sabato 4 marzo 2017

Intelligence (fra esperti) sulla situazione in Donbass ed in Siria


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Vi trasmetto una serie di commenti sulla situazione in Donbass e in Siria, in particolare sul ruolo dei russi, che mi arriva sul blog da un interlocutore di cui potete apprezzare la grande competenza e che ci informa sui dettagli come sul quadro generale in maniera davvero preziosa. Mi auguro che l'ottimismo che aleggia su queste cronache e considerazioni possa essere consolidato dai fatti. Io, in precedenti interventi, ho espresso qualche perplessità o incertezza su quanto va succedendo in Siria, alla luce dei rapporti russi-turchi-curdi-siriani. Queste notizie chiariscono la situazione. Ciò che poi impressiona è l'apparente latitanza degli Usa. Che sia dovuta al nuovo approccio di Trump? A sentire il suo ministro della Difesa Mattis, non si direbbe.
Fulvio Grimaldi


Caro Fulvio,

la situazione siriana è estremamente complessa. Ma non senza una logica, almeno da parte russa. Una logica che solo un folle potrebbe pensare preesistente da sempre. Una logica che si è costruita nel corso degli anni ma che, a ben vedere, appare oggi strutturata secondo linee solide. 
Partiamo dal 2012. Asad dolžen ujti zakonno (Assad deve andarsene in modo legale, https://ria.ru/arab_sy/20120723/707227269.html) diceva il buon Putin preoccupato di infilarsi in un cul de sac più grande di lui (infatti richiamava l’Afghanistan). Non saremmo certo noi a cacciarlo, ma se le cose da un anno sono così come sono… forse è meglio fare un rimpasto, a patto che i nuovi vengano lo stesso da noi, n'est pas?
Invece, non cambia nulla, anzi la situazione progressivamente si deteriora. La Siria è dilaniata. Arriviamo al 2014. Con Maidan si apre un altro fronte, più vicino, anzi, nella culla stessa della Rus’. Ad agosto di quell’anno truppe regolari e squadre della morte di ispirazione nazista massacravano quelli che, ai loro occhi, “erano andati coi russi”. Milioni di profughi varcavano i confini non presidiati dagli ukrofashisty (milioni di persone che si fermavano a Rostov sul Don e poi proseguivano fino a Mosca), mentre chi era in forze per combattere, o chi era troppo vecchi per partire, restava. Chi documentava i crimini perpetrati da Kiev, semplicemente veniva fatto fuori, come il nostro Andrea Rocchelli (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/25/morte-andrea-rocchelli-farnesina-conferma-fotografo-italiano-ucciso-a-slaviansk/998982/), un morto di serie B per cui nessun istituto espone il cartello “Verità per ...”.
La Russia si pose come mediatrice e venne sanzionata. In realtà, si limitò a fornire un appoggio esterno e a non impedire l’afflusso di volontari (se ce ne solo ben 12 dei nostri, http://www.occhidellaguerra.it/in-trincea-con-gli-italiani-di-putin/provenienti dalle esperienze e dai percorsi più disparati e impensabili, figurarsi il numero dei volontari che sentivano colpito il proprio stesso sangue). E di colpo, la situazione si raddrizzò, e iniziò la cosiddetta “tregua”. Kiev è stata obbligata a rispettare regole rigide:
1. No forze aeree (restano i droni che vengono abbattuti come i Mig a loro tempo)
2. No armi chimiche o non convenzionali (es. bombe a grappolo, entrambe usate contro i civili fino al 2014, oggi causa copresenza di osservatori OSCE non possono essere usate).
3. Zona smilitarizzata (puntualmente occupata dagli ukrofashisty, che rappresenta però l’ultimo limite oltre il quale la “provokacija” diviene “agressija”).
4 marzo 2017 10:52
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Anonimo Paolo Selmi ha detto...
-- parte 2 --
A queste condizioni, Kiev ha risposto in tre modi:
1. tiri di artiglieria (11.480 solo nell’ultima settimana, che è una settimana “media” da ormai due anni a questa partehttp://cigr.net/glavnoe/27303-donbass-operativnaya-lenta-voennyh-sobytiy-03032017.html)
2. attacchi insensati a testa bassa, costati ENORMI perdite di vite umane e di mezzi, finiti tutti a rimpolpare lo scarno arsenale dei miliziani (fino ad allora, si erano anche smontati mortai e carri armati della II GM - http://tvzvezda.ru/news/vstrane_i_mire/content/201407011930-ylsm.htm - per mandarli a difendere le due repubbliche). Una felice sintesi in questo articolo tradotto in italiano: https://aurorasito.wordpress.com/2017/02/08/le-quattro-battaglie-che-hanno-spezzato-lesercito-ucraino/
3. blocco economico. E questo ha condotto a un’ulteriore disfatta (economica) per il popolo ucraino. Mi blocchi il carbone che mi serve per vivere? E io ti nazionalizzo tutte le tue fabbriche e vendo al resto del mondo tramite i russi (tecnicamente non la hanno chiamata nazionalizzazione, ma “gestione esterna” (vneshnee upravlenie), qui una mappa dei maggiori siti bloccatihttp://colonelcassad.livejournal.com/3279767.html). Zaharchenko ha semplicemente detto: noi siamo abituati a fare la fame da due anni, grazie a voi. Ora la farete fare anche a quei poveretti che stanno sotto di voi. Inutile dire che il malcontento del popolo ucraino non tarderà a trasformarsi in un boomerang.
Questo, unito al riconoscimento dei passaporti delle due repubbliche da parte di Mosca, penso che parli da solo. Il popolo del Donbass è determinato a proseguire nella sua battaglia, questo Poroshenko (i suoi burattinai, più che altro) non lo aveva messo nel conto.

Torniamo però alla Siria:
Questa la situazione all’alba dell’intervento militare russo (http://achtungpartisanen.ru/boevaya-karta-sirii/)
Intervento, determinato dall’imminente collasso dell’esercito siriano, attaccato da troppi nemici e su troppi fronti. Intervento che, a differenza del caso ucraino, doveva essere diretto, efficace ma, allo stesso tempo, non poteva coinvolgere – similmente al caso ucraino – truppe russe. In questo caso, perché comprensibilmente impreparate a gestire operazioni nel deserto siriano. Intervento, dove i compiti furono quindi “separati” fin da subito fra Esercito siriano ed Ezbollah da un lato e forze aeree congiunte siriane e russe dall’altro.
Oggi, i risultati sono i seguenti:
1. Aleppo è libera e oltre 20 persone sono tornate ad abitare nei quartieri sminati e a loro restituitihttps://ria.ru/syria/20170303/1489217997.html. Medici russi assistono decine di migliaia di civili (https://ria.ru/syria/20170303/1489225558.html).
2. La Siria è tornata a controllare oggi 1/3 del suo immenso territorio (il 35%, per l’esattezza), tutti i maggiori centri e regioni limitrofe, per un totale di 10 milioni di persone che ne rappresentano la maggioranza (https://ria.ru/syria/20170302/1489122913.html). Il territorio dell’Isis è ridotto di 1/4 dall’inizio del 2016 , da oltre 78 mila a 60 mila kmq (https://ria.ru/interview/20170302/1489125746.html). Processo in corso, se è vero che, da gennaio a oggi, 2611,7 kmq di territorio sono stati liberati (https://ria.ru/syria/20170303/1489260616.html), 52 centri abitati sono stati liberati nel solo mese di febbraio (https://ria.ru/syria/20170303/1489221092.html)
3. La tregua, pattuita con le opposizioni, continua ad allargarsi e – a oggi – sono 1291 i centri abitati dove si è ritornati a vivere civilmente (https://ria.ru/syria/20170303/1489223065.html).
4 marzo 2017 10:53
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Anonimo Paolo Selmi ha detto...
-- parte 3 --

4. Palmira è stata presa, quindi ripersa. Su questa tragedia ti avevo tradotto e inviato l’unico racconto di prima mano, apparso in arabo e tradotto in russo. Ne sono ancora in possesso, se voi te lo rimando. In sostanza, l’esercito siriano, pur nel suo valore e coraggio straordinario, è militarmente malmesso. E’ bastato il trasferimento di qualche migliaio di uomini e mezzi per far capitolare in due giorni una difesa assolutamente impreparata a far fronte a tale situazione di inferiorità. In questa situazione, i russi hanno coordinato la difesa strenua, merito comunque tutto dei siriani, della base retrostante di Tiyas, che se fosse capitolata avrebbe aperto le porte per tutta la regione di Homs. Spenti i fuochi, è ripartita la ripresa, questa volta con un maggior coinvolgimento di Mosca (che vuol dire morti e feriti): non ci fosse stata, anche per l’impiego massiccio da parte dell’ISIS di forze e mezzi (anche carri armati) per non perderla, Palmira sarebbe restata ancora sua (https://ria.ru/syria/20170303/1489222150.html). A puro titolo esemplificativo, l’aviazione russa nel solo scorso mese ha completato un migliaio di missioni (https://ria.ru/syria/20170303/1489216488.html). Palmira è stata ripresa e siamo già oltre Palmira di 20 km (https://ria.ru/syria/20170303/1489266556.html). Obbiettivo: Deir Ez-zor.
5. Per quanto riguarda Deir Ez-zor, le due parti comunicano ma restano ancora separate di qualche centinaio di metri. I Russi hanno portato nello scorso mese via aerea 320 tonnellate di aiuti umanitari (https://ria.ru/syria/20170303/1489219179.html). E’ chiaro, comunque, che si tende a raggiungerla da terra, proprio da Palmira. Solo allora l’assedio sarà finalmente tolto.
6. E veniamo alla regione di El Bab. L’ISIS continua ad arretrare, negli ultimi 10 giorni i siriani hanno conquistato 400 kmq di territorio liberando 36 centri abitati, grazie anche alla copertura aerea russa che, nel frattempo, colpiva 278 obbiettivi ISIS (https://ria.ru/syria/20170303/1489216677.html). Sopra questa zona, più centrale, Curdi e Turchi costituiscono un problema per Assad. Finora, tuttavia, se le danno di santa ragione fra loro. Washington è lontana, per entrambi. Erdogan lo sa bene, sin da quello “strano” colpo di stato. Ma lo sanno anche i curdi, da quando i loro nuovi amici non hanno mosso un dito per impedire l’operazione turca in terra di Siria. Operazione che, con successo, è riuscita finalmente a separare Rojava da Afrin. Mossa che, sinceramente, non dispiace neppure ad Assad, visto che impedisce mire indipendentistiche maggiori di quelle già in corso. Mossa che, comunque, andava delimitata. Da qui la cessione temporanea di El Bab e la corsa, perché davvero di questo bisogna parlare, a EST dei reparti Tigre dell’esercito siriano. Operazione chiusa con successo. I turchi sono nella sacca. Giù non possono andare, perché ci sono ormai i siriani. A est… ci hanno provato (il buon Erdogan…) e hanno fatto un errore non da poco. Prevedibile, peraltro. Hanno provato a spingersi verso Manbij. Ma Manbij era in mano ai curdi. Risultato: scontro armato (1 marzo), 11 morti da parte curda e 16 da parte turca (http://colonelcassad.livejournal.com/3277144.htmlmappe in caratteri latini, peraltro). Conseguenza… i curdi hanno chiesto aiuto ad Assad contro i turchi! La zona resta ad autonomia curda ma occupata militarmente - fino a Manbij! - dalle truppe siriane. Della serie, anche a est cari turchi, fatevi una ragione, non si va. I siriani, quindi, senza sparare un colpo, sono entrati da liberatori a Manbij (https://ria.ru/syria/20170303/1489216587.html) con il relativo corredo di aiuti umanitari russi (https://ria.ru/syria/20170303/1489219092.html). Washington è sempre più lontana… e la cartina di wikipedia è già vetusta (https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/68/Syrian_Civil_War_map.svg)
4 marzo 2017 10:55
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Anonimo Paolo Selmi ha detto...
-- parte 4 --

Concludo. La logica russa è ora abbastanza chiara, dimostra non tanto il semplice appoggio ad Assad, ma la costruzione SU Assad del nuovo ordine siriano. Ruolo che Assad è, sempre più in questa fase, in grado di svolgere, ponendosi addirittura come mediatore e interlocutore affidabile. 

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