giovedì 8 gennaio 2015

Dogmi di un dio minore



Come ogni cosa nella vita ci deve essere il giusto equilibrio delle forze, la funzione del “mediatore” nella ricerca di Dio non può che essere quella di accompagnamento verso la conoscenza della verità, ma la verità, quella vera. 

"La parola” è una forza in se, una volta trasferita non ha più necessità del “mediatore”. La presenza continua ed ingombrante del “mediatore umano” tra Dio e la sua “creatura” alla fine si spiega solo nella forza usuraia, utile solo a far sopravvivere il mediatore che diventa un parassita della fede altrui e di conseguenza ne determina di fatto debolezza della verità di cui si è attribuito il monopolio. 

La chiesa, quindi, potrebbe essere anche un ostacolo nell’arrivare al Dio Verità, in quanto si è voluta dare il monopolio di una verità che sta solo in lei e non può essere trasferita. La presenza è nel Logos (GV 1,1) e la parola passa dalla bocca all’orecchio dalla mente al cuore, si sdoppia diventa seme e cresce.  

Ecco la necessità (tutta umana) di avere una “presenza” - “rituale” diversa dalla “parola”, ossia la presenza eucaristica, per giustificare il monopolio della chiesa sulla verità di Dio. 

Un Dio infinito, onnisciente e onnipotente, non escluderebbe mai gli altri infiniti modi di parlare alle sue creature “tutte” e tanto meno darebbe mandato esclusivo solo alcuni uomini su tutti gli altri, e solo in un periodo storico preciso, e perché mai quello (2000 anni fa) che è insignificante rispetto all’infinito e all’eternità, se così non fosse non stiamo parlando del Dio unico onnisciente onnipotente buono ed universale. 

Un Dio che ha creato l’universo estremamente preciso e razionale troverebbe la necessità di realizzare ben “dieci” (10) dogmi contro ogni principio di coerenza e non contraddizione per tenere in piedi la sua stessa dottrina esistenziale della “verità”, e tutto questo tramite la sua terza persona lo Spirito Santo ispiratore, perché altrimenti la sua “stessa” creatura non comprenderebbe il suo Creatore ed il disegno divino?!

Giuseppe Turrisi

mercoledì 7 gennaio 2015

L'altro Charlie Hebdo, che non piace ai "terroristi".....



Parigi stamane, 7 gennaio 2015, assalto terroristico al settimanale satirico Charlie Hebdo che, spesso, mette alla berlina i capi delle varie milizie musulmane jihadiste in lotta con l'Occidente: 12 morti e decine di feriti tra cui pure poliziotti di guardia.

Al momento non è stato rivendicato ma la matrice sembra proprio da ricercare tra i bersagli "stuzzicati" dal giornale.


È da sempre che, SENZA CHE SI POSSANO CONFIGURARE "SIMPATIE" CHE NON ESISTONO, il sottoscritto e pure altri "coraggiosi politicamente scorretti" in Italia ed Europa andiamo avvisando la pubblica opinione del pericolo che quotidianamente corre ogni nazione il cui governo partecipi alle continue "crociate" intraprese contro popoli o fazioni del complesso mondo islamico. 


Che, per primi, MAI hanno attaccato obbiettivi occidentali sul continente.


Certo, a furia di intervenire in tutto l'Oriente ed in Africa aggredendo stati sovrani, rovesciando ed assassinando capi di stato e governi legittimi, appoggiando governi fantoccio ed armando tagliagola di ogni specie, normale che gli Usa ed i suoi servi europei rischino qualcosa.


Di relativamente poco pericoloso militarmente, mica i terroristi hanno (finora) ordigni nucleari e missili Cruise.


Ma di enorme impatto mediatico sulla opinione pubblica che, così, appoggerà ulteriori crociate in tutto il mondo... in una spirale di odio, vendette ed.... affari per armi e petrolio.


Anzi, colgo l'occasione per ripetermi, trovo ancora strano (e molto fortunato) per noi comuni mortali occidentali che gli stessi capi jihadisti non abbiano portato la "guerra santa" nel cuore delle nostre città e per colpire i governi crociati in casa propria.


Rifletta chi legge: sono stati gli Usa e la Nato ad andare in Irak, Afghanistan, Somalia, Libia, Siria ed in mezzo mondo a bombardare ed uccidere pure migliaia di civili innocenti.... non viceversa!


Vincenzo Mannello

martedì 6 gennaio 2015

La disfatta economica come vittoria politica



La tattica di chi è al potere e vuole mantenerlo è sempre quella di fare in modo che il popolo non faccia 2 + 2 perché si accorgerebbe che fa 4. Come? proponendo cose e personaggi apparentemente staccati gli uni dagli altri e con poco o nulla in comune fra di loro.... e in un lasso di tempo più breve possibile.

Per vedere come stanno le cose bisogna osservare e analizzare periodi più lunghi e associare fra loro le varie azioni compiute in quel lasso di tempo.

Così facendo, si vede, e non si può fare altrimenti, che il Renzi di oggi non è altro che l’uomo del momento attuale, ma preparato anni e anni fa. Infatti saranno passati almeno dieci anni da quando correva voce che le sinistre dovevano andare al potere per poter attuare delle riforme che le destre non avrebbero potuto attuare, per il semplice fatto che le sinistre sono per antonomasia coloro che scioperano e protestano e mettono sotto-sopra la status del momento. 

Lo devono fare (anzi, lo dovevano fare perché oggi è tutto cambiato). Andando al potere loro, e quindi non essendoci nessuno più a scioperare, le riforme sarebbero passate agevolmente, come appunto sta avvenendo. Qualche anno fa ci provarono con l’Ulivo e Prodi, ma essere arrivati al potere dopo anni di attesa fece sì che i “sinistri” si accapigliassero per le poltrone da spartire e altre amenità del genere. 

Perciò Prodi cadde e trionfò Berlusconi. Ma chi comanda non si dette per vinto e, fatto cadere il Berlusca con la scusa dei bunga bunga, sfruttando il disgusto ipocrita degli italiani per quello che lui faceva e che quasi tutti avrebbero voluto fare anche loro, le sinistre sono tornate alla ribalta. E si sono tirate dietro le destre, dato che il popolo, non poi così scemo, non aveva dato loro una completa fiducia, ma dimostrato simpatia per il M5S, il nuovo “mostro”, da distruggere. 

E con le sinistre al potere ecco fatte le riforme, venduti i beni dello Stato ecc. ecc.. Immaginate cosa sarebbe successo se le avesse fatte un Berlusconi qualunque... apriti cielo! scioperi a non finire e forse una guerra civile! Ma chi fa sciopero e protesta contro se stesso? nessuno, men che meno le sinistre... ed ecco che Renzi può completare indisturbato l’opera iniziata da Monti e C, con gli italiani che sperano che questa volta faranno il nostro bene.
 
Marco Bracci

lunedì 5 gennaio 2015

Roma. Aspettando un'altra befana...




Il  4 gennaio 2015, è stata la giornata in cui i Musei nazionali in Italia sono stati aperti al pubblico gratis, come sarà per tutte le prime domeniche del mese di questo 2015, a Roma. Sono tornata per l’ occasione nella capitale (da undici anni risiedo in un piccolo paese della Tuscia in provincia di Viterbo) incontrandomi con una cara amica  che invece viene sempre lei da me e mio figlio che è ripartito  in  Francia dove risiede come l’ altra mia figlia, causa penuria lavoro in Italia: emigrati.  Si,  mi sono presa una vacanza di un giorno, e mi sono fatta un elenco di musei da vedere al centro. Abbiamo capito subito che le file erano monumentali, ad esempio ai Musei Capitolini o a Castel Sant’Angelo. Avevo piccole speranze per luoghi meno noti come il Museo Nazionale Romano – Crypta Balbi  a Via delle Botteghe Oscure civico 31 … 



Li abbiamo anche scoperto  una curiosità, ovverosia che  alla metà del XVI secolo l’isolato accolse un nuovo edificio destinato a ospitare le figlie delle prostitute romane, la chiesa e il conservatorio dedicato a santa Caterina, dove si può anche ammirare una tavola della  processione delle zitelle .Poi è stata la volta di Palazzo Spada,  costruito nel 1540 per il cardinale  Girolamo Capodiferro, dove si può ammirare Borromini con il suo  “capolavoro di trompe-l’oeil della falsa prospettiva nell’androne dell’accesso al cortile, in cui la sequenza di colonne di altezza decrescente e il pavimento che si alza generano l’illusione ottica di una galleria lunga 37 metri (mentre è di 8); in fondo alla galleria, in un giardino illuminato dal sole, si trova una scultura che sembra a grandezza naturale, mentre in realtà è alta solo 60 centimetri.”



L’ ultimo dei musei da noi visitato è stato Palazzo Braschi nel cuore rinascimentale di Roma, tra Piazza Navona e Corso Vittorio Emanuele II, dove ci sono esposte anche delle Mostre per alcuni mesi di fotografia ed eventi molto, molto attraenti e interessanti, come la mostra fotografica fino all’ 8 marzo 2015 su “Basilico, Berengo Gardin, Bossaglia Chiaramonte, Cresci, Ghirri, Guidi, Jemolo, Koch”.
Era tempo di mangiare e  nella zona di Campo dei Fiori c’ è  l’ imbarazzo della scelta. Ressa in tutte le pizzerie, i piccoli ristoranti pieni all’ inverosimile, i forni del pane pizza e dolci come quello antichissimo del Ghetto che sfornava dolcetti pesanti come mattoni e saporitissimi…le traverse di Via dei Giubbonari, la gente seduta a Piazza Farnese a godersi il sole.




Ed eccoci a  Piazza Navona, quella dove da anni si va ad aspettare la Befana, non più mercatino spesso diventato una fiera di paccottiglia ma un incontro felice di artisti di strada, una giostra d’ epoca, il teatro di burattini napoletano , i laboratori per i piccoli e ancora tanta folla e tante belle persone di ogni età e i bambini felici…ridiventati anche noi tali, per questa bella serena passeggiata a Roma.


Doriana Goracci


Doriana Goracci


domenica 4 gennaio 2015

L'altra storia "napolitana": "Ha detto il dottore che..."

La vipera - Due amici decidono incautamente di fare una passeggiata nel bosco. Ad uno dei due scappa la pipì. Decide di farla dietro un albero ma, una vipera lo morde proprio sulla punta del pene. L'amico telefona con il cellulare al dottore e dice:"Pronto,dottore? Il mio amico è stato morso da una vipera. Cosa bisogna fare?" Ed il dottore risponde:"Bisogna succhiare il veleno dalla ferita e poi portare il paziente all'ospedale." L'amico termina la conversazione e l'altro gli chiede:" Allora? Che ha detto?" e l'altro: "Il dottore ha detto che devi morire!". 


Il comportamento di Napolitano si può scindere almeno in tre componenti.

1) Il Carattere di Napolitano: si tratta di un individuo assolutamente amorale. Non perché immorale, che comporterebbe un minimo di ATTIVITA' INTERIORE, ma perché incapace di provare emozioni e sentimenti umani. Assenza di partecipazione, di comprensione, di fedeltà alle proprie idee, di lealtà soprattutto, qualità essenzialmente virili, anzi, che costituiscono la base della virilità. Da notare che, fino al processo di politicizzazione del movimento scout, il concetto di lealtà era alla base di quel progetto educativo. Il fatto che un Renzi, che proviene armi e bagagli dall'Agesci, non ne dia una dimostrazione viva, è dovuto soltanto al fatto che lui è un  personaggio psichiatricamente definibile, senza ledere minimamente il valore del principio educativo. Insomma: un SUBUMANO , un burocrate puro, una marionetta pronta a tutto in veste di presidente di questa repubblica ha dato mandato ad un esaltato, senza il senso della realtà, senza esperienza specifica, di governare gli italiani e di RAPPRESENTARLI nel mondo, cosa che costui fa con la massima disinvoltura. Napolitano è tutto questo, e bene (per loro!) hanno fatto coloro [USRAEL & GB] che lo hanno voluto a presidente di questa repubblica. NOI lo abbiamo denunciato MOLTE volte per alto tradimento della Costituzione. Il nostro è stato un atto RIVOLUZIONARIO anche se (e proprio perché) la magistratura, almeno finora, non ne ha tenuto conto.

2) L'aspetto geopolitico: malgrado questa assenza di moralità, che non ha tenuto conto dell'aspetto popolare e nazional-rivoluzionario della Rivolta Ungherese, che non ha mai compianto i caduti a migliaia ( ricordo i servizi di Indro Montanelli) ed il tradimento nei confronti dei membri del governo di Imre Nagy (che erano comunisti) Napolitano, nella sua sostanziale vigliaccheria aveva ragione. L'URSS all'epoca, come oggi la Russia anticomunista, era sotto attacco da parte degli OCCIDENTALISTI e l'invasione dell'Ungheria era geopoliticamente necessaria. E' PRESUMIBILE CHE UN EVENTUALE ALTRO ATTACCO CONTRO L'UNGHERIA DA PARTE DEGLI ESERCITI DEGLI USURAI TROVEREBBE IDENTICA RISPOSTA DA PARTE DEL GOVERNO DI PUTIN. Questa è la ragione per la quale si limitano a far esprimere delle minacce contro il governo ungherese da parte della USURAIA CAPO DEL FMI. 

3) La CONCLUSIONE FINALE non può che riguardare il nostro paese, costretto, per forza di cose, a fare l'eterno DOPPIO GIOCO. E questa può essere la ragione di una eventuale nomina del CAPO DI NOMISMA il quale ha tutte le carte in regola, appunto, PER IL GIOCO DELLE TRE CARTE.... COME QUANDO SI INVENTò DI AVER INTERPELLATO LA BUONANIMA DI GIORGIO LA PIRA, (che era stato amico di Aldo Moro) PER SAPERE DOVE LE BRIGATE ROSSE (alias CIA) tenevano carcerato Aldo Moro. Peraltro a poche centinaia di metri da casa mia.... INFATTI, IL MORTADELLA è UNO CHE PARLA CON I MORTI.

Giorgio Vitali


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Commento di Giorgio Mauri: "Che i peggiori politici italiani di questo periodo siano persone con dei marcati problemi psichici è sotto gli occhi di tutti. Che questo possa dipendere dallo stress che procura la rincorsa al potere + falso, perché costoro erano addirittura peggiori prima di arrivare all'obiettivo (guardate i filmati di Renzi giovane, o le interviste del primo D'Alema. Ma che costoro continuino a perpetuarsi, di generazione in generazione, è solo il frutto della carenze psichiche del popolo italiano, che, ricordo ogni volta, ha prodotto il fascismo, perché è fascista dentro ! Non è colpa di Mussolini, non è colpa della DC, non è colpa di Berlusconi o di Renzi. E' colpa di gente priva di senso civico, di rispetto verso gli altri, di capacità di lavorare insieme: è un popolo di ghiozzi saputelli cattolici, quindi "per bene" ! (notate come il cattolico convinto si senta sempre in diritto di riprendere i vostri comportamenti - Quando sento parlare la Madia mi si rivolta dentro tutto, eppure è lì perché siamo un popolo di fessi presuntuosi)"

sabato 3 gennaio 2015

Sfracelli d'Italia e società dei magnaccioni



L’Italia è il Paese europeo col maggior numero di leggi e col più alto tasso di illegalità.
È prima in Europa, nel G7 e nell’intero Occidente per corruzione percepita, al 69° posto fra le nazioni più virtuose (fonte Transparency International).
La corruzione si mangia il 40% di ogni grande opera: solo l’alta velocità ferroviaria costa da noi una media di 61 milioni a km contro i 10,2 della Parigi-Lione, i 9,8 della Madrid-Siviglia e i 9,3 della Tokyo-Osaka (Commissione Ue).
Abbiamo i cantieri più lenti d’Europa, con tempi allungati di un terzo negli ultimi cinque anni (Dps-Uver): ogni opera sopra i 100 milioni dura in media 14 anni.
La nostra evasione fiscale è la più alta d’Europa (la terza nel mondo, subito dopo Turchia e Messico), come pure la pressione fiscale (44%, la quarta dell’Eurozona, la prima per il suo aumento in base al Pil nell’ultimo decennio: nel 2002 era al 40,5). Ogni italiano evade in media 38 euro ogni 100: merito dei 10-11 milioni di evasori su 40 milioni di contribuenti, per almeno 180 miliardi sottratti ogni anno al fisco (Ocse-Corte dei conti). Un italiano su due dichiara meno di 15 mila euro, il 50% dell’Irpef la paga il 10% dei contribuenti e gli imprenditori risultano più poveri dei loro dipendenti. Il 40% delle imposte evase in tutt’Europa è made in Italy.
L’economia in nero è il 21% di quella legale, 340 miliardi l’anno.
Secondo l’Institut de criminologie et de droit penal, nel 2011 avevamo appena 156 detenuti per crimini economici e fiscali, contro gli 8.601 della Germania (55 volte in più): la media europea è 10 volte la nostra, col 4,1% di colletti bianchi in galera contro lo 0,4 dei nostri. Che sono 1/6 degli olandesi, 1/10 degli svedesi, inglesi e norvegesi, 1/11 dei finlandesi, 1/15 degli spagnoli, 1/22 dei turchi. E ci umiliano persino i paradisi fiscali di Montecarlo (23%) e Liechtenstein (38,6%).
Abbiamo servizi fra i più scadenti, ma siamo secondi in Europa per i rincari delle bollette: +19,1% nel 2014 (+324 pro capite). Ci batte solo la Spagna, ma l’anno prossimo vinciamo noi (la Cgia di Mestre prevede aumenti di acqua, trasporti, sanità e rifiuti per 677 euro a testa). Nei costi dei conti correnti bancari non ci supera nessuno: 350 euro l’anno contro i 114 della media dell’Unione europea.
L’Italia è prima in Europa per procedure d’infrazione Ue (ben 99), multe per trasposizione tardiva delle norme europee (36), reclami all’Ue di cittadini italiani contro il loro Stato (438) e frodi comunitarie.
Siamo ultimi per aumento di turisti stranieri: cresciuti in tutta Europa (persino in Grecia e Lettonia), da noi sono calati dello 0,5% (-4,6 calcolando anche il crollo del turismo nazionale): il tutto, con il maggior patrimonio artistico e culturale del mondo.
In 20 anni abbiamo perso rispetto alla Germania 14 punti di Pil, che nel 2014 è sceso dello 0,4% (il Def di Renzi prevedeva un +0,8).
Il debito pubblico, sotto il governo Renzi, è cresciuto di 80 miliardi in 10 mesi toccando i 2.140 miliardi (131,6% del Pil). Il deficit (che doveva scendere, nelle previsioni del premier, al 2,3%), è salito al 2,9.
La produzione industriale è precipitata dell’1,2%.
La disoccupazione, che Renzi aveva preso al 12,7%, ora è al 13,2 (quella giovanile è balzata dal 42,3 al 43,3). Siamo il paese più vecchio dell’Ocse (l’unico con più di un abitante su cinque over 65 e meno di uno su quattro under 25), col secondo peggior tasso di natalità d’Europa (8,5 bambini su mille abitanti, secondi solo al Portogallo) e con le peggiori politiche per le famiglie e le giovani coppie.
I giovani se ne vanno: 94.126 espatri solo nel 2013 (+ 28%).
Abbiamo i salari fra i più bassi d’Europa. Un occupato italiano è più povero di un disoccupato tedesco (in Germania il sussidio ai senzalavoro con famiglia supera i 1.600 euro: il salario di gran parte dei nostri lavoratori).
Una famiglia su tre al Nord e una su due al Centro-Sud non ha ancora accesso a Internet: la nostra velocità media di navigazione è di 5 megabit contro gli 8 della Germania e i 12 dell’Olanda. Il che ci pone al 36° posto nell’Ict Developement Index su dotazioni e competenze digitali, dietro a Emirati, Qatar e Barbados. Quanto a velocità di download domestica, con 8,51 megabyte scaricabili al secondo siamo ultimi nel G8 (penultimo il Canada con 23,09) e nell’Ocse, penultimi in Europa: nel 2010 eravamo al 70° posto al mondo, ora siamo al 98°, tallonati dal Kenya. Peggio ancora la rapidità di upload: in cinque anni siamo precipitati dall’86° al 157° posto.
Siamo primi in classifica per ignoranza e disinformazione (Ignorance Index), su 14 paesi testati da Ipsos. Ma pure 64esimi al mondo per libertà d’informazione secondo Freedom House e 49esimi secondo Reporters Sans Frontières.
Ultimi nell’Ocse per spesa nella scuola e nella ricerca in rapporto al Pil: solo un ricercatore precario su 100 viene stabilizzato.
Per investimenti esteri siamo al 56° posto nel mondo e al 18° in Europa.
Per competitività, 49esimi nell’Ocse.
Per risolvere una lite commerciale, impieghiamo 1.185 giorni, il triplo dei grandi paesi europei.
Nel ramo giustizia, a fronte della magistratura più produttiva d’Europa, abbiamo così tanti processi (5,2 pendenti e 4 milioni nuovi ogni anno nel civile, 3,4 pendenti e 3 nuovi nel penale) che durano in eterno.
Le politiche di austerità, oltre a non risolvere nessuno dei guai sventolati per giustificarle, hanno aumentato diseguaglianze e ingiustizie sociali, raddoppiando il numero dei poveri: il 12,4% della popolazione (nel 2007 erano il 6,8).
Siamo affondati al 24° posto dell’Ue per capacità d’inclusione nella vita sociale e lavorativa: solo Ungheria, Bulgaria e Grecia stanno peggio.
Samo primi per la quota di “Neet”, cioè di giovani che non lavorano e non studiano (Fondazione Bertelsman).
L’ultimo rapporto dell’Ufficio Studi Confartigianato colloca l’Italia sotto la media europea in ben 42 indicatori economici e sociali su 50: oltre a quelli già detti, primeggiamo in peggio per tasso di abbandono scolastico, efficienza della spesa pubblica, costi dell’energia, tempi di procedure import-export, rapporti telematici con la PA, e così via. Il che produce un altro record: un tasso di pessimismo unico in Europa, con appena il 15% dei genitori che pronostica per i figli una vita migliore della propria.

FONTE Il Fatto Quotidiano - 2 Gennaio 2015 - Marco Travaglio – Andante con ritmo

 

PS: Proposta di nuovo inno nazionale:
SFRACELLI D’ITALIA


Adriano Colafrancesco

giovedì 1 gennaio 2015

Un'altra "buona" abitudine se ne va, se ne va, se ne va....



Il Giorgio se ne va. Sempre troppo tardi, ma se ne va.
L’unico commento che una persona assennata potrebbe fare è: “Uno di meno”.

Ma, visto che, grazie a dio, assennato non sono…….
Uno di meno di quella classe politica che la sconfitta bellica ci ha regalato.

E il Giorgio incarna fino al midollo l’immagine di questa sciatta, sbrindellata, opportunista, Italia senza dignità e senza spina dorsale.

Ricordo e ripeto (repetita juvant!) alcune tappe significative della storia del “vagabondo” politico che sta –finalmente- traslocando.


Fu Camicia Nera (ho una sua foto in orbace) quando era non solo iscritto ma militante attivo del GUF (Gruppo Universitari Fascisti) a Bologna.

Di più scrisse sul giornale del GUF, nel 1941 “… dobbiamo tendere oggi, a lato dell’eroico Alleato germanico, contro l’Unione Sovietica, in una lotta di civiltà”.
Fascista e filo Nazista.

Dopo la sconfitta pensò di traslocare in un partito che sembrava avere un avvenire: il PCI (non fu l’unico: Alicata, Ingrao, e tanti, tanti altri si svendettero secondo il costume italiota).


Nota curiosa, fu l’unico ad avere, durante il periodo della guerra fredda, il visto permanente per gli SUA. Mai chiarita questa faccenda. Hai visto mai che c’entri una certa “associazione” molto, molto riservata?

Ma non basta. Nel 1956 inneggiò ai carri sovietici che schiacciavano studenti ed operai ungheresi, che non ne potevano più del “paradiso comunista”. A tuttora è persona non gradita in Ungheria. Guarda un po’!

Non speculo sulla sua nascita: si dice che fu il frutto degli incontri fra Umberto di Savoja e una dama di compagnia della Regina Elena, la marchesa (o duchessa, o principessa, non ha importanza) di Napoli. Ed in effetti i tratti somatici lo tradiscono. Invece sottolineo la coerenza pubblica: aveva definito ridicola una sua nuova candidatura alla Presidenza. Poi “non insensibile al grido di dolore” (buon sangue non mente!) che lo sbrindellato Parlamento gli lanciò,  “bevve l’amaro calice”, per citare il Silvio da Arcore.

E restò a far danni.


La Costituzione, nata male, durata troppo e finita peggio, afferma che il Presidente della Repubblica rappresenta tutta la Nazione, tutto il Popolo.

Ne abbiamo viste di tutti i colori: faraonici Presidenti (Gronchi), astemi come Saragat (ah, quell’incrociatore Garibaldi che finse un’avaria a bordo al largo del Canada, per far smaltire la sbornia galattica del Saragat, trovato bocconi nella cabina presidenziale), raffazzoni intriganti (Leone), burattini premiati dai poteri forti (Ciampi), inutili narcisi (Oscar Luigi Scalfàro, che mantenne il doppio stipendio-appannaggio, unico magistrato che comminò la pena di morte a fine guerra), o l’ineffabile Cossiga (intelligente e pericolosissimo attore di Gladio) ecc. ecc.
Ma un Presidente così sfacciatamente di parte non lo avevamo ancora visto. 

Ne ha inventate di tutti i colori, per dare il potere al suo partito, il PD, Partito del Denaro. La realtà è sotto gli occhi di tutti.  Ha sancito il fallimento inevitabile della democrazia rappresentativa, per ben tre volte: Monti (in ventiquattrore nominato Senatore a vita e primo Ministro), Letta jr e “pinocchietto” Renzi. Il peggio del peggio.


In ogni modo state allegri!

Il prossimo sarà peggio. Non stupitevi: la casta riuscirà anche in quest’impresa, apparentemente impossibile.
Il mio timore è che sarà Draghi, il servo della banca ebrea Goldman Sachs.

Fine della Nazione Italia, suggello alla svendita del Bel Paese, annichilimento della residua sovranità, consegna delle chiavi di casa nostra alla confraternita giudea.
Il Talmud incarnato.

Godetevi lo schifo odierno, perché il futuro sarà peggio.

Primo gennaio 2015. Fabrizio Belloni