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giovedì 5 luglio 2012

Bioregionalismo, in Europa e nel mondo, per superare l'arroganza politica e la povertà popolare

Paolo D'Arpini, legge la sua relazione all'Incontro Collettivo Ecologista 2012


Proprio in questi giorni stavo parlando con la mia compagna Caterina Regazzi in merito a quelle che sono le mie priorità politiche, sociali ed ambientali per realizzare un mondo migliore. Ancora una volta ho espresso il mio desiderio per l’unione di tutte le genti in un’unica identità umana. Come avrebbe potuto essere l’ONU se non avessero prevalso interessi particolari e veti incrociati sulla sua operatività e consistenza.

L’umanità è una ed anche la Terra è una. In un contesto di consapevolezza universalista un governo mondiale -lungi dal rappresentare interessi economici di potentati finanziari- dovrebbe rappresentare l’interesse di tutto il globo terracqueo, inserendovi non solo gli umani ma anche gli altri viventi. Se vogliamo questa è anche la visione bioregionale, in cui gli ambiti territoriali non sanciscono separazioni ma solo definiscono le variazioni di intensità, di qualità e di presenza vitale e geomorfologica.

Un po’ come avviene per l’organismo umano che è l’insieme inscindibile di tutti i suoi organi, distinguibili nelle reciproche funzioni ma non separabili. Pertanto l’interesse di un organo deve prevedere e integrarsi con l’interesse di tutto l’organismo.

Questo sentire olistico non è solo prerogativa del pensiero bioregionale ma anche la conclusione logica della filosofia non duale. Diceva ad esempio Ramana Maharshi: “Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” Ed affermava Nisargadatta Maharaj: “..noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati”

La nostra presenza umana perciò va inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

La prima cosa da fare, a livello politico, è il riconoscimento della appartenenza alla “Casa Comune” e questo, se vogliamo, si può anche fare per gradi. Come siamo stati capaci di riconoscere la nostra identità prima nel nucleo familiare e nella comunità tribale, poi nella città e nel popolo ed avanti ancora nella nazione, saremo in grado di riconoscere le comuni radici europee che tutti ci contraddistinguono.

Certamente non per “separare” l’Europea dal resto del mondo, mettendola in competizione con gli altri raggruppamenti etnici e geografici, ma per imparare ad allargare il nostro senso di identità ed appartenenza. Pertanto l’attuazione dell’Unione Europea è, secondo me, un passo necessario per migliorare la nostra visione olistica. I singoli stati debbono fondersi e rinunciare alla loro prerogativa nazionale. Queste deve avvenire in piena giustizia e con il consenso del popolo e non per avvantaggiare uno stato od una struttura economica rispetto ad un’altra. Quindi la base dell’unione non deve essere quella della supremazia politica ed economica di una o più nazioni né deve rappresentare interessi alieni alla comunità (banche, multinazionali, istituti finanziari internazionali, etc.).

Per questo è importante che -ad esempio- l’emissione dei valori monetari di interscambio comunitario sia direttamente gestita dal governo comunitario e non dalle banche private come avviene oggi con la BCE.

C’è poi l’altro aspetto della valorizzazione e salvaguardia delle culture e delle peculiarità specifiche delle comunità locali, le caratteristiche di queste comunità non possono essere rappresentate da “regioni politiche disomogenee” bensì dovranno essere ristrutturate in ambiti bioregionali omogenei. Queste bioregioni dovranno presentare evidenti affinità di cultura e di forme economiche, per quel che riguarda l’uomo, ed altrettanto dicasi per gli aspetti naturalistici, geomorfologici, botanici, climatici, etc.

Le grandi città tanto per cominciare debbono essere amministrate, con le loro aree metropolitane, in bioregioni a se stanti, per una corretta gestione autonoma dello svolgimento dei suoi servizi, approvvigionamenti, etc. in modo da non far degradare -come oggi avviene- il contesto generale del territorio circostante, dovuto anche alla diversità di incidenza della rappresentatività percentuale della popolazione e del suo “peso” elettorale. Lo vediamo bene con quel che succede -ad esempio- nella Regione Lazio, sovente succube degli interessi devianti e fagocitanti di Roma: su 6 milioni di abitanti 5 di essi vivono nella città e relativa banlieu.

Nel riordino amministrativo a carattere bioregionale bisogna inoltre privilegiare le piccole comunità ed il mantenimento dei rispettivi habitat e delle culture tradizionali.

Attuando il bioregionalismo su ampia scala l’Europa non sarà più un accrocco disomogeneo di stati bensì l’unione di piccole comunità omogenee ed autonome (negli ordinamenti amministrativi interni) che condividono, nel mantenimento delle diversità culturali, una comune identità ed un comune interesse di sviluppo sociale e spirituale. Parlo di interesse spirituale e non religioso, in quanto le religioni stesse sono elementi separativi che contrappongono l’uomo all’uomo e l’uomo alla natura.

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856

giovedì 12 aprile 2012

28 e 29 aprile 2012 - Blera e Villa San Giovanni in Tuscia fanno festa per la primavera...




Ante scriptum

Ho sempre avuto una simpatia per l'aspro ambiente dell'alta Tuscia maremmana, in particolare per Blera e Barbarano, dove abitano gli amici bioregionalisti Marina e Marco.. e da quelle parti ci abita anche Dario, il cestaro, che aveva iniziato la sua attività a Calcata e curava un orticello vicino al mio.
Fino a pochi anni fa, abitando ancora a Calcata, avevamo organizzato assieme varie feste e manifestazioni all'aperto, sia nel Parco Valle del Treja che nel Parco Marturanum, e la sinergia è stata sempre forte e fruttifera... Comunque vedo che la mia assenza non ha fermato le attività bioregionali infatti ho ricevuto la lettera che segue in cui si annuncia un bel programma per la Festa di Primavera. Se qualche visitatore a Calcata, in quei giorni del 28 e 29 aprile, volesse allungare il passo sino a Blera e San Giovanni in Tuscia mi saluti gli amici e si informi da loro sul percorso bioregionale in corso... (Paolo D'Arpini)

Caro Paolo, la Festa di Primavera è la festa del luogo che amiamo, in cui si intrecciano storie e relazioni, partendo dalla ricchezza della natura e dalla cura collettiva del territorio che abitiamo.

Prepareremo insieme il sapone, i cesti, il pane e il formaggio nel modo antico, le erbe tintorie della Tuscia, si dipingerà con la terra, si giocherà con la carta riciclata, ci muoveremo tra libri e poesia, si racconteranno tradizioni sulla 'carosa', sulla zampogna, faremo il bucato insieme e prepareremo la pasta in casa. Degusteremo vini e oli biologici. Visiteremo le aree archeologiche etrusche. Celebreremo la natura selvatica, andando per erbe, con appassionati e sensibili accompagnatori, che ci racconteranno tradizioni, miti ed usi delle erbe spontanee, visitando infine l'Erbario permanente della nostra attiva e laboriosa amica ottantatreenne Lucia.

Gli artigiani ci faranno vedere come si crea un prodotto artigianale, quanta passione c'è nel creare un qualcosa di bello. Ci saranno artisti di strada, giocolieri, pagliacci....

Si parlerà degli orti sociali di Blera, 'Il Giardino della Biodiversità', come testimonianza contro la crisi, un percorso di condivisione e solidarietà. Verranno da Roma architetti, biologi, semplici cittadini, per parlare di orti urbani e di un diverso modo di vivere la città.

Vogliamo tutti riappropriarci delle relazioni e di spazi vivi, nei quali costruire progetti di vita alternativa e possibile.

Voglio dirti dell'entusiasmo con cui amici e conoscenti hanno scelto di partecipare ai laboratori e agli incontri, con il vero piacere di raccontarsi e di ascoltare storie diverse, con la premura di testimoniare l'esistenza di stili di vita più sani e felici.

Sarà una bella festa, condivideremo cibo buono, locale e biologico senza fare uso di plastica. Vi aspettiamo in Tuscia

Un abbraccio, Marina


Marina Pellico Per l' Associazione Tempocreativo
Per programma e aggiornamenti
www.tempocreativo.it
info@tempocreativo.it

P.S. Contiamo di esporre materiale informativo su bioregionalismo e agricoltura contadina.

martedì 24 gennaio 2012

Dopo la censura del Fava e il Bagnasco all’inferno… il bioregionalismo avanza!

Mostro censorio all'attacco della libera informazione


Care, cari,

stamattina ho ricevuta, appena spedito il Giornaletto di Saul, una mail di Stefano Panzarasa in cui mi diceva “Carissimo, ho visto le visite effettuate al video “Non sono d’accordo” che ti avevo inviato, e che tu hai segnalato sul Giornaletto, e sono state 1 o forse 2! Non è un gran risultato, ma quanta gente legge il Giornaletto? E con quale grado di attenzione?”. Al che gli ho risposto: “Ah, proprio non lo so… Bisogna accontentarsi, d’altronde quanta gente legge queste nostre mail? Una .. o forse due..”.

Il senso della mia risposta è che quando scrivo qualcosa non mi metto a pensare a quanti saranno i lettori, accrocco il tutto come se dovessi scrivere un messaggio ad un amico, e se almeno lui lo legge ecco che un risultato è stato ottenuto…

E d’altronde quanti messaggi riceviamo ogni giorno che cancelliamo senza nemmeno aprirli? Perciò diventa sempre più difficile comunicare.. la gente non legge, o perché non ha tempo, ma soprattutto perché ci si è assuefatti al sistema dispersivo in cui la comunicazione è solo pissi pissi bau bau… Vedi sms o post su facebook in cui nulla viene detto, con sequenze interminabili di commentini cretini, e pure fuori tema, ma così funziona…

E poi funziona solo finché non entrerà in vigore la nuova legge anti-internet. Ci aveva già provato il berlusca con il famoso DDL 733 (vedi articoli: http://altracalcata-altromondo.blogspot.com/search?q=ddl+733), quello contro la libertà d’informazione. Allora la proposta di censura proveniva da un deputato UDC (che era alla finta opposizione) ed ora che l’UDC è nel ventre del governo alla censura ci pensa la Lega (che sta all’opposizione di facciata). Beh in verità si stanno proprio specializzando in censura questi leghisti, basti vedere quel che succede con Maroni e Tosi, tacitati e minchionati.

A proporre l’ammazza blog stavolta ci pensa l’onorevole Fava (non è una battuta il nome è vero!), egli dopo essere stato negli USA, per capire come si stanno muovendo nell’amministrazione Obama per censurare ogni protesta, eccolo che torna alla carica in Italia con una proposta di legge vieppiù punitiva di quella americana e del famigerato DDL 733. Basterà una mail di disappunto di chi si ritiene offeso da un post, o da una comunicazione passata su Google, su facebook o su qualsiasi blog e sito, che immediatamente scatterà l’obbligo, per i gestori, di cancellare il post incriminato.. Come dire che, se passasse la nuova legge, sempre che il monti sia d’accordo è ovvio, questo mio post potrebbe essere cancellato immediatamente su segnalazione del Fava, del berlusca, di Obama, dell’UDC, della categoria cretini, del monti, della Lega, del.. insomma di chiunque si sentisse offeso da queste mie invereconde parole… Ah, ah, ah! Ben mi sta!

Per cui, riferendomi ancora alle lamentele di Stefano, sarà grasso che cola se una sola persona sarà poi in grado di leggere quel che scriviamo.

Per fortuna le notizie odierne non sono poi tutte brutte, ce n’è pure una carina. Il Bagnasco, pelato vaticano, ha detto che lui andrà all’inferno. Sì andrà all’inferno perché “chi evade le tasse commette peccato grave”. Il vaticano ci tiene a sostenere il buon governo e siccome questo monti è un buon governatore “cristiano” a lui bisogna pagare le tasse altrimenti c’è la scomunica!

Ma… il vaticano non paga alcuna tassa ed in più riceve dallo stato italiano fior di miliardi di euro in prebende varie, ed i vaticanardi, a cominciare dalle corna sino alla coda (l’immagine demoniaca è del tutto casuale), son quindi tutti destinati alle fiamme dell’inferno. Buon per loro che almeno staranno al caldo senza dover pagare spese di riscaldamento.

Infine, dulcis in fundo, altro notizia bellissima, in seguito alla protesta dei camionisti ed alla impossibilità di rifornire i supermercati italiani della solita immondizia chiamata cibo, la gente sta finalmente tornando ai mercatini rionali ed agli acquisti diretti in campagna. Il bioregionalismo avanza!

Paolo D’Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT.

domenica 8 gennaio 2012

Aprilia - Presentazione dell'Incontro Collettivo Ecologista del 22, 23, 24 giugno 2012 - Per un solstizio estivo di rinascita vitale e spirituale....



Abbiamo sentito nelle nostre budella il richiamo di Madre Terra, stremata per le brutture a cui viene sottoposta da noi umani...


In questa atmosfera grigia in cui si respira a fatica, con l'acqua impura, le risorse alimentari piene di veleni, le montagne, le valli, le foreste, i campi e le città cosparse da una sottile polvere di morte, con l'impossibilità di dialogare pacificamente fra esseri umani e con le altre specie viventi.... non abbiamo saputo resistere al pianto della Madre ed abbiamo perciò pensato di compiere, nei limiti del nostro possibile, un gesto di pacificazione, un tentativo di inversione di marcia, insomma di prendere coscienza che così continuando la civiltà e la nostra stessa esistenza non sarà più possibile.


Da parecchi anni compiamo un rito incontrandoci nell'occasione del Solstizio Estivo per scambiare le nostre esperienze bioregionali e per tentare nuovi approcci di vita. Stavolta però dobbiamo compiere uno sforzo ulteriore, non possiamo limitarci al piccolo gruppo di “bioregionalisti” e non possiamo limitarci a scambiare quattro chiacchiere in piacevole compagnia. In un primo momento avevamo pensato di indire una assemblea formativa di una “rete delle reti” denominata “Stati generali per l'Ecologia profonda, la biospiritualità ed il riabitare gentile della Terra”, poi qualcuno ha obiettato che la parola “stati generali” evocava qualcosa di “politicizzato e di stantio” perciò abbiamo risolto di modificare il titolo in “Incontro Collettivo Ecologista”.. Comunque il nome dell'evento ha poca importanza, quel che conta è che durante l'incontro si possano manifestare reali prospettive di un cambiamento (ormai inevitabile), sia nelle nostre vite che negli ambiti in cui siamo connessi. L'incontro dovrebbe avere una valenza che supera i confini della penisola, per abbracciare l'intera Europa ed il mondo, ma d'altronde possiamo farci portatori di una crescita solo per noi stessi e pertanto il coordinamento avviene fra ecologisti italiani, provenienti da varie bioregioni e città. Negli altri paesi ognuno farà la parte che gli compete.....


Tanto per cominciare diciamo che l'incontro si terrà in provincia di Roma, ad Aprilia, in modo che il sito sia facilmente raggiungibile dal nord e dal sud. Non sono previste spese di permanenza poiché saremo ospiti nel podere del Vetiver di Benito Castorina che rinuncia ad ogni prebenda (pur che -chi lo desidera- potrà lasciare un contributo volontario per le spese di gestione generale).


Aprilia si trova a soli sette kilometri dal mare ed è facilmente raggiungibile con mezzi pubblici da Roma. Le sistemazioni al coperto sono sufficienti per due o tre dozzine di partecipanti, invece all'aperto o sotto alcune tettoie c'è posto per molte altre persone, che potranno arrangiarsi con campers, tende, amache, sacchi a pelo, etc. La preferenza per i posti al coperto, nei limiti del possibile, verrà data ad anziani, donne e bambini.


Ognuno è invitato a portare con sé stoviglie e canovacci e cibo cotto e crudo, possibilmente biologico e vegetariano, la cucina e la vesseille sono in comune come pure la pulizia del posto. In modo da fare un esperienza conviviale di vita comunitaria alla pari.


Durante il pomeriggio del 22 giugno 2012 si potrà giungere per familiarizzarsi e sistemarsi e magari andare al mare per un bagno corroborante. Il 23 giugno si tengono due sessioni per trasmettere proposte ed esperienze, comprese le presentazione di progetti, di libri, etc. e magari la sera si farà un po' di festa con musica e canti. Ed anche il 24 giugno qualcosa di simile... ma non vogliamo ora prefigurare tutto quel che succederà, l'importante è sapere che ognuno dei partecipanti potrà dire la sua, a rotazione e con tempi accessibili a tutti.


Inoltre per facilitare la condivisione dei temi chiediamo sin d'ora alle persone che intendono partecipare di inviare un loro scritto/intervento (alquanto sintetico) che troverà spazio nel nuovo numero annuale dei Quaderni di Vita Bioregionale (quest'anno curato da Daniela Spurio), che verrà presentato contestualmente all'incontro e successivamente divulgato anche su internet a mezzo PDF. Gli argomenti che si prevede di trattare sono: ecologia profonda, bioregionalismo, biospiritualità, agricoltura contadina, cure naturali, alimentazione naturale, economia sostenibile, lavoro ecologico, produzione energetica pulita, rapporto uomo natura animali, e simili....


Preghiamo poi tutti gli aderenti di farsi loro stessi portavoce e divulgatori dell'evento.....


Paolo D'Arpini




Per info. generali ed invio interventi per i Quaderni scrivere a circolo.vegetariano@libero.it


Per info. logistiche e sul luogo dell'incontro telefonare al: 338.4603719


Altri articoli sull'Incontro Collettivo Ecologista 2012:
https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=incontro%20collettivo%20ecologista%20solstizio%20estivo%202012

Manifesto Bioregionale e per l'Ecologia profonda: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856

sabato 27 agosto 2011

Matrismo come modello sociale per la nuova era ecozoica? - Bioregionalismo ed ecologia antrolopologica


                                          Gioiosa immagine di una società matristica a Calcata

Ante Scriptum

Quel che segue è lo scambio di pareri intercorso fra alcuni bioregionalisti membri della Rete Bioregionale Italiana sul tema dell'integrazione maschile - femminile e sulla filosofia matristica, come presupposto sociale per la nuova era ecozoica.

Scrive Stefano Panzarasa:
“Agire come indicava Thomas Berry non può che essere positivo ma ora come si fa, in questa società antiecologica a non risultare integralisti? (Te lo dicono spesso solo per insultarti...). Ovvio che si devono fare delle mediazioni altrimenti molti non capiscono o ti rifiutano ma se le mediazioni sono troppe si perde il significato del pensiero e dell'azione. Ovvio, no? E così le mediazioni le faccio tutti i giorni, in ufficio (dove poi per assurdo dirigo io...), con le persone che mi fanno domande per strada sul veganesimo, con gli amici... Però invece quando parlo con te come con Etain o Giuseppe (ah,ah,) dovrei potermi sentire libero una volta tanto di dire le cose come stanno, anche perché dovremmo avere tutti gli stessi riferimenti... La storia della terra, la storia dell'umanità, le ricerche genetiche (come giustamente hai detto tu nell'articolo)... O almeno così pensavo con loro... Alla fine, se ci fai caso, di solito quelli che ci danno degli integralisti (sarà magari capitato anche a te) sono le persone che hanno più problemi con quello che proponiamo..."

Scrive Paolo D'Arpini:
“Caro Stefano, sai ieri l'altro mi ha telefonato Marina Canino dall'Abruzzo. Lei è un po' "sciroccata" ma ha delle belle intuizioni, forse perché donna.. chissà...? Dal discorso che abbiamo fatto è venuto fuori che l'addomesticamento in corso nei confronti dell'uomo è un processo giustificato con la scusa della protezione e della sanità, un po' se vuoi come avviene con gli animali che siccome non possono più vivere in libertà, allora è meglio che stiano in cattività. Poi è venuto fuori anche il discorso su Etain, lei svolge una funzione esemplare per una umanità che non aderisce più agli schemi "ordinativi", il suo modello è "ritiratevi in campagna ed abbandonate la società".. Forse va bene che ci sia un esempio pratico come quello di Etain, non si sa mai, se venisse la fine del mondo... Ma finché è possibile ritengo che noi ecologisti “integrali” dovremmo operare all'interno della società per cercare di mitigare il suo deterioramento e per inserire semi di consapevolezza "ecologica"... Ma per riuscire nell'opera -secondo me- dovremmo essere adamantini con noi stessi ed allo stesso tempo essere "comprensivi" nei confronti degli altri.. sapendo che l'oltranzismo non paga ed anzi si ottengono risultati contrari.. (vedi appunto quanto avvenuto in passato persino all'interno della nostra associazione). Insomma ritorniamo al discorso della "via di mezzo" o di "una botta al cerchio ed una alla botte".... Per cui viviamo la positività di una posizione da "ecologista integrale" con umiltà e ponderazione in modo da non farla divenire una posizione integralista....”

Scrive Caterina Regazzi:
“A proposito dell'integrazione fra maschile e femminile propongo la mia visione: come nel simbolo dello Yin e Yang nel bianco c'è il puntino nero e nel nero c'è il puntino bianco e come fra una coppia che si ama, l'uomo ama la donna e la donna ama l'uomo, se proprio vogliamo avere un riferimento maschile o femminile nella deità (ma la natura è femmina? o è maschio? la Terra è femmina? il Cielo è maschio?) non dobbiamo, per un equilibrio delle forze, delle coscienze, amare semplicemente tutto quello che è "resto da sé", senza separazione? Siamo o non siamo Uno? La goccia non si fonde nell'oceano e l'oceano non si fonde nella goccia?
Dov'è la contrapposizione? Non c'è, esistono il freddo e il caldo, il buio e la luce, la madre e il padre, la nascita e la morte (com'è che sono tutte e due femminili?), il bene e il male (questi invece sono tutti e due maschili), ma fanno parte tutti di una cosa che si chiama VITA. Questa contrapposizione di genere è solo una convenzione.....”


Scrive Stefano Panzarasa:
"Risposta per Caterina:
Cara Caterina tutto quello che dici è vero e giustissimo ed è presente in modi diversi ma anche simili da millenni in tante tradizioni native... Se però sali di livello e guardi la storia dell'umanità, almeno dal Paleolitico superiore (uomini e donne del Cro-magnon, il mesolitico, neolitico, fino all'epoca moderna), vedrai con estrema chiarezza che solo le società (vere e proprie civiltà matristiche nel neolitico) che hanno fatto riferimento al principio femminile come energia creativa dell'universo, del pianeta, delle donne, delle piante e degli animali, sono riuscite a vivere in armonia tra loro e insieme alla natura. Le civiltà (patriarcali, aggressive e guerriere - arrivate nell'Europa mediterranea "recentemente" cioè circa dal 4000 a.C.) si sono comportate in maniera spesso opposta con i danni al pianeta, alla natura e specialmente alle donne che conosciamo bene...
Ecco perché in una nuova società ecozoica sarà sempre meglio tenere il principio femminile come riferimento (per rimanendo validissime tutte le dualità che tu hai citato). Solo così gli umani (uomini e donne) potranno convivere in pace e armonia fra loro (e con tutta la vita...).
Questi sono i due livelli di comprensione della storia dell'umanità, per chi li comprende e li fa propri, specialmente nella vita quotidiana, l'Era Ecozoica è già iniziata... Auguri!

mercoledì 11 maggio 2011

17° Incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana: "Bioregionalismo e Alimentazione Naturale" 18 e 19 giugno 2011 - Ospitaletto di Marano (Modena)




17° Incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana su "Bioregionalismo ed Alimentazione Naturale" 18 e 19 giugno 2011 - Ospitaletto di Marano (Modena)

“La verità deve essere un paradosso perché deve essere entrambe le polarità, il polo negativo e quello positivo, ed al tempo stesso deve restare trascendente. Deve essere la vita e la morte e qualcosa in più, Con quell’in più indico la trascendenza di entrambi: è entrambi i poli, e nessuno dei due. Questo è il paradosso supremo.” (Osho Rajneesh)

“Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” (Ramana Maharshi)


Premessa

E' indetto l'incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana, che si terrà in prossimità del solstizio estivo in Emilia, ad Ospitaletto di Marano, nella bella casa accogliente di Marco e Valeria che è posta su una collina ubertosa, in un piccolo borghetto antico. Sono benvenuti gli apporti di prodotti fatti in casa, o del proprio orto, libri, oggetti artigianali da ognuno realizzati, che potranno essere esposti nel cortile della casa che ci ospita.

L'incontro si svolge nel fine settimana del 18 e 19 giugno 2011 le sistemazioni sono spartane.. perciò si consiglia di venire con la propria tenda per accamparsi nel terreno adiacente la casa. Per le persone anziane o donne con bambini sarà possibile comunque trovare sistemazioni al coperto, o nella casa stessa oppure in pensioncine vicine. Per i pranzi e le cene ci si organizza in cucina a rotazione ed ognuno è invitato a portare cibo e bevande (possibilmente cose biologiche). Il lavoro comunitario per la pulizia e per il mantenimento della struttura è un modo per sentire affiatamento umano e rispetto per il luogo che ci ospita.

Chiunque voglia partecipare con spirito sincretico può intervenire con il proprio discorso… Questo significa che nessuna visione o ideologia deve avere una prevalenza, siccome si parla a cerchio ed ognuno parlerà per il tempo che gli è necessario (durante ogni sessione di condivisione) ogni esperienza spirituale od ecologica sul tema dell'alimentazione e del bioregionalismo sarà benvenuta. Non ci sono assolutamente posizioni precostituite su una sistema alimentare o l'altro, purchè in sintonia con la natura e con l'ecologia profonda.

Questo è il primo incontro della Rete Bioregionale in cui finalmente si potrà affrontare, a viso aperto, l'argomento dell'alimentazione umana in chiave bioregionale ed è particolarmente importante che vi partecipino tutti gli esponenti e referenti della Rete.

Durante la due giorni di Ospitaletto verrà presentato il nuovo numero di Quaderni di Vita Bioregionale che -grazie all'opera di Rita De Angelis e di Caterina Regazzi- riprende dopo un anno di assenza la pubblicazione... Il tema trattato è: Bioregionalismo ed Ecologia Sociale.

Per avere tutte le delucidazioni su come raggiungere il luogo dell'incontro e sulle sistemazioni:
caterina.regazzi@alice.it ; Cell. 333.6023090
marco.lapelosa@alice.it ; Tel. 059/794369

Informazioni generali e tematiche:
Paolo D'Arpini: circolo.vegetariano@libero.it - 0733/216293


Siete pregati di divulgare la notizia a tutti i vostri contatti! Grazie

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it

mercoledì 4 maggio 2011

Benito Castorina: “La Terra è un grande laboratorio bioregionale”



Benito Castorina: “La Terra è un grande laboratorio bioregionale” – Intervento per la Festa dei Precursori – Treia, Tavola Rotonda del 7 maggio 2011

Bioregionalismo per l’area Mediterranea

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Cari amici e compagni, donne e uomini, vi invito e se volete affiancatemi, in questo viaggio al di là dei confini territoriali ormai superati dalla globalizzazione, ma all’interno dei confini della democrazia e delle pari opportunità per i popoli, dove c’è un lavoro lungo e difficile da affrontare e che si presenta come la nuova sfida del nostro millennio.

Molte cose sono avvenute nel ventennio a cavallo dei due millenni, che ci fanno capire con gli eventi più recenti che dobbiamo responsabilmente assumere il ruolo che ci compete, come Vecchio Continente, di ridurre nel tempo il divario tra il Nord ed il Sud del mondo, divario al quale anche noi abbiamo contribuito. Mi pongo la domanda se questi popoli fratelli si ribellano perché vorrebbero avere condizioni di vita pari a quelle dei paesi dominanti, cercando paradossalmente rifugio nella casa di quelli che hanno determinato la condizione alla quale si ribellano, se è la loro fame di democrazia o di cibo. Una cosa accomuna il mondo oltre ai vari problemi ambientali ed è l’aumento dei costi dei prodotti alimentari e dei servizi, costi che incidono sulla popolazione povera di ogni Paese incluso il nostro, che possono essere superati solo con un nuovo progetto di organizzazione della società. È facile trovare capri espiatori nei Capi di Governi, che non sono nient’altro che gli esecutori di politiche condivise, per proteggere interessi consolidati o da consolidare propri e dei Paesi Sviluppati. È facile essere democratici, perdonatemi l’espressione, con il culo degli altri, come fanno rappresentanti di vari Governi nel mondo additando l’Europa e l’Italia in particolare, che sta sul fronte del terremoto, col rischio di essere travolta da uno tsunami.

È un momento molto importante, anzi fondamentale: un’occasione da non perdere.

Un momento in cui bisogna chiudere gli occhi per guardarsi dentro, per riconoscere ogni forma di egoismo in noi e per poi aprirli e osservare ogni forma di egoismo fuori di noi.

Risvegliata così la coscienza prelevata dal profondo e la visione olistica, siamo nello stato di coscienza che attiva il discernimento, la determinazione, la tenacia, la compassione e in una parola l’amore.

Non parlo di un’amore sdolcinato o passionale, ma ovviamente di quell’amore che nessun aggettivo o elucubrazione mentale può definire, di quello che discende dalla forza vitale della natura, che ci dà le risposte nelle occasioni più estreme e che alcuni chiamano istinto per la sopravvivenza.

In una delle mie fiabe, Gabriele mi chiede: nonno perché se nel lavarmi i denti uso troppa acqua la sotraggo ad un bambino del Continente Africano? Gli rispondo che quella è una metafora, messa in giro da chi in maniera intelligente ha avviato un discorso sulla salvaguardia dei diritti umani, che il significato di quella metafora è che per mantenere il tenore di vita attuale e con l’attuale organizzazione socio-economica, i paesi sviluppati usano troppe risorse a danno proprio e a danno di chi di questo spreco ha solo gli svantaggi. Interviene Lena: è come dire che il danno dei genitori è che pagano l’acqua che Gabriele spreca e quello dei paesi poveri è che l’acqua finisce. Brava! Risponde nonno Bruno, hai fatto un’altra metafora, è come dire ad esempio che noi prelevando dalla terra i combustibili fossili per destinarli all’industria ed al nostro comfort, abbiamo squilibrato i cicli della natura che hanno causato il surriscaldamento del pianeta, la desertificazione, l’inquinamento di aria, terra ed acqua, con danni anche per noi oltre che per il resto della popolazione del mondo.

La storia continua e ancora metafora nella metafora la televisione, internet, la globalizzazione porta bambini di nove dieci anni a riflessioni che richiamano la nostra coscienza. Con i miei compagni a quell’età discutevamo di pace, di sviluppo, di politica, avendo vissuto i nostri primi anni durante la guerra, con fatti e immagini che hanno segnato la nostra vita e avendo vissuto la campagna referendaria (ricordo che chiamavamo “sciocco biondino” il principino che sfilava su un’auto decappottabile per la propaganda monarchica), avendo condiviso con i nostri genitori il dibattito referendario e infine, la vittoria: la nascita della Repubblica Italiana!

Cade il muro di Berlino, l’Europa si affatica nella ricerca dell’unità, cadono le ideologie trasformando i partiti politici in congreghe, cadono la destra e la sinistra nella realtà sociale ma non nell’anima dei nostalgici, balena il tentativo di colpire la chiesa cattolica che rappresenta il 60% circa degli europei, l’equilibrio dell’Europa è adesso minacciato da Sud.

Adesso cadono i Presidenti. Presidenti che da un punto di vista strategico contribuivano all’equilibrio dei Continenti Sviluppati, tra cui anche l’Europa. La crisi dell’Italia nell’Europa, sta come la crisi dell’Europa nel mondo. Se questa equazione è vera, è vero che gli italiani sono più portati a condividere la propria ricchezza col resto del mondo, che l’Europa nel suo insieme è molto vicina a questa posizione e che le velleità imperialistiche rallentano in Europa il progredire della democrazia e nel mondo la frenano. Se per caso ci fosse un disegno nel mondo per dividere, per disaggregare anche con la violenza verbale e fisica, l’Italia e l’Europa, cogliamo i momenti di crisi per inserire elementi di democrazia per fare passi verso il superamento di ogni forma di egoismo e quindi di ogni forma di sfruttamento.

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Noi siamo il popolo del Mediterraneo, i Paesi che hanno uno scambio con questo mare sono uniti nella difesa di un patrimonio che rischia la catastrofe ecologica. Ogni anno il Mare Nero attraverso i canali del Bosforo e dei Dardanelli scarica nel Mediterraneo 350chilometri cubici di acqua inquinata. Chi ha inquinato il Mar Nero? Il Danubio con i suoi 300, dico trecento, affluenti che vengono da oltre una dozzina di Stati che ne comprendono alcuni che si affacciano addirittura al mare oceano è stato ed è l’organismo innocente che ha veicolato quella fonte di distruzione derivante dalle attività antropologiche, degenerate in questi ultimi ottant’anni.

Questa realtà sembra una metafora: Stati dell’Europa e della Russia avvelenano attraverso il Danubio le popolazioni a Sud dell’Europa.

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Noi abbiamo fatto l’unità d’Italia superando l’impossibile, sradicando domini abbarbicati alle nostre terre, abbiamo promosso l’unità d’Europa e adesso abbiamo l’occasione per fare il popolo d’Italia e di promuovere il popolo d’Europa.

Abbiamo la fortuna che cadute le ideologie non esiste più la divisione tra la destra e la sinistra se non per interessi di parte. La destra e la sinistra che rappresentano il corpo elettorale non hanno il diritto di spezzare questo corpo con tensioni opposte, devono insieme costruire la democrazia per il Paese, se un eletto è un delinquente prima di tutti devono andare in galera gli organi che devono verificare i requisiti del candidato, se un notaio assevera il falso in un atto di compravendita deve essere radiato, una legge di condono edilizio riferita ad anni precedenti è fatta per promuovere gli abusi edilizi, mentre se fosse riferita al giorno in cui diventa esecutiva determinerebbe la fine degli abusi, se l’industria non facesse un uso criminale delle materie prime e la ricerca fosse incentrata sul benessere socio-economico non avremmo bisogno di sfruttare altri popoli. E poi ce lo ha chiesto qualcuno se siamo d’accordo o no su queste scelte? C’è stato mai un partito di destra o di sinistra che si sia occupato delle pari opportunità nel mondo?

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Concentriamoci sul momento, abbandoniamo temporaneamente i giochi di potere, facciamo una Unità Strategica, che operi per superare il momento difficile fatta da Senatori e Deputati di tutti i partiti e le coalizioni, scelti in base alle competenze nazionali (Ministri e Sottosegretari) e internazionali acquisite con la partecipazione al Parlamento Europeo e nelle Ambasciate all’Estero o con criteri interni alle coalizioni, dove chi sta all’opposizione eccella nella capacità di proporre strategie non basate sulle ideologie, ma concrete e corredate da piani di fattibilità, mentre chi sta al governo nella capacità di verificare ed attuare dirigendo l’azione verso gli obiettivi congiuntamente concordati. Dare quindi forza all’Italia per poter chiedere all’Europa di partecipare, sostenendo l’Italia nel progetto di un graduale affrancamento dei popoli dall’imperialismo, garantendo nell’immediato la cessazione delle violenze e elezioni democratiche, con candidati di provata onestà certificata da individui che pagano in prima persona con la galera in caso di prova contraria, con processi da avviarsi a fine legislatura per evitare che vadano in galera gli onesti.

Dopo potremmo copiare il modello pure noi per determinare la democrazia nel nostro Paese

È un momento molto importante, anzi fondamentale. Per festeggiare l’unità d’Italia, con un’Italia protagonista di un cambiamento epocale!

Con la stessa pazienza e con lo stesso amore che avete dimostrato leggendomi sin qui, seguitemi ancora in questo percorso avendo memoria di ciò che ci lasciamo dietro ma attenti a quanto c’è, a quanto si muove o potrebbe muoversi davanti e intorno a noi, una riflessione che tenta di riportare sentimenti che sono in noi, che sia riconoscendoli che negandoli li avremo comunque condivisi e io cercherò di scrivere e non di descrivere, come sincero cronista.
Sono in uno stato di grande serenità e desidero condividere la ricchezza che mi dà la gioia di vivere e di morire e di appartenere alla specie umana.

Chi afferma che tutto ciò che esiste è ad uso e consumo dell’umanità, anche se i termini uso e consumo sono volgari, dice il giusto, ma è sbagliato il punto di vista.

Quando si parla di interventi umanitari verso i popoli del Mediterraneo, le parole sono giuste, ma il significato e le intenzioni?

Sfugge, a volte, l’immensa ricchezza che ci offre la natura, che ci viene incontro mentre i nostri egoismi ci portano lontano e lontani dal nostro sogno di benessere e felicità.

Il mondo è un grande laboratorio bioregionale. Forse non abbiamo bisogno di ricorrere alla Storia che con le interpretazioni di chi riporta, narra, commenta, fatti e comportamenti umani, non ci fa vivere o rivivere esperienze aderenti alla realtà dei tempi. Forse ci dobbiamo rivolgere a quel grande laboratorio che è il mondo oggi. Di fatto, in questo momento possiamo entrare nella storia, possiamo guardare a tutte quelle popolazioni presenti oggi nel mondo, che sono rappresentative di realtà che vanno da uno stato che non si discosta molto da quello primordiale a quello che rappresenta lo stato più avanzato della tecnologia. Questo gioco della natura ci consente un’osservazione diretta di sistemi di aggregazione sociale, culturale ed economica, di interpretarli e di cercare di capire che fare per superare le vecchie e le nuove miserie e di essere attori entusiasti nel progetto di costruzione di un mondo equo, solidale, felice, e quindi con un futuro.

L’intervento umanitario.
Alla luce di ciò l’intervento umanitario acquista valore di reciprocità: accogliamo non solo quelli che fuggono ma un milione di giovani, uomini e donne, li formiamo, insegnamo loro anche l’italiano, studiamo insieme con loro un modello di aggregazione sociale, che certamente rappresenterebbe un miglioramento rispetto alla loro attuale situazione esistenziale, per poi tornare assieme ai nostri formatori nei loro Paesi per attuare, insieme, un modello che elevato alla verifica della sperimentazione, ci darà l’occasione di farne un modello per noi, facendo un servizio anche per l’Europa, e perché no? Per il mondo.

Così definito l’intervento umanitario diventa un’occasione di crescita reciproca contro l’ipocrita tentativo di elargire elemosine (vedi anche Cassa del Mezzogiorno), per sentirsi generosi e non mutare lo stato di fatto.

Il finanziamento dell’iniziativa.
Ma chi finanzierebbe questa onerosa iniziativa? Ogni giorno l’Italia accumula un debito per l’inquinamento dai gas serra prodotti nello svolgimento delle attività antropiche nazionali.

Come sapete c’è una valutazione mondiale in termini anche economici, che varia in base alla produzione di “gas serra” e l’Italia a ritmo normale industriale, riferito a qualche anno fa, paga 3.800.000 euro circa il giorno.
L’Italia (e questo ci è riconosciuto) ha una superficie coperta a boschi pari al 37% della totale.

Di questo polmone europeo ci è riconosciuto intorno al 10%, pare per il cattivo stato dei boschi: come sapete un albero che si decompone produce più CO2 di un albero utilizzato per produrre energia e il sottobosco decomponendosi produce anche CO2.

Iniziative per l’efficientamento dei boschi o l’impiego di piante che bonificano l’aria, riducono nel tempo l’inquinamento, azzerano il debito e sono, di fatto, interventi già finanziati, non dovendo dirottare fondi Italiani verso la CE, oltre a fare un servizio per l’intera umanità.

Strategie per il recupero/investimento dei fondi.

La frase suggerisce mille modi e mille idee che insieme possiamo condividere. La prima che mi viene è di fare nascere gruppi di “formazione operativa” alla quale si dovrebbe ispirare anche la scuola, che imparano tecnologie amiche dell’ambiente, arte e mestieri e avviano un dibattito e una pratica per rendere cantierabile il progetto di costruzione di una comunità equa, solidale, felice e quindi con un futuro.

La formazione operativa oltre alla bonifica dei boschi, ai margini dei quali dovrebbero nascere le scuole, riguarda anche la sperimentazione e l’impiego di piante che oltre a bonificare l’ambiente hanno la proprietà di fissare nel terreno sostanze che avvelenano l’aria e che grazie alla forza vitale della natura (sole, acqua, microrganismi, ecc.) si trasformano in nutrienti e pesticidi o diserbanti naturali.

Si avvierà un processo per produrre, nel tempo, ogni cosa con le materie prime vegetali ed animali. In tal modo gli esiti della lavorazione agricola, agroindustriale e industriale saranno utilizzati come concime o come biomassa per la produzione di energia, biodiesel, etanolo, gas, altro, si farà un utilizzo oculato dei contenitori alimentari e non, superando le pratiche di rifiuti differenziati e quant’altro.

Si avvieranno buone pratiche per modificare il sistema mercantile, che attualmente produce una ricchezza effimera devastando l’ambiente e sprecando le materie prime, limitando l’uso e il consumo di queste allo stretto indispensabile e attivando sistemi di rispetto e comprensione attivi, di debito e riflessivi in modo da incardinare al bene comune le azioni dei consumatori e produttori di beni e di servizi.

Perdonatemi se faccio qualche esempio banale: gli spazzolini da denti e tanti beni di consumo durano quel tanto che occorre per non lasciarti insoddisfatto e per costringerti a sostituire quelli usurati, che invece grazie alle qualità dei materiali disponibili potrebbero durare multipli della durata attuale; un’impresa che ha una tecnologia completa la mette in commercio un po’ alla volta, mantenendo il mercato degli acquirenti nel tempo, ma producendo rifiuti, spesso nocivi e sprecando materie prime, magari esauribili; le banche e le assicurazioni approfittano di un sistema di insolvenze e di frodi per trarre vantaggi sproporzionati rispetto al rischio reale; la moda per rinnovare capi magari fatti con materie indistruttibili; pubblicità e venditori che ti convincono ad acquistare ciò che diventa un ingombro in casa; insomma la gestione del bilancio familiare ci aiuta ad allungare senza sforzo l’elencazione di quelle che non si possono chiamare attività economiche e industriali, ma sprechi.

Sistemi di rispetto e comprensione reciproci tra consumatori e produttori di beni e di servizi.

Oggi un’industria che ha una tecnologia matura e completa ter la dà in 20 anni in modo che tu ogni due anni al massimo debba riacquistare il prodotto. Così, per esempio,un’impresa che per aver offerto il masimo della tecnologia in suo possesso, dopo un certo numero di anni si dovesse trovare ad aver saturato il mercato col suo prodotto, deve essere sostenuta economicamente dalla società ed essere messa in condizioni di riconvertirsi in un’altra attività, ma deve dimostrare di aver monitorato il mercato per quel prodotto ed aver pronti studi in merito alla riconversione industriale.

Insomma dobbiamo vedere in ognuno il tutto e il tutto in ognuno.

Distogliere l’attenzione dagli eventi della Libia e svolgere un servizio per noi e per i migranti.

La strategia è quella di distogliere l’attenzione dagli eventi della Libia, promuovendo un’azione che evidenzi in maniera inconfondibile la volontà dell’Italia a intraprendere iniziative in prima persona, con l’Europa e con l’appoggio della Nato, per risolvere per i popoli e assieme ai popoli del Mediterraneo i problemi alimentari, della salute e dell’organizzazione sociale, culturale ed economica propri.

Questa dichiarazione di intenti, accompagnata dalle azioni immediate specificate di seguito, diventa garanzia per Responsabili di Governi di tutta l’area del mediterraneo, occasione di fiducia anche per Gheddafi, apertura al dialogo, chiusura dei conflitti ed occasione per una fase di distensione, di cooperazione e progresso avviato pacificamente, senza scosse, senza infiltrazioni, per tutta l’area del Mediterraneo, confine Sud dell’Europa.

Ringrazio di cuore quelli che mi hanno seguito sin qui. Con affetto,

Benito Bruno Castorina *

Note:

Avviso per i viaggiatori: non emigrare in altri partiti, in altri Paesi, verso altre Religioni, ma cercare nell’unità e nel discernimento la capacità di una rappresentanza eletta in tute le accezioni del termine. La forza dell’Italia e dell’Europa è nella sua cultura e nella sua evoluzione umanitaria.

In occasione di un Convegno sull’Ambiente e la Cooperazione tra le Imprese Europee organizzato a Barcellona dalla Comunità Europea, ho presentato un progetto per abbassare il carico di inquinamento del Danubio e per catalogare le acque in ogni suo tratto, con un costo molto prossimo allo zero, il progetto è stato apprezzato in quel contesto per i suoi contenuti innovativi, ma la cosa non ha avuto seguito. Salvando il Danubio si recupera il Mar Nero e si salva il Mar Mediterraneo e il suo Popolo.

* Prof. Benito Bruno Castorina
Referente per l’Energia pulita – Rete Bioregionale Italiana

sabato 30 aprile 2011

Bioregionalismo, tutto da esperimentare....



"Guado di un simbolico Rubicone" (Saul Arpino)


"Caminante, no hay camino, se hace camino al andar.." (Antonio Machado)

Certo la nostra strada verso l'ecologia profonda, verso l'attuazione del bioregionalismo, non è segnata, non abbiamo mappe da seguire, indicazioni che stabiliscano il cammino... ma per procedere dobbiamo iniziare a camminare...

La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta l’esperienza vita. Questa visione è l’ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.
 
Ne consegue che l’economia umana può e deve tener conto dell’ecologia per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga alla vita e che sia in sintonia con i processi vitali del pianeta. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: “E’ ciò ecologicamente compatibile?” I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità ecologica. Verrà avviato un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola riconversione favorirà il superamento dell’attuale stato di enpasse economico e sociale. Una grande rivoluzione umana comprendente il nostro far pace con la vita “globale” del pianeta.
 
La possibilità che il presente sistema di civilizzazione consumista porti la società umana  alla caduta di ogni valore vitale è sempre più evidente osservando l’arretratezza con cui i nostri governanti ed amministratori affrontano le problematiche sociali ed ambientali. La chiave evolutiva da noi proposta sta nel cambio radicale di visione, passando dal criterio di “destra-sinistra” (ormai superato dalla situazione) ad una coscienza di compresenza e compartecipazione del contesto vitale, una coscienza priva di ipocrisia e furbizia, tesa all’approfondimento dei valori della vita (nella società e nell’habitat).
 
Questa visione è alternativa al vecchio sistema superficiale che tien conto solo dell’apparire e del consumo. Infatti abbandonando il concetto ormai obsoleto di “destra-sinistra” possiamo tranquillamente entrare nel mondo “dell’appartenenza e condivisione”. La consapevolezza di essere parte integrante del tutto è l’unica strada per uscire dal vortice di una ripetitiva e rovinosa barbarie.
 
Paolo D’Arpini, referente della Rete Bioregionale Italiana
http://paolodarpini.blogspot.com/

sabato 16 ottobre 2010

Discorsetti sull'ecologia profonda per l'incontro bioregionale di San Severino Marche del 30 e 31 ottobre 2010 - Come raggiungere il luogo

Discorsetti sull'ecologia profonda per l'incontro bioregionale di San Severino Marche del 30 e 31 ottobre 2010 - E istruzioni su come raggiungere il luogo...


Care amiche, cari amici,

é in fase di preparazione avanzata l'organizzazione dell'incontro annuale della Rete Bioregionale. Il Cerchio si svolge a San Severino il 30 ed il 31 ottobre 2010. La cosa ha già attirato l'attenzione di numerose persone e di enti che lavorano per l'attuazione dell'ecologia profonda e del bioregionalismo. Hanno già dato la loro adesione diverse associazioni locali (Ad es. Rees Marche, etc.) e sono attesi ecologisti da vari luoghi delle Marche oltre che dalle altre Regioni d'Italia. Siete attesi pure voi!

Ed ora ecco alcune frasi in sintonia con il discorso che andremo ad affrontare, che ci sono giunte da varie fonti:

Scriveva Arne Naess, il padre dell'ecosofia (o ecologia profonda) alla quale i bioregionalisti dovrebbero far riferimento: “Gli esseri viventi hanno un valore in se stessi. In quanto viventi. E come gli uccelli delle sempre più silenziose campagne americane, hanno bisogno di essere protetti dall'invadenza di miliardi di uomini. Bisogna cercare una nuova armonia ecologica tra gli esseri viventi che abitano il pianeta Terra. Questo rinnovato equilibrio passa a livello teorico attraverso la rinuncia non solo a ogni forma antropocentrismo: il diritto alla vita di ogni essere vivente é assoluto e non dipende dalla maggiore o minore vicinanza alla specie umana. A livello pratico il nuovo equilibrio ecologico passa attraverso la riduzione della popolazione umana, l'uso di tecnologie a basso impatto ambientale e la mancanza assoluta di interferenza umana in una quantità sempre più vasta di ecosistemi...”

Scriveva Hermann Hesse: “Si ha paura di mille cose, paura del dolore, paura del proprio cuore, paura del sonno, paura di svegliarsi, paura della solitudine, paura della morte, sopratutto paura della morte. Però tutto queste paure sono solo maschere e travestimenti. In verità si ha paura di una cosa sola: lasciarsi andare, lasciarsi cadere nell'ignoto, questo piccolo passo al di là delle nostre sicurezze. Però chi solo per una volta, ha assaporato questa totale resa, questo fidarsi totalmente nel proprio destino, quello è libero. Non appartiene più alle leggi terrene, ma è completamente immerso nel flusso dell'universo e vibra assieme alle stelle e ai pianeti."

Scrive Caterina: “Mi piace l'idea dell'armonia ecologica tra gli esseri viventi (e anche con i non viventi, fanno sempre parte dell'ecosistema, pensiamo all'aria e all'acqua, sono necessari ai viventi più dei viventi stessi). C'é l'opinione diffusa che non si possa tornare indietro rispetto a dove siamo arrivati e che gli anziani di oggi se sentono fare di certi discorsi inorridiscono (oggi il cibo abbonda, il lavoro meno faticoso, ci sono cure per tutte le malattie, anche quelle immaginarie), ma si potrebbe pure trovare un equilibrio fra risorse e bisogni, fra produzione e consumi, cominciando dal confronto e dal mutuo scambio di aiuto, di vicinanza affettiva, di collaborazione amorevole tra simili e diversi, cercando di colmare i divari..... L'uomo solo un essere vivente che ha sviluppato una coscienza legata allo spazio e al tempo, al qui e all'oggi e al domani, gli uccelli si cibano per soddisfare l'appetito di oggi, fanno il nido per allevare i piccoli di questa nidiata; dobbiamo imparare ad "usare" il nostro essere a beneficio della nostra Terra e non per distruggerla...... é così bella!”

Scrive Benito: "Caro Paolo, come promesso parteciperò all'incontro bioregionale. Penso possa interessare ascoltare la mia fiaba sugli OGM per informare i grandi attraverso i piccini. Inoltre mi piace molto il pensiero sull'appartenenza di Saul Arpino che é in sintonia con quello dell'amico Beaver, che noi conosciamo personalmente e che ho il piacere di riportarti di seguito: I tre principi di appartenenza: Io appartengo alla razza umana; Io appartengo alla Terra perché la Terra mi precede ed il luogo che mi ospita sopra o sotto ciclicamente; La Terra mi appartiene solo se sono convinto che l'altro é me stesso e anche la Terra e tutto ciò che ospita sopra e sotto me stesso.."

Scrive Manuel: "Sarò presente dal 30 ottobre mattina, vengo con un amico, portiamo con noi la tenda..."

Scrive Sara: “...ognuno di noi ha avuto il diritto alla vita e quindi il diritto di viversi in ciò che viviamo. Estremamente invadente e poco intelligente pretendere che le cose siano come a noi piacerebbe...ogni essere umano, avendo ricevuto il dono della vita ha la libertà di viversi. Se una cosa non é di nostro gradimento bisognerebbe essere abbastanza intelligenti da non prenderla in considerazione! La vita una scuola di vita....”

Scrive Sonia: “...come sempre solo pratica sul campo... staremo insieme per raccogliere e riconoscere le erbe, ormai è il tempo della pratica! Di informazioni ne siamo coperti fino a sopra due metri dei capelli”

Scrive Carlo: "Occorre conoscere per amare e per difendere. Per questo dobbiamo conoscere gli animali selvatici che vivono nel nostro Paese, e cercare di farli conoscere. Gli animali selvatici sono un patrimonio di tutta la Terra, sono esseri sensibili, non devono essere uccisi, catturati o disturbati, e deve essere conservato il loro habitat naturale, senza il quale essi non possono vivere..."

Scrive Michele: “La Natura, con i suoi millenni di Storia, rappresenta per l’Intera Umanità l’università da cui attingere le conoscenze che hanno portato, e portano ancora, alla Saggezza; per cui, se ci chiediamo da dove proviene la Saggezza Contadina, la nostra risposta non può che essere questa. I grandi “libri” della Vita sono racchiusi nei semi e nelle sementi che, con la loro memoria contenuta nel patrimonio genetico, contengono in potenza il progetto specifico di ogni singola pianta o animale o essere vivente e, allo stesso tempo, rappresentano la storia evolutiva del mondo biologico e dell’Umanità”

Scrive Fulvio: “... non ci sentiamo ma .. ti penso sempre. Mi sento cambiato, più centrato, più lucido e "sveglio", ormai, come sai, viviamo ad Amelia e anche da questo punto di vista la vita è cambiata in meglio (abbiamo persino organizzato un piccolo orto sul balcone). Purtroppo il 30 e 31 ottobre sono impegnato a scuola, quindi mi sa che non potrò essere all'incontro bioregionale di San Severino... ma aspettati una visita non annunciata..."

Scrive Katia: “...sento davvero l'arrivo dell'autunno inteso come stagione in cui si accumulano i frutti giunti a maturazione adesso dopo il lavorio della natura del tempo precedente. Ho in casa i marroni presi a Rocca Malatina domenica scorsa, le melagrane del mio albero, le mele raccolte da terra sotto un albero a Montecorone con la Pia, le ultime prugne e le zucche della verduraia, l'uva rubata al mio vicino (usciva fuori dal suo giardino!), le bacche di rosa canina raccolte da me a Guiglia assieme ad altre castagne, le giuggiole raccolte oggi da me e Piero dall'albero di un allevatore che altrimenti le lascerebbe cadere a terra, l'ultimo pomodoro rosso della mia pianta in terrazza. Mancano solo noci e nocciole. Ho la casa piena di colore!”

Scrive Norbert: "Ciao Amici! Mi interressa il vostro approccio... Sto lavorando non legato a nessuna organisazione in varie progetti, qui in Italia, in Bolivia, Peru e ultimamente per alcune iniziative in Sudan, sempre provando di rinforzare già esistente movimento di agricoltura ecologica e et(n)ica! Ho qui in Puglia un progetto di permacultura e riproductione di piante medicinali e piante di orthocoltura, lavorando contemporaneamente con medicina olistica e comminity-devellopement! Sono di origine tedesco, Bioingeniere e curatore dello spirito! ho guardato un po dentro cio che vi circonda..e mi piacce! Ma non ho capito bene, in che modo ci sarà possibile di intraprendere una fertile collaborazione! Se mi informate come possiamo iniziare di collaborare, mi farebbe piacere! Aspetto indicazioni!"

Scrive Deafal: “..ci occupiamo di agricoltura organica...la nostra sede è in Lombardia anche se realizzeremo un seminario anche nelle Marche. Verremo all'incontro bioregionale, ci date una mano anche a promuovere il nostro seminario attraverso la vostra rete?"

Scrive Stefano: "...probabilmente non sarò all'incontro del 30 e 31 ottobre per il motivo che la settimana prima vado per lavoro a Torino per cinque giorni (Terra Madre) e probabilmente non me la sentirò di ripartire appena tornato. Comunque vada sarò del gruppo e scriverò un intervento...."

Scrive Lucilla: "Con l'agricoltura contadina... dal passato per andare verso il futuro... Vi aspetto a San Severino!"


Programma del 16° incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana: San Severino Marche – Podere di Lucilla Pavoni


30 ottobre 2010:

h. 10.00 – Accoglienza e familiarizzazione con il posto, presentazione dei vari partecipanti.

h. 12.00 – Preparazione collettiva del pasto con il cibo bioregionale da ognuno portato e condivisione.

h. 14.00 – Vesseille (lavaggio piatti e pentole e riordino della sala)

h. 14.30 – Percorso di riconoscimento delle erbe spontanee per onorare il luogo

h. 16.30 – Prima sessione di condivisione delle esperienze e proposte per la continuazione del percorso bioregionale, seduti in cerchio davanti al camino acceso, ognuno parla a rotazione. Sono benvenuti interventi poetici e canti.

h. 19.30 – Preparazione collettiva del pasto serale e vesseille. Ci si ritira per la notte, chi in tenda, chi nella pensioncina di San Severino, chi nella casa di Sonia a Jesi e chi a Treia (vedi indicazioni sottostanti).

31 ottobre 2010:

h. 10.30 – Seconda sessione di condivisione delle esperienze e proposte bioregionali.

h. 12.00 – Preparazione collettiva e consumo del pasto e vesseille.

h. 14.30 – Breve passeggiata nei paraggi della casa di Lucilla

h. 16.00 – Terza sessione di condivisione esperienze e proposte e conclusioni finali

h. 18.00 – Attorno al fuoco, per chi intende ancora fermarsi, racconti sul significato del Samahin/Ognissanti e canti in sintonia


Descrizione del posto:
La casa di Lucilla Pavoni, che ospita l’incontro, si trova su una bellissima collina isolata alle pendici dell’appennino marchigiano.

Ecco come raggiungerla:
Da San Severino Marche seguire la strada per Apiro/Cingoli.

Superare Cesolo e Marciano, arrivati al bivio per Apiro/Cingoli prendere la direzione per Apiro.

Superare le frazioni Palazzata e Corsciano sino all’indicazione per Ugliano, dopo circa 700 metri sulla destra imboccare stradina in terra battuta seguendo la freccia che indica la casa di Lucilla.

In caso di difficoltà potete anche chiedere al baretto di Corsciano, oppure in extremis telefonare a Lucilla al 338.7073857.

Attenzione, tutti sono invitati a contribuire all’evento portando dalla propria bioregione di provenienza cibo e bevanda. Venire armati di buona volontà e pazienza. Per il pernottamento: è possibile campeggiare nel terreno di Lucilla con la propria tenda o con il camper. Chi volesse stare più comodo può prenotare -in tempo utile- alla pensioncina 7 Rose di San Severino (Tel. 0733/635202).

Oltre al campeggio in tenda, altre sistemazioni gratuite (salvo un’offerta volontaria) possono essere reperite presso l’abitazione di Sonia a Jesi, oppure a Treia (entrambi i luoghi sono a pochi chilometri di distanza da San Severino) in entrambi i casi é opportuno portare con sé sacco a pelo e stuoia e -nel caso- anche brandina pieghevole.


Informazioni ulteriori sul programma e sulle sistemazioni telefonando allo 0733/216293 – oppure cell. 333.6023090 o scrivendo a saul.arpino@gmail.com

L'incontro é aperto a tutti coloro che si riconoscomo nel messaggio dell'ecologia profonda.


Grazie per l'aiuto che vorrete dare a divulgare questa notizia! Paolo D'Arpini

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Poesia di buon auspicio


Com’è potuto accadere…?

Com’è potuto accadere Anima mia,
che sempre sei Consapevolezza e Gioia,
com’è che ora ti comporti
come se lo avessi dimenticato?

Meraviglia delle meraviglie,
oltre comprensione è la tua strana paura,
dolce Cigno, mio caro,
il timore che hai di me!

Mente che apprendi, conosci e dimentichi,
corpo ottenuto, che generi e poi muori.
Da dove queste impurità nella purezza?
Grandezza, piccolezza, classe, rango, vista e veggente..
Perché queste onde oscuranti nel profondo oceano della Gioia?

Non servono parole o voti di silenzio,
non andirivieni, non inizio, metà e fine,
non riverbero, né suono, non qualità,
non separazione e quindi non paura…
Oh meraviglia delle meraviglie,
le cose che sembrano, in un sogno?

Dentro e fuori, in alto e in basso, tutte le direzioni.
Persa nella luce, illimitatamente vasta,
intera, senza supporto, piena e calma,
pura Consapevolezza, Gioia immutabile,
allora remota, cercata lungamente come fine,
ora sei qui… Gioia… Gioia..!

Avadai Ammal

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Articoli connessi:
http://www.google.com/search?q=incontro+bioregionale+san+severino+30+31++ottobre+2010&btnG=Cerca&hl=it&client=gmail&rls=gm&sa=2

martedì 18 maggio 2010

Il federalismo può essere solo di carattere "bioregionale" - di Aurelio Rizzacasa

Per un bioregionalismo federale in Italia

Nei tempi, purtroppo difficili, dell’attuale vita politica, emergono, tuttavia, delle occasioni per valorizzare un patrimonio culturale importante ma spesso dimenticato. Mi riferisco, in questo scritto, al bioregionalismo che, nella nostra situazione, come si cerca da tempo di porre in luce, risolverebbe molti problemi del nostro territorio. Infatti, la Tuscia è, per così dire, una regione che trova le sue basi giustificative non tanto su un piano politico, quanto in base a riferimenti di natura ecologica.

La situazione vissuta dal territorio posto a confine tra il Nord del Lazio, l’Umbria ed il Sud della Toscana costituisce, come noto, un ecosistema importante sul quale si sono strutturate le organizzazioni istituzionali in una lunga storia che, dall’antichità, ci conduce ai nostri giorni.

L’ecosistema così si configura secondo principi etici e culturali che si collocano nello spazio dell’ecologia profonda. La Tuscia (comprendendo la fascia di territorio attualmente in Provincia di Roma), quindi, manifesta in sé una singolare fusione tra elementi biologici ed elementi spirituali che insieme connotano la singolarità del territorio, abitato dalle popolazioni che, attraverso i millenni, hanno fatto dell’agricoltura e dell’artigianato le loro principali fonti di sussistenza.
L'opzione bioregionale, perciò, assume la sua importanza nel momento in cui, rivisitando le caratteristiche del territorio, riesce a formulare un programma politico condiviso, capace di dar vita ad un progetto di sviluppo intorno al quale possano aggregarsi, in un’attiva partecipazione, le popolazioni di un interessante spazio inter-regionale.

La situazione indicata, fino a questo momento, ha rappresentato i contenuti di un’ utopia lontana dalle possibilità di un’effettiva realizzazione storica ma i, sia pure discutibili, programmi politici che si vanno attuando nel momento presente nel territorio italiano forniscono delle possibilità, forse insperate in altre situazioni, per inserire il nostro bioregionalismo nelle nicchie aperte dalle rivendicazioni federative, in base alle quali si intendono modificare le istituzioni politico-organizzative della nostra nazione. Ciò giustifica, con particolare enfasi, l’opportunità di rilanciare, ancora una volta, al dibattito pubblico la nostra "utopia" concreta del bioregionalismo.

Aurelio Rizzacasa,
Docente ordinario di storia della filosofia all’università di Perugia.

Altro articolo sul bioregionalismo:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2010/04/30/appello-ad-umberto-bossi-ministro-per-le-riforme-attuiamo-il-riassetto-federale-in-chiave-bioregionale-partendo-dalla-regione-lazio-e-da-roma-capitale-citta-regione/

mercoledì 7 ottobre 2009

Luca Bellincioni: “Progetto di sviluppo economico della Sabina reatina e romana in chiave bioregionale ed ecologica”

Premessa: mi scrive Luca Bellincioni invitandomi ad un prossimo convegno, previsto a Magliano Sabina, per parlare di un progetto di sviluppo culturale ed economico della Sabina. Ritengo l’argomento da lui proposto oltremodo interessante ed utile alla causa bioregionale, andando in ciò incontro alla proposta fatta dall’avv. Gianfranco Paris sulla riaggregazione della Provincia Sabina, che potete leggere in URL (http://www.google.com/search?sourceid=gmail&q=proposta%20bioregionale%20per%20la%20sabina%20di%20Gianfranco%20Paris%202009).
Paolo D'Arpini

Introduzione: finalità e caratteristiche generali:

La Sabina ha conservato un paesaggio collinare di rara bellezza, fra i più suggestivi e caratteristici del Centro Italia: il verde intenso dei boschi che avvolgono i monti dalle sagome arrotondate, i piccoli vigneti, i colori cangianti dei pascoli e dei campi coltivati, i vasti e magnifici uliveti che rivestono i poggi, gli innumerevoli borghi arroccati formano insieme un importante esempio di "paesaggio medievale", di notevole valore estetico e tutt'oggi miracolosamente salvo da pesanti fenomeni di deterioramento di tipo para-metropolitano, nonostante la vicinanza con Roma. Straordinaria inoltre la produzione agricola locale, che dà vista ad un olio extravergine d’oliva fra i più pregiati al mondo, conosciuto sin dall’epoca romana ed insignito – primo fra tutti gli oli italiani – del marchio DOP (denominazione d’origine protetta). Tale produzione (che comprende differenti qualità come la Raja, la Carboncella, il Frantoio, il Leccino, il Pendolino) è favorita da particolari condizioni geologiche e climatiche, le stesse che permettono altre notevoli coltivazioni locali, come ad esempio i frutteti, che potrebbero nel tempo ottenere simili riconoscimenti.

L’immenso patrimonio agricolo, paesaggistico e culturale della Sabina, tuttavia, non gode attualmente né di un’adeguata tutela né – tanto meno – di un’adeguata politica di valorizzazione e promozione sul mercato agroalimentare e turistico nazionale ed internazionale. Le amministrazioni locali hanno finora agito al di fuori di un progetto condiviso e complessivo, proponendo ognuna soluzioni di sviluppo diverse ed episodiche, nel complesso ancora lontane dagli standard qualitativi offerti dalle aree più sviluppate in Italia in fatto di turismo culturale, ambientale ed enogastronomico.
Tali lacune hanno indotto l’Autore a concepire l’idea di un Parco Agricolo e Culturale della Sabina, finalizzato alla salvaguardia e allo sviluppo della società rurale sabina. Il Parco doterebbe i Comuni di una pianificazione dello sviluppo economico e urbanistico, evitando così ogni ulteriore consumo di terreni agricoli e ponendo le basi per un utilizzo più equilibrato e razionale del territorio.

Va ribadito infatti come la mancanza di tutela nella Sabina sia oggi un grave freno ad uno sviluppo turistico di un certo rilievo, e recenti progetti ad altissimo impatto ambientale, come il Polo Logistico di Passo Corese, rischiano di stravolgere la vocazione naturale di questo territorio, che è evidentemente agricola e turistica.
Una seria politica di tutela attira investimenti di qualità nel territorio ed è presupposto essenziale per la sua valorizzazione e quindi per la sua promozione. Sul trinomio tutela-valorizzazione-promozione, infatti, si gioca il futuro della Sabina, ed un progetto come il Parco Agricolo e Culturale della Sabina può esserne la sintesi più efficace.
Un parco vastissimo, che comprenderebbe tutte le aree rurali della Sabina Laziale (Sabina Tiberina, Farfense, Lucretile, Turanense e Reatina) e di quella Umbra (i territori cioè di Stroncone, Otricoli, Calvi e in parte di Narni), per dar vita a un grandioso progetto di valorizzazione e promozione dell’intera sub-regione sabina e delle sue straordinarie peculiarità paesaggistiche e per sviluppare un turismo culturale, ambientale ed enogastronomico ai livelli delle più rinomate zone turistiche dell’Umbria, della Toscana, dell'Emilia-Romagna, del Piemonte e di altre realtà. L’enorme diffusione di agriturismi negli ultimi tempi rappresenta fra l’altro un segnale di fondamentale importanza per la Sabina, che pian piano sta iniziando a proporsi come una nuova meta del turismo enogastronomico e culturale, grazie anche all’eccezionale posizione strategica e alla comodità dei collegamenti viari. Un “paradiso rurale” a due passi dalla Città Eterna, quindi, dove il paesaggio è sempre verde, dove i tramonti sono irripetibili e la primavera incomparabile, dove l’atmosfera paesana è rimasta quella di sessant’anni fa.
Un parco tuttavia differente dalle tradizionali aree protette nazionali e regionali con i loro stretti (e spesso discutibili) vincoli che rischiano di rendere impopolari le scelte volte alla salvaguardia del territorio e che comunque risultano inadatti ad un’area prettamente rurale come quella del Parco da noi proposto. Il Parco Agricolo e Culturale non prevede infatti alcuna limitazione delle attività tradizionali, fra cui la caccia e la pesca, che potranno continuare a svolgersi nei limiti già previsti dalla Legge. Anzi, come suggerisce l’aggettivo “agricolo”, una delle finalità principali del Parco sarà proprio quella di difendere le attività tradizionali, agro-silvo-pastorali e venatorie, che d’altro canto dalla migliore salvaguardia del territorio nei confronti della speculazione e dell’abusivismo edilizi non potranno che trarre giovamento.

Concludendo, confidiamo nell’interessamento al progetto del Parco da parte di tutte le associazioni ambientaliste e culturali della zona nonché delle amministrazioni locali, nella consapevolezza della necessità di iniziare a proporre qualcosa di innovativo e costruttivo sul territorio sabino. Di seguito forniamo pertanto un’analisi della variegata realtà sabina rispetto alle sue potenzialità turistiche e agli interventi auspicabili nel contesto del Parco Agricolo e Culturale.


1. Zonizzazione del territorio del Parco

Il Parco Agricolo e Culturale della Sabina dovrà comprendere le aree agricole di pregio paesaggistico e ambientale dell'intera sub-regione sabina. Un "parco diffuso" quindi, di carattere diverso da quello dei normali parchi naturali, e più legato alla tutela, valorizzazione e promozione delle specificità culturali del territorio più che di quelle strettamente naturalistiche; senza nulla togliere ovviamente alla possibilità di realizzazione un Parco Regionale dei Monti Sabini, o almeno di una Riserva Naturale dei Monti Tancia e Pizzuto. Le aree interessate dal Parco sono le seguenti:

1-La Sabina Tiberina (Comuni: Poggio Mirteto, Poggio Catino, Gavignano, Magliano Sabina, Collevecchio, Roccantica, Casperia, Otricoli, Calvi dell'Umbria, ecc.)
2-La Sabina Farfense (Comuni: Poggio Mirteto, Poggio Nativo, Fara Sabina, Montepoli in Sabina, Toffia, Mompeo, Salisano, Castelnuovo di Farfa, ecc.)
3-La Sabina Reatina (Comuni: Contigliano, Greccio, ecc.)
4-La Sabina Turanense (Comuni: Collalto Sabino, Castel di Tora, Colle di Tora, Paganico, Ascrea, Rocca Sinibalda, ecc.)
5-La Sabina Lucretile e Romana (Comuni: Nerola, Scandriglia, Palombara Sabina, Orvinio, Moricone, Percile, Licenza, ecc.)
6-La Sabina interna (Comuni: Belmonte Sabino, Monteleone Sabino, Montenero Sabino, Torricella in Sabina, Poggio San Lorenzo, Casaprota, ecc.)

Le sei aree individuate corrispondono ad altrettanti ambiti omogei dal punto di vista geografico, paesaggistico e culturale. Spicca la presenza di tre Comuni amministrativamente umbri, quali cioè Calvi, Stroncone ed Otricoli, che dà al Parco una dimensione interregionale e ha lo scopo di riunire sotto un progetto unitario anche il pregiato territorio della "Sabina Umbra", divisa oggi dal resto della Sabina soltanto da un confine immaginario ma ad essa in realtà strettamente legata per motivi geografici (i Monti Sabini e la Valle del Tevere) e turistici (con gli itinerari legati alla Via Flaminia e alla SP 313). Ai tre Comuni citati potrebbe inoltre essere aggiunta parte del territorio comunale di Narni, che - com'è noto - comprende alcune frazioni storicamente "sabine".


2. Analisi degli ambiti paesaggistici

Essendo il territorio sabino assai vasto e variegato sotto il profilo delle morfologie, delle colture agrarie, degli insediamenti e della storia urbanistica, occorre studiare le diverse situazioni locali per comprendere gli interventi specifici da avviare tramite il Parco Agricolo e Culturale. Qui di seguito, pertanto, offriamo una breve pamoramica sulle diverse realtà della Sabina, con una particolare attenzione alle condizioni del paesaggio e allo stato di sviluppo turistico.

2a- La Sabina Tiberina:
La Sabina Tiberina è una delle aree più caratteristiche del paesaggio agrario sabino, e forse la più rappresentativa. Nonostante una recente tendenza all'insediamento sparso, in alcuni punti già notevole (e caratterizzato non solo da case sparse ma dalla formazione di veri e propri villaggi "di strada" e "di cresta"), qui è ancora ravvisabile il paesaggio agrario "medievale" che si distingue per l'alternarsi di colture arboree e seminative e del pascolo incolto, dando forma a quel paesaggio "a mosaico", apprezzabile soprattutto da lontano o dall'alto (il Monte Pizzuto costituisce un punto di vista preferenziale), che avvicina questa porzion della Sabina al classico paesaggio agreste del Centro Italia, in particolare a quello umbro, di cui costituisce del resto una sorta di prolungamento meridionale. A ciò si aggiungono i numerosi centri storici (per lo più di piccole dimensioni), che - fatta qualche eccezione, in primis Poggio Mirteto - appaiono quasi sempre perfettamente integrati nel paesaggio agreste, donando scorci magnifici e sorprendenti (Torri in Sabina, Rocchette, Roccantica, Casperia, Catino, Fianello, Montasola, Cottanello, Stimigliano, Poggio Sommavilla, Vacone, ecc.). Quasi assenti inoltre gli insediamenti produttivi (per lo più piccoli scali vallivi di natura artigianale, come quelli di Poggio Mirteto, Magliano Sabina, Gavignano Sabino, ecc.), secondo una peculiarità propria della Sabina, che oggi si presenza - per sua fortuna - come un'area praticamente deindustrializzata.
La mancata industrializzazione del territorio - che è d'altro canto naturalmente una causa dell'impoverimento e dello spopolamento di queste plaghe - non è stata mai colta come una risorsa dalle amministrazioni locali, che quasi mai dal Dopoguerra ad oggi hanno avviato progetti di valorizzazione del paesaggio agrario, lasciando anzi aggredire da un'anarchia edilizia nelle forme e nelle ubicazioni delle nuove costruzioni, rurali e non. Il risultato è un'eccessiva varietà delle costruzioni nel paesaggio agreste, che spesso tende a banalizzarlo. Tuttavia tale promiscuità edilizia tende a diminuire con l'allontanarsi da Roma, in particolare da Casperia in poi, assieme allo stesso insediamento sparso, che comunque - occorre sottolinearlo - si concentra soprattutto nella fascia pedemontana lungo la 313 o nelle sue vicinanze, lasciando invece integre le innumerevoli splendide vallette che dalle quote più alte della fascia collinare si susseguono fino al solco del Tevere. Tale ubicazione lascia pensare come l'urbanistica sabina dal Dopoguerra ad oggi abbia cercato di coniugare la duplice esigenza di mantenere l'agricoltura nei terreni più fertili (quelli vallivi) e di fornire nuove abitazioni (nei pressi delle strade) agli abitanti che facevano da pendolari per Roma. Quel che è però mancato è stato un insieme di direttive su come costruire i nuovi edifici in ambito rurale, sebbene i danni apportati al paesaggio siano ancora tutto sommato rimediabili ed anzi oggi si assista ad una spontanea tendenza ad un’edilizia di maggiore qualità.
Ad ogni modo, dopo decenni di spopolamento ed abbandono, la Sabina Tiberina negli ultimi tempi ha subito una sorta di piccola rinascita turistica: accanto ai sempre più numerosi visitatori, molte persone lungimiranti, provenienti da altre parti d'Italia e spesso anche dall'estero, hanno iniziato ad investire in quest'area della Provincia di Rieti, sia per i prezzi ancora relativamente bassi degli immobili sia per la consapevolezza del potenziale straordinario di una zona ancora genuina, fuori dal turismo di massa e a meno di un'ora da Roma; in una delle zone più belle del comprensorio, quella fra Casperia, Torri in Sabina e Roccantica, ormai si parla di addirittura "Sabinashire", riportando alla mente lo sviluppo che - ormai molti decenni addietro - ebbe il Chianti, in Toscana, divenuto una meta classica del turismo culturale a livello internazionale e soprattutto di matrice inglese.
La Sabina Tiberina, dunque, oggi si trova in una situazione molto particolare e contrastante: da un lato un rinnovato interesse ed un enorme, evidente potenziale di sviluppo turistico, dall'altro le solite spinte al degrado urbanistico derivanti dalla vicinanza con Roma e dalla richiesta (esogena ed endogena) di prime case ben collegate o di singole ville di campagna. Un'immediata riposta di tutela come il Parco Agricolo e Culturale potrebbe invece sviluppare l'interesse turistico per la Sabina Tiberina, incanalando la vicinanza di Roma in una direzione giusta e costruttiva (trasformandola cioè da problema a risorsa) e allo stesso tempo tutelando il territorio e ponendo i presupposti per la creazione - in pochi anni - di uno dei distretti del turismo culturale ambientale ed enogastronomico più importanti del Centro Italia. Notevole, del resto, è già l'offerta in fatto di agriturismi, b&b e case-vacanza, che in questa zona raggiungono livelli di qualità molto alti rispetto al resto della Sabina, avvicinandosi spesso al livello delle medesime strutture turistiche rurali umbre e toscane.

2b- La Sabina Farfense:
Imperniata sul corso del Fiume Farfa, la Sabina Farfense ospita la celebre ed antichissima Abbazia di Farfa, custode della cultura occidentale nei secoli difficili dell'Alto Medioevo. Tale presenza costituisce già di per sé un richiamo di un certo spessore e ha contribuito a sviluppare turisticamente - seppure in maniera modesta - alcuni centri abitati limitrofi (Castelnuovo di Farfa, Fara in Sabina, Toffia, Montopoli in Sabina, Bocchignano, ecc.), che spiccano fra l'altro per un'apprezzabile (e nel caso di Bocchignano eccezionale) integrità urbanistica. Il paesaggio agrario poi si mostra fra i più caratteristici della Sabina: simile a quello della contigua Sabina Tiberina, se ne distingue però per la maggiore presenza di frutteti, che oltre a variare notevolmente il paesaggio, lo rendono magnifico nel periodo delle fioriture (aprile). L'avvenuta realizzazione di una rete di sentieri nella Valle del Farfa, con tanto di segnaletica e cartellonistica didattica, permette al visitatore - pur parzialmente - di apprezzare la bellezza del corso del Farfa. Da sottolineare inoltre un discreto patrimonio di edilizia rurale storica (che comprende alcuni mulini in rovina), che andrebbe salvaguardato e valorizzato meglio. Un'altra presenza importante è il cosiddetto Ulivone di Canneto, albero millenario che da solo costituirebbe un'attrattiva turistica di straordinario valore, ma tuttora scarsamente valorizzata. Splendido e ancora poco valorizzato è infine il borgo di Frasso Sabino, in cui fra l'altro sono in corso dei lavori per un parcheggio che si auspica non sconvolga l'estetica delicatissima del luogo.
Il pregio storico e paesaggistico della zona non ha mai indotto le amministrazioni locali ad un'attenta tutela del territorio. Notiamo subito infatti un acuirsi di quell'insediamento sparso che già caratterizza parzialmente la Sabina Tiberina. L'urbanizzazione praticamente aumenta in maniera proporzionale all'avvicinarsi a Roma, raggiungendo un risultato notevole lungo la SS313 da Poggio Mirteto a Passo Corese, da Frasso Sabino ad Osteria Nuova e da Fara Sabina al bivio per Borgo Quinzio sulla Salaria. In più punti, soprattutto presso Passo Corese, è da rilevare la presenza di svariati manufatti abusivi, alcuni dei quali addirittura abbandonati allo stato di scheletro. Detto ciò, si immagini il destino di quest'area nel caso venisse effettivamente realizzato il Polo Logistico di Passo Corese, sia dal punto di vista del traffico sua dal punto di vista del potenziale sviluppo urbanistico.
La Sabina Farfense si pone dunque come l'area più indifesa e delicata dell'intera Sabina, e anche come una delle più preziose per il connubio fra ambiente agreste e testimonianze del passato (l'abbazia, i borghi, i casolari, ecc.), cui va aggiunta la produzione d'olio extravergine d'oliva dop (la zona annovera alcune fra le aziende più importanti) la presenza stessa di un fiume di grande valore naturalistico come il Farfa: quest'ultimo andrebbe tutelato come riserva naturale, da inserire nel Parco Agricolo e Culturale, potenziandone fra l'altro la sentieristica.

2c- La Sabina Reatina:
Si tratta dell'area forse più "turistica" dell'intera sabina, poiché favorita dalla collocazione all'interno del comprensorio della Valle Santa di Rieti, recentemente interessato da notevole sviluppo turistico, anche grazie al progetto del Cammino di San Francesco, che unisce ad anello i quattro importanti santuari francescani. Dominata da vari santuari e conventi, fra i quali naturalmente quello di San Francesco a Greccio, la zona è suddivisa in appena tre Comuni, Contigliano e Greccio e la stessa Rieti, in cui ricade parte del territorio montano e pianeggiante del comprensorio dei Monti Sabini rivolto alla conca. Nell'ambito di quest'ultima, però, rimane fuori dalla perimetrazione del Parco tutto il versante dei Monti Reatini, con Poggio Bustone, Cantalice, ecc., intendendo il Parco Agricolo e Culturale comprendere esclusivamente le aree della Sabina "classica", essendo fra l'altro l'area del Reatino vero e proprio più legata al comprensorio del Terminillo che al resto della Sabina.
Il paesaggio agrario è fra i più integri e pregevoli non solo della Sabina ma dell'intero Lazio, e la Piana Reatina, dal canto suo, è considerata una delle più belle vallate montane dell'Italia appenninica. L'ambiente rurale e gli insediamenti umani appaiono infatti quasi perfettamente integrati, con la straordinaria presenza di edifici rurali d'epoca o di veri e propri monumenti di interesse storico-architettonico sparsi nella campagna (è il caso in primis della restaurata Abbazia di San Pastore). Fondamentale - ai fini della tutela del territorio - la sussistenza di vastissime tenute d'origine nobiliare e altresì di colture specializzate e di pregio (granicoltura), che fanno da cornice alla bella Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, e che pure dovranno ricadere nel Parco Agricolo e Culturale. Presenti in zona numerose strutture agrituristiche di alta qualità (spesso circondate dalle suddette grandi tenute), che fanno di questo comprensorio uno dei meglio attrezzati e dei più accoglienti della Sabina in fatto di turismo culturale.
Lo sviluppo urbanistico sia di Greccio sia di Contigliano - entrambi borghi di rara suggestione e mirabilmente ristrutturati e mantenuti - appare ancora piuttosto ordinato, nonostante alcuni episodi di abusivismo e di speculazione edilizia nei pressi di quest'ultimo paese. Purtroppo, negli ultimi tempi sono stati rilanciati folli progetti di insediamenti produttivi e impianti eolici, a riprova di come nemmeno lo sviluppo turistico - se non accompagnato ad un'adeguata tutela formale ed effettiva tramite un'area protetta - non riesca a scongiurare interventi speculativi sul territorio.

2d- La Sabina Turanense:
E' una delle aree più marginali della Sabina e dell'intera Provincia di Rieti. Pur essendo un comprensorio molto vasto, che va dal confine con l'Abruzzo (Piana di Carsoli) sino alle propaggini dei Monti Sabini all'altezza di Rocca Sinibalda, l'intera area - imperniata sulla Valle del Turano e compresa fra i gruppi montuosi dei Lucretili, dei Carseolani e dei Sabini - presenta un'identità culturale tutta propria con ben definiti caratteri paesaggistici. Interessante anche il rapporto identitario e culturale con il vicino Cicolano, con il quale ha condiviso il destino della trasfomazione di buona parte dei terreni vallivi in lago artificiale e conseguentemente il fenomeno dello spopolamento in massa prima e del turismo poi. Ma notevole rimane - agli occhi dello storico e dell'antropologo - la differenza fra il Cicolano, area tradizionalmente non sabina e pre-aquilana, e la Sabina Turanense, territorio ove i segni dell'incastellamento del resto della Sabina medievale sono evidentissimi.
Una precisa identità - quella della Sabina Turanense - che si scopre già in auto provenendo da Carsoli e da Roma: non appena varcato il confine regionale (e provinciale), i capannoni e le ville moderne lasciano d'improvviso il posto ad un paesaggio antico, ove i segni dell'uomo si manifestano nei rari casali in pietra, adornati da pini e cipressi. Si capisce che ormai si è in Sabina, insomma, e la situazione non cambia percorrendo tutta la strada che risale la vallata del suggestivo Lago del Turano e si spinge sino allo splendido borgo di Rocca Sinibalda, arroccato nel verde e dominato dalla mole dell'imponente Castello. Anche qui praticamente assenti gli insediamenti produttivi, che danno l'impressione al visitatore di un paesaggio incontaminato e rimasto immutato nei secoli.
Una zona di straordinario pregio, quindi, ricca di centri storici stupendi e di paesaggi incantevoli, che da sola meriterebbe la tutela come parco naturale regionale (già esiste comunque la Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia che tutela una porzione di territorio montano) e che invece è ancora oggi piuttosto negletta al turismo nazionale ed internazionale.
Ma i problemi di salvaguardia non mancano nemmeno qui. Mentre l'insediamento sparso rimane ben poca cosa, la speculazione edilizia ha provocato danni ingenti soprattutto a Castel di Tora, dove una recente, piccola ma volgare lottizzazione ai piedi del bel borgo medievale ha alterato profondamente il rapporto fra la campagna e l'abitato, oppure a monte di Stipes, ove un'altra (stavolta immensa) lottizzazione ha massacrato il fianco di un'intera montagna e il paesaggio di chi guardi il lago dal Monte Cervia. Situazioni simili sono in progetto in molti altri centri del comprensorio, le cui amministrazioni non paiono avere i mezzi (né la volontà) per respingere tali aggressioni. Nell'ambito del Parco Agricolo e Culturale, una delle finalità principali sarà la salvaguardia e la valorizzazione dell'immenso patrimonio paesaggistico della Sabina Turanense, con progetti di promozione del territorio e di intensificazione della sentieristica, in una delle zone della Sabina più vocate allo sviluppo del turismo escursionistico.

2e- La Sabina Romana e Lucretile:
E' questa una delle zone più vaste e problematiche della Sabina, con i suoi contrasti e le sue spiccate diversità. Sebbene sia costituita da un'area vasta ma non vastissima, al suo interno sono ravvisabili situazioni quasi opposte sotto molti aspetti. La Sabina Lucretile - quasi completamente compresa nel Parco Regionale dei Monti Lucretili - può infatti suddividersi in altre tre piccole aree: la prima è quella più vicina a Roma e facente capo grosso modo al comune di Palombara Sabina con le sue frazioni (contemplando ovviamente Sant'Angelo Romano, Marcellina e la stessa Monterotondo nella Campagna Romana più che nella Sabina vera e propria); la seconda è un'ampia zona di transizione, costituita dal territorio di Monteflavio, Moricone, Montelibretti, Montorio Romano e Nerola; una terza zona ricadente nei Comuni di Scandriglia, Poggio Moiano e Orvinio, tutti in Provincia di Rieti e - più a sud - di Licenza, Percile e Roccagiovine, in Provincia di Roma.
Iniziamo dal paesaggio, che in generale (fatta eccezione per Orvinio come vedremo) risulta eccezionalmente caratterizzato dalla coltura dell'olivo, predominante su tutte le altre colture ma che, ciò nonostante, lascia un notevole spazio alla frutticoltura; ben più vario e complesso è il discorso sulla qualità urbanistica, che varia molto da Comune a Comune: intorno a Palombara Sabina è da rilevare il maggiore insediamento sparso, che in alcuni punti ha seriamente alterato il paesaggio agrario, a causa non solo dell'edificazione in sé ma dalla realizzazione di manufatti (spesso abusivi e condonati) assolutamente incompatibili con esso (ville moderne a fini residenziali) e talvolta addirittura nei pressi di emergenze storiche ed architettoniche importantissime (come ad esempio le brutte ville che ormai quasi circondano l'Abbazia di San Giovanni in Argentella); il degrado urbanistico continua inoltre ad interessare lo stesso abitato di Palombara, mentre la vicenda dell'antenne già installate (e da installare) sul Monte Gennaro pare fortunatamente inoltrarsi su una strada positiva grazie all'interessamento da parte del FAI. Migliora decisamente la situazione negli altri Comuni del versante romano dei Lucretili, sebbene in più di un caso occorra sottolineare episodi di abusivismo edilizio e speculazione (in particolare ai piedi di Monteflavio, Moricone e Montelibretti) risalenti all'ultimo scellerato condono; un vero scempio invece appare la collocazione di un’area di esercitazione dell’Esercito e dei Vigili del Fuoco nel Comune di Montelibretti, all’interno di una zona rurale.
Venendo poi all'area ricadente in Provincia di Rieti, qui il paesaggio risulta praticamente spaccato in due, con la prevalenza del paesaggio agrario nel territorio di Scandriglia e Poggio Moiano e di quello naturale intorno ad Orvinio; entrambi questi paesaggi nella loro specie rappresentano due degli episodi più pregevoli dell'intero Lazio, arricchiti peraltro dalla presenza di notevoli testimonianze sia di edilizia rurale sia di architettura religiosa (citiamo solo le suggestive rovine di Santa Maria del Piano, presso Orvinio); negativo invece il discorso urbanistico, che purtroppo svela una gestione riprovevole dei Comuni di Scandriglia e Poggio Moiano, praticamente sdoppiatisi con lo sviluppo edile moderno, e discutibile in quello di Orvinio pur restando la bellezza del suo centro storico, recentemente inserito nel "Club dei Borghi più Belli d'Italia". Giungiamo poi alla Valle Licinese, con Percile, Licenza e Roccagiovine, che ripropone il classico paesaggio montano e collinare dei boschi, dei prati e dei pascoli della media-montagna pre-appenninica, con episodi di frutticoltura più a valle, nel territorio di Licenza. In quest'ultimo è fra l'altro da sottolineare la presenza delle rovine della villa di Orazio, citata più volte dal grande scrittore e filosofo romano, che tanto decantò il suo amato angulus sabino.
Il turismo in tutta la Sabina Romana e Lucretile è decisamente modesto, e si basa sull'escursionismo del fine settimana e sulle gite domenicali da parte di un'utenza per lo più proveniente dalla Capitale. Sporadico il turismo culturale, ambientale ed enogastronomico (diffuso praticamente solo a Palombara) che pare allontanare anni luce questo lembo di Sabina dai recenti "fasti" di Casperia e dintorni o dalla Valle Santa. Eppure i presupposti ci sarebbero tutti, e dovrebbero far leva da un lato sulle possibilità escursionistiche dei Lucretili, ancora non sufficientemente promosse, e dall'altro sulla rara bellezza del paesaggio agrario della vallata di Scadriglia e, parimenti, sull'integrità e la suggestione del paesaggio naturale fra Orvinio, Percile, Licenza e Roccagiovine e sulla bellezza stessa di questi ultimi (spesso piccolissimi) centri storici. D'altro canto è qui straordinaria la produzione dell'olio extravergine d'oliva (donde proviene una parte cospicua della DOP Sabina) che dovrebbe incentivare la valorizzazione del paesaggio agrario a fini turistici (tramite fattorie didattiche, agriturismi, percorsi escursionistici campestri, fiere agricole, ecc.), anche e soprattutto nell'area romana.

2f- La Sabina interna e la Val Canera:
Nonostante sia praticamente tagliata in due dalla Via Salaria, si tratta dell'area più tranquilla ed appartata della Sabina. Di ciò risente positivamente anche il paesaggio quasi ovunque integro e bellissimo, e caratterizzato da un cospicuo patrimonio di edilizia rurale storica, oggi purtroppo in vario stato di abbandono. I molti centri storici, che ripetono la classica tipologia sabina dei borghi di poggio, si presentano in modo piuttosto differente l'un l'altro a seconda della particolare storia amministrativa in fatto di arredo urbano e gestione urbanistica. L'area in questione è inoltre molto frazionata e in via di spopolamento, anche a causa di un isolamento stradale più marcato rispetto ad esempio alla Valle del Farfa. il paesaggio agrario risulta dal canto suo molto vario, da quello classico sabino della campagna di Casaprota, Torricella o Monteleone Sabino, a quello già più "reatino" e "montano" di Ornaro, Monte San Giovanni, Montenero Sabino e della Val Canera. Magnifica l'urbanistica di Montenero, che tuttavia è interessato da un'annosa (e discutibile) opera - ancora incompiuta - di ristrutturazione del Castello Orsini allo scopo di farne una sede distaccata dell'Università La Sapienza di Roma, e che lascia dei seri dubbi sul rispetto della struttura originaria. Splendidi poi i piccoli borghi arroccati di Ornano, Ginestra, Torricella, Collelungo ed altri, immersi in una natura rigogliosa e circondati da amene campagne. interessante il caso toponomastico di Poggio Perugino, fra l'altro anch'esso piccolo villaggio sommitale, punto d'accesso all'incantevole omonimo altopiano.
Buona nel complesso la gestione urbanistica della zona, facilitata del resto dallo spopolamento: va sottolineata però con forza la presenza di molti manufatti abusivi, alcuni dei quali purtroppo addirittura allo stato di scheletro come nei pressi di Monteleone e nella campagna fra Torricella e Poggio San Lorenzo, o come l'enorme scheletro di cemento a ridosso dell'abitato di Casaprota (e in quest'ultimo caso si può parlare tranquillamente di ecomostro). La solitudine dei luoghi infatti permette spesso anche una certa "liceità", e questa zona della Sabina ne è la conferma. Compito del Parco è quello di eliminare immediatamente tali sfregi, che troppo incidono negativamente sull'immagine dei Comuni interessati, bloccandone lo sviluppo turistico. Migliora il discorso nella Val Canera, dove peraltro si assiste ad un certo sviluppo - pur limitato rispetto alle sue notevoli potenzialità - di agriturismi e b&b: strutture ricettive, queste, che si sono diffuse negli ultimi anni un po' ovunque anche nel resto della Sabina interna, benché all'oggi il turismo sia qui ancora modestissimo.
Per valorizzare quest'area della Sabina sarebbe auspicabile l'istituzione di un Parco Naturale dei Monti Sabini, o almeno di una Riserva Naturale dei Monti Pizzuto e Tancia, entrambi fra l'altro già inseriti nell'elenco dei SIC dell'Unione Europea e quindi formalmente già assai vincolati. Inoltre, la diffusa presenza di siti archeologici - fra cui spicca quello di Trebula Mutuesca, presso Monteleone Sabino - costituisce un altro elemento su cui occorrerebbe puntare di più, anche con la creazione di un itinerario escursionistico che unisca le varie località d'interesse storico-archeologico. Dal punto di vista infine strettamente paesaggistico, un'idea sarebbe quella di realizzare dei tabelloni didattici da installare sui belvedere dei centri storici che offrano panorami particolarmente rappresentativi del paesaggio agrario sabino (ad esempio quello della stessa Monteleone Sabino) al fine di spiegarne al visitatore le caratteristiche storiche e scientifiche.


3. Interventi da attuare sul territorio del Parco

Gli interventi del Parco sono gli strumenti atti a realizzare le sua finalità di tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio agricolo, culturale, ambientale, paesaggistico e turistico della Sabina. Molteplici i settori sui quali il Parco dovrà programmare il suo piano operativo, in accordo con il principio di fondo del Parco stesso, vale a dire "programmare" lo sviluppo della Sabina, sottraendolo così all'anarchia delle iniziative dei Comuni e dei singoli privati, spesso contrastanti e comunque quasi sempre incompatibili con uno sviluppo armonioso di questo pregiato territorio.

3a - Agricoltura e tutela e valorizzazione del paesaggio agrario:
- divieto di nuove costruzioni in tutto il territorio interessato dal Parco, tranne quelle di pubblica utilità e quelle strettamente connesse alle attività tradizionali agro-silvo-pastorali e artigianali (ad ogni modo ogni nuova costruzione dovrà rispondere a precisi parametri sia architettonici che energetici stabiliti dal piano del Parco); interventi di riqualificazione paesaggistica, con la demolizione di edifici abusivi o di costruzioni altamente deturpanti;
- interventi di ingegneria naturalistica, con il recupero delle cave dismesse e di quelle in via di chiusura, e rimboschimenti mirati, in particolare nell'area di Fara Sabina; interventi di bonifica fluviale e delle discariche abusive; divieto di avviare colture aliene dal contesto agricolo tradizionale (es. le coltivazioni in serra);
- promozione di colture ad alto valore economico e turistico, sul modello del Pian Grande di Castelluccio di Norcia (PG), da realizzarsi in uno (o più) degli altopiani del Parco che abbia le caratteristiche adatte, non solo dal punto di vista climatico ma anche da quello ambientale (cioè che sia stato fino a tempi recenti utilizzato a scopi agricoli);
- avvio di colture collegate alla produzione di biocarburanti nelle aree attualmente incolte, da incentivarsi anche tramite la creazione di piccole cooperative agricole;
- creazione di un Vivaio del Parco e fornitura gratuita di alberi ornamentali tipici della campagna sabina (quercia, pino, cipresso, ecc.) a beneficio di chi voglia piantarli nei pressi del proprio edificio rurale, al fine di attenuare l'impatto paesaggistico dell'insediamento sparso; obbligo viceversa di piantumazione di tali essenze a ridosso delle strutture produttive situate in aree rurali, allo scopo di limitarne il grave impatto estetico.

3b- Edilizia:
- incentivi per la ristrutturazione ed il riutilizzo del patrimonio di edilizia rurale al fine di salvaguardare e valorizzare il paesaggio agrario sabino; nella stessa ottica, gli incentivi dovrebbero riguardare anche la riqualificazione architettonica in stile di edifici moderni ed attualmente alieni dal contesto paesaggistico, fatto di fondamentale importanza soprattutto nelle aree a maggiore insediamento sparso;
- imposizione di precisi parametri architettonici per le nuove costruzioni, secondo i vari modelli (come forme, colori, materiali, ecc.) delle tradizionali strutture rurali sabine;
- incentivi e sgravi fiscali per le aziende edili che decidano di convertire la propria attività nella bioedilizia.

3c- Energia e gestione rifiuti:
- sviluppo di energie rinnovabili a basso impatto ambientale e paesaggistico, fra cui: l'incentivazione di coperture fotovoltaiche delle strutture produttive presenti sul territorio e di tutti gli edifici pubblici (scuole, municipi, ospedali, ec...) tranne quelli di spiccato valore storico-artistico-architettonico;
- sperimentazione negli insediamenti produttivi (sia industriali-artigianali che commerciali) di illuminazione tramite l'innovativa tecnologia del lampione eolico-fotovoltaico;
- costruzione di una piccola centrale a biomasse in un'area industriale già esistente (es. Rieti, Poggio Mirteto o Monterotondo);
- riqualificazione energetica di edifici moderni ma inefficienti dal punto di vista energetico (da attuarsi possibilmente in concomitanza alla riqualificazione architettonica) come molte costruzioni del Dopoguerra;
- incentivazione del microeolico a livello domestico, pubblico e industriale;
- imposizione di precisi parametri energetici per le nuove costruzioni;
- avvio della raccolta differenziata in tutti i Comuni del Parco.

3d- Infrastrutture:
- valorizzazione della rete stradale minore con adeguati interventi di segnaletica e cartellonistica stradali, da realizzarsi in punti strategici sia dal punto di vista viario che paesaggistico; l'entrata da ambo i versanti dei tronchi stradali interessati dovrà quindi essere segnalata al turista in automobile al fine di poter apprezzare l'integrità e la genuinità dei paesaggi sabini che proprio sulle strade minori si rivelano in tutto il loro splendore (es. la strada da Borgo Quinzio a Percile passando per Scandriglia ed Orvinio, oppure quella da Poggio Catino a Contigliano passando per Casperia, Roccantica, Montasola, Cottanello, o ancora quella fra Osteria Nuova e il Lago del Turano passando per Monteleone Sabino e Rocca Sinibalda, ecc..);
- manutenzione delle strade sterrate e riconversione in sterrate di asfaltate particolarmente impattanti;
- creazione della "Pista ciclabile più lunga del Mondo", che colleghi tutte le aree del Parco in un unico itinerario ciclistico; il tracciato dovrà utilizzare e riqualificare strade rurali già esistenti (sterrate, carrarecce, mulattiere) e soltanto in caso di necessità costituire un pista di nuova costruzione; lungo tutto il tracciato (bordato da staccionata) saranno naturalmente installati pannelli informativi ed indicazioni sull'itinerario da percorrere, le tappe consigliate e tutte le deviazioni possibili.

3e- Tutela e riqualificazione dei centri storici:
- demolizione di edifici abusivi o di costruzioni altamente deturpanti situati a ridosso e nei diretti pressi dei centri storici;
- incentivi per la riqualificazione (pubblica e/o privata) degli edifici storici;
- cura ordinaria dell'arredo urbano ed eliminazione (o sostituzione) di elementi deturpanti in punti di particolare pregio nei centri storici (cartelli stradali, tubi di scarico, ecc.);
- avvio di un progetto sperimentale ("borgo ad impatto zero") per un centro storico (di modesta entità e quasi spopolato) di riqualificazione totale e straordinaria dell'arredo urbano secondo un modello da individuare a seconda delle caratteristiche storiche ed architettoniche del centro storico prescelto, con l'eliminazione estetica e il divieto di tutti gli elementi moderni e deturpanti (antenne e paraboliche, tubi di scarico in lamiera, fioriere ed insegne in plastica, cartelli stradali, spazi per manifesti politici, ecc.) e con particolare attenzione all'illuminazione pubblica, che non dovrà prevedere energia elettrica ma sistemi di illuminazione tradizionali; i proprietari degli immobili inseriti in questi centri storici sperimentali - per le scomodità pratiche connesse al progetto - avranno altresì diritto ad un incentivo mensile;
- istituzione di un concorso annuale ("Borgo di Qualità") che prevede la premiazione del borgo sabino che più si sia distinto, durante l'arco dell'anno, nell'arredo urbano ed extraurbano e nella valorizzazione del proprio centro storico.

3f- Valorizzazione dei centri storici:
- creazione di almeno due centri commerciali naturali: uno da collocarsi in un centro storico piccolo e in via di spopolamento ma notevole dal punto di vista paesaggistico ed urbanistico ed eventualmente ben collegato (es. Bocchignano, Fianello, Rocchette, Montasola, Pietraforte, ecc.), un altro da collocarsi in un centro storico di media entità e già affermato dal punto di vista turistico (es. Casperia, Poggio Catino, Fara Sabina, Poggio Mirteto, Collevecchio, ecc.);
- realizzazione di una rete di sentieri escursionistici montani, collinari e campestri, che uniscano i centri storici più suggestivi e i siti religiosi più importanti, da collegare (quale variante) al Cammino di San Francesco;
- creazione di un programma annuale di feste a tema e rievocazioni d'epoca che copra tutto l'arco dell'anno e non soltanto la stagione estiva; istituzione in un "Festival internazionale di musica medievale e rinascimentale" da svolgersi durante la stagione estiva nei più suggestivi borghi sabini, tramite la valorizzazione di piazze o di edifici storici;
- apertura alle visite turistiche di castelli e palazzi storici particolarmente pregiati dal punto di vista artistico ed architettonico, previo accordi fra il Parco e i proprietari dei monumenti; il caso più eclatante di una mancata valorizzazione di questo tipo è attualmente il magnifico Castello di Rocca Sinibalda (che se aperto favorirebbe un enorme flusso turistico sia nel paese che nella zona circostante), ma anche castelli minori come quello di Oliveto Sabino, Orvinio, Montenero Sabino, ecc. meriterebbero di essere aperti al pubblico. Caso a parte il Castello Orsini di Nerola, ormai all'interno completamente trasformato a fini di lucro, la cui visita (giustificata dal rilevante interesse architettonico) potrebbe comunque essere concessa in alcuni giorni dell'anno.

3g- Promozione del paesaggio agrario e del territorio:
- creazione di un servizio navetta, in ogni area del Parco, che esegua un tour panoramico sulle strade rurali di maggiore interesse paesaggistico con sosta ai borghi più interessanti e visite guidate;
- realizzazione di documentari turistici, guide e depliant;
- gestione dell'immagine territoriale, in modo tale da inserire il Parco nei pacchetti dei tour operator nazionali ed internazionali in fatto di turismo culturale, ambientale ed enogastronomico;
- creazione di un convengo nazionale annuale sul tema del paesaggio agrario, da tenersi ogni occasione in un Comune diverso, all'interno di un edificio storico di pregio, ove invitare esperti del settore (urbanisti, architetti, ambientalisti, proprietari di aziende agricole) e i rappresentanti di Comuni che si siano distinti per progetti virtuosi sul proprio territorio in fatto di tutela della ruralità;
- creazione di corsi sullo studio, la tutela e la valorizzazione del paesaggio agrario, da attuarsi in collaborazione con le istituzioni universitarie;
- istituzione di un concorso fotografico quadrimestrale internazionale denominato "Stagioni in Sabina" aperto a fotografi professionisti e a fotoamatori che abbia come premio una somma in denaro e un soggiorno in un agriturismo o b&b in Sabina e come finalità quella di far conoscere la bellezza del paesaggio sabino nei diversi mesi dell'anno.


4. Conclusioni

Dall'analisi condotta, appare con evidenza la necessità di nuovi strumenti di tutela, valorizzazione e promozione del territorio sabino, in merito alle sue straordinarie qualità culturali, storiche, paesaggistiche, ambientali, agrarie ed enogastronomiche. La gestione di tale inestimabile patrimonio da parte delle amministrazioni locali risulta all'oggi insufficiente e in alcuni casi addirittura dannosa. La vicinanza con Roma, dal canto suo, è finora stata soltanto un problema per gran parte della Sabina, sia dal punto di vista della salvaguardia del territorio, sia rispetto al suo sviluppo turistico. Invece, tale circostanza va trasformata in risorsa e compito del Parco Agricolo e Culturale della Sabina sarà innanzi tutto quello di respingere le aggressioni proprie della vicinanza ad una metropoli (insediamenti industriali e commerciali, abusivismo e speculazione edilizia, nuove strade) e viceversa portare in Sabina una parte dell'ingente mole turistica della Capitale. Accanto a tale sviluppo "indotto", poi, sarà fondamentale trasformare la Sabina, nelle sue diverse realtà e vocazioni, in un comprensorio turistico "autonomo" e di prestigio nazionale ed internazionale, che vada a costituire una valida alternativa - nell'ambito del turismo rurale, ambientale, culturale ed enogastronomico - a realtà italiane attualmente ben più consolidate in tal senso, come il Chianti, la Valdorcia, Le Langhe, il Montefeltro, la Valle Umbra, ecc.. Importante sarà anche attuare una sinergia con la vicina Provincia di Viterbo e con l'area nord di quella di Roma, allo scopo di realizzare un vero e proprio "distretto turistico dell'Alto Lazio", che si distingua per qualità ed innovazione, sfruttando l'immenso potenziale turistico del settore settentrionale della Regione.

Il Parco Agricolo e Culturale permetterebbe uno sviluppo più sostenibile ed armonioso del territorio sabino, esaltandone le peculiarità nel solco sicuro della tradizione ma con una sensibilità moderna ed innovativa, che permetta all'offerta turistica della Sabina di porsi agli alti livelli oggi richiesti dal turismo culturale. Un progetto, quello del Parco, che non intaccherà affatto i modi di vita attuali della popolazione sabina, ma darà ad essa nuove prospettive di lavoro, limitando il fenomeno del pendolarismo che tanto incide negativamente sulla qualità della vita dei cittadini. Il Parco darà inoltre nuova linfa all'agricoltura, permettendo alla dop “Sabina” - come merita - di immettersi con una nuova immagine e con un maggiore riscontro economico nel mercato nazionale ed internazionale: sappiamo bene, infatti, che oggi le produzioni locali di qualità sono strettamente collegate all'immagine del proprio territorio nella loro valutazione economica all'interno del mercato agroalimentare; sicché promuovere bene il territorio significa anche poter vendere meglio e a prezzi maggiori i propri prodotti.
Infine, le tante innovazioni dal punto di vista infrastrutturale, conservazionistico, energetico e di marketing territoriale, faranno del Parco Agricolo e Culturale della Sabina un modello per le altre aree rurali d'Italia, donando così lustro e visibilità alle amministrazioni locali e attirando finanziamenti e investimenti di qualità sul territorio. Soltanto con il Parco Agricolo e Culturale potrà essere conservata e sviluppata quella caratteristica di terra genuina, sana e laboriosa propria della Sabina. Alternative del resto non ci sono, ed episodi come l'Outlet del Soratte o progetti come il Polo Logistico di Passo Corese - che attualmente sembrano incontrastabili - sono il segnale che non c'è più tempo da perdere.

Luca Bellincioni - lucabellincioni@interfree.it