martedì 19 aprile 2016

La ricerca scientifica in Italia è in via di estinzione?



Ho di recente letto sulla stampa scientifica che i giornalisti scientifici sono specie in estinzione: dovendo risparmiare e quindi tagliare si preferisce da parte delle redazioni tagliare sulla scienza lasciandone la diffusione delle notizie al giornalista generico. Pur comprendendo questo atteggiamento da ricercatore non lo condivido e ne temo le conseguenze. Già con i giornalisti scientifici alcune notizie vengono riportate con approssimazione rispetto agli eventi dai quali scaturiscono; c’è da aspettarsi un peggioramento nel caso di giornalisti generici meno sensibili – non per la loro carenza – ai problemi della scienza. Da qui a mio avviso il compito degli scienziati stessi ad intervenire in prima persona per provvedere all’informazione e formazione dei cittadini.

Volendo fare il punto sulla ricerca italiana in termini di linee di
tendenza e sviluppo.

Due sono i dati più significativi: necessità di avviare un circolo
virtuoso per cui le imprese si convincano che Ricerca e Innovazione
sono lo strumento cardine per affrontare il futuro e collaborazione
tra pubblico e privato.

Confindustria si sta già muovendo da parte sua per fare di questa
convinzione un fatto acquisito per tutte le imprese. Per procedere, le
imprese italiane aspettano solo di conoscere il testo preciso del
nuovo Programma Nazionale della Ricerca (PNR) 2014-2020, che ha già
accumulato due anni di ritardo.

Il PNR è quasi pronto per la presentazione. Il piano adotterà una
strategia allineata con quella Europea, puntando su 12 settori
privilegiati, tra i quali la salute (farmaceutica) e l’agroalimentare.
Il PNR si articolerà in sei azioni, tra le quali l’internalizzazione,
la valorizzazione del capitale umano e la sinergia pubblico-privato,
anche per avvicinare la percentuale di Pil investito in R&S
dall’Italia all’obbiettivo del 3% (attualmente l’Italia investe solo
1,2%).

Il programma europeo Horizon 2020: dopo un inizio in tono minore ha
visto le performance dell’Italia molto migliorate la propria
performance, raggiungendo un indice di successo delle proprie proposte
pari al 16% (contro la media europea dell’8%). Il 15% delle proposte
sono coordinate da italiani e l’Italia ha acquisito il 10% dei fondi
assegnati (superata solo da Germania e Spagna).

In Italia permangono due grossi problemi: il primo che le PM “non
possono permettersi” la R&S, il secondo è quello che i media
definiscano la “fuga dei cervelli”, che comporta la perdita di
competenze e di quanto investito per la loro formazione.

Tommaso Campanella - Accademia Kronos

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