domenica 11 dicembre 2016

renzie, il megalomane procede spedito... malgrado la ba-to-sta


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Attenzione: non è bastata la

 

La presa di posizione degli italiani sulla ignobile riforma-truffa tentata da un manipolo di non eletti, non sembra aver intaccato la faccia tosta e l’arrogante protervia dei rappresentanti della Matteonetta di Rignano la quale, dal canto suo, dopo la batosta del 4 dicembre 2016, ha gettato definitivamente la maschera.

L’annuncio pubblico - prima ancora che al Presidente della Repubblica - delle dimissioni da premier, oltre e più che una dozzinale scorrettezza istituzionale, manifesta, infatti, lo spropositato senso di sé che lo possiede, confermato anche dalla successiva decisione di mandare, in sua vece, una delegazione guidata dal Vice Segretario Guerini e dal Presidente del PD Orfini, alle consultazioni del Quirinale.

Malgrado ciò, incuranti della impresentabilità di un così spregiudicato megalomane, oggi – sfidando il ridicolo, ma soprattutto la richiesta di onestà che viene dal Paese – i suoi gregari provano a ipotizzarne, direttamente, o tramite sua fedele carta di sostituzione, il reincarico alla guida del governo. Il tutto dopo che alla Direzione del Pd, nel silenzio tombale di tutti, ha parlato solo lui, guardandosi bene dal rappresentare, come decenza avrebbe imposto, le responsabilità personali sulla drammatica caduta del partito.

Di più: tramite il codazzo di servi sciocchi di cui si circonda, con la complicità di Mattarella – sempre più a rischio di sostituzione anagrafica della doppia “t” con la doppia “z”, se non sbarrerà il passo a tanta tracotanza - ha osato dettare le istruzioni per una prospettiva politica di cui, vista la batosta del referendum, non dovrebbe far più parte, almeno per un bel po’, se non, addirittura, per sempre, se volesse essere coerente con sé stesso quando affermava pubblicamente “Se perdessi il referendum considererei conclusa la mia esperienza perché credo profondamente nel valore della dignità della cosa pubblica”(20 gennaio 2016, in Aula al Senato per il voto sulle riforme), oppure “Se perdiamo il referendum è sacrosanto non solo che il governo vada a casa ma che io consideri terminata la mia esperienza politica” (12 marzo 2016, alla scuola di formazione del Pd).

Occhio dunque: se la risposta del Paese, con una partecipazione di massa che non si vedeva da decenni, è servita a frenarne l’ascesa, il perentorio NO del 4 dicembre non va assolutamente sprecato. Renzi, stiamone certi - anzi “stiamo sereni” - è persona  di cui si deve assolutamente diffidare. Un suo reincarico, diretto o per interposto prestanome, significherebbe rinvio, nel suo interesse, delle elezioni a tempo indeterminato, nella speranza (sempre sua), furbesca e in malafede, della memoria corta degli italiani che oggi, a botta calda, potrebbero essere capaci di una pericolosa (per lui) insurrezione elettorale!

Adriano Colafrancesco

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