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giovedì 20 maggio 2010

"Giuseppe Gozzini..... un cattolico sui generis ha lasciato il mondo terreno ma resta nella mente collettiva.." di Vito De Russis

Apprendo la notizia della morte di Giuseppe Gozzini avvenuta a Milano il 13 maggio u.s.

Aveva 73 anni. Non ricordo di averlo conosciuto personalmente, ma lo ricordo, principalmente, per tre motivi: Pinelli, obiezione di coscienza e Quaderni rossi.

Era un “ragazzo” cattolico “particolare”: negli anni sessanta – inizio degli anni difficili – fu il primo cattolico a rifiutare il servizio militare affrontando, serenamente ma, anche, fermamente, tutto il difficile iter giudiziario previsto per stroncare questo tipo di comportamento contro la guerra e contro gli armamenti. In sua difesa accorsero Don Milani e Padre Balducci i quali, per questo loro atto, furono processati per “apologia di reato”. Scontro tra cattolici “diversi”, allora.

Alla fine degli anni sessanta, in occasione della strage di Stato di piazza Fontana (Milano, 12 dicembre 1969), sentimmo la sua voce tra le primissime voci che pubblicamente smentirono la versione ufficiale, sostenuta dai media, della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli nella Questura di Milano; e, Giuseppe Gozzini, era amico degli anarchici, come lo era di Mazzolari, di Don Zeno e di tanti altri.

Era un “ragazzo” pubblicista ed i suoi scritti-pensiero li trovavi sulla carta di forte impegno politico, di profonda coscienza morale e sociale e, quindi, sui “Quaderni rossi”; mai pienamente soddisfatto, in occasione della prima guerra del Golfo (1991, papà Bush), partecipò alla fondazione della rivista “Guerre e pace”.

Giuseppe Gozzini, una persona irripetibile nel mondo cattolico (e non solo).

Lo ricordò così; e mi sono di conforto le notizie trasmesse dal suo amico Mario Pancera.

Vito De Russis
Membro della lista di European Consumers e presidente di un'associazione per la tutela dei pedoni.

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Articoli di Vito De Russis:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=vito+de+russis

http://altracalcata-altromondo.blogspot.com/search?q=vito+de+russis

lunedì 24 maggio 2010

Vito De Russis: “Il tram subito? Si può realizzarlo: da Saxa Rubra a Laurentino”

Prot. 10035/b - COMUNICATO STAMPA

Il Sindaco Alemanno, la sua Giunta e la maggioranza del Consiglio Comunale, a quanto riferito dai media, hanno espresso la volontà politica di dare una svolta al Trasporto Pubblico Locale (TPL) utilizzando il ferro secondo “il disegno di una nuova rete tranviaria”. Quindi, ancora attesa.

“Durante i 14 anni di ossessione della fumosa “cura del ferro” – dichiara Vito Nicola De Russis, presidente dell’Associazione Diritti dei Pedoni – i cittadini si sono mobilitati per sostenere la realizzazione della tramvia Saxa Rubra (o Fidene) – Laurentina la quale, disegnata oltre 50 anni fa, nel maggio 1954 ottenne il voto unanime del Consiglio Comunale. Pertanto, non c’è tempo da perdere: c’è la pasta, lievitata; basta spezzettarla, infornarla e consegnare ........ la nuova linea tranviaria, ai cittadini in attesa”.

De Russis si riferisce a quanto successo nella primavera-estate del 2005 nel territorio dell’arco est-sud-ovest dentro il GRA, quando, 40 Associazioni e Comitati di Quartiere – attive, sulla direttrice da Saxa Rubra a Fidene-Montesacro-PonteMammolo-Togliatti-Cinecittà- fino a Laurentina –, con il sostegno del Consiglio X Municipio, promossero un processo di partecipazione dei cittadini romani al fine di progettare un sistema sostenibile di mobilità pubblica e privata, per la citata direttrice, incentrato sull'utilizzo del tram o di altro mezzo a trazione elettrica ed ecologica equivalente. Una linea, prevista nel PRG del 1962, che rompe il modello di viabilità radiale convergente sul centro città.

Confezionarono una Proposta di Delibera di indirizzi al sindaco ed alla giunta comunale per la realizzazione del suddetto processo; raccolsero oltre 11.000 firme che, a luglio del 2005, depositarono al Comune. Da quel momento scattarono i 6 mesi per la discussione in Consiglio Comunale.

Il 06 febbraio 2006, il Consiglio Comunale, alla unanimità, approvò quella Delibera; poi ................l’ha dimenticata.

“Entro questo mese – prosegue De Russis – facciamo “svegliare” quella Delibera da un Tavolo Tecnico il quale, in tempi brevissimi, trasformi il quadro organico dell’opera in road map per la missione.”

Di certo, i promotori-presentatori di quella proposta saranno ben lieti di rompere l’attesa durata cinque anni, nonchè di fornire la massima collaborazione fino alla realizzazione-attivazione della linea tranviaria Saxa Rubra – Laurentina.

Ufficio Stampa
Cell. 3393484370
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Altri articoli di Vito De Russis:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=vito+de+russis

martedì 6 marzo 2012

Vito De Russis: "A Roma I soliti giochetti elettorali della cronica emergenza da traffico e mobilità"

la metropoli che piace ad alemanno...


I soliti giochetti elettorali nella Roma capitale della cronica "emergenza da traffico e mobilità".

L'Associazione Diritti dei Pedoni - ADP chiede al Commissario delegato immediati fatti concreti (ciò che è realtà nelle Città della UE, nulla di eccezionale): piste ciclabili riservate controsenso; tante Z30 cittadine.
Si chiede il "ritorno" della utile et preziosa sorella "fermata ATAC via del Plebiscito"

In Italia, nella Roma Capitale dell'emergenza cronica per traffico e mobilità, con i poteri speciali al sindaco di Commissario delegato a tale incivile ed invivibile emergenza, dopo quasi 6 anni (DPCM 4.8.2006 - OPCM n. 3543 del 26.9.2006, e seguenti), riscontriamo questa informazione
http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?contentId=NEW293875&jp_pagecode=newsview.wp&ahew=contentId:jp_pagecode

Articolo dal sito Comune di roma: Percorsi ciclabili sicuri, un progetto per monitorare le piste ciclabili

"Siamo alla vigilia delle elezioni amministrative comunali - sostiene il presidente dell'ADP, Vito De Russis - e scoppia la solita "cultura elettorale" tesa a continuare a considerare gli elettori per quello che, fino ad ora, hanno dimostrato di essere. Se nemmeno questi episodi riescono a scuotere la dignità della persona, dobbiamo prendere atto che continua quella discesa che produce, a Roma, il 10 per cento dei pedoni morti in Italia."

Parigi - la città gemellata con Roma fin dal 1957 - dal 14 luglio 2007 al 31 dicembre 2011, partendo da zero (ma con idee chiarissime : "trasferire parte significativa della mobilità cittadina sulla mobilità ciclistica"), ha messo in atto il "Bike sharing". "Bike sharing" è la bici pubblica a disposizione gratuita dei cittadini. Visto e considerato che, qualche cittadino, può aver bisogno della bici per un tempo consistente (sottraendo, così, tale mezzo pubblico ad altri cittadini), è stato previsto un contributo economico "a scalare" sul tempo eccedente quello gratuito. GRATIS è la prima mezzora. (Tale sistema era già in uso, da qualche mese prima, nella città spagnola di Barcellona.)

Parigi, sulle sue strade a senso unico, sta realizzando le piste ciclabili riservate "controsenso" e FUNZIONANO benissimo.
Parigi, ha la percentuale di mobilità ciclistica - in sicurezza - sempre in crescita (da diversi anni ha superato le due cifre).

"Ricordiamo al sig. Commissario delegato - conclude Vito De Russis - che, forte del suo mandato, senza perdere tempo e senza tante parole e senza tante strutture collaborative collaterali (finanziate), può realizzare a Roma le "corsie ciclistiche riservate controsenso" su tutte le strade a senso unico. Durante questa operazione:
- far rientrare nella legalità tutti gli incroci privi di attraversamenti pedonali e tutti gli attraversamenti pedonali non in regola con le leggi vigenti;
- da tutti i semafori pedonali eliminare i tre colori (portandoli a due colori, "rosso e verde"), unificandoli a quelli esistenti nella stragrande maggioranza delle città UE ed extra UE."

L'ADP ricorda che da 434 giorni vive la intollerabile e disumana attesa del ritorno della utile, preziosa ed affezionata sorella "fermata Atac di via del Plebiscito", quella utilizzata da milioni di persone che viaggiano sulle n. 18 linee diurne e notturne che ivi si fermavano svolgendo la loro utile funzione pubblica.

Vito De Russis

Ufficio stampa ADP
3393484370
www.assopedoni.it

giovedì 25 gennaio 2018

Legalizzare le illegalità... e l'altra Roma nel tunnel


Immagine correlata

Mentre vi dilettate comunicando tra voi, lasciate che − partendo dal tunnel di S. Bibiana − anche gli oltre 140 componenti (attori della invasione / annessione e consegna alla Sindaca) della ConsultaCss* M5S, proseguano il cammino verso i loro obiettivi della “Mobilità Dolce e Sostenibile”: sono iniziati i lavori della Nomentana. 

L’ordine è stato eseguito al tunnel di S. Bibiana: massacrata la LEGALITA’ e la DIGNITA’  dei pedoni e dei ciclisti (anche da chi strilla LEGALITA’ e ONESTA’). 

Storia del Tunnel di Santa Bibiana con carreggiata tra due marciapiedi.
Traffico in doppio senso sulla carreggiata (ovvero il 50% di spazio per ogni senso) per la “mobilità veicoli privati” e “mobilità Tpl” (quest’ultima senza “corsia riservata” ex art. 3, 17 CdS); la “mobilità pedonale” sui 2 marciapiedi (ex art. 3, 33 CdS); IGNORATA la “mobilità ciclabile”; il ciclista che l’attraversava lo faceva a totale suo rischio e pericolo (rischio che, sul marciapiede, gli risultava ridotto rispetto a quello che correva sulla carreggiata).

Nella occasione della improvvisa utilizzazione a senso unico della carreggiata del tunnel (raddoppio, 100% dello spazio) anche l’ADP – Associazione Diritti dei pedoni di Roma e del Lazio − pur non essendo direttamente coinvolta dal citato provvedimento − fece sentire la sua voce: sul 25% della carreggiata totale realizzare la “pista ciclabile” sancita all’art. 3, 39 CdS.(“parte della strada riservata alla circolazione dei velocipedi”) . 

Gli Amministratori p.t.** furono insensibili. 

Negli anni della lavorazione partecipata del PQC – PIANO QUADRO CICLABILITA’ del Comune di Roma (2007-2011) fu richiamata l’attenzione sulla costruzione della “pista ciclabile” a S. Bibiana.
Con l’arrivo del PCSS di Roma, tale richiesta venne sostenuta dal “CRC- Coordinamento Romano Ciclisti” e corredata dalle “dimostrazioni pratiche” dei ciclisti al tunnel di S. Bibiana:  “pista ciclabile” secondo le vigente normativa. 

Quel PQC divenne parte integrante del NUOVO PGTU – PIANO GENERALE TRAFFICO URBANO. 

La CCSS del 2014 (votata alla unanimità, quindi, anche da M5S) stentava ad essere attiva e si intensificava la pressione del soggetto privato (applicando l’escamotage dell’autoconvocazione). 
Quando arriva la mano del soggetto pubblico arriva la legalizzazione della (vistosa) ILLEGALITA’. 
Ad uno dei 2 marciapiedi “parte della strada  ....destinata ai pedoni” (ex art. 3, 33 CdS) vengono  apposti i cartelli di “TRANSITO VIETATO AI PEDONI” (Figura II 54, Art. 117)
Su quella “parte della strada  ....destinata ai pedoni” (citata), estromessi i pedoni, realizzano la “pista ciclabile” (citata).

(Mal) Sistemata la ““Mobilità Dolce e Sostenibile” dei pedoni e dei ciclisti,
il 100X100 DELLA CARREGGIATA DEL TUNNEL DI SANTA BIBIANA,  RESTA RISERVATA ALLA “MOBILITA’ VEICOLI PRIVATI”, (la “mobilità amara”, quella preferita anche dal M5S). 
Stessa tecnica e stessa ILLEGALITA’ è prevista sulla Via Nomentana. 
Vito De Russis, referente ADP nella ConsultaCss* M5S 

Nota * Dal 1997, iniziando dalla CE, la dizione utilizzata dagli Stati membri della UE − per l’operazione di riduzione dei morti sulle strade − è stata: PNSS-PIANO NAZIONALE SICUREZZA STRADALE (oppure, se Regionale, PRSS-PIANO REGIONALE SICUREZZA STRADALE; oppure, se Provinciale, PPSS-PIANO PROVINCIALE SICUREZZA STRADALE; oppure, se Cittadino, PCSS-PIANO CITTADINO SICUREZZA STRADALE).

Non risulta il caso di una variazione della suddetta dizione. (Si precisa che anche la Città di Roma – arrivata nel  dicembre 2011 − ha adottato la dizione PCSS 2012-2020.)
Tutti questi PIANI (PNSS, PRSS, PPSS e PCSS) contengono lo strumento della CONSULTA (CNSS, CRSS, CPSS e CCSS).

La sola, unica eccezione si riscontra al Comune di Roma: ha (molto) attenuata l’attenzione sulla Sicurezza Stradale perché ha inteso richiamare l’attenzione sulla “Mobilità Dolce e Sostenibilità” (pedoni e ciclisti). Questa attenuazione viene visivamente rappresentata dalla lettera “s” a carattere minuscolo. 

A.D.P. - Vito De Russis 

Risultati immagini per vito de russis

v.derussis@teletu.it

Nota ** p.t. – pro tempore.

martedì 28 dicembre 2010

Vito De Russis al Prefetto di Roma ed all'ATAC: “Fermata bus a via del Plebiscito da ripristinare subito!”

"Il premier entra ed esce.. da Palazzo Grazioli, ed i pedoni stanno fermi!" (Saul Arpino)

“I 365 giorni trascorsi − sostiene il presidente dell’Associazione Diritti Pedoni, Vito De Russis − hanno dimostrato ampiamente ed inequivocabilmente la insussistenza della motivazione assunta a giustificazione della violenta scomparsa dell’unica e vitale fermata bus di via del Plebiscito, perpetrata il 28 dicembre 2009, e pertanto, va immediatamente ripristinata.”

Il motivo della sicurezza del capo del governo venne sostenuto pubblicamente dal Prefetto di Roma; mentre, in questi 365 giorni, alle entrate/uscite del premier da Palazzo Grazioli (sua residenza privata) è stato permesso ed accettato un ininterrotto “bagno di folla”. Diventa, quindi, inconcepibile continuare ad individuare quel (supposto) pericolo nella ininterrotta fiumana di persone (romani, pendolari, turisti, studenti, operai, acquirenti, giovani, anziani, ecc.) che scendeva e saliva a via del Plebiscito dai bus pubblici delle 18 linee ATAC.
Per riottenere, dopo un anno, quella fermata l’ADP si rifiuta di richiamare qui la drammatica e disumana mobilità a Roma (3 morti alla settimana, oltre 70 feriti al giorno nel più immorale silenzio); il ridicolo 18,2% di mobilità tramite TPL; il terribile macigno del 56% della mobilità privata forte di 945,1 veicoli per 1000 abitanti.

Sostiene l’ADP che non è difficile aumentare la mobilità del TPL e la corrispondente riduzione della mobilità privata; che è semplice trasformare i semafori pedonali a due colori (rosso/verde, dotati di timer con countdown) e rendere almeno “positivi” gli attuali attraversamenti pedonali “insufficienti”; che è politicamente scorretto e moralmente deprecabile realizzare le “piste promiscue” (pedoni e ciclisti) requisendo i marciapiedi (per non realizzare le piste ciclabili civili, rispettose della dignità e dei diritti dei ciclisti, così come avviene nel resto del mondo).

“Provate a rendere un poco credibili i vostri auguri di Buon Anno 2011 − conclude Vito De Russis − riattivando immediatamente la fermata di via del Plebiscito alle 18 linee Atac ed impegnandovi a realizzare a Roma, entro il 2011, una consistente riduzione delle persone morte e ferite per incidenti stradali.”

Uff. Stampa ADP
Cell. 3393484370

martedì 18 gennaio 2011

Vito De Russis: "Dignità-numeri-dignità n. 2" - Referendum Fiat e "risultati"



Caro Paolo D'Arpini. Mi sembra "normale" informarti del riscontro, ricevuto via e-mail, sul tema che che conosci, pubblicato su:http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/01/15/vito-de-russis-%e2%80%9crisultati-del-referendum-fiat-e-commento-la-dignita-umana-e-laccordo-fra-le-parti/

Egli sostiene che:

"""Come al solito da sinistra sempre dati inventati. I dati reali di approvazione sono i seguenti:
L'accordo tra Fiat e sindacati per il rilancio dello stabilimento di Mirafiori è stato approvato con il 54% dei sì. Lo rivela l'Ansa citando fonti sindacali. L'accordo era stato firmato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl mentre non hanno firmato l'intesa la Fiom e i Cobas. I voti favorevoli all'accordo - riferiscono fonti sindacali - sono stati 2.736 (il 54,05%) mentre i voti contrari all'intesa sono stati 2.326 (il 45,95%), e non il 50,36 come asserito. (sito IlSole24ore).
Se i dati sono sbagliati, mi immagino il contenuto... """



Caro xxxxxxxx,
lasciamo da parte (anche se importantissimo ai fini di assunzione di responsabilità con la propria faccia) il Valore e il significato civile, sociale e morale della parola "firmato" qui usata in sostituzione della più aderente e reale parola "siglato", per entrare nel merito dell'Oggetto: "dignità-numeri-dignità". Vi è contenuta la parola "numeri" e, quindi, il tema dei "numeri" è pertinente. Sostengo che, per proseguire il nostro confronto, i numeri reali sono importanti e, quelli che ci interessano, sono due: quello del totale delle persone-dipendenti Fiat "aventi diritto" al voto, (che, diverse fonti, sostengono di essere 5.431, uguale al mio 5.431); e quello finale del numero delle persone-dipendenti Fiat che hanno votato "SI" (che, diverse fonti, nelle primissime ore del 15 gennaio, sostenevano di essere 2.735, come sostengo io, a fronte dell'odierno 2.736 che riporti). Sul primo numero, 5.431, da quanto arguisco, c'è concordanza. Sul secondo numero, invece, c'è una discordanza, 2.735 e 2.736, che, secondo me, è assolutamente insignificante (per il nostro confronto).
Alla luce di quanto fin qui specificato, appare chiaro ed inequivocabile che abbiamo riportato i "NUMERI REALI" ovvero, nessuno di noi ha inventato niente; e, nemmeno le rispettive nostre fonti hanno inventato niente.
Questa è la pura Verita'.
Punto.
Normalmente (cioè nella società in cui viviamo), siamo abituati a "costruire" (derivare; manipolare; interpretare; proiettare; ecc.) sui numeri reali altri numeri secondo le nostre convinzioni, i nostri interessi, le nostre esigenze, le nostre aspirazioni.


Caro xxxxxxxx,
nel nostro caso, sono proprio questi "numeri costruiti" che differiscono e sostengono la tua e-mail: la percentuale dei SI è del 54,05% (che, credo, riportino tutte le fonti).
Nella mia e-mail, la percentuale dei SI risulta essere del 50,36%. E' il risultato di questa operazione aritmetica: 2.735 diviso 5.431 e moltiplicato 100% (diventerebbe del 50,38% nel caso fossero 2.736 SI).
Operazione aritmetica "diversa" ma legittima e naturale (se effettuata e sostenuta dalle nostre consolidate convinzioni, interessi, esigenze ed aspirazioni tese a realizzare le condizioni di libertà, eguaglianza e fraternità per i membri della futura famiglia).
Già leggendo l'Oggetto (quella parola "numeri" riportata/legata, a destra ed a sinistra, alla parola "dignità") e la informazione in apertura, messa lì come "premessa", si capisce che il Valore della dignità della persona umana occupa il posto centrale ed è ben sostenuto nella sua determinazione universale (Dichiarazione universale dei diritti della persona umana), in quella nazionale (Costituzione italiana) e nella forma assunta durante la rivoluzione francese.
Infine, in chiusura di quella mia e-mail, c'è il doveroso ringraziamento alle 5.431 persone che, con le loro autonome decisioni (assolutamente "non libere"), hanno dato la risposta a coloro che aveva posto (loro) la domanda. Sono quelle 5.431 persone costrette a prendere in mano il loro destino per una svolta (storica?!?!?) abbozzata-imposta in un documento molto sbilanciato (i cui attori-autori non sono identificabili) che hanno assunto la tormentata e gigantesca responsabile decisione.
5.431 membri della famiglia umana che lavorano a Mirafiori e lasciati soli.
A tutti loro, nessuno escluso, va l'unico, sincero ed immenso: Grazie.
Questo assunto non è soggetto a contestazione. Naturalmente, da parte di coloro i quali condividono il sopracitato Valore della Dignità della persona umana (che esclude lo sfruttamento della persona sulle altre persone, esclude il ricatto, non è di sinistra o di destra o di sopra o di sotto, ecc. perchè è universale).
Cordialmente.

Vito De Russis

sabato 20 marzo 2010

Parere altro sulla mobilità automobilistica a Roma, di Riccaro Forte, & replica a tono di Vito De Russis

Mi dispiace far arrabbiare Vito De Russis e chiedo perdono per la mia impudenza, ma giuro che nel mio intervento non c'è alcun intento provocatorio. Mi tocca fare questa premessa perché so per esperienza che gli argomenti che sto per introdurre sono spesso considerati una provocazione, per di più gratuita e cioè ordita per il solo gusto di suscitare reazioni adirate.

Facciamola finita, una buona volta, con questa litanìa della velocità e dei morti che si eviterebbero diminuendola di una certa quota. Non è vero, e soprattutto nessuno è in grado di fare un serio calcolo (serio nel senso di scientificamente valido) sul "risparmio" in termini di vite umane che deriverebbe dalla riduzione della velocità sulle strade.

Sono pazzo? Tutt'altro. Primo: qualcuno è in grado di spiegare il criterio scientifico-statistico da usare per fare questi calcoli? Secondo: non esiste alcuna relazione tra velocità e incidenti. La velocità è solo una grandezza, un modo di esprimere la relazione spazio/tempo di un oggetto in movimento. La velocità in sé non può essere causa di morte e nemmeno di lesione. Può esserlo invece il differenziale di velocità tra due oggetti in movimento in uno spazio ristretto, come avviene per esempio sulle strade cittadine, dove convivono soggetti diversi che si muovono a velocità diverse, con diverse accelerazioni (altra grandezza, che esprime la spinta, cioè l'indice di incremento di velocità, necessaria per raggiungere una velocità data): persone (adulti e bambini), animali, biciclette, moto, auto, camion, autobus, tram. Per esempio: 40 km/h è una velocità generalmente classificata come "bassa", tuttavia può essere letale in determinati contesti. A questa velocità un investimento può avere esito mortale o provocare nella persona investita lesioni gravi e irreversibili. Viceversa, una velocità di 150 km/h viene in genere considerata molto alta, anzi pericolosa. Nell'opinione comune, avere un incidente a quella velocità è un destino quasi ineluttabile. Certo, se uno va a 150 a viale Marconi o Viale Regina Margherita, le probabilità di avere un grave incidente, magari lasciandoci le penne e forse accoppando qualche poveraccio che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, sono assai elevate. Ma né Viale Marconi né Viale Regina Margherita sono strade costruite per farci correre le auto a 150 all'ora. Semafori e binari stanno lì a ricordarcelo. Invece, in un'autostrada in discrete condizioni e con un traffico non troppo intenso, può essere una velocità assolutamente sicura. In questa situazione, in effetti,a fare la differenza non è la velocità ma il veicolo. Viaggiare a a 120 con una R4 è decisamente meno sicuro che andare a 180 a bordo di una massiccia berlina da granturismo. Questione di peso, di aerodinamica, di impronta a terra, di caratteristiche generali. Sulle strade circolano mezzi con caratteristiche e capacità molto diverse: camion, moto, auto utilitarie, granturismo, sportive, fuoristrada, eccetera. Ognuna di esse è stata pensata, progettata, realizzata per essere usata in un certo modo e per certe finalità. Se uno pensa di poter fare con la vecchia R4 di prima quello che è possibile fare con una Mercedes Classe E, o è imbecille o è sprovveduto. In entrambi i casi sarebbe opportuno fermarlo in tempo.

Il modo migliore per ridurre gli incidenti sulle strade è proprio la cosiddetta "fluidificazione" del traffico (oltre all'auspicabile riduzione del numero di veicoli in circolazione), che non comporta l'aumento della velocità ma la sua omogeinizzazione. Se, in una strada ad alta intensità di traffico, si riesce a far viaggiare le auto il più possibile alla stessa velocità, si potranno evitare continue frenate e accelerazioni, che sono all'origine degli incidenti a catena. Abbassare "d'ufficio" la velocità non serve, anzi può peggiorare le cose, perché è più facile fare in modo che venga mantenuta una velocità considerata congrua (in relazione alle caratteristiche della strada ed all'intensità del traffico) anziché far rispettare un limite considerato ridicolo e inutilmente repressivo.

Infine: la maggior parte dei sinistri avviene in città a bassa velocità ed è la causa della maggior parte dei morti e dei feriti. Ma quando si fanno proclami fantascientifici sui miracolosi effetti che una riduzione della velocità dovrebbe avere, si pensa sempre alle autostrade ed alle velocità più alte, che oltre tutto sono in genere fuori legge e quindi per definizione estranee a qualunque intervento legislativo.

Allora, di cosa stiamo parlando?

Riccardo Forte


PS: A proposito del parcheggio alla Stazione Termini. Chi spara su questo progetto è perlomeno strabico, perché si tratta forse del solo progetto di parcheggio che abbia davvero un senso ed una utilità concreta, tra i tanti costruiti qua e là negli ultimi 15 anni. Tutte le grandi stazioni ferroviarie nel mondo dispongono di un parcheggio di adeguate dimensioni, funzionale proprio al movimento dei passeggeri in arrivo e partenza. Se qualcuno invece pensa che la Stazione Termini debba essere al centro di una zona interamente pedonalizzata, sarà il caso che si faccia prescrivere qualche stimolante perché evidentemente dorme in piedi e sogna di vivere sulla Luna. Almeno fino a quando la stazione Termini sarà la più importante di Roma.

Riccardo Forte

...........replica di Vito De Russis

Caro Riccardo,
ti voglio bene; e fai parte di quel ristretto gruppo di persone che ascolto, sempre, con grande attenzione (e cerco di farne tesoro di quello che sostengono).

Succede, talvolta, che nella meditazione su quanto ho recepito "i conti non mi tornano" e, principalmente, penso che derivino dalle mie personali difficoltà.(Negli anni scolastici dall'avviamento al diploma, avevo solo qualche libro, ho sempre "disturbato" i miei professori ogni qualvolta non capivo quel determinato passaggio della loro lezione e lo annunciavo ufficialmente e platealmente chiedendo loro, "per favore", un supplemento; le conseguenze di tale costante comportamento .... è un'altra storia.)

Pertanto, ti tranquillizzo: sono totalmente calmo e sereno.
20 anni fa (avevo costituito nei 15 anni precedenti Comitati, Coordinamenti ed Associazioni, ivi compreso il Codacons e Radio Onda Rossa) costituivo l'Associazione dei Pedoni inserendo nella stessa denominazione lo scopo fondamentale di quella creatura: i DIRITTI. Perchè c'era troppa violenza nel calpestare i Diritti dei Pedoni. Frutto della illegalità diffusa (e non perseguita) e della "convivenza incivile".
In questi 20 anni la situazione è sempre peggiorata perchè la velocità del pedone è rimasta quella naturale (immutata) mentre è aumentata sempre più la frenesia e la fretta della società e, quindi, la velocità. Velocità che non lascia il tempo e lo spazio per "controllare e governare" il proprio comportamento entro quelle norme che dovrebbero generare un'accettabile convivenza civile.

Gli ultimi dati ufficiali noti per l'Italia (che, ti garantisco, sono in difetto) sono quelli del 2008 sul 2007: feriti - 4,6%; morti (decessi, negli atti ufficiali) - 7,8%. Nel 2008: pedoni morti: + 3,3% rispetto al totale dei morti del 2007; ben 648 pedoni, circa il 14% del totale; di questi ben 155 stava attraversando su un passaggio pedonale (pari al 24%, 1 ogni 4). Nel 2008 a Roma: 52 pedoni morti e 2.139 feriti; circa un quarto sulle strisce pedonali.

Questa frenetica e frettolosa società, senza modificare il DNA dei pedoni, vuole imporre al pedone, negli attraversamenti pedonali, la velocità del vincitore delle Maratone nazionali e mondiali . Prendi gli attraversamenti pedonali semaforizzati: un attimo di verde seguito da un giallo da sballo ed un rosso interminabile. E' la fluidificazione. Il Pedone è costretto ad attraversare solo ed esclusivamente con il giallo. Serve il commento? Nei Paesi della "convivenza civile" il semaforo che disciplina l'attraversamento pedonale è di due colori: Rosso e Verde; non ha il giallo perchè riconoscono ai loro pedoni la impossibilità di "cambiare marcia", mentre per i veicoli ritengono il giallo molto importante. Hanno fluidificato via del Plebiscito eliminando una importantissima fermata del TPL: è violenza; è barbaria; è agli antipodi della convivenza civile.
Per avere, e con questo concludo, il senso del tragico, barbaro ed inumano fenomeno della carneficina stradale italiana rappresento questo confronto. Guerra USA c/ Iraq : dal marzo 2003 a marzo 2009 sono morti 2.423 soldati statunitensi. Stesso periodo in Italia : oltre 30mila morti e circa 1,5 milioni di feriti per incidenti stradali; altrettanto per inquinamento dell'aria; circa 8.000 morti nei cantieri. Solo Pedoni: circa 3.500 morti negli incidenti. STOP STRAGI PEDONI.

Il PSMS ignora tutto questo (e gli altri temi delle slides).
In questo contesto è giusto ed onesto sostenere che "Il megaparcheggio a Termini è una scelta contro natura" così come contro natura è il mancato tram da S.Pietro a Termini; il mancato tram da Fidene a Laurentina; il mancato prolungamento della Metro oltre Laurentina e oltre Battistini; ecc..

Un abbraccio.
Vito De Russis

mercoledì 6 luglio 2011

Riccardo Uguccioni e Vito De Russis: Comitati di quartiere, opere pubbliche, funzione dello stato, libertà d'espressione popolare....


"Metropoli.. abitare come e dove?" (Saul Arpino)

Valsusa no grazie? Davvero non so... Anch'io sono perplesso....

Capisco che su una colossale opera pubblica si addensino alcuni rischi tipicamente italiani (moltiplicazione di costi, ingerenze politiche, arricchimenti indebiti, ecc.) che forse all'estero sarebbero più controllati.

Però nella vicenda Tav vedo anche alcune cose che decisamente non mi piaccioso:

a) la consueta propensione "nimby", per cui certe opere si vogliono nella provincia attigua, meglio ancora se due province più in là, mai nella propria;
b) la ricorrente propensione a osteggiare qualunque opera: oggi verrebbe contestato anche il traforo ferroviario del Fréjus (1871) o la ferrovia di Porretta, progettata prima dell'Unità nazionale;
c) l'idea di essere "padroni a casa nostra", slogan caro ai berlusconiani e alla Lega (e non solo), ma fasullo.
Il "padrone" di un territorio della Repubblica italiana non sono gli abitanti di quel territorio ma la Repubblica italiana nelle sue articolazioni. Ed è evidente che, con certo localismo estremo, che trova consensi sia in certa destra che in certa sinistra, ci siamo da tempo cacciati in un'ottica da comitato di quartiere. Mi aspetto invece che lo Stato agisca da Stato, con una visione super partes. Tutti vanno ascoltati, tutto deve essere attentamente ponderato; poi, presa la decisione, le minoranze si devono adeguare. Se non funziona così, diventa una guerra di tutti contro tutti.

Se ho torto, me lo si dimostri.
Riccardo Uguccioni

................

Commento di Vito De Russis

Sostiene Riccardo Uguccioni, che "ci siamo da tempo cacciati in un'ottica da comitato di quartiere. Mi aspetto invece che lo Stato agisca da Stato, con una visione super partes."

L'errore è contenuto, per buona parte, nella suddetta sua frase.
1) Deve sostituire "in un'ottica da" con "nella pratica del".
2) "Mi aspetto invece che lo Stato agisca da Stato".

Spiegazione.

1) E' la pratica del comitato di quartiere (cdq) che limita la nostra vita nel limitato confine del nostro quartiere. Si scoprono, quando scoppiano, i problemi esistenti oltre i confini del nostro cdq. Se prima non eravamo a questo punto, vuol dire che siamo stati bravi "scolari" di coloro i quali ci "inculcavano" la soluzione singola dei nostri bisogni attraverso le loro (altolocate) conoscenze. Invece di imparare "che il problema degli altri è uguale al mio, sortirne tutti insieme è la politica" (Don Milani), abbiamo preferito risolvere singolarmente quei problemi rendendo ancora più difficile la risoluzione valida per tutti. Calpestando i nostri diritti e la nostra Dignità. Così settorializzati, abbiamo ignorato i NO TAV, i NO Molin, i NO Ponte, i NO Monnezza, i NO Nucleare, i NO acqua privata, i NO processi brevi, i NO Tagli alla scuola, i NO Carceri disumani, ecc. anche quando tutti quei NO cercavano di farsi sentire - facendo rumore - davanti a Montecitorio, a Palazzo Chigi, nelle varie città. La casta di quei Palazzi era ed è (e sarà) insensibile a queste azioni "movimentate" perchè prigioniera della loro "pratica" (clientelare o, meglio, mercantile).

2) Se la realtà è quella tratteggiata al punto 1), dalla singola persona fino alla casta nessuno, giustamente, si considera Stato. Pertanto, aspettare che lo Stato .... Chi? quale?

Nei Paesi civili lo Stato è reale perchè è l'insieme di tutte le singole persone le quali, per risolvere i problemi comuni, cercano di sortirne insieme.
Da noi, quella che dovrebbe essere una azione da Stato è una autentica e perfetta pratica da cdq. Il 1° gennaio 2002 entra in vigore l'euro col cambio ufficiale a 1936,270 lire e la casta parlamentare - in tempi rapidissimi - varia il rimborso elettorale del voto da 800 lire ad 1 euro. (Successivamente i gestori del commercio scambiavano 1000 lire con 1 euro; riconosciamolo: molto meno della casta). La classe lavoratrice (con i salari più bassi in Europa) si vide dimezzato il potere d'acquisto del salario; stessa cosa avvenne per i pensionati. (In verità, cogliendo quella ghiotta occasione, la casta fece molto di più: quantificò il rimborso per l'intera legislatura, lo trasformò in credito da incassare in 5 quote annuali. Così, la interruzione anticipata della legislatura produceva - come ha prodotto - il doppio o triplo reddito alla casta. E' in vigore.) Quelli della rapidissima manovra "a prendere" del 2002 sono ancora membri della casta, parlano di tagli a quella loro lauta risorsa ed architettano la manovra "a dare" in tempi "di là da venire".

E' con la pratica del cdq che, alla vigilia di una sentenza, in fretta e furia viene inserita, nel decreto legge della finanziaria, una apposita modifica di normativa legale che renda "innocua" quella sentenza. In quel cdq regna l'omertà circa l'autore di quella formidabile azione. Non solo, sembra che nessun membro di quel cdq abbia avvertita la necessità di farsi "inculcare" la versione giustificativa di quell'urgenza. Ma quale Stato può esserci nel Paese nel quale è difficile sostenere la triade Libertè Egalitè Fraternitè e rivendicare il diritto al rispetto della dignità della persona?

Lo Stato è lei, io, i nostri familiari, parenti, amici, quelli che chiedono di essere eletti, quelli che vengono eletti grazie a lei, a me, ai nostri familiari, parenti, amici, ecc.

La nostra azione, le nostre azioni è l'azione dello Stato.

Vito De Russis

martedì 1 febbraio 2011

Vito De Russis: Meglio la terza classe sui treni che la “terza classe” nella vita



“Esiste ancora la terza classe? Sui treni per un falso senso dell’eguaglianza (in verità per aumentare i prezzi) è stata eliminata… In realtà è stata poi reintrodotta in modo subdolo con la creazione di treni di prima e seconda e terza classe…” (Saul Arpino)

COMUNICATO STAMPA

Nel 1956: dai treni con carrozze di 1ª - 2ª e 3ª classe venne eliminata la 3ª classe.

Oggi, in realtà, sono i treni “di 3ª classe” (o di 2ª, o di 1ª) che consolidano le
disuguaglianze e non rispettano il diritto alla dignità della persona umana.
Ridiamo vita all’art. 3 della Costituzione: rimettiamo le carrozze di 3ª classe.
****

“Poveri pendolari. Non bastava la sporcizia, la mancanza di puntualità, il sovraffollamento – sostengono gli esperti dell'Associazione Assoutenti, in un articolo pubblicato su"il fatto quotidiano" del 26 gennaio dal titolo "Fs, il ritardo ora è denaro" [1] – ..... Il meccanismo di pagamento delle regioni incentiva i treni locali a rallentare ancora: ogni minuto in più può costare alle casse regionali un aggravio di spesa di quasi 80mila euro”. Perchè, ci spiegano gli esperti, “tra i parametri usati per calcolare il prezzo che le Regioni devono corrispondere a Trenitalia (Fs) per i treni locali, il fattore tempo è diventato determinante. Più tempo ci vuole per percorrere una linea, più il prezzo sale.”
Nei treni fermi in stazione che non ripartono subito, c’è sempre il viaggiatore che chiede: ”Perché non partiamo?” E, c’è sempre, un altro viaggiatore che risponde: “Perché ci deve sorpassare un altro treno”.
Questa circostanza, prevista e programmata dal gestore:
̶ per i viaggiatori del treno fermo (“di 3ª classe”) è un sonoro ed arrogante schiaffo alla loro dignità, uguaglianza, diritti e libertà sferrato dal gestore della ferrovia e pagato dalle regioni;
̶ per i viaggiatori del treno che sorpassa (di 1ª o 2ª classe) è una lezione di cultura alla “disuguaglianza per educare alla incivile convivenza” impartita dal gestore della ferrovia (il cui costo è già compreso nella tariffa).
Occorre un intervento immediato.
Sostiene il presidente della “Federazione italiana diritti del pedone e salvaguardia dell’ambiente – Camminacittà”, Vito Nicola De Russis, che “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli ....... – art. 3 della Costituzione – ...... che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini ed anche, come in questo caso, la dignità ed i diritti delle persone che viaggiano su quei treni “di 3ª classe”.

Sul “Che fare?”. La risposta è contenuta nella seguente ricetta prescritta da Camminacittà (è semplice ed è praticabile in tempi rapidi, “se c’è l’adeguata volontà politica”) : 1) Stabilire la ripartizione della capacità dei treni: non meno del 40% di “3ª classe”; non meno del 30% di 2ª classe; non più del 20% di 1ª classe; 2) Stabilire la tariffa della 3ª classe: riduzione del 30% del prezzo finale del biglietto di 2ª classe;
3) Rinumerare le carrozze per il servizio di “3ª classe”: coprire, con la lettera “C”, le lettere esistenti “A” e/o “B”; (ovvero, compiere l’operazione inversa a quella eseguita nel 1956);
4) Tempo necessario : quantificabile in ore;
5) Costo. Non essendoci “Laboratori”, “Centro studi”, “Consulenze”, “Gare” e quant’altro, il costo sarà irrisorio.
Auspica, Camminacittà, che su questa legittima e civile richiesta di rispetto della Carta Costituzionale ci siano poche parole e concrete azioni per far dimenticare l’attuale malessere vissuto dai cittadini.

Ufficio stampa di Camminacittà
Cell. 3393484370 – Vito De Russis

domenica 27 giugno 2010

Roma, 1 luglio 2010: "A Piazza Venezia per far sentire la voce dei pedoni..."

1° luglio 2010 in piazza a Roma per la Mobilità.

Sappiamo che gli operatori della informazione-comunicazione applicano la massima ATTENZIONE sulle Istituzioni quando quest'ultime trattano (ed agiscono) sui temi della mobilità e della sicurezza stradale; come sanno che le Istituzioni intendono sostenere obiettivi totalmente opposti agli obiettivi umani, sociali e civili perseguiti dalle Associazioni. Infatti, in questa Roma, dove si muore e si resta invalidati per tutta la vita (incidenti stradali ed inquinamenti), alcuni obiettivi dell'ADP sono: Valore della Vita (“STOP STRAGI PEDONI”); Diritti alla salute (aria pulita e assenza di rumori) e alla mobilità (sostenibile); Diritto al rispetto della dignità della persona (pari dignità); ripristino della Legalità (stroncare la vigente immensa illegalità diffusa e non contestata); attuazione della Carta europea dei diritti dei pedoni; ecc..

E’ dall’agosto 2006 che Roma ha il Sindaco “Commissario per la Mobilità” ma nulla è cambiato perché tale incarico serve per finanziare interventi (ed appalti), nonché per rilasciare deroghe alle norme urbanistiche senza l’ascolto e la partecipazione della cittadinanza. (Dpcm 06.08.2006)

L'ADP NON PERDERA' L'OCCASIONE promossa da C.A.L.M.A, Giovedì 1° luglio 2010 dalle 17 alle 20, a Piazza San Marco (Piazza Venezia) per far sentire la voce dei Pedoni che, insieme alle tante altre voci, griderà:

“Basta con il Commissario per la mobilità” perché ostacola la costruzione della “convivenza civile” sulle strade della nostra meravigliosa (e preziosa) città di ROMA.

Vito Nicola De Russis, Presidente

COMUNICATO STAMPA
Prot.10040
(Con www.assopedoni.it visita anche www.tgmonitor.ilcannocchiale.it)

(Dal Dpcm del 6 agosto 2006 istitutivo del Sindaco di Roma quale Commissario per la mobilità)

«…Considerato che le misure e gli interventi a tutt’oggi attuati, in via ordinaria, non hanno consentito il superamento delle problematiche emergenziali afferenti a specifici “fattori di rischio”, connessi alla situazione del traffico cittadino, e che risulta necessario e urgente predisporre e realizzare un programma di interventi di emergenza, che consenta un miglioramento significativo e rapido della situazione in atto e favorire il ripristino delle normali condizioni di vita;…»

"...... favorire il ripristino delle normali condizioni di vita; .... " : ripristinare qualcosa che non esisteva allora e che non esiste oggi, dopo 1.441 giorni dal Dpcm!

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Altri articoli di Vito De Russis:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=vito+de+russis

sabato 19 gennaio 2013

Associazione in difesa dei pedoni: "Roma in continua emergenza traffico.."

De-asfaltiamo l'Italia


Il Consiglio dei Ministri (CDM) del 18.01.2013 ha conservato, al Sindaco di Roma, la nomina di Commissario delegato alla emergenza da traffico e mobilità. Il Sindaco di Roma ha manifestato la sua felicità. Invece, c’è delusione ed amarezza nelle tante associazioni(*), compresa l’ADP, che attendevano dal CDM la naturale e responsabile presa d’atto del fallimento della lunga, costosa e dannosa fase emergenziale romana.

“La decisione del 18 gennaio u.s. del CDM e l’esultanza del Sindaco di Roma sul tragico tema del traffico nella Capitale – ha dichiarato il presidente dell’Associazione Diritti dei Pedoni, Vito De Russis – confermano che, dopo oltre 2.300 giorni, persistono le gravi difficoltà di ripristinare le normali condizioni di vita a Roma Capitale. Non esiste al mondo un posto nel quale viene dichiarato lo “stato di emergenza” e non si realizza un rapido e significativo miglioramento in pochi giorni (una 50ina) e non si ripristinano le normali condizioni di vita in qualche centinaia di giorni (200 - 300).”

Altri 2.300 giorni trascorsi malamente dalle persone che attendevano la necessaria ed urgente scomparsa delle anormalità descritte nel DPCM 04.08.2006 e coltivavano la civile speranza che qualcuno (delle istituzioni) li aiutasse a smuovere le tre scimmie istituzionali.

“I nati a Roma che oggi frequentano la prima classe elementare – sostiene De Russis – sono, culturalmente, “emergenziali”: non conoscono la città normale, la “convivenza civile”, il rispetto delle regole, la libertà dalla paura, l’esistenza di un civile ed utile TPL, il Valore della vita, della salute, dei vitali beni comuni (come lo è la strada), l’aria respirabile, il silenzio ...... Non bisogna perdere altro tempo per stoppare quella decisione del CDM”.

Vito De Russis - v.derussis@teletu.it

venerdì 31 dicembre 2010

Vito De Russis: “Polizia Municipale di Roma poco trasparente sui dati infortunistici nella capitale.. ”

"La difesa del pedone al primo posto..." (Saul Arpino)
Dati parziali (della P.M.) sulla Insicurezza stradale romana. L’ADP rivendica il diritto ai dati globali. La insostenibile mobilità romana vs la “convivenza civile”
* *
E’ ancora calda la conferenza stampa del Campidoglio sugli incidenti stradali – quelli di esclusiva spettanza della Polizia Municipale (P.M.) – ed è ancora calda la propensione ad abbassare la guardia alimentata dalla enfatizzazione di alcuni dati positivi (per esempio, la riduzione del –15,82% in un anno degli incidenti stradali a Roma) e dal non rappresentare la conoscenza e l'intenzione di stroncare la illegalità diffusa (la maggior parte, non repressa).

«L’accanimento nel divulgare solo i dati di un tassello del drammatico quadro della insicurezza stradale a Roma – sostiene il presidente dell’Associazione Diritti Pedoni, Vito De Russis − dimostra che i dati reali globali superano la nostra percezione. Anche per questo l’ADP rivendica, con forza, il diritto alla informazione: “Rendere pubblici i dati globali della insicurezza stradale a Roma”»
La persistente pesante crisi mondiale avrà colpito anche Roma e, nel 2010, i romani avranno ridotto l’uso del loro veicolo: meno veicoli in circolazione a Roma; meno incidenti stradali con meno morti e meno feriti. Ritenere quelle riduzioni prodotte dai Protocolli firmati tra l’Amministrazione comunale e vari soggetti; ovvero dal coinvolgimento di “oltre 18 mila ragazzi delle scuole romane”; ovvero dall’attività della P.M. in controlli, prevenzione e repressione è molto pericoloso per l’ampliarsi della incidentalità stradale.

Al −15,82% di incidenti corrisponde un −20,74% delle 12 principali infrazioni elevate. Il 50% di queste sono dovute a: precedenza, distanza di sicurezza, comportamenti; ovvero ad una cultura di “convivenza incivile” e di violenza. (Da notare l’aumento di quelle elevate per velocità, alcol, cinture, comportamenti e distanza di sicurezza. Confermano, con il 66% totale, il 1° 2° posto: precedenza e velocità.)

Silenzio sullo stato attuale della mobilità a Roma: ridicolo 18,2% tramite TPL (Atac+Cotral+Metro+Trenitalia+Taxi); terribile macigno del 56% tramite mezzo privato (forte di 945,1 veicoli per 1000 abitanti); sui semafori pedonali a 3 colori (1 flash di verde, 2 di rosso e tantissimo giallo) (in tantissimi Stati sono a 2 colori :(rosso/verde, dotati di timer con countdown); attraversamenti pedonali insufficienti in qualità e quantità; insufficiente segnaletica verticale; marciapiedi e piste ciclabili, ecc.

«Stiamo consolidando la “insicurezza stradale” − conclude De Russis − e, con essa, consolidiamo l’attuale “convivenza incivile”»

Uff. Stampa ADP − Cell. 3393484370

venerdì 10 dicembre 2010

Vito De Russis: "Pedone investito e non risarcito perchè intimorito nell'attraversare la strada.."

"Viene investito e ucciso da un'auto dopo aver avuto esitazioni ad attraversare la strada: i familiari della vittima non hanno diritto a un risarcimento, perchè la colpa dell'incidente è da ascrivere al pedone. Lo sottolinea la terza sezione civile della Cassazione confermando una sentenza della Corte d'appello di Napoli: al centro della controversia, la richiesta di risarcimento danni avanzata dai familiari di un uomo, deceduto nel 1996, mentre attraversava la strada in città". AGI 09 DIC 2010

Dichiarazioni a commento di Vito Nicola DE RUSSIS, Presidente della Federazione Camminacittà.

Le Associazioni italiane dei Pedoni, federate in Camminacittà, conducono da anni, con la forza dei loro Diritti, la disperata inumana lotta per la:
̶̶̶ legalità, legalità, legalità per realizzare lo “STOP STRAGI PEDONI” e la “convivenza civile”;
̶ uguaglianza nella dignità e nei diritti di tutti gli utilizzatori della “strada, bene comune”;
e per:
̶ vaste zone della città con velocità massima di 30 km/h comprendenti strade a 20 km/h;
̶ marciapiedi puliti e liberi da auto, moto, biciclette, attività commerciali e quant’altro;
̶ attraversamenti pedonali civili ed efficienti; installazione di dossi e costruzione di rotatorie;
̶̶ semafori pedonali “rosso-verde”, con segnale acustico e timer con il countdown;
............ (http://www.assopedoni.it/home/chi-siamo )
e riscontrano, nella vita quotidiana, il consolidarsi della cultura della illegalità diffusa (punita sporadicamente) insieme al criminale silenzio sulla ininterrotta strage che insanguina l’asfalto delle strade urbane ed extraurbane italiane. (Nell’anno 2009, sulle strade italiane, sono state uccise 4.237 persone contro 4.234 soldati USA uccisi in 6 anni di guerra in Iraq.)

In Italia, nel 2009 rispetto al 2008, sono DIMINUITI del 10,3% i morti stradali mentre si conferma, in controtendenza, l’AUMENTO del numero dei PEDONI MORTI (+ 2,2%) :
- 2008: registrato 18.557 casi di investimento, 598 pedoni morti e 20.991 pedoni feriti.
- 2009: registrato 18.472 casi di investimento, 611 pedoni morti e 20.887 pedoni feriti.

In Italia, gli strumenti di sicurezza stradale che dovrebbero tutelare la vita e l’incolumità dei pedoni sono autentici strumenti di morte.
Esempio: attraversamenti pedonali e semafori pedonali.
Attraversamenti pedonali di 31 città di 22 Paesi pan-europei: agli ultimi posti risultano quelli di Napoli, Roma e Milano.
Semafori pedonali di 22 Paesi pan-europei: in 21 Paesi sono a due colori (rosso/verde, spesso corredati da accessori che accrescono la sicurezza), solo in Italia sono a tre colori (rosso/verde/giallo; quelli di Roma sono regolati dando un lampo di verde, due lampi di rosso e, tutto il resto, è giallo). http://www.aci.it/fileadmin/documenti/studi_e_ricerche/Pedestrian/PEDONI_Sintesi.pdf

“Rispettiamo le decisioni della Magistratura – sostiene il presidente di Camminacittà, Vito Nicola De Russis ̶̶ anche se percepiamo in quelle loro decisioni la scarsa conoscenza della tragica e drammatica situazione vissuta dal “pedone” sulla "strada, vitale bene comune" : - espropriato della libertà alla mobilità e dalla paura; - espropriato del diritto al rispetto della sua dignità; - espropriato del diritto a respirare aria pulita; e, non ultimo, espropriato del diritto alla vita. Ogni attraversamento stradale viene vissuto dal pedone come un viaggio di un innocente verso una assurda, incivile, barbara morte. Il pedone che si arrende, si rifugia in una scatola di metallo mossa da centinaia di cavalli meccanici e, così, può ammazzare il pedone e, difficilmente, può essere ammazzato.”

Ufficio Stampa di Camminacittà
3393484370
Roma, v. di S. Ambrogio, 4
camminasicuro@assopedoni.it

mercoledì 4 gennaio 2012

CamminaCittà: "Istituzioni sorde al grido di protesta dei pedoni..."



La Federazione "CamminaCittà", in occasione del consueto messaggio di fine anno che il Presidente della Repubblica rivolge al popolo italiano, nell'intento di fare cosa gradita ed utile, il 26.12.2011 ha inviato al Quirinale la e-mail avente per "Oggetto: ..... e la chiamano Pace. ...... si ritengono Civili", già a vostra conoscenza.

Nei giorni di attesa, "CamminaCittà" ha vissuto la speranza di registrare lo stesso risultato non negativo ottenuto nel novembre 2010, tirando x l'abito talare il Papa (“Formuliamo appello al Santo Padre Benedetto XVI affinchè durante l’Angelus di Domenica prossima, 21 Novembre 2010, dopo le parole di conforto per i familiari delle persone vittime della strada e per le persone ferite negli incidenti stradali, lanci il suo monito per una revisione profonda del modello di mobilità esistente. Come risorsa indispensabile per il futuro, basta a stili di vita insostenibili e ridare concretezza al Valore della vita ed al rispetto del diritto alla dignità di tutte le persone.”).

La sera del 31 dicembre 2011, il messaggio presidenziale di 21 minuti (2.340 parole, 15.000 caratteri e nessuna traccia di “sicurezza stradale”, “incidenti stradali”, “persone morte e/o ferite per incidenti stradali”, “emergenza traffico e mobilità”, “illegalità diffusa sulle strade”, ecc.) è stato dedicato alla grave crisi del Paese ed a tutti gli sforzi occorrenti per superarla; è stata seminata tanta speranza e fiducia; ed augurato a noi "tutti, con affetto, buon 2012".
Nella Federazione è stata registrata una profonda amarezza insieme ad una (inaspettata) delusione.

"Grazie, signor Presidente – afferma il presidente di CamminaCittà, Vito Nicola De Russis – Purtroppo, ancora una volta, l'Italia può restare, e resta, estranea ad ogni possibile iniziativa di pace, di civiltà e di umanità utilizzando lo strumento del Silenzio per nascondere la incruenta e disumana guerra continua che si attua sulle strade italiane; la cui entità è stata da noi segnalata al Quirinale."
Perchè, sostiene "CamminaCittà", quel 2% circa di PIL (fatturato annuo 35 miliardi di costo sociale dell'incidentalità stradale) doveva (e poteva) essere inglobato nel calderone dei sacrifici da fare salvando, così, migliaia e migliaia di vite umane e diverse centinaia di migliaia di persone ferite; ma, anche, per rendere più credibile il Paese quando sostiene di essere civile e pacifico.

"Si è aperto, per noi che stiamo rivendicando il diritto e l'uguaglianza sulla "Strada, vitale bene comune" – dichiara il presidente De Russis – un 2012 molto più difficile del 2011. Siamo determinati a non mollare ed, anche per questo, è più sentito e sincero l'augurio di buona salute e buon anno 2012 che indirizziamo a tutti voi ed a tutte le persone a voi care".

Vito De Russis

Uff. Stampa CamminaCittà
3393484370

...............

Commento di Paolo Ercolani:

Caro Vito,
cosa ti potevi aspettare da uno che si comporta in questo modo?

http://www.eur.roma.it/news.php?news=4123&arch=1

mercoledì 18 aprile 2012

Vito De Russis: "La tratta della metro B 1 è arrivata alla Corte dei Conti..."



Roma metro B 1 - Scrive Vito De Russis: "Dopo oltre 40 anni dallo "scippo amico" (il dirottamento della B1 da Conca d'Oro a Rebibbia) e dopo oltre 20 anni dall'effettivo esercizio della tratta Bologna-Rebibbia della Metro B1, sembra che i responsabili della tratta Bologna-Conca d'Oro, avvicinandosi la fase dei 180 giorni prevista per le prove, abbiano tanta fretta. Quei 180 giorni servono per il collaudo delle opere ma, anche, per garantire ed assicurare la sicurezza della struttura e dell'esercizio. Il popolo dei giobbenisti (seguaci di Giobbe) che affollano il IV Municipio, dopo la citata loro lunghissima, paziente e sofferta attesa della Metro, potrebbero perdere la pazienza di fronte ad un eventuale scippo della massima sicurezza e del minimo di trasparenza. Alcuni di loro hanno interessato tanti personaggi; anche l'AVCP (quella “Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture"); anche il Sindaco ed il Presidente della Camera; senza alcun esito. Con la presente hanno interessato la Corte dei Conti. Fusse ca fusse la volta buona. Da buoni e bravi giobbenisti, pazientemente attendono.


Alla CORTE DEI CONTI
URP ROMA
urp@corteconti.it
e p.c.
Alla AVCP
Direzione Generale Vigilanza lavori
fax 0636723477

Al SINDACO - COMMISSARIO
DELEGATO
sindaco@comune.roma.it
ld.gabinetto@comune.roma.it

A ROMA METROPOLITANE SRL
informazioni@romametropolitane.it


Ogg.: Richiesta informazione sulla sicurezza e trasparenza sulla Metro B1 – Tratta Bologna-Conca d’Oro.


L’Associazione per i diritti dei pedoni di Roma e del Lazio – ADP
CHIEDE

alla Ill.ma Corte dei Conti le informazioni sulla sicurezza e trasparenza, dati certi e tranquillizzanti, sulla:

1). data di ultimazione dei lavori della “Tratta Bologna-Conca d’Oro della Linea B1 della Metropolitana di Roma”;

2). data di inizio della effettuazione delle prove;

3). validità del tempo stabilito (nel contratto) di 180 giorni per la effettuazione delle prove e sua efficiente, efficace e trasparente applicazione;

4). sorte del “premio di accelerazione di 22.000.000,00 di euro finalizzato al perseguimento dell’obiettivo di aprire la linea B1 all’esercizio nella primavera 2011”, stabilito con l’Ordinanza del Sindaco n. 20/2007.

Stazione appaltante: Roma Metropolitane s.r.l.

Nella sua concezione originale, il progetto dell’opera prevedeva la realizzazione della diramazione della Metro B da Piazza Bologna a Piazza Conca d’Oro, denominata B1, con una lunghezza di circa quattro Km e quattro stazioni (Nomentana, Annibaliano, Gondar e Conca d’Oro).

In data 07 ottobre 2004, la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori vennero affidati all’A.T.I. Consorzio Risalto (mandataria), mediante licitazione privata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

In data 26 novembre 2004 venne stipulato il Contratto.

Il tempo di esecuzione venne stabilito in 2.040 giorni totali (riferiti alla progettazione esecutiva per 240 giorni, alle attività realizzative per 1.620 giorni ed alle prove effettuate dopo l’ultimazione dei lavori per 180 giorni).

Questo era il cronoprogramma contrattuale a noi noto.

Nei primi 6 mesi del 2005 si svolsero delle assemblee pubbliche nel IV Municipio nelle quali i responsabili di quei lavori sostennero che (i lavori) sarebbero durati circa 5 anni e, pertanto, la B1 sarebbe stata utilizzata dai cittadini dall’agosto dell’anno 2010. Tale previsione rispettava il cronoprogramma.

Il 25 ottobre 2005 venne inaugurata l'apertura dei cantieri ed il successivo 07 novembre 2005 venne effettuata la consegna dei lavori.

Tra il 26.11.2004 ed il 07.11.2005, per un totale di 345 giorni, venne approvata la progettazione esecutiva predisposta dall’aggiudicataria.

Dopo aver superato abbondantemente il giro di boa dei 1020 giorni (metà del tempo di esecuzione totale, 2040 giorni, sancito nel citato cronoprogramma contrattuale), il 28 marzo del 2007 – con l’Ordinanza del Sindaco n. 20 – venne approvato nel quadro economico “un premio di accelerazione di 22.000.000,00 di euro finalizzato al perseguimento dell’obiettivo di aprire la linea B1 all’esercizio nella primavera 2011”.

È la conferma ufficiale che esiste un ritardo di quasi 16 mesi ("entro dicembre 2011"), pur avendo “alleggerito” notevolmente il progetto dell’opera nella sua concezione originale.

È l’inizio della grande “confusione”.

Infatti, mentre le attività realizzative venivano svolte nei vari cantieri, lo stillicidio delle notizie sulla imminente apertura ai cittadini della tratta B1 – da piazza Bologna a piazza Conca d’Oro –diventava sempre più intenso col trascorrere del tempo. La confusione aumentava di molto ogni qualvolta la notizia veniva attribuita ad una fonte Istituzionale in quanto cresceva il dubbio sulla esistenza di un secondo cronoprogramma, oltre quello contrattuale già citato.

Dopo le ennesime “informazioni istituzionali” (specie quella del 10 agosto 2011), la scrivente Associazione, con il “Mod. VILA01/5562277785707” del 27 ottobre 2011, si rivolse alla “Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture – AVCP” (all. di n. 9 pagine) per avere informazioni certe e tranquillizzanti sulla sicurezza e sulla trasparenza.

Il 14 novembre 2011, il Sindaco di Roma ed il Presidente della Camera, visitano un cantiere della Metro B1 ed il Pasquino pubblica questa dichiarazione rilasciata dal Sindaco:

"I lavori per la realizzazione della linea B1 di Roma, nel tratto Bologna-Conca d'Oro, si concluderanno entro dicembre 2011, tra circa un mese e mezzo. Poi, dopo un brevissimo periodo dedicato al collaudo, probabilmente un paio di mesi, la linea verrà aperta ai cittadini".

I cantieri erano tutti aperti ed in piana attività; una ultimazione dei lavori in 47 giorni (quelli mancanti al 31 dicembre, festivi compresi) era di difficile condivisione. Ma, quello che allarmò e preoccupò molto l'ADP, fu l'affermazione "brevissimo periodo dedicato al collaudo, probabilmente un paio di mesi, ......." perchè consolidava l'ipotesi della esistenza di un "cronoprogramma" diverso da quello contrattuale; programma che, se attuato, visto i ridottissimi tempi dedicati al collaudo, avrebbe inciso molto sulla sicurezza del prodotto e sulla tranquillità dei cittadini.

Pertanto, due giorni dopo (16 novembre 2011) l'ADP inviava all'AVCP una integrazione di notizie al citato

Mod. VILA01/5562277785707 e chiedeva al Sindaco ed al Presidente della Camera di conoscere l'atto nel quale è contenuto il loro cronoprogramma dei lavori della B1 da Bologna a Conca d'Oro.

L'ADP è sempre in attesa della risposta dai tre illustri destinatari.

Intanto, si intensifica il "rumore" sulla imminente apertura ai cittadini della B1; non arrivano le risposte alle nostre richieste; cresce la preoccupazione.

E l’ADP decide di rivolgere questa richiesta a codesta Ill.ma Corte dei Conti.

Roma, 18 aprile 2012

Il Presidente
(Vito Nicola De Russis)

domenica 22 marzo 2020

Roma, dal 19 marzo 2020, la sindaca Raggi soddisfa le minoranze motorizzate


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Caro Paolo D'Arpini, anche nelle democrazie si registra la sofferenza delle minoranze;  si registra  la loro vita difficile e la miseria, la disuguaglianza, la vita felice dei ladri dei poveri (evasori fiscali); ecc.

Anche in questo momento difficile per tutti gli abitanti di questo nostro mondo, a Roma si registra un episodio in controtendenza: c'è chi gioisce.

Gioiscono coloro che nella periferia romana stentano a chiudere il mese per difficoltà economiche e non vanno in auto al centro di Roma perché l'unico parcheggio disponibile è quello sulle strisce blu: a pagamento. 

Gioiscono perché la Sindaca Raggi ha decretato che  dal 19 marzo 2020,  il parcheggio sulle strisce blu  è gratuito. 
Pertanto,  come segno di gaudio, alle ore 18, quelle persone potranno  esultare sui loro terrazzi (a costo zero e tempo limitato) usando solo pentole e coperchi. 

Sperano che, quella Ordinanza, resti valida anche dopo il coronavirus (visto che loro rappresentano lo 0,..% dell'attuale circa 65% della "mobilità veicoli privati" romani, enorme massa generatrice di gravissimo malessere cittadino, noto in tutto il mondo).

Buona salute a tutti i lettori de Il Giornaletto di Saul


Vito De Russis  - v.derussis@teletu.it

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giovedì 24 agosto 2017

Roma - La mortalità stradale e la legalità ignorata


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Problema romano: la mortalità stradale e la legalità ignorata

Signori della CdC della Consulta di Roma, dobbiamo operare per ridurre la mortalità stradale usando lo strumento della Legalità e la cultura della Sicurezza Stradale.
Perchè non ritenete necessaria la costituzione del GdL-Gruppo di Lavoro sulla LEGALITA' - anche a tempo ed a settore indicato - per riportare alla luce, con urgenza ovvero in tempi molto brevi, l'attuale Legalità "sconosciuta" dalla dirigenza p.t. del servizio Tpl romano?

Firmate questa richiesta se siete convinti che se non saltano certi "tappi" che impediscono il riconoscimento dei diritti e della dignità degli Utenti del Tpl romano si continua a girare intorno al problema.


Firmate se siete convinti che bisogna ripristinare il funzionamento della LEGALITA' nei Palazzi (iniziando dalla testa).
Vito De Russis - Responsabile Associazione Difesa Pedoni 
v.derussis@teletu.it
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(P.S. Mi preoccupa molto molto molto il Silenzio degli onesti.)

sabato 28 luglio 2018

Roma. L'Atac non paga...


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A Roma, molte persone cosmopolite attendono alla fermata Tpl Bene-Lionello lo  scoccare delle ore 20. 

La fermata Tpl Bene-Lionello è quella che scarica e carica chi si reca alla “Porta di Roma” (unico punto di incontro per gli oltre 200mila residenti nel III Municipio); è priva di pensilina e di qualsiasi informazione; è  isolata (abitazioni lontane). 

Gli alberelli stradali di agrumi tentano di proteggere dall’acquazzone le persone in attesa. 

I bus in direzione centro non si vedono. 

L’acquazzone insiste; ma, anche i bus insistono a non passare. 

Potrebbe essere la manna per i tassinari (stazione a circa 50 metri): nisba.

Alle 20,38 ecco il bus-zattera di salvataggio (bus della linea 80): i naufraghi – cosmopoliti − racconteranno questa loro avventura romana, capitale del 7ttimo Stato al mondo. 

Il gestore del Tpl romano continua a calpestare anche il diritto alla informazione di chi usa quel suo (dis)servizio: aveva la informazione meteo e, come tutte le altre informazioni, non l’ha trasmessa ai suoi viaggiatori.

Dichiara il Presidente dell’Atac, Paolo Simioni, che “Oggi Atac è un’azienda che paga regolarmente gli stipendi a oltre 11.000 dipendenti, versa i contributi, paga i fornitori a trenta giorni, effettua importanti investimenti in autofinanziamento. . . .  La società ha migliorato sensibilmente tutti gli indicatori finanziari e economici.”

Nella sua lunghissima dichiarazione, il presidente Simioni ha ignorato il continuo peggioramento del trattamento che riserva ai viaggiatori Atac. 


Vito De Russis 

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n.q. presidente ADP - Associazione diritti dei pedoni 



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