Parlando il 17 settembre 2026 al Sjem, la Camera Bassa del Parlamento polacco, il Primo Ministro Donald Tusk ha violato il grande tabù che accompagna questo conflitto fin dal primo giorno, che prevede che delle perdite militari ucraine non si parli mai, e ha riferito che ‟secondo informazioni ricevute dai partner ucraini”, le perdite militari ucraine tra morti e feriti ammontano a 27.000 al mese, a causa del cambio di strategia e delle ‟nuove capacità tecnologiche della Russia” (link 1).
A 24 ore di distanza la cifra non è stata smentita dalla leadership ucraina e non ha provocato alcun dibattito sulla stampa ucraina, cosa che ci lascia credere che davvero la cifra sia stata comunicata a Tusk da Kiev, o con l’intento che la divulgasse o comunque senza la proibizione di farlo. Del resto già a fine agosto Budanov aveva detto che ‟per mantenere quello che abbiamo” l’Ucraina ha la necessità di reclutare ogni mese non meno di 30.000 uomini (link 2).
Già allora qualcuno aveva, molto timidamente, provato a dire che questo voleva dire che le perdite ucraine erano dunque un po’ più alte dello zero riportato.
La rivelazione di Tusk va a colpire uno dei punti essenziali della propaganda occidentale, quello secondo il quale la Russia ha perdite mostruose a fronte di perdite ucraine trascurabili e marginali, e che questo sbilanciamento è dovuto a una combinazione di fattori che, alla lunga, la condurranno sicuramente alla sconfitta: disprezzo della vita dei propri uomini da parte della leadership politica e dei vertici militari, bassa qualità dell’addestramento e dell’equipaggiamento delle truppe, tattiche vetuste e ‟sovietiche”, basso livello tecnologico e di innovazione, mentre dall’altra parte si ha, al contrario, la preoccupazione costante di salvaguardare la vita dei propri soldati, tattiche ed equipaggiamenti di prim’ordine (non a caso occidentali) e soprattutto un’innovazione tecnologica e dottrinale continua e impareggiabile. E invece il discorso di Tusk non soltanto osa parlare di morti e feriti ucraini, e non pochi, ma lo fa al termine di un discorso incentrato sul ribaltamento completo di questa narrativa, nel quale parla di ‟eventi gravi” e ‟prove difficili” non tanto per l’Ucraina quanto per la Polonia.
Secondo lui l’inverno sarà un periodo critico, perché la Russia ha introdotto i droni con motore a reazione che le danno un grande vantaggio sul campo di battaglia, perché ci saranno attacchi con droni e missili contro i paesi che sostengono l’Ucraina che verranno presentati come ‟casuali” e che serviranno a indebolire l’integrità della NATO e dimostrare che l’articolo 5 è solo una possibilità teorica senza applicazioni pratiche, perché la Russia sosterrà le forze ‟filo-russe” nelle prossime elezioni in vari paesi europei e solo alla fine ha parlato delle perdite ucraine, collegandole appunto alle nuove strategie e alle innovazioni tecnologiche delle forze armate russe. La conclusione è un appello all’unità di tutte le forze politiche polacche e soprattutto la necessità che l’articolo 5 porti davvero a ‟una risposta rapida ed efficace” se le minacce russe dovessero diventare più serie. In più, ha annunciato un esteso programma di rafforzamento dei valichi di frontiera tra Polonia ed Ucraina, il che sembrerebbe dare per scontato che dell’Ucraina non resterà più nulla, cosa che non è certo nelle intenzioni russe, ma tant’è.
Lo scopo di questo discorso, e della puntualizzazione di tutte queste difficoltà dopo anni di fanfare trionfali, è abbastanza ovvio ed è, secondo me, duplice.
Secondo lui l’inverno sarà un periodo critico, perché la Russia ha introdotto i droni con motore a reazione che le danno un grande vantaggio sul campo di battaglia, perché ci saranno attacchi con droni e missili contro i paesi che sostengono l’Ucraina che verranno presentati come ‟casuali” e che serviranno a indebolire l’integrità della NATO e dimostrare che l’articolo 5 è solo una possibilità teorica senza applicazioni pratiche, perché la Russia sosterrà le forze ‟filo-russe” nelle prossime elezioni in vari paesi europei e solo alla fine ha parlato delle perdite ucraine, collegandole appunto alle nuove strategie e alle innovazioni tecnologiche delle forze armate russe. La conclusione è un appello all’unità di tutte le forze politiche polacche e soprattutto la necessità che l’articolo 5 porti davvero a ‟una risposta rapida ed efficace” se le minacce russe dovessero diventare più serie. In più, ha annunciato un esteso programma di rafforzamento dei valichi di frontiera tra Polonia ed Ucraina, il che sembrerebbe dare per scontato che dell’Ucraina non resterà più nulla, cosa che non è certo nelle intenzioni russe, ma tant’è.
Lo scopo di questo discorso, e della puntualizzazione di tutte queste difficoltà dopo anni di fanfare trionfali, è abbastanza ovvio ed è, secondo me, duplice.
Quello meno importante è annunciare in sordina la necessità di provvedimenti legislativi che privino i rifugiati ucraini in età di servizio militare dello status di rifugiati, o addirittura un loro rimpatrio coatto: con perdite così elevate è chiaro che anche loro dovranno fare, per così dire, la loro parte. Quello più importante è preparare l’opinione pubblica polacca non certo a un intervento militare diretto contro la Russia, cosa per la quale servirà ben più di un discorso al Sejm, eventualmente, ma al fatto che la situazione è molto più dura di quanto suggeriscano certe rappresentazioni pubbliche, e che bisogna prepararsi a una guerra lunga, aumentare il sostegno all’Ucraina e cominciare a pensare che bisognerà accettare in prima persona costi e rischi crescenti. Cosa che si armonizza perfettamente con la strategia che Sikorski va da un po’ di tempo propugnando con le sue dichiarazioni bellicose, ovvero che bisogna perseguire nei confronti della Russia una politica di deterrenza che sia abbastanza aggressiva da rendere possibile uno scontro, ed essere pronti ad accettarlo, e preparati a vincerlo, se la Russia dovesse reagire.
Un quadro non confortante ma allo scontro diretto tra Europa e Russia, se mai, si arriverà in futuro. Al momento, il dato più evidente e doloroso di tutto questo discorso è che, finalmente, da parte nostra si ammette che anche gli ucraini muoiono, e in non piccolo numero. Sarebbe il caso che la notizia arrivasse anche alle orecchie dei nostri belligeranti da divano e li esortasse a ragionare un po’ sulla questione, invece di continuare a digitare furiosamente sulle loro tastierine convinti che ogni tweet sia un missile su Mosca e che l'unica conseguenza negativa sarà, al limite, un calletto sul pollice per il quale comunque riceveranno una medaglia al valore, per cui ne sarà valsa la pena.
Un quadro non confortante ma allo scontro diretto tra Europa e Russia, se mai, si arriverà in futuro. Al momento, il dato più evidente e doloroso di tutto questo discorso è che, finalmente, da parte nostra si ammette che anche gli ucraini muoiono, e in non piccolo numero. Sarebbe il caso che la notizia arrivasse anche alle orecchie dei nostri belligeranti da divano e li esortasse a ragionare un po’ sulla questione, invece di continuare a digitare furiosamente sulle loro tastierine convinti che ogni tweet sia un missile su Mosca e che l'unica conseguenza negativa sarà, al limite, un calletto sul pollice per il quale comunque riceveranno una medaglia al valore, per cui ne sarà valsa la pena.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.