giovedì 22 gennaio 2026

Donald Trump annuncia un suo "Piano di Pace"... Cosa significa?




Donald Trump il 22 gennaio 2026 a Davos ha annunciato il suo piano per la creazione di un "Consiglio di Pace" internazionale.

I rappresentanti di 19 paesi hanno firmato a Davos lo statuto del Consiglio di Pace.

L'elenco comprende

Bahrein;
Marocco;
Argentina;
Armenia;
Azerbaigian;
Bulgaria;
Ungheria;
Indonesia;
Giordania;
Kazakhstan;
Kosovo;
Pakistan;
Paraguay;
Qatar;
Arabia Saudita;
Turchia;
Stati Uniti;
Uzbekistan;
Mongolia.



La cerimonia si è svolta in modo vivace: i rappresentanti dei Paesi si sono seduti a fianco di Trump, due a due. Parlando tra loro, sussurrando, stringendosi la mano e solo dopo hanno firmato il documento.

"In totale, sinora, oltre 50 Paesi hanno promesso di far parte del Consiglio di Pace", ha dichiarato Trump;

Gli inviti a far parte del Consiglio di Pace sono stati inviati a molti leader stranieri, tra cui  anche Putin.

Trump ha dichiarato che lui sarà il presidente del consiglio, che, in conformità con gli accordi tra Israele e Hamas, dovrebbe assumere la gestione della Striscia di Gaza.

Il Consiglio di Pace opererà non solo nella Striscia di Gaza, ma anche in altre regioni, ha riferito Witkoff.

Bloomberg, citando il progetto di statuto del consiglio, ha riferito che ogni stato partecipe farà parte di esso per non più di tre anni, tuttavia questa limitazione non si applica ai Paesi che avranno versato un contributo iniziale di 1 miliardo di dollari.

Le decisioni nel consiglio saranno prese a maggioranza, ma saranno soggette all'approvazione finale del presidente (ovvero Trump).



Articolo collegato:

Le ambizioni del presidente americano sono grandi.

Secondo Trump, "il 'Consiglio di Pace' sarà un organo molto importante. Non è una perdita di tempo. In passato abbiamo sprecato molto tempo in progetti irrealizzabili, senza che mai accadesse qualcosa di concreto. Ora faremo un lavoro serio".

Il presidente statunitense ha anche annunciato che il "Consiglio" da lui creato collaborerà in qualche modo con le Nazioni Unite, o forse anche competerà con esse. È stato inoltre annunciato che Trump sarà il capo del "Consiglio" e rimarrà tale anche dopo la scadenza del suo mandato di presidente degli Stati Uniti. Circa venti stati hanno già espresso il loro consenso ad aderire al "Consiglio". Alcuni hanno già detto di no: come per esempio i partner della NATO,  Francia e Norvegia, che hanno noti problemi con Trump. Problemi che Trump ha anche evidenziato negli ultimi giorni, ad esempio deridendo ieri il presidente Macron nel suo discorso al Forum di Davos.

Per il futuro del "Consiglio", coloro che non hanno ancora risposto sono molto importanti. In primo luogo, Russia e Cina. Mosca e Pechino hanno ricevuto gli inviti e li stanno valutando seriamente, ma vogliono capire meglio cosa si intende prima di prendere una decisione definitiva.

E come potrebbe essere altrimenti? Nonostante tutte le promesse di una partnership russo-americana, per ora gli Stati Uniti non sono affatto amici della Russia. Hanno appena lanciato attacchi contro stati amici della Russia, come l'Iran e il Venezuela. Proprio ieri, il presidente statunitense ha promesso di cercare di ottenere un cambio di regime anche  a Cuba.

In generale, la creazione, come desidera Trump, di un'organizzazione globale realmente influente per il mantenimento della pace senza previe consultazioni multilaterali - "secondo i suoi desideri e le sue capricciose decisioni" - sembra, per usare un eufemismo, piuttosto problematica. Né Mosca né Pechino sono chiaramente disposte ad accettare l'auto-nominazione di Trump a "governatore del mondo".

Allo stesso tempo, vedendo gli aspetti discutibili del nuovo progetto globale di Trump, non si possono non notare anche gli aspetti interessanti per la Russia. Almeno, egli sta definitivamente mettendo fine all'idea di un isolamento internazionale della Russia e crea ulteriori opportunità di cooperazione russo-americana,  da non sottovalutare. La Russia, che lo voglia o no, è oggettivamente in competizione con i globalisti europei per la politica estera degli Stati Uniti. Naturalmente, senza sacrificare gli interessi fondamentali della Russia. Comunque è opportuno evitare decisioni che potrebbero spingere Trump verso i nostri indeboliti (ma tutt'altro che impotenti) avversari europei arrabbiati.

E infine, un'ultima cosa importante. Se il nuovo "Consiglio" potesse davvero contribuire a risolvere i conflitti internazionali, aumentare la stabilità nel mondo, sarebbe utile verificare la realtà di questa possibilità. Anche se è presentata nella tipica veste stravagante di Trump,  dei suoi auto-complimenti alla propria grandezza. E poi vedremo cosa succederà...  

Dimitry Saims



Note aggiunte   

Dopo Macron e Stoltenberg, che hanno rifiutato l'invito di Trump, anche la prima ministra italiana Meloni si è defilata, giustificandosi affermando che "parte dello statuto del Consiglio sarebbe in contrasto con la costituzione italiana". Come ha detto la Meloni, "ostacoli legali le impediscono attualmente di partecipare ai lavori del Consiglio". Questo, come tutti  capiscono, è un modo educato di  allontanarsi.

La dichiarazione di Vladimir Putin

"Il Consiglio di pace che cancella i palestinesi non è pace, è solo una copertura pubblicitaria per l'occupazione colonialista imperialista".
Le parole di Putin umiliano l'Occidente perché dimostrano che l'occidente non ha mai voluto la pace, la difesa dei diritti, voleva il silenzio.
Esistono risoluzioni delle Nazioni Unite.
I diritti sono scritti.
Ma applicati solo quando fa comodo a Washington e Tel Aviv.
Il cosiddetto ordine basato sulle regole si applica solo ai nemici, mai a Israele.
'I Paesi occidentali devono cambiare posizione, altrimenti causeranno la propria distruzione con le loro stesse mani.
I Paesi occidentali sono complici della catastrofe palestinese...."


Israele firma all'ultimo minuto...

Il presidente Donald Trump e gli altri membri del Board of peace  hanno firmato a Davos la carta dell'organismo internazionale voluto dal capo della Casa Bianca per mettere fine al conflitto nella Striscia di Gaza e favorire stabilità e pace nella regione. La firma permetterebbe ai Paesi che hanno aderito di procedere con la così detta “fase 2”, accordo raggiunto a ottobre scorso a Sharm El Sheikh. I primi a sottoscrivere il documento, insieme a Trump, sono stati i rappresentanti di Bahrein e Marocco. Quindi hanno firmato gli altri presenti, tra cui ci sono i fedelissimi del tycoon: il presidente argentino, Javier Milei, il premier ungherese, Viktor Orban, ma anche gli arabi come il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, il premier e ministro degli Esteri del Qatar,   Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, il ministro degli Esteri saudita, Faisal Bin Farhan al Saud, Khaldoon Khalifa Al Mubarak funzionario del governo degli Emirati Arabi e presidente della squadra di calcio Manchester City, e la presidente del Kosovo, Vjosa Osmani. Non è presente la delegazione egiziana, mentre il Belgio ha poi rifiutato di firmare.

Israele, dopo una prima reazione negativa, ieri ha annunciato l'adesione al Board of peace, ma non ha partecipato alla cerimonia, nonostante la presenza a Davos del presidente israeliano Isaac Herzog. La scorsa settimana il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva contestato la composizione del Comitato esecutivo per Gaza annunciato dalla Casa Bianca a causa della presenza nel comitato di Turchia e Qatar.

In totale sinora gli stati  firmatari sono arrivati a  22, forse nei prossimi giorni se ne aggiungeranno altri.



Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.