Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post

lunedì 9 gennaio 2012

Guido Viale: "Il decreto Salvaitalia non salverà l'Italia e il decreto Crescitalia non la farà crescere"



Un’analisi del disastro che ci stanno preparando, in Italia e in Europa, e l’indicazione dell’alternativa possibile.

L'Italia ha imboccato la stessa strada della Grecia. L'unica possibilità che abbiamo per un'alternativa è quella di condizionare il governo con la mobilitazione sociale. L'importante è cominciare. Al più presto

Il decreto "Salvaitalia" non salverà l'Italia e il decreto "Crescitalia" non la farà crescere. Sembra - quest'ultimo - il nome di un formaggio. Il sobrio Monti ha ereditato da Tremonti il gusto di sostituire espressioni consolatorie alla dura osticità delle cose; com'era la famigerata "Robinhood tax", nome che Tremonti aveva dato a due o tre cose diverse e mai realizzate; o «i conti sono stati messi in sicurezza» (e non lo sono): giaculatoria che Monti ha ripreso tal quale dal precedente ministro. È più probabile invece che da quei due decreti l'Italia esca ulteriormente depressa. Il paese non sta andando a nord-ovest (verso Bruxelles) come sostiene Monti; ma, per usare i suoi riferimenti logistici, a sud-est (verso la Grecia). Le misure adottate dal governo greco, prima e dopo il cambio della guardia, non l'hanno salvata da un primo default - anche se nessuno lo ha chiamato con il suo vero nome - e non la salveranno dal prossimo. E nessun economista serio vede come l'economia della Grecia, sottoposta a quella cura da cavallo, possa risollevarsi nel giro dei prossimi dieci e più anni. Ma l'Italia ha imboccato la stessa strada; che è poi quella "suggerita", cioè imposta, dalla Bce. Quanto all'equità, questa sì, verrà realizzata: equiparando al livello più basso lavoro fisso e precario e superando così «l'apartheid» che li divide (bella espressione, «apartheid»: come se i lavoratori a tempo indeterminato - e non i padroni, che in questi mesi li stanno mettendo entrambi sul lastrico a bizzeffe - avessero rinchiuso i precari dietro una cortina di filo spinato).

Anche le "riforme" si faranno, dato che sia questo termine che "modernizzazione" vengono ormai usati solo per indicare la sottomissione totale dei lavoratori alle imprese; e di queste alle banche; e delle banche - con i buoni uffici dei governi e della Bce - alla finanza ombra che domina l'economia globale. Quanto al "rigore" tanto caro al governo, non è che il rigor mortis di una compagine che al carnevale berlusconiano ha sostituito la "sobrietà", per continuare l'aggressione spietata contro chi lavora, chi è disoccupato, e chi lavora senza guadagnare; senza molto discostarsi da chi li ha preceduti. «Non ci occupiamo solo di questo», ha aggiunto Monti durante la conferenza stampa di fine anno, dato che aveva parlato solo di tassi, spread , debito, conti, bilanci, tagli, tasse. E ha precisato: «Sappiamo che gli uomini sono fatti di carne, ossa e...("anima", avrebbe detto qualcuno di voi; "spirito", o "mente", avrebbe pensato qualcun altro. No)... e denaro» ha concluso il premier.

Ecco: per Monti siamo fatti di denaro ("carne e ossa" sono incidenti di percorso); e, ovviamente, ciascuno conta per il denaro che ha; di cui "è fatto". Scava e scava: tutta la filosofia del liberismo, e soprattutto la sua "prassi", finiscono lì. Prendete Draghi, che lavora in tandem con Monti - e con molti altri - alla salvezza dell'Italia e dell'euro; cioè di chi gli euro li detiene. Ne sta distribuendo miliardi alle banche a man bassa (come Ben Bernanke ha distribuito e continua a distribuire alle banche, anche europee, miliardi di dollari; spiegando che se fosse necessario glieli farebbe anche piovere addosso - alle banche; non ai comuni mortali - gettandoli da un elicottero).

E perché? Per «metterle in salvo». E da chi? Da se stesse: dal fatto che hanno assunto, speculando, troppi rischi; sono piene di titoli tossici (in Italia, più provinciali, di immobili: di Ligresti, Zunino, don Verzé e compagnia); sono ingrassate con i titoli di Stato più redditizi, che ora perdono valore, e di cui non riescono a sbarazzarsi in tempo. E poi? Devono ancora decidere se piazzare quei miliardi in titoli di stato (magari al 7 per cento), o in crediti alle imprese (in Italia al 12-15 per cento), o prestandoli a chi specula in azioni, valute, materie prime o derrate alimentari (con guadagni ancora maggiori), avendoli presi in prestito all'1 per cento (con garanzia dei rispettivi Stati, a cui la Bce però non presta un euro perché sono "inaffidabili"). Nel frattempo quei miliardi se li tengono: anzi, li lasciano - in prestito, allo 0,25 per cento - alla Bce che glieli ha dati. Così le imprese soffocano, chiudono e licenziano; i governi annaspano sotto il peso degli spread e non possono spendere per sostenere redditi, servizi, riconversioni, ricerca, istruzione (o anche solo per offrire alle imprese in difficoltà quelle "garanzie" che concedono alle banche, senza averle nemmeno per se stessi); e le banche possono continuare a nascondere il loro stato comatoso; e la "finanza ombra" ingrassa in attesa di sferrare i prossimi colpi.

Queste vicende hanno qualcosa di surreale, ma alla generalità degli economisti sembrano normali, o addirittura sagge. Perché c'è una logica in tutto questo: quella di "non disturbare il manovratore": cioè l'alta finanza; perché si è accettato di essere completamente nelle sue mani: che non sono quelle di un demiurgo, né buono né malvagio; ma quelle di un meccanismo cieco e sordo che produrrà un disastro: che in prospettiva - ma forse anche in tempi brevi - può essere il crollo dell'euro; e con esso dell'intera costruzione europea e forse dell'economia del pianeta.

C'è un'alternativa a tutto questo? Certamente c'è; ma, per ora, non a livello di governo; né dalle elezioni potrebbe sortirne uno molto di diverso. Per ora l'alternativa c'è solo nella capacità di condizionarne le scelte con una piattaforma condivisa e una adeguata mobilitazione sociale. Ma si deve partire da molto lontano. Innanzitutto dalla capacità di mettere al centro le donne e gli uomini in "carne e ossa"; i nostri bisogni e le nostre aspirazioni; e, soprattutto, il rapporto costitutivo con il nostro prossimo - la solidarietà non è un lusso né un optional - e con l'ambiente fisico in cui viviamo. E non, invece, il denaro - e chi lo possiede o lo controlla - come arbitro insindacabile delle nostre vite.

Non è certo un caso che nella presentazione del suo governo Monti non abbia mai nominato l'ambiente; né la comunità (a parte la "comunità atlantica"). Come non è un caso che l'informazione e la discussione sulla crisi finanziaria abbiano completamente oscurato - per non dire azzerato - informazione e consapevolezza della crisi ambientale, ben più grave, e più carica di pericoli per noi e per le generazioni future, di quella finanziaria. Ma anche ciò che fornisce un filo conduttore: per affrontare i problemi economici a partire dai bisogni umani che l'economia non sa soddisfare; e, soprattutto, per non disperdere in produzioni e progetti senza prospettive, in castelli di carte, in "grandi opere" e nuovi disastri ambientali la dotazione e il potenziale di esperienze, di professionalità, di conoscenze, di impianti, di infrastrutture e di relazioni che questo scorcio di secolo ci lascia ancora a disposizione, prima che sopravvenga la grande notte delle tempeste climatiche.

Costruire un'alternativa significa dunque mettere al centro la conversione ecologica dei nostri consumi, dei sistemi produttivi e del modo in cui gestiamo e amministriamo entrambi. Il che significa certamente declinarli entro la gamma di possibilità che di volta in volta si dischiudono, rispettando - non se ne può fare a meno - i rapporti di forza esistenti. Ma senza sottostare aprioristicamente ai vincoli che l'attuale quadro economico e finanziario - che definisce anche il profilo politico e gli assetti sociali - sembra imporre. Guai a pensare che le attuali politiche adottate a livello nazionale ed europeo siano solo il frutto di una concezione errata dell'economia; e che un più corretto impianto teorico permetterebbe di correggerle.

Certamente il liberismo è arrivato a una resa dei conti, a un suo disvelamento come estrema versione della patafisica : quella disciplina che il suo inventore, Alfred Jarry, aveva denominato «scienza delle soluzioni immaginarie». Il liberismo fornisce un quadro falsato e mitologico del mercato, dove quello che nella realtà è l'incontro tra una formica e un elefante che "negoziano" su chi debba schiacciare l'altro sotto le proprie zampe viene spacciato per una libera contrattazione tra eguali. È incapace di auto-correggersi, perché per quanto evidenti siano i disastri provocati dalle privatizzazioni, li imputa sempre al fatto che non ne sono state fatte ancora abbastanza; e che bisogna privatizzare di più; magari vendendo la mamma o i propri organi. Propugna ricette per rimettere in pista la "crescita" che si riducono sempre e solo a tagli di reddito e occupazione per chi lavora; e mai di profitti. Ma dietro il velo di questa dottrina ormai screditata si nasconde la sostanza corposa di una subalternità totale ai poteri della finanza. E non, o non solo, per comunanza di interessi, o per appartenenza sociale, o per connivenza con chi detiene le leve del potere (cose che certo non mancano; e a volte sono vistose). Ma per un vincolo culturale, che è ormai diventato mentale e costitutivo della vita quotidiana di tutti: quello secondo cui all'attuale assetto di potere e alle scadenze e alle soluzioni che esso impone "non c'è alternativa". Questa tesi, di cui Margaret Thatcher è stata l'emblema, oggi si ripresenta come terrore della parola default . Che può voler dire tante cose: da una ristrutturazione del debito, come quello che Angela Merkel ha imposto alla Grecia, senza alcun beneficio, ahimé, per la sua popolazione, al ritorno a valute nazionali, se reso inevitabile dalla scomparsa dell'euro o da una crisi bancaria globale; passando ovviamente per cento soluzioni intermedie.

Eventualità del genere possono farci rabbrividire e paralizzarci. Oppure spingerci a costruire una via di uscita, facendo appello a esperienze e risorse cognitive oggi completamente escluse dal dibattito e dalla possibilità di influire sulle decisioni. Tanto che per discutere proprio di queste cose molti hanno ritenuto necessario occupare le piazze, in Spagna come in America. Come faranno anche in Russia e in Nordafrica, non appena le condizioni lo renderanno possibile (in Italia per ora ci è andata male per via dell'esito funesto del 15 ottobre); o affiancare quel dibattito agli scontri quotidiani con la polizia, come in Grecia; o farne una rivoluzione pacifica, come in Irlanda.. L'importante è cominciare. E se non ora, quando?

Viale Guido
(Il Manifesto)

domenica 1 gennaio 2012

Vincenzo Mannello ed i vaneggiamenti di un napoletano impazzito (o furbo..?)



Quotidianamente, oramai, stampa, tv, radio ed internet sono fedeli
portavoce del Napolitano-pensiero . Cavalcando lo share dell'80% di
consenso che i sondaggi gli attribuiscono (??) , il Presidente viaggia
, presenzia , riceve e , soprattutto , parla di tutto e su tutto . In
verità , più che comunicare , sembra proprio che sentenzi nel suo dotto
erudire , anzi che "rimproveri" tutti quelli non sono in linea con i
concetti espressi e le direttive quirinalizie impartite . Gli esempi
sono innumerevoli, si fatica a seguirli. Dalla intangibilità della
Costituzione , scritta dai padri costituenti su tavole più resistenti
di quelle di Mosè, alla intoccabilità dell'euro e del mito della
Europa Unita.

Che fa il paio con quello della unità d'Italia. Con contorno di lotta al razzismo ,
fedeltà alla Nato e sacra fiducia nell'Onu . Insomma , chi più ne ha
più ne metta . Sorvolando , per non incorrere nelle ire presidenziali
derivanti dalle norme "transitorie" (dopo 63 anni, saltiamo a caso tra le certezze dell'uomo del colle.

L'Europa Unita: quale, Presidente Napolitano? Quella che non ha il
consenso di oltre il 60% dei cittadini europei i quali non hanno votato
per il parlamento di Strasburgo ? Quella che ha visto sconfitti i
trattati sottoposti a referendum popolari poi annullati dalle caste
politiche sovra-nazionali ? Quella dell'euro imposto , specie agli
italiani , con tasso di cambio da strozzinaggio e che ha impoverito
tutti i redditi da lavoro dipendente e da pensione ? Quell'euro che
affossa i cittadini europei e salvaguarda quelli che non lo hanno
(inglesi , danesi , svizzeri etc.) ?

L'Italia unita? Dove, come, quando?

Da Napoli in giù quale Italia vede il Capo dello Stato ?
Quella della TAV ? Della autostrada SA-RC ? Del Ponte sullo Stretto che
non c'è ma dei treni (pochi , sporchi e lentissimi) che ci sono ,
esclusivamente fino a Roma ? Si riferisce all' unità di mafia ,
'ndrangheta e camorra che , nei famosi 150anni , hanno quasi
conquistato pure il Nord ? Cosa ha fatto e fa concretamente Napolitano
, oltre a parlarne , per i disoccupati , giovani e non ? Per le
famiglie e non solo quelle meridionali ? Per lo scempio del territorio
? Per lo stato della sanità ? Per il continuo degrado dello stato
sociale ? E , contestuale , per quello delle istituzioni ? Un elenco
che potrebbe continuare quasi all' infinito . Sono relativi i poteri
del Capo dello Stato ? Si chieda a Berlusconi , a Monti , alla Merkel ,
ad Obama , alla Nato , all' Onu , alla stampa ed ai media di mezzo
mondo che lo omaggiano del titolo di "garante dell' Italia" . Ma se non
conta niente , cosa sono tutti questi "omaggi" ? Se , oltre a parlare ,
non può nulla su quello che "denuncia ed evidenzia" , perchè non si
dimette ?

Proposta oscena e provocatoria agli occhi di chi legge ? Può
darsi , visto che , certamente , è "minoritaria" . Ma , nella speranza
che non lo sia tantissimissimo , mi auguro che , nel 2012 , ed in piena
"democrazia" questa "blandissima" critica non venga perseguita come
"vilipendio al Capo dello Stato".

Vincenzo Mannello

lunedì 28 novembre 2011

Zona Euro... "...mò so' cazzi amari!" un'espress​ione cruda, ma rappresent​ativa

Gott mit uns - or - In gold we trust (All other pay cash..)?

Minestrone caldo caldo di notizie catastrofiste fresche fresche

Crisi: Moody's, a rischio rating Ue, possili più default - Le probabilità di più default fra i paesi dell'area euro "non sono più insignificanti e aumenterebbe significativamente la possibilità che uno o più paesi escano da Eurolandia". L'allarme è dell'agenzia di rating Moody's, secondo la quale "l'euro è a un bivio che la porterà o verso una più stretta integrazione o verso una maggiore frammentazione". Bisogna agire subito, avverte Moody's che prevede di completare la revisione dei rating dell'area euro nel primo trimestre 2012.

Cameron: "Situazione Italia è pericolo per Eurozona" Così il premier inglese sulla crisi che sta affrontando il nostro Paese e i rischi di contagio.
LONDRA - La situazione dell'Italia "è chiara e rappresenta un pericolo per l'Euro e l'Eurozona. In Gran Bretagna dobbiamo preparaci a ogni eventualità". Sono le parole del premier britannico David Cameron in un discorso sulla crescita.
"L'Italia è la terza economia dell'area Euro. Il suo stato attuale rappresenta un pericolo chiaro e pressante all'Eurozona e il momento della verità si sta avvicinando velocemente. Quello che sta accadendo in Italia - ha proseguito Cameron -è un avvertimento a ogni Paese, ogni governo che non abbia un piano credibile per gestire debiti e deficit eccessivi. Si deve avere un piano e bisogna rispettarlo. Se i leader dell'Eurozona vogliono salvare vogliono salvare la loro moneta, i governi e le istituzioni dell'euro devono agire adesso. Più aspettano e più aumenta il pericolo".

Nyt: l'euro può saltare, le banche preparano piani di emergenza. Ft: manovra Monti avvolta nella nebbia.

Le maggiori banche al mondo si preparano a quello che, fino a poco tempo fa, sembrava impensabile: la disintegrazione dell'area euro. Lo riporta il New York Times, sottolineando che molti istituti di credito, quali Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura hanno pubblicato decine di rapporti in settimana nei quali esaminano questa eventualità. Secondo un sondaggio di Barclays Capital su 1.000 clienti, la metà delle banche ritiene che almeno un paese lascerà l'area euro, il 35%che sarà solo la Grecia e uno su 20 che tutti i paesi della periferia dell'Europa usciranno il prossimo anno. Nel Regno Unito, Royal Bank of Scotland mette a punto piani di emergenza nel caso in cui l'impensabile diventi realtà. Negli Stati Uniti le autorità di regolamentazione spingono le banche, fra le quali Citigroup, a ridurre la loro esposizione verso l'area euro. La stessa operazione, con un monitoraggio dell'esposizione delle banche, starebbero attuando in Asia le autorità di Hong Kong. In Germania, Tui, il gigante del turismo tedesco, ha di recente spedito una lettera alle catene alberghiere della Grecia chiedendo che i contratti vengano rinegoziati in dracme per tutelarli da eventuali perdite se la Grecia uscisse dall'euro.A fronte dell'allarme oltraoceano, in Francia e in Italia, invece, «le banche non stanno mettendo a punto piani di emergenza perchè hanno concluso che una disintegrazione dell'area euro è impossibile» evidenzia il New York Times, «anche se banche come Bnp Paribas, Societe Generale, Unicredit e altre hanno scaricato nel recente periodo decine di miliardi di debito sovrano, il pensiero è che ci sono pochi motivi per fare di più».».

Dopo quello che si è visto questa settimana, il crollo dell'eurozona sembra a portata di mano. In particolare perchè, con il flop dell'asta dei Bund, la crisi del debito sovrano ha minacciato di investire la stessa Germania, pilastro della stabilità europea. Ieri, inoltre, Standard & Poor`s ha tagliato il rating del Belgio evidenziandone l'impossibilità di ridurre in tempi rapidi il fardello del debito. Le agenzie di rating hanno avvertito che la Francia potrebbe perdere la sua tripla A e giovedì scorso hanno abbassato i rating di Portogallo e Ungheria a livello spazzatura. Vaciago: fantascienza monetaria

«Il New York Times non spaventi il prossimo» e se è vero che «non ho mai visto una crisi così grave, seria, che da anni va avanti producendo milioni di disoccupati, allora prendiamo in mano i problemi concreti e diciamo basta alla fantascienza monetaria». Così l'economista Giacomo Vaciago, liquida l'ipotesi di un probabile crollo della moneta unica e spiega: «Dall'euro esci comprando dollari, yen sterline, questo è il termometro». Il vero punto su cui agire in fretta è la crescita.Il battesimo del governo Monti

Da New York a Londra, oggi la stampa anglosassone oggi non ci risparmia nulla. Critico e caustico arriva anche il commento del Financial Times sull'Italia e sul «battesimo di fuoco del premier Mario Monti: mentre tutti aspettano di sapere dove cadrà la scure di bilancio, non c'è ancora chiarezza sulle misure di emergenza pianificate». Le manovre di bilancio di Monti «sono avvolte nella nebbia» e «gli italiani che hanno riposto fiducia in lui stanno diventando un pò nervosi», scrive il quotidiano economico britannico, citando il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri che «ha fatto poco per aumentare la fiducia». E ricorda ironicamente che «in cima all'agenda dell'atteso cdm c'è stata la discussione di accordi bilaterali con le Mauritius e le Isole Cook e una legge per fermare dannosi sistemi antivegetativi sulle barche, i cui effetti prevedono la crescita di organi genitali maschili sulle conchiglie di mare».

sabato 2 luglio 2011

Giuseppe Turrisi e l'esproprio democratico bancario... ovvero dalla paura dell'inflazione alla certezza della ruberia "legale"!


"Carnevale... ogni scherzo vale" (Saul Arpino)

Il picciotto va nel negozio è dice al negoziante: “si tu nu vo’ aviri prublemi t’asicurari cu nuatri e viri ca nun ti succeri nenti”; il negoziante: io non ho bisogno di nessuna assicurazioni, tre giorni dopo il negozio va a fuco. Dopo un mese il negozio riapre e torna il picciotto: “u viri che hai bisogniu di nuatri” “assicurati e nun ti succeri chiù nenti”. Il negoziante a questo punto cede è comincia a pagare la protezione (da chi?).

Mentre le lobbies preparavano il nuovo giocattolo “euro” (macchina scientifica per sottrarre e trasferire valore e ricchezza, in maniera “legale”, da chi la produce a chi emette semplicemente denaro; tale macchina era già perfettamente funzionante negli stati uniti, si chiama dollaro) si faceva pressione su vari stati europei (con la scusa dell’unificazione dei popoli). In particolare sull’Italia una delle più ricche in assoluto (oro, arte, industrie, ecc e soprattutto un popolo molto suddito che crede a tutto). Cara Italia, non poi andare avanti con la lira, perché è soggetta a forti svalutazioni, e poi dovete far in modo che la emissione monetaria sia sganciata dalla politica “loro” (e dico “loro”) pensano solo a mangiare. La resistenza dei politici che ancora avevano un po’ di dignità fu: No e assolutamente no, non dovrà succedere. La pressione continuava, nel frattempo alcune “pedine” si inserivano al posto giusto (per esempio Ministero del Tesoro). La pressione si faceva più insistente: “vedi cara Italia hai necessità di avere una moneta forte, libera da vincoli politici.

Testarda la prima repubblica: No è assolutamente no. Le pressioni aumentavano, ed il progetto della “macchina debito europea” non poteva più attendere. L’Italia, sia per posizione strategica, sia per il carattere degli italiani (fondamentalmente semplici pastori e agricoltori che non avrebbero mai capito cosa stava succedendo, infatti non lo hanno ancora capito) era fondamentale per la riuscita del gioco.
Un noto economista viene chiamato da Giulio Andreotti per esprimere il suo parere di cosa sarebbe successo se si fosse entrati nell’euro. Fu detto: il debito pubblico crescerà inverosimilmente e dopo un po’ l’Italia non potrà più pagare e sarà la rovina. A questo punto nel 1992, poiché l’Italia era testarda, casualmente ci fu un attacco speculativo di Soros alla lira e l’ Italia rischiò il default, uscì dal mercato per un periodo, ci fu un prelievo forzoso di Giuliano Amato sui conti correnti, ecc. A quel punto gli italiani “erano cotti” a puntino e non potevano più che non accettare “la protezione dell’euro”.

Cosi la strada dell’assicurazione di una moneta forte (ma per chi?) fu presa, è tutti felici di essere in europa ed avere l’euro (ancora oggi molti italiani sono convinti che sia stata una cosa buona).

La programmazione mediatica delle menti fu talmente forte, da fare spavento. Sicuramente ci siamo tolti (per loro) il rischio di inflazione, e sia!!! “ma era solo un rischio”, ma siamo finiti nella certezza dell’esproprio della proprietà pubblica e privata. Non si può più vivere in pace oggi, un bambino appena nasce, dovrà obbligatoriamente mantenere (debito di cittadinanza) banchieri, politici, sindacati, giornali (ecc) e tutto questo per fargli credere, mentre cresce, che è libero ed in democrazia.

Certo che siamo stati proprio bravi a costruirci la nostra schiavitù. La cosa bella è che non comprendiamo più la realtà vera perché abbiamo dimenticato come la si legge, ma crediamo solo alla rappresentazione mediatica che ci danno. Dobbiamo tutti dimetterci da cittadini italiani, riconsegnare la carte di identità, in quanto lo stato non ci considera più cittadini, ma solo schiavi da codice fiscale e ci controlla ogni euro che spendiamo (monete elettronica futura).

Tutti barboni dovremmo essere, il comunismo ti toglieva la casa direttamente, il capitalismo la toglie indirettamente. Come gli islandesi, dovremmo fare la costituente per una nuova Italia. Purtroppo ancora troppi addormentati , riusciranno 45 miliardi da restituire a svegliarci.

Giuseppe Turrisi

mercoledì 25 maggio 2011

Indignados: «Democrácia Real Ja» - Manifesto degli Indignati.. per la Vera Democrazia Popolare



Manifesto degli Indignati.. per la Vera Democrazia Popolare

Noi siamo gente comune. Siamo come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, per lavorare o per trovare lavoro, gente che ha famiglia e amici. Gente che lavora duramente ogni giorno per vivere e dare un futuro migliore a chi ci circonda.
Alcuni di noi si considerano più progressisti, altri più conservatori. Alcuni credenti, altri no. Alcuni di noi hanno un'ideologia ben definita, alcuni si definiscono apolitici... Ma tutti siamo preoccupati e indignati per il panorama politico, economico e sociale che vediamo intorno a noi. Per la corruzione di politici, imprenditori, banchieri ... Per il senso di impotenza del cittadino comune.

Questa situazione fa male a tutti noi ogni giorno. Ma se tutti ci uniamo, possiamo cambiarla. È tempo di muoversi, è ora costruire insieme una società migliore. Perciò sosteniamo fermamente quanto segue:
Le priorità di qualsiasi società avanzata devono essere l’uguaglianza, il progresso, la solidarietà, la libertà di accesso alla cultura, la sostenibilità ecologica e lo sviluppo, il benessere e la felicità delle persone.
Ci sono diritti fondamentali che dovrebbero essere al sicuro in queste società: il diritto alla casa, al lavoro, alla cultura, alla salute, all’istruzione, alla partecipazione politica, al libero sviluppo personale, e il diritto di consumare i beni necessari a una vita sana e felice.

L'attuale funzionamento del nostro sistema economico e di governo non riesce ad affrontare queste priorità e costituisce un ostacolo al progresso dell’umanità.
La democrazia parte dal popolo (demos = popolo, cràtos = potere) in modo che il potere debba essere del popolo. Tuttavia in questo paese la maggior parte della classe politica nemmeno ci ascolta. Le sue funzioni dovrebbero consistere nel portare la nostra voce alle istituzioni, facilitando la partecipazione politica dei cittadini attraverso canali diretti e procurando i maggiori benefici alla società in generale, non per arricchirsi e prosperare a nostre spese, mentre si dà cura solo dei dettami dei grandi poteri economici e si aggrappa al potere attraverso una dittatura partitocratica capeggiata dalle inamovibili sigle del partito unico bipartitico del PPSOE.

L’ansia e l'accumulazione di potere in poche mani crea disuguaglianza, tensione e ingiustizia, il che porta alla violenza, che noi respingiamo. L’obsoleto e innaturale modello economico vigente blocca la macchina sociale in una spirale che si consuma in se stessa arricchendo i pochi e precipitando nella povertà e nella scarsità il resto. Fino al crollo.

La volontà e lo scopo del sistema è l'accumulazione del denaro, che ha la precedenza sull’efficienza e il benessere della società. Sprecando intanto le risorse, distruggendo il pianeta, creando disoccupazione e consumatori infelici.
I cittadini fanno parte dell’ingranaggio di una macchina destinata ad arricchire una minoranza che non sa nulla dei nostri bisogni. Siamo anonimi, ma senza di noi tutto questo non esisterebbe, perché noi muoviamo il mondo.

Se come società impariamo a non affidare il nostro futuro a un’astratta redditività economica che non si converte mai in un vantaggio della maggioranza, saremo in grado di eliminare gli abusi e le carenze di cui tutti soffriamo.
È necessaria una Rivoluzione Etica. Abbiamo messo il denaro al di sopra dell’Essere umano mentre dovremo metterlo al nostro servizio. Siamo persone, non prodotti sul mercato. Io non sono solo quel che compro, perché lo compro e a chi lo compro.
Per tutto quanto sopra, io sono indignato.

Credo di poterlo cambiare.

Credo di poter aiutare.

So che insieme possiamo.

Esci con noi. È un tuo diritto.

lunedì 16 maggio 2011

Italians... i segreti di Pulcinella, la spiritualità laica e l'identità del luogo




Italians... i segreti di Pulcinella, la spiritualità laica e l'identità del luogo

Mi ha scritto Massimo Acciai, direttore della rivista I Segreti di Pulcinella, chiedendomi se per caso volessi mandargli un articolo sul tema dell'Italia...
Fatalità ne avevo uno pronto, in cui racconto anche la mia esperienza con il “luogo” e la spiritualità che lo contraddistingue...

Parecchi anni fa.. quando presi a viaggiare per il mondo, in Europa, in Africa, in Asia, soprattutto in India, a partire dalla prima volta ed anche le volte successive.. ho sempre considerato quei viaggi un arricchimento, un bagaglio esperienziale, che avrei comunque voluto e dovuto condividere con i miei fratelli italiani. Infatti sono sempre stato fiero delle mie origini e mentre tantissimi viaggiatori cercavano di nascondere la loro provenienza io sempre la evidenziavo, sapendo che con il mio comportamento e con il rispetto che evincevo dagli altri avrei anche avvantaggiato la mia patria.. purtroppo spesso considerata un paese.... un paese di "italians"... (come dice Beppe Severgnini) e basta questa parola per dire tutto.

Beh, forse è un po' pretenzioso da parte mia ritenere che la mia esperienza possa aiutare od interessare i miei connazionali, anche perché qui in Italia abbiamo una religione dominante che non consente di esprimere forme spirituali "altre".. ma almeno ci ho provato..

Poiché io ed il luogo siamo la stessa cosa...

Io appartengo al luogo
Ed il luogo mi appartiene.
Io sono il luogo
Ed il luogo è in me.

Così sente il ri-abitante bioregionale, colui che vive nel ed è in simbiosi con il luogo.

E d’altronde il vero spiritualista laico sente e vede il luogo come se stesso, in questo uniformandosi alla visione dell’ecologia profonda… Infatti io mi occupo del luogo come fosse mio, parlo del luogo come fossi la sua voce. Questo avviene per ogni luogo, un “luogo ideale” in cui si incontrano Yin e Yang, bene e male. Avviene per l’Italia che riconosco come la mia amata patria. Avviene per la Terra che è la mia matrice. Avviene per l’universo spazioso in cui si svolge il mio contesto esistenziale. Avviene per lo Spirito che mi compenetra.

Certo all’inizio questo sentire assomiglia molto ad una opinione, cioè ha la parvenza di un pensiero assunto come vero, ma con la pratica e con il costante e continuo contatto con la natura e con gli altri esseri viventi si percepisce chiaramente che il “tutto” in cui noi siamo immersi è esattamente noi stessi…. Questa consapevolezza sembra maturare pian piano, quasi per gradi… ed all’improvviso succede che…

Secondo i grandi saggi l’opinione è solo un riflesso personale della percezione individuale della verità. Insomma l’opinione è sempre e comunque parziale ed incapace di riferire un’interezza. Ma se siamo in grado di interpretare ogni opinione come un tassello del pensiero universale e cerchiamo di integrarla nell’insieme del conosciuto forse stiamo mettendo in pratica quel “sincretismo” di pensiero auspicabile per il superamento delle ideologie e delle religioni precostituite. Unica discriminante dovrebbe essere la qualità della sincerità in cui l’opinione viene espressa…

Infatti se un’opinione è solo “strumentale” allora non vale nemmeno la pena di considerarla, essa non è nemmeno etichettabile come “opinione” (che già di per se stesso è un termine “riduttivo”) ma possiamo definirla “imroglio giustificativo” teso alla soddisfazione di un vantaggio personale o ideologico… basato sull’assunzione di un pensiero (definito universale). Ciò avviene quando si mente sapendo di mentire o anche allorché non si è andati sufficientemente in profondità nell’analisi interiore!

Per questa ragione punto sul merito della laicità, o equanimità, ed è quanto cerco di affermare in ogni mia espressione… Ma secondo me “laicità” deve presupporre anche il lasciare agli altri la libertà di pensare a modo loro e non possiamo usare la laicità per continuamente controbattere sui punti che a noi sembrano ledere tale principio…

Insomma dovremmo essere laici persino nei confronti della laicità..

Questo atteggiamento mentale, super partes, è decisamente utile ed interessante per l’affermazione di un “sincretismo” che dovrebbe accomunare noi tutti esseri umani nel riconoscimento del pari valore del pensiero che in ognuno si manifesta…

Ah, per quel che riguarda l’ipotetica differenza fra Uomini, Animali od Extraterrestri è solo un fatto di gradiente o predisposizione intellettiva, ma la coscienza che anima queste categorie vitali è la stessa, la possibilità di auto-conoscenza è pure la stessa…

Amo gli animali, amo gli extraterrestri, amo ogni forma di vita ed ogni elemento.. ma dovendo perseguire una mia crescita personale (unico presupposto per la crescita universale) vale il detto “ad ognuno il suo lavoro”. Krishna affermò: meglio fallire cercando di compiere il proprio dharma piuttosto che trionfare nell’espletamento del dharma altrui. E dal punto di vista umano, essendo io stesso un uomo, mi occupo della mia auto-conoscenza e lascio agli altri esseri (umani o non umani) di fare la parte che ad ognuno compete!

Tradotto in termini laici significa che per fare il bene di tutti è sufficiente non arrecar male ad alcuno.

Paolo D’Arpini
spirito.laico@libero.it

martedì 8 marzo 2011

Libia Italia, interconnessioni e conseguenze di una crisi...



Ante Scriptum
Cari amici, mi voglio sbilanciare dicendo ...... che secondo me Berlusconi ha stretto anche un accordo di massima o un'intesa di reciproco aiuto di condivisione delle basi italiane..... e forse anche un accordo di reciproco aiuto militare..... Non a caso Putin è intervenuto ad una manifestazione pubblica esternando una frase abbastanza sibillina in aiuto di Berlusconi...... e secondo me nelle prossime settimane il quadro sarà molto più chiaro e qualcosa in questo senso emergerà..... Del resto non si spiegherebbe come mai questa frettolosa (a mio giudizio) messinscena organizzata al solo ed unico scopo di permettere agli anglo neocons americani di mettere i piedi sul suolo libico quanto più in fretta possibile. Vero che gli americani hanno ormai i "serbatoi in riserva"..... ma questa fretta dave avere degli altri impellenti ed improrogabili "stimoli". Penso quindi che l'egemonia americana in Mediterraneo (nonostante le apparenze del tutto contrarie) sia arrivata ad un punto di crisi insostenibile ed ireversibile . Laudetur Priapus, Pan et Sol Invictus…
(Veiente Furente)


.......

Crisi libica o attacco all’Italia?, di Alberto B. Mariantoni

In qualsiasi crisi internazionale, il dramma principale con il “nostro” americanizzato Occidente – ogni giorno di più mercantilista, faccendiere, trafficante, concupiscente, manutengolo, prosseneta, truffatore, ciarlatano, doppiogiochista, falso moralista, mutevole e capriccioso dispensatore di indulgenze o di anatemi (a tassametro… e tariffa variabile ed arbitraria!), nonché costantemente fedigrafo, fellone e maramaldo – è che, per “grazia ricevuta” (non si sa bene da chi…) – e pur essendo, ogni volta ed in qualsiasi genere di conflitto, diretto contendente o semplice parte in causa – ha invariabilmente tendenza ad auto-escludersi da qualsivoglia trasgressione o responsabilità e ad ergersi simultaneamente e pregiudizialmente a neutro e salutare tutore dell’ordine, giudice imparziale, indispensabile soccorritore “umanitario” e boia di servizio.
In altre parole, l’Occidente – per se stesso, ed agli occhi delle nostre atomizzate ed ottenebrate popolazioni – è sempre e comunque il “buono”, e gli altri, invece, costantemente i “cattivi”!
Ultimo exploit di questo genere, le bellicose prese di posizione di alcuni Paesi dell’Occidente, nei confronti del regime del Colonnello Gheddafi, ed in relazione alla situazione di “guerra civile” che, dal 17 Febbraio scorso, sta vivendo la Libia o, se si preferisce, la gheddafiana Al Jamahiriyah (1) al `Arabiyah al Libiyah ash
Sha`biyah al Ishtirakiyah (Giamahiriya araba, libica, popolare, socialista). Questa “Nazione” – con i suoi 1.755.550 chilometri quadrati di superficie (quasi 4 volte la Francia, anche se per tre quarti desertico) ed i suoi 5 o 6 milioni di abitanti (in maggioranza di etnia berbera, con importanti presenze arabe ed arabizzate, ed almeno il 22-25% di stranieri) (2) che sono tradizionalmente ripartiti e disseminati in cinque regioni principali (la Tripolitania, la Cirenaica, la Sirte, il Fezzan e l’oasi di Kufra) e culturalmente/politicamente lottizzati all’interno di una contraddittoria e discontinua miriade di tribù (3), solitamente e reciprocamente avversarie o antagoniste – non può essere, in nessun caso, paragonata alla Tunisia o all’Egitto.

Cerchiamo di vederci più chiaro
La Libia, infatti – con una produzione di all’incirca 1,7 o 2 milioni di barili di petrolio al giorno (secondo produttore dell’Africa, dopo la Nigeria) ed un PIL di all’incirca 87 miliardi di dollari (14.200 usd per abitante) l’anno – è uno dei Paesi chiave dello scacchiere Mediterraneo. Soprattutto, per quanto riguarda l’Italia e le sue molteplici e multiformi implicazioni economiche con quello Stato. In particolare, l’ordinario interscambio commerciale che tende ad oscillare tra i 12 ed i 20 miliardi di dollari l’anno, ed una quota di mercato del 17,4% nelle importazioni Italiane (principalmente, petrolio e gas che sono rispettivamente calcolabili e quantificabili ad all’incirca il 24% ed il 15% del nostro fabbisogno nazionale). Importazioni che pongono la nostra Penisola al primo posto, tra i diversi Paesi del mondo (addirittura il 60-70% di più del volume di import che è vantato dall’ormai potentissima ed influentissima Cina), all’interno dell’antico Mare nostrum. Questo, senza contare gli importanti e, in questo momento, indispensabili e vitali coinvolgimenti finanziari libici, con i maggiori gruppi economici italiani, come ENI, Finmeccanica, Ansaldo, Impregilo, Unicredit, Assicurazioni Generali, Telecom, la Juventus, etc., per non citare che i più considerevoli.
Va da sé, quindi, che la rivolta civile e militare di una parte della popolazione libica, contro l’attuale regime del leader Gheddafi – a differenza delle taroccate e supermediatizzate “rivoluzioni” di Tunisia e d’Egitto (dove nulla, fino ad oggi, per quanto riguarda i rispettivi Regimi al potere, mi sembra che sia sostanzialmente cambiato!) (4) – non può essere assolutamente imputata alla mancanza di pane o di farina, né alla disoccupazione galoppante, né al basso reddito dei cittadini, né all’insufficiente protezione sociale, né alla carenza di infrastrutture, né alla penuria di civili abitazioni. Ma è piuttosto attribuibile – oltre che alla quasi inesistenza di libertà di parola e di stampa, nonché di democrazia (nel senso che vengono intese in Occidente) – ai tortuosi, complicati e costantemente instabili rapporti di forza e di interesse spicciolo che, da sempre – nonostante gli innumerevoli, reiterati e vani tentativi del regime libico di unificare o amalgamare giamahiricamente l’insieme dei suoi abitanti – continuano ad intercorrere tra le differenti e competitrici organizzazioni tribali del Paese. Una situazione che – volendolo… o qualora un qualsiasi interesse politico/economico esterno alla Libia, lo ritenesse opportuno o conveniente – può senz’altro favorire e rendere molto più facili e realizzabili eventuali e più generalizzati tentativi di corruzione e di manipolazione ad hoc di una larga fetta dell’opinione pubblica libica (quella, ad esempio, che – da un certo numero di anni – è praticamente esclusa dalle leve effettive del potere), nei confronti di quei gruppi tribali che, intingendoci il loro “maritozzo”, tendono ovviamente ad identificarsi con le strutture della Giamahiriya di Gheddafi o a sentirsi direttamente o indirettamente alleati o associati di questi ultimi.

Detto ciò, con questa mia lunga (ma, credo, indispensabile) introduzione, non voglio assolutamente difendere l’indifendibile Colonnello di Tripoli, né tanto meno pretendere che il suo regime sia il nec plus ultra di una qualsiasi dinamica, emancipata ed evoluta società.
Che Gheddafi sia quello che sia o sia sempre stato – cioè, quel balzano, eccentrico e lunatico personaggio utopista/visionario che tutti conosciamo – ed il suo regime, quell’arzigogolata forma di ordinaria e nepotistica autocrazia che ci è dato di constatare, non mi sembra che possa suscitare una qualsiasi discussione.
L’autocrate in questione ed il suo regime, infatti, sono quelli che sono sempre stati (anche se con tratti, sfaccettature ed apparenze convenzionali diverse, iridescenti e successive). E questo, invariabilmente, dal 1 Settembre 1969: data del Colpo di Stato realizzato dall’allora Capitano Muammar Al-Gheddafi e dagli altri 11 “Ufficiali nasseriani” (5) , contro il loro contemporaneo e molto accomodante (con i Britannici e gli Statunitensi) primo ed ultimo Re/fantoccio della Libia, Idriss I che, altri non era, che il religiosissimo e modesto “santone” Sayed Muhammad Idris bin Muhammad al-Mahdi as-Senussi (1889-1983).
Per quanto riguarda l’Italia, il Colonnello e la sua particolare autocrazia – nonostante l’iniqua e forzata espulsione di più di 22.000 nostri connazionali, improvvisamente decretata dal suo nuovo regime (tragedia umana che non suscitò, allora, da parte della nostra Farnesina, nemmeno un banale telegramma di proteste formali!) – sono ben conosciuti nel nostro Paese. E questo, sin dall’epoca democristiana e/o del primo centro-sinistra. Momenti storici in cui, i vari Governi di Roma – pur rifiutando ogni contatto pubblico con l’allora definito “beduino della Sirte”, e su costante pressione politica e diplomatica di Washington – non si vergognavano affatto di fornire graziosamente alla Libia, interi reggimenti di carri armati e di trasporti blindati di truppe (ufficialmente in surplus o in disuso…) dell’esercito italiano ed, addirittura, a fare recapitare, via la OTO-Melara di La Spezia, perfino sofisticatissimi missili OTOMAT-1 e OTOMAT-2, nonché costosissimi e performanti aerei d’addestramento (e relativo personale tecnico) della SIAI-Marchetti, per il tirocinio o la pratica corrente dei suoi aspiranti piloti. Il tutto, ovviamente, senza prendere in considerazione la volontaria e quotidiana collaborazione della nostra Intelligence militare che più di una volta – con le sue costanti, bene informate e risolutive “soffiate” (ad esempio, nel 1987 e nel 1993) – ha reiteratamente permesso, all’ineffabile Colonnello di Tripoli, di salvare regolarmente il “trono” e, in diverse occasioni, finanche la pelle, facendogli metodicamente conoscere, con ampio anticipo e dovizia di dettagli e di particolari, non soltanto le date ed i luoghi delle diverse e segrete riunioni dei diversi congiurati ma, perfino i nomi, i cognomi e gli indirizzi di coloro che, tra i suoi “amici” o tradizionali rivali, stavano tramando, nell’ombra, possibili attentati contro la sua persona o veri e propri colpi di Stato contro il suo regime.
Diciamo, insomma, per sintetizzare, che, per quanto riguarda l’Italia, la relazione con la Libia è sempre stata dettata da una continua e costante volontà di realpolitik. Una “politica realistica”, in fin dei conti, che è stata invariabilmente seguita e perpetuata nel tempo dall’insieme dei Governi italiani degli ultimi 40 anni: da quello di Spadolini a quello di Craxi, da quello di Amato a quello di D’Alema, da quello di Dini a quello di Prodi e, dulcis in fundo, anche dai due successivi governi Berlusconi.

L’incorregibile Occidente
Things standing thus (così stando le cose), mi domando e dico: è ammissibile ed accettabile che i medesimi Paesi dell’Occidente che, per 42 anni, hanno ininterrottamente permesso a Gheddafi ed al suo Regime, di rimanere al potere in Libia – ed i cui diversi Primi ministri e differenti Ministri degli esteri, fino a ieri, facevano letteralmente a gomitate, per cercare di farsi ricevere, in “pompa magna, dal Colonnello, sotto la sua fiammante tenda (la tradizionale “guitun” dei beduini del deserto), nella speranza di potergli rifilare qualche stock di armamenti o per potere semplicemente ottenere, da lui, qualche favorevole e “scontato” contratto di greggio – facciano finta, oggi, di non conoscerlo, addirittura come se il Colonnello in questione ed il suo Regime fossero improvvisamente balzati fuori dal cappello di un mago? Per giunta, affrettandosi pubblicamente a “stracciarsi le vesti”, per il suo inammissibile comportamento (…“fa sparare sul suo stesso popolo in rivolta”!); a deferirlo al Tribunale internazionale (6) dell’Aja, per “crimini contro l’umanità”; a congelargli l’insieme dei suoi averi finanziari presso le banche occidentali (quando, invece, ce li versava, andava benissimo!); ad invocare il “diritto di ingerenza”, per scopi “umanitari”, attraverso l’invio di navi da guerra, per poterlo intimidire e convincere a dimissionare e partire in esilio.

Io, onestamente, credo che non sia affatto ammissibile, né accettabile!
Non perché, secondo la Carta delle Nazioni Unite, tutti gli Stati membri dell’ONU (meno, ovviamente, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, in quanto – essendo membri permanenti del Consiglio di sicurezza e possedendo il “diritto di veto” che gli altri Stati non hanno – sono “più uguali” degli altri!) sono parimenti indipendenti e sovrani, e come tali – Libia (7) compresa – dovrebbero, come minimo, essere analogamente rispettati, per quanto riguardano i loro affari interni. Ma semplicemente, per proverbiale e banale buonsenso!

C’è diritto e “diritto”…
Per cercare di capire, però, ciò che sto cercando di trasmettere all’ignaro, spesso smemorato e costantemente manipolato e forviato lettore del nostro tempo, proviamo ad immaginare questa semplice ipotesi.
Immaginiamo, per assurdo, che una qualunque barca a remi della flotta militare libica – in concomitanza con le infuriate e distruttive rivolte delle diseredate popolazioni afro-americane delle città di Atlanta, Denver, Las Vegas, Los Angeles, San Francisco, New York, etc., negli anni ‘60 (8) , ’70, ’80 o ‘90, in ogni occasione, largamente represse nel sangue dalla Polizia, dalla Guardia Nazionale e dall’Esercito degli Stati Uniti – avesse deciso, magari soltanto per curiosare o proporsi di distribuire qualche pacco dono ai necessitanti, di tentare di avvicinarsi alle coste del Massachusetts, della Pensilvania, della Florida o della Luisiana, come avrebbe reagito il Governo di Washington? E come avrebbero reagito, dal canto loro, i Governi di Londra e di Parigi, se la medesima barca a remi di cui sopra – in simultaneità e tempismo con le violente e pericolose sommosse, negli anni ’80, delle popolazioni di colore di alcune “outskirts” (periferie) delle città britanniche o con quelle molto più rabbiose e radicali delle “banlieues” francesi degli anni ‘90 e 2000 – avesse deciso di avvicinarsi alle coste dei suddetti Paesi?
Tutti scandalizzati ed oltraggiati, invece, in Occidente, dalle aggressive dichiarazioni del Leader libico (…“se mi attaccate, ci sarà un bagno di sangue”!), quando – a seguito dei disordini e degli scontri fratricidi che si stanno svolgendo in Libia dal 17 Febbraio scorso – la portaerei statunitense Uss Enterprise, la portaelicotteri Uss Kearsarge (con a bordo all’incirca 800 marines), la Uss Ponce (strapiena di munizioni e di mezzi da sbarco) e la Uss Andrid (con nella stiva numerosi blindati), la portaelicotteri francese Mistral e le fregate britanniche HMS Westminster (imbarcante alcuni elicotteri MK 8 Lynx e diversi lancia-missili) e HMS York (idem come sopra), decidono arbitrariamente di posizionarsi di fronte alle coste libiche, eventualmente… per imporre manu militari un’eventuale “no fly-zone” (divieto di decollo e/o di sorvolo) su territorio di quello Stato e/o per portare soccorso “umanitario” o, al limite, manforte militare agli insorti anti-Gheddafi.
Qualcuno potrebbe ribattermi: cosa ci sarebbe di anormale, nel comportamento dei suddetti Paesi occidentali? E soprattutto degli Stati Uniti d’America che, come tutti sanno – da provetti, ultra-sperimentati e permanenti “liberatori” del mondo – non potrebbero fare altro, per ragioni “umanitarie” (sic!), che intromettersi negli affari interni della Libia che, come sappiamo, non solo non rispetta né ha mai rispettato i “Diritti dell’Uomo” ma, si permette addirittura il lusso di far sparare addosso ai suoi propri cittadini in rivolta!
Questo genere di argomenti – anche se il lettore, molto probabilmente, lo avrà senz’altro dimenticato o, verosimilmente, non lo avrà nemmeno mai saputo – est simplement du déjà vu…
Io personalmente, ad esempio (per ricordare solamente le ingerenze militari USA più flagranti e conosciute, negli ultimi 30 anni), li ho già visti utilizzare dai “buoni” di Washington, in innumerevoli e differenziate occasioni. In modo particolare: a Grenada, il 25 Ottobre 1983, contro l’allora Governo legittimo di quell’Isola caraibica; in Nicaragua, tra il 1984 ed il 1990 – via la CIA ed i Contras o Milicias Populares Anti-Sandinistas (MIPLAS) o Fuerza Democrática Nicaragüense (FDN) – contro l’allora regolarmente eletto Governo sandinista del Paese; a Panama, il 23 Dicembre 1989, contro il loro ex-agente segreto Manuel Noriega, il suo governo ed il suo esercito; in Iraq, tra il 2 Agosto 1990 (l’invasione irachena del Kuwait) e l’Operazione Tempesta nel deserto (9) (17 Gennaio – 28 Febbraio 1991) contro l’allora regime di Saddam Hussein; in Somalia, nel 1992, con la Missione USA/NATO, “restore hope”; in Serbia, nel 1999 – via l’aviazione US-Air-Force e NATO (quella italiana compresa) ed i separatisti albanesi dell'UÇK (Ushtria Çlirimtare e Kosovës) e dell’ "Esercito di liberazione del Kosovo" (KLA) – contro l’allora Governo del Presidente Milosevic/Milošević; in Afghanistan – a partire dall’11 Settembre 2001 (il “provvidenziale”?... e, fino ad oggi, mai chiarito attacco aereo al Pentagono ed alle Torri Gemelle del World Trade Center di New York) (10) – contro il Governo dei Talebani, alleato di al-Qaeda; situazione che, a sua volta, provocò, il 7 Ottobre 2001, l’invasione USA e NATO di quel Paese, che ancora perdura…; in Iraq, di nuovo (11) , a partire dal 20 Marzo 2003, con l’invasione e l’occupazione militare USA/Britannica & C. di quel Paese, che è tuttora sempre in corso.
Insomma, come in un ripetitivo, monotono e soporifero copione teatrale – ed anche se nessuno sembra stranamente accorgersene o notarlo – i Paesi occidentali, come al solito, sono sempre i “buoni”, ed i “cattivi”, sempre e comunque gli “altri”!

Il più pulito ha la rogna
Ma allora, mi si potrebbe rimbeccare: il diritto, i principi e la morale internazionale che sono, ogni volta, invocati dagli Stati o dai Governi occidentali, per giustificare i loro ciclici e sistematici interventi militari, a cosa corrisponderebbero?
E’ presto detto… A mio giudizio, alla classica e proverbiale “foglia di fico” dietro la quale, ogni volta, i suddetti Stati e Governi – contando sull’invariabile “memoria corta” dell’uomo della strada – cercano constantemente di nascondere gli innumerevoli e puzzolenti “scheletri” che continuano copiosamente ad abbondare all’interno dei loro guarniti ed orripilanti “gardaroba”!

I “buoni” di Washington
Prendiamo, per cominciare, i “moralisti” statunitensi… Vale a dire, quegli “splendidi” e super-mediatizzati personaggi, ufficialmente al di sopra di ogni sospetto, che dalla Casa Bianca si auto-concedono, ogni giorno, la costante e sfacciata libertà di assegnare “punti” a destra ed a manca. Ed, in soprappiù, si permettono altresì di impartire ordini e coercitive direttive, a questo o a quel Paese, a proposito di ciò che si dovrebbe fare, oppure non fare, a casa degli altri.
Ebbene, nel loro caso, sarebbe ugualmente interessante sapere, come mai, la stampa embedded del mondo – che tende costantemente a fornire loro, un quotidiano e prezioso alibi di pubblica “dirittura” e “morigeratezza” – preferisca contemporaneamente dissimulare, agli occhi dell’opinione pubblica mondiale, tutta quella serie di infamanti e nauseabondi retaggi che sono ordinariamente custoditi, all’interno dei tradizionali “guardaroba” dei suddetti “gentlemen”. Come quelli, ad esempio:
dei feroci e criminali sterminatori di più di 85 Nazioni indiane/pellerossa (all’incirca 6/7 milioni di aborigeni scomparsi nel nulla), dell’America del Nord;
dei vomitevoli e ripugnanti propagatori della moderna “tratta degli schiavi” (5/6 milioni di Neri rapiti e forzatamente importati dalle coste dell’Africa, con più di 3 milioni di morti nel corso dei viaggi di trasferimento in America);
dei disgustosi gnomi e degli insaziabili sciacalli che, nel 1929, in occasione dell’allora crash borsistico di Wall-Street, non esitarono affatto a mettere sul lastrico ed a distruggere l’esistenza di infinite moltitudini di artigiani, piccoli commercianti e contadini, lasciando disinvoltamente che all’incirca 10 milioni di loro, morissero letteralmente di fame o di stenti, essendo stati deliberatamente destinati ad essere gratuitamente sacrificati sull’altare del loro intoccabile liberismo e degli egoistici e famelici interessi dei soliti speculatori finanziari internazionali;
dei ributtanti e disgustosi inventori ed applicatori della “segregazione razziale� (che negli USA ha invariabilmente continuato ad assere rigorosamente applicata, fino a tutti gli anni ’60);
degli stomachevoli promotori ed inflessibili curatori di centinaia di “campi di concentramento” per la quasi totalità dei loro stessi cittadini di origine italiana, tedesca e giapponese (tra i 3 ed i 4 milioni di persone di ogni età, pensiero e condizione che – ancor prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale – furono arbitrariamente arrestate, deportate nelle zone più desolate ed impervie del Paese e rinchiusi dietro ai fili spinati “democratici”, con morie generalizzate avvicinanti il 25-30% degli internati, dal 1941 a tutto il 1949-50, ed in certi casi fino al 1951-52, per il solo “crimine” di avere un’origine etnica e culturale diversa da quella anglo-sassone!); questo, senza contare i campi di concentramento (12) che gli USA hanno ultimamente allestito, nel loro attuale presente, per un prossimo eventuale futuro;
degli spietati e terroristici annientatori atomici di Hiroshima (140 mila morti) e di Nagasaki (70 mila morti) (13 ) e degli oltre 3.500.000 civili spazzati via dai loro terrificanti ed impietosi raid aerei sui diversi Paesi europei dell’Asse;
dei volgari criminali di guerra che fecero morire di fame e di stenti, a guerra finita, in Francia, più di all’incirca 800.000 prigionieri tedeschi (vedere, in proposito: James Bacque, “Morts pour raisons diverses”, ed. Sand, Parigi, 1990);
degli incivili ed inumani stupratori – tra il 1942 ed il 1945 – di almeno 17.000 donne inglesi, francesi e tedesche (in proposito, vedere: J. Robert Lilly, “Stupri di guerra”, Mursia, Milano, 2005);
degli arroganti e gangsteristici aggressori militari di almeno 62 Stati (14) indipendenti nel mondo, dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi;
dei cinici ed arroganti artefici di più di 110 anni di imperialismo (15) indiscriminato;
degli spavaldi e delinquenziali utilizzatori dell’insieme delle armi di distruzione di massa (nucleari, biologiche, chimiche) che esistono a tutt’oggi sul mercato, ivi compresi gli obici ed i missili perforanti forgiati con il mortale ed inquinante (per millenni) uranio “impoverito” (sic!);
degli imperterriti ed implacabili carnefici (per il “bene” delle loro vittime, ovviamente!) di almeno 2 milioni di Coreani del Nord; di 3 milioni di Vietnamiti e di Cambogiani (ivi compreso, con la diossiona o “agent orange”…); di almeno 250 mila militari Iracheni (durante la prima Guerra del Golfo, nel 1991) e più di 400 mila soldati e miliziani di Saddam Hussein nel corso della Seconda (2003-2004), senza contare lo spiacevole ed increscioso “danno collaterale” di più di 96.000 civili iracheni (quindi, assolutamente non combattenti) fatti sparire nel nulla, né quello di 500 mila bambini e neonati iracheni, lasciati cinicamente morire, dalla mancanza di medicine o dalla mal nutrizione, nel corso del vergognoso ed inammissibile embargo USA/UK/ONU contro quel Paese (1991-2003); il tutto, per un “banale” e macabro totale di all’incirca 1.421.993 morti (16) iracheni, tra il 2003 ed i nostri giorni; di almeno 2 milioni e mezzo di Afghani (tra combattenti e civili, includendo il deliberato crimine di guerra USA di 8.000 prigionieri di guerra Talibani, di etnia Pashtun, a Dasht-E Leili, il 21 novembre 2001, e – tra le tante altre – l’ultima strage di 9 bambini (17), tra i 9 ed i 15 anni, il 3 Marzo scorso); questo, senza prendere in conto le migliaia di Serbi, di Somali, di Sudanesi, di Filippini, di Cubani, di Nicaraguensi, di Costaricani, di Panamensi, di Haitiani, di Colombiani, di Messicani, di Domenicani, etc., caduti sotto le loro bombe “liberatrici”;
dei barbari ed efferati ideatori e curatori delle vergognose Carceri segrete della CIA (18), nonché degli allucinanti e raccapriccianti lager “fuori legislazione nazionale” di Guantanamo, Abu-Ghraib, Mazar-i-Sharif, Diego Garcia e dell’insieme degli altri lucubri ed agghiaccianti luoghi di detenzione e di brutale e selvaggia tortura (19) che gli USA continuano a nascondere o dissimulare all’interno di diversi Paesi del mondo;
dei furfanteschi e schizofrenici autori e beneficiari del “Military Commission Act” del 2006 (tuttora in vigore), con il quale il Governo di Washington – in dispregio e beffa alla sua medesima Costituzione e alle diverse legislazioni nazionali del resto dei Paesi del mondo – può benissimo “perseguire o imprigionare sine die, qualsiasi persona designata ‘nemica” (in altre parole, chiunque, nel mondo, può essere arbitrariamente rapito o sequestrato, nonché deportato, imprigionato e detenuto dai Servizi segreti statunitensi, come “nemico combattente illegale”, non sulla base di un qualsiasi straccio di prova legale ma, solo ed esclusivamente poiché il Governo degli USA lo ha soggettivamente ed arbitrariamente deciso!);
degli sfacciati e vergognosi occupatori e sfruttatori di una serie di colonie de facto che gli USA (che hanno sempre preteso di non averle mai possedute!) continuano ad occupare e mantenere nel mondo, come Guam, le Marianne del Nord, le isole Marshall, la Micronesia, Palau, Porto Rico, le isole Samoa Orientali e le isole Vergini americane (Saint-Thomas, Sainte-Croix e Saint-John), nonché l’isola di Diego Garcia (nell’Oceano Indiano) e le isole Hawaii; senza parlare delle 720 Basi militari che detengono nel mondo (di cui più di 100, tra basi ed installazioni logistiche e militari USA/NATO, soltanto in Italia!) e dei numerosi Paesi “amici” o “vassalli” su cui i medesimi Stati Uniti esercitano una precisa e coercitiva influenza politica, economica, culturale e militare, come l'Egitto, l'Arabia Saudita, il Kuwait, la Corea del Sud, Taiwan, l'Italia, la Germania, la Grecia, la Spagna, la Turchia, il Marocco, la Tunisia, la Giordania e diversi paesi dell’Africa Centrale e dell’America latina.
Con un tale voluminoso, “esaltante” e non esaustivo Curriculum, gli Stati Uniti d’America possono davvero essere oggettivamente considerati i naturali rappresentanti ed i privilegiati patrocinanti del diritto, dei principi e della morale?

Vediamo gli Inglesi
Non parliamo dei loro degni e confrontabili “compari” di sempre: i Britannici… “Buon sangue” (anglosassone) non mente!
Ebbene, per toglierci la curiosità, cerchiamo ugualmente di indagare a proposito dell’ordinario retaggio storico che questi “aristocratissimi”, “moralissimi” e “flemmaticissimi” Dandys… tendono abitualmente a dissimulare o mascherare, nei loro reconditi e pestilenziali “armadi”,
Chissà, dunque, se qualcuno, nell’Occidente di oggi, ancora si ricorda o è mai venuto a conoscenza dell’iter, ad esempio:
dei brutali e ferini sterminatori di all’incirca 500 tribù aborigene dell’Australia e della quasi totalità degli autoctoni della Nuova Zelanda (in tutto, almeno 4/5 milioni di persone), senza dimenticare le tribù indiane/pellerossa del Canada (non meno di 1 milione);
dei più efferati e bestiali colonizzatori (assieme ai Francesi) e sfruttatori del Terzo mondo, con 34.621.642 chilometri quadrati di territorio occupato e 449.213.000 autoctoni sottomessi ed oppressi; colonie, naturalmente, mantenute fino a tutto il 1948-1950 ed in moltissimi casi fino al 1967/68, senza contare quelle che ancora oggi posseggono... come l'Irlanda del Nord; le isole di Jersey, Guernesey, Aurigny e Sercq sulla costa francese; l'isola di Anguilla; l'arcipelago delle Bermude dirimpetto alle coste USA, sull’Atlantico-Nord; le isole Falkland sulla costa argentina; le isole Cayman; Gibilterra in territorio spagnolo; nonché l'isola di Man, l'isola di Montserrat, le isole Chagos, le isole Pitcairn, le isole di Sant'Elena, Tristan De Cunha e Ascension, le isole Sandwich, le isole Turks e Caicos, le isole Vergini - come Tortola, Anegada, Virgin Gorda, etc.;
degli incalliti despoti ed instancabili aguzzini – per secoli – delle popolazioni Scozzesi, Irlandesi e Gallesi;
dei furbeschi ed interessati inventori della pirateria moderna ed, a quel titolo, instancabili ed impuniti predatori delle ricchezze delle allora potenze marittime europee (con i loro principali pirati, naturalmente, onorati e nobilitati, in seguito, dalla Corona britannica!);
dei vomitevoli realizzatori delle prime deportazioni forzate di massa delle loro stesse popolazioni, presso le colonie d’oltre Oceano, per “risolvere” liberisticamente i problemi sociali interni del loro Paese;
dei cinici e delinquenziali fomentatori di ben due Guerre dell’oppio (20) in Cina (nel XIX secolo), con milioni di morti e distruzioni incalcolabili;
degli ideatori e gestori, tra il 1899 ed il 1902, dei primi Campi di concentramento della storia, contro i Boeri, in Sud Africa (vedere: Andrzej Kaminski, “I campi di concentramento dal 1896 a oggi” - Storia, funzioni, tipologia - Torino, Bollati Boringhieri, 1997);
dei primi “altruistici” e “disinteressati” gasatori di Curdi (all’incirca 22 mila morti), già agli inizi degli anni ’20, nel Nord-Est dell’Iraq;
degli spietati assassini delle indifese e martirizzate popolazioni di Dresda (oltre 50/60 mila morti) e di Amburgo (42 mila morti);
dei biechi ed orripillanti iniziatori ed applicatori dell’Apartheid e della segregazione razziale, fino a tutti gli anni ’90;
dei “civilissimi” e “lungimiranti” inventori dei Bantustan;
degli annosi, tirannici e criminali sopraffattori e sfruttatori delle popolazioni del Sud Africa, della Rodhesia, della Zambia, della Namibia, della Tanzania, del Botswana, dell’India, dell’Afghanistan, dell’Egitto, del Sudan, del Kenia, della Nigeria, del Ghana, dell’Uganda, dell’Iraq, del Bahrein, del Kuwait, dello Yemen, del Qatar, di Cipro, della Palestina, etc. (luoghi, dove ancora oggi, “grazie” ai loro intrighi di un tempo ed alla loro “benvegliante” presenza storica, ancora si stenta a restaurare una qualsiasi forma di pace!).
Orbene, anche questi “galantuomini” avrebbero la “faccia di bronzo” di ergersi a censori e moralisti della sanguinosa repressione politica e militare del regime di Gheddafi nei confronti dei suoi oppositori? Magari, come nel caso precedente, reclamamdosi ugualmente del diritto, dei principi e della morale? (…)

Un attacco all’Italia?
Ed allora, incomincia davvero a sorgermi un serissimo e fondato dubbio. Quello, per l’appunto, che sia proprio questo bastardo e delinquenziale Occidente – Stati Uniti e Gran Bretagna in testa! – a manovrare furfantescamente, da dietro le quinte, sia la cosiddetta “rivolta” araba che l’attuale “insurrezione” anti-Gheddafi in Libia.
Come chiunque può benissimo verificarlo, infatti, dopo le brevi, circoscritte (e fino a prova del contrario) addomesticate “rivoluzioni” in Tunisia ed in Egitto, e le loro velocissime ed omertose “normalizzazioni” (21) – immediatamente suffragate e canonizzate dalle visite-lampo di una serie di personaggi notoriamente legati al cosmopolitismo finanziario internazionale, come i ministri francesi, Christine La Garde (Economia e Finanze) e Laurent Wauquiez (Affari europei), a Tunisi (22 Febbraio 2011); il Primo ministro britannico David Cameron, in Egitto (21 Febbraio 2011); e la responsabile della diplomazia europea, l’anglosassone Catherine Ashton, a Cairo (22 Febbraio 2011) ed a Tel-Aviv (23 Febbraio 2011) – si incomincia ad intravedere l’effettivo significato e senso dell’improvvisa e “spontanea” ondata di disordini che, dal mese di Dicembre scorso, continua ad investire alcuni Paesi del Mondo arabo. E, guarda caso, ad escluderne ed a risparmiarne sorprendentemente altri… – come l’Arabia saudita ed il Kuwait – che, nonostante si continui insistentemente a pretendere definirli “Paesi arabi moderati” (sic!) – chissà… forse a causa delle consistenti e lucrose royalties che questi ultimi hanno l’abitudine (o l’obbligo?) di riversare sottobanco alle Compagnie petrolifere americane – sono sicuramente molto più medievali, retrivi e tirannici di quelli che ci vengono quotidianamente additati dai Media mainstream dell’Occidente.

Conclusione?
Ho molto esitato, negli ultimi giorni, ad ipotizzare uno scenario di tipo complottista. Ma – dopo l’eliminazione ad hoc dei “fusibili” Ben Ali (in Tunisia) e Mubaraq, in Egitto (due stretti ed affiatati partner (22) (23) e la distribuzione a iosa (chissà da chi?), ai rivoltosi libici, delle complicate e difficilmente realizzabili (in casa o con artigianali mezzi di fortuna…) bandiere monarchiche, nuove di zecca – incomincio seriamente a sospettare che – da parte degli Stati Uniti (e di qualche loro immancabile ed indefettibile alleato, come la Gran Bretagna e, forse, anche della Francia) – ci sia la precisa e viziosa volontà di destabilizzare l’insieme degli Stati del bacino mediterraneo, per tre motivi principali:
1) potere continuare a dominare i Paesi arabi – fino ad ora da loro direttamente o indirettamente controllati attraverso dei costosi, instabili ed impresentabili tiranni pupazzi/maggiordomi – con altre più accettabili, più docili, meno esose e/o più manipolabili figure politiche e forme di Stato o di Governo, a loro più stabilmente e saldamente infeudate;
2) provocare degli immensi ed irrisolvibili problemi all’Italia e ad alcuni Paesi dell’Unione europea (ad esempio: la futura difficoltà, per noi Italiani, a poterci direttamente ed autonomamente approvvigionare in energia, presso i nostri abituali fornitori senza passare da Washington, e l’inevitabile moltiplicazione esponenziale dell’emigrazione di massa, dal Maghreb e dall’Egitto, in direzione delle sponde Nord del Mediterraneo), per impedire, da un lato, che il Governo di Roma possa continuare a diffondere il “cattivo esempio” della sua indipendenza energetica ad altri Paesi dell’Unione; dall’altro, per poter scongiurare che l’Europa-Nazione possa davvero vedere la luce e, in un prossimo futuro, diventare un’importante potenza politica, economica, culturale e militare, concorrente degli USA;
3) continuare a poter giustificare la presenza militare e logistica delle centinaia di basi USA e NATO in Europa e nel Mediterraneo, sia per seguitare a coltivare l’idea – tra le pavide, svigorite e prostrate popolazioni del nostro Continente – che il gigante Europa, per fronteggiare il “nemico” arabo-musulmano, abbia assolutamente bisogno di farsi proteggere dal nano statunitense; sia per raccogliere e concentrare l’attenzione dei più fedeli Stati vassalli Europei, sul solo ed esclusivo “pericolo” Iran; sia per permettere ad Israele di potere tranquillamente proseguire indisturbato la sua colonizzazione della Cisgiordania occupata e di continuare a dominare militarmente i diversi Stati arabi della sua regione, senza dovere essere politicamente o moralmente obbligata, nei confronti dell’opinione pubblica mondiale, di accettare la realizzazione di uno Stato palestinese indipendente e sovrano, alle sue frontiere.

Cosa dovrebbe fare l’Italia, nell’immediato, per tentare di non farsi passivamente “affondare” dall’attuale strategia statunitense ed, eventualmente, cercare di dare “scacco matto” a quei piani destabilizzatori? Se l’Italia fosse governata da Uomini politici degni di questo nome, il problema non si porrebbe affatto. Il nostro Paese, ad esempio, dovrebbe, per cercare di tutelarsi pregiudiziamente, decretare la sua auto-sospensione (anche se momentanea) dall’Unione Europa e dall’ONU; stringere un patto politico, economico e militare con la Russia; rompere le relazioni diplomatiche con Washington e dare l’immediato ed irrevocabile benservito (48 ore di tempo, per fare i “bagagli” e sloggiare!) alle sue più di 100 basi ed installazioni logistiche e militari che sono acquartierate nel nostro Paese, da ben 66 anni; proporre un partenariato politico, economico e militare ai diversi Stati dell’area mediterranea, Paesi arabi limitrofi compresi. Ed, in fine, incitare caldamente l’insieme delle popolazioni rivierasche del comune Mare Mediterraneo a rifiutare categoricamente la presenza, l’ancoraggio ed il libero scorrazzamento delle flotte militari degli Stati che non sono geograficamente confinanti con questo bacino marittimo.
L’Italia, purtroppo, però, come sappiamo, dalla fine della Seconda guerra mondiale, è “governata”, per conto terzi, da una serie di castrate ed inibite combriccole di eunuchi in livrea e guanti gialli che – all’interno della maggioranza, come tra i ranghi dell’opposizione – preferiscono esclusivamente continuare ad annoverarsi tra i membri del tradizionale “partito amerikano” (bipartisan) e – nonostante le già citate evidenze – a prostrarsi remissivamente ai piedi dei loro stomachevoli Padroni statunitensi, per meglio cercare di accattivarsi la loro simpatia o cordialità, e ricevere, più docilmente e servilmente possibile, le loro rituali “pacchette” sulle spalle, in pagamento (e mancia…) della loro sempre solerte e diligente esecuzione (a comando, s’intende!), dei loro più insopportabili, obbrobriosi ed imperativi/coercitivi diktat.
Pertanto, salvo improvvisi o inopinati “miracoli” o “prodigi” – e pur sperando sinceramente di starmi sicuramente a sbagliare… – inutile attendere tempi migliori, per l’Italia, nei prossimi mesi ed anni. E questo, qualunque sia o possa essere l’esito delle attuali “rivolte” arabe o dei prossimi sconvolgimenti e putiferi che continueranno senz’altro ad interessare e travagliare i diversi Paesi delle sponde opposte dell’area mediterranea.

NOTE
Le foto (che il lettore trovera consultando il link del presente articolo, ndr) provengono dall’Archivio privato di Mariantoni e lo ritraggono in alcuni momenti della sua passata attività professionale di giornalista dei maggiori quotidiani europei, che lo hanno portato a percorrere in lungo e in largo gli scenari dei paesi oggi percorsi dal vento delle rivolta, intervistando numerosi personaggi politici, fra cui anche Gheddafi o suoi ministri, come appare in alcune delle foto. Le altre foto, di formato piccolo ed a sinistra, sono di scelta redazionale ed eventuali errori non coinvolgono l’Autore. (N.d.R,)
(1) Un neologismo arabo che è composto dalla parola ‘Jamâhir’ (masse che manifestano o scendono in piazza) e dal suffisso ‘iya’ (che ne indica l’appartenenza o la relazione). Questo neologismo si può interpretativamente tradurre, con: “La cosa” (Res) o “il sistema” o “il potere delle masse” (in movimento). - Torna al testo .
(2) Per lo più, Egiziani, Tunisini, Algerini, Marocchini, Mauritani, Sudanesi, Ciadiani, Maliani, Nigerini, Camerunesi, Turchi, Pachistani, Sud-Coreani, Filippini, Nepalesi, Russi, Serbi, Ungheresi, Cinesi, Maltesi, con delle nutrite presenze di Tedeschi, Italiani, Francesi, Britannici, Statunitensi, Canadesi, Brasiliani, etc. Stranieri che in questi giorni abbiamo fisicamente visto ammassarsi ai posti frontiera di Ras Jedir (Tunisia) e di As Sollum (Egitto).
(3) Tripolitania: la tribù degli Orfella o Warfalla (la più numerosa) e quelle degli Awlad Busayf, degli Al-Zintan, degli Al-Rijban o Rojaban e degli Al-Riaina (del distretto di Bani Walid, a circa 125 chilometri al Sud di Tripoli); Cirenaica: le tribù degli Al-Awagir, degli Al-Abaydat, degli Al-Barassa, dei Drasa, degli Al-Fawakhir, degli Al-Zuwayya e degli Al-Majabra (quasi tutte legate alla Confraternita musulmana degli Al-Senussi); Sirte: le tribù degli Al-Qaddadefa (la modesta tribù del Colonnello Gheddafi), degli Al-Magarha (l’importante tribù a cui appartiene l’ex numero due del regime libico, il Comandante Abdelsalam Giallud, da tempo uscito dalla scena politica), degli Al-Magharba, degli Al-Riyyah, degli Al-Haraba, degli Al-Zuwaid, degli Al-Guwaid e degli Al-Farjan; Fezzan: le tribù degli Al-Hutman, degli Al-Hassauna, con forti presenze di minoranze di nomadi Tubù o Toubou e Tuareg; Kufra: propagini importanti della tribù cirenaica degli Al-Zuwayya, frammiste a presenze di nomadi Tubù o Toubou.
(4) Si rinvia a:
- http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Il_fusibile_Ben_Ali.pdf
- http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Ma_quale_rivoluzione_di_Egitto.pdf
- http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Tutti_contenti_e_coglionati.pdf
(5) In particolare: i Capitani, Abdelsalam Giallud, Mukhtar Abdallah al-Qirwi, Mohammed Najim o Nagim, Awad Hamza, Abdel Moneim al-Huni, Mustafa al-Kharrubi, al-Khueldi al-Hamidi, Bachir Hawadi, Abu Baqr Yunes Jaber o Giaber, ed i Tenenti Omar al-Mehaichi e Mohammed al-Maqrif.
(6) Tribunale abilitato a giudicare, condannare e punire qualsiasi responsabile di qualunque Paese del mondo, meno, ovviamente, quelli di Israele e degli Stati Uniti!
(7) Paese membro delle Nazioni Unite dal 14 Dicembre 1955.
(8) Si rinvia a:
- http://rebellyon.info/Emeutes-noires-aux-USA-a-partir-de.html
- http://mejliss.com/1558294/memoire-emeutes-noires-aux-usa-partir-de-juillet-1964.
(9) Per maggiori informazioni, vedere: A. B. Mariantoni, F. Oberson, Gli occhi bendati sul Golfo, Ed. Jaca Book, Milano, 1991. Consultabile on line: http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Occhi_bendati.pdf
(10) http://www.youtube.com/watch?v=8SD3gytoOf8
(11) Il Regime di Saddam Hussein – in questo caso – essendo stato falsamente accusato di possedere ‘armi di distruzione di massa’ e di intrattenere ‘legami con Al-Qaeda’ ed ‘il terrorismo internazionale’.
(12) http://www.youtube.com/watch?v=0f0x8cxj-
(13) http://www.youtube.com/watch?v=i4x7G_AOL8k&feature=related
(14) http://www.youtube.com/watch?v=yVCYGjXb7u8
(15) http://www.dailymotion.com/video/xffmgw_us-imperialism-1900-2010_news
(16) http://www.justforeignpolicy.org/iraq
(17) http://www.ilpost.it/2011/03/02/nato-nove-bambini-uccisi-afghanistan/
(18) Per maggiori dettagli, vedere: Giulietto Chiesa, Francesco De Carlo, Giovanni Melogli, Le carceri segrete della CIA in Europa, Edizioni Piemme, Milano, 2007.
(19) http://www.youtube.com/watch?v=nXqylaDj2kY&feature=related
(20) In nome del “libero mercato”, siccome alcune imprese britanniche producevano l’oppio in India, convinsero il Governo di Londra a scatenare quelle guerre contro la Cina, con il pretesto che l’allora Governo di Pechino, impediva ai suoi compatrioti di drogarsi e, quindi, di acquistare da loro quel prodotto stupefacente!
(21) http://crisis.blogosfere.it/2011/02/ma-non-aveva-trionfato-la-democrazia.html; http://it.euronews.net/2011/02/26/tunisi-infiammata-dalle-proteste/. Artificiose ed ingannevoli “rivoluzioni” che sono state personalmente confermate all’On. Dario Franceschini (PD), a Roma, da alcuni rappresentanti dell’opposizione tunisina, giunti espressamente in Italia, il 23 Febbraio 2011. Una testimonianza che è stata fatta quasi interamente passare sotto silenzio dai principali mezzi di informazione del nostro Paese.
(22) Bel Ali e Mubarak, a mio giudizio, non avrebbero affatto permesso che, a partire dalle loro rispettive frontiere, si organizzasse la destabilizzazione politica e militare della Libia.
(23) Prova ne è, la sua martellante ed (ai nostro occhi) inesatta denuncia, ogni giorno, contro i terroristi di al-Qaeda che starebbe, a suo dire, drogando i giovani libici e fomentando la ribellione armata all’interno di alcune città della Cirenaica e della Tripolitania.

Pubblicato da: http://civiumlibertas.blogspot.com/2011/03/alberto-bmariantoni-crisi-libica-o.html
_____________________________

Fonte: http://www.centrostudifederici.org

mercoledì 4 agosto 2010

Costiera Amalfitana Patrimonio dell'ONU

La Costiera Amalfitana  è il tratto di costa Campana, situato a sud della penisola sorrentina che si affaccia sul Golfo di Salerno. Delimitato ad ovest da Positano ed ad est da Vietri sul Mare. Tratto di costa famoso in tutto il mondo per la sua bellezza  naturalistica e paesaggistica, sede di famosi luoghi turistici,, prende il nome e le origini dalla città di Amalfi. La Costiera Amalfitana è nota per la sua eterogeneità del territorio, e  ognuno dei paesi che la compongono, ha un proprio carattere, e le sue tradizioni.

Amalfi. Per il Duomo ed il chiostro, Atrani per le sue chiese, Cetara il paese della colata di alici, Conca dei Marini il paese della sfogliatella, Furore con il suo fiordo, Maiori con la sua chiesa ed il Castello, Minori con la sua Basilica e la villa romana, Positano con la chiesa dell'Assunta ed il caratteristico ed unico centro storico, Praiano con le sue chiese ed i suoi Belvedere, Ravello la città della Musica, famoso il suo festival, Scala in assoluto il paese più antico della Costiera Amalfitana, Tramonti, ed infine Vietri sul Mare, conosciuta in tutto il mondo per l'antica lavorazione della ceramica.

Parlando proprio di patrimonio da difendere, in questo angolo di paradiso verde che non deve essere contaminato, proprio a Positano, nasce l'ufficio dei Giardini, un progetto promosso e finanziato dalla  Regione Campania e dallo stesso Comune di Positano, dove partendo dalla storia dei giardini di Positano e della sua cultura, sino a giungere ed affrontare il delicato tema della tutela e degli spazi verdi. Sicuramente un modo originale per sensibilizzare sempre più i giovani sull'importanza della difesa di un territorio, che possediamo con orgoglio, in Italia, ed in questo angolo del mondo abbiamo solo noi.

Rita De Angelis

mercoledì 28 ottobre 2009

"Gianfranco Fini abbocca o non abbocca?" Ovvero: Per chi voteremmo se il PDL facesse le primarie? Dialogo aperto con Michele Bonatesta

Premessa dopo aver letto un articolo di Michele Bonatesta sulla mancata venuta di Gianfranco Fini a Viterbo (ieri l'altro) http://www.latuavoce.it/notizie/notizia.asp?id=19720


ho così commentato:

Beh, caro Direttore, un Gianfranco Fini che finisce con il cerino in mano... proprio non riesco ad immaginarmelo... e ben fece "la fonte sorgiva" ad informarlo della trappola tesa dai Giovanardi Boys (leggasi Piaggiatori alla corte del Papi). Le debbo confessare che domenica scorsa mentre commentavo con alcune amiche democratiche i risultati del PD abbiamo immaginato cosa e chi avremmo votato se anche il PDL avesse indetto le primarie (visto che ormai pare sicuro che anche diversi Pdilellini hanno votato per Bersani alle primarie del PD). Io dicevo "no, il PDL le primarie non le farà mai, finché c'è il Berlusca che occupa la piazza, ma se per caso le facessero (un miracolo può sempre accadere) allora andrei anch'io a votare... in primis scegierei Gianfranco Fini... (e qui tutte le signore erano d'accordo) poi seguirebbe Casini che sia pur papalino almeno sa essere alquanto equanime (e qui le signore scherzavano sul suo nomignolo di Principe "Azzurro" Caltagirone), poi voterei per il Bossi che almeno parla come magna (e magna male di sicuro, dissero le signore) infine -ma solo con il coltello alla gola- voterei per il Berlusca.. ma solo perché sono un Campanelliano e non un Bruniano, cioè vuol dire che lo farei solo per salvare la vita, come facevano gli abitanti di Gerusalemme coi crociati che li mettevano sospesi sul palo appuntito (mica piacevano a quel tempo le chiappe rotte) si convertivano subito al cristianesimo.. ed appena tornava il Saladino che li sottoponeva alla stessa prova "religiosa" immediatamente ritornavano ad essere musulmani.
Le signore a questo punto mi hanno chiesto "ma se ti desse un milione di denari tu voteresti per il Berlusca?" Ed io convinto "per soldi no... solo per salvare la vita..."

Ma lei pensa, caro Direttore, che i politici in Italia farebbero lo stesso? Per salvare la vita lo farebbero quasi tutti di sicuro, di cambiare casacca, ma per denaro? Mi sa che la fila non si fermerebbe mai...

Non so perché le ho raccontato tutto ciò, forse perché è un bel po' che non commento i suoi articoli e stavolta mi sono sfogato!
Cordiali saluti!

Paolo D'Arpini

giovedì 23 luglio 2009

Maremma: il furore per l'ambiente avvelenato e distrutto - Italia: il furore per l'egoismo e la cecità umana

Due interventi sul "Furore" il primo è la rabbia per la devastazione e l'avvelenamento ambientale perpetrato a Civitavecchia e Montalto di Castro dall'Enel (Ente Nefando Energia Lurida), che con la scusa della produzione energetica uccide pian piano tutti gli abitanti della maremma laziale. L'altro "Furore" è il lamento di Giorgio Nebbia per le mortifere norme contro l'umanità diramate dal governo Berlusconi, eufemisticamente denominate "Pacchetto Sicurezza".
(P.D'A.)

...................

Il popolo inquinato.

I comitati contro il carbone all' "Audizione dell'Autorità per L'Energia Elettrica e il Gas", per riferire in nome del popolo inquinato la scelta scellerata del carbone: "Si imponga ai gestori il pagamento dei danni sanitari per le ricadute inquinanti sulle spalle delle famiglie e della comunità"

22 luglio 2009. Secondo giorno di audizioni dell' Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, presieduta da Alessandro Ortis, a Roma presso la sede del CNEL. Ascoltao dall' Autorità anche il Comitato dei Cittadini Liberi di Tarquinia che ha denunciato come la centrale a carbone di Civitavecchia (2000 MW) presenti sempre più profili di illeggittimità delle procedure e delle autorizzazioni che la rendono ancora più odiata dalla popolazione inquinata. A partire dalla Valutazione d'Impatto Ambientale che, come ebbero a scrivere i Periti CTU del Tribunale di Civitavecchia nel 2004 durante la causa intentata dal Comune di Ladispoli per i danni sanitari della centrale a carbone, è "piena di anomalie, lacune ed omissioni", si è giunti alle vicende recenti legate all'Autorizzazione Integrata Ambientale dell'impianto di Torrevaldaliga Nord, in esercizio senza AIA, non possedendo la centrale a carbone un'autonoma registrazione EMAS o ISO 14001, come denunciato nelle sedi opportune. È stato poi sottolineato che le registrazioni di qualità ambientale (EMAS) hanno anche una forte valenza morale perché configurano un patto con gli inquinati. La mancanza di una volontà reale di porre le questioni ambientali al centro dell'attenzione è stata provata citando le Dichiarazioni Ambientali del gestore, anni 2005-2007 e 2007, che nella descrizione del sito della centrale a carbone non menzionano la compresenza della centrale di "Torrevaldaliga Sud" (circa 1500 Mw misti gas e OCD) di proprietà Tirreno Power S.p.A, distante poche decine di metri dall'impianto Enel. Le emissioni di inquinanti, cumulate dai due impianti, è come se fossero rilasciate da una sola ciminiera, con un aggravamento dei danni sanitari, oggi computabili in termini monetari con procedure riconosciute dall'Unione Europea come ExternE ed Ecosense. A conclusione è stato chiesto all' Autorità di censurare comportamenti e procedure immorali, ricercando anche la modalità per imporre al gestore il pagamento dei danni sanitari che sono già noti applicando i programmi menzionati e i danni economici all'agricoltura e al turismo.

Comitati Nocoke Alto Lazio


..................................

Egoismo e cecità umana.

Esattamente settant'anni fa, nel 1939, appariva, come romanzo ecologico e politico, "Furore", dello scrittore americano John Steinbeck (premio Nobel 1962), immediatamente tradotto in Italia da Bompiani nel 1940; dal libro fu tratto, nello stesso 1940, un celebre film di John Ford, interpretato, fra l'altro, da un eccezionale Henry Fonda giovane.

Il romanzo è ambientato negli anni trenta del Novecento, nell'Oklahoma, uno degli stati agricoli degli Stati Uniti centrali; nei molti decenni precedenti gli immigrati, sbarcando sulla costa atlantica del Nord America, avevano cercato terre fertili spingendosi verso ovest, nel selvaggio West, dove avevano trovato grandi praterie in delicato equilibrio ecologico; la coltivazione a grano e mais ha trasformato il fragile terreno dei pascoli in un suolo esposto all'erosione del vento e delle piogge e ben presto le pianure si sono trasformate in una terra arida, in una "scodella di polvere". Centinaia di migliaia di famiglie di contadini a poco a poco hanno visto sfumare il povero reddito e, non potendo pagare i debiti e i mutui alle banche, sono stati sfrattati e sono diventati, ancora una volta emigranti.

Una di queste famiglie, quella di Tom Joad, giovani e anziani, decide di caricare le povere masserizie su una traballante automobile per andare a ovest dove dicono che in California, terra di ricchi raccolti e di acque, è possibile trovare occupazione in agricoltura. Dopo un lungo terribile viaggio la California, terra promessa, si rivela però subito ostile; ci sono troppi immigrati, non c'è lavoro per tutti e le paghe sono basse al punto che è in atto uno sciopero; i padroni, attraverso "caporali" organizzati dalla criminalità, sono disposti ad assumere i nuovi arrivati come crumiri che subito si scontrano con gli altri poveri in sciopero, poveri contro poveri.

Uno spiraglio è offerto da un campo di accoglienza statale della "Resettlement Administration", l'agenzia creata da F.D.Roosevelt (1882-1945), divenuto presidente degli Stati Uniti nel marzo 1933, e affidata a Rexford Tugwell (1891-1979), un professore di economia, studioso di agricoltura, ma soprattutto una eccezionale figura di difensore dei diritti civili e degli emigranti. Nel campo dell'agenzia gli immigrati con poca spesa trovano casette decenti, docce e acqua corrente, spazi per i bambini; l'agenzia statale ha cura anche di procurare lavoro a paghe dignitose, organizza opere di difesa del suolo e rimboschimento, assegna piccoli appezzamenti di terreno e organizza cooperative. Naturalmente i padroni degli operai in sciopero usano la criminalità locale, con la complicità della polizia, per cercare di smantellare i campi di accoglienza con la scusa che sono fonte di disordini.

Il libro "Furore" finisce con una pagina di commovente solidarietà; proprio quando sembra che stia finendo il lungo calvario, Rosa, la più giovane dei Joad, perde il bambino di cui era incinta e offre il latte del proprio seno ad un vecchio che sta per morire disidratato e che rinasce col latte che era destinato al bambino morto.

"Furore" è una parabola di quanto è sotto i nostri occhi di questi tempi. Alla base delle migrazioni ci sono sempre, direttamente o indirettamente, crisi ambientali. Oggi la siccità e le inondazioni spingono persone e popoli dall'Africa e dall'Asia verso l'Europa, alla ricerca di condizioni migliori di vita per se e per i propri figli.Anche da noi, come nella California dei Joad, gli abitanti, ricchi egoisti o poveri anch'essi, li respingono o costringono a lavori spesso disumani; gli immigrati nei campi:"muoiono di fame perché noi si possa mangiare", oggi come nel 1938 quando Edith Lowry scrisse il suo celebre libro, lavorano in fabbriche inquinanti e pericolose, in cantieri edili su impalcature insicure, esposti al caporalato e alla criminalità.

Come nella California dei Joad la nostra società assiste impassibile, anzi con odio, ai viaggi disperati dalle terre d'origine all'Italia, lascia marcire degli immigrati in rifugi in cui neanche i cani abiterebbero --- ne abbiamo avuto testimonianze anche in recenti servizi della televisione di stato --- e assiste indifferente al loro dolore: dolore per la lontananza dai loro cari, per la difficoltà della lingua; solo poche strutture di assistenza, spesso volontarie, li aiutano a superare i cavilli burocratici e li aiutano a spedire i magri risparmi alle lontane famiglie. Con la promessa di "sicurezza" per i bianchi padani e con una campagna di odio sobillata da molta parte della stampa, l'attuale maggioranza parlamentare respinge gli immigrati più indifesi, li rimanda alla loro miseria.

Eppure non siamo sempre stati così. Dopo la Liberazione, negli anni cinquanta, il "Comitato Amministrativo di Soccorso Ai Senzatetto", l'UNRRA-CASAS, col sostegno del "Movimento di Comunità" di Adriano Olivetti (1901-1960), assicurò una vera abitazione, non un rifugio, ai contadini meridionali immigrati nelle terre della riforma fondiaria. Apparve anche allora che un intervento statale di costruzione di alloggi e di assistenza civile può alleviare il disagio dei poveri togliendoli dalle grinfie della speculazione, della illegalità e della criminalità. San Paolo nella Lettera agli Ebrei (cap. 13) ricorda che "alcuni praticando l'ospitalità hanno accolto degli angeli senza saperlo". Centinaia di migliaia di famiglie italiane hanno trovato nelle badanti straniere un angelo che assiste gli anziani e gli pulisce (scusate il termine) il sedere.

Ma "Furore" è anche una parabola di speranza: che un giorno si possa avere un'Italia governata da persone della statura politica e morale di Roosevelt e di Tugwell, capace di praticare l'accoglienza e assicurare giusti salari e dare decenti abitazioni agli immigrati che contribuiscono alla nostra ricchezza, liberandoli dallo sfruttamento per miseri giacigli ad alto prezzo. Se non lo si vuol fare per amore cristiano, lo si faccia almeno ricordando che la paura di un popolo che non ha casa e non ha meta, genera, come ha raccontato Steinbeck, furore.

Giorgio Nebbia - La Gazzetta del Mezzogiorno, 21 luglio 2009