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venerdì 20 luglio 2012

L'evasione fiscale.. secondo Maccarrone Roberto e secondo il succhiasangue monti mario detto il bancario

Italiani dopo il governo monti


La vera evasione Fiscale (è dei parassiti che la denunciano)!

Ante Scriptum

Stamattina durante la solita colazione al bar, stavolta a Spilamberto, mi è capitato sott'occhio il Resto del Carlino, c'era un titolo interessante: "In Italia la più alta pressione fiscale del mondo, arriva al 55%...
Ho commentato con la mia compagna la notizia, quasi "incredibile" (visto che il resto del carlino è uno dei giornali del "potere costituito")... Ed ho aggiunto che il 55% è una sottostima. Ben più pesante è la mannaia alla quale gli italiani sono sottoposti... A quella percentuale vanno aggiunte tutte le tasse e gabelle ed estorsioni legali multe e sanzioni di vario genere che impestano la vita quotidiana di ognuno.. Tranquillamente possiamo assumere che le imposte dirette indirette laterali locali degli enti, etc. etc. arrivano al 70 - 80% del prodotto interno lordo. Insomma se non ci fossero i vampiri a governarci potremmo accontentarci di stipendi da terzo mondo (anche un decimo degli attuali) e vivere tutti felici e contenti....
Poi ho reperito questo articolo che segue...
(Paolo D'Arpini)


Le teorie Montiane sull'evasione fiscale, chi non paga le tasse colpisce chi le paga è musica per ignoranti, quindi andateci piano.

Desidero informare tutti su un principio di economia basilare, l'evasione fiscale in uno stato subdolo come il ns, che non funziona, tiene in piedi, con il sommerso l'economia reale!!

Una cosa molto semplice, che un professore di economia come “Monti” non può sapere, perché lui vede e gli interessa solamente l'economia a salvaguardia delle Banche.
Ora in sintesi mi spiego meglio, esistono vari tipi di evasione fiscale:
L'evasione fisiologica, quella che permette alla famiglia e al tizio sulla soglia della povertà di mangiare e vivere dignitosamente, pagare le utenze e gli impegni, certamente magari spropositati per colpa della corsa al consumismo, al millantato credito facile, ai tranelli delle finanziarie e delle banche, per fare profitto ai danni dei più deboli, che poi vengono strozzati e rovinati per sempre (basti vedere l’esercito dei cattivi pagatori e dei protestati).

L'Evasione Fiscale vera, quella che nessuno vuole combattere realmente, quella dei colletti bianchi, dei grandi flussi finanziari in grado di fare fallire un paese, diffondendo a volte anche notizie false e usare società di rating al servizio di tali intenti.

L'Evasione Fiscale delle Grandi Imprese, dei famosi Paperoni Furbi, che impoveriscono il paese deregionalizzando e togliendo ricchezza ed economia reale all'Italia, per farla fiorire altrove.

L’Elusione Fiscale che riguarda grossi spostamenti di costi impropri tra multinazionali, senza pagare le tasse giuste, spostando con artifizi contabili solo i capitali, ponendo in essere solo delle partite fittizie, per portare i capitali in un isola felice: l'isola no tax!!

Ora credetemi a chi fa l’evasione fiscale per vivere e riuscire a sbarcare il lunario, si può essere tolleranti, ma l’evasione fiscale dei potenti no!
Proprio per questo proponiamo il commissariamento di tutte le aziende importanti, dei Paperoni, delle Multinazionali presenti in Italia, Poste, Banche, Eni, Finmeccanica etc., per cinque anni, è un atto dovuto per il rispetto del “Popolo Sovrano”, ed in presenza di gravi irregolarità la confisca come i beni dei Mafiosi!!
Questo bisogna fare adesso il 98% del Popolo Unirsi e chiedere la revisione dei conti di tutte le aziende dei Ladri e dei Potenti presenti in Italia e presentargli il conto!

Se i conti non sono in ordine confiscargli tutto!!
In definitiva siamo noi a decidere e siamo di più di loro numericamente, quindi devono attenersi alle ns leggi, alla trasparenza fiscale e contabile.
Aggiungo inoltre l’evasione fiscale dei politici, dirigenti milionari, dei pensionati e vitalizi d’oro, loro già rubano prendendo una retribuzione non meritata, ma lo stato ci paga le tasse con i soldi di cittadini, quindi come dire siamo derubati (fessi) 2 volte!!

Questo signori vuol dire che noi paghiamo tutte le tasse di questi “Ladri Dichiarati”, fino all’ultimo centesimo, e questi “Signori”, privi di moralità, nelle interviste televisive, dicono che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo, nessuno gli dice in faccia la verità: che pagano tutto ciò, derubando il Popolo Sovrano ed impoverendo i cittadini, senza provare rimorso e vergogna!!
Queste persone che si definiscono “cittadini modello”, sono dei ladri due volte e prendono a pernacchie il Popolo Sovrano!

Chiudo con una breve parentesi, un azienda in crisi o una famiglia, visto il periodo ci può anche stare, lo Stato non interviene in loro aiuto e li fa fallire, gli fa il fermo amministrativo, l’ipoteca sulla casa o stabilimento, poi in tempi rapidissimi, gli vende l’immobile al 20% del valore reale, invece di permettere a queste persone di salvarsi, mettersi in regola, pagando le tasse ed il dovuto, con degli interessi e delle sanzioni oneste, magari con un mutuo agevolato di Stato a 25/30 anni, portando così alcuni al suicidio, creando altro danno sociale, ancora più grande.
Invece, guarda caso tale ipotesi è possibile per le società di calcio, che fanno ingaggi miliardari, pagano compensi stellari e poi si dichiarano in crisi di liquidità per pagare le tasse!!

Come bestemmiare in chiesa, fanno le porcherie peggiori, dichiarando che non sono in grado di pagare le imposte, e le pagano con delle rateizzazioni a 25 anni, … di cui pagano solo poche rate e poi non pagano più nulla, raggirandoci ancora!!
Perché non farle fallire e chiuderle subito??
Perché non vendere il loro beni, compresi i calciatori all’asta, ed invece vendere la casa del povero italiano indebitato, con il mutuo ancora da pagare, dopo una vita di sacrifici??

Quando Parlate di Evasione Fiscale cari Amici … fate solo una sonora “Pernacchia” … a “Monti ed al Sistema Fiscale Italiano”!!!
Chiudo usando le parole del mio amico Giampiero Cirnigliaro, l'italiano medio si ritroverà ancor più povero e dovrà dar fondo a tutte le riserve familiari pur di sbarcare il lunario.

Già oggi nei vari istituti di credito su pegno (monti di pietà...), vedono un incremento di prestiti superiore al 30%.
Domani si potrebbe arrivare al 100%!

E tutto questo mentre il governo continua a rastrellare soldi e sangue.
Speriamo che il popolo riesca ad avere un istinto di sopravvivenza mandando a casa questi cannibali.

E riprendere in mano la Democrazia e dare voce al “Popolo Sovrano Vero” e non comportarsi ancora da pecora!!!

I Crociati del Fare – Gemelli d’Italia
crociatidelfare@libero.it
Comunicato congiunto dei Gruppi Uniti & Gemelli:
1. Crociati del Fare - http://www.facebook.com/groups/crociatidelfare/
2. Rete Cittadini Liberi - http://www.facebook.com/groups/corneliastrecker/
3. Italiani all’Estero - http://www.facebook.com/groups/italiani.expat/
4. Fisco equo - http://www.facebook.com/groups/383322801731816/
5. Gruppo Ecoland - http://www.facebook.com/groups/unpostodilavoro/
6. Piazza Libera - http://www.facebook.com/groups/329209880474483/
7. La Truffa alle Banche - http://www.facebook.com/groups/358483474186536/
8. Vogliamo Le Dimissioni di Tutti i Politici - http://www.facebook.com/groups/367765703273469/
9. Gemelli d’Italia - http://www.facebook.com/groups/463032667056137/
10. Un Manifesto per la Libertà - http://www.facebook.com/groups/225008354278133/
11. Italia Vera - http://www.facebook.com/groups/270536796378371/
12. United States of the world. -http://www.facebook.com/groups/125081755334/
13. Angeli e Arcangeli - http://www.facebook.com/groups/49527664022/
14. Biodiversità - http://www.facebook.com/groups/128875633794321/
15. Soldi e lavoro per tutti - http://www.facebook.com/groups/139826572770323/
16. Quarta via - http://www.facebook.com/groups/215978748434581/
17. La Politica ai Cittadini – http://www.facebook.com/groups/lapoliticaaicittadini/
18. Italia Protagonista Professionisti d’Impresa – www.italiaprotagonistaprofessionistidimpresa.it
19. Italia dei Cittadini - http://www.facebook.com/groups/346138738778803/
20. Tutelati e Difesi - http://www.facebook.com/groups/242395369208653/
21. Uniti dalla Sicilia al Piemonte - http://www.facebook.com/groups/342158389193287/
22. Il Risveglio del Sud - http://www.facebook.com/groups/258906437546684/
23. Gazzetta Club - http://www.facebook.com/groups/249985301779887/
24. Italia Vera (vetrina) - http://www.facebook.com/groups/159749337493367/

Autore: Maccarrone Roberto

martedì 15 maggio 2012

napolitano e monti se avessero un po' di dignità umana dovrebbero dimmettersi e chiedere scusa agli italiani

dio li fa e poi li accoppia


Penso che prima di Monti, dovrebbe dimettersi Napolitano, poiché a nominare questa specie di governo tecnico é stato architettato da lui.

Noi, dobbiamo capire quali poteri rivesti Napolitano, é un presidente nominato dalla casta ladrona e corrotta, per cui, dovrebbe avere solo un incarico onorifico. Un presidente della Repubblica, ha pieni poteri, solo e quando viene eletto dal popolo sovrano.... i nostri politici, hanno fatto della nostra carta Costituzionale, una carta igienica...... hanno calpestato l'art. 1, della Costituzione, dove viene riconosciuta la SOVRANITA' del POPOLO...... facendoci o trattandoci da schiavi, chiedendoci esclusivamente di pagare tasse, tasse e tasse....... noi, dobbiamo impossessarci di quella sovranità, mandando via tutti e, farci scegliere a noi i candidati da eleggere al parlamento e al senato..... tornando a Monti, deve immediatamente dimettersi, in quanto, ha rovinata l'italia e l'italiani, facendo aumentare il debito pubblico, anzicchè diminuirlo........ nonostante, abbia messe tantissime tasse e recuperato diversi miliardi di evasione....... sembra che tutti quei sacrifici chiesti agli italiani, servano solo a rimpinguare le loro tasche, assicurandosi gli stipendi d'oro, tutti i privilegi e, le pensioni di diamanti...... è stato un vero fallimento, la decisione di Napolitano, avrebbe dovuto indire subito nuove elezioni e, far decidere dal popolo e non sostituirsi al popolo........ in altri paesi democratici, quando un politico sbaglia si dimette spontaneamente, invece, voi non vi dimettete neanche con la forza, per quanto bene volete a quelle poltrone e agli interessi personali ai quali avete sempre ambito......

Mario Mariano

(Fonte Affari Italiani)

...............

Commento di Anthony Ceresa: Un articolo che dimostra che in Italia c'é ancora qualcuno che ragiona con il cervello

giovedì 29 marzo 2012

L'agricoltura contadina, fonte alimentare primaria, viene annientata dalle norme strozzapopolo del governo dei banchieri

Agricoltura Contadina… e nuove tasse per ammazzare l’agricoltura contadina

Comunicazioni di servizio

Cari colleghi della campagna per l’agricoltura contadina.

Dopo aver valutato che i dati dell’ultimo censimento dell’agricoltura vedono una riduzione drammatica e preoccupante delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni, a favore della concentrazione della proprietà terriera nelle mani di poche aziende di grandi estensioni e un’età media degli imprenditori agricoli pericolosamente elevata, e che che la manovra del governo con introduzione e aumento di imposte porterà alla chiusura di altre aziende abbiamo screitto alle direzioni di alcuni sondacati agricoli per avere chiarimenti sulle loro posizioni.

Vi riporto una lettera che come associazione abbiamo scritto a Cia e
confagricoltura che hanno manifestato a Roma lo scorso 13 marzo e con una piccola variante alla coldiretti poichè quest’ultima non ha manifestato a Roma.

“La spremitura fiscale si abbatte anche sull’agricoltura, in particolare su
quella di montagna sulle piccole aziende. Un settore che potrebbe generare nuova occupazione se sgravato da burocrazia e fisco viene sottoposto a nuove forme di tassazione.

Abbiamo letto con interesse che vi siete accorti che la manovra impostata dal governo arrecherà ingenti danni all’agricoltura, tra Imu, aumenti, inps, accatastamento, aumento accise carburanti che sia aggiunge al già notevole aumento del costo del petrolio.

E’ evidente che una unità nel settore agricolo sarebbe fondamentale La manovra operata sull’agricoltura, così impostata, avrà conseguenze devastanti e farà morire una gran parte del settore oltre a contribuire al dissesto idrogeologico delle zone di collina e montagna facendo scomparire del tutto le aziende che custodivano il territorio facendo fossi e scoline raccogliendo la legna secca nei boschi e vicino ai torrenti. Abbiamo letto gli articoli sulla vostra manifestazione a Roma e non abbiamo visto che abbiate dato risalto ai problemi delle aziende colpite da danni da calamità naturali, a quelle colpite dalla crisi di alcuni settori. ad esempio il Parmigiano Reggiano per noi emiliani , a quelle aziende che han dovuto lasciare la frutta in campo poiché i prezzi di mercato erano inferiori al costo per la raccolta, e a tutte quelle aziende piccole e che occupano aree marginali. Aziende che fanno sacrifici da molti anni e che svolgono funzioni socialmente utili, non retribuite, di salvaguardia del territorio e della biodiversità e per le quali la pressione fiscale attuale è già elevatissima e arriva anche a superare il 100%..

Come faranno queste aziende a pagare altre imposte? dovranno chiudere con conseguente aumento di disoccupazione e di degrado del territorio e di costi per la collettività? e anche i CAA dovranno ridurre il personale?

Noi operiamo già come associazione di volontariato e abbiamo quasi tutti soci con piccole e micro aziende, molte di queste in esonero di contabilità e ubicate in montagna collina e altre zone svantaggiate o marginali che perciò hanno già un magro reddito, e sono molti anni che fanno sacrifici ci sono anche di quelle colpite da un susseguirsi di calamità naturali, tra siccità, alternata a piogge intense che han causato frane, i problemi di danni da fauna selvatica, cinghiali, caprioli, cavallette, la crisi del parmigiano reggiano, iniziata già nei primi anni del 2000 che ha portato alla chiusura di molte stalle e caseifici. le copiose nevicate di febbraio che han causato danni agli immobili e alle piante.

Ci sono aziende che l’anno scorso non hanno guadagnato neanche abbastanza per pagare i contributi INPS, senza contare poi i danni da cinghiali e caprioli, le viti e alberi che si son seccati, le forti nevicate di fine gennaio con danni ai fabbricati.

Per l’agricoltura che deve disporre di ampie volumetrie per svolgere le
proprie attività è una bella stangata. Lo di più per la collina e la
montagna dove la ridotta delle dimensione delle aziende fa si che
l’incidenza dei fabbricati sia ancora maggiore. In più in montagna il numero di immobili di una azienda è molto spesso moltiplicato dalla frammentazione dei fondi dislocati a differenti quote altimetriche e a differenti esposizioni in modo da garantire uno sfruttamento integrale delle risorse (un vigneto nelle località meglio esposste, campi in diversa posizione per minimizzare le avversità, prati a diversa altitudine per assicurare la catena di foraggiamento durante l’anno). Ogni minifondo aveva i propri fabbricati. Una famiglia poteva avere sino a una decina di piccole stalle-fienile. Oggi tutti questi fabbricati sono in parte dismessi ma sono ancora molte le aziende che posseggono tre stalle: una in basso (fondovalle o in area pedemontana), una alle quote intermedie (per lo sfruttamento primaverile-autunnale), una in quota per sfruttare i pascoli. Anche l’azienda di montagna di oggi, che pure ha “semplificato” la dislocazione di terreni, boschi prati, seminativi, colture legnose, pascoli e relativi fabbricati, ha una pesante “dote” di fabbricati che spesso rappresentano un forte onere per le manutenzioni, che già molte aziende non riescono a sostenere. Si tratta in molti casi di fabbricati con valore paesaggistico ed anche storico-architettonico per il quali la collettività bene farebbe a
riconoscere dei contributi per la manutenzione. Altro che IMU!

Il problema dell’Imu non è l’unico, l’aumento accise sui carburanti aumenta il costo di produzione e come faranno queste aziende, che già stanno dando fondo ai risparmi degli anni precedenti per pagare le tasse e le pratiche alle associazioni di CAA, a pagare l’aumento dei contributi INPS e l’imu? e prima ancora come faranno a trovare le centinaia se non le migliaia di euro per provvedere all’accatastamento dei fabbricati rurali? chi ha la stalla non più usata perché ha dovuto smettere con le vacche da parmigiano che non rende niente dovrà forse demolirla? idem per ricoveri attrezzi, tettoie, ecc.? Per fare l’agricoltore bisognerà prima essere milionari?

A nostro avviso e di altre associazioni ci sono aziende che fanno sacrifici enormi da moltissimi anni e dovrebbero essere sostenute e vedersi riconoscere il loro lavoro di valorizzazione e tutela paesaggistica oltre che socialmente utile, altro che imu, accatastamento e nuove tasse! cosa pensate a riguardo?

Una cosa che ci ha lasciati esterrefatti è stato sentire dei soci che hanno fatto notare che grosse associazioni sindacali presso le quali svolgono le pratiche agricole, a fine anno scorso, si sono sbrigate a sollecitare il rinnovo della quota associativa e il pagamento di eventuali pratiche non ancora saldate per l’anno scorso e il pagamento immediato per le nuove pratiche, sembra che chiedono soldi loro prima che le tasse li portino via agli agricoltori.

Addirittura a un nostro socio, che ha subito danni da infortunio e riesce a lavorare ben poco inoltre ha avuto danni ingenti da calamità naturali, gli son arrivati già due solleciti per non aver pagato una somma di circa 20 euro con invito a saldare la quota entro pochi giorni pena l’eventuale ricorso a altre azioni per recuperare la somma.

Quanto segnalato è emblematico di una contraddizione di fondo che ci sono associazioni di categoria che pensano a loro stesse e non tanto ai soci e con queste situazione avere unità non è certo facile.
Cordiali Saluti

Ass. Agri.Bio Emlia Romagna
Via dei Gelsi 150/5
41058 Vignola Mo
www.agribio.emr.it
email: info@agribio.emr.it

martedì 11 ottobre 2011

Monica Bettoli: "Perché Steve Jobs non avrebbe mai avuto successo a Napoly...."

"Immagine di Napoli, quartiere di San Gregorio armeno (armeno come Steve Jobs?)"


Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California.

Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, vogliono darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appiana tutto. Gli danno il primo guadagno e appianano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono appianare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perché hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perché va bene “stay hungry, stay foolish”…, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

Monica Bettoli

martedì 23 agosto 2011

"Sanare il deficit dello stato con i proventi della prostituzione significa accettare il deficit morale nella società...!


Disegno di Grazia Leoncini




Comprendo la "concretezza" delle avances di Matteo Salvini (Lega): "Per battere la crisi, tassiamo le lucciole". Che sarebbe come dire: "pecunia non olet"... quindi in tempi di necessità meglio approfittare della corruzione e della prostituzione imperante, a tutti i livelli in Italia, legalizzandola e tassandola. Allo stesso tempo il mio cuore trema di fronte alla vilificazione dell’amore implicita nella sconcia proposta.


La piaga della prostituzione è un segnale del malessere di questa nostra società e voler guadagnare sulla "malattia" è disumano e dimostra uno spirito debole.


Ammettere che il marcio possa divenire una fonte di reddito...? No, no! Lo stato come ente che tutela il bene comunitario dovrebbe invece disporre delle strategie per eliminare questo martirio della prostituzione e non "tassarne" i guadagni indebiti. Perciò ritengo la proposta di Matteo Salvini indegna di un rapprentante della comunità, di un eletto in Parlamento che lavora per il bene pubblico.


Pensare che il rapporto amoroso possa essere risolto in termini di “prestazioni amorose” è avvilente. La necessità di prostituirsi è una diretta conseguenza della mancanza di ecologia sociale nella nostra società urbanizzata. Forse il meretricio ha origine in conseguenza e da quando è stato istituito il matrimonio monogamo (e reso obbligatorio), altrimenti questa pratica non avrebbe senso in una società spiritualmente ed ecologicamente integra in cui l’amore e la sessualità possano essere vissuti in forme sane e libere e collettive.


Ad esempio se si sente la necessità della promiscuità amorosa si potrebbe compartecipare ad una "famiglia allargata", ed esperimenti in tal senso sono stati tentati in diverse comunità. Non ha senso accondiscendere alla pratica prostitutiva solo perché si sente il bisogno di promiscuità sessuale, sarebbe invece sufficiente superare il "contratto" monogamo e accettare che vari tipi di legame possano manifestarsi nelle maglie della società. Saranno chiamati forse “harem” -sia al maschile che al femminile od al pansessuale- non fa nulla.


Ovviamente chi non desiderasse un rapporto promiscuo potrà sempre scegliere di unirsi in “rapporti preferenziali monogami”, l’importante è che l’amore prevalga e non lo scambio in denaro.

Se il sesso è conseguenza di manifestazione amorosa nulla posso obiettare nel modo in cui si manifesta ma se diventa “un fatto economico” mi rattristo e piango…..


Infatti posso comprendere che si possa ricevere un compenso per un lavoro di qualsiasi genere, materiale, intellettuale, scientifico, etc. ma un rapporto “intimo” non può -secondo me- essere equiparato ad un “lavoro”, esso è solo una espressione dell’emozione umana di scorgere nell’altro se stesso, amandolo, e quindi non può rientrare nell’ambito delle “prestazioni”….


Ma, vivendo nella società malsana in cui viviamo, sembra che la soluzione per sanare il deficit nazionale riposi nell'accettazione del deficit morale!


Non condivido il "pragmatismo" di persone come Salvini, che vedono le cose nella loro bruttezza: "...se la prostituzione esiste è meglio regolamentarla per un suo miglioramento utilizzativo". Meglio che la dissolutezza sia legale e controllata…? Questa è una visione che personalmente non approvo….


Paolo D’Arpini
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana


Articoli correlati: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2008/07/28/cerco-famiglia/

mercoledì 1 giugno 2011

Equitalia, esazioni coatte, debiti e dettami bliblici....




Lettere ricevute

Scrive Giovanna Canzano: "MANIFESTAZIONE/CORTEO CONTRO EQUI-TALIA - ROMA giovedì 16 giugno 2011 h. 14.30 (partenza Piazza della Repubblica arrivo Piazza del Popolo). Dal 1 luglio Equitalia potrà pignorarci stipendio, casa e risparmi entro 60 giorni da una semplice notifica, senza nemmeno avvisarci! LO SAPEVI?"

......

Simona Mingolla: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”

Ho visto qualche tempo fa il film “The International” in cui l’agente dell’Interpol Louis Salinger (Clive Owen), con la collaborazione di Eleanor Withman (Naomi Watts), è impegnato in una missione che sembra davvero impossibile: far emergere le prove del coinvolgimento di una grande banca intrallazzata nel traffico illegale di armi a sostegno di una delle più grandi organizzazioni criminali del mondo. Partiti da Berlino (dove un collega di Louis ha perso la vita) i due seguono le piste di denaro sporco e giungono a Milano dove assistono all’omicidio, nel corso di un comizio, di un rampante leader della nuova destra. Ad ogni passo avanti che compie l’inchiesta, le vite dei due protagonisti sono sempre più a rischio. Ed è a Milano, a quel leader e costruttore di particolari testate (dopo circa 30’ dall’inizio del film), che i due formulano la serie di domande le cui risposte mi hanno portato ad un’evidenza e a delle riflessioni che voglio condividere con Voi lettori. In particolare, quando gli chiedono perché la banca impegni tanti capitali e risorse per acquistare certe armi da vendere a Paesi che non sono in grado di ripagargliele il fornitore risponde: “La banca mira al controllo non del conflitto, ma del DEBITO che il conflitto produce: se controlli il debito, controlli tutto… La vera essenza della natura bancaria è FARE DI TUTTI NOI GLI SCHIAVI DEL DEBITO”. Al di là del fatto che il regista Tykwer ha messo il dito in una delle più purulente piaghe della nostra era, ossia l’attività delle banche (un caso eclatante, e tutt’altro che irrealistico, è stato, negli Anni Settanta, la Bank of Credit and Commercial International, con base a Karachi, che risultò essere una centrale di sostegno e finanziamento di una vastissima rete di traffici illegali ivi compreso il sostegno ad attività terroristiche), dobbiamo ammettere che sulla “sudditanza psicologica” (e gli effetti che questa provoca) creata dal debito sulla persona nel momento in cui ottiene un prestito o un aiuto finanziario, poco si riflette e poco si lavora in termini di soluzioni!


Chi ha debiti vive male: un peso continuo lo opprime, lo rende triste, gli impedisce la gioia. Per chi ha debiti, la propria vita è diventata una schiavitù: nulla gli appartiene del tutto. Chi ha debiti non è più sicuro di nulla, non gode del frutto del suo lavoro, non ne può far conto. La vita stessa gli pare sfuggire inutilmente; è debole e facilmente controllabile. Inoltre, spesso è SOLO: chi ha debiti sovente, a prescindere dalla conoscenza dei motivi perché sia giunto alla situazione debitoria, viene tenuto a distanza sia perché giudicato “inaffidabile”, sia perché potrebbe avere bisogno di un aiuto che, quando le cose vanno bene, tutti affermano di essere disponibili ad offrire, ma quando la richiesta diventa reale, POCHI si mostrano coerenti con le proprie affermazioni o “credo” religiosi.

Perché, tuttavia, discriminare? Se ci pensiamo tutti siamo debitori! Secondo il “dire comune”, quando nasciamo abbiamo già contratto un “debito” con chi ci ha fatto venire al mondo (quante volte i genitori ribadiscono ai figli il dovere di essere loro riconoscenti per avergli dato la vita e per il mantenimento quotidiano). Se poi a questo aggiungiamo il fatto che siamo, a detta della Chiesa, già anche peccatori… direi che affermazioni tipo “è nato con la camicia” oppure “è nato sotto una buona stella” lasciano il tempo che trovano! D’altronde se il potere delle banche sta nel “vincolarci” attraverso debiti, la storia testimonia come anche la Chiesa abbia dominato le menti delle persone (e dunque le loro scelte) con il SENSO DI COLPA generato dal Peccato. Ragioniamo più nei dettagli…


Il debito comincia a sussistere quando ci prendiamo qualcosa che non è compreso nel dono. Il dono ci fa godere comunione, ci fa sentire d’essere amati, ci tiene in rapporto d’amore. Adamo era in comunione con Dio e in piena armonia con lui finché godeva del dono della vita, del giardino e dei suoi frutti e di Eva… Quando tale idillio è terminato? Adamo ha cominciato a sentire distacco, paura, soggezione e preoccupazione quando ha voluto prendersi ciò che non gli era stato donato. Da quel momento egli era in debito, un debito tra lui e Dio. Dunque, il Peccato ha introdotto il debito nella vita dell’uomo e lo ha radicato fin nel profondo.


Tuttavia la storia continua e l’attenzione deve essere posta sul fatto che la nostra esistenza è un dono gratuito, mai ‘pagato’, mai ricompensato da noi e che il Padre ci fa in quanto non ci vuole fare debitori! Se è pur vero che il Peccato ha trasformato la vita dell’uomo, l’ha compenetrata talmente che l’ha fatta diventare un debito così grande che non poteva essere pagato nemmeno con la vita stessa, è anche vero che il Padre nel suo infinito amore ha mandato suo Figlio.


Gesù ha versato il suo sangue perché dai suoi fratelli fosse cancellato ogni debito e potessero ritrovare l’unità e l’armonia col Padre e tra loro. Essi sono stati rivestiti di spirito di comunione e di fraternità, di unità e di sapienza, di servizio e di rivelazione. Ma i cristiani (e la Chiesa!!) hanno lasciato che questi doni destinati all’unità creassero divisione, e quelli destinati al servizio diventassero potere, quelli dati per l’evangelizzazione servissero all’ambizione della cultura.

Al nostro Padre riconosciamo la capacità di aver misericordia e la possibilità di rimediare ai nostri debiti. Egli può, perché è BUONO. Dunque, se non fosse per la bontà divina, saremmo tutti debitori in eterno!! Dio perdona e ascolta, per ciò ci ha “sollevato” dalla nostra condizione di peccatori.


Ricordo, in merito, una splendida parabola che ci riferisce Matteo al cap.18, vv. 23-35:

«…il regno di cieli è simile ad un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui, con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: paga quel che devi! Il suo compagno gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’ uomo e gli disse: servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu avere pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».


Tuttavia Dio è Dio!! Gli uomini (seppur recitando il Padre Nostro dicano la frase “…rimetti a noi i nostri debiti COME NOI li rimettiamo ai nostri debitori”) sono più propensi per loro natura (che non è totalmente buona!) a giudicare, condannare e perseguire i debitori.

D’altronde, in questo nostro mondo, dominato dall’interesse, dall’egoismo e dal materialismo non sarebbe fruttuoso perdonare e soprattutto “rimettere” i debiti, anche se il farlo potrebbe essere moralmente più coerente (soprattutto se ci si dichiara cristiani!).


Molti di Voi possono obiettare: al di là di queste riflessioni proprie di chi ha la testa “fra le nuvole” (ossia, rivolta al Cielo, ossia dove “risiede Dio”!), stiamo con i piedi per terra (ossia su questo mondo) dove pare ci sia sempre meno posto per Dio e i Suoi principi, filosofie e

modus operandi che si basano sul Bene e l’Amore.

Ma ve lo immaginate un mondo dove, per esempio, le banche prestano i soldi ai correntisti (che a tal punto acquistano una nuova etichetta: “debitori”) e se poi questi sono in difficoltà gli condonano il debito??? Ad un certo punto sparirebbero le banche!!! E questo non sarebbe più proprio di questo mondo, dove chi domina e governa i sistemi di vita personali e collettivi, in tutte le sue vesti, è il DENARO!


Dunque, potreste concludere, cerchiamo di ragionare e proporre soluzioni secondo modalità “più pratiche”: ossia, come possiamo fare affinché un nostro debitore ci ridia quanto gli abbiamo prestato?


Appurato che non siamo Dio e che detta obiezione è più che plausibile per il comune mortale che non abbia un credo religioso e, quindi, “mire” per quella che solitamente definiamo “miglior vita” (per costoro tutti gli sforzi si concentrano affinchè la vita “migliore” sia innanzitutto quella terrena!) cerchiamo di individuare delle strade “costruttive” per soddisfare quanto sopra richiesto.


Come diceva Roberto Gervaso ne “Il grillo parlante” (1983) “C’è chi fa debiti per necessità, chi per leggerezza, chi per vizio. Solo il primo, di solito, li paga”. Quindi, innanzitutto dobbiamo “identificare” la tipologia di debitore. Così come cambia il giudizio o la condanna fra chi ruba perché in condizioni realmente precarie e chi per “ingordigia”, un conto è chi contrae debiti perché dedito al gioco d’azzardo e ai vizi, un conto chi per sopravvenute circostanze critiche (come sostiene il protagonista, Clive Owen, nel suddetto film “A volte il nostro destino ce lo ritroviamo sulla strada che avevamo scelto per evitarlo”!). Di fatto, seppur inconsciamente, questo distinguo in qualche modo lo si fa all’atto di prestare un aiuto a qualcuno: tant’è che se la persona non ci sembra affidabile per lo stile di vita che conduce o per il carattere debole, difficilmente (seppur si è di religione cattolica) gli si presta aiuto. Ci sono, però, due tipologie di “esseri” che ti danno aiuto a prescindere dai tuoi comportamenti e da quello che sei:

- gli strozzini (e simili sotto vari nomi) che comunque mirano alla schiavitù psicologica della persona e di chi/cosa gli è intorno, tant’è che prestano denaro anche a coloro che, per esempio, sono dediti al gioco e, dunque, inaffidabili e difficilmente capaci di restituire;

gli Angeli (nelle loro varie categorie e “forme”) che per proteggere e aiutare chi è in una situazione di debolezza e si appella sinceramente a loro possono intervenire per dare l’opportunità di liberarsi dalla PROPRIA schiavitù psicologica. Per molti, però i primi sono reali (di questo mondo), gli altri no!

Come anticipato, chi contrae debiti vive questa condizione con soggezione, paura, preoccupazione, vergogna (quando queste emozioni raggiungono una certa soglia, la persona può anche pensare ad un “gesto estremo” per conquistare una libertà che ormai non vede più raggiungibile in questo mondo) e quanto più la persona ha una natura onesta e corretta, tanto più quelle emozioni gravano ed incidono sul suo equilibrio emotivo e psichico.


Solitamente (e parlo proprio di questo mondo!) ciò che può portare ad una positiva risoluzione del rapporto fra le parti è solo un “atteggiamento” costruttivo e fiducioso del creditore. Se non in nome di quel Bene o dei valori cristiani, per lo meno per quello che definisco “sano egoismo”. D’altronde che cosa ci si guadagna a perseguitare, minacciare, intimorire, ricattare chi è nella posizione di debitore che viene in tal modod sempre più privato di energie e motivazione alla vita?? Se si distrugge psicologicamente ed emotivamente il debitore, sarà difficile recuperare quanto prestato. Con questo non voglio dire che non sia corretto pretendere, ma essendo il creditore in una condizione di libertà, lucidità mentale e potere (che spesso l’altro non vive più), a lui il compito (almeno per propria convenienza!) di trovare tempi e modi utili per consentire al debitore (che deve aver mostrato una coerente e concreta volontà di impegnarsi: e questo è generalmente proprio di chi si è trovato in difficoltà per circostanze impreviste sopravvenute o anche errori di valutazione commessi in “buona fede”) di onorare il debito.


Ad esempio, se è vero c he “Ci sono soltanto due mezzi per pagare i debiti: sforzandosi di aumentare il reddito, sforzandosi di diminuire le spese” (Thomas Carlyle, “Presente e passato”, 1843), aiutare il debitore ad individuare nuove opportunità di lavoro, analizzare insieme a lui i propri stili di vita per verificare se non ci siano uscite inutili e spese superficiali che possono essere eliminate, è un modo per “garantirsi” la restituzione. Sul piano più morale, inoltre, è una forte azione di aiuto poiché oltre a pensare alle proprie tasche, ci si rende anche “educatori” verso una persona che riacquistando fiducia in sé e comprendendo modalità per ottimizzare i propri sforzi economici in termini di entrate/uscite, potrà evitare in futuro di ricadere in analoghe problematiche.


Un altro aiuto importante è legato agli atteggiamenti del creditore che non venendo soddisfatto nelle sue richieste e aspettative cade spesso nel rancore e odio verso il debitore intraprendendo così una serie di “vendette”. La più immediata è il parlarne male e screditarlo agli occhi della Comunità di appartenenza. Ora, se questo è “comprensibile” nel quadro della terrena umanità, si pensa mai a qual è il ritorno di simili azioni? Una persona di cui tutti si fanno un’immagine negativa, collettivamente ritenuta (a seguito di dicerie ed informazioni parziali, poiché mai la “gente” conosce interamente la storia e le cause che hanno portato un individuo a trovarsi in certe situazioni di difficoltà!) inaffidabile o “mascalzone”, come può sperare di trovare chi gli dia l’opportunità, ad esempio, di lavorare per riparare alle sue mancanze?? Se a questo poi aggiungiamo (e qui nuovamente parliamo di “questioni di altre dimensioni”) che la negatività ne genera altra e, dunque, che chi già è in una situazione di debolezza se s i trova tutti contro non potrà che alimentare un circuito di negatività che rischia di non avere fine, mi viene da chiedere: “Dell’impossibilità o difficoltà in cui spesso si trova il debitore ad onorare il debito, quanto è solo sua responsabilità e quanto di chi lo circonda e del creditore?”.Quando una banca accorda un fido ad un artigiano perché ha deciso di credere nel progetto di sviluppo della sua attività (quindi gli dà fiducia) e poi, perchè la crisi “avanza” o su una banca dati compare una “nota” sul nominativo di quell’artigiano a seguito del saltato pagamento di una rata, essa impone l’immediato rientro della cifra quando lui è in quel momento impossibilitato a restituire la somma, non è forse essa responsabile della “morte annunciata” di quella piccola azienda?


Perché quando viene accordato un prestito si fa un atto di fiducia (basato sulla solvibilità e correttezza del debitore) e quando cause di forza maggiore compromettono la possibilità di restituzione programmata del debitore non solo la fiducia scompare, ma si innesca l’odio e la volontà di perseguitare e danneggiare lo stesso?…

Qualcuno direbbe: “Perché l’Uomo è naturalmente sado-masochista”… è proprio così!?


Simona Mingolla – Lazio Opinioni