenzo Spadafora, uno degli uomini per cui Di Maio è più attaccato: «Ma chi è questo Spadafora, chi lo ha portato qui? L’avete letta l’intercettazione che lo riguarda? In altri tempi Grillo questi personaggi qui li prendeva per il culo sul palco e adesso invece ce li prendiamo noi…», sbottano i rivoltosi. Spadafora era spuntato intercettato, anche se non indagato, anche con Balducci ai tempi delle indagini sulla Cricca. E Di Maio che fa? Lo prende e ne fa uno degli uomini più potenti del suo staff. Nella Rivolta c’è chi critica i soldi usati dal vicepresidente della Camera, apprendiamo dal libro: «E i centomila euro in tre anni rendicontati da Luigi come “eventi sul territorio”? Questa è costruzione di una corrente altro che attività politica, e pure con i soldi pubblici…”».

Cene, riunioni quasi assembleari ma anche al chiuso delle stanze dei rivoltosi. Dentro il gruppo parlamentare M5S Di Maio è in un momento di massima debolezza. Leggiamo nel libro: «Troppe bugie, troppe fughe in avanti per continuare a fare da semplici comparse. Luigi che non condivide nulla dei suoi incontri e delle sue conoscenze. Luigi che non affronta i problemi territoriali, da Quarto a Pizzarotti. Luigi con una struttura di comunicazione parallela e uno staff personale. Ecco perché il Direttorio va in frantumi. Perché quando arrivano le difficoltà, quelle vere, il patto del silenzio viene meno e i nodi vengono al pettine».

Tutti guardano a Roberto Fico, perché lui è il Movimento originario, è uomo disinteressato, un militante vero, antico, e con un rapporto diretto con Grillo. Ma Fico è scorato, perché già si è rivolto a Grillo, ma ottenendo questo magrissimo e elusivo contentino: «Sapete cosa mi ha risposto Beppe? - confessa agli amici più cari - Ci riuniamo in una stanza tu io e Luigi, voi vi dite le cose che vi stanno sullo stomaco e poi riprendiamo a lavorare». 

Eppure Roberto è deciso ad andare avanti, scrive Supernova. Non vuole vedere il Movimento trasformarsi in quello che diceva di non essere: un partito, e nelle mani di comportamenti arrivisti e gruppi di pressione esterni, e opachi. È così che il presidente della Vigilanza Rai, in una delle riunioni della Rivolta, si spinge a dire:«Comunque vada, non mi ricandido. Non ho fatto l’attivista dal 2005 per vedere il Movimento trasformarsi in questo modo. Devo fare il possibile...», confessa ai suoi. E in ogni caso, chiarisce, «qui dopo due mandati andiamo tutti a casa». Segno che c’è stato eccome - scrivono Biondo e Canestrari - chi ha pensato e tentato di mettere in discussione quella regola, che è il totem del Movimento.

Grillo diventa ago della Bilancia. Certo, le foto in cui si mostra al funerale di Dario Fo accanto solo alla triade Di Maio-Davide Casaleggio-Di Battista non sembrano un viatico incoraggiante per i rivoltosi M5S. Il capitolo si chiude così: «Fino a che prezzo Grillo è disposto a tollerare questa “rivoluzione a metà”, per usare le parole di Fico? Quanto è prigioniero della leadership di Luigi Di Maio? Da quale parte si schiererà?»

Iacopo Iacoboni

(Fonte: http://www.lastampa.it/)


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