giovedì 16 agosto 2012

Italia in vendita, per soddisfare le banche.. Lettera aperta a Elsa Fornero, ministro per caso

Italia in vendita all'incanto


Ill.mo Sig. Ministro del Lavoro Elsa Fornero, dalle pagine del Corriere della Sera del 7 agosto u. s., abbiamo appreso, tutte le sue preoccupazioni a riguardo della tenuta dell’occupazione e della capacità produttiva nazionale nel prossimo autunno. Senza tirare sempre in ballo il solito “pianto del coccodrillo”, le preoccupazioni sono ampiamente e del tutto giustificate, se si prende atto e si considera che il governo al quale Ella appartiene, per mitigare la più grave delle conseguenze della crisi economica in atto, quale quella produttiva – occupazionale, procede nella direzione esattamente opposta a quella necessaria.

In questi frangenti, per contrastare questi fenomeni recessivi, occorre accelerare la circolazione monetaria e non frenarla . Oltre a generiche responsabilità attribuite alla politica, ella riscontra pregresse carenze nell’attività del credito ed in quella degli investimenti da parte degli imprenditori. L’attuale crisi economica, in Italia, più che di origine strutturale è decisamente di natura finanziaria, ora esplosa ma da lungo tempo programmata ed attuata su tutto il territorio nazionale con tutti i sistemi possibili. Da diversi anni a questa parte si sono susseguiti tutta una serie di grandi e piccoli interventi legislativi e normativi, tutti finalizzati a trasferire risorse dal mercato in generale e dall’apparato produttivo in particolare, a quello finanziario, bancario e monetario.

Dallo spostamento dei versamenti del T. F. R., la limitazione dell’uso del contante nei pagamenti, le recenti “sei leggi” approvate a favore dei banchieri (http://www.marra.it/contenuti/pdf/leggi.pdf ) , la spinta all’indebitamento dei consumatori, le assillanti richieste di rientro degli affidamenti nei confronti delle partite IVA di ogni tipo, i costi delle operazioni e transazioni bancarie tra i più alti al mondo, hanno definitivamente avvelenato i rapporti tra sistema bancario e monetario ed imprenditori, a tutto scapito dell’intrapresa e del sostegno alla produzione e quindi alla piena occupazione. Il “cavallo non beve più”, e non poteva essere diversamente se si considera che la circolazione monetaria sul territorio nazionale è ridotta al lumicino e sono sparite le risorse che potevano consentire a diverse aziende di restare nell’attività produttiva. Le pubbliche amministrazioni sono al collasso ed indebitate verso il sistema produttivo nazionale privato di circa 100 miliardi che sommati alle prossime insolvenze previste dalla BCE, innescheranno, come affermato dallo stesso Mario Draghi, un effetto domino dall’esito incertissimo alla nostra sopravvivenza.

La violenta carenza di liquidità sta’ provocando in tutti i settori vistosi contrazioni dei consumi, sino ad oltre il 30 %, in alcuni casi. Per poter impostare una azione capace di realizzare sull’intero mercato produttivo ed occupazionale l’inversione di tendenza allo status quo è necessario disporre di risorse finanziarie che grazie alle trappole bancarie monetarie, organizzate in combutta con la BCE e la CE, non possiamo accedere. Sembra tutto predisposto, con tempismo perfetto, per dare la spinta finale e per giustificare la sconsiderata svendita, del patrimonio e dei beni dello Stato giacché risulta non pertinente, del tutto inadeguata e quindi inutile.

Gli asset nazionali, già diligentemente elencati dal Presidente Monti pronti per essere sacrificati, probabilmente sono utili per ottemperare a qualche promessa o sdebitarsi nei confronti di qualcuno. La diabolica semplicità con cui è stato costruito il marchingegno monetario da parte dell’apparato bancario per caricare gli Stati di pseudi debiti sui quali dopo lucrare, è talmente semplice da chiedersi come abbiano potuto i nostri avvedutissimi politici non rendersene conto: La BCE, unica facoltizzata ad emettere moneta, la fornisce al valore facciale alle banche ordinarie più il tasso dell’uno %. fino alla scadenza dei titoli utilizzati dalle banche ordinarie per ottenere il denaro; le banche ordinarie utilizzano queste risorse per fornire liquidità ai mercati ed agli Stati, con profitti dal 400 % ad oltre il 1000 %. Spesso accade di dover registrare contrazioni del credito ai mercati ed al sistema produttivo poiché i suoi colleghi banchieri prediligono investire nel finanziario, invece di supportare produzione ed occupazione. La procedura adottata per la monetizzazione del mercato riesce di evitare l’imbarazzante rapporto diretto tra Stato e Banca d’emissione, (lo Stato andrebbe a comprarsi un bene già suo e la banca andrebbe a vendere un bene il cui valore è stato conferito dall’acquirente ) utilizzando il “terzo in buonafede” (si fa per dire) rappresentato dalle banche ordinarie.

In ogni caso anche se si è evitato il rapporto diretto, non si è sanata la posizione fraudolenta della Banca d’Emissione foriera e fabbrica di gran parte del debito pubblico proprio in fase di emissione monetaria poiché crea un pseudo debito, inesistente, a danno dell’intera comunità. Infatti come ebbe ad affermare il prof. Giacinto Auriti, da poco decorsi 6 anni dalla sua scomparsa, il valore monetario non è conferito da chi materialmente ne cura la stampa ma dalla comunità che ne accetta ed utilizza il titolo, rappresentata in questo caso dallo Stato d’appartenenza, al quale pertanto vanno accreditati i valori monetari e non addebitati come ora avviene.

Coraggio Sig. Ministro, con una unica mossa saremmo in grado di sanare questa situazione, divenuta ormai insostenibile, e reperire le risorse per mitigare i rigori autunnali della crisi economica mediante il rilancio della produzione e della piena occupazione. Di concerto con il Suo collega titolare del Ministero del Tesoro, è opportuno ritornare all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato italiano sulla scorta della centennale e positiva esperienze pregresse, dal 1874 al 1975. Le nuove Lire così realizzate, senza costi e senza debiti, acquisite dallo Stato a titolo originario, sono prontamente utilizzabili per il rilancio dell’economia e della piena occupazione e potranno formare una circolazione parallela’ con gli stessi cambi e gli stessi valori dell’Euro.

E’ già tutto pronto, tutto efficiente e tutto a lungo collaudato. Lo stato di pseuda necessità non deve consentire tentennamenti e tanto meno ambigue operazioni impostate sul pagamento di pseudo debiti con valori reali quali sono gli asset pubblici.

13 agosto 2012 Savino Frigiola

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Commento di Silvano Borruso: "ben detto. Aggiungi per la Fornero che non è necessario “uscire dall’Euro”. Basta risuscitare quello che fu l’Unione Monetaria Latina tra il 1865 e il 1915, che funzionò tanto bene da farla proporre da Napoleone III agli Stati Uniti nel 1867. L’Euro la farebbe da pezzo di 5 franchi d’argento che circolava liberamente tra Francia, Belgio, Italia, Svizzera e Grecia. Informati e fai girare. E ogni Stato riavrebbe la sua moneta. La mossa andrebbe fatta a furor di popolo per mettere la strizza dovuta ai bankieri e loro tirapiedi..."

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