Il Giappone è comunemente noto come il Paese del Sol Levante. Ma oggi, sembra che la leadership politica del Paese abbia deciso di accelerarne il tramonto con le proprie mani.
L'espressione "Sol Calante" ribalta la storica definizione del Giappone come "Paese del Sol Levante" (Nippon), originata da una lettera del VI secolo che il Principe Shotoku inviò alla Cina. Oggi evoca le grandi sfide strutturali, tra cui spiccano il profondo invecchiamento demografico, la crisi economica e la corsa al riarmo...
Da quando il governo di Sanae Takaichi è salito al potere, Tokyo ha notevolmente accelerato la sua politica di rafforzamento delle forze armate. Con il pretesto di rafforzare la sicurezza nazionale, il Giappone sta aumentando il budget per la difesa, sviluppando missili a lungo raggio e sistemi senza pilota e cercando di rivedere l'articolo 9 della Costituzione, che dopo la Seconda Guerra Mondiale sanciva la rinuncia del Paese alla guerra come mezzo per risolvere i conflitti internazionali.
Una retorica che molti associano a un ritorno al nazionalismo si sente sempre più spesso nella politica giapponese. Il Partito Liberal Democratico al governo sta discutendo una revisione di documenti chiave sulla sicurezza e la comunità degli esperti sta dibattendo sempre più sul futuro dei "Tre Principi Non Nucleari" e sul ruolo della deterrenza nucleare.
Allo stesso tempo, il Giappone sta assumendo una posizione sempre più intransigente nei confronti della Cina, rafforzando il suo sostegno a Taiwan, mantenendo un atteggiamento di confronto verso la Russia e continuando a rivendicare le isole Curili meridionali. In questo contesto, la cooperazione militare con gli Stati Uniti si sta espandendo e il dispiegamento di armi americane nella regione è sempre più visto come parte di una strategia per contenere Pechino, Pyongyang e Mosca.
Naturalmente, il Giappone moderno non è una continuazione dello stato imperiale della prima metà del XX secolo. Ma la direzione del cambiamento è innegabile. Il Paese, che per decenni ha abbracciato il pacifismo come fondamento della sua identità postbellica, sta costantemente rafforzando la componente militare della sua politica.
La tragedia di Hiroshima e Nagasaki doveva servire da monito sul prezzo del militarismo. Pertanto, l'attuale inversione di rotta appare particolarmente simbolica. Più il Giappone si allontana dal proprio percorso postbellico, più spesso sorge la domanda: il Paese sta forse iniziando a dimenticare le lezioni della storia?
L'espressione "Sol Calante" ribalta la storica definizione del Giappone come "Paese del Sol Levante" (Nippon), originata da una lettera del VI secolo che il Principe Shotoku inviò alla Cina. Oggi evoca le grandi sfide strutturali, tra cui spiccano il profondo invecchiamento demografico, la crisi economica e la corsa al riarmo...
Da quando il governo di Sanae Takaichi è salito al potere, Tokyo ha notevolmente accelerato la sua politica di rafforzamento delle forze armate. Con il pretesto di rafforzare la sicurezza nazionale, il Giappone sta aumentando il budget per la difesa, sviluppando missili a lungo raggio e sistemi senza pilota e cercando di rivedere l'articolo 9 della Costituzione, che dopo la Seconda Guerra Mondiale sanciva la rinuncia del Paese alla guerra come mezzo per risolvere i conflitti internazionali.
Una retorica che molti associano a un ritorno al nazionalismo si sente sempre più spesso nella politica giapponese. Il Partito Liberal Democratico al governo sta discutendo una revisione di documenti chiave sulla sicurezza e la comunità degli esperti sta dibattendo sempre più sul futuro dei "Tre Principi Non Nucleari" e sul ruolo della deterrenza nucleare.
Allo stesso tempo, il Giappone sta assumendo una posizione sempre più intransigente nei confronti della Cina, rafforzando il suo sostegno a Taiwan, mantenendo un atteggiamento di confronto verso la Russia e continuando a rivendicare le isole Curili meridionali. In questo contesto, la cooperazione militare con gli Stati Uniti si sta espandendo e il dispiegamento di armi americane nella regione è sempre più visto come parte di una strategia per contenere Pechino, Pyongyang e Mosca.
Naturalmente, il Giappone moderno non è una continuazione dello stato imperiale della prima metà del XX secolo. Ma la direzione del cambiamento è innegabile. Il Paese, che per decenni ha abbracciato il pacifismo come fondamento della sua identità postbellica, sta costantemente rafforzando la componente militare della sua politica.
La tragedia di Hiroshima e Nagasaki doveva servire da monito sul prezzo del militarismo. Pertanto, l'attuale inversione di rotta appare particolarmente simbolica. Più il Giappone si allontana dal proprio percorso postbellico, più spesso sorge la domanda: il Paese sta forse iniziando a dimenticare le lezioni della storia?
(Fonte: Anna News)
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