martedì 9 maggio 2017

Tutti gli uomini del capataz renzie - Ecco la nuova "corte dei miracoli" del PDr


Risultati immagini per Direzione nazionale del PdR


È la nuova Direzione nazionale del PDR, eletta il 7 maggio 2017: una maggioranza blindata con il 70 per cento di renziani, un’infornata di sconosciuti under 30 per conquistare i titoli dei giornali, qualche vecchia gloria (per statuto, come Veltroni e Fassino), tanti nomi noti del renzismo militante, l’ennesima infornata di toscani.

Lo chiamano il “parlamentino” del partito. È l’organo che 13 febbraio 2014 ha sfiduciato Enrico Letta e anticipato il cambio della guardia a Palazzo Chigi. L’assemblea, insomma, che avrebbe il compito di decidere da che parte va il Pd: accompagnare le decisioni del segretario ed eventualmente metterle in discussione. Si può già pronosticare che la seconda ipotesi, nella nuova Direzione renziana, sia da scartare. Non solo per i numeri, ma pure per i nomi: tra i 208 selezionati (i 120 membri eletti, più gli ex segretari, i sindaci dei capoluoghi e i presidenti di Regione) si fa fatica a individuare chi possa contrastare Renzi in modo credibile, al di là dei due sconfitti primarie, Andrea Orlando e Michele Emiliano. Pier Luigi Bersani e i suoi non ci sono più, Gianni Cuperlo è stato fatto fuori dagli orlandiani (anche se il Guardasigilli ora dice che è stato “un incidente a cui va posto rimedio” e che è “pronto a cedere il posto a Gianni”).


FEDELISSIMI In compenso, in Direzione sono stati collocati in massa i più fedeli sacerdoti del verbo renziano: per esempio Davide Faraone, già sottosegretario al Miur e oggi alla Salute, l’uomo macchina di Matteo in Sicilia. Oppure il calabrese Ernesto Carbone – quello del “ciaone” agli elettori anti-tritrivelle – di recente insignito del ruolo di “controllore” dei seggi napoletani nelle turbolente primarie che hanno rilanciato. Approda in Direzione anche Alessandra Moretti, malgrado alcune disgraziate esperienze politiche (la rovinosa sconfitta in Veneto del 2015) e mediatiche (dall’intervista in cui si è autoproclamata “Ladylike” a quella dei “topi assassini” che proliferano a Roma sotto Virginia Raggi). A proposito di Campidoglio, c’è la capogruppo Michela Di Biase, acerrima fustigatrice dei 5Stelle capitolini e compagna di Dario Franceschini: ora la coppia si ricompone al Nazareno. Ci sono i fratelli Pittella, detentori in franchising del renzismo in Basilicata, l’ex comunista Gennaro Migliore (oggi prima fila neorenziana), il fidato tesoriere Francesco Bonifazi.

TRAZIONE TOSCANA Nemmeno a dirlo, la Regione più rappresentata è quella bagnata dall’Arno. I toscani nel nuovo PdR sono ben 21, il 10%. Quasi tutti in linea col segretario, come è facile intuire. Nove di loro sono tra gli eletti: Maria Elena Boschi, il sottosegretario Antonello Giacomelli, gli onorevoli Andrea Marcucci, Caterina Bini, Laura Cantini e Edoardo Fanucci, l’euro parlamentare Simona Bonafé. E poi, tra i fedelissimi, il già citato Bonifazi, Luca Lotti, il sindaco Dario Nardella e Dario Parrini.

AVANTI I GIOVANI. Il colpo di teatro, Renzi l’ha riservato alla voce under 30. Ha voluto “venti ragazzi della generazione dei millennials”. Molti di loro sono stati cooptati all’interno della “scuola di formazione politica” del Pd lanciata dall’ex premier un anno e mezzo fa. La più giovane è Arianna Furi, 19 anni. La incontrammo il giorno della prima lezione, il 7 febbraio 2016, emozionatissima: “Matteo è un giovane ragazzo che ha scardinato un vecchio sistema. Mi piacerebbe fare il percorso di Maria Elena Boschi”. Ora è qualche passo più vicina.

LA SMEMORATA . Menzione speciale per Micaela Campana. La sua carriera sembrava destinata ad arenarsi per colpa di Mafia Capitale (e di un famoso sms a Salvatore Buzzi: “Un bacio grande capo”). La Campana non è indagata, ma è stata ascoltata dai magistrati lo scorso ottobre. Alle loro domande, ha risposto per ben 39 volte nella stessa maniera: “Non ricordo”.


di To. Ro. | 9 maggio 2017


3 commenti:

  1. Commento di Rita Pasqualetto:

    “Sembra perfino impossibile che un partito che ha avuto come Segretario, Enrico Berlinguer, sia stato ridotto in queste condizioni da un personaggio che sprizza arroganza e presunzione da tutti i pori e che dove passa calpesta i veri valori della sinistra. Ma la colpa non è sua, è di chi lo vota e lo apprezza, MALGRADO TUTTO!”

    RispondiElimina
  2. Commento di Lorenzo Lanzotti:

    “Il pd ormai è il partito dei ricchi e delle pecore. Un partito padronale in cui non si può discutere, ma solo approvare le decisioni del suo imperator pena la marginalizzazione ed il ludibrio pubblico. Il capo ha bisogno di ragazzetti da copertina perché i giovani votano altro, di Yesman che fanno tutto quello dice il loro imperator e di arraffoni toscani amici di merende per continuare il lavoro di Licio Gelli. Io dico che i populisti e le destre come lega e 5stars sono il risultato di queste "non politiche". Nel senso che non fanno politica ma spot e accordi col potentati economici. Aggiungo che agevolando i rigurgiti populisti rafforzano il proprio potere perché la gente (vedi Francia ) tende a votare quello che ritiene il meno peggio col richiamo al voto utile. Ma se non si abbatte questo sistema le cose non cambieranno mai. Per questo ritengo che non si dovrebbero fare accordo e livello nazionale con loro lì. Non perché non lo vogliono loro, ma perché non lo vogliamo noi, o continueremo ad alimentare questo sistema. Si ,in questo modo staremo all'opposizione per una o due legislature. Ma, per me, è l'unica maniera per crescere , l'unica maniera di smarcarsi da questo modo di intendere la politica. Le nuove generazioni non votano per ideologie, ma per le idee. Se riusciamo a dimostrare di essere diversi potremo imporci, altrimenti la sinistra è destinata a scomparire.”

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mia ripsostina: "Bisogna essere pragmatici... una politica di nicchia serve a poco. Facciamo la fine di Melenchon in Francia. Anzi peggio perché con la nuova legge elettorale metteranno sbarramenti capestro. Dobbiamo decidere tra una alleanza con il puzzone del pd o tentare l'alleanza con M5S. Bersani ci aveva già provato e gli è andata male ma forse ora i tempi son cambiati."

      Elimina