martedì 29 marzo 2016

Libia. Come le bande armate si dividono il bottino...



Sulla produzione del petrolio controllata da gruppi armati e non dagli stati nazionali

Secondo il governo italiano, le milizie armate che si fanno la guerra in Libia sarebbero d'accordo solo sul dividersi gli introiti del petrolio, incassati dalla Banca centrale libica.

 Io non ne sono sicuro, mi sembra un accordo improbabile. Ma, si sa, pecunia non olet. 

Però, se si favorisce il commercio petrolifero al di fuori del controllo degli Stati nazionali, nello stesso momento si favoriscono le milizie armate anche terroriste, come l' Isis. E l'Unione europea in Libia e in Siria ha legalizzato l'acquisto del petrolio dai gruppi dell' opposizione, per poi ritrovarsi l' Isis, straricco per il petrolio, che uccide nelle sue città.

 Di seguito uno stralcio da "La festa è finita" di Richard Heinberg, che racconta come la vendita delle ricchezze naturali favorisca lo sviluppo dei gruppi armati nelle guerre civili.

Marco Palombo


Sulle preziose risorse naturali che finanziano le milizie armate nelle guerre civili

“ E' più probabile lo scoppio di guerre civili nei paesi meno industrializzati che dispongono di risorse abbondanti, preziose ed accessibili come petrolio, gas naturale e diamanti, che in quelli poveri di risorse. Questa conclusione si basa su uno studio comparativo di Indra de Soysa, dell' università di Boon, sul valore delle risorse in 139 paesi e la frequenza delle guerre civili dal 1990 in poi. La scoperta va contro l' ipotesi inveterata secondo cui la guerra intestina è più probabile nei paesi poveri di risorse. Spesso gruppi rivali di paesi non industrializzati usano la ricchezza ricavata dalla vendita di risorse – o da concessioni a società straniere per sfruttare le risorse – per finanziare la lotta armata. Pietà per i paesi a cui restano molte risorse....”

Richard Heinberg
La festa è finita, la scomparsa del petrolio, le nuove guerre, il futuro dell' energia-
2004 Fazi editore

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