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giovedì 15 settembre 2011

Enrico Mattei, l’unica persona al mondo che ha osato sfidare le potentissime “Sette Sorelle” del petrolio

"Angelo scuro" - Dipinto di Franco Farina


Enrico Mattei, l’unica persona al mondo che ha osato sfidare le potentissime “Sette Sorelle” del petrolio. Ed il 27 ottobre 1962 è stato assassinato.

Ecco le Corporation anglo-americane sicuramente co-interessate: Standard Oil of New Jersey (statunitense, oggi Exxon-Mobil), Royal Dutch Shell(anglo-olandese, rimasta Shell), Anglo Persian Oil (britannica, oggi BP), Standard Oil of New York (statunitense, oggi Chevron-Texaco),Socony (statunitense, oggi Chevron-Texaco), Standard Oil of California (statunitense, oggi Chevron-Texaco), Gulf Oil (statunitense, oggiChevron-Texaco)

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Chi ha ucciso Enrico Mattei?

Enrico Mattei fu assassinato, il suo caso insabbiato, i testimoni messi a tacere. Ma una cosa è certa: l’aereo su cui viaggiava il presidente dell’ENI e che cadde la sera del 27 ottobre 1962 a Bascapé, alle porte di Milano, fu sabotato.

Era un uomo che dava molto fastidio. La strategia di Mattei era volta a spezzare il monopolio delle “sette sorelle”, non soltanto per il tornaconto del nostro ente petrolifero, ma anche per stabilire rapporti nuovi tra i paesi industrializzati e i fornitori di materie prime.
Una strategia semplicemente inaccettabile per le grandi compagnie petrolifere che si spartiscono le ricchezze del mondo.

Dall’inchiesta della Procura di Pavia, riaperta a metà degli anni ‘90, risulta inoltre evidente che l’insabbiamento di quel crimine fu diretto dai vertici dei servizi. Per il sostituto procuratore di Pavia Vincenzo Calia il fondatore dell’ENI fu “inequivocabilmente” vittima di un attentato. Vincenzo Calia giunge vicino alla soluzione del caso e formula l’ipotesi dell’attentato, ma non può provarla. Scrive Calia: “L’esecuzione dell’attentato venne pianificata quando fu certo che Enrico Mattei non avrebbe lasciato spontaneamente la presidenza dell’ente petrolifero di Stato”. Calia ha dimostrato che l’esplosione che abbatté il bimotore Morane-Saulnier su cui viaggiavano il presidente dell’ENI, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale fu causata da una bomba collocata nel carrello d’atterraggio del velivolo. Le prove contenute nelle 208 pagine del fascicolo dimostrano anche che l’inchiesta del 1962, presieduta dal generale dell’Aeronautica Ercole Savi, conclusasi dichiarando l’impossibilità di “accertare la causa” del disastro, fu in realtà un mostruoso insabbiamento.

Finora davanti alla sbarra è finito soltanto un contadino di Bascapé, Mario Ronchi, accusato di “favoreggiamento personale aggravato”. Secondo l’accusa vide l’aereo di Mattei esplodere in volo, rilasciò alcune interviste in questo senso a diversi organi di stampa e alla Rai e poi… si rimangiò tutto. Chi ha sabotato l’aereo? Chi sono i mandanti? Il pubblico ministero Calia non riesce ad accertarlo, ma è probabile che vi siano responsabilità di uomini inseriti nell’Eni e negli organi di sicurezza dello Stato. E ancora depistaggi, manipolazioni, soppressioni di prove e di documenti, pressioni che impediscono l’accertamento della verità.
Il 27 luglio 1993 dal “pentito” di mafia Gaetano Iannì giungono dichiarazioni importanti.

Secondo Iannì per l’eliminazione di Mattei ci fu un accordo tra non meglio identificati “americani” e Cosa nostra siciliana. A mettere una bomba sull’aereo di Mattei fuono alcuni uomini della famiglia mafiosa capeggiata da Giuseppe Di Cristina. Anche Tommaso Buscetta rivela che la mafia americana chiese a Cosa nostra il favore di eliminare Enrico Mattei “nell’interesse sostanziale delle maggiori compagnie petrolifere americane”. In Italia, poi, Mattei era un finanziatore della politica, nemico dei circoli economici e politici legati ai grandi interessi.
La certezza è che il presidente dell’ENI Enrico Mattei, il più potente manager di stato italiano viene uccisola sera del 27 ottobre 1962 insieme al pilota Irnerio Bertuzzi e al giornalista americano William Mc Hale. Parallelamente all’inchiesta amministrativa condotta dall’Aeronautica Militare, la Procura di Pavia apre un’inchiesta per i reati di omicidio pluriaggravato e disastro aviatorio. L’inchiesta militare si chiude rapidamente, nel marzo 1963, senza avere sostanzialmente accertato la causa dell’incidente; Pavia chiude le indagini penali il 7 febbraio 1966, accogliendo le richieste della procura e pronunciando sentenza “di non luogo a procedere perché i fatti non sussistono”. A ridare fiato alla vicenda sul finire degli anni Settanta sono un libro e un film. Il libro, scritto da Fulvio Bellini e Alessandro Previdi, è intitolato “L’assassinio di Enrico Mattei”. Il film è “Il caso Mattei” di Francesco Rosi.

Contemporaneamente Italo Mattei, fratello di Enrico, chiede che venga istituita una commissione parlamentare di inchiesta. Sono troppi i dubbi sull’incidente e inoltre la scomparsa di Mattei ha fatto comodo a troppe persone, in Italia e all’estero, dal momento che i suoi rapporti con i paesi del terzo mondo produttori di petrolio avevano urtato il cartello petrolifero delle sette sorelle. La riapertura delle indagini viene chiesta anche da una campagna stampa del settimanale “Le ore della settimana” e da una serie di interrogazioni parlamentari. L’interesse attorno alla misteriosa fine del “re del petrolio italiano” riceve nuovo impulso dalle indagini sulla scomparsa del giornalista dell’ “Ora” di Palermo Mauro De Mauro, il 16 settembre 1970. Una delle piste seguita dall’inchiesta sulla fine di De Mauro ipotizza infatti che il giornalista palermitano sia stato sequestrato e ucciso per aver scoperto qualcosa di molto importante circa la morte del presidente dell’E.N.I.: De Mauro aveva infatti ricevuto dal regista Rosi l’incarico di collaborare alla preparazione della sceneggiatura del film “Il caso Mattei”, ricostruendo gli ultimi due giorni di vita trascorsi dal presidente dell’E.N.I. in Sicilia.

L’indagine sulla scomparsa di De Mauro si conclude in un nulla di fatto, nonostante la richiesta di ulteriori investigazioni formulata dal GIP di Palermo ancora nel 1991. Il procedimento viene archiviato il 18 agosto 1992: De Mauro non poteva aver scoperto nulla di particolare intorno alla morte di Enrico Mattei, dal momento che la magistratura di Pavia aveva ritenuto del tutto accidentale la natura del disastro di Bascapè. Il 20 settembre 1994 il gip di Pavia autorizza la riapertura delle indagini nei confronti di ignoti. La riapertura era stata chiesta dalla procura pavese che, per competenza, aveva ricevuto dalla procura di Caltanisetta l’estratto delle dichiarazioni rese da un pentito di mafia. Il 5 novembre 1997 il pubblico ministero di Pavia Vincenzo Calia giunge a questa conclusione: “l’aereo, a bordo del quale viaggiavano Enrico Mattei, William Mc Hale e Inrneio Bertuzzi, venne dolosamente abbattuto nel cielo di Bascapè la sera del 27 ottobre 1962. Il mezzo utilizzato fu una limitata carica esplosiva, probabilmente innescata dal comando che abbassava il carrello e apriva i portelloni di chiusura dei loro alloggiamenti”. Di più non si riesce a scoprire e le domande rimangono. Enrico Mattei stava per spezzare la morsa costruita attorno a lui dal cartello petrolifero che escluse l’ENI dal mercato petrolifero internazionale, negandogli concessioni nei paesi produttori alla pari con le altre compagnie petrolifere. Mattei allora dichiarò guerra al sistema neocoloniale delle concessioni, offrendo ai paesi produttori un accordo rivoluzionario, il 75% dei profitti contro il 50% finora offerto dalle compagnie, e la qualificazione della forza lavoro locale. Il cartello reagì furiosamente, giungendo a rovesciare governi, come quello libico, che avevano accettato l’offerta e aperto all’ENI prospettive di grandi forniture. Nel 1962, quando si andava prospettando la soluzione della questione algerina, Mattei era riuscito ad aggirare il blocco.

Sostenendo il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), Mattei aveva ipotecato un trattamento preferenziale verso l’ENI dal futuro governo. Si pensava allora che l’Algeria possedesse, al confine con la Libia, le più vaste riserve di petrolio inesplorate del mondo. Parallelamente a Mattei si mosse De Gaulle, che decise di riconoscere l’indipendenza algerina. Come contropartita, la compagnia petrolifera francese ottenne gli stessi privilegi dell’ENI. L’ingresso trionfale dell’ENI sul mercato petrolifero era quindi quasi assicurato.

Non solo, l’Executive Intelligence Review, attraverso una ricostruzione minuziosa del caso Mattei, afferma che il presidente dell’Eni, alla fine, era riuscito ad aprire un dialogo con la Casa Bianca , nonostante la stampa internazionale avesse dipinto Mattei come un pericoloso sovversivo anti-americano. Mattei, per l’Eir, era riuscito a far capire alla nuova amministrazione Kennedy che tutto ciò che desiderava era essere trattato alla pari, che egli non ce l’aveva con l’America ma con i metodi coloniali applicati dalle “sette sorelle” del petrolio. L’amministrazione Kennedy accettò il dialogo e fece pressioni su una compagnia petrolifera, la Exxon , per concedere all’Eni dei diritti di sfruttamento. L’accordo sarebbe stato celebrato con la visita di Mattei a Washington, dove avrebbe incontrato Kennedy, e dal conferimento di una laurea honoris causa da parte di una prestigiosa università statunitense.

Alla vigilia di quel viaggio, il 27 ottobre 1962, Mattei fu assassinato. Un anno dopo, fu ucciso Kennedy. In un rapporto confidenziale del Foreign Office del 19 luglio 1962, si leggeva che “il Matteismo” era “potenzialmente molto pericoloso per tutte le compagnie petrolifere che operano nell’ambito della libera concorrenza (…). Non è un’esagerazione asserire che il successo della politica ‘Matteista’ rappresenta la distruzione del sistema libero petrolifero in tutto il mondo”. E quindi Mattei andava eliminato, in un modo o nell’altro.

Eufemia Giannetti

(Fonte Rinascita)

martedì 6 settembre 2011

Libia - Chi è che ha ucciso chi..? La NATO, Geddafi, i ribelli... l'indifferenza del mondo

Nell'immagine: "Cimitero de La Loma" - Foto di Gustavo Piccinini

...ricorre un anniversario doloroso, ed allo stesso tempo importante e significativo per noi italiani, l'anniversario dell'8 settembre 1943 (Seconda guerra mondiale: con il Proclama Badoglio, che fa seguito a quello del generale Dwight D. Eisenhower lanciato da Radio Algeri un'ora prima, viene reso pubblico l'armistizio di Cassibile).
Ma sembra che quanto sta avvenendo in Libia in questi giorni sia un esempio significativo di come le tensioni nel mondo non hanno ancora raggiunto un climax.. forse però lo stanno raggiungendo.... La situazione sembra sempre più sfuggente e non si sa bene come andrà a finire.. Di questa situazione confusa un altro segnale giunge dall'intervento di Marinella Correggia, che accusa i pacifisti di essersi addormentati, con risposta di Mao Valpiana del Movimento Nonviolento.

Paolo D'Arpini


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Libia: il silenzio dei pacifisti

Mentre gli alleati locali della Nato (i cosiddetti ribelli) qualificano di "atto di aggressione" l'accoglienza che l'Algeria avrebbe dato a moglie e alcuni figli e nipoti di Gheddafi, e mentre tutte le foto della famiglia sterminata dalla Nato in luglio a Sorman e diventata un simbolo dei crimini di guerra sono sparite dagli hotel
e sono state sostituite dalla bandiera monarchica, e mentre a Tripoli NON si contano i morti degli ultimi giorni (sotto i bombardamenti che hanno spianato la strada agli alleati locali, e per l'eliminazione fisica di lavoratori africani con il pretesto che erano "mercenari", e con l'epurazione di libici vicini all'ex regime e di quelli in precedenza fuggiti dall'Est), e mentre nessuno conterà mai i morti civili di 20.000 raid aerei condotti da piloti mercenari occidentali (mercenari, visto che appoggiavano una fazione libica) sulla base di un mandato Onu per proteggere i civili stessi,...

...e meno che mai nessuno conterà i morti fra i soldati, nel tiro al piccione dai cieli, e mentre l'Italia NON accoglierà e mentre prosegue una medioevale caccia all'uomo degna del miglior far west (di nuovo il "wanted" sulla porta del saloon, ha ricordato il presidente del Venezuela) adesso mi rendo conto che l'unica cosa utile da fare in tutti i modi sarebbe stata una campagna A MARZO per appoggiare la proposta di Chavez e dei paesi dell'Alba, accettata dalla Libia: MEDIAZIONE FRA LE PARTI E INVIO DI OSSERVATORI ONU i quali avrebbero visto che non c'erano affatto i diecimila morti fra i manifestanti (mesi dopo, Amnesty International parlava di 209 morti accertati, su entrambi i fronti visto che molti poliziotti e custodi erano stati uccisi dai manifestanti) togliendo la scusa per l'intervento. Invece non si è fatto.

Dopo che un giorno il Manifesto forse solo casualmente non mi aveva pubblicato un pezzo su appunto questa iniziativa venezuelana (e anzi aveva pubblicato un pezzo di Wallerstein in cui praticamente qualificava di idiota il povero Chavez), agli inizi di marzo, sdegnata mi sono allontanata da loro non scrivendo quasi più in merito.
Idiota.

Occorreva insistere. Se il Manifesto - l'unico quotidiano che dal 1991 è sempre stato contro le guerre - avesse fatto una simile campagna, dicendo qualcosa ogni giorno in merito, appoggiato da altri media alternativi e trascinando per esempio gli antiguerra superstiti che non sapevano che fare, l'iniziativa di Chavez avrebbe avuto qualche chance, come chiedeva Fidel ai paesi e ai popoli del mondo.

Un'altra guerra, e niente di efficace da parte dei pacifisti. Che comunque non esistono più. Non parlerei più di pacifisti; meglio usare il termine "oppositori alla guerra". Arci, Acli, Cgil e componenti (mai un minuto di sciopero contro nessuna guerra dal 1991 in avanti), Tavola della Pace, per non dire di Attac Francia, dei vari aderenti di di punta al Forum Sociale Mondiale, dei vari Sullo, delle Ong varie e di chi aveva sempre altre urgenze umanitarie da seguire. Urgenze più urgenti dei massacri della Nato e dei loro alleati libici.

All'ipocrita Marcia Perugia Assisi che si svolgerà il 25 settembre avrei voglia di andare con un cartello: "Libia. Il silenzio dei pacifisti ha ucciso".

Molti del "movimento" e della "società civile" adesso arriveranno, a fare il business umanitario laggiù, parallelamente al business della ricostruzione e del petrolio.

Vincono sempre gli scrocconi di guerra che sono tanti e su tutti i fronti. Ce n'è di che voler stracciare il passaporto e non rifarlo.

Marinella Correggia

(Fonte: Come Don Chisciotte)


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Una risposta a Marinella Correggia, di Mao Valpiana.

Cara Marinella Correggia,
non sono d’accordo. Sulla guerra in Libia dici che “il silenzio dei pacifisti ha ucciso”, lasciando intendere che se avessero parlato le cose sarebbero andate diversamente. Ma purtroppo non è così.

Sai bene che milioni e milioni di persone che nel febbraio del 2003 sono scese in piazza contro la guerra in Iraq “senza se e senza ma”, non hanno ritardato di un giorno l’inizio dei bombardamenti.

Illudersi di fermare una guerra quando i motori degli aerei sono già accesi, è una sciocchezza immane, imperdonabile per un movimento che dovrebbe aver raggiunto una certa maturità.

La Marcia Perugia-Assisi, che tu bocci come “ipocrita”, ha cinquant’anni di storia alle spalle, ed ha attraversato la guerra d’Algeria, del guerra del Viet-nam, la guerra fredda, la guerra nel Golfo, la guerra nei Balcani, la guerra in Cecenia, la guerra in Iraq e la guerra in Afghanistan.

Aldo Capitini, ideatore della prima marcia, era un “oppositore integrale alla guerra” (e spero che tu non voglia mettere in dubbio anche questo), ma non si è mai posto l’obiettivo velleitario di fermare una guerra in corso (nemmeno quelle scellerate volute dal fascismo), ben sapendo che le radici delle guerre sono forti e profonde e possono essere debellate solo con un ampio movimento di resistenza e non collaborazione nonviolenta. Alla costruzione di un Movimento Nonviolento, che è il frutto principale della prima marcia Perugia-Assisi, Aldo Capitini ha dedicato gli ultimi anno intensi della sua vita, proprio per avere a disposizione uno strumento di “opposizione integrale alla guerra”.

Il punto decisivo, cara Marinella, per me è proprio questo: se vogliamo contrastare efficacemente la guerra, noi dobbiamo distruggere gli strumenti che le guerre rendono possibili, cioè le armi e gli eserciti. E su questo i pacifisti integrali, cioè i nonviolenti, non hanno mai taciuto, e quindi non sono accusabili di silenzi complici, nemmeno per la guerra in Libia.

Mao Valpiana
Movimento Nonviolento

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Commento di Alessandro Marescotti della lista Peacelink

In una societa' democratica l'opinione pubblica conta. Eccome.
Durante la guerra del Kosovo gli aerei della Nato hanno avuto dei grossi problemi, i generali dissero che avevano le 'mani legate' e diverse missioni di strike furono annullate, mi ha spiegato Domenico Gallo. Se allora ci fosse stata l'indifferenza di oggi la guerra sarebbe stata ancora piu' devastante e la Nato avrebbe ottenuto tutto quello che voleva con ancora piu' vittime. Il Vietnam fu ostacolato DURANTE il conflitto.
In una societa' come la nostra il peso dell'opinione pubblica e della spesa militare in tempo di conflitto non sono assolutamente irrilevanti. Oggi la Cgil sciopera senza dire che i tagli del 2011 sugli istituti tecnici equivalgono a un risparmio di spesa necessario ad acquistare 21 aerei f35 (aerei militari di cui nessun iscritto alla Cgil sente il bisogno, mentre i lavoratori della Cgil fanno sciopero contro i tagli).
La guerra in Iraq fu possibile perche' l'opinione pubblica americana condivideva in gran maggioranza la guerra. Quando il consenso scese allora vinse il candidato Usa che proponeva il ritiro dall'Iraq.
Non e' vero che nessuna guerra e' stata fermata 'durante' il conflitto. La Russia si ritiro' dalla prima guerra mondiale 'durante'. E se un paio di nazioni della Nato si ritirassero oggi dall'Afghanistan la nostra partecipazione finira'. Idem per la Libia.
I sindacati sono cruciali in questo meccanismo. Tanto cruciali che recitano il gioco del silenzio.
Il grande potere sindacale in termini di privilegi (esiste una 'casta' sindacale) si costruisce grazie a questi scambi fra silenzi e privilegi.
L'idea che una volta iniziata la guerra non ci sia nulla da fare e' assolutamente smentita dal fatto che lo sforzo mediatico per raccontarci menzogne e' una delle maggiori preoccupazioni della propaganda bellica. Demolire la propaganda bellica e ridicolizzarla e' uno dei nostri principali scopi di uomini di pace.
Smontare il consenso e' l'operazione decisiva, assolutamente necessaria anche se di per se' non sufficiente.

Ma molti pacifisti in vacanza (non solo materialmente ma MENTALMENTE in vacanza, ossia deresponsabilizzati e sfiduciati) si sono bevuti le bugie di guerra, non si sono documentati (costa molto tempo farlo, soecie se Rainews spaccia per vere le bugie di guerra). Molti pacifisti non hanno dedicato neanche un'ora (alcuni neanche un minuto!) al giorno per fare controinformazione nonostante avessero il computer collegato a Internet per 24 ore al giorno. Hai il computer collegato 24 ore su 24 a Internet e non dedichi un minuto a fare controinformazione?

E' assurdo. Non c'e' giustificazione: ci siamo macchiati di una responsabilita' orrenda. Potevamo fare e non abbiamo fatto. E ogni controinformazione e' utile. Lo sanno gli strateghi di guerra mediatica. Essi stessi si sono stupiti della nostra incapacita', hanno vinto a tavolino.

Vorrei dare mille volte torto a Marinella, ma purtroppo ha ragione.
Fermo restando che siamo arrivati a questo sfacelo anche perche' non abbiamo praticato PRIMA della guerra la cultura della nonviolenza.

Ciao
Alessandro

Ps - Parteciperò alla marcia Perugia Assisi.

giovedì 25 agosto 2011

Verità fotocopia... Tra coglioni, milioni, tra miliardi e bugiardi non c’è più religione… nel fronte comune accorpato...

"Difetti della carne... esposti al pubblico ludibrio" (Saul Arpino)
Godi Libia mia stagion lieta è codesta della “libertà del dollaro”, altro dirti non vo ma la tua festa della dittatura del debito che ancor non vedi, canco tardi a venir non ti sia grave…… (Leopardi mi perdonerà).

Rimpiangeranno Gheddafi come gli “ebrei” (inventati dopo tra l’altro) rimpiansero l’Egitto e il pane secco (ma non a debito). E quando i curdi scappati dall’Irak, vorranno dire la loro tra tripolitani e cirenaici ci sarà da ridere, ma tutto ciò succederà quando gli invasori democratici si saranno spartiti petrolio, banche e fondi sovrani libici, dando qualche spicciolo al politico che si è venduto e subito diventato nuovo leader. Il popolo ancora fra cinque anni non avrà capito niente, ma quando cominceranno anche li le politiche di tagli, di aumenti, e di svendite sarà troppo tardi… addio Libia.

Adesso anche il papa dice che bisogna pagare il pizzo legalizzato al banchiere. Quale alleanza si nasconde in un messaggio di gestione delle masse di codesto conoscitore di Auriti, forse la paura di aver perso le briglie del controllo dei poveri, cervelli fritto fedeli, che vivevano nel terrore del peccato e della vergogna.

Quale paura si nasconde ? Forse scoprire che il primo evasore è proprio il vaticano con tutti i suoi immobili, senza dimenticare l’otto per mille, più quelli che non scelgono che va ripartito. Quale onore quindi fu leso per aiutare i fratelli maggiori in fede talmudica in arte banchieri a tenere questa inutile Europa unità? Un aiutino forse alla Merkel perché anche tu tetesco?

Chavez che chiede indietro l’oro del Venezuela alle banche di Londra che rispondono: um!! Al momento non lo abbiamo!!! Che aiuto al crak. Ron Paul che scopre che la FED non ha più oro (e ho dubbi anche su quello italiano tenuto dalla privata BANKITALIA SpA.

Ma cosa altro deve succeder per capire che siamo oltre ogni ragionevole dubbio governati da un branco di pazzi folli maniaci e………. qui mi fermo, altro che “esportiamo la democrazia”.

Ora due cose sul “fronte comune”, la cosa che mi sta dando disturbo e anche al movimento a cui facci riferimento (albamditerranea) è che nonostante in diversi ci stiamo sgolando a far capire la situazione ancora non si comprende (o non si vuole comprendere) il punto. Questi signori, non so come classificarli, imbecilli, deficienti, duri di comprendonia, non lo so, ma continuano a perdere tempo e a farci perdere tempo.

Noi abbiamo detto che c’è una economia mondiale, europea ed italiana, che ha due malattie, una è il raffreddore e l’altre è il cancro. Siamo oltremodo stufi di continuare a dire che il raffreddore al momento non ci interessa e NON E’ IL PROBLEMA, e dobbiamo assolutamente curare la metastasi del cancro.

Continuiamo a sentire, anche tra i contro economisti, che tocca tagliare i parlamentari, tagliare le provincie, togliere le auto blu, accorpare i comuni, e menate del genere , ecco stiamo parlando di raffreddore ossia il 5/10 % del debito pubblico, oltre la fatto che tagliare provincie accorpare comuni significa fare il loro gioco, ossia continuare a distruggere lo “stato vicino al cittadino”.

Lo si vuole capire che stiamo parlando di ordini di grandezza differenti, 500 milioni di euro (bene che vada) contro 55 miliardi d euro (bene che vada). Quindi se nel fronte comune ci sono ancora soggetti a cui piace perdere del tempo (oppure lo fanno a posta per distrarre) facciano pure, ma stanno giocando con la libertà e la vita di tutti. Lo stato è alleato con il nemico, e quando lo stato si allea con il nemico, al cittadino non resta che difendersi da ciò che non è più il suo stato. Noi non siamo disposti a perdere tempo con i raffreddori

Date alla BCE quello che è della BCE e ridate all’uomo quello che è dell’uomo.
L’uomo deve tornare ad essere il sacerdote della sua vita è deve celebrare la sua vita nella libertà.

Oggi invece è costretto ad eseguire una vita fotocopia. L’uomo è diventato un copia ed incolla.

Se lo stato non serve l’uomo (e lo stanno smontando pezzo per pezzo apposta) allora non serve più questo stato. Ogni forma di associazionismo che copre esigenze della collettività, non è un bene, ma è solo l’ennesimo fallimento dello stato verso il cittadino, e del suo stato sociale, più associazioni sotituiscono lo stato più vuol dire che è ora di riformare lo stato.

Ormai da diverse parti e da diverse organizzazioni anche da quelle che credevano in questo sistema arrivano segnali di una forte e un rinnovamento. L’ora della rivoluzione è nell’aria se non si mette mano alla riforma monetaria seria.
A settembre ci saranno belle sorprese....

Ci si rimprovera che siamo prolissi, quindi chiudo qui.

Giuseppe Turrisi (alba mediterranea)

mercoledì 20 luglio 2011

L'altra verità sulla Libia.. secondo Maurizio Blondet



Se il mondo non fosse rovesciato, ossia se l’Occidente fosse ancora fedele alla sua civiltà storica, onoreremmo commossi l’eroismo dei soldati libici e dei loro comandi. Un esercito da operetta, ci è stato detto; fatto per lo più di mercenari, ossia di disoccupati venuti dall’Africa nera; che Gheddafi ha armato di Viagra perchè potessero violentare le donne libiche.

E questa è propaganda; ma gli stessi servizi francesi avevano assicurato che quell’armata ridicola si sarebbe sgretolata ai primi colpi della NATO, i soldati avrebbero disertato a migliaia. È stato questo a convincere Sarkozy a tentare il colpo: presentarsi alle prossime elezioni presidenziali con la gloria del condottiero vincitore di una guerra-lampo facile. Da Washington, anche Obama annunciò che la guerra contro Gheddafi sarebbe durata qualche giorno, al massimo qualche settimana.

Invece ecco, sono quattro mesi che la truppa libica, lungi dallo sgretolarsi, resiste e contrattacca. In condizioni di assoluta inferiorità, con lo spazio aereo interdetto da forze aerei totalmente preponderanti, che colpiscono i mezzi corazzati, i pezzi d’artiglieria e le batterie antimissile, più edifici e supposti bunker di Gheddafi, al ritmo di una cinquantina di bombardamenti e attacchi aerei al giorno, seimila dall’inizio delle operazioni. Ogni movimento dell’armata libica a terra è rilevato da almeno 3 satelliti-spia che sorvolano il Paese ogni giorno, senza contare gli aerei-radar Awacs americani (sono gli americani ad indicare ai caccia-bombardieri francesi e britannici l’80% dei loro bersagli, a fornire gli aerei-cisterna per riforninento in volo, i droni, i missili antiradar, gli apparati di guida-laser per le bombe intelligenti...).

Chiunque abbia una qualche nozione di cose militari capisce che cosa significhi per una piccola armata continuare ad operare militarmente in queste condizioni, col ventre molle esposto dal cielo, con la coscienza psicologica di aver contro la NATO e la Superpotenza, senza prospettive di vittoria; quale coesione e tenuta morale ciò richieda.

Eppure i militari libici operano, ostinatamente riconquistano il terreno occupato dai ribelli sotto copertura aerea NATO, costringono i Raphale e gli F-16 a tirare da alta quota per non essere colpiti dalla contraerea; avanzano benchè i loro cingolati vengano centrati e distrutti dal cielo; e le loro azioni mantengono un limpido senso strategico.

Il tentativo di bloccare il porto di Misurata (da dove i ribelli possono ricevere materiale pesante) con reti di mine, benchè non riuscito o non del tutto, induce a rendere onore ai loro ufficiali. La loro chiarezza strategica contrasta con l’azione della NATO, che un responsabile militare francese ha definito, parlando al Nouvel Observateur, «colpi senza capo nè coda. Per gli ufficiali della NATO, si tratta di far eseguire un certo numero di sortite aeree al giorno. Non c’è alcun obbiettivo strategico coerente, solo dei casi da schiacciare. Questa burocrazia fa la guerra come l’INPS». (Les ratés d'une guerre française)

Migliori allievi di Clausewitz di noialtri europoidi, i comandanti libici hanno raggiunto col sacrificio dei loro uomini, un risultato politico di prim’ordine: Sarkozy, entrato à la guerre con lo scopo dichiarato di detronizzare Gheddafi, di colpo ha dichiarato che il colonnello Gheddafi può essere un interlocutore politico, insomma che si può trattare con lui.

La signora Clinton ha dovuto precipitarsi a dire che no, lo scopo dell’operazione non è cambiato, che Gheddafi deve andarsene; Frattini ha ripetuto la lezione, con in più il sospetto (espresso a metà) che Sarko si preparasse a trattare personalmente con il colonnello, tagliando fuori la NATO e l’ONU. La Clinton e Frattini hanno dichiarato il comitato dei ribelli, il CNT, l’unico governo legittimo riconosciuto dall’Occidente... Un neocon d’accatto italiano, di nome Vittorio Emanuele Parsi (che riceve le imbeccate dai pensatoi israelo-americani, e per questo viene ospitato su media importanti) ha persino accusato Sarkozy – incredibile sprezzo del ridicolo – di tradimento. (Ecco chi c'é dietro il tradimento di Sarkozy)

Ma che fare? I comandi francesi hanno fatto sapere che praticamente non hanno più missili e munizioni sofisticate, che la portaerei Charles De Gaulle, in mare da otto mesi, deve tornare nei bacini. Insomma, la resistenza militare libica ha messo Sarko più o meno nella stessa posizione di Gheddafi: entrambi col bisogno di trovare una via di sconfitta onorevole, con la prospettiva di «ritirarsi nella propria tenda a scrivere e meditare», a vita privata. Anzi, l’aggressione della NATO, che dura troppo e uccide troppi civili, ha provocato – pare – una ri-esplosione di popolarità per Gheddafi tra i suoi tripolini: prima, dicono a Tripoli, occorre «vincere gli invasori della NATO e i ribelli della NATO». (La France reconnaît l’échec des bombardements de l’OTAN)

Gheddafi, ridicolo e ambiguo farabutto con problemi mentali, non è più il fulcro della questione. Se l’esercito libico fosse giudicato come un esercito occidentale, parleremmo di nascita di una nazione, nel sangue e nel fuoco di una guerra contro un nemico disonorato ma schiacciante.

Ove nascesse e fosse riconosciuta, questa nazione potrebbe addirittura trascinare il governo italiano davanti ad un tribunale dell’ONU per violazione di trattati internazionali.

Basta scorrere i titoli dei capoversi del Trattato di eterna amicizia firmato da Belusconi nel 2008, per capire chi è il traditore in questo gioco.
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Eccoli:
Articolo 1
Rispetto della legalità internazionale
Le Parti, nel sottolineare la comune visione della centralità delle Nazioni Unite nel sistema di relazioni internazionali, si impegnano ad adempiere in buona fede agli obblighi da esse sottoscritti, sia quelli derivanti dai principi e dalle norme del Diritto Internazionale universalmente riconosciuti, sia quelli inerenti al rispetto dell’Ordinamento Internazionale.
Articolo 2
Uguaglianza sovrana
Le Parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti ad essa inerenti compreso, in particolare, il diritto alla libertà ed all’indipendenza politica.
Articolo 3
Non ricorso alla minaccia o all’impiego della forza
Le Parti si impegnano a non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l'integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte o a qualunque altra forma incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite.
Articolo 4
Non ingerenza negli affari interni
1. Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito di buon vicinato. 2. Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l’Italia non userà, ne permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà, né permetterà, l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia.
Articolo 20
Collaborazione nel settore della Difesa
Le due Parti si impegnano a sviluppare la collaborazione nel settore della Difesa tra le rispettive Forze Armate, anche mediante la finalizzazione di specifici Accordi che disciplinino lo scambio di missioni di esperti, istruttori e tecnici e quello di informazioni militari nonché l’espletamento, di manovre congiunte.
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L’Italia s’è rimangiata ciascuno e tutti questi articoli. Materia di tradimento, argomento penale da Tribunale dell’Aja. Ma questo, naturalmente, se il mondo fosse ancora governato dal diritto internazionale. Quell’ordine emerso dal sangue della guerra dei trent’anni, un massacro selvaggio a cui i giuristi europei e i popoli esausti misero fine con il Trattato di Westfalia del 1648: fu stabilito allora il principio della sovranità legittima degli Stati; grandi o piccoli, forti o deboli, gli Stati furono da allora considerati reciprocamente persone giuridiche, che potevano legarsi con trattati, come le persone fisiche con contratti, e che questi trattati-contratti avevano forza legale. Fu uno sforzo supremo di civiltà, grazie al quale anche la guerra fu resa una istituzione (il nemico restava legittimo, il che significava che la mira della guerra era concludere con esso un trattato – di pace) e la guerra perpetua, di tutti contro tutti e senza fine, poteva conoscere una conclusione sostenibile per la vita.

Come noto, dall’11 settembre, quest’ordine è stato rovesciato, e ne vige un altro, imposto da Israele e dal suo Golem americano. Nel settembre 2002 la Casa Bianca di Bush jr. fondò questo nuovo diritto scrivendolo nel documento sulla Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti per il prossimo secolo: l’America (su indicazione dei neocon talmudici) si arrogò la prerogativa dell’«uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di qualunque Stato» che l’America, a suo insindacabile giudizio, giudicasse «contrario ai suoi interessi nazionali».

Ciò equivale a dichiarare – da Washington – ogni altro Stato illegittimo, potenzialmente aggredibile. Ciò equivale ovviamente a sostituire al diritto la violenza come mezzo primario delle relazioni internazionali. Nessuno Stato è al sicuro, se non si dota di una forza bellica tale, da tenere sotto scacco l’America. Ciò significa, infine, che alla civiltà – Jus Publicum Aeuropaeum – si è sostituita la barbarie.

È questo l’ordine che vige attualmente. Israele lo applica impunemente contro i palestinesi, lo ha applicato impunemente contro la Turchia aggredendo in mare una sua nave che stava portando aiuti a Gaza. Il nano Sarkozy non ha fatto che approfittare di questo nuovo ordine, aggredendo la Libia perchè la credeva più debole, facile da debellare e da privare della sua sovranità; ora, il fatto stesso che invece la Francia del nano si riveli debole, toglie ad essa la legittimità.
Una ragione in più per rendere onore ai soldati libici ed ai loro comandanti, e riconoscerli eroi: dove è sparito il diritto, una nazione non ha che da usare la forza, e anche se tale forza è disperatamente inferiore, per difendere il proprio onore.

Gheddafi o non Gheddafi, rendo a questi soldati volentieri questo tributo, da italiano disonorato dal suo governo.


Maurizio Blondet

sabato 7 maggio 2011

Peppe Sini: "Il costo della guerra afgana e libica..."

Quanto costa l'illegale, criminale partecipazione italiana alla guerra afgana ed alla guerra libica?

Quanto costa in termini di esseri umani assassinati?

E quanto in termini di necessita' di cure mediche ed assistenza per feriti e mutilati?

E quanto in termini di devastazioni ambientali?

E quanto in termini di impoverimento delle popolazioni dalle distruzioni belliche provocato?

E quanto in termini di risorse materiali ed intellettuali sperperate a fini di morte, a fini di strage, a fini di male, di male abissale ed irrimediabile?

E quanto in termini di semina di odio che nuove morti, nuove stragi, nuovo male abissale ed irrimediabile generera'?

E questo riguarda l'umanita' intera.

*

Ma a voler poi restringere lo sguardo sui soli costi finanziari per il solo pubblico erario del solo nostro paese: quanto costa all'Italia di spese militari, di armamenti, di proiettili, di attrezzature, di logistica, di organizzazione e personale impiegati a fini di male, a fini di morte?

E quanto di distruzione di risorse e di inquinamento venefico?

E quanto di sottrazione di risorse pubbliche ad altre attivita', queste orientate al bene invece che al male, alla vita invece che alla morte?

Perche' anche questo occorrera' considerare.

*

Vivo in una citta' in cui l'acqua che esce dai rubinetti delle case e' avvelenata dall'enorme presenza di arsenico. Le istituzioni sostengono di non avere risorse finanziarie per dearsenificare l'acqua che arriva nelle case: so bene che non e' vero, ma sta di fatto che questa e' la risposta del Comune, della Regione, del Governo: non ci sono le risorse finanziarie. Nelle pubbliche casse non ci sono soldi per non avvelenarci; ma ci sono per ammazzare afgani e libici.

Vivo in una regione in cui l'assistenza sanitaria e' ridotta in condizioni disastrose. Sono di quelli che si batterono negli anni Settanta del secolo scorso per ottenere una riforma sanitaria che a tutte le persone riconoscesse il diritto alla salute e all'assistenza. Oggi i ladri che tutto saccheggiano della riforma sanitaria han fatto strame, e delle vite dei piu' bisognosi di aiuto; e mentre di tutto ci derubano, all'unisono ripetono l'allegro ritornello: che non ci sono soldi per il diritto alla salute, alla cura, all'assistenza. Ma ci sono per ammazzare afgani e libici.

Ed e' inutile che aggiunga che vivo in un paese in cui il governo golpista da anni sta distruggendo la scuola pubblica: e sempre la stessa intona tiritera: non ci sono soldi per il diritto allo studio (ovvero per il diritto all'interiore responsabilita' e liberta' ed alla solidarieta' che ogni essere umano congiunge all'umanita' intera: responsabilita', liberta' e solidarieta' che dell'accesso al sapere comune sono il frutto piu' prezioso). Ma ci sono per ammazzare afgani e libici.

E dunque: quanto costa l'illegale, criminale partecipazione italiana alla guerra afgana ed alla guerra libica?

*

Ma lei - obietta il volto ora rubicondo ed ora emaciato che mi fissa sorpreso e sdegnato dall'acquario televisivo e insieme ammicca ossequioso e servile al padron suo rapace e bombardiere - ma lei, caro signore, cosi' ne fa quasi una questione personale...

E' sempre una questione personale.

E' sempre una questione personale. Di persone che vengono uccise e di persone che uccidono. E di persone rese complici del'orrore, e di persone che complici delle stragi non vogliono essere.

Di questo stiamo parlando, nessuno e' fuori del sacco, nessuno e' al di sopra della mischia: chi non salva le vite le uccide, chi non si oppone alla guerra ne e' complice, chi non sceglie la nonviolenza alla violenza massacratrice si e' gia' prostituito.

Peppe Sini

sabato 30 aprile 2011

Gianni Donaudi: "Considerazioni sulla guerra di Libia..."

PER QUANTO CONCERNE LA LIBIA VALE SEMPRE LO STESSO DISCORSO CHE GIA' FU PER L'IRAQ, LA SERBIA E DI NUOVO L'IRAQ.

IL NUOVO NAZI$MO "UMANITARIO" e SOPRATUTTO IMPERIALI$TA DELL'IMPERO DEL DOLLARO, COMINCIA A DEMONIZZARE QUEGLI STATI E NAZIONI( NON IMPORTA DI QUALE IDEOLOGIA POLITICA O DI RELIGIONE SIANO) CHE NON VOGLIONO STARE AL GIOCO DEL POLITICAMENTE CORRETTO. SI CREA COSI' ANCHE IN UNA "SINISTRA" ORMAI ASSERVITA AL CONSUMISMO E AL MODELLO DI VITA OCCIDENTAL-AMERICANO(OLTRECHE' AL LIBERI$MO $ELVAGGIO) E ANCHE IN QUELLE MASSE ALIENATE TELETOSSICODIPENDENTI, MORBOSE E GUARDONE ITAGLY/OTE CHE NEGLI ULTIMI 40 ANNI SI SONO ALTERNATE DALL'I M P R O B A B I L E SBARCO $.U.A. SULLA LUNA AD ALFREDINO POMICINO NEL POZZO, DAL GIOCO DELLE COPIE E UN GIORNO IN PRETURA( è sempre eccitante curiosare sui problemi sessuali e di corna degli ALTRI!!!) AL GRANDE FRATELLO FINO ALLA MALCAPITATA IN STATO VEGETATIVO A CUI E' STATA STACCATA LA CORRENTE E ALLA POVERA SARA SCAZZI; UN'OPINIONE I N T E R V E N T I $ T A (NON DIMENTICHIAMO, IN FONDO, CHE NEL 1914 NON C'ERANO SOLO GLI INTERVENTISTI NAZIONALISTI O QUELLI SOCIALMASSIMALISTI RUOTANTI ATTORNO AL GIOVANE MUSSOLINI, MA ANCHE MOLTI CHE SI AUTOPROCLAMAVANO D E M O C R A T I C I E CHE FACEVANO RIFERIMENTO AL RIFORMISMO, ALL'AZIONISMO, AL RADICALISMO, AL REPUBBLICANESIMO E AL LIBERALISMO "DI SINISTRA").

E A QUESTO PUNTO E' FACILE AGIRE CON IL CONSENSO UNANIME DI DX et "SX". I NUOVI HITLER SARANNO SCONFITTI, E VIVREMO TUTTI FELICI E CONTENTI NEL NOSTRO BELL'OCCIDENTE, NEL PAESE DEI BALOCCHI. NATURALMENTE PAGANDO IL BIGLIETTO DI INGRESSO PERCHE' CHI NON HA I SOLDI VIENE NATURALMENTE ESCLUSO DA TALE PARADI$O TERRE$TRE E QUELLI CHE NE HANNO QUANDO FINIRANNO LE RISORSE SI RITROVERANNO TANTE BELLE ORECCHIE LUNGHE DA EMERITI SOMARI COME PINOCCHIO e LUCIGNOLO).

MA IL BELLO DEVE ANCORA VENIRE. AI NOSTRI IMPERIALISTI NON COSTA NULLA, IN FONDO, ELIMINARE LA LIBIA COME GIA' FECERO CON LA SERBIA E CON L'IRAQ.

MA IL CATASTROFICO SARA QUANDO PENSERANNO DI FARE I CONTI CON LA RUSSIA E SOPRATUTTO CON LA CINA. SARA' L'APOCALISSE. FILM COME QUELLO DI ANNAUD "SETTE ANNI IN TIBET" CHE TANTO SUCCESSO RISCOSSE PRESSO IMPIEGATUCCOLE E PROFIE RADICAL-CHIC, ECCE BOMBI E INTELLETTUALI S(C)EMICOLTI DI "SINISTRA", MA ANCHE PRESSO CERTA DESTRA RADICALE MENEGHINA CON PRETESE INTELLETTUALI (solo perché il protagonista era un ex capitano delle SS), SONO PELLICOLE MARCATAMENTE I N T E R V E N T I S T E CHE AL LATO PRATICO INCITANO ALLA GUERRA CONTRO LA CINA.

CON CIO' NON INTENDO CERTO AFFERMARE CHE GLI ATTUALI DIRIGENTI CINESI SIANO DEI "BRAVI RAGAZZI" (IL LIBERISMO SELVAGGIO IMPERVERSA ANCHE IN UNO STATO CHE SI PROFESSA "POPOLARE" e "COMUNISTA"), COME BRAVI RAGAZZI NON FURONO DI CERTO MILOSEVIC e SADDAM (CHE SI PRESTO' AL GIOCO AMERICANO DELLA GUERRA CONTRO L' IRAN) COME D'ALTRONDE NON LO E' GHEDDAFI. MA IO PRIMA CHE CON I GOVERNI STO CON I POPOLI. E OGNI POPOLO HA IL DIRITTO DI DECIDERE PER SE' STESSO SENZA BISOGNO DI INTERVENTI ESTERNI CHE NASCONDONO SEMPRE INTERESSI ECONOMICI (ANZI P R E D O N O M I C I) O GEO-POLITICO-STRATEGICI.

NATURALMENTE LE NOTIZIE VENGONO CALCATE e INGIGANTITE DA QUELLA CHE GUY DE BORD DEFINI' FELICEMENTE "LA $OCIETA DELLO $PETTACOLO (O SPETTA/CULO???). IN FONDO ANCHE NEL 1914 LA PROPAGANDISTA PREZZOLATA ANNIE VIVANTI DICEVA CHE I SOLDATI DI GUGLIELMO II° NEL BELGIO OCCUPATO TAGLIAVANO LE MANI AI BAMBINI E VIOLENTAVANO LE POVERE MONACHE. DOPO LA PRIMA GUERRA SI AMMISE CANDIDAMENTE CHE "SI TRATTAVA DI PROPAGANDA BELLICA".

C'E' DA DARE ATTO A UMBERTO BOSSI(premetto di non essere assolutamente un leghista!!!) CHE SULLA LIBIA HA PRESO (COME GIA' FECE PER LA SERBIA) UNA PRESA DI POSIZIONE COERENTE e CORAGGIOSA IN MEZZO A TANTI LUPI MANNARI DELLA POLITICA DEI DUE POLI. CONSIGLIO PERTANTO A TUTTI DI LEGGERE LE SEGUENTI OPERE DI COSTANZO PREVE =

IL BOMBARDAMENTO ETICO - CRT - Pistoia, 2001

LA QUARTA GUERRA MONDIALE - All'Insegna del Veltro - Parma, 2008

Gianni Donaudi

venerdì 29 aprile 2011

Libia e Medio Oriente: guerre, ideologie, religioni, movimenti, assestamenti... - Tutto quel che c'è da sapere sulla Quarta Sponda




Ante Scriptum di Giorgio Vitali:

QUESTO ECCEZIONALE ARTICOLO MERITA UN COMMENTO ASSAI LIMITATO. A parte molte considerazioni, da Napolibera già elencate altre volte, alcune di queste trovano conferma in informazioni da me in precedenza acquisite. In particolare, per quanto riguarda l'attentato di Via Rasella di cui si sapeva di tutto e di più. Leggere l'autobiografia di Giorgio Amendola. Pwer quanto riguarda il linciaggio del povero Carretta, occorre aggiungere che TUTTO era stato preordinato, talchè NESSUNO della forza pubblica intervenne in suo aiuto ( carabinieri, polizia, MP e quant'altro...) perchè il tapino, che COMUNQUE era testimone dell'accusa, NON potesse dire chi FU salvato e chi invece fu condannato (tra gli altri Aladino Govoni, figlio del noto poeta). Tra i salvati c'era ovviamente il "muratore di Nizza" noto per essere stato un mandatario di attentati contro il Duce (in concomitanza con l'invio di messaggi di messa in guardia...leggere; "17 colpi", di Amerigo Dumini, edito da Longanesi in più edizioni).D'altronde, il questore Caruso era sicuro di potersi salvare e per questa ragione si era lasciato prendere a Perugia, ove era ricoverato. [Delle cretinate è pieno il mondo].

PER QUANTO RIGUARDA I RAPPORTI CON LA LEGA, è ovvio che in Italia occorre sempre giocare a biliardo. E' sul rinculo della palla battuta che si vince.
In questo caso, l'opposizione della Lega aiuta il Berlusca, e forse anche il Papa, dal dover affrontare una GUERRA ideologica e RELIGIOSA di grande respiro. (A parole da molto tempo dichiarata... ricordiamo che il buon Huntington, nel suo libro su commissione dei Teocons (Scontro di Civiltà) annovera il Cattolicesimo Ortodosso fra i nemici. NON A CASO LA GRECIA è ANNOVERATA FRA I CATTIVI DA PUNIRE DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO (ma è salvata dalla Cina, vedi il caso...)

CONSIDERAZIONE FINALE: la Lega è fisiologicamente un partito di tentenza europeista. Il richiamo ANCESTRALE dei padani è infatti quello esercitato dal Centro Europa. Leggi: Germania-Austria, e forse RUSSIA. Come avevamo altre volte dichiarato, il quadro geopolitico eurasiatico ritorna prepotentemente alla ribalta della storia, 66 anni dalla morte di Mussolini, che ne fu il più acuto propugnatore. GV.



ITALIA IN LIBIA: ENTRO I CONFINI RIGIDI DELLA '1973-ONU'

Cade come il cacio sui maccheroni, l'opposizione leghista alla guerra di Libia, che sarà espressa anche in un opportuno dibattito parlamentare. In tal modo la missione italiana potrà provare a rimanere entro i confini rigidi della 1973-ONU: che istituisce solo una 'no-fly zone', ma esclude ogni proposito di 'regime change'. Quello che è l'obbiettivo neanche nascosto della coalizione anglo-franco-ameri.com.....per insediare il Libia il potere integralista ed anti-cristiano dei 'salafiti' islamici. Come è già successo in Afghanistan, in Iraq (dove al posto del cristianissimo-cattolico caldeo Tareq Aziz, qual Vice-presidente, siede adesso il fondamentalista Tareq Al Hashemi, dei Fratelli Mussulmani: nemici storici del Nasserismo rivoluzionario, e di ogni nazionalismo arabo anti-inglese), e forse anche in Egitto.

L' Italia infatti per quasi 50 anni ha potuto eludere le pressioni del Grande Sorello atlantico, che ci spingeva ad aderire sempre a nuove guerre di strage e di conquista, in virtù di un 'pactus abditus' stipulato, già del 1944, tra Chiesa e Chiesa.

a) Quella Cattolica e Romana di San Pio XII, Papa Eugenio Pacelli.
b) Quella del 'Comunismo' Nazionale, e del 'Partito Italiano' di Palmiro Togliatti.

Ne abbiamo dettagliatissima testimonianza dalla penna dell' ex-segretario di Togliatti stesso, il memorialista Massimo Caprara.
In un suo libro, 'Paesaggi con figure', edito da ARES nel 1999, un capitolo è dedicato a Don Giuseppe De Luca. Il grande intellettuale, detto 'il Gramsci Vaticano', che stipulò, dietro precisa 'mission' del Papa stesso, un patto col PCI appena rinato in Italia col famoso 'discorso di Salerno' del maggio 1944: però come 'Partito di tipo nuovo' intento a perseguire una 'via Italiana' abbandonando il modello unico del bolscevismo-1917. Che per la verità già Stalin stesso aveva da gran tempo abbandonato, per una nuova strada Patriottica, liquidando la vecchia guardia 'anti-Partito', e, francamente parlando, anche anti-Russa: Trotzki, Zinoviev, Kamenev, e loro 'compatrioti' in generale.

Il contenuto di quell' accordo De Luca-Togliatti, che fu stipulato sulla parola, e soprattutto sfuggendo alla sorveglianza militar-spionistica del Nemico che andava occupando anche Roma, dopo Sicilia e Napoli (come Caprara narra vividamente in stile 'Le Carrè') fu assai presto palese: l' opposizione comunista al Patto Atlantico.

Quella che la Democrazia Cristiana non 'poteva' manifestare, lo faceva il PCI, scendendo nelle strade e nelle piazze al posto di quegli altri: contro la NATO, contro la criminale Guerra di Corea (quando il boia Mac Arthur, che voleva gettare su Pyongyang la bomba nucleare, fu fermato dallo stesso Eisenhower), e contro la mostruosa carneficina 'al napalm' che ha nome eterno: VIETNAM.

Il Vietnam che E' il destino ontologico dell'Impero del Male.... comunque mascherato.

'Il Gioco delle Parti', onde il più debole seppe farsi beffe del Gorilla, consentì una Politica di interesse nazionale che ebbe in Enrico Mattei il massimo interprete: fu l' appoggio del Papa in persona che consentì, all' ingegnere marchigiano, di sorpassare anche la sorda opposizione alla nascente ENI dell'austriacante anti-italiano ALCIDE DE GASPERI, apposto al governo dagli anglo-americani proprio per la sua estraneità, suddito absburgico quale era sempre stato, al tessuto Nazionale. Un Atlantista di ferro, che con lo sciagurato 'Trattato di Pace' stipulato in ginocchio di fronte alle Potenze Nemiche che avevano occupato la penisola, barattò apertamente perfino quel residuo di Sovranità che ci poteva derivare perfino dalla 'co-belligeranza' cosiddetta, del 1943-45, con la sua Valsugana, stabilizzata entro i confini-Nord.


Tutto questo ha retto per ben oltre trent'anni, giungendo infine ai due Trattati 'westfaliani', comunque basati sul Principio di Sovranità e non-ingerenza:

1) quello di Helsinky del 1975, tra le Nazioni Europee, che si stabilizzavano DENTRO i confini usciti dalla guerra: era l' unico modo di FERMARE l'intromissione anglo-americana sul Continente. Un Trattato per il quale si spese la leadership di un Grande Condottiero di Pace, Leonid Breznev, Segretario del PCUS sovietico per quasi vent' anni, dopo la detronizzazione di Kruscev, successiva alla questione 'Missili a Cuba', nel 1962....Mercé la quale Kruscev stesso sperperò, stranamente ingaggiando con gli USA una 'sfida impossibile' al loro blocco navale, la straordinaria vittoria conseguita dal popolo cubano nella Baia di Porci, che avevano sconfitto l' invasione dei mercenari-CIA, appena un anno prima.

2) quello dolorosissimo connesso: il Trattato di Osimo, in quello stesso anno stipulato tra l' Italia e la Jugoslavia dell' agente britannico Josip Broz, detto 'Tito'. Che comportò la rinuncia alle terre italiane (la 'zona B') occupate in Istria dalle truppe del medesimo 'Tito', alla fine del conflitto, con un colpo di mano favorito dalla benevolenza inglese ....

Con questa rinuncia l'Italia pensò, tagliandosi 'una libbra di carne', come capita ad Antonio alle prese con Shylock l'usuraio nel famoso dramma di Shakespeare intitolato il 'Mercante di Venezia' (180 km. da Trieste), di essersi messa al sicuro dalle pretese dell'Impero Unico.


MA NON AVEVA FATTO I CONTI CON LA 'VARIANTE-B.R.LINGUER'....

Enrico B.R.linguer, figlio di Mario, suocero di suo cugino Luigi Manconi che era il capo del servizio militare di Lotta Continua ai tempi del delitto Calabresi, ed oltre, 'si iscrisse alla Direzione del PCi fino da quando portava il grembiulino', come lo definì Pajetta con il tagliente sarcasmo volterriano che fu della sua lingua.
Alludeva, il dirigente comunista, al padre del medesimo soggetto: un 'azionista' di Giustizia e Libertà che nascondeva un agente dello PsyWarfare inglese. Come si vide al 'Processo Caruso', Roma settembre 1944....istruito dal Tribunale delle Epurazioni.
Quando il suo Presidente, Mario B.R.linguer ante-litteram, dietro istruzioni impartitegli dal suo Capo, il colonnello inglese John Pollock, presiedè invitando il pubblico presente, quel dì stranamente foltissimo, a linciare dirattamente il testimone in udienza PEIMA CHE POTESSE DEPORRE: DAVIDE CARRETTA, il Direttore di Regina Coeli durante l' occupazione tedesca. Durante il quale Direttorato si era verificata la famosa 'fuga di Pertini' da quel carcere stesso, alla vigilia dell' attentato di via Rasella e delle conseguenti Fosse Ardeatine. Che gli Alleati avevano certamente 'previsto', se, di concerto col Carretta stesso, e coi tedeschi ugualmente, fecero in modo che il loro uomo a Roma, il 'muratore di Nizza' come egli stesso si definiva, scampasse alla famosa 'Rappresaglia', organizzandone la tòpica 'evasione'.

Dunque, si trattava di eliminare lo scomodissimo 'favoreggiatore', della evasione stessa, e testimone pericoloso, visto che intanto a Roma si era stabilito Palmiro Togliatti, uomo insieme di Stalin e del Papa, pur se per vie traverse.....

Mario B.R.linguer si garantì, con l'eccitare una plebe per bene organizzata, come è visibile dal famoso film girato in quella sede da Luchino Visconti, benemerenze storiche. Fu suo figlio Enrico a beneficiarne. Questi, demagogo astuto ed abilissimo ad ingannare le menti più ingenue, debuttò 'in politica' capeggiando una 'rivolta del pane' cosiddetta, a Sassari, nel 1944, a fascismo caduto da un bel pezzo. Fu, questa pseudo-rivolta 'popolare' , grazie alla quale Enrico il Giovane si guadagnò i galloni di 'martire-antifascista'
IL PRIMO ATTO PUBBLICO DELLA ORGANIZZAZIONE EVERSIVA 'GLADIO' sull' isola che ne è base privilegiata.....Ed i cui fondatori furono: MARIO BERLINGUER STESSO, suo cugino ANTONIO SEGNI (IL presidente-GOLPISTA del 'Piano Solo' 1964), suo cognato SERGIO SIGLIENTI, Presidente dell' IMI, e GIUSEPPE MANCONI, prima che vi aderissero altri più giovani, tra cui spiccò COSSIGA (=Còrsica), anche lui imparentato a tutti gli altri, come da ancestrale abitudine di quelle confraternite.

La fortuna di Enrico nasce nei secondi anni Sessanta, successivamente ad un evento capitale quale fu la Guerra dei Sei Giorni, e poi la cosiddetta 'Primavera di Praga', il Maggio francese, i moti studenteschi a Berlino, Francoforte, Roma, Milano eccetera del 1968. Dappertutto in Europa tranne che a Londra, chissà perchè...Perchè anche il 'comunismo' ---quello prima di Lenin e di Stalin che fu Russo soprattutto ('Il Socialismo in un solo Paese', cioè : Nazionale)--- che accusava solo l' industria, però scansando, nell' anatema, la condanna del cpitale finanziario, dilagò ovunque sul continente, con moti e sovversioni contro i rispettivi governi e stati sovrani. Ma a Londra, ove pure trovò i natali il famoso 'Manifesto' del 1848, mai che abbia allignato. E neppure in USA, vedi caso.

Così, di pari passo che la famosa 'industria' tipica di quei luoghi, poi esportata anche in Italia peninsulare, portava grassi 'revenus' da depurare nelle casse delle locali banche, cioè IMI-Siglienti che era la più importante, progrediva anche 'la carriera di Enrico': grigia e burocratica, triste e sorda, come il suo titolare era 'atrabiliare'...ma in grandissima ascesa, a Roma, perchè nel frattempo era morto Togliatti, l' avversario di suo padre Mario. Che, contro la linea delle 'epurazioni' promossa dagli inglesi, aveva imposto invece una 'amnistia' fra gli Italiani di ambo le parti uscite dalla Guerra Civile di quei tragici anni.

PER FARE IN MODO CHE LA POLITICA SI SOSTITUISSE ALLA 'MORALE' SECONDO LA SETTA DEI COSIDDETTI 'AZIONISTI', OSSIA GLI AGENTI INGLESI CHE PROPRIO LA POLITICA VOLEVANO CANCELLARE DALLA MENTE DEGLI ITALIANI. Per poi sostituirla con una 'Amministrazione Giudiziaria', in ogni settore (industria, finanza, economia), che favorisse i loro interessi, a scapito dei Nostri.

Fu proprio questo il Verbo, invece, di B.R.linguer figlio. La 'Morale' al posto della Politica... Un 'ultrasinistrismo' parolaio, e non solo...che, proprio come quello del suo futuro genero, e cugino, MANCONI LUIGI di Lotta Continua, favoriva concretamente l' interesse 'Atlantico' in Italia. Ossia il dominio della razza-finanza di Wall Street e della City.....Per mezzo delle Procure e dei P.M.
Una sigla, a ben vedere, che gli italiani conobbero, in forma speculare, già dal dopoguerra: MP, ossia Military Police, dai bracciali cifrati apposti sulle maniche delle divise dei soldati nemici a spasso per le nostre città....a razzolare per 'segnorine' apposite.

Fu dunque Enrico Berlinguer che, come primi atti alla guida del PCI, MA GIA' DA TEMPO 'ATTENZIONATO' DALLO STATE DEPT.*, onde era asceso con le modalità di cui vedi al sito www.napolibera.eu alla voce 'SARDINIA CONNECTION', pose due clamorose dichirazioni, che rovesciavano in toto l' impostazione 'Nazionale' Togliattiana:

1) la prima: nel settembre del 1973, successiva all' odioso golpe organizzato in Cile dalla CIA contro il legittimo governo di Salvador Allende, per rapinare tutto il rame cileno, DI SOSTANZIALE CONSENSO AL GOLPE STESSO: "E' sbagliato cercare di governare col 51% dei voti....occorre un 'compromesso storico' fra le componenti maggioritarie della politica (italiana)". A ben vedere UNA NEGAZIONE DEL PRINCIPIO DEMOCRATICO, PER CUI LA MAGGIORANZA HA DIRITTO A GOVERNARE. (Onde ancor oggi i suoi squallidi epigoni-mercenari al soldo straniero contestano il principio di legittimità della maggioranza elettorale concretamente vigente).

2) la seconda: nel giugno del 1976, alla vigilia delle elezioni politiche, allorchè
---intervistato, guardacaso, dal medesimo GIANPAOLO PANSA che pure aveva intervistato il noto collabò JUNIO VALERIO BORGHESE alla vigilia del suo 'golpe' mancato del dicembre 1971-- dichiarò di voler stare al sicuro 'SOTTO LA NATO'.

Con quella dichiarazione B.R.linguer aveva silurato proprio gli accordi di Helsinky così faticosamente stipulati durante qussi 30 anni di diplomazia 'westfaliana' continentale: aprendo la strada ad una nuova invasione e occupazione d' Europa stessa da parte dell' imperialismo anglo-americano.

Il golpe in Italia del 1978, con l' assassinio di Aldo Moro, la destituzione di Giovanni Leone per intronare al Quirinale il 'muratore di Nizza' fedelissimo agli anglo-B.R.lingueriani, e la 'morte improvvisa' di Papa Luciani, che portò al soglio Petrino 'l' uomo di Brzezinskji', già statuito da 'State Dept.&Foreign Office' nel 1976', di cui era stato 'prodromo in Napoli' il rapimento di Guido De Martino (figlio del Segretario del PSI candidato al Quirinale su unanime designazione della DC-PCI-PSI-PRI ecc.), aprì la strada, B.R.linguer testa-di-ponte, alla nuova occupazione.

Da allora, in Itallia, ed in Europa, NON c' è più una opposizione 'interna' a ciascun paese alle avventure imperialiste anglo-americane, come fu ai tempi della guerra del Vietnam. Anzi: i 'comunisti-B.R.linguerinnegati', ormai divisi in bande separate alla ricerca ciascuna del suo proprio bottino,l' una contro l' altre armate, e accomunati solo dallo 'stare a mercè' (=mercede) di qualunque Capitano straniero (Monti, 3Monti, Montezemolo ecc.) dichiari sedizione contro il Legittimo Governo Nazionale in vista di commissariare l' Italia per conto altrui, SONO SEMPRE I PIU' ACCANITI GUERRAFONDAI NEL RICHIEDERE SEMPRE PIU' SPEDIZIONI MILITARI, BOMBARDAMENTI, COLPI DI STATO contro le Nazioni Sovrane CHE LORO NON POSSONO PIU' ESSERE (Invidia Penis Altrui), perchè VENDUTI (VEN-DU-TI, UNA VOLTA PER TUTTE) da parte dei Badroni usurai di Wall Street e della City ai cui ordini, e solo ormai a quelli, essi rispondono come scattanti soldatini: AT- TENTI'.

E' per questo che, come una manna, cade oggi l' opposizione leghista per frenare, come da antica diarchia DC-PCI/Nazionale, la partecipazione italiana, anche armata, alla guerra di Libia IMPOSTA dagli Alleati: che, grazie a B.R.linguer, ci troviamo Padroni in Casa Nostra. Come mai furono ai tempi di Togliatti.

Gianni Caroli - giannicaroli@napolibera.eu

martedì 5 aprile 2011

Movimento Nonviolento: Prosegue il digiuno a staffetta, per la Pace e contro il nucleare



Movimento Nonviolento: Prosegue il digiuno a staffetta, per la Pace e contro il nucleare

Ogni giorno che passa, anche ai più distratti o agli indifferenti appare sempre più evidente che la nuova guerra scatenata in Libia anziché lenire le sofferenze dei deboli e delle vittime, le aggrava.

Ogni giorno che passa la situazione in Giappone e a Fukushima, appare sempre più catastrofica, irrimediabile, fuori controllo.

Mentre a Lampedusa continuano a giungere profughi e fuggiaschi; mentre spesso le barcacce insicure cariche di disperati fanno naufragio ed i poveretti periscono in mare; mentre la Lega insiste con le sue proposte oscene di creare "eserciti" antinazionali e di chiusura delle frontiere regionali; mentre il presidente del consiglio è tutto impegnato a far approvare al Parlamento leggi ad personam per salvarsi dalla Giustizia; mentre tonnellate di cibo buono vengono gettate nelle discariche per ragioni di mercato; mentre tanta gente, donne uomini e bambini, al mondo tira la cinghia per mancanza di beni necessari.... Ecco che un eroico manipolo di nonviolenti dal 27 marzo 2011 si astiene volontariamente dal cibo per protestare contro la guerra e contro il nucleare, in un digiuno definito "a staffetta" in cui sono coinvolti diversi pacifisti.

In quanto marchigiano assunto, residente a Treia dall'inizio dell'anno, mi sento orgoglioso dello sforzo coraggioso di diversi marchigiani aderenti alla pacifica protesta, che sono entrati nella staffetta dei digiunatori. Fatalità sono tutte donne, come se la nonviolenza fosse una caratterisica femminile, ecco i loro nomi:
Evelina Savini (Jesi), Angela Genco (Jesi), Angela Liuzzi (Jesi)

Faccio presente che il Movimento Nonviolento e la Società Vegetariana (oggi Associazione Vegetariana Italiana, di cui il sottoscritto è membro dal 1984) furono entrambi fondati a metà degli anni '50 del secolo scorso dal professore Aldo Capitini, perseguitato dal fascismo per le sue idee pacifiste.

Paolo D'Arpini
Presidente Circolo Vegetariano VV.TT.
Via Sacchette, 15/a - Treia (Macerata)
Tel. 0733/216293

Il digiuno prosegue. Chi desidera aderire lo può comunicare a: azionenonviolenta@sis.it


Elenco completo dei digiunatori:
Hanno finora digiunato a staffetta da domenica 27 marzo a lunedi' 4 aprile: Mao Valpiana (Verona), Caterina Del Torto (Ferrara), Elisabetta Pavani (Ferrara), Raffaella Mendolia (Mestre - Venezia), Sergio Paronetto (Verona), Daniele Lugli (Ferrara), Maddalena Soffi (Verona), Domenico Letizia (Caserta), Alessandro Pizzi (Soriano - Viterbo), Luca Giusti (Genova), Massimiliano Pilati (Trento), Piercarlo Racca (Torino), Angela Dogliotti Marasso (Torino), Enrico Peyretti (Torino), Rocco Pompeo (Livorno), Caterina Bianciardi (Livorno), Mirella Martini (Mestre - Venezia), Vincenzo Benciolini (Verona), Gabriella Falcicchio (Bari), Albachiara Orlando e Stefano Daga (Oristano), Gavina Galleri (Cagliari), Giovanni e Graziella Ricchiardi (Torino), Mira Mondo (Condove - Torino), Claudia Pallottino (Torino), Evelina Savini (Jesi), Angela Genco (Jesi), Angela Liuzzi (Jesi), Pier Cesare Bori (Bologna), Marzia Manca (Cagliari), Tommaso Gradi (Ferrara), Laura Cappellari (Pedavena - Verona), Aurora Bedeschi (Ferrara), Marco Baleani (Gubbio), Silvana Valpiana (Verona), Claudia Capra (Brescia), Paolo Predieri (Brescia), Adriano Moratto (Brescia), Anna Zonari (Ferrara), Tiziana Valpiana (Verona), Marina Nardovino (Verona), Rocco Pompeo (Livorno), Carmine Buro (Prato), Pier Cesare Bori (Bologna), Pietro Del Zanna (Poggibonsi), Pierpaolo Loi (Monserrato - Cagliari), Raffaele Ibba (Cagliari), Maria Erminia Satta (Tempio Pausania), Andrea Zanetti (Orvieto), Lucia Agrati (Roma), Claudia Bernacchi (Padova), Marzia Manca (Cagliari), Maria Elena Sulis (Cagliari), Ignazio Carta (Cagliari), Frate Antonio Santini (Trieste), Ettorina Rubino (Trieste), Massimiliano Brignone (Torino), Danilo Villa (Monza), Maria Grazia Misani (Monza), Stefano Panozzo (Padova - Bruxelles).

Proseguono: martedi' 5 aprile: Tiziana Cimolino (Trieste); mercoledi' 6 aprile: Francesca Cimolino (Trieste); giovedi' 7 aprile: Liliana Obad (Trieste); venerdi' 8 aprile; Giorgio Pellis (Trieste); sabato 9 aprile: Alessandro Capuzzo (Trieste); Evelina Savini (Jesi), Angela Genco (Jesi), Angela Liuzzi (Jesi) porteranno avanti il digiuno a staffetta, alternandosi, fino alla fine della guerra.

venerdì 25 marzo 2011

Cultura con le accise sulla benzina? E chi ce la da la benzina...?


"C'è cultura e cul-tura...!" (Saul Arpino)

L’articolo 41 della costituzione italiana, per quello che ancora può valere visto che abbiamo perso ogni sovranità, recita: L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Ora l’aver ceduto la sovranità monetaria a dei privati e per di più in mano al libero mercato significa no avere rispettato la stragrande maggioranza degli articoli della costituzione italiana ma soprattutto l’articolo 41.

La legge della “moneta debito” che vuole indietro più di quanto presta ha un solo risultato, il fallimento di qualcuno nel sistema che usa quella moneta, non importa che sia lo stato, un ente pubblico, una impresa un cittadino. L’interesse, infatti come risaputo, non viene emesso dalla banca che presta il capitale, ma viene richiesto indietro insieme al capitale.

Questo significa che qualcuno nel sistema che usa la “moneta debito” non è messo in condizione di restituire, in altre parole deve fallire matematicamente. Se a tre imprenditori viene prestato un capitale di 100 euro per ciascuno con il 5% di interessi alla fine dell’anno i tre imprenditori dovranno restituire complessivamente 315 euro alla banca. Ora gli imprenditori per sopravvivere hanno diverse strade tutte deleterie, per i primi anni solitamente si pagano solo gli interessi (15euro) chiedendo ulteriori prestiti allo stesso emettitore, ma ad un certo punto chiedono il rientro forzato di tutto il capitale è qui solitamente ti mandano direttamente o indirettamente dall’usuraio (quello non legalizzato).

In questo caso uno dei tre deve soccombere solitamente l’imprenditore meno furbo (il più onesto per intenderci) dal sistema devono essere tolti i 15 euro di interesse che non sono stati emessi più il capitale (per farla semplice) ossia 115 euro, questo significa che gli altri due si dividono 185 euro rimasti nel mercato. Il giochino continua fin quando fallisce il prossimo. Ora il tradimento della costituzione comincia da queste cose. Se l’impresa deve essere fatta non in contrasto con l’utilità sociale e da non recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.

Ma quante schifezze di leggi sono state approvate contro questo articolo, dal testo unico bancario fino ad arrivare alla legge trenta, e quanti sindacati si sono venduti senza neanche conoscere questo articolo della costituzione.

Non basta, la turbo economica che rincorre il PIL fa si che più denaro viene emesso più si generano interessi più interessi si generano più non si potranno pagare (peggio di un sistema ponzi). La stessa tv serva del sistema sprona al consumismo sfrenato non fa altro che generare interessi e far diventare il sistema produttivo sempre più energivoro, e la soluzione quale è? costruiamo altre centrali per produrre energia elettrica, come non importa, nucleare non importa? Se ogni tanto qualcuna ha un incidente poi non fa niente si risolve tutto con qualche pausa di riflessione, ma intanto il motore del denaro debito non si deve fermare. Lasciamo poi fuori swap, derivate e forex che sono un il vero crimine contro l’umanità Hitler in confronto era un ragazzino di oratorio.

Stanno fallendo un sacco di imprese che si trascinano dietro migliaia di casi umani e tragedie, ma non ci fermiamo a riflettere sugli errori, nonostante l’evidente fallimento della economia liberista e della moneta debito ancora mantenere questo sistema ponzi che ci sta uccidendo. Quelli che hanno difeso la costituzione solo a parole sono degli emeriti ipocriti per non dire altro, la costituzione si difende mettendola in pratica non sventolandola alle ricorrenze.

Lo stato poi avendo ceduto ogni sovranità all’Europa della economia, perché l’Europa politica non esiste e la dimostrazione è sotto gli occhi di tutti in questi giorni. La Francia (nella sua ottusa mania di superiorità) aizzata dalla cordata USA-GB ha letteralmente attaccato la Libia (ma questa è un’altra storia schifosa) incosciente che l’obbiettivo di facciata è quello di instaurare la finta democrazia (e se ci riusciranno la Libia rimpiangerà Gheddafi quando si accorgeranno di essere cascati nella dittatura capitalistico–finanziaria-bancaria sionista (e non solo) ma sarà troppo tardi come per noi italiani adesso) ma l’obiettivo vero è quello di rompere l’Europa e l’euro.

Lo stato servo della moneta debito ha solo tre priorità, tagli alla spesa, aumento di tasse, vendita di patrimonio pubblico, tutte attività queste per racimolare denaro per il banchiere, dei problemi del cittadino neanche l’ombra e via con equitalia che fa sequestri, pignoramenti e cartelle esattoriali contro tutti altro che rilancio dell’economia e festa dell’unità d’italia.

Bisognava fare la festa dell’unità dei guadagni dei banchieri. Ma il popolo programmato per dormire non può fare altro che dormire. Con quali soldi si dovrebbe rilanciare l’economia (e la cultura)? Alzando le accise sulla benzina? Ma per favore, quando lo capiremo che è già troppo tardi per incominciare una rivoluzione del pensiero?

Giuseppe Turrisi

giovedì 24 marzo 2011

Peppe Sini, dal terzo giorno di digiuno, contro la guerra in Libia come in Afghanistan. Lettera aperta al Presidente della Repubblica



Signor Presidente,

mi permetta di rivolgerle queste franche parole, questa accorata esortazione. La gravita' dell'ora le rende, a me sembra, indispensabili.

*

la Costituzione della Repubblica Italiana, di cui lei e' il supremo garante, all'articolo 11 testualmente recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parita' con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranita' necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo".

Lei e' troppo fine giurista per poter equivocare sul preciso significato di queste parole: alla luce della sua legge fondamentale l'Italia non puo' in alcun modo partecipare a una guerra come quella in corso in Afghanistan, come quella in corso in Libia. La partecipazione militare italiana a quelle guerre e' quindi doppiamente illecita: perche' implica la partecipazione a stragi, e perche' viola il nostro ordinamento giuridico nel suo stesso fondamento.

*

Ma anche su un altro articolo della Costituzione della Repubblica Italiana vorrei richiamare la sua attenzione: e' quell'articolo 10 che testualmente recita: "L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero e' regolata dalla legge in conformita' delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non e' ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici".

Anche qui, alla luce del dettato della Costituzione si rivela essere razzista, criminale e criminogena la politica governativa italiana di persecuzione dei migranti in fuga da fame, guerre e dittature; la politica governativa italiana dei campi di concentramento e delle deportazioni; la politica governativa italiana che d'intesa col dittatore libico ha finanziato cola' una politica nazista e veri e propri lager di cui sono vittima tanti esseri umani innocenti che dai loro paesi tentano di venire nel nostro per salvarsi la vita: la Costituzione chiede di accogliere ed assistere quei migranti, l'effettuale politica governativa italiana li condanna a inauditi patimenti e alla morte. Anche in questo caso viene commesso un duplice efferato delitto.

*

Signor Presidente,

questa lettera e' un invito fraterno, e un'accorata esortazione, a voler esercitare il suo ruolo in difesa della legalita' costituzionale, e quindi - giusta lo spirito e la lettera della carta costituzionale - in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, e innanzitutto di quel diritto senza del quale nessun altro diritto si da': il diritto a non essere uccisi.

*

Signor Presidente,

dismetta una troppo a lungo protratta complicita' con decisioni politiche scellerate dagli esiti stragisti, una condotta che non solo non le fa onore, ma la rende corresponsabile di crimini inauditi.

Sia finalmente il Presidente della Repubblica Italiana cosi' come la definisce la Costituzione.

Denunci l'illegalita' della guerra e faccia cessare la partecipazione italiana ad essa, in Afghanistan come in Libia. Gia' troppe, troppe persone sono morte.

Denunci l'illegalita' del razzismo e faccia cessare la persecuzione dei migranti da parte del governo italiano. Gia' troppi, troppi orrori si sono dati.

*

Concludendo la sua "lettera ai giudici" del 18 ottobre 1965 don Lorenzo Milani enunciava la fondamentale verita' che e' nel cuore di ogni essere umano del nostro tempo (l'eta' atomica su cui hanno scritto pagine definitive Guenther Anders e Hans Jonas): ovvero che non esiste piu' una "guerra giusta". Ed aggiungeva: "A piu' riprese gli scienziati ci hanno avvertiti che e' in gioco la sopravvivenza della specie umana... E noi stiamo qui a questionare se al soldato sia lecito o no distruggere la specie umana?".

Vi e' una sola umanita'.

Il primo dovere di ogni essere umano e di ogni istituto civile e' salvare le vite: le vite di ogni persona, l'esistenza dell'umanita' intera.

La guerra e il razzismo sono solo crimine e follia.

Possa venire un tempo felice in cui saranno solo una favola antica.

Augurandole ogni bene,


Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo

mercoledì 23 marzo 2011

Libia e l'altra faccia della pace.... mentre silvietto prepara il suo salvaprocessi



"Non tutti sono pacifisti! Pace? Talvolta è meglio la guerra..” (Saul Arpino)

ATTENZIONE A DICHIARARCI pacifisti questa volta, sarebbe come darci una mazzata sui piedi attenzione a gridare soltanto alla NON GUERRA sarebbe come ucciderci mille volte per mille anni la coscienza PER quanto si poteva fare e quanto non abbiamo fatto.

POTERE AL POPOLO LIBICO

perché se siamo per l'AZIONE UMANITARIA SENZA SE E SENZA MA, diamo la possibilità all'occidente intervenuto di prelevare l'oro della libia, il petrolio e il gas che interessa a questi mercenari della finta AZIONE ALTRUISTA attua a proteggere gli insorti ma che nasconde i soliti fini e interessi personali.

LA RIVOLTA cominciata in parte attraverso un libico in svizzera che ha scritto un messaggio in Facebook al quale hanno risposto centinaia di migliaia di cittadini libici fino ad organizzare manifestazioni contro Gheddafi in questo caso rimarrebbero lo stesso alla fame.

POTERE AL POPOLO LIBICO e nessuna PROTESTA PER LA PACE, perché protestare per la PACE significherebbe lasciare gli insorti contro GHEDDAFI ad sicure ritorsioni e massacri che peserebbero sul nostro STARE A GUARDARE e lascerebbe il popolo non solo nella tragedia delle vittime ma nella stessa situazione, prima della rivolta.

Cioè fame totale.

PER EVITARE TUTTO QUESTO bisogna avere il coraggio di pubblicare su ogni sito internet - in ogni spazio di FACE(book) - in ogni pagina web - GRIDARE IN OGNI MANIFESTAZIONE - che speriamo si intenda fare al più presto e in tutta occidente:
SI AL POTERE AL POPOLO LIBICO
Senza Gheddafi, senza la NATO.

E' l'unica soluzione, il resto è solo massacro.

DUE APPUNTI SULLA GUERRA - non solo interessi vomitosi, ma c'è anche chi la può usare in cambio di consensi, come accade a SARKOZY - o per salvarsi dai processi in cambio delle basi, come accade al nostro SILVIO BERLUSCONI BACIA MANO DI GHEDDAFI e doppiamente traditore del libico.

Infatti come avevamo previsto in FACEBOOK e ti invitiamo a iscriverti alla nostra pagina, questa guerra sulla pelle di altri nasconde tanto e tanti interessi, ma soprattutto un grazie ad OBAMA per averci promesso una miriade di cambiamenti e averci lasciato la solita merda doppiogiochista al potere. infatti oggi in piene bombe, “silvietto” si è fatto la SALVAPROCESSI che se passa fa saltare quelli in corso e si può immaginare cosa ha dato in cambio di RUBYGATE, la vita degli altri e la nostra, lui non paga mai.


Massimo D'Andrea
giornale@namir.it

lunedì 14 marzo 2011

Francesco Pinerolo: “I tanti misteri libici e il diritto all'autodeterminazione dei popoli”

È vero o non è vero che il cimitero mostrato il 26 febbraio 2011 per giorni a mezzo mondo perché doveva contenere migliaia di fosse comuni si è rivelato essere invece vecchio e inerente ai lavori di ristrutturazione del cimitero di Tripoli?

È vero o non è vero che Mike Mullen e Robert Gates, rispettivamente capo degli Stati Maggiori Riuniti e ministro della Difesa statunitensi hanno persino “negato che esistano prove sul fatto che Gheddafi abbia usato aerei ed elicotteri contro la popolazione”?

È vero o non è vero che le notizie della prima ora sui 10mila morti e 50mila feriti avanzate dall’emittente saudita Al Arabyia provenivano come fonte da un falso rappresentante del Tribunale penale internazionale e si sono rivelate campate per aria?

È vero o non è vero che quasi sempre le notizie di massacri di civili in Libia riportate dai media si basano su lanci della britannica Reuter, a loro volta fondati su racconti telefonici di libici del fronte anti Gheddafi?

È vero o non è vero che negli ultimi venti anni abbiamo avuto molte dimostrazioni di falsi fabbricati ad arte, come ad esempio le fosse comuni di Timisoara attribuite a Ceaucescu in Romania, rivelatesi a distanza di anni un falso; oppure l'esistenza delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, inventate ad arte per giustificare con ragioni "umanitarie" l'intervento militare occidentale?

È vero o non è vero che Gheddafi cacciò dalla Libia le basi militari e le compagnie petrolifere britanniche e statunitensi, e che lo stesso Gheddafi, col sostegno a movimenti di liberazione nazionale e anticolonialisti di mezzo mondo continua ad essere una spina nel fianco degli Usa e di Israele?

È vero o non è vero che imporre una no-fly zone richiederebbe la distruzione preventiva delle difese aeree libiche, cioè la guerra?

È vero o non è vero che la Carta delle Nazioni Unite prevede una legittimazione ad interventi militari ONU unicamente se ci fosse un’aggressione ad altri Paesi, ipotesi oggi inesistente?

È vero o non è vero che proprio ieri un milione di persone in Italia si è mobilitato a favore della Costituzione, che all'art. 11 recita proprio “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali'' ?


SPETTA AL POPOLO LIBICO DECIDERE DEL PROPRIO AVVENIRE SENZA INGERENZE MILITARI ESTERNE.

L'EUROPA E GLI STATI UNITI, VISTE LE LORO RESPONSABILITÀ DEL PERIODO COLONIALE, DOVREBBERO EVITARE QUALSIASI INGERENZA MILITARE IN LIBIA, FAVORENDO INVECE UNA SOLUZIONE PACIFICA TRA LE PARTI IN LOTTA.


Francesco Pinerolo

martedì 8 marzo 2011

Libia Italia, interconnessioni e conseguenze di una crisi...



Ante Scriptum
Cari amici, mi voglio sbilanciare dicendo ...... che secondo me Berlusconi ha stretto anche un accordo di massima o un'intesa di reciproco aiuto di condivisione delle basi italiane..... e forse anche un accordo di reciproco aiuto militare..... Non a caso Putin è intervenuto ad una manifestazione pubblica esternando una frase abbastanza sibillina in aiuto di Berlusconi...... e secondo me nelle prossime settimane il quadro sarà molto più chiaro e qualcosa in questo senso emergerà..... Del resto non si spiegherebbe come mai questa frettolosa (a mio giudizio) messinscena organizzata al solo ed unico scopo di permettere agli anglo neocons americani di mettere i piedi sul suolo libico quanto più in fretta possibile. Vero che gli americani hanno ormai i "serbatoi in riserva"..... ma questa fretta dave avere degli altri impellenti ed improrogabili "stimoli". Penso quindi che l'egemonia americana in Mediterraneo (nonostante le apparenze del tutto contrarie) sia arrivata ad un punto di crisi insostenibile ed ireversibile . Laudetur Priapus, Pan et Sol Invictus…
(Veiente Furente)


.......

Crisi libica o attacco all’Italia?, di Alberto B. Mariantoni

In qualsiasi crisi internazionale, il dramma principale con il “nostro” americanizzato Occidente – ogni giorno di più mercantilista, faccendiere, trafficante, concupiscente, manutengolo, prosseneta, truffatore, ciarlatano, doppiogiochista, falso moralista, mutevole e capriccioso dispensatore di indulgenze o di anatemi (a tassametro… e tariffa variabile ed arbitraria!), nonché costantemente fedigrafo, fellone e maramaldo – è che, per “grazia ricevuta” (non si sa bene da chi…) – e pur essendo, ogni volta ed in qualsiasi genere di conflitto, diretto contendente o semplice parte in causa – ha invariabilmente tendenza ad auto-escludersi da qualsivoglia trasgressione o responsabilità e ad ergersi simultaneamente e pregiudizialmente a neutro e salutare tutore dell’ordine, giudice imparziale, indispensabile soccorritore “umanitario” e boia di servizio.
In altre parole, l’Occidente – per se stesso, ed agli occhi delle nostre atomizzate ed ottenebrate popolazioni – è sempre e comunque il “buono”, e gli altri, invece, costantemente i “cattivi”!
Ultimo exploit di questo genere, le bellicose prese di posizione di alcuni Paesi dell’Occidente, nei confronti del regime del Colonnello Gheddafi, ed in relazione alla situazione di “guerra civile” che, dal 17 Febbraio scorso, sta vivendo la Libia o, se si preferisce, la gheddafiana Al Jamahiriyah (1) al `Arabiyah al Libiyah ash
Sha`biyah al Ishtirakiyah (Giamahiriya araba, libica, popolare, socialista). Questa “Nazione” – con i suoi 1.755.550 chilometri quadrati di superficie (quasi 4 volte la Francia, anche se per tre quarti desertico) ed i suoi 5 o 6 milioni di abitanti (in maggioranza di etnia berbera, con importanti presenze arabe ed arabizzate, ed almeno il 22-25% di stranieri) (2) che sono tradizionalmente ripartiti e disseminati in cinque regioni principali (la Tripolitania, la Cirenaica, la Sirte, il Fezzan e l’oasi di Kufra) e culturalmente/politicamente lottizzati all’interno di una contraddittoria e discontinua miriade di tribù (3), solitamente e reciprocamente avversarie o antagoniste – non può essere, in nessun caso, paragonata alla Tunisia o all’Egitto.

Cerchiamo di vederci più chiaro
La Libia, infatti – con una produzione di all’incirca 1,7 o 2 milioni di barili di petrolio al giorno (secondo produttore dell’Africa, dopo la Nigeria) ed un PIL di all’incirca 87 miliardi di dollari (14.200 usd per abitante) l’anno – è uno dei Paesi chiave dello scacchiere Mediterraneo. Soprattutto, per quanto riguarda l’Italia e le sue molteplici e multiformi implicazioni economiche con quello Stato. In particolare, l’ordinario interscambio commerciale che tende ad oscillare tra i 12 ed i 20 miliardi di dollari l’anno, ed una quota di mercato del 17,4% nelle importazioni Italiane (principalmente, petrolio e gas che sono rispettivamente calcolabili e quantificabili ad all’incirca il 24% ed il 15% del nostro fabbisogno nazionale). Importazioni che pongono la nostra Penisola al primo posto, tra i diversi Paesi del mondo (addirittura il 60-70% di più del volume di import che è vantato dall’ormai potentissima ed influentissima Cina), all’interno dell’antico Mare nostrum. Questo, senza contare gli importanti e, in questo momento, indispensabili e vitali coinvolgimenti finanziari libici, con i maggiori gruppi economici italiani, come ENI, Finmeccanica, Ansaldo, Impregilo, Unicredit, Assicurazioni Generali, Telecom, la Juventus, etc., per non citare che i più considerevoli.
Va da sé, quindi, che la rivolta civile e militare di una parte della popolazione libica, contro l’attuale regime del leader Gheddafi – a differenza delle taroccate e supermediatizzate “rivoluzioni” di Tunisia e d’Egitto (dove nulla, fino ad oggi, per quanto riguarda i rispettivi Regimi al potere, mi sembra che sia sostanzialmente cambiato!) (4) – non può essere assolutamente imputata alla mancanza di pane o di farina, né alla disoccupazione galoppante, né al basso reddito dei cittadini, né all’insufficiente protezione sociale, né alla carenza di infrastrutture, né alla penuria di civili abitazioni. Ma è piuttosto attribuibile – oltre che alla quasi inesistenza di libertà di parola e di stampa, nonché di democrazia (nel senso che vengono intese in Occidente) – ai tortuosi, complicati e costantemente instabili rapporti di forza e di interesse spicciolo che, da sempre – nonostante gli innumerevoli, reiterati e vani tentativi del regime libico di unificare o amalgamare giamahiricamente l’insieme dei suoi abitanti – continuano ad intercorrere tra le differenti e competitrici organizzazioni tribali del Paese. Una situazione che – volendolo… o qualora un qualsiasi interesse politico/economico esterno alla Libia, lo ritenesse opportuno o conveniente – può senz’altro favorire e rendere molto più facili e realizzabili eventuali e più generalizzati tentativi di corruzione e di manipolazione ad hoc di una larga fetta dell’opinione pubblica libica (quella, ad esempio, che – da un certo numero di anni – è praticamente esclusa dalle leve effettive del potere), nei confronti di quei gruppi tribali che, intingendoci il loro “maritozzo”, tendono ovviamente ad identificarsi con le strutture della Giamahiriya di Gheddafi o a sentirsi direttamente o indirettamente alleati o associati di questi ultimi.

Detto ciò, con questa mia lunga (ma, credo, indispensabile) introduzione, non voglio assolutamente difendere l’indifendibile Colonnello di Tripoli, né tanto meno pretendere che il suo regime sia il nec plus ultra di una qualsiasi dinamica, emancipata ed evoluta società.
Che Gheddafi sia quello che sia o sia sempre stato – cioè, quel balzano, eccentrico e lunatico personaggio utopista/visionario che tutti conosciamo – ed il suo regime, quell’arzigogolata forma di ordinaria e nepotistica autocrazia che ci è dato di constatare, non mi sembra che possa suscitare una qualsiasi discussione.
L’autocrate in questione ed il suo regime, infatti, sono quelli che sono sempre stati (anche se con tratti, sfaccettature ed apparenze convenzionali diverse, iridescenti e successive). E questo, invariabilmente, dal 1 Settembre 1969: data del Colpo di Stato realizzato dall’allora Capitano Muammar Al-Gheddafi e dagli altri 11 “Ufficiali nasseriani” (5) , contro il loro contemporaneo e molto accomodante (con i Britannici e gli Statunitensi) primo ed ultimo Re/fantoccio della Libia, Idriss I che, altri non era, che il religiosissimo e modesto “santone” Sayed Muhammad Idris bin Muhammad al-Mahdi as-Senussi (1889-1983).
Per quanto riguarda l’Italia, il Colonnello e la sua particolare autocrazia – nonostante l’iniqua e forzata espulsione di più di 22.000 nostri connazionali, improvvisamente decretata dal suo nuovo regime (tragedia umana che non suscitò, allora, da parte della nostra Farnesina, nemmeno un banale telegramma di proteste formali!) – sono ben conosciuti nel nostro Paese. E questo, sin dall’epoca democristiana e/o del primo centro-sinistra. Momenti storici in cui, i vari Governi di Roma – pur rifiutando ogni contatto pubblico con l’allora definito “beduino della Sirte”, e su costante pressione politica e diplomatica di Washington – non si vergognavano affatto di fornire graziosamente alla Libia, interi reggimenti di carri armati e di trasporti blindati di truppe (ufficialmente in surplus o in disuso…) dell’esercito italiano ed, addirittura, a fare recapitare, via la OTO-Melara di La Spezia, perfino sofisticatissimi missili OTOMAT-1 e OTOMAT-2, nonché costosissimi e performanti aerei d’addestramento (e relativo personale tecnico) della SIAI-Marchetti, per il tirocinio o la pratica corrente dei suoi aspiranti piloti. Il tutto, ovviamente, senza prendere in considerazione la volontaria e quotidiana collaborazione della nostra Intelligence militare che più di una volta – con le sue costanti, bene informate e risolutive “soffiate” (ad esempio, nel 1987 e nel 1993) – ha reiteratamente permesso, all’ineffabile Colonnello di Tripoli, di salvare regolarmente il “trono” e, in diverse occasioni, finanche la pelle, facendogli metodicamente conoscere, con ampio anticipo e dovizia di dettagli e di particolari, non soltanto le date ed i luoghi delle diverse e segrete riunioni dei diversi congiurati ma, perfino i nomi, i cognomi e gli indirizzi di coloro che, tra i suoi “amici” o tradizionali rivali, stavano tramando, nell’ombra, possibili attentati contro la sua persona o veri e propri colpi di Stato contro il suo regime.
Diciamo, insomma, per sintetizzare, che, per quanto riguarda l’Italia, la relazione con la Libia è sempre stata dettata da una continua e costante volontà di realpolitik. Una “politica realistica”, in fin dei conti, che è stata invariabilmente seguita e perpetuata nel tempo dall’insieme dei Governi italiani degli ultimi 40 anni: da quello di Spadolini a quello di Craxi, da quello di Amato a quello di D’Alema, da quello di Dini a quello di Prodi e, dulcis in fundo, anche dai due successivi governi Berlusconi.

L’incorregibile Occidente
Things standing thus (così stando le cose), mi domando e dico: è ammissibile ed accettabile che i medesimi Paesi dell’Occidente che, per 42 anni, hanno ininterrottamente permesso a Gheddafi ed al suo Regime, di rimanere al potere in Libia – ed i cui diversi Primi ministri e differenti Ministri degli esteri, fino a ieri, facevano letteralmente a gomitate, per cercare di farsi ricevere, in “pompa magna, dal Colonnello, sotto la sua fiammante tenda (la tradizionale “guitun” dei beduini del deserto), nella speranza di potergli rifilare qualche stock di armamenti o per potere semplicemente ottenere, da lui, qualche favorevole e “scontato” contratto di greggio – facciano finta, oggi, di non conoscerlo, addirittura come se il Colonnello in questione ed il suo Regime fossero improvvisamente balzati fuori dal cappello di un mago? Per giunta, affrettandosi pubblicamente a “stracciarsi le vesti”, per il suo inammissibile comportamento (…“fa sparare sul suo stesso popolo in rivolta”!); a deferirlo al Tribunale internazionale (6) dell’Aja, per “crimini contro l’umanità”; a congelargli l’insieme dei suoi averi finanziari presso le banche occidentali (quando, invece, ce li versava, andava benissimo!); ad invocare il “diritto di ingerenza”, per scopi “umanitari”, attraverso l’invio di navi da guerra, per poterlo intimidire e convincere a dimissionare e partire in esilio.

Io, onestamente, credo che non sia affatto ammissibile, né accettabile!
Non perché, secondo la Carta delle Nazioni Unite, tutti gli Stati membri dell’ONU (meno, ovviamente, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, in quanto – essendo membri permanenti del Consiglio di sicurezza e possedendo il “diritto di veto” che gli altri Stati non hanno – sono “più uguali” degli altri!) sono parimenti indipendenti e sovrani, e come tali – Libia (7) compresa – dovrebbero, come minimo, essere analogamente rispettati, per quanto riguardano i loro affari interni. Ma semplicemente, per proverbiale e banale buonsenso!

C’è diritto e “diritto”…
Per cercare di capire, però, ciò che sto cercando di trasmettere all’ignaro, spesso smemorato e costantemente manipolato e forviato lettore del nostro tempo, proviamo ad immaginare questa semplice ipotesi.
Immaginiamo, per assurdo, che una qualunque barca a remi della flotta militare libica – in concomitanza con le infuriate e distruttive rivolte delle diseredate popolazioni afro-americane delle città di Atlanta, Denver, Las Vegas, Los Angeles, San Francisco, New York, etc., negli anni ‘60 (8) , ’70, ’80 o ‘90, in ogni occasione, largamente represse nel sangue dalla Polizia, dalla Guardia Nazionale e dall’Esercito degli Stati Uniti – avesse deciso, magari soltanto per curiosare o proporsi di distribuire qualche pacco dono ai necessitanti, di tentare di avvicinarsi alle coste del Massachusetts, della Pensilvania, della Florida o della Luisiana, come avrebbe reagito il Governo di Washington? E come avrebbero reagito, dal canto loro, i Governi di Londra e di Parigi, se la medesima barca a remi di cui sopra – in simultaneità e tempismo con le violente e pericolose sommosse, negli anni ’80, delle popolazioni di colore di alcune “outskirts” (periferie) delle città britanniche o con quelle molto più rabbiose e radicali delle “banlieues” francesi degli anni ‘90 e 2000 – avesse deciso di avvicinarsi alle coste dei suddetti Paesi?
Tutti scandalizzati ed oltraggiati, invece, in Occidente, dalle aggressive dichiarazioni del Leader libico (…“se mi attaccate, ci sarà un bagno di sangue”!), quando – a seguito dei disordini e degli scontri fratricidi che si stanno svolgendo in Libia dal 17 Febbraio scorso – la portaerei statunitense Uss Enterprise, la portaelicotteri Uss Kearsarge (con a bordo all’incirca 800 marines), la Uss Ponce (strapiena di munizioni e di mezzi da sbarco) e la Uss Andrid (con nella stiva numerosi blindati), la portaelicotteri francese Mistral e le fregate britanniche HMS Westminster (imbarcante alcuni elicotteri MK 8 Lynx e diversi lancia-missili) e HMS York (idem come sopra), decidono arbitrariamente di posizionarsi di fronte alle coste libiche, eventualmente… per imporre manu militari un’eventuale “no fly-zone” (divieto di decollo e/o di sorvolo) su territorio di quello Stato e/o per portare soccorso “umanitario” o, al limite, manforte militare agli insorti anti-Gheddafi.
Qualcuno potrebbe ribattermi: cosa ci sarebbe di anormale, nel comportamento dei suddetti Paesi occidentali? E soprattutto degli Stati Uniti d’America che, come tutti sanno – da provetti, ultra-sperimentati e permanenti “liberatori” del mondo – non potrebbero fare altro, per ragioni “umanitarie” (sic!), che intromettersi negli affari interni della Libia che, come sappiamo, non solo non rispetta né ha mai rispettato i “Diritti dell’Uomo” ma, si permette addirittura il lusso di far sparare addosso ai suoi propri cittadini in rivolta!
Questo genere di argomenti – anche se il lettore, molto probabilmente, lo avrà senz’altro dimenticato o, verosimilmente, non lo avrà nemmeno mai saputo – est simplement du déjà vu…
Io personalmente, ad esempio (per ricordare solamente le ingerenze militari USA più flagranti e conosciute, negli ultimi 30 anni), li ho già visti utilizzare dai “buoni” di Washington, in innumerevoli e differenziate occasioni. In modo particolare: a Grenada, il 25 Ottobre 1983, contro l’allora Governo legittimo di quell’Isola caraibica; in Nicaragua, tra il 1984 ed il 1990 – via la CIA ed i Contras o Milicias Populares Anti-Sandinistas (MIPLAS) o Fuerza Democrática Nicaragüense (FDN) – contro l’allora regolarmente eletto Governo sandinista del Paese; a Panama, il 23 Dicembre 1989, contro il loro ex-agente segreto Manuel Noriega, il suo governo ed il suo esercito; in Iraq, tra il 2 Agosto 1990 (l’invasione irachena del Kuwait) e l’Operazione Tempesta nel deserto (9) (17 Gennaio – 28 Febbraio 1991) contro l’allora regime di Saddam Hussein; in Somalia, nel 1992, con la Missione USA/NATO, “restore hope”; in Serbia, nel 1999 – via l’aviazione US-Air-Force e NATO (quella italiana compresa) ed i separatisti albanesi dell'UÇK (Ushtria Çlirimtare e Kosovës) e dell’ "Esercito di liberazione del Kosovo" (KLA) – contro l’allora Governo del Presidente Milosevic/Milošević; in Afghanistan – a partire dall’11 Settembre 2001 (il “provvidenziale”?... e, fino ad oggi, mai chiarito attacco aereo al Pentagono ed alle Torri Gemelle del World Trade Center di New York) (10) – contro il Governo dei Talebani, alleato di al-Qaeda; situazione che, a sua volta, provocò, il 7 Ottobre 2001, l’invasione USA e NATO di quel Paese, che ancora perdura…; in Iraq, di nuovo (11) , a partire dal 20 Marzo 2003, con l’invasione e l’occupazione militare USA/Britannica & C. di quel Paese, che è tuttora sempre in corso.
Insomma, come in un ripetitivo, monotono e soporifero copione teatrale – ed anche se nessuno sembra stranamente accorgersene o notarlo – i Paesi occidentali, come al solito, sono sempre i “buoni”, ed i “cattivi”, sempre e comunque gli “altri”!

Il più pulito ha la rogna
Ma allora, mi si potrebbe rimbeccare: il diritto, i principi e la morale internazionale che sono, ogni volta, invocati dagli Stati o dai Governi occidentali, per giustificare i loro ciclici e sistematici interventi militari, a cosa corrisponderebbero?
E’ presto detto… A mio giudizio, alla classica e proverbiale “foglia di fico” dietro la quale, ogni volta, i suddetti Stati e Governi – contando sull’invariabile “memoria corta” dell’uomo della strada – cercano constantemente di nascondere gli innumerevoli e puzzolenti “scheletri” che continuano copiosamente ad abbondare all’interno dei loro guarniti ed orripilanti “gardaroba”!

I “buoni” di Washington
Prendiamo, per cominciare, i “moralisti” statunitensi… Vale a dire, quegli “splendidi” e super-mediatizzati personaggi, ufficialmente al di sopra di ogni sospetto, che dalla Casa Bianca si auto-concedono, ogni giorno, la costante e sfacciata libertà di assegnare “punti” a destra ed a manca. Ed, in soprappiù, si permettono altresì di impartire ordini e coercitive direttive, a questo o a quel Paese, a proposito di ciò che si dovrebbe fare, oppure non fare, a casa degli altri.
Ebbene, nel loro caso, sarebbe ugualmente interessante sapere, come mai, la stampa embedded del mondo – che tende costantemente a fornire loro, un quotidiano e prezioso alibi di pubblica “dirittura” e “morigeratezza” – preferisca contemporaneamente dissimulare, agli occhi dell’opinione pubblica mondiale, tutta quella serie di infamanti e nauseabondi retaggi che sono ordinariamente custoditi, all’interno dei tradizionali “guardaroba” dei suddetti “gentlemen”. Come quelli, ad esempio:
dei feroci e criminali sterminatori di più di 85 Nazioni indiane/pellerossa (all’incirca 6/7 milioni di aborigeni scomparsi nel nulla), dell’America del Nord;
dei vomitevoli e ripugnanti propagatori della moderna “tratta degli schiavi” (5/6 milioni di Neri rapiti e forzatamente importati dalle coste dell’Africa, con più di 3 milioni di morti nel corso dei viaggi di trasferimento in America);
dei disgustosi gnomi e degli insaziabili sciacalli che, nel 1929, in occasione dell’allora crash borsistico di Wall-Street, non esitarono affatto a mettere sul lastrico ed a distruggere l’esistenza di infinite moltitudini di artigiani, piccoli commercianti e contadini, lasciando disinvoltamente che all’incirca 10 milioni di loro, morissero letteralmente di fame o di stenti, essendo stati deliberatamente destinati ad essere gratuitamente sacrificati sull’altare del loro intoccabile liberismo e degli egoistici e famelici interessi dei soliti speculatori finanziari internazionali;
dei ributtanti e disgustosi inventori ed applicatori della “segregazione razziale� (che negli USA ha invariabilmente continuato ad assere rigorosamente applicata, fino a tutti gli anni ’60);
degli stomachevoli promotori ed inflessibili curatori di centinaia di “campi di concentramento” per la quasi totalità dei loro stessi cittadini di origine italiana, tedesca e giapponese (tra i 3 ed i 4 milioni di persone di ogni età, pensiero e condizione che – ancor prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale – furono arbitrariamente arrestate, deportate nelle zone più desolate ed impervie del Paese e rinchiusi dietro ai fili spinati “democratici”, con morie generalizzate avvicinanti il 25-30% degli internati, dal 1941 a tutto il 1949-50, ed in certi casi fino al 1951-52, per il solo “crimine” di avere un’origine etnica e culturale diversa da quella anglo-sassone!); questo, senza contare i campi di concentramento (12) che gli USA hanno ultimamente allestito, nel loro attuale presente, per un prossimo eventuale futuro;
degli spietati e terroristici annientatori atomici di Hiroshima (140 mila morti) e di Nagasaki (70 mila morti) (13 ) e degli oltre 3.500.000 civili spazzati via dai loro terrificanti ed impietosi raid aerei sui diversi Paesi europei dell’Asse;
dei volgari criminali di guerra che fecero morire di fame e di stenti, a guerra finita, in Francia, più di all’incirca 800.000 prigionieri tedeschi (vedere, in proposito: James Bacque, “Morts pour raisons diverses”, ed. Sand, Parigi, 1990);
degli incivili ed inumani stupratori – tra il 1942 ed il 1945 – di almeno 17.000 donne inglesi, francesi e tedesche (in proposito, vedere: J. Robert Lilly, “Stupri di guerra”, Mursia, Milano, 2005);
degli arroganti e gangsteristici aggressori militari di almeno 62 Stati (14) indipendenti nel mondo, dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi;
dei cinici ed arroganti artefici di più di 110 anni di imperialismo (15) indiscriminato;
degli spavaldi e delinquenziali utilizzatori dell’insieme delle armi di distruzione di massa (nucleari, biologiche, chimiche) che esistono a tutt’oggi sul mercato, ivi compresi gli obici ed i missili perforanti forgiati con il mortale ed inquinante (per millenni) uranio “impoverito” (sic!);
degli imperterriti ed implacabili carnefici (per il “bene” delle loro vittime, ovviamente!) di almeno 2 milioni di Coreani del Nord; di 3 milioni di Vietnamiti e di Cambogiani (ivi compreso, con la diossiona o “agent orange”…); di almeno 250 mila militari Iracheni (durante la prima Guerra del Golfo, nel 1991) e più di 400 mila soldati e miliziani di Saddam Hussein nel corso della Seconda (2003-2004), senza contare lo spiacevole ed increscioso “danno collaterale” di più di 96.000 civili iracheni (quindi, assolutamente non combattenti) fatti sparire nel nulla, né quello di 500 mila bambini e neonati iracheni, lasciati cinicamente morire, dalla mancanza di medicine o dalla mal nutrizione, nel corso del vergognoso ed inammissibile embargo USA/UK/ONU contro quel Paese (1991-2003); il tutto, per un “banale” e macabro totale di all’incirca 1.421.993 morti (16) iracheni, tra il 2003 ed i nostri giorni; di almeno 2 milioni e mezzo di Afghani (tra combattenti e civili, includendo il deliberato crimine di guerra USA di 8.000 prigionieri di guerra Talibani, di etnia Pashtun, a Dasht-E Leili, il 21 novembre 2001, e – tra le tante altre – l’ultima strage di 9 bambini (17), tra i 9 ed i 15 anni, il 3 Marzo scorso); questo, senza prendere in conto le migliaia di Serbi, di Somali, di Sudanesi, di Filippini, di Cubani, di Nicaraguensi, di Costaricani, di Panamensi, di Haitiani, di Colombiani, di Messicani, di Domenicani, etc., caduti sotto le loro bombe “liberatrici”;
dei barbari ed efferati ideatori e curatori delle vergognose Carceri segrete della CIA (18), nonché degli allucinanti e raccapriccianti lager “fuori legislazione nazionale” di Guantanamo, Abu-Ghraib, Mazar-i-Sharif, Diego Garcia e dell’insieme degli altri lucubri ed agghiaccianti luoghi di detenzione e di brutale e selvaggia tortura (19) che gli USA continuano a nascondere o dissimulare all’interno di diversi Paesi del mondo;
dei furfanteschi e schizofrenici autori e beneficiari del “Military Commission Act” del 2006 (tuttora in vigore), con il quale il Governo di Washington – in dispregio e beffa alla sua medesima Costituzione e alle diverse legislazioni nazionali del resto dei Paesi del mondo – può benissimo “perseguire o imprigionare sine die, qualsiasi persona designata ‘nemica” (in altre parole, chiunque, nel mondo, può essere arbitrariamente rapito o sequestrato, nonché deportato, imprigionato e detenuto dai Servizi segreti statunitensi, come “nemico combattente illegale”, non sulla base di un qualsiasi straccio di prova legale ma, solo ed esclusivamente poiché il Governo degli USA lo ha soggettivamente ed arbitrariamente deciso!);
degli sfacciati e vergognosi occupatori e sfruttatori di una serie di colonie de facto che gli USA (che hanno sempre preteso di non averle mai possedute!) continuano ad occupare e mantenere nel mondo, come Guam, le Marianne del Nord, le isole Marshall, la Micronesia, Palau, Porto Rico, le isole Samoa Orientali e le isole Vergini americane (Saint-Thomas, Sainte-Croix e Saint-John), nonché l’isola di Diego Garcia (nell’Oceano Indiano) e le isole Hawaii; senza parlare delle 720 Basi militari che detengono nel mondo (di cui più di 100, tra basi ed installazioni logistiche e militari USA/NATO, soltanto in Italia!) e dei numerosi Paesi “amici” o “vassalli” su cui i medesimi Stati Uniti esercitano una precisa e coercitiva influenza politica, economica, culturale e militare, come l'Egitto, l'Arabia Saudita, il Kuwait, la Corea del Sud, Taiwan, l'Italia, la Germania, la Grecia, la Spagna, la Turchia, il Marocco, la Tunisia, la Giordania e diversi paesi dell’Africa Centrale e dell’America latina.
Con un tale voluminoso, “esaltante” e non esaustivo Curriculum, gli Stati Uniti d’America possono davvero essere oggettivamente considerati i naturali rappresentanti ed i privilegiati patrocinanti del diritto, dei principi e della morale?

Vediamo gli Inglesi
Non parliamo dei loro degni e confrontabili “compari” di sempre: i Britannici… “Buon sangue” (anglosassone) non mente!
Ebbene, per toglierci la curiosità, cerchiamo ugualmente di indagare a proposito dell’ordinario retaggio storico che questi “aristocratissimi”, “moralissimi” e “flemmaticissimi” Dandys… tendono abitualmente a dissimulare o mascherare, nei loro reconditi e pestilenziali “armadi”,
Chissà, dunque, se qualcuno, nell’Occidente di oggi, ancora si ricorda o è mai venuto a conoscenza dell’iter, ad esempio:
dei brutali e ferini sterminatori di all’incirca 500 tribù aborigene dell’Australia e della quasi totalità degli autoctoni della Nuova Zelanda (in tutto, almeno 4/5 milioni di persone), senza dimenticare le tribù indiane/pellerossa del Canada (non meno di 1 milione);
dei più efferati e bestiali colonizzatori (assieme ai Francesi) e sfruttatori del Terzo mondo, con 34.621.642 chilometri quadrati di territorio occupato e 449.213.000 autoctoni sottomessi ed oppressi; colonie, naturalmente, mantenute fino a tutto il 1948-1950 ed in moltissimi casi fino al 1967/68, senza contare quelle che ancora oggi posseggono... come l'Irlanda del Nord; le isole di Jersey, Guernesey, Aurigny e Sercq sulla costa francese; l'isola di Anguilla; l'arcipelago delle Bermude dirimpetto alle coste USA, sull’Atlantico-Nord; le isole Falkland sulla costa argentina; le isole Cayman; Gibilterra in territorio spagnolo; nonché l'isola di Man, l'isola di Montserrat, le isole Chagos, le isole Pitcairn, le isole di Sant'Elena, Tristan De Cunha e Ascension, le isole Sandwich, le isole Turks e Caicos, le isole Vergini - come Tortola, Anegada, Virgin Gorda, etc.;
degli incalliti despoti ed instancabili aguzzini – per secoli – delle popolazioni Scozzesi, Irlandesi e Gallesi;
dei furbeschi ed interessati inventori della pirateria moderna ed, a quel titolo, instancabili ed impuniti predatori delle ricchezze delle allora potenze marittime europee (con i loro principali pirati, naturalmente, onorati e nobilitati, in seguito, dalla Corona britannica!);
dei vomitevoli realizzatori delle prime deportazioni forzate di massa delle loro stesse popolazioni, presso le colonie d’oltre Oceano, per “risolvere” liberisticamente i problemi sociali interni del loro Paese;
dei cinici e delinquenziali fomentatori di ben due Guerre dell’oppio (20) in Cina (nel XIX secolo), con milioni di morti e distruzioni incalcolabili;
degli ideatori e gestori, tra il 1899 ed il 1902, dei primi Campi di concentramento della storia, contro i Boeri, in Sud Africa (vedere: Andrzej Kaminski, “I campi di concentramento dal 1896 a oggi” - Storia, funzioni, tipologia - Torino, Bollati Boringhieri, 1997);
dei primi “altruistici” e “disinteressati” gasatori di Curdi (all’incirca 22 mila morti), già agli inizi degli anni ’20, nel Nord-Est dell’Iraq;
degli spietati assassini delle indifese e martirizzate popolazioni di Dresda (oltre 50/60 mila morti) e di Amburgo (42 mila morti);
dei biechi ed orripillanti iniziatori ed applicatori dell’Apartheid e della segregazione razziale, fino a tutti gli anni ’90;
dei “civilissimi” e “lungimiranti” inventori dei Bantustan;
degli annosi, tirannici e criminali sopraffattori e sfruttatori delle popolazioni del Sud Africa, della Rodhesia, della Zambia, della Namibia, della Tanzania, del Botswana, dell’India, dell’Afghanistan, dell’Egitto, del Sudan, del Kenia, della Nigeria, del Ghana, dell’Uganda, dell’Iraq, del Bahrein, del Kuwait, dello Yemen, del Qatar, di Cipro, della Palestina, etc. (luoghi, dove ancora oggi, “grazie” ai loro intrighi di un tempo ed alla loro “benvegliante” presenza storica, ancora si stenta a restaurare una qualsiasi forma di pace!).
Orbene, anche questi “galantuomini” avrebbero la “faccia di bronzo” di ergersi a censori e moralisti della sanguinosa repressione politica e militare del regime di Gheddafi nei confronti dei suoi oppositori? Magari, come nel caso precedente, reclamamdosi ugualmente del diritto, dei principi e della morale? (…)

Un attacco all’Italia?
Ed allora, incomincia davvero a sorgermi un serissimo e fondato dubbio. Quello, per l’appunto, che sia proprio questo bastardo e delinquenziale Occidente – Stati Uniti e Gran Bretagna in testa! – a manovrare furfantescamente, da dietro le quinte, sia la cosiddetta “rivolta” araba che l’attuale “insurrezione” anti-Gheddafi in Libia.
Come chiunque può benissimo verificarlo, infatti, dopo le brevi, circoscritte (e fino a prova del contrario) addomesticate “rivoluzioni” in Tunisia ed in Egitto, e le loro velocissime ed omertose “normalizzazioni” (21) – immediatamente suffragate e canonizzate dalle visite-lampo di una serie di personaggi notoriamente legati al cosmopolitismo finanziario internazionale, come i ministri francesi, Christine La Garde (Economia e Finanze) e Laurent Wauquiez (Affari europei), a Tunisi (22 Febbraio 2011); il Primo ministro britannico David Cameron, in Egitto (21 Febbraio 2011); e la responsabile della diplomazia europea, l’anglosassone Catherine Ashton, a Cairo (22 Febbraio 2011) ed a Tel-Aviv (23 Febbraio 2011) – si incomincia ad intravedere l’effettivo significato e senso dell’improvvisa e “spontanea” ondata di disordini che, dal mese di Dicembre scorso, continua ad investire alcuni Paesi del Mondo arabo. E, guarda caso, ad escluderne ed a risparmiarne sorprendentemente altri… – come l’Arabia saudita ed il Kuwait – che, nonostante si continui insistentemente a pretendere definirli “Paesi arabi moderati” (sic!) – chissà… forse a causa delle consistenti e lucrose royalties che questi ultimi hanno l’abitudine (o l’obbligo?) di riversare sottobanco alle Compagnie petrolifere americane – sono sicuramente molto più medievali, retrivi e tirannici di quelli che ci vengono quotidianamente additati dai Media mainstream dell’Occidente.

Conclusione?
Ho molto esitato, negli ultimi giorni, ad ipotizzare uno scenario di tipo complottista. Ma – dopo l’eliminazione ad hoc dei “fusibili” Ben Ali (in Tunisia) e Mubaraq, in Egitto (due stretti ed affiatati partner (22) (23) e la distribuzione a iosa (chissà da chi?), ai rivoltosi libici, delle complicate e difficilmente realizzabili (in casa o con artigianali mezzi di fortuna…) bandiere monarchiche, nuove di zecca – incomincio seriamente a sospettare che – da parte degli Stati Uniti (e di qualche loro immancabile ed indefettibile alleato, come la Gran Bretagna e, forse, anche della Francia) – ci sia la precisa e viziosa volontà di destabilizzare l’insieme degli Stati del bacino mediterraneo, per tre motivi principali:
1) potere continuare a dominare i Paesi arabi – fino ad ora da loro direttamente o indirettamente controllati attraverso dei costosi, instabili ed impresentabili tiranni pupazzi/maggiordomi – con altre più accettabili, più docili, meno esose e/o più manipolabili figure politiche e forme di Stato o di Governo, a loro più stabilmente e saldamente infeudate;
2) provocare degli immensi ed irrisolvibili problemi all’Italia e ad alcuni Paesi dell’Unione europea (ad esempio: la futura difficoltà, per noi Italiani, a poterci direttamente ed autonomamente approvvigionare in energia, presso i nostri abituali fornitori senza passare da Washington, e l’inevitabile moltiplicazione esponenziale dell’emigrazione di massa, dal Maghreb e dall’Egitto, in direzione delle sponde Nord del Mediterraneo), per impedire, da un lato, che il Governo di Roma possa continuare a diffondere il “cattivo esempio” della sua indipendenza energetica ad altri Paesi dell’Unione; dall’altro, per poter scongiurare che l’Europa-Nazione possa davvero vedere la luce e, in un prossimo futuro, diventare un’importante potenza politica, economica, culturale e militare, concorrente degli USA;
3) continuare a poter giustificare la presenza militare e logistica delle centinaia di basi USA e NATO in Europa e nel Mediterraneo, sia per seguitare a coltivare l’idea – tra le pavide, svigorite e prostrate popolazioni del nostro Continente – che il gigante Europa, per fronteggiare il “nemico” arabo-musulmano, abbia assolutamente bisogno di farsi proteggere dal nano statunitense; sia per raccogliere e concentrare l’attenzione dei più fedeli Stati vassalli Europei, sul solo ed esclusivo “pericolo” Iran; sia per permettere ad Israele di potere tranquillamente proseguire indisturbato la sua colonizzazione della Cisgiordania occupata e di continuare a dominare militarmente i diversi Stati arabi della sua regione, senza dovere essere politicamente o moralmente obbligata, nei confronti dell’opinione pubblica mondiale, di accettare la realizzazione di uno Stato palestinese indipendente e sovrano, alle sue frontiere.

Cosa dovrebbe fare l’Italia, nell’immediato, per tentare di non farsi passivamente “affondare” dall’attuale strategia statunitense ed, eventualmente, cercare di dare “scacco matto” a quei piani destabilizzatori? Se l’Italia fosse governata da Uomini politici degni di questo nome, il problema non si porrebbe affatto. Il nostro Paese, ad esempio, dovrebbe, per cercare di tutelarsi pregiudiziamente, decretare la sua auto-sospensione (anche se momentanea) dall’Unione Europa e dall’ONU; stringere un patto politico, economico e militare con la Russia; rompere le relazioni diplomatiche con Washington e dare l’immediato ed irrevocabile benservito (48 ore di tempo, per fare i “bagagli” e sloggiare!) alle sue più di 100 basi ed installazioni logistiche e militari che sono acquartierate nel nostro Paese, da ben 66 anni; proporre un partenariato politico, economico e militare ai diversi Stati dell’area mediterranea, Paesi arabi limitrofi compresi. Ed, in fine, incitare caldamente l’insieme delle popolazioni rivierasche del comune Mare Mediterraneo a rifiutare categoricamente la presenza, l’ancoraggio ed il libero scorrazzamento delle flotte militari degli Stati che non sono geograficamente confinanti con questo bacino marittimo.
L’Italia, purtroppo, però, come sappiamo, dalla fine della Seconda guerra mondiale, è “governata”, per conto terzi, da una serie di castrate ed inibite combriccole di eunuchi in livrea e guanti gialli che – all’interno della maggioranza, come tra i ranghi dell’opposizione – preferiscono esclusivamente continuare ad annoverarsi tra i membri del tradizionale “partito amerikano” (bipartisan) e – nonostante le già citate evidenze – a prostrarsi remissivamente ai piedi dei loro stomachevoli Padroni statunitensi, per meglio cercare di accattivarsi la loro simpatia o cordialità, e ricevere, più docilmente e servilmente possibile, le loro rituali “pacchette” sulle spalle, in pagamento (e mancia…) della loro sempre solerte e diligente esecuzione (a comando, s’intende!), dei loro più insopportabili, obbrobriosi ed imperativi/coercitivi diktat.
Pertanto, salvo improvvisi o inopinati “miracoli” o “prodigi” – e pur sperando sinceramente di starmi sicuramente a sbagliare… – inutile attendere tempi migliori, per l’Italia, nei prossimi mesi ed anni. E questo, qualunque sia o possa essere l’esito delle attuali “rivolte” arabe o dei prossimi sconvolgimenti e putiferi che continueranno senz’altro ad interessare e travagliare i diversi Paesi delle sponde opposte dell’area mediterranea.

NOTE
Le foto (che il lettore trovera consultando il link del presente articolo, ndr) provengono dall’Archivio privato di Mariantoni e lo ritraggono in alcuni momenti della sua passata attività professionale di giornalista dei maggiori quotidiani europei, che lo hanno portato a percorrere in lungo e in largo gli scenari dei paesi oggi percorsi dal vento delle rivolta, intervistando numerosi personaggi politici, fra cui anche Gheddafi o suoi ministri, come appare in alcune delle foto. Le altre foto, di formato piccolo ed a sinistra, sono di scelta redazionale ed eventuali errori non coinvolgono l’Autore. (N.d.R,)
(1) Un neologismo arabo che è composto dalla parola ‘Jamâhir’ (masse che manifestano o scendono in piazza) e dal suffisso ‘iya’ (che ne indica l’appartenenza o la relazione). Questo neologismo si può interpretativamente tradurre, con: “La cosa” (Res) o “il sistema” o “il potere delle masse” (in movimento). - Torna al testo .
(2) Per lo più, Egiziani, Tunisini, Algerini, Marocchini, Mauritani, Sudanesi, Ciadiani, Maliani, Nigerini, Camerunesi, Turchi, Pachistani, Sud-Coreani, Filippini, Nepalesi, Russi, Serbi, Ungheresi, Cinesi, Maltesi, con delle nutrite presenze di Tedeschi, Italiani, Francesi, Britannici, Statunitensi, Canadesi, Brasiliani, etc. Stranieri che in questi giorni abbiamo fisicamente visto ammassarsi ai posti frontiera di Ras Jedir (Tunisia) e di As Sollum (Egitto).
(3) Tripolitania: la tribù degli Orfella o Warfalla (la più numerosa) e quelle degli Awlad Busayf, degli Al-Zintan, degli Al-Rijban o Rojaban e degli Al-Riaina (del distretto di Bani Walid, a circa 125 chilometri al Sud di Tripoli); Cirenaica: le tribù degli Al-Awagir, degli Al-Abaydat, degli Al-Barassa, dei Drasa, degli Al-Fawakhir, degli Al-Zuwayya e degli Al-Majabra (quasi tutte legate alla Confraternita musulmana degli Al-Senussi); Sirte: le tribù degli Al-Qaddadefa (la modesta tribù del Colonnello Gheddafi), degli Al-Magarha (l’importante tribù a cui appartiene l’ex numero due del regime libico, il Comandante Abdelsalam Giallud, da tempo uscito dalla scena politica), degli Al-Magharba, degli Al-Riyyah, degli Al-Haraba, degli Al-Zuwaid, degli Al-Guwaid e degli Al-Farjan; Fezzan: le tribù degli Al-Hutman, degli Al-Hassauna, con forti presenze di minoranze di nomadi Tubù o Toubou e Tuareg; Kufra: propagini importanti della tribù cirenaica degli Al-Zuwayya, frammiste a presenze di nomadi Tubù o Toubou.
(4) Si rinvia a:
- http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Il_fusibile_Ben_Ali.pdf
- http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Ma_quale_rivoluzione_di_Egitto.pdf
- http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Tutti_contenti_e_coglionati.pdf
(5) In particolare: i Capitani, Abdelsalam Giallud, Mukhtar Abdallah al-Qirwi, Mohammed Najim o Nagim, Awad Hamza, Abdel Moneim al-Huni, Mustafa al-Kharrubi, al-Khueldi al-Hamidi, Bachir Hawadi, Abu Baqr Yunes Jaber o Giaber, ed i Tenenti Omar al-Mehaichi e Mohammed al-Maqrif.
(6) Tribunale abilitato a giudicare, condannare e punire qualsiasi responsabile di qualunque Paese del mondo, meno, ovviamente, quelli di Israele e degli Stati Uniti!
(7) Paese membro delle Nazioni Unite dal 14 Dicembre 1955.
(8) Si rinvia a:
- http://rebellyon.info/Emeutes-noires-aux-USA-a-partir-de.html
- http://mejliss.com/1558294/memoire-emeutes-noires-aux-usa-partir-de-juillet-1964.
(9) Per maggiori informazioni, vedere: A. B. Mariantoni, F. Oberson, Gli occhi bendati sul Golfo, Ed. Jaca Book, Milano, 1991. Consultabile on line: http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Occhi_bendati.pdf
(10) http://www.youtube.com/watch?v=8SD3gytoOf8
(11) Il Regime di Saddam Hussein – in questo caso – essendo stato falsamente accusato di possedere ‘armi di distruzione di massa’ e di intrattenere ‘legami con Al-Qaeda’ ed ‘il terrorismo internazionale’.
(12) http://www.youtube.com/watch?v=0f0x8cxj-
(13) http://www.youtube.com/watch?v=i4x7G_AOL8k&feature=related
(14) http://www.youtube.com/watch?v=yVCYGjXb7u8
(15) http://www.dailymotion.com/video/xffmgw_us-imperialism-1900-2010_news
(16) http://www.justforeignpolicy.org/iraq
(17) http://www.ilpost.it/2011/03/02/nato-nove-bambini-uccisi-afghanistan/
(18) Per maggiori dettagli, vedere: Giulietto Chiesa, Francesco De Carlo, Giovanni Melogli, Le carceri segrete della CIA in Europa, Edizioni Piemme, Milano, 2007.
(19) http://www.youtube.com/watch?v=nXqylaDj2kY&feature=related
(20) In nome del “libero mercato”, siccome alcune imprese britanniche producevano l’oppio in India, convinsero il Governo di Londra a scatenare quelle guerre contro la Cina, con il pretesto che l’allora Governo di Pechino, impediva ai suoi compatrioti di drogarsi e, quindi, di acquistare da loro quel prodotto stupefacente!
(21) http://crisis.blogosfere.it/2011/02/ma-non-aveva-trionfato-la-democrazia.html; http://it.euronews.net/2011/02/26/tunisi-infiammata-dalle-proteste/. Artificiose ed ingannevoli “rivoluzioni” che sono state personalmente confermate all’On. Dario Franceschini (PD), a Roma, da alcuni rappresentanti dell’opposizione tunisina, giunti espressamente in Italia, il 23 Febbraio 2011. Una testimonianza che è stata fatta quasi interamente passare sotto silenzio dai principali mezzi di informazione del nostro Paese.
(22) Bel Ali e Mubarak, a mio giudizio, non avrebbero affatto permesso che, a partire dalle loro rispettive frontiere, si organizzasse la destabilizzazione politica e militare della Libia.
(23) Prova ne è, la sua martellante ed (ai nostro occhi) inesatta denuncia, ogni giorno, contro i terroristi di al-Qaeda che starebbe, a suo dire, drogando i giovani libici e fomentando la ribellione armata all’interno di alcune città della Cirenaica e della Tripolitania.

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Fonte: http://www.centrostudifederici.org