domenica 30 settembre 2012

Cristiana Mancinelli Scotti: Appello per il referendum Beni Comuni inalienabili




Buongiorno e salute a tutte e a tutti.

Mercoledì 26 Settembre si è svolta al Teatro Valle Occupato la seconda riunione di un’assemblea aperta che, grazie alla partecipazione di persone, movimenti e realtà sociali, sta costruendo un percorso in difesa dei beni comuni che prevede l’utilizzo di una serie di strumenti democratici, quali l'iniziativa referendaria, l'iniziativa popolare di legge costituzionale e una massiccia campagna di comunicazione.

Uno dei principali punti in discussione riguarda la presentazione di alcuni quesiti referendari sui beni comuni per impedirne la privatizzazione. I quesiti dei referendum sono stati redatti - con un'elaborazione durata mesi - da un gruppo di lavoro di cui fanno parte, tra gli altri, Paolo Maddalena, già presidente della Corte Costituzionale ed estensore di alcune delle più importanti sentenze della Corte sull’ambiente; Alberto Lucarelli, estensore dei quesiti referendari sull’acqua ed attuale assessore ai Beni Comuni ed Acqua Pubblica del Comune di Napoli e giuristi del valore di Mario Esposito, Ugo Mattei e Luca Nivarra.


I quesiti referendari proposti  intendono contrastare la forma di "pensiero unico" oggi dominante, che si articola su tre presupposti ideologici: un mercato senza regole, un profitto senza limiti e un’illimitata “libertà d’impresa”.

A questo "pensiero unico" il referendum intende contrapporre i diritti della persona e il principio che fonda la comunità politica su tre elementi inseparabili: popolo, territorio e ordinamento giuridico. Questa più ampia visione, che sostiene la nostra civiltà ma appare oggi "alternativa", non ammette la possibilità di trasferire a privati il territorio ed i beni comuni in esso contenuti ed interpreta l’alienazione del demanio come un modo di cambiare la forma-stato e la costituzione democratica:

''Il territorio, e cioè il suolo con tutto ciò che vi è sopra, appartiene al popolo a titolo di sovranità, per cui, anche se si tratta di beni in proprietà privata, questi soggiacciono comunque al cosiddetto “dominium eminens”, o, se si preferisce, la “superproprietà” del popolo, che stabilisce con legge i “modi di acquisto, di godimento ed i limiti della proprietà privata” (art. 42 della Costituzione)''.



(dal Manifesto con premesse)


Il tentativo di far fronte al debito accumulato attraverso la vendita dei beni comuni espone inoltre la comunità stessa al rischio non remoto che, a fronte della crisi economica, i beni comuni vengano trasferiti nelle mani di quanti oggi dispongono del maggior accumulo di capitali, non solo banche e gruppi esteri emergenti, ma anche mafie e cartelli del malaffare.



Per questo chiediamo a quanti - persone, comitati e associazioni - condividono questi presupposti, di far circolare la proposta del referendum sui beni comuni e di far pervenire la propria disponibilità all’indirizzo dell'associazione A Sud (presso maricadipierri@asud.net), eventualmente partecipando alla terza assemblea organizzativa (anche via skype) che si terrà alle ore 15.00 del 2 ottobre prossimo al "Teatro Valle Occupato" a Roma, Via del Teatro Valle 23/A.

Nel corso di questa terza assemblea verranno presi in esame tempi e modalità della presentazione dei referendum e si continuerà a discutere della costruzione del percorso.

Questo non è l'appello di pochi, ma di moltissime persone che chiedono che tutto il nostro patrimonio, il più misconosciuto dal popolo italiano, non divenga ulteriore oggetto di un indiscriminato e definitivo depauperamento.   Cristiana Mancinelli Scotti   Per info e per visionare i testi menzionati scrivere a: c.mancinelliscotti@gmail.com

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