mercoledì 4 maggio 2011

Peter Boom: "Pansessualità e fedeltà sessuale"



Da quando è stata concepita l'idea della fedeltà si è sviluppata l'infedeltà
nelle sue diverse applicazioni. Almeno il 50% delle persone che vivono
l'esperienza matrimoniale e delle unioni di fatto etero- o omo-sessuali è stato
infedele sessualmente al proprio compagno o compagna.

Se poi si dovesse includere nell'infedeltà anche l'auto-erotismo, la
masturbazione, il voyeurismo oggi soprattutto su internet, i desideri non
realizzati e i sogni lascivi, allora probabilmente la percentuale di infedeli
arriverebbe quasi al 100%.

E' noto che circa il sette percento è infedele avendo rapporti sessuali con
persone dello stesso sesso, rapporti due volte da nascondere (infedeltà e
omosessualità).

Naturalmente le agenzie investigative lucrano e vengono incaricati di scoprire
chi se la fa con colleghi di lavoro, attraverso le chat, incontri occasionali o
con trans, accompagnatori, escort, etc., un vero business!

Il nostro sistema sociale indirizza la gente al matrimonio con una cerimonia
che fa giurare eterna fedeltà (finché morte non vi separi) e di garantire
assistenza morale e materiale.

Tutto sembra iniziare con le migliori intenzioni, ma poi ... sorgono problemi
di soldi, a causa dei figli, i rapporti sessuali non vanno più come prima,
l'amore e l'affetto diminuiscono, la salute non è più quella, possono
presentarsi periodi di lontananza come quelli durante le vacanze o viaggi
d'affari e molti altri motivi, troppi da enumerare, come cause dell'infedeltà.

Esistono anche le unioni che reggono proprio a causa dell'infedeltà e che
altrimenti salterebbero.

Confidarsi col partner è sicuramente problematico perché non si sa mai come
reagirebbe. Possono verificarsi reazioni violente, liti continue, complicazioni
a livello psichico, finanziario, familiare (parenti, figli, divorzio o
separazione), può risultare un senso di repulsione per l'altra persona; non si
riescono più ad avere rapporti sessuali, a dormire insieme, insomma le
conseguenze possono essere innumerevoli e anche gravi per la convivenza. Se
scoppia uno scandalo talvolta si perde la stima dei parenti, dei figli, dei
conoscenti, può avere conseguenze sul lavoro, tutte situazioni preferibilmente
da evitare.

La nostra spinta sessuale può manifestarsi in ogni momento, proprio quando
meno lo aspettiamo e può sorgere anche un vero sentimento di affetto o d'amore
e ... tante volte non ci possiamo far niente, capita. Confidarsi quindi col
proprio compagno o compagna può essere molto rischioso e bisogna soppesare bene
quale disastroso diluvio potrebbe causare.

E tutto questo per una colpa o meglio detto un'azione che fa sicuramente più
della metà dell'umanità. D'altra parte bisogna considerare che non confessarsi
col partner è disonesto e che sarebbe meglio parlare, sempre se la controparte
è disposta a comprendere e perdonare, ma ... questa è e rimane un'incognita
rischiosa. Peggio ancora se la cosiddetta trasgressione è di tipo omosessuale o
trans. Visto la enorme quantità di “corna” bisognerebbe forse cercare di
diminuire i sensi di colpa e dare meno importanza a scandali che sono
perfettamente naturali, spesso ineludibili e che quindi non dovrebbero più
venir considerati come tali.

La fedeltà nella coppia è bellissima finché dura, ma quando non viene più
sentita può diventare un inferno.

Peter Boom – http://www.pansexuality.it

Benito Castorina: “La Terra è un grande laboratorio bioregionale”



Benito Castorina: “La Terra è un grande laboratorio bioregionale” – Intervento per la Festa dei Precursori – Treia, Tavola Rotonda del 7 maggio 2011

Bioregionalismo per l’area Mediterranea

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Cari amici e compagni, donne e uomini, vi invito e se volete affiancatemi, in questo viaggio al di là dei confini territoriali ormai superati dalla globalizzazione, ma all’interno dei confini della democrazia e delle pari opportunità per i popoli, dove c’è un lavoro lungo e difficile da affrontare e che si presenta come la nuova sfida del nostro millennio.

Molte cose sono avvenute nel ventennio a cavallo dei due millenni, che ci fanno capire con gli eventi più recenti che dobbiamo responsabilmente assumere il ruolo che ci compete, come Vecchio Continente, di ridurre nel tempo il divario tra il Nord ed il Sud del mondo, divario al quale anche noi abbiamo contribuito. Mi pongo la domanda se questi popoli fratelli si ribellano perché vorrebbero avere condizioni di vita pari a quelle dei paesi dominanti, cercando paradossalmente rifugio nella casa di quelli che hanno determinato la condizione alla quale si ribellano, se è la loro fame di democrazia o di cibo. Una cosa accomuna il mondo oltre ai vari problemi ambientali ed è l’aumento dei costi dei prodotti alimentari e dei servizi, costi che incidono sulla popolazione povera di ogni Paese incluso il nostro, che possono essere superati solo con un nuovo progetto di organizzazione della società. È facile trovare capri espiatori nei Capi di Governi, che non sono nient’altro che gli esecutori di politiche condivise, per proteggere interessi consolidati o da consolidare propri e dei Paesi Sviluppati. È facile essere democratici, perdonatemi l’espressione, con il culo degli altri, come fanno rappresentanti di vari Governi nel mondo additando l’Europa e l’Italia in particolare, che sta sul fronte del terremoto, col rischio di essere travolta da uno tsunami.

È un momento molto importante, anzi fondamentale: un’occasione da non perdere.

Un momento in cui bisogna chiudere gli occhi per guardarsi dentro, per riconoscere ogni forma di egoismo in noi e per poi aprirli e osservare ogni forma di egoismo fuori di noi.

Risvegliata così la coscienza prelevata dal profondo e la visione olistica, siamo nello stato di coscienza che attiva il discernimento, la determinazione, la tenacia, la compassione e in una parola l’amore.

Non parlo di un’amore sdolcinato o passionale, ma ovviamente di quell’amore che nessun aggettivo o elucubrazione mentale può definire, di quello che discende dalla forza vitale della natura, che ci dà le risposte nelle occasioni più estreme e che alcuni chiamano istinto per la sopravvivenza.

In una delle mie fiabe, Gabriele mi chiede: nonno perché se nel lavarmi i denti uso troppa acqua la sotraggo ad un bambino del Continente Africano? Gli rispondo che quella è una metafora, messa in giro da chi in maniera intelligente ha avviato un discorso sulla salvaguardia dei diritti umani, che il significato di quella metafora è che per mantenere il tenore di vita attuale e con l’attuale organizzazione socio-economica, i paesi sviluppati usano troppe risorse a danno proprio e a danno di chi di questo spreco ha solo gli svantaggi. Interviene Lena: è come dire che il danno dei genitori è che pagano l’acqua che Gabriele spreca e quello dei paesi poveri è che l’acqua finisce. Brava! Risponde nonno Bruno, hai fatto un’altra metafora, è come dire ad esempio che noi prelevando dalla terra i combustibili fossili per destinarli all’industria ed al nostro comfort, abbiamo squilibrato i cicli della natura che hanno causato il surriscaldamento del pianeta, la desertificazione, l’inquinamento di aria, terra ed acqua, con danni anche per noi oltre che per il resto della popolazione del mondo.

La storia continua e ancora metafora nella metafora la televisione, internet, la globalizzazione porta bambini di nove dieci anni a riflessioni che richiamano la nostra coscienza. Con i miei compagni a quell’età discutevamo di pace, di sviluppo, di politica, avendo vissuto i nostri primi anni durante la guerra, con fatti e immagini che hanno segnato la nostra vita e avendo vissuto la campagna referendaria (ricordo che chiamavamo “sciocco biondino” il principino che sfilava su un’auto decappottabile per la propaganda monarchica), avendo condiviso con i nostri genitori il dibattito referendario e infine, la vittoria: la nascita della Repubblica Italiana!

Cade il muro di Berlino, l’Europa si affatica nella ricerca dell’unità, cadono le ideologie trasformando i partiti politici in congreghe, cadono la destra e la sinistra nella realtà sociale ma non nell’anima dei nostalgici, balena il tentativo di colpire la chiesa cattolica che rappresenta il 60% circa degli europei, l’equilibrio dell’Europa è adesso minacciato da Sud.

Adesso cadono i Presidenti. Presidenti che da un punto di vista strategico contribuivano all’equilibrio dei Continenti Sviluppati, tra cui anche l’Europa. La crisi dell’Italia nell’Europa, sta come la crisi dell’Europa nel mondo. Se questa equazione è vera, è vero che gli italiani sono più portati a condividere la propria ricchezza col resto del mondo, che l’Europa nel suo insieme è molto vicina a questa posizione e che le velleità imperialistiche rallentano in Europa il progredire della democrazia e nel mondo la frenano. Se per caso ci fosse un disegno nel mondo per dividere, per disaggregare anche con la violenza verbale e fisica, l’Italia e l’Europa, cogliamo i momenti di crisi per inserire elementi di democrazia per fare passi verso il superamento di ogni forma di egoismo e quindi di ogni forma di sfruttamento.

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Noi siamo il popolo del Mediterraneo, i Paesi che hanno uno scambio con questo mare sono uniti nella difesa di un patrimonio che rischia la catastrofe ecologica. Ogni anno il Mare Nero attraverso i canali del Bosforo e dei Dardanelli scarica nel Mediterraneo 350chilometri cubici di acqua inquinata. Chi ha inquinato il Mar Nero? Il Danubio con i suoi 300, dico trecento, affluenti che vengono da oltre una dozzina di Stati che ne comprendono alcuni che si affacciano addirittura al mare oceano è stato ed è l’organismo innocente che ha veicolato quella fonte di distruzione derivante dalle attività antropologiche, degenerate in questi ultimi ottant’anni.

Questa realtà sembra una metafora: Stati dell’Europa e della Russia avvelenano attraverso il Danubio le popolazioni a Sud dell’Europa.

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Noi abbiamo fatto l’unità d’Italia superando l’impossibile, sradicando domini abbarbicati alle nostre terre, abbiamo promosso l’unità d’Europa e adesso abbiamo l’occasione per fare il popolo d’Italia e di promuovere il popolo d’Europa.

Abbiamo la fortuna che cadute le ideologie non esiste più la divisione tra la destra e la sinistra se non per interessi di parte. La destra e la sinistra che rappresentano il corpo elettorale non hanno il diritto di spezzare questo corpo con tensioni opposte, devono insieme costruire la democrazia per il Paese, se un eletto è un delinquente prima di tutti devono andare in galera gli organi che devono verificare i requisiti del candidato, se un notaio assevera il falso in un atto di compravendita deve essere radiato, una legge di condono edilizio riferita ad anni precedenti è fatta per promuovere gli abusi edilizi, mentre se fosse riferita al giorno in cui diventa esecutiva determinerebbe la fine degli abusi, se l’industria non facesse un uso criminale delle materie prime e la ricerca fosse incentrata sul benessere socio-economico non avremmo bisogno di sfruttare altri popoli. E poi ce lo ha chiesto qualcuno se siamo d’accordo o no su queste scelte? C’è stato mai un partito di destra o di sinistra che si sia occupato delle pari opportunità nel mondo?

È un momento molto importante, anzi fondamentale.

Concentriamoci sul momento, abbandoniamo temporaneamente i giochi di potere, facciamo una Unità Strategica, che operi per superare il momento difficile fatta da Senatori e Deputati di tutti i partiti e le coalizioni, scelti in base alle competenze nazionali (Ministri e Sottosegretari) e internazionali acquisite con la partecipazione al Parlamento Europeo e nelle Ambasciate all’Estero o con criteri interni alle coalizioni, dove chi sta all’opposizione eccella nella capacità di proporre strategie non basate sulle ideologie, ma concrete e corredate da piani di fattibilità, mentre chi sta al governo nella capacità di verificare ed attuare dirigendo l’azione verso gli obiettivi congiuntamente concordati. Dare quindi forza all’Italia per poter chiedere all’Europa di partecipare, sostenendo l’Italia nel progetto di un graduale affrancamento dei popoli dall’imperialismo, garantendo nell’immediato la cessazione delle violenze e elezioni democratiche, con candidati di provata onestà certificata da individui che pagano in prima persona con la galera in caso di prova contraria, con processi da avviarsi a fine legislatura per evitare che vadano in galera gli onesti.

Dopo potremmo copiare il modello pure noi per determinare la democrazia nel nostro Paese

È un momento molto importante, anzi fondamentale. Per festeggiare l’unità d’Italia, con un’Italia protagonista di un cambiamento epocale!

Con la stessa pazienza e con lo stesso amore che avete dimostrato leggendomi sin qui, seguitemi ancora in questo percorso avendo memoria di ciò che ci lasciamo dietro ma attenti a quanto c’è, a quanto si muove o potrebbe muoversi davanti e intorno a noi, una riflessione che tenta di riportare sentimenti che sono in noi, che sia riconoscendoli che negandoli li avremo comunque condivisi e io cercherò di scrivere e non di descrivere, come sincero cronista.
Sono in uno stato di grande serenità e desidero condividere la ricchezza che mi dà la gioia di vivere e di morire e di appartenere alla specie umana.

Chi afferma che tutto ciò che esiste è ad uso e consumo dell’umanità, anche se i termini uso e consumo sono volgari, dice il giusto, ma è sbagliato il punto di vista.

Quando si parla di interventi umanitari verso i popoli del Mediterraneo, le parole sono giuste, ma il significato e le intenzioni?

Sfugge, a volte, l’immensa ricchezza che ci offre la natura, che ci viene incontro mentre i nostri egoismi ci portano lontano e lontani dal nostro sogno di benessere e felicità.

Il mondo è un grande laboratorio bioregionale. Forse non abbiamo bisogno di ricorrere alla Storia che con le interpretazioni di chi riporta, narra, commenta, fatti e comportamenti umani, non ci fa vivere o rivivere esperienze aderenti alla realtà dei tempi. Forse ci dobbiamo rivolgere a quel grande laboratorio che è il mondo oggi. Di fatto, in questo momento possiamo entrare nella storia, possiamo guardare a tutte quelle popolazioni presenti oggi nel mondo, che sono rappresentative di realtà che vanno da uno stato che non si discosta molto da quello primordiale a quello che rappresenta lo stato più avanzato della tecnologia. Questo gioco della natura ci consente un’osservazione diretta di sistemi di aggregazione sociale, culturale ed economica, di interpretarli e di cercare di capire che fare per superare le vecchie e le nuove miserie e di essere attori entusiasti nel progetto di costruzione di un mondo equo, solidale, felice, e quindi con un futuro.

L’intervento umanitario.
Alla luce di ciò l’intervento umanitario acquista valore di reciprocità: accogliamo non solo quelli che fuggono ma un milione di giovani, uomini e donne, li formiamo, insegnamo loro anche l’italiano, studiamo insieme con loro un modello di aggregazione sociale, che certamente rappresenterebbe un miglioramento rispetto alla loro attuale situazione esistenziale, per poi tornare assieme ai nostri formatori nei loro Paesi per attuare, insieme, un modello che elevato alla verifica della sperimentazione, ci darà l’occasione di farne un modello per noi, facendo un servizio anche per l’Europa, e perché no? Per il mondo.

Così definito l’intervento umanitario diventa un’occasione di crescita reciproca contro l’ipocrita tentativo di elargire elemosine (vedi anche Cassa del Mezzogiorno), per sentirsi generosi e non mutare lo stato di fatto.

Il finanziamento dell’iniziativa.
Ma chi finanzierebbe questa onerosa iniziativa? Ogni giorno l’Italia accumula un debito per l’inquinamento dai gas serra prodotti nello svolgimento delle attività antropiche nazionali.

Come sapete c’è una valutazione mondiale in termini anche economici, che varia in base alla produzione di “gas serra” e l’Italia a ritmo normale industriale, riferito a qualche anno fa, paga 3.800.000 euro circa il giorno.
L’Italia (e questo ci è riconosciuto) ha una superficie coperta a boschi pari al 37% della totale.

Di questo polmone europeo ci è riconosciuto intorno al 10%, pare per il cattivo stato dei boschi: come sapete un albero che si decompone produce più CO2 di un albero utilizzato per produrre energia e il sottobosco decomponendosi produce anche CO2.

Iniziative per l’efficientamento dei boschi o l’impiego di piante che bonificano l’aria, riducono nel tempo l’inquinamento, azzerano il debito e sono, di fatto, interventi già finanziati, non dovendo dirottare fondi Italiani verso la CE, oltre a fare un servizio per l’intera umanità.

Strategie per il recupero/investimento dei fondi.

La frase suggerisce mille modi e mille idee che insieme possiamo condividere. La prima che mi viene è di fare nascere gruppi di “formazione operativa” alla quale si dovrebbe ispirare anche la scuola, che imparano tecnologie amiche dell’ambiente, arte e mestieri e avviano un dibattito e una pratica per rendere cantierabile il progetto di costruzione di una comunità equa, solidale, felice e quindi con un futuro.

La formazione operativa oltre alla bonifica dei boschi, ai margini dei quali dovrebbero nascere le scuole, riguarda anche la sperimentazione e l’impiego di piante che oltre a bonificare l’ambiente hanno la proprietà di fissare nel terreno sostanze che avvelenano l’aria e che grazie alla forza vitale della natura (sole, acqua, microrganismi, ecc.) si trasformano in nutrienti e pesticidi o diserbanti naturali.

Si avvierà un processo per produrre, nel tempo, ogni cosa con le materie prime vegetali ed animali. In tal modo gli esiti della lavorazione agricola, agroindustriale e industriale saranno utilizzati come concime o come biomassa per la produzione di energia, biodiesel, etanolo, gas, altro, si farà un utilizzo oculato dei contenitori alimentari e non, superando le pratiche di rifiuti differenziati e quant’altro.

Si avvieranno buone pratiche per modificare il sistema mercantile, che attualmente produce una ricchezza effimera devastando l’ambiente e sprecando le materie prime, limitando l’uso e il consumo di queste allo stretto indispensabile e attivando sistemi di rispetto e comprensione attivi, di debito e riflessivi in modo da incardinare al bene comune le azioni dei consumatori e produttori di beni e di servizi.

Perdonatemi se faccio qualche esempio banale: gli spazzolini da denti e tanti beni di consumo durano quel tanto che occorre per non lasciarti insoddisfatto e per costringerti a sostituire quelli usurati, che invece grazie alle qualità dei materiali disponibili potrebbero durare multipli della durata attuale; un’impresa che ha una tecnologia completa la mette in commercio un po’ alla volta, mantenendo il mercato degli acquirenti nel tempo, ma producendo rifiuti, spesso nocivi e sprecando materie prime, magari esauribili; le banche e le assicurazioni approfittano di un sistema di insolvenze e di frodi per trarre vantaggi sproporzionati rispetto al rischio reale; la moda per rinnovare capi magari fatti con materie indistruttibili; pubblicità e venditori che ti convincono ad acquistare ciò che diventa un ingombro in casa; insomma la gestione del bilancio familiare ci aiuta ad allungare senza sforzo l’elencazione di quelle che non si possono chiamare attività economiche e industriali, ma sprechi.

Sistemi di rispetto e comprensione reciproci tra consumatori e produttori di beni e di servizi.

Oggi un’industria che ha una tecnologia matura e completa ter la dà in 20 anni in modo che tu ogni due anni al massimo debba riacquistare il prodotto. Così, per esempio,un’impresa che per aver offerto il masimo della tecnologia in suo possesso, dopo un certo numero di anni si dovesse trovare ad aver saturato il mercato col suo prodotto, deve essere sostenuta economicamente dalla società ed essere messa in condizioni di riconvertirsi in un’altra attività, ma deve dimostrare di aver monitorato il mercato per quel prodotto ed aver pronti studi in merito alla riconversione industriale.

Insomma dobbiamo vedere in ognuno il tutto e il tutto in ognuno.

Distogliere l’attenzione dagli eventi della Libia e svolgere un servizio per noi e per i migranti.

La strategia è quella di distogliere l’attenzione dagli eventi della Libia, promuovendo un’azione che evidenzi in maniera inconfondibile la volontà dell’Italia a intraprendere iniziative in prima persona, con l’Europa e con l’appoggio della Nato, per risolvere per i popoli e assieme ai popoli del Mediterraneo i problemi alimentari, della salute e dell’organizzazione sociale, culturale ed economica propri.

Questa dichiarazione di intenti, accompagnata dalle azioni immediate specificate di seguito, diventa garanzia per Responsabili di Governi di tutta l’area del mediterraneo, occasione di fiducia anche per Gheddafi, apertura al dialogo, chiusura dei conflitti ed occasione per una fase di distensione, di cooperazione e progresso avviato pacificamente, senza scosse, senza infiltrazioni, per tutta l’area del Mediterraneo, confine Sud dell’Europa.

Ringrazio di cuore quelli che mi hanno seguito sin qui. Con affetto,

Benito Bruno Castorina *

Note:

Avviso per i viaggiatori: non emigrare in altri partiti, in altri Paesi, verso altre Religioni, ma cercare nell’unità e nel discernimento la capacità di una rappresentanza eletta in tute le accezioni del termine. La forza dell’Italia e dell’Europa è nella sua cultura e nella sua evoluzione umanitaria.

In occasione di un Convegno sull’Ambiente e la Cooperazione tra le Imprese Europee organizzato a Barcellona dalla Comunità Europea, ho presentato un progetto per abbassare il carico di inquinamento del Danubio e per catalogare le acque in ogni suo tratto, con un costo molto prossimo allo zero, il progetto è stato apprezzato in quel contesto per i suoi contenuti innovativi, ma la cosa non ha avuto seguito. Salvando il Danubio si recupera il Mar Nero e si salva il Mar Mediterraneo e il suo Popolo.

* Prof. Benito Bruno Castorina
Referente per l’Energia pulita – Rete Bioregionale Italiana

martedì 3 maggio 2011

18 e 19 giugno 2011 - Ospitaletto di Marano (Modena) - Incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana


(Nell'immagine: Il Castello degli Gnomi di Franco Farina)

Incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana su "Bioregionalismo ed Alimentazione Naturale" 18 e 19 giugno 2011 - Ospitaletto di Marano (Modena)

“La verità deve essere un paradosso perché deve essere entrambe le polarità, il polo negativo e quello positivo, ed al tempo stesso deve restare trascendente. Deve essere la vita e la morte e qualcosa in più, Con quell’in più indico la trascendenza di entrambi: è entrambi i poli, e nessuno dei due. Questo è il paradosso supremo.” (Osho Rajneesh)

“Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” (Ramana Maharshi)


Premessa

E' indetto l'incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana, che si terrà in prossimità del solstizio estivo in Emilia, ad Ospitaletto di Marano, nella bella casa accogliente di Marco e Valeria che è posta su una collina ubertosa, in un piccolo borghetto antico. Sono benvenuti gli apporti di prodotti fatti in casa, o del proprio orto, libri, oggetti artigianali da ognuno realizzati, che potranno essere esposti nel cortile della casa che ci ospita.

L'incontro si svolge nel fine settimana del 18 e 19 giugno 2011 le sistemazioni sono spartane.. perciò si consiglia di venire con la propria tenda per accamparsi nel terreno adiacente la casa. Per le persone anziane o donne con bambini sarà possibile comunque trovare sistemazioni al coperto, o nella casa stessa oppure in pensioncine vicine. Per i pranzi e le cene ci si organizza in cucina a rotazione ed ognuno è invitato a portare cibo e bevande (possibilmente cose biologiche). Il lavoro comunitario per la pulizia e per il mantenimento della struttura è un modo per sentire affiatamento umano e rispetto per il luogo che ci ospita.

Chiunque voglia partecipare con spirito sincretico può intervenire con il proprio discorso… Questo significa che nessuna visione o ideologia deve avere una prevalenza, siccome si parla a cerchio ed ognuno parlerà per il tempo che gli è necessario (durante ogni sessione di condivisione) ogni esperienza spirituale od ecologica sul tema dell'alimentazione e del bioregionalismo sarà benvenuta. Non ci sono assolutamente posizioni precostituite su una sistema alimentare o l'altro, purchè in sintonia con la natura e con l'ecologia profonda.

Questo è il primo incontro della Rete Bioregionale in cui finalmente si potrà affrontare, a viso aperto, l'argomento dell'alimentazione umana in chiave bioregionale ed è particolarmente importante che vi partecipino tutti gli esponenti e referenti della Rete.

Durante la due giorni di Ospitaletto verrà presentato il nuovo numero di Quaderni di Vita Bioregionale che -grazie all'opera di Rita De Angelis e di Caterina Regazzi- riprende dopo un anno di assenza la pubblicazione... Il tema trattato è: Bioregionalismo ed Ecologia Sociale.

Per avere tutte le delucidazioni su come raggiungere il luogo dell'incontro e sulle sistemazioni:
caterina.regazzi@alice.it ; Cell. 333.6023090
marco.lapelosa@alice.it ; Tel. 059/794369

Informazioni generali e tematiche:
Paolo D'Arpini: circolo.vegetariano@libero.it - 0733/216293


Siete pregati di divulgare la notizia a tutti i vostri contatti! Grazie

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it

Caprarola, dal 2 al 19 giugno 2011: Lo Sguardo Selvaggio - Cinema e Natura



Rassegna cinematografica LO SGUARDO SELVAGGIO - CINEMA E NATURA sesta edizione

CAPRAROLA 2 - 19 GIUGNO 2011
Teatro Scuderie Palazzo Farnese
ingresso libero


La sesta edizione dello Sguardo Selvaggio si apre nel mezzo di uno scenario internazionale quanto mai drammatico e complesso segnato negli ultimi mesi dalla catastrofe giapponese e dagli sconvolgimenti geopolitici dei paesi dell’area del Mediterraneo meridionale.

Eventi epocali che ci restituiscono l’immagine di un pianeta in bilico, alle prese con questioni cruciali per il nostro futuro, di fronte alle quali la governance mondiale sembra incapace di dare risposte e indicare vie d’uscita.
In un quadro così incerto e problematico dove si intrecciano crisi economica e crisi ambientale, politiche energetiche e gestione delle risorse naturali, nuove domande di democrazia e flussi migratori, tentiamo con fatica, ma anche con passione e speranza, di tracciare alcune rotte per orientarci e per capire.
Il percorso che proponiamo si snoda dai grandi fiumi del Sudamerica alle metropoli e ai conventi del Medio Oriente, dalle baie giapponesi teatro ogni anno di una spietata caccia ai delfini fino ai pozzi di petrolio della California dove ebbe inizio l’era dei combustibili fossili, per giungere infine nel magico Meridione d’Italia, miracolosamente scampato all’omologazione, e nei comuni virtuosi del nostro paese, dove efficienza, modernità e tradizione riescono a convivere sapientemente.

Sguardi diversi, lucidi e appassionati, avventurosi e scientifici sui rischi che corriamo (la dipendenza dal petrolio, la privatizzazione dell’acqua, lo smaltimento dei rifiuti, la perdita di biodiversità, il cieco fanatismo religioso), ma anche capaci di una visione poetica sui cicli della vita e della natura.
Una “visione” che può guidarci nelle scelte molto concrete che siamo chiamati a fare in queste settimane: i beni pubblici (l’acqua innanzitutto) devono essere sottratti al dominio del profitto e il futuro energetico, superata l’era dei combustibili fossili e dell’inganno nucleare, deve essere garantito dal risparmio, l’efficienza e le fonti rinnovabili.


Programma:


giovedì 2 giugno ore 20.30
LE QUATTRO VOLTE
un film di Michelangelo Frammartino
anno di produzione 2010 - nazione Italia/Germania/Svizzera - durata 88’
Un paese calabrese abbarbicato su alte colline da cui si scorge il mar Ionio in lontananza, un posto dove il tempo sembra essersi fermato, dove le pietre hanno il potere di cambiare gli eventi e le capre si soffermano a contemplare il cielo...
Una visione poetica sui cicli della vita e della natura, sulle tradizioni dimenticate di un luogo senza tempo. Un film di fantascienza senza effetti speciali, che accompagna lo spettatore in un mondo sconosciuto e magico, alla scoperta del segreto di quattro vite misteriosamente intrecciate l’una nell’altra.
Presentato al Festival di Cannes 2010

venerdì 3 giugno ore 20.30
CITTA’ SLOW
un docufilm di Piero Cannizzaro
anno di produzione 2010 - nazione Italia - durata 120’
Orvieto, Pollica, Brà, Cisternino, Levanto, Greve in Chianti, Massa Marittima, Amelia: un viaggio del regista Piero Cannizzaro in alcune tra le più significative città che hanno aderito al movimento internazionale Città Slow, dove il tempo è a misura d’uomo e dove è ancora possibile riconoscere il lento, benefico succedersi delle stagioni.
Il ritratto di un’Italia migliore, ricca di piazze, teatri, botteghe, caffè, ristoranti; luoghi dello spirito, dove è ancora possibile apprezzare la genuinità dei prodotti, rispettosi del gusto e della salute, della solidarietà e della spontaneità del vivere insieme.
Un appassionato ritratto dedicato ad Angelo Vassallo il sindaco-pescatore tragicamente ucciso il 5 settembre 2010.

sabato 4 giugno ore 20.30
LIFE FOR SAIL
un documentario di Yorgos Avgeropoulos
anno di produzione 2010 - nazione Grecia - durata 61’
Cosa accadrebbe se le intere riserve idriche del pianeta appartenessero ad aziende private? Nascerebbe un vero e proprio mercato dell’acqua in cui, come nel caso del petrolio, poche persone avrebbero la possibilità di dettare un prezzo, oltre che di accumulare enormi profitti?
In Cile questo già accade. Un bene primario, libero e fondamentale diventa così un lusso che non tutti si possono permettere. E anche nel deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi della Terra, il fiume più importante della zona appartiene alle industrie minerarie che ne utilizzano l’acqua per estrarre il rame, compromettendo così l’esistenza di tanti indios e nativi.
Premio al miglior documentario internazionale al Festival Cinemambiente di Torino 2010

giovedì 9 giugno ore 20.30
LA VIA DEL PETROLIO
un film documentario di Bernardo Bertolucci
anno di produzione 1967 - nazione Italia - durata 135’
Mai uscito in sala, programmato dalla Rai nel 1967, La via del petrolio - commissionato per Eni da Enrico Mattei che aveva intuito il ruolo del cinema nella narrazione dell’epopea umana - custodisce le prime e uniche immagini documentarie di Bernardo Bertolucci.
Il viaggio dell’oro nero, croce e delizia dello sviluppo moderno, in tre tappe, dalle origini nel ventre della terra di Persia fino al trasporto nell’oleodotto che unisce Genova alla Baviera. Un ritratto epico e appassionatamente cinefilo dell’Italia del boom.

venerdì 10 giugno ore 20.30
STRADE D’ACQUA
un film documentario di Augusto Contento
anno di produzione 2009 - nazione Francia/Italia/Brasile - durata 115’
Le “strade d’acqua” sono talvolta le uniche vie percorribili nella foresta dell’Amazzonia. Anche per gli abitanti del luogo, vivere il fiume vuol dire percorrerlo e preservarlo dai danni ambientali che la deforestazione sta causando. A parlare sono una maestra, un’archeologa, un geografo, un ambientalista. Raccontano la loro vita, che va a tempo della corrente: è la natura, infatti, a determinare la psicologia di questi popoli per cui la vera ricchezza è l’acqua…
Un viaggio intervallato da riprese di vita sulla barca, al porto, tra la gente che lavora e che si muove e accompagnato dalle composizioni originali del musicista jazz Ken Vandermark.
Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2009

sabato 11 giugno ore 20.30
IL PETROLIERE
un film di Paul Thomas Anderson
anno di produzione 2007 - nazione USA - durata 152’
All’inizio del XX secolo il cercatore di petrolio Daniel Plainview giunge in una piccola cittadina della California nel cui sottosuolo sono presenti vastissimi giacimenti di oro nero.
Mentre Plainview diviene sempre più ricco grazie alle trivellazioni, la città ne soffre, e lo stesso Daniel diviene vittima dell'avidità al punto di rovinare il rapporto con il suo unico figlio…
Il Petroliere è un film fatto di bitume, di corpi che diventano tutt'uno con la terra e l'oro nero che la intride. Corpi pronti ad essere spezzati e anche dilaniati nella ricerca di un possesso avido quanto amorale e ci offre una lettura 'fisica' sulle origini di una specie ben definita di capitalismo, quella che crea profitti enormi grazie allo sfruttamento delle viscere della Terra.
Premio Oscar 2007 miglior attore a Daniel Day-Lewis

giovedì 16 giugno ore 20.30
GARBAGE DREAMS
un documentario di Mai Iskander
anno di produzione 2009 - nazione USA - durata 79’
Il Cairo, la più grande città africana con una popolazione di diciotto milioni di persone, non ha un servizio di raccolta di rifiuti. Per questo gli abitanti della metropoli si servono degli Zaballeen che raccolgono circa tre tonnellate di materiale di scarto al giorno e vivono in una bidonville di rifiuti che rappresenta una delle più grandi realtà legata al riciclo.
Quando nel 2005 Mai Iskander si è trovata di fronte a questo mondo ha cominciato a filmare alcuni ragazzi appartenenti a questa comunità, documentando la loro vita, i loro sogni e le loro speranze e affrontando un tema (come lo smaltimento dei rifiuti) di drammatica attualità.
Presentato al Festival Cinemambiente di Torino 2010

venerdì 17 giugno ore 20.30
UOMINI DI DIO
un film di Xavier Beauvois
anno di produzione 2010 - nazione Francia - durata 120’
Un monastero in mezzo alle montagne algerine negli anni Novanta... Otto monaci cistercensi francesi vivono in perfetta armonia con i loro fratelli musulmani. Progressivamente la situazione cambia. La violenza e il terrore integralista si propagano nella regione. Nonostante l'incombente minaccia che li circonda, i monaci decidono di restare al loro posto, costi quel che costi.
Presentato in concorso al Festival di Cannes 2010

sabato 18 giugno ore 20.30
THE COVE
un documentario di Louie Psihoyos
anno di produzione 2009 - nazione USA - durata 87'
Tajii è una piccola località sulle coste giapponesi. Tristemente celebre per l’annuale pesca al delfino, è qui che già nel Seicento è nata la moderna caccia alla balena. Ma il luogo sembra nascondere orrori ancora più sconvolgenti…
Un gruppo scelto di attivisti e filmmakers guidato da Richard O’Barry ha così deciso di organizzare una vera e propria missione impossibile, con il compito di portare alla luce le atrocità legate al massacro dei delfini che ha comportato cinque anni di ricerche nella massima segretezza, oltre all’uso delle tecnologie più all’avanguardia.
Premio Oscar 2010 per il migliore documentario

domenica 19 giugno ore 17.30
L’INCREDIBILE VIAGGIO DELLA TARTARUGA
un film di Nick Stringer
anno di produzione 2009 - nazione Gran Bretagna - durata 80'
Una piccola tartaruga marina segue la via dei suoi antenati lungo uno dei più straordinari viaggi del mondo naturale. Nata su una spiaggia della Florida, segue la Corrente del Golfo fino ai ghiacci del nord e nuota attraverso l'Atlantico del Nord, fino all'Africa, per poi fare ritorno alla spiaggia su cui è nata a deporre le proprie uova. Lungo il tragitto, non mancano le scoperte e le difficoltà: solo una tartaruga marina su mille riesce a sopravvivere a questo incredibile viaggio.
Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2009

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Fabrizio Giometti - Circolo Legambiente Lago di Vico
info: giometti@fastwebnet.it - cell. 333 9600474

lunedì 2 maggio 2011

Rapporto uomo/animali ed alimentazione umana - Relazione di Caterina Regazzi per l'apertura della Festa dei Precursori - Treia 7 maggio 2011



Il mio intervento si basa sulla mia esperienza di lavoro nel servizio veterinario di una usl del nord Italia e dalle conoscenze, seppur limitate, che questa esperienza mi ha dato sulla produzione degli alimenti di origine animale.
Per i vegetariani o vegani presenti: non me ne vogliano per quello di cui sto per parlare. Viviamo in questa realtà è bene conoscerla e lavorare per migliorare la situazione. Personalmente mi considero una non vegetariana che mangia pochissima carne, ma non penso e non ho mai pensato come invece ritiene Paolo che l'uomo sia un frugivoro. Se l'uomo, sin dai tempi più antichi ha consumato carne, prima degli animali cacciati, poi di quelli allevati, evidentemente, per me, è nella sua natura. Che i consumi di carne e di prodotti di origine animale abbiano avuto un'impennata in tempi recenti senza motivazioni nutrizionali, ma socio-economiche, è pure evidente. Ora si tratta secondo me, di ritrovare un equilibrio.

Il mio lavoro consiste nell'effettuare controlli sulla produzione degli alimenti di origine animale (la cosiddetta sicurezza alimentare) a partire dalla stalla, compreso il controllo del benessere degli animali allevati.

Premetto che personalmente mi sento molto poco un precursore. In questo mondo in cui vivo, in cui viviamo, si sono fatti tanti progressi da tanti punti di vista, ma secondo altri aspetti mi pare che siamo andati molto al di fuori delle possibilità di vivere in armonia con la natura e con gli altri esseri viventi, umani compresi. Essere un precursore, in questo ambito, secondo me, vuol dire avere la consapevolezza di quello che c'è dietro all'alimentazione a base di alimenti di origine animale e quindi ridurne il loro consumo. E' quello che cerco di fare, avendone la consapevolezza giorno per giorno.
Non vivendo a Treia conosco poco la situazione della zootecnia nelle Marche mentre conosco abbastanza bene quella dell'Emilia Romagna. Ma in un'epoca come la nostra dobbiamo considerare tutto come interconnesso. Animali che nascono in Francia, vengono allevati e macellati in Italia e una parte del ricavato viene riesportato, ad esempio, fino in Africa.

Intanto l'alimentazione umana in Emilia Romagna è molto basata su alimenti di origine animale, anche per motivi di tradizione, infatti saprete che prodotti come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma sono tra i prodotti più conosciuti di questa regione, esportati in tutto il mondo.

Questa realtà così semplice, apparentemente, e cioè la produzione di due cibi comuni su molte delle nostre tavole, sottintende implicazioni etiche ed ecologiche veramente, secondo me, molto complesse.

Le ripercussioni ecologiche dell'allevamento intensivo e della produzione di alimenti di origine animale sono ormai evidenti. L'allevamento intensivo consuma risorse: materie prime per l'alimentazione animale come i cereali e soia, acqua, energia elettrica, e c'è una massiccia produzione di reflui. Il letame è una ricchezza, se viene prodotto in un'azienda con un terreno commisurato al numero di animali allevati. Il metano prodotto dagli allevamenti intensivi sembra responsabile di un'elevata percentuale dell'effetto serra. Inoltre negli stabilimenti destinati alla lavorazione degli alimenti di origine animale (macelli, salumifici, caseifici e altri) si svolgono attività altamente inquinanti, visto il massiccio uso di detergenti, disinfettanti, plastiche e produzione di rifiuti e necessitano per l'attività di grandi quantità di risorse energetiche e acqua.
Dietro all'allevamento di milioni di animali negli allevamenti intensivi ci sono dei risvolti che riguardano anche la morale sotto diversi aspetti: è giusto, quando ci sono milioni di persone che muoiono di fame, utilizzare la maggior parte dei cereali (mais e orzo prevalentemente) che vengono prodotti nel mondo, per l'alimentazione del bestiame? Per produrre 1 chilo di carne ci vogliono 9 chili di cereali. I terreni che sono utilizzati per la produzione di cereali sono terreni sottratti alla coltivazione di alimenti per l'uomo. Le monoculture di cereali a lungo andare impoveriscono i terreni rendendo necessario l'uso di massicce dosi di concimi di sintesi. La produzione di mangimi necessita movimenti mondiali di materie prime, con grosse speculazioni dietro. Immagino navi cariche di mais e di soia (OGM, perché ormai, quasi tutta la soia utilizzata è geneticamente modificata) solcare l'oceano. Penso anche al lavoro degli agricoltori che ci sta dietro e al lavoro da parte degli allevatori.

Quando l'allevamento non era intensivo, cioè quando l'allevamento era commisurato al terreno su cui insisteva, c'era un'armonia ed un reciproco arricchimento, tra l'agricoltura e l'allevamento. Gli animali davano i loro prodotti (latte, carne, uova, lana, setole, etc.) niente veniva sprecato ma uno dei prodotti più importanti era il letame, non esisteva azienda agricola senza animali, in ogni azienda agricola c'era una stalla, non esistevano i concimi chimici. Fino a qualche decina di anni fa il letame era l'unico concime in grado di restituire al campo il suo giusto nutrimento.

Gli animali lattiferi almeno in alcune regioni d'Italia, venivano lasciati pascolare liberamente, tutt'al più quando rientravano la sera in stalla veniva dato loro un piccolo premio in forma di farina, e anche pascolando, concimavano il terreno.
I suini e il pollame venivano allevati in maniera familiare con gli scarti di cucina e qualche pannocchia di granturco, così non si buttava via niente e non c'era la produzione di rifiuti che c'è oggi.

E' vero che abbiamo fatto progressi con la raccolta differenziata, ma l'"organico" è sempre un rifiuto e come tale deve essere trasportato, lavorato, immagazzinato, smaltito e non c'è un utilizzo diretto come avveniva una volta. A me sembra che si parli tanto di progresso. ma come dice un certo detto, il progresso a volte richiede di fare qualche passo indietro.

Gli allevamenti intensivi, che sono nati a partire dagli anni '60, per soddisfare la richiesta sempre maggiore da parte del mercato di prodotti di origine animale, ha comportato la necessità di utilizzare pratiche sempre più distanti da una naturalità di vita degli animali e così, gli animali devono vivere una vita sul cemento, trasportati su autotreni per lunghe distanze, in densità eccessive (ma regolari per legge), alimentati con prodotti sempre più concentrati, per permettere le performance produttive stimolate dalla selezione genetica.

Questo fatto ha conseguenze negative molto importanti sulla salute degli animali stessi. Una bovina lattifera allevata per la produzione di Parmigiano Reggiano ha una vita media di 3 parti in 5 anni di vita, dopo di che o per problemi ginecologici, podali, digestivi o mammari, deve essere scartata e sostituita. Una volta una bovina da latte, superava tranquillamente i 10 anni di età. Per contrastare o prevenire le forme morbose dovute all'eccessiva densità degli animali e l'eccessivo sfruttamento che abbassa le difese immunitarie si fa un uso sempre più massiccio di antibiotici.

Tutto questo è la norma senza considerare la possibilità dell'uso illecito di sostanze proibite. Per quella che è la mia esperienza personale, l'allevatore è normalmente un produttore corretto, ma è il sistema stesso che obbliga a fare uso di molecole di sintesi e a tenere gli animali in condizioni di scarso benessere. Il latte ed altri prodotti di origine animale costano alla produzione, circa come costavano 20 anni fa, mentre quasi tutto il resto, compresa la manodopera, costa molto di più.

Allora: ha un senso produrre tanto di più per guadagnare lo stesso? Più lavoro, più fatica, più consumo di risorse, più consumismo, più sprechi, più stress, più inquinamento........

Poi c'è l'altro aspetto morale della questione: quando mangiamo, teniamo in considerazione che gli animali non vengono allevati in condizioni naturali? La nostra alimentazione può essere basata sulla sofferenza di milioni di animali? E' vero che la percezione della sofferenza negli animali è ben lontana dalla nostra, non dobbiamo antropomorfizzare l'animale d'allevamento, ma se possiamo non parlare di vera e propria sofferenza, almeno dobbiamo considerare la vita dell'animale in un allevamento intensivo come lontana dalla natura.
In conclusione, pur non essendo vegetariana, auspico una riduzione del consumo di questi alimenti per un miglior benessere del nostro pianeta e per ristabilire un più corretto rapporto tra noi e gli animali. Bisogna ritornare ad un tipo di allevamento più in armonia con l'ambiente.

“Da aperta che era un tempo, l’umanità si è sempre più rinchiusa in sé stessa. Tale antropocentrismo non riesce più a vedere, al di fuori dell’uomo, altro che oggetti. La natura nel suo complesso ne risulta sminuita. Un tempo, in lei tutto era un segno, la natura stessa aveva un significato che ognuno nel suo intimo percepiva. Avendolo perso, l’uomo di oggi la distrugge e con ciò si condanna” (Claude Lévi-Strauss).


Caterina Regazzi

Referente per il rapporto Uomo/Animali
Rete Bioregionale Italiana

Roma: Città dell'Altra Economia a rischio sussistenza - Lettera aperta al sindaco Gianni Alemanno


"Un piccolo fiore nel cemento" Foto di Gustavo Piccinini


Lettera Aperta al Sindaco Alemanno

Oggetto: Lettera aperta all’On.Gianni Alemanno Sindaco di Roma per bloccare l’Avviso Pubblico per l'assegnazione degli spazi della Città dell'Altraeconomia nella forma di incubatore di imprese e riprendere le trattative con il tavolo di progettazione denominato ‘CAE 2.0’

Gentile on. Gianni Alemanno, Sindaco di Roma,
come organizzazioni coinvolte in questi mesi nel tavolo di programmazione per il rilancio della Città dell’altra Economia, siamo estremamente preoccupati dell'improvvisa uscita di un Avviso Pubblico per l'assegnazione degli spazi della Città dell'Altraeconomia nella forma di incubatore di imprese.
Il Tavolo di progettazione, che abbiamo aperto in questi mesi con moltissime realtà operanti nel mondo dell’economia sociale e del terzo settore, è un cammino concordato insieme a Lei il 24 novembre 2010 e riconfermato dalla Sua segreteria il 24 marzo 2011.

In questi mesi i lavori del Tavolo sono stati tesi ad un rilancio della Città dell'Altraeconomia che facesse tesoro dell'esperienza già maturata dalle organizzazioni insediate e che aprisse alla partecipazione e coinvolgimento di altre realtà attive nel campo dell'economia sociale e solidale.
In questi giorni apprendiamo che il Dip.to Autopromozione Sociale ha emanato un Avviso Pubblico per l'assegnazione degli spazi della CAE a 10 nuove imprese senza alcun vincolo rispetto all'attività economica intrapresa, scavalcando le delibere di giunta già approvate e che destinavano gli spazi della CAE a specifici settori economici.

Al di là delle incongruenze e contraddizioni insite nell'Avviso, ci sorprende il fatto che questo atto marca una scelta contraria al percorso concordato e al lavoro fatto dalle tante cooperative, associazioni e forze sociali che si sono impegnate su questa progettazione. Il bando appena uscito stravolge gli obiettivi di rilancio, di inclusione e di allargamento alla base del Tavolo di progettazione, pertanto la invitiamo a verificare e rivalutare insieme la situazione creatasi in questi giorni.
Proseguire nella strada indicata dall'Avviso significherebbe chiudere definitivamente la possibilità di avere nella nostra città uno luogo dedicato alla promozione delle tantissime esperienze di Economia Solidale. Un esperienza unica in Europa. Benché convinti che un avviso pubblico garantisca trasparenza, questa opzione é stata rimessa in discussione sia dalla natura del bando sia per la presenza di un diritto di opzione progettuale prevista nel bando originario di assegnazione sia dal livello di partecipazione ampia avviato e dalla natura pubblica del Tavolo di progettazione'

Secondo questo bando, infatti, scomparirebbero di colpo le attività fondanti dell'Altra Economia, ossia il riuso e riciclo dei materiali, le energie rinnovabili, il turismo responsabile, il commercio equo e solidale, la finanza etica, il software libero, l'agricoltura biologica, la comunicazione sociale legata al terzo settore e le iniziative culturali connesse a queste tematiche.
Le chiediamo per tanto di fermare l’attuazione di questo bando e le chiediamo un incontro urgente per definire in comune accordo la progettualità futura sugli spazi della Cae. Distinti saluti

Aderenti al Tavolo di progettazione Cae2.0
Altrevisioni, Artigiani eco-compatibili, Cantieri Comuni, Cies, A Sud, Ailicos, Equorete, Ass. La Strada, Nuova Bauhaus, Binario Etico soc, B.A.G Coop, Capo Horn coop, Capodarco coop, CARTA, Cigl Roma Lazio, Consorzio C.N.C.A, Consorzio Cae, Consorzio CO.IN Sociale, Coop. Equobio, Elisso, Energetica soc.coop, Equazione Soc coop, Equoconsumo, FAIR coop, Federtrek, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Coord. Soci di Banca Etica del lazio, Forum Terzo Settore, Forum Ambientalista, Gaos, Greenpeace Gruppo Locale Roma, Il Naufragar me dolce, IPSIA (Acli),ISF Roma, Legambiente Lazio, Libera Lazio, Occhio del Riciclone coop, Officina Etica, Oltre Il Giardino coop, Radio Popolare Roma, Reseda coop, Rete ONU, Senza Confin, Spot the Difference e Melting Pro - Laboratorio per la cultura, Stand Up coop, Reorient, Retour , Solidarius Italia, Ati T.A.M , TERRE soc. Coop, Ubc Centro Federico Caffè, Upter Sport, WWF Lazio, Zoe Onlus.

Info: http://www.cittadellaltraeconomia.org

domenica 1 maggio 2011

Vaticano e pedofilia, Massimo Sega e Giorgio Vitali: “Sulla beatitudine di Karol, sul cristianesimo d'assalto e sulla belligeranza delle parti"



Nella foto: Paolo D'Arpini, un vero santo mascherato da papa

"Risposta non c'è.. o forse chi lo sa, perduta nel vento sarà..." (Saul Arpino da Mogol)

Qualche settimana fa, in occasione del 150° anniversario dell’Unita’ d’Italia, il Papa ha rimesso al Presidente Napolitano un messaggio di "felicitazione".
Come Capo dello Stato Pontificio, il cui scanno ha visto un susseguirsi di Papi anti Italia, cominciando dal medioevo, Benedetto XVI non avrebbe mai dovuto parlare, qualora fosse stato serio, di una ipotizzata partecipazione dei cristiani a detta unita’. Certo un qualche cristiano che abbia prospettato l’unita’ politica del nostro stivale c’e’ stato pure, ma a tal fine parlo’ di una unita’ che avrebbe dovuto vedere a suo capo il Papa. Quel che e’ certo e’ il fatto che i cristiani nel loro complesso, specie la Chiesa, non parteciparono affatto a detta unita’, cosi’ come si e’ realizzata. 

E’ come se un eventuale successore di Hitler o di Stalin richiamassero dei nazisti o dei comunisti dissidenti per dimostrare che lo stato nazista e quello stalinista erano democratici. L’attuale Papa ci ha voluto ricordare il Concordato del 1929. A me si permetta di ricordare che l’allora Papa ebbe a definire Mussolini l’uomo della Provvidenza. Si vede che nel quadro di detta Provvidenza, c’era gia’ la seconda guerra mondiale con la quale questa ha voluto punire gli Italiani di certe loro scelte.
     
D’altra parte che cosa ci si puo’ aspettare da una Chiesa, e quindi dal suo provvisorio Capo, cioe’ dal transeunte Papa, che nel 1947 avrebbe preteso dai Costituenti, come dichiarato da Andreotti in un convegno su De Gasperi tenutosi presso la sede dei Gesuiti a Roma, che inserissero nella Carta Costituzionale un articolo che prevedesse che le cariche di Presidente del Consiglio dei Ministri e di Presidente della Repubblica, fossero ricoperte solo da politici cattolici ? E’ attendibile una Chiesa che per ripicca nei riguardi di De Gasperi, che si rifiuto’ di chiedere il supporto dei fascisti per le elezioni del Comune di Roma, supporto sollecitato da detta Chiesa, si e’ visto rifiutare dalla medesima  la funzione religiosa per il cinquantesimo anniversario del suo matrimonio ?
      
La stessa mancanza di serieta’ a me appare rilevabile nelle odierne manifestazioni per la beatificazione e successiva santificazione di Giovanni Paolo secondo. Come si fa a dichiarare santo un Papa che si e’ sempre rifiutato di far condurre indagini sulla ipotizzata sospetta morte del suo predecessore ? Come si fa a definire santo un Papa che protesse le illegalita’ e le scorrettezze finanziarie nonche’ le nefandezze della IOR e i delitti di Marcincus, rifiutando ogni collaborazione con le nostre autorita’ giudiziarie, compresa l’estradizione in Italia del medesimo? Come si fa a dichiarare santo un Papa che nulla oppose a che nella basilica di Sant’Apollinare di Roma fosse e sia tumulato uno dei peggiori banditi che ha avuto Roma, cioe’ quello della Magliana?

Come si fa a dichiarare santo un Papa (Karol Wojtyla) che, insieme al Cardinal Sodano e anche all’allora Cardinal Ratzinger, occulto’ gli infiniti casi di pedofilia e, in particolare, i delittuosi fatti e misfatti posti in essere dal capo dei famosi Legionari di Cristo, ora disciolti, fatti ben conosciuti dagli organi della Chiesa ben prima degli innumerevoli procedimenti penali aperti in varie parte del mondo? Ma forse e’ giusto, perche’ come ha detto qualche tempo fa Benedetto XVI, santi non diventano i giusti ma i peccatori che dopo si pentono.

Nel caso in questione abbiamo certamente un peccatore, ma non un pentito. Si vede che per diventare santi, basta essere un peccatore. Ora mi domano anche: perche’ di certe cose dobbiamo sapere quasi solo da giornali stranieri? Perche’ l’indignazione per detta santificazione ha trovato spazio solo, almeno per quanto ne so io, in detti giornali? A conclusione, permettetemi una domanda: sono attendibili i Cristiani? Attendo una risposta.

Saluti a tutti. Massimo Sega

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Altra notizia altro regalo...

PRELUDIO al mio prossimo intervento sulla nascita del cristianesimo.

Da “Vita di Gesù” di Strauss: "Ecco cosa accade di norma quando i dettagli di un fatto sono preclusi alla conoscenza critica, e quando la concatenazione dei fatti è amplificata; quando il fondamento del fatto non è conforme alla ragione, o quando il fatto è prefabbricato per aderire a idee preesistenti: in questi casi, intendo, non solamente le circostanze in tal modo descritte, ma il fatto intero, deve essere considerato non-storico. Da un altro canto, nei casi in cui solo la forma del racconto è permeata di caratteri mitici, mentre la sostanza è rimasta intatta, è possibile supporre che l'episodio abbia un nucleo storico."

Da “Dubbi storici su Napoleone” di Richard Whately:
"In passato gli scettici hanno rifiutato di prestare fede ad un resoconto difeso da coloro che avevano interesse a confermarlo, perchè prima di arrivare a loro era passato attraverso a troppe mani e troppe bocche intermedie. ...Notate quanto forte sia in alcuni l'apologia dell'impostura...”

Da “IPAZIA, prima martire della Libertà di pensiero”, di Augusto Agabiti.
"Quando tal fatto avviene, c'è una ragione:sono pure Essenze, dicevano i Greci, sono Eroi, uomini cioè molto vicini agli Dei, e che scendono o per purificare la Terra dai mostri, come Teseo ed Ercole, o per servire altri d'esempio: Lino, Museo, Orfeo..."

Da “San Francesco, il Lupo, i segni”, di Gian Paolo Caprettini:
"Dato un inizio di racconto che stabilisce una mancanza (che colpisce un individuo o una collettività sotto forma di:povertà, malattia, stupidità, mancanza di erede maschio, flagello cronico, desiderio di sapere, amore etc...), perché questo inizio di racconto si sviluppi, bisogna che questa situazione evolva, che accada qualche cosa in grado di modificarla [...] In linea di principio, solo il miglioramento è possibile. Si è così aperto il reticolo che Bremond chiama "dei possibili narrativi". E' stata data la possibilità che IL RACCONTO ESISTAE CHE SI APRA A DELLE POSSITILITA'.

Giorgio Vitali