mercoledì 26 giugno 2013

Viterbo, pulire sporcando... con i soffiatori

soffia e scopa.jpg

Scrivo queste quattro righe per denunciare l’uso scellerato di “generatori di nuvole di polvere” all’interno del centro storico. 

Sporgo la denuncia e chiedo ufficialmente  alla direzione sanitaria della Asl di intervenire immediatamente tramite i suoi dirigenti, per verificare se questo metodo applicato dalla società che gestisce le pulizie di Viterbo, sia ritenuto sano e esente da rischi o se viceversa sia un modo di fare scellerato che mina alla base la salute e il benessere dei cittadini viterbesi. Mi spiego meglio. Nel capoluogo da tanto tempo, quando si puliscono le strade si usano le macchina spazzatrici che, tra l’altro mentre passano con le spazzole sui selciati del centro storico scavano in profondità la malta presente negli interstizi dei selci o dei sanpietrini, riducendo la solidità del manufatto. 

Ma questo sarebbe il male minore. Il secondo elemento negativo e altamente inquinante è l’uso dei soffiatori. Queste macchine sono usate con l’intento di spingere verso il centro della strada tutte le immondizie che giacciono abbandonate ai bordi, dove la macchina spazzatrice non può arrivare. E’ questo uso che rende la pratica della pulizia altamente inquinante e velenosa per tutti i cittadini. 

Infatti, quando il potente soffio entra in azione, immediatamente nella zona si alzano nuvole di polvere che poi saranno inalate dai passanti, entreranno nelle finestre delle abitazioni, distribuiranno a destra e a manca microbi  che sono dannosi e contengono anche sostanze che nessuno esaminerà mai. Così quella polvere la troveremo depositata sulla frutta di chi la espone all’esterno del negozio. La ritroveremo sul quotidiano che è all’esterno dell’edicola, la troveremo nell’abitacolo della nostra autovettura, risucchiata dal climatizzatore. Insomma ce la troveremo dappertutto. 

Ci vorrebbe di cambiare metodo e di innaffiare le zone prima di soffiare altrimenti puliremo le strade e sporcheremo i polmoni, con grave pregiudizio per la nostra salute.  


Giovanni Faperdue

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