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domenica 15 luglio 2012

PD e PDL, uniti: "No ai prestiti UE alle grandi imprese con tassi agevolati"

C'era una volta il palo - Foto di Gustavo Piccinini

Notizia un po' stantia, ma ancora buona... "PURE LE CASE AUTOMOBILISTICHE SPECULANO"


Mentre i cronisti si affannavano il 1 marzo 2012 a capire quali banche avessero partecipato alla seconda mega asta triennale della Banca centrale europea, in Parlamento è scoppiato il caso degli «altri», cioè delle imprese e finanziarie che hanno accesso a quei prestiti superagevolati. Lo ha sollevato Francesco Boccia, coordinatore delle commissioni Economiche del Pd alla Camera e promotore di una mozione che è già stata condivisa dal Pdl e approderà nell’Aula di Montecitorio a fine marzo. La mozione della maggioranza, per usare le parole di Boccia, vuole «impedire che le finanziarie delle grandi imprese trasformate in banche prendano in prestito soldi direttamente dalla Bce, con tassi agevolati e senza vincoli precisi sul loro utilizzo, opportunità preclusa a tutte le altre aziende».

Durante la conferenza dei capigruppo il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto ha confermato la convergenza con il Partito democratico auspicando che si arrivi a una mozione di maggioranza, dunque firmata anche dal Terzo Polo. Il testo sarà presentato in Aula il 23 marzo.

Tra le imprese che hanno partecipato all’asta ci sono anche case automobilistiche. Renault ha confermato ieri all’ Ansa attraverso un portavoce di aver preso prestiti triennali dall’Eurotower «per un montante che si avvicina ai 350 milioni di euro» attraverso la sua finanziaria Rci Banque. E ha aggiunto che l’operazione «non è stata effettuata per un bisogno di liquidità dato che Rci Banque ha 6,3 miliardi di liquidità disponisible ma per approfittare dei tassi molto vantaggiosi». Il rendimento, è utile ricordarlo, è all’1 per cento.

Anche Volkswagen ha ammesso di aver attinto alla ricca messe di denaro a costo irrisorio piovuta ieri dell’Eurotower. «Nell’ambito della diversificazione delle strategie di rifinanziamento, la Volkswagen Bank GmbH si è servita in misura opportuna del prestito della Bce», ha confermato un portavoce della casa di Wolfsburg.

Tornando al di qua delle Alpi, in serata il segretario del Pdl Angelino Alfano ha detto ai microfoni del Tg1 che le banche italiane, che secondo fonti della Banca d’Italia avrebbero preso circa 139 miliardi di euro in prestito da Francoforte «devono riversarli a beneficio delle famiglie, dei cittadini, delle imprese. La buona politica vigili, altrimenti lo sforzo della Bce non ha senso».

Il leader dei Verdi Angelo Bonelli, è convinto che «con i prestiti della Bce il sistema bancario italiano fino ad oggi ha guadagnato 13,5 miliardi di euro acquistando i Bot e Btp: infatti utilizzando i prestiti all'1% hanno acquistato i titoli di stato che hanno un rendimento tra il 5,5% e il 6,5%». Dunque, chiosa, i prestriti di ieri «sono stati prevalentemente usati per fare profitti attraverso operazioni finanziarie mentre la stretta creditizia nei confronti delle imprese cresce». .

Dall’opposizione si è levata anche la voce del vicecapogruppo dei deputati della Lega, Maurizio Fugatti che ha osservato che «adesso le banche non devono perdere l’occasione di dimostrare che lavorano per l’economia del nostro paese». Secondo l’esponente del Carroccio «a differenza di quanto accaduto con la prima Long term refinancing operation (Ltro) della Banca centrale europea, questa volta le banche devono erogare le risorse a loro disposizione alle piccole e medie imprese, evitando il razionamento del credito. Basta con le speculazioni in titoli di stato - ha concluso - e avanti con gli investimenti nell’economia reale del paese».

TONIA MASTROBUONI

(Fonte: http://www3.lastampa.it/)

sabato 18 febbraio 2012

Peter Oborne: "La situazione in Grecia nella giusta prospettiva..."

Cultura che fu...


L’Ue è peggio di Margaret Thatcher

La situazione nel paese sta degenerando in una vera emergenza umanitaria. Di fronte a tutto ciò le elite di Bruxelles, con in testa il commissario all'economia Olli Rehn, mostrano solo indifferenza e ostinazione.

Da quando ho memoria, il Regno Unito ha sempre considerato l'Unione europea una forza del bene in un mondo in difficoltà, per quanto vagamente incompetente e corrotta. Un giudizio che sta diventando sempre più difficile da sostenere. L'Europa unita si sta progressivamente trasformando in un brutale oppressore, indifferente alla democrazia, all'identità nazionale e alle necessità della gente comune.
Questa settimana l'ultimo intervento di Bruxelles potrebbe aver segnato un ennesimo punto di svolta: i burocrati hanno minacciato di far fallire un intero paese a meno che i partiti di opposizione non si impegnino a sostenere il piano di austerity voluto dall'Ue.

Analizziamo i problemi della Grecia dalla giusta prospettiva. La Grande depressione britannica degli anni trenta è entrata a far parte della mitologia nazionale. Erano gli anni dei pasti gratuiti per centinaia di persone ritrovatesi sul lastrico e della disoccupazione di massa, immortalati dai romanzi di George Orwell.
Eppure durante la depressione il pil britannico non è mai calato di più del 10 per cento. In Grecia, al contrario, è già crollato del 13 per cento dal 2008, e secondo gli esperti dovrebbe perdere un ulteriore 7 per cento entro la fine dell'anno. In altre parole, prima del prossimo Natale la depressione della Grecia avrà raggiunto livelli doppi rispetto alla terribile catastrofe economica che ha colpito il Regno Unito 80 anni fa.

Nonostante ciò, l'élite europea continua a comportarsi come se la tragedia dei greci non avesse alcuna importanza. Questa settimana Olli Rehn, l'economista di riferimento dell'Ue, ha parlato di "devastanti conseguenze" in caso di default di Atene. Dal contesto delle affermazioni si capisce benissimo che Rehn è preoccupato delle ripercussioni per gli altri paesi europei, non del futuro della Grecia.
La vita in Grecia, la culla della civiltà europea, è diventata un incubo, ma l'elite europea sembra del tutto indifferente.

Circa centomila attività commerciali sono state costrette a chiudere battenti, e molte altre sono sull'orlo del fallimento. Il numero dei suicidi cresce esponenzialmente, gli omicidi sono raddoppiati e per le strade vagano decine di migliaia di senzatetto. La vita nelle campagne, dove la gente è tornata al baratto, è ancora accettabile. Nei paesi e nelle città le condizioni sono invece insostenibili. Per le minoranze – soprattutto gli albanesi, che non hanno diritti e da tempo accettano i lavori che i greci considerano troppo degradanti – sopravvivere è un'impresa disperata.

Non sono soltanto le famiglie a vivere un incubo. Anche le istituzioni sono al collasso. Diversamente da quanto accaduto nel Regno Unito durante gli anni trenta, la Grecia non ha alle spalle una luna storia di democrazia parlamentare stabile. È passata appena una generazione dalla dittatura dei colonnelli, e oggi, mentre alcune aree del paese sono già sprofondate nell'anarchia, stanno emergendo forze inquietanti.

Appena qualche mese fa i partiti estremisti raccoglievano il favore del 30 per cento della popolazione. Oggi, secondo i sondaggi, la sinistra e la destra radicali sono arrivate al 50 per cento, e la loro avanzata non si ferma. Tra le ragioni del distacco dei greci dalla democrazia c'è sicuramente l'ingerenza dell'Ue, e l'imposizione da parte di Bruxelles del premier-fantoccio Lucas Papademos.
L’idiota di Bruxelles

Alla fine dell'anno scorso sono stato aspramente criticato e addirittura allontanato dallo studio di Newsnight per aver definito il portavoce Ue Amadeu Altafaj-Tardio "l'idiota di Bruxelles". Da allora in molti si sono affannati a sostenere che Altafaj-Tardio è in realtà un uomo intelligente e affascinante. Non ho motivo di dubitarne, e inoltre bisogna tenere presente che si tratta semplicemente di un portavoce al soldo di Olli Rehn, Commissario agli affari economici e monetari.

Eppure se ci ripenso mi accorgo di essere stato fin troppo generoso nelle mie valutazioni. E mi piacerebbe spiegarmi meglio. L'Idiozia è chiaramente una delle cause dei problemi di Bruxelles, e può spiegare molte delle valutazioni risibili e degli errori strategici degli ultimi anni. Tuttavia ciò che mi colpisce di più è l'atteggiamento insensibile e disumano dei commissari Ue come Rehn, che stanno facendo a pezzi un paese che un tempo era fiero, famoso e abbastanza ben gestito.
Sono abbastanza vecchio da ricordare la loro retorica quando Margaret Thatcher portava avanti le sue politiche monetariste per reagire alla recessione dei primi anni ottanta. All'epoca fu accusata di non avere alcuna compassione o umanità.

Eppure tra il 1979 e il 1982 il pil era calato di appena il 6 per cento, meno di un terzo rispetto alla Grecia travolta dalla crisi. Il picco nel tasso di disoccupazione era stato del 10,8 per cento, la metà di quello registrato oggi dalla Grecia.

La verità è che Margaret Tatcher è stata una figura molto più pragmatica e compassionevole di Olli Rehn, del suo portavoce Amadeu Altafaj-Tardio e compagnia. La lady di ferro non avrebbe mai distrutto un intera nazione in nome di un dogma economico.

Per il Regno Unito sarebbe altamente immorale continuare a sostenere la moneta unica europea, un esperimento catastrofico che ha già provocato devastazioni inumane su larga scala. Anche lasciando da parte ogni altra considerazione, dovrebbe bastare il senso di umanità a convincere David Cameron a staccarsi da Bruxelles e correre in aiuto della Grecia.

Peter Oborne



Traduzione di Andrea Sparacino

Fonte primaria: The Daily Telegraph, Londra - l'articolo originale è reperibile al seguente link: http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/greece/9084305/The-callous-cruelty-of-the-EU-is-destroying-Greece-a-once-proud-country.html

sabato 20 agosto 2011

Sovranità monetaria, Europa Unita e competizione a livello economico mondiale...




COME IN TUTTI I MOMENTI DI CRISI, LE IPOTESI SI SBIZARRISCONO. E TUTTE SONO VALIDE.

Tuttavia, occorrerebbe ricordare che la nascita dell'EURO non è stata causale. Essa ha accompagnato una evoluzione storicamente determinata che è essenzialmente l'allargamento degli SPAZI vitali nell'epoca degli Stati continentali. Per competere in qualche modo con CINA, India, Brasile, RUSSIA, USA l'Europa non si può presentare sulla scena ancora divisa in Staterelli. Stesso discorso fu fatto da individui responsabili all'epoca della costituzione degli Stati Nazionali.

Ma come questi furono costruiti sul nocciolo di alcuni Mini Stati che avevano dimostrato garanzie sicure, soprattutto, per quanto riguarda l'Italia, il Piemonte, con risultati tutt'altro che esaltanti, similmente l'Unione Europea NON poteva che organizzarsi attorno ad un asse che conosciamo bene.

In questo contesto, essendo l'unità monetaria elemento portante nella lotta contro il DOLLARO, è evidente che: 1) l'EURO è ELEMENTO FONDATIVO DELL'UE. 2) LA LOTTA PER IL CONTROLLO DELL'EURO, SULLA TESTA DEI POPOLI EUROPEI, SI è SVOLTA SENZA ESCLUSIONE DI COLPI, COMPRESI GLI ASSASSINI DI ALCUNI ESPONENTI DI SPICCO DELLE FINANZE GERMANICHE. 3) COME SCRIVE GIORGIO VITANGELI SULL'ULTIMO NUMERO DELLA RIVISTA LA FINANZA: Attacco all'Italia, ma il bersaglio grosso è l'Euro. ( Speriamo di poter commentare questo articolo in un prossimo videointervento su Albamediterranea.)
Il problema è, quindi, come sempre d'altronde, COME SCEGLIERE LA TRINCEA DA DIFENDERE. Da queste scelte, fondamentali, potrebbe emergere l'elemento RIVOLUZIONARIO per eccellenza. CHE POTREBBE ESSERE, APPUNTO, LA RIAPPROPRIAZIONE DELLA SOVRANITA' MONETARIA.

Ricordando comunque che lo scenario internazionale NON è più quello del passato. Ferma restando, in ogni modo, la sconfitta del MONOPOLARISMO. In un articolo pubblicato su Panorama del 17 marzo scorso, Sergio Romano, in relazione all'operato di OBAMA, scrive: "Obama fa la voce gossa, ma è difficile che apra un nuovo fronte di guerra. Quali alleati lo seguirebbero?"

Questo per quanto riguarda la possibilità di leadership statunitense che, ovviamente, si riverbera anche nella possibiltà di colpire l'Euro. Quindi il quadro è di questo tipo, con una infinità di possibilità aperte sul futuro.

TUTTAVIA, esistono gravissime contingenze per il nostro paese, che non possono essere sottovalutate: 1) In tre anni abbiamo perso quasi metà della capacità produttiva. Soprattutto negli elettrodomestici. 2) Una considerazione di Barry Lopez del 1989 ci dovrebbe far riflettere. Scrive Lopez: "E' la natura fredda della società moderna che trova l'ignoranza della geografia, locale e nazionale, giustificabile tanto quanto l'ignoranza degli attrezzi manuali; e che trova il legame delle persone con i loro luoghi nativi solo momentaneamente divertente e in ultima analisi ingenuo...." Ciò significa che, se non si può fare riferimento ad un salutare senso di appartenenza, ad un nazionalismo sia pure allargato (La nazione Europa di Jean Thiriart), è molto difficile poter approntare difese idonee. In ogni caso, il futuro ci presenterà il conto.

Giorgio Vitali


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Scrive Giuseppe Magliacane:


Nell'inverno del 2010 Paolo Savona, ex ministro e presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ha proposto che l'Italia si liberi del "cappio europeo che si va stringendo al collo", considerando la convenienza di uscire dall'Euro o dall'Unione.

Si tratta della prima figura autorevole, rappresentativa di una parte dell'establishment politico-economico, a rompere il tabù imposto negli ultimi vent'anni, e a mettere in discussione una scelta che per l'Italia si sta rivelando sempre più disastrosa.

In una lettera al direttore de Il Foglio, Savona ha scritto che entrando nell'Euro fin dalla sua nascita, l'Italia ha accettato "il vincolo esterno nella promessa di un futuro migliore che non si è realizzato; anzi stringe la corda attorno al collo che si è volontariamente posta".

Ben presto si è capito che una moneta senza governo non avrebbe funzionato; data l'impossibilità di governare la moneta con un organismo politico, fu introdotta una "governance delle regole", e cioè i parametri di Maastricht e il Patto di Stabilità. Però, il meccanismo è fallito e ora si cerca di riformarlo senza passare per i Parlamenti, come prevede il Trattato, e farlo approvare direttamente dai capi di stato. "Dal governo delle regole si passa al governo del loro aggiramento. L'Italia si troverà di fronte a uno di quei momenti storici che richiedono una scelta importante (...)

"Anche se si fa finta che il problema non esista, il cappio europeo si va stringendo attorno al collo dell'Italia. È giunto il momento di comprendere che cosa stia effettivamente succedendo nella revisione del Trattato di cui si parla e nella realtà delle cose europee, prendendo le necessarie decisioni; compresa quella di esaminare l'opportunità di restare o meno nell'Unione o nella sola euro area, come ha fatto e fa il Regno Unito gestendo autonomamente tassi di interesse, creazione monetaria e rapporti di cambio. Se l'Italia decidesse di seguire il Regno Unito – ma questa scelta va seriamente studiata – essa attraverserebbe certamente una gravi crisi di adattamento, con danni immediati ma effetti salutari, quelli che ci sono finora mancati: sostituirebbe infatti il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità di governo dei gruppi dirigenti. Si aprirebbe così la possibilità di sostituire a un sicuro declino un futuro migliore attraverso il re impossessamento della sovranità di esercitare scelte economiche autonome, comprese quelle riguardanti le alleanze globali".

Mentre Savona ha auspicato un dibattito nazionale su questo tema, nessuno dei vari Giavazzi, Boeri ecc. ha avuto il coraggio di rispondere. Lo ha fatto Giorgio La Malfa, antico collega e amico di Savona, il quale ha scritto che "un Paese governato seriamente potrebbe scegliere la strada che oggi suggerisce Savona". Ma teme che "il problema della partecipazione/esclusione dall’euro possa essere il detonatore della divisione del Paese fra una parte che si sente in condizioni di condividere le politiche della Germania e una parte che non è in condizioni di farlo". Per cui, "non abbiamo alternative, oggi come oggi, alla partecipazione all’euro".

L'argomento di La Malfa è in realtà stato confezionato da ambienti filo-separatisti come l'Economist e la Commissione EU di Barroso, ed è il contrario della realtà. L'Euro ha provocato un decennio di declino economico che ha aumentato il divario nord-sud; se cerchiamo un detonatore della spaccatura finale del paese va cercata proprio nella permanenza nell'Eurozona. La stretta deflazionistica che si preannuncia, blindata dalla riforma del Patto denunciata da Savona, non farà che esasperare il divario nord-sud e far crollare la capacità di sostenere gli squilibri nazionali.

Ironicamente, il vantaggio supremo dell'uscita dall'Euro non è affrontato nemmeno da Savona: si tratta del ripristino del credito pubblico sovrano, e quindi della capacità di finanziare investimenti su larga scala per garantire la ripresa.

giovedì 5 maggio 2011

UE mette al bando erbe medicinali e rimedi tradizionali - Firmate la petizione



L'UE ha appena messo al bando diverse erbe medicinali, e alcuni rimedi tradizionali già non sono più a nostra disposizione.

La nuova direttiva europea entrata in vigore dal 1 maggio 2011 impone barriere altissime a qualunque rimedio a base di erbe che non sia presente sul mercato da almeno 30 anni, incluse in teoria tutte le medicine tradizionali cinesi, ayurvediche e africane. Persino la Commissione europea ha dovuto riconoscere che tali misure sono eccessive e che restringeranno inevitabilmente la libertà di scelta dei consumatori, tuttavia non ha fatto niente per modificarla.

Ci vuole un appello enorme contro questo divieto. Insieme le nostre voci potranno fare pressione sulla Commissione europea per migliorare la direttiva, sui nostri governi nazionali perché non applichino questi standard eccessivi, e dare legittimità a un'azione legale.

E' difficile da credersi, ma se un bambino si ammala ed esiste un rimedio sicuro e fatto di erbe naturali contro quella malattia, potrebbe diventare impossibile trovare quel rimedio.

L'UE dice che queste nuove regole sono una risposta a diversi incidenti sanitari in cui erano coinvolte cure a base di erbe usate in maniera scorretta. Il suo obiettivo dichiarato è quello di proteggere i consumatori, ma nonostante il controllo sui rimedi alle erbe sia importante, questa nuova direttiva riduce significativamente il numero dei prodotti a disposizione dei consumatori, e praticamente esclude le tradizioni non europee, facendo molto poco per proteggere le persone dai pericoli rispetto al quadro normativo precedente. Tre anni fa la Commissione europea stessa ha chiesto che venissero fatti dei miglioramenti alla direttiva, affinché fosse meno proibitiva nei confronti delle tradizioni cinesi e non europee in generale, ma persino i suoi consigli sono stati ignorati.

La direttiva crea inoltre barriere enormi ai rimedi tradizionali a base di erbe, con licenze che arrivano a costare fino a 100.000 euro, anni di sforzi e processi infiniti con esperti perché ogni singolo prodotto sia approvato. E alcune indagini dimostrano che è stata l'industria farmaceutica AESGP a premere affinché le misure più restrittive venissero approvate. Le aziende farmaceutiche hanno le risorse necessarie per superare tutti questi passaggi, ma le centinaia di piccole e medie ditte di erbe medicinali, in Europa e nel mondo, saranno in seria difficoltà.

Possiamo fermare tutto questo. La direttiva è passata all'ombra della burocrazia, ma non potrà sopravvivere alla luce del controllo democratico. La Commissione europea può emendarla, e un'azione legale in Gran Bretagna sta tentando di aprire la strada in tal senso. Se i cittadini europei si uniranno tutti insieme ora, potranno dare legittimità al caso legale e aumentare la pressione nei confronti della Commissione. Firma sotto, inoltra questa e-mail a tutti e Avaaz consegnerà la petizione non appena raggiungeremo un milione di firme:

http://www.avaaz.org/it/eu_herbal_medicine_ban/?vl

La medicina naturale necessita di una regolamentazione adeguata, ma questa direttiva oppressiva mette in pericolo la possibilità dei cittadini europei di fare scelte sicure e salutari. Mettiamoci dalla parte della nostra salute e del nostro diritto di scegliere medicine sicure a base di erbe.

Con speranza e determinazione,

Ricken, Iain, Giulia, Benjamin, Alex, Alice, Pascal, Luis e il resto del team di Avaaz.

P.S. Pensi di aver bisogno di una comprensione più approfondita della materia prima di firmare? Leggi la nostra risposta ai dubbi più frequenti qui: http://www.avaaz.org/it/eu_herbal_response_to_concerns.

venerdì 21 gennaio 2011

Nord Africa e la ribellione che cova.. Il mondo islamico si prepara alla riscossa, mentre Erdogan (il "nuovo Ataturk") attua la strategia dell'acqua!


"Erdogan ha capito che l'acqua vale più del petrolio..." (Saul Arpino)

.....(...)... La sensazione che si trae da una analisi anche superficiale della situazione in Nord Africa è che siamo alla vigilia di una grande rivoluzione di cui è ancora difficile intravvedere forme e calendario. Sappiamo solo che l’innesco è stato dato in Tunisia da Ben Alì e consorte, mentre l’esplosivo è stato portato a pressione, dall’avidità congiunta delle lobby dell’agroindustria americana e delle classi dirigenti corrotte , scelte e protette dall’occidente.
Questi momenti ribellistici non sarebbero diversi dalle periodiche rivolte contro l’impero britannico nell ’800 se non ci fossero due fatti nuovi: uno politico a nome Ben Laden (nell’800 c’era il Mahdi che però durò e costò poco) e uno geostrategico a nome Turchia di Erdogan.

Turchia, Tunisia e Pakistan erano considerati tra i più fedeli e laicizzati alleati dell’occidente. Il Pakistan dispone già dell’armamento nucleare e la Turchia ( snobbata da qualche intelligentone della U.E.) ha un esercito di due milioni di uomini alle porte dell’Europa.

La Turchia, che da quindici anni ha tassi di sviluppo del 6-7% ha elaborato una strategia semplice come tutte le strategie.

Ha iniziato ad agglomerare attorno a se i paesi turcofoni ( Turkmenistan, Kirghisistan, ecc)che hanno fornito un mercato alle sue merci, quasi invendibili altrove, ed ha trovato convenienti forme di solidarietà politica con un altro paria della comunità occidentale, l’Iran.

Con l’impostazione di questo mini blocco, storicamente non sprovvisto di ambizioni egemoniche, la Turchia ha elaborato la strategia dell’acqua, che è “a monte” di quella del petrolio.

Senza petrolio si crolla dopo un periodo di tempo variante dai 30 ai 60 giorni – a seconda delle scorte - mentre senza acqua il periodo di resistenza si accorcia a due/tre gioni. E’ l’arma assoluta ed ha anche il vantaggio di poter essere presentata come parte di una riforma agraria ed un serbatoio di energia elettrica per lo sviluppo.

Tutta l’area del vicino oriente basa la propria ricchezza sul petrolio, ma la vita fisica di Siria, Irak e Giordania e Israele dipende da fiumi che nascono in Turchia.

Nell’ultimo decennio la Turchia ha creato un complesso di 32 dighe che regolano il flusso delle acque che scendono in Mesopotamia. Approfittando dell’indebolimento politico militare dell’Irak, l’Eufrate è stato “razionato” in maniera particolare. Gli esperti valutano che il flusso si sia ridotto del 40% negli ultimi due anni con danni enormi per l’Irak e minaccie concrete per la Siria.

L’Iran con la forza dell’influenza religiosa sciita e la Turchia con il dominio dell’acqua sono già oggi in grado di costituire una minaccia per l’area politicamente ed economicamente più sensibile del mondo.

L’armamento nucleare Pakistano oggi e Iraniano domani integreranno la forza militare turca che è già egemone nella regione.

A questo rebus geopolitico si aggiunge l’influenza della predicazione di Ben Laden che sta dimostrando nei fatti di essere capace di colpire e di non essere colpita; il suo discorso irredentista fa sempre più proseliti, ma inizia ad essere accettato anche da elementi moderati che vedono ormai con interesse la rinascita di un ideale e di un mercato pan arabo.

Adesso la scelta è tra due scelte “buone” e una “cattiva” . Le due “buone”:correre il rischio di vedere il vicino oriente condizionato dalla Turchia – a sua volta “coperta” dall’Iran che si “copre” con la crisi Afgano-Pakistana, oppure cambiare rotta e ammettere la Turchia nella U.E. incaricandola di controllare l’area per nostro conto. Per questo obbiettivo, il prezzo è salato: comporre il dissidio Afgano, recuperare l’Iran e ridimensionare le ambizioni dell’alleato israeliano.

La scelta “cattiva” è una sola: lasciare che il degrado sia crescente e accettare che Ben Laden e i suoi seguaci si impadroniscano dei paesi arabi ad uno ad uno in un gioco di domino che durerà un ventennio.

L’unico che per ora è corso ai ripari, è lo Sceicco del Kowait che ha già avuto delle disavventure con Saddam e teme il bis dall’interno: ha stanziato un “dividendo di cittadinanza” per tutti i Koweitiani (un milione e duecentomila persone circa), pari a 1000 dinari (2700 euro) e stabilito che per un periodo di 14 mesi siano distribuiti gatuitamente alla popolazione razioni di “viveri indispensabili alla sopravvivenza”.

Troppo poco e troppo tardi?

By antoniochedice

(Il Giornale della Collera)

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Commento di Giorgio Vitali:

"CONCORDO IN PIENO CON L’ANALISI DI ANTONIO. GIA’ DA TEMPO SI SAPEVA DEL GRANDE ATTIVISMO DEL GOVERNO TURCO, IL QUALE, GIUSTAMENTE, SFRUTTA UNA REALTà GEOPOLITICA. O MEGLIO: QUANDO SE NE HANNO I MEZZI E LE POSSIBILITA’ SI SCOPRE CHE LA MADRE DI TUTTE LE MADRI DELLA POLITICA è LA GEOPOLITICA. ED ALLORA LA TURCHIA giustamente RITORNA AL SUO PASSATO, CHE NON è ROBA DA POCO. AL SUO PASSATO ANTE 1918, che sta lì a dimostrare come geopoliticamente il ruolo di quel paese è rilevantissimo. Come aveva capito anche quel genio che si chiamava Costantino. Dipoi, la pressione dell ‘unipolarismo statunitense, in un momento del tutto inopportuno (come, inascoltato, ha sempre sostenuto Luttvak), associata alla lotta mediatica impostata su un mito del tutto idiota come quello dello “scontro di civiltà” (idiozia pari se non superiore a quella contenuta nel Mito della “fine della storia”) stanno facendo il resto. GIUSTAMENTE, ma NOI non possiamo far nulla e ci crogioliamo nella nostra impotenza beninteso solo di carettere operativo, Antonio accusa l’UE di non avere il coraggio di muoversi con decisione. Secondo il sottoscritto l’UE non è silente. L’UE è zoppa perchè deve fare i conti con una GB che continua a pensare il mondo come se fosse ancora ai vertici del suo impero marino ed a vedere l’UE secondo il criterio che ha determinato la sua geopolitica per qualche secolo. (Quella di allearsi con questo e con quello per frenare sul nascere qualsiasi tentativo di egemonia nel Continente).
Quando la GB capirà che il suo destino definitivo è DENTRO l’EUROPA UNITA, forse sarà troppo tardi..."