domenica 19 ottobre 2014

Ai russi piace l'Italia.. ma agli italiani piace la Russia?

"...ce manca r gas a aqua e a luce,  quanno ritorna er duce?" (Scritta apparsa sui muri di Roma)


Durante la visita a Milano del presidente russo Vladimir Putin ci sono state polemiche e critiche sui soliti giornalacci per il fatto che egli ha fatto oscurare le finestre dell'albergo con drappi neri, portati appositamente dalla Russia (con commenti salaci del tipo: "Putin non ama la luce..."), e non solo questo, egli  ha anche fatto venire un aereo attrezzato a cucina con le provviste per sé ed il suo staff, ed altre “rivelazioni” da gossip cretino. 

Beh, la sera a cena con Berlusconi ha mangiato tranquillamente e se non ha voluto consumare i manicaretti dell'albergo è perché sa bene come funzionano certe cose, Putin non è stato colonnello del KGB per nulla. 


Basta una polpettina con un veleno a lunga scadenza ed il gioco è fatto... e per quanto riguarda le tende alle finestre è la stessa cosa, ovvero con i mezzi di spionaggio moderni cosa ci vuole a decifrare le parole pronunciate attraverso le immagini labiali?  Insomma un po' di privacy non guasta, soprattutto conoscendo gli ospiti... 

Ma non è di questo che volevo parlare, anche se come introduzione non ci sta male, stamattina ho ricevuto una Lettera Politica di Giorgio Maria Cambi: “Come farsi del male da soli e vivere infelici e scontenti..” in cui si parla dell'amore dei russi per l'Italia (in particolare per Venezia), di italiani magliari in Russia, delle sanzioni masochiste contro la Russia, etc. E' vero che i russi hanno sempre amato Venezia, tra l'altro ricordate quella storia che raccontai al proposito del nome “Putin” che si significa “bambino” in veneto (http://paolodarpini.blogspot.it/2013/01/un-bambino-chiamato-vladimiro-putin-ma.html)? Dal che se potrebbe quasi dedurre un'origine veneta del nostro presidente russo, però è semplice fantasia mitologica... Anche se, chissà...? Ma lascio da parte queste illazioni e vengo al contenuto della Lettera Politica summenzionata... (Paolo D'Arpini)



Ai Russi, l'Italia è sempre piaciuta. Basta andare a Venezia all'isola di San Michele, l'isola cimitero, e vedere nel settore degli ortodossi quanti nobili russi hanno deciso in passato di trascorrere l'eterno riposo in terra italiana, anzi veneziana.

Non solo nobili ante rivoluzione bolscevica, ma anche grandi personalità della cultura moderna come il compositore Igor Stravinkij, il coreografo Sergei Diaghilev, il poeta Josip Brodsky. Stravinskij, morto negli Stati Uniti verso la metà del secolo scorso, lasciò specifiche disposizioni di essere portato a Venezia e tumulato a San Michele.

Con la nuova Russia, caduto il comunismo, sono subito arrivati coloro che avevano i mezzi per il soggiorno ed è noto che hanno acquistato da noi delle lussuose ville. Fra questi, uno dei più innamorati del nostro paese è un certo Arkady Rotenberg. Per gli Italiani è un illustre sconosciuto, ma per i suoi compatrioti è il miliardario al 27º posto nella classifica dei più ricchi della Russia, con entrate che si aggirano annualmente sui 4 miliardi di dollari ovvero circa 3,1 miliardi di euro. La sua specialità sono i lavori di costruzione; così ha realizzato  in Russia grossissime infrastrutture come gasdotti e impianti sportivi per i giochi olimpici di Soci -questi ultimi eseguiti al suono di  7 miliardi di dollari-. 

In Italia Rotenberg ha investito circa 30 milioni di euro fra un hotel di lusso al centro di Roma,  una casa nel centro di Tarquinia e tre ville in Sardegna ed è probabile che avrebbe continuato ad investire. Ma cosa si sognano di fare i burosauri del Tesoro italiano? Si sentono di colpo dei piccoli napoleoni alla conquista di Mosca e, all'indomani della decisione idiota delle sanzioni, pensano bene di sequestrare tutto il patrimonio di Rotenberg: un provvedimento di solito preso solo in tempo di guerra nei confronti di cittadini di un paese nemico, cosa che la Russia non è e speriamo non diventi mai.  E qui c'è scappato  un doppio errore: oltre a fare un insulto a una persona che ama il nostro paese (non sono poi molti) hanno fatto anche un grave sgarbo ad un fraterno amico di Vladimir Putin, con il quale in passato egli  praticava lo judo.

Per Rotenberg il sequestro  sarebbe ininfluente perché il Parlamento russo, la Duma, si appresta a votare la “legge Rotenberg”, come la chiamano, che stabilisce il risarcimento da parte dello Stato agli uomini d'affari che hanno subito la confisca dei loro beni all'estero a causa delle sanzioni imposte dall'Unione Europea e da Obama alla Russia. Resta lo sgarbo.

Si tratta della seconda puntura di spillo che Renzi rifila a Putin.: la prima è stata l'appoggio dato dall'Italia al gasdotto “Nabucco” sostenuto dagli Americani e inviso a Putin, anziché al “ South Stream”, la cui realizzazione sta particolarmente a cuore al capo del Cremlino.

Sino ad ora ce la siamo cavata relativamente bene: Putin che, si badi, ci fornisce il 25% del nostro fabbisogno di gas per l'inverno, non ha incluso fra gli articoli bloccati la nostra moda e i nostri vini,  ma la domanda che potrebbe farsi  sarebbe quella ciceroniana: “fino a quando - Italia - abuserai della nostra pazienza?”

Giorgio Maria Cambi - Blog L'Officina

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