Riceviamo questo comunicato stampa dal giornalista Maurizio Ceccaioni
("Cinque Giorni" - Quotidiano gratuito di Roma e Provincia
Redazione: via C. Colombo 134 00147 Roma www.cinquegiorni.it)
Caro Paolo D'Arpini, siamo registrando il consolidamento del "Colpirne uno per educarne 100"? In questo momento, il CS dovrebbe circolare molto visto il consolidarsi dello strumento della intimidazione nel vitale settore della Informazione - Quarto potere (tipo: telefonata durante "L'infedele"; idem durante "annozero")
Vito De Russis
Comunicato stampa
RICHIESTA DI RISARCIMENTO DANNI DEL PRESIDENTE DI FEDERLAZIO
Gp Eur, Flammini chiede un milione e centomila euro al quotidiano "Cinque Giorni"
L'organizzatore del mancato Gran Premio di Roma cita il free press capitolino, colpevole di aver chiesto risposte sulla provenienza degli investimenti per portare all'Eur il circo dei motori.
«Vuole tapparci la bocca, ma noi non ci faremo intimidire», commenta la Direzione del giornale Maurizio Flammini, presidente di Roma Formula Futuro Spa e organizzatore del mancato Gp dell'Eur, ha chiesto un risarcimento danni al quotidiano "Cinque Giorni" per una cifra complessiva di 1.100.000 (un milione e centomila) euro. La citazione, pervenuta questa mattina negli uffici della redazione del free press romano, chiama in causa il direttore editoriale Giuliano Longo, il direttore responsabile Christian Poccia e Edizioni Metropolitane, società editrice del giornale.
Nell'incartamento di 15 pagine si fa riferimento a un articolo dello scorso 15 gennaio firmato Giuliano Longo e titolato "I quattordici milioni di Flammini, debiti o investimenti?", ritenuto da Flammini lesivo dell'immagine e della reputazione sua e della RMF. Nell'articolo in questione si chiedeva «ai fautori del Gran Premio di fare chiarezza» in merito alla provenienza dell'investimento di quattordici milioni di euro fatto sul Gp dall'imprenditore e presidente di Federlazio.
«Quello del signor Maurizio Flammini - commenta la Direzione del quotidiano romano - è un tentativo di mettere paura a "Cinque Giorni", di tappargli la bocca. Come altro può esser definita una richiesta di risarcimento danni di un milione e centomila euro per un piccolo quotidiano free press che prova a fare onestamente il suo mestiere?».
«Cinque Giorni - prosegue la Direzione - ha raccontato da vicino il disagio vissuto dai residenti dell'Eur sull'eventualità di un Gran Premio di Formula 1 nel quartiere capitolino, e ha messo in luce le contraddizioni di un progetto contro il quale si sono espressi ambientalisti, cittadini, istituzioni e urbanisti e che a molti, noi in primis, è parso un business, non solo economico ma anche politico, giocato sulla pelle della gente e della città».
«Tutto questo ha evidentemente punto sul vivo il signor Flammini, il quale ora vuole farci pagare il prezzo del dissenso. Sappia però - conclude "Cinque Giorni" - che non ci faremo intimidire e chiameremo a raccolta istituzioni e società civile per difendere il diritto di critica e di cronaca contro potenti e milionari».
venerdì 28 gennaio 2011
Intelligenza selettiva e test etico-psico attitudinali per i politici

Non facciamo come gli americani....
Come per svolgere servizi pubblici, sia a livello impiegatizio che dirigenziale, è necessario partecipare a concorsi e fornire prove concrete della propria capacità lavorativa altrettanto dovrebbe avvenire per le persone che si candidano al governo ed alla amministrazione del bene comunitario, ecco di seguito una proposta di legge in tal senso (Paolo D'Arpini)
Ritengo quanto mai necessario entrare nell’ordine di idee che i politici che intendono ricoprire cariche pubbliche di un certo rilievo siano sottoposti preventivamente a test psico-attitudinali per verificare se il loro corredo morale e mentale sia compatibile a ricoprire l’incarico.
Non si comprende perché per fare politica (che è ciò che maggiormente coinvolge in modo determinante l’esistenza dei cittadini) non è richiesta alcuna verifica delle capacità razionali e soprattutto della sfera morale dell’individuo mentre tali capacità vengono richieste per l’accesso ad altre categorie di lavoro.
Da un’indagine effettuata qualche anno fa dall’università di Perugina, riguardante le motivazioni di coloro che intendevano dedicarsi alla politica, è emerso che il 95% di costoro si pone come obiettivo l’arricchimento personale e solo il 5% è mosso da spirito di servizio alla collettività. Perciò è necessario, a mio avviso, istituire un sistema di seria valutazione per verificare, per tempo, le vere motivazioni degli aspiranti politici. I cittadini hanno il diritto di essere governati da quel 5%.
PROPOSTA DI LEGGE
per l’istituzione di Commissioni di Valutazione
etico-psico-attitudinali per i candidati a ricoprire cariche politiche.
L'art. 5 dello statuto dei lavoratori prevede il divieto di accertamenti sanitari da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente. Da li parte tutta una normativa, invece, relativa alle visite mediche. Il datore di lavoro ha la facoltà di far controllare l'idoneità fisica del lavoratore alle mansioni da svolgere da parte di enti pubblici e istituti di diritto pubblico ma non da medici privati di fiducia (cass. pen. 27 gennaio 1999, n. 1133) . in caso di inidoneità fisica, il datore di lavoro può rifiutarsi di assumere il lavoratore (cass. 5 novembre 1987, n. 8120). Inoltre la visita medica preassuntiva è obbligatoria per gli apprendisti, per i minori e per una serie di lavorazioni che comportano rischi specifici. Sulla base di questi scarni elementi, che dovrebbero essere approfonditi con la normativa relativa alla privacy, si potrebbe sviluppare un discorso analogico: noi siamo i datori di lavoro e dobbiamo appurare se quello che dobbiamo assumere, ha le attitudini per questo tipo di attività. (Avv. Vittorio Marinelli)
Preambolo
L'umanità per migliorare la sua condizione e superare la millenaria fase di ingiustizie, guerre e delitti, per realizzare finalmente un mondo di pace, di libertà, di diritto, non ha bisogno tanto di scienziati, letterati, politici, economisti, matematici, quanto di uomini che siano principalmente onesti, giusti e sensibili alle necessità dell’altro, capaci di cooperare fraternamente e di condividere le necessità del prossimo. Se un uomo politico non è un ottimo professionista può non essere un elemento negativo, ma se è egoista e dominato da interesse di parte è certamente un elemento negativo la società.
Non vi è delitto o ingiustizia che non sia collegabile alla coscienza degli uomini; non v’è raggiro, inganno, sete di potere, sfruttamento che non sia correlato alla sfera morale degli individui, come non v’è contrasto che non potrebbe essere risolto se l’uomo fosse più giusto e sensibile. I crimini commessi dall’uomo, incominciando da Caino, che hanno reso questo mondo un luogo di discordie e di contrasti, i problemi che affliggono da sempre l’umanità e che impediscono di realizzare l’armonia sociale, non sarebbero stati commessi se l’uomo fosse stato semplicemente più buono e più giusto.
Se tutti i tiranni della storia avessero avuto una coscienza più giusta e sensibile come avrebbero potuto macchiarsi dei loro crimini? La stessa schiavitù umana sarebbe stata bandita. Se i soldati di tutti gli eserciti avessero maggiore sensibilità d’animo e capacità di condividere la sofferenza dell’altro come potrebbero nuocere al loro simile? Il male supremo della guerra sarebbe eliminato. Se coloro che detengono il potere politico ed economico a livello mondiale fossero ricchi di valori morali come potrebbero sopportare l’idea che qualcuno stia soffrendo la fame, la miseria, le malattie? Coloro che violentano, stuprano, calunniano, fanno del male, come potrebbero oltraggiare il prossimo se il loro cuore e la loro coscienza fosse in grado di condividere la sofferenza del prossimo?
Il popolo ha sempre subito la buona o la cattiva sorte di chi dominava il gruppo o di chi governava sia che il soggetto fosse animato da giusti propositi oppure crudele e tiranno. La difficoltà è sempre stata, ed è quella, di avere al comando qualcuno che oltre ad essere in grado di far rispettare le regole garantisse nello stesso tempo giustizia e benessere per il popolo perché il potente, come il capo branco, tende istintivamente ed egoisticamente a fare i suoi interessi quando non è animato da uno spirito di giustizia e di democrazia.
Oggi i ministeri non funzionano come dovrebbero, la burocrazia è paralizzante, la scuola è sterilmente nozionistica, sui trasporti pubblici si viaggia spesso in modo disumano, le code agli sportelli sono esasperanti, l’aria delle città è irrespirabile, i cibi sono avvelenati, le medicine di sintesi spesso fanno ammalare più persone di quante non ne curino, spesso l’apparato medico è inefficiente (e non solo) e poi ci sono le pensioni da fame, l’incendio dei boschi, l’inquinamento e la distruzione dell’ambiente, i ladri di appartamento, la mafia, la prostituzione, la pedofilia ecc. Ma dietro ad ognuna di queste “disfunzioni” vi è l’uomo con il suo intelletto e la sua coscienza attraverso cui si esprime: ogni effetto del suo operato è conseguenza diretta del suo stato evolutivo morale ed intellettuale.
Un mondo migliore è possibile solo se migliore sarà il cuore e la coscienza di coloro che lo compongono. Se nel mondo vi è ingiustizia, disonestà, violenza, guerre, disoccupazione, ignoranza, malattie ecc. la causa non sta nei meccanismi naturali o sociali che governano l’uomo ma nell’uomo che li fa e li gestisce. Se l’uomo sfrutta ignobilmente i suoi simili, se a volte si rivela un essere spregevole anche nei confronti degli animali e della natura, se è egoista ed insensibile verso la sofferenza altrui, se è capace di azioni abominevoli nei confronti dei più deboli, la causa non sta solo nei meccanismi neurologici del suo cervello che possono inclinarlo a vivere come una animale predatore ma sta soprattutto nella mancanza di sensibilità della sua coscienza che lo rende incapace di condividere la condizione dell’altro.
La soluzione di ogni problema sociale non sta nel sistema ma nell’uomo che lo fa e lo gestisce: qualunque sistema sarebbe ottimale se a gestirlo fossero uomini giusti e sensibili, per contro nessun sistema è in grado di garantire pace e benessere se a gestirlo sono uomini disonesti, ingiusti e rapaci.
Considerato che l’essere umano è tanto più rispettoso delle regole sociali quanto più è sviluppato il suo senso di solidarietà e di giustizia; che è tanto più incline alla fraterna collaborazione quanto più è profonda la sensibilità del suo animo, la capacità di condividere la condizione dell’altro; che ogni ingiustizia ed ogni delitto nasce dall’incapacità emotiva di condividere la condizione della vittima; che ciò che ha consentito e consente l’attuazione di una società civile e democratica risiede nei valori morali dei singoli individui, nella coscienza giusta e compassionevole verso i sofferenti, gli ultimi, gli indigenti, gli emarginati, degli oppressi, i diversi; che la sensibilità dell’animo umano e la ricchezza dei valori morali sono la massima garanzia per il corretto ed onesto comportamento dell’uomo.
Considerato che la democrazia, la giustizia sociale, la fiducia verso le istituzioni ed il benessere sociale si sviluppano maggiormente dove i governanti e gli amministratori sociali hanno dimostrato e dimostrano di essere in possesso di quei requisiti di onestà, imparzialità, di umanità e senso di giustizia, oltre che per le loro personali capacità amministrative, e che la condotta di coloro che gestiscono la cosa pubblica influenza notevolmente il comportamento dei singoli cittadini.
Considerato che qualunque reato, qualunque ingiustizia o violenza, dal più piccolo furto all’oltraggio; qualunque crimine, dall’omicidio alla strage più orrenda di cui si può macchiare l’essere umano, scaturisce dall’incapacità della sua coscienza di condividere la sofferenza della sua vittima.
Considerato che è la coscienza degli uomini a fare la storia la qual coscienza si esprime a seconda del grado di sensibilità civile, morale e spirituale dell’individuo e che se la coscienza degli uomini fosse più sensibile, più giusta, più onesta, più rispettosa dell’altro nessuno si esprimerebbe in modo negativo, lesivo, distruttivo nei confronti del prossimo.
Considerato che a nulla serve cambiare i sistemi, i meccanismi politici, economici, culturali se prima non cambia la coscienza di coloro che li gestiscono e che nessuna formula, nessuna dottrina, nessun ideale potrà mai risolvere i problemi fondamentali dell’uomo se prima non cambia il cuore della gente.
Considerato che per superare la lunga fase storica della disarmonia umana, delle ingiustizie personali e sociali, delle violenze fisiche, morali e pisicologiche, delle guerre, per fare in modo che ogni componente la società si esprima sempre in modo positivo, armonico e costruttivo, occorre una sola cosa, semplice quanto difficile da realizzare: rendere migliore la coscienza soprattutto degli uomini che governano il popolo. L’ostacolo da superare, grande quanto l’oceano, è rappresentato dai meccanismi consolidati del potere, programmati per conservare questo stato di cose che consente e giustifica l’ esistenza di tutti quegli organismi preposti alla tutela del diritto e della legalità.
Considerato che il cittadino “modello”, colui che idealmente sarebbe il componente di una società migliore dell’attuale, è colui che (in virtù di un suo bagaglio morale e culturale dovuto alla sua stessa volontà o a fattori genetici), mette in atto quel giusto comportamento etico-sociale che consentirebbe la realizzazione di una società armonica, di rispetto per l’altro, di collaborazione, di progresso.
Considerato che se l’individuo si esprime in modo antitetico rispetto alle norme del buon comportamento, se si macchia di reati o crimini la colpa non è da attribuire soltanto al soggetto, a causa del suo libero arbitrio, o a fattori genetici, ma anche agli organi di formazione dello Stato. Lo Stato ha il preciso dovere, al pari dei genitori, di educare i componenti la sua “famiglia” a quelle regole civili e morali che pretende poi siano messe in atto dai cittadini, altrimenti non ha il diritto di pretendere che i cittadini siano in possesso di valori morali che egli non ha trasmesso; non può chiamare l’individuo a rispondere di ciò che non possiede a causa di carenze genetiche o inadempienze da parti di chi aveva il dovere di infondere certi valori.
Considerato tutto questo, riteniamo che ciò che occorre è rendere migliore la coscienza umana per rendere migliori i sistemi, la società, il mondo; spingere le forze politiche a considerare la formazione della coscienza morale dei cittadini come il primo ed imprescindibile dovere dello Stato nei confronti dei suoi cittadini. Lo Stato, attraverso i suoi rappresentanti politici deve poter infondere, specialmente nelle nuove generazioni, la fiducia verso le istituzioni, il senso del dovere, della giustizia, dell’onestà, il rispetto delle cose comuni, il valore della sacralità della vita e delle differenze formali e sostanziali che la compongono, il ripudio di ogni violenza, di ogni sfruttamento, di ogni predominio.
PER QUANTO SUDDETTO PROPONIAMO
siano istituiti su tutto il territorio nazionale, nelle sedi di Regioni, Province e Comuni, Organismi di Valutazione delle capacità etico-pscico-attitudinali dei candidati nella sfera politica.
Nomina delle commissioni esaminatrici Tali commissioni, nominate e patrocinate dal Presidente della Repubblica, composte da psicologi, filosofi, sociologi, antropologi, personale del CNR e in collaborazione con le Università e l’Istat, saranno convocate al momento opportuno, in numero di 2 per ogni specializzazione, per esaminare i candidati alla politica.
Componenti della Commissione esaminatrice. I componenti di tali commissioni dovranno essere super partes, scelti tra esperti nei campi summenzionati e riconosciuti pubblicamente quali persone di indubbia moralità, saggezza, giustizia, umanità, altruismo e che si siano distinti nei rispettivi campi per la loro imparziale condotta.
Nomina del Presidente la Commissione. Sarà nominato un presidente scelto dalla stessa commissione in seduta plenaria. L’incarico ai componenti la commissione dovrà essere comunicato il giorno precedente l’esame dei candidati. Al momento dell’esame il presidente avrà la facoltà di interscambiare alcuni o tutti i componenti la stessa commissione.
Parametri di valutazione dei candidati. L’analisi sarà improntata a valutare il pensiero razionale, le qualità morali, la sfera emozionale, il senso sociale, le capacità organizzative e amministrative del candidato. Soprattutto sarà necessario verificare se il candidato sia animato da spirito di servizio per la comunità, di senso di giustizia, di onestà, di coerenza, di altruismo, di lealtà, disponibilità e soprattutto della mancanza di interessi di parte. Ai fini della valutazione sarà tenuto conto dei precedenti comportamentali come l’appartenenza ad organismi di volontariato, l’adesione a organizzazioni umanitarie, l’impegno nelle cause per il bene comune.
Sondaggi. Per mezzo di personale appartenenti alle associazioni proponenti saranno effettuati dei sondaggi su un campione trasversale di politici (presi fra tutto l'arco parlamentare). A ciascun deputato o senatore sarà chiesto di sottoporsi al test-studio per evidenziare le qualità morali e soprattutto le motivazioni che spingono i singoli componenti ad interessarsi di politica.
.
Risultati dei test. I risultati, in rispetto della legge sulla privacy, dovranno essere scientificamente validi ed inoppugnabili, e potranno essere divulgati sia tramite i mezzi di informazione sia dalle associazioni che li hanno effettuati. I risultati dei soggetti che autorizzeranno la pubblicazione potranno essere esposti all'interno dei seggi elettorali.
Franco Libero Manco
Etichette:
Franco Libero Manco,
Paolo D'Arpini
giovedì 27 gennaio 2011
Federalismo bioregionale in Italia... ipotesi e proposte in attesa della unione politica dell'Europa: Stati Uniti d'Europa....

(Nella foto: Paolo D'Arpini in posizione centrale mentre parla ad un incontro bioregionale, seduto alla sua sinistra (in secondo piano) si vede Giorgio Vitali che prende appunti)
Relativamente all'articolo sul federalismo bioregionale
(http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/01/26/no-al-federalismo-che-smembra-litalia-in-repubblichette-regionali-e-penalizza-i-cittadini/)
Scrive Giorgio Vitali:
PUR CONDIVIDENDO LE CRITICHE, OCCORRE TENERE PRESENTE CHE LA REGIONALIZZAZIONE è UNA CONSEGUENZA AUTOMATICA DEL PROCESSO DI AGGREGAZIONE EUROPEO. IN OGNI MOMENTO DELLA STORIA. IN OGNI MOMENTO DEL DIVENIRE NAZIONALE, OGNI ALLARGAMENTO DEGLI SPAZI HA COINCISO CON L'ALLARGAMENTO DELLE RELATIVE AMMINISTRAZIONI. L'ALLARGAMENTO DELLO SPAZIO DANAZIONE A EUROPA UNITA COMPORTA NECESSARIAMENTE LA FINE DELLE PROVINCE E L'AFFERMAZIONE DELLE REGIONI COME UNITà AMMINISTRATIVA SEMPLICE. resta in piedi il problema delle Metropoli, intese come forme post-moderne di aggregazione sociale, presenti in tutti i paesi ed in tutti i continenti. POI resta il problema fondamentale del clientelismo (in senso lato). Il clientelismo NON è fine a se stesso, ma serve per fini politici. Il politico emergente e quello arrivato NECESSITANO di GREGARI (che possono essere anche gruppi di pressione) che vanno accontentati e tenuti buoni. D'altronde napoleone il grande, capace di distruggere in battaglia qualsiasi nemico, dovette soccombere, sicuramente contro la propria volontà, al FAMILISMO, pur di assicurarsi un minimo di controllo del territorio. Malgrado ciò, quando era in Egitto e quando pativa il freddo a Mosca dovette fare i conti con persone che gli fecero un colpo di Stato. In politica, disgraziatamente, le REGOLE non servono"
..........
Mia rispostina:
....Ed è proprio in seguito all'effetto della aggregazione europea che ritengo utile la suddivisione in ambiti provinciali e città metropolitane, corrispondente al territorio "bioregionale".... anche perché le regioni in Italia non corrispondono esattamente a territori omogenei con una precisa identità storica e biosistemica, mentre le province e le città sì... Infatti l'Italia è nata con i Comuni... che in realtà erano "province" perché comprendevano la città con il territorio circostante che si riconosceva nell'identità cittadina. Ricordi? Le regioni al massimo potrebbero coincidere con gli staterelli signorili i cui confini variavano secondo l'espansione o la diminuzione del potere signorile... Per le città e quindi le province, invece, i confini sono certi. Ricorderai benissimo, tu che sei emiliano, la “differenza” identitaria culturale e politica fra Modena e Bologna, durata duemila anni, ed ora le due città sono entrambe nella Regione Emilia Romagna, che è un'aggregazione spuria....
Saul Arpino (alias Paolo D'Arpini)
.............
Replica di Giorgio Vitali:
CARISSIMO SAUL ARPINO, CHIARIAMO SUBITO CHE IO NON SONO EMILIANO, BENSì ROMAGNOLO. ROMANDIOLICUS, PER LA PRECISIONE E MIO ZIO IL GIORNALISTA FU UN ACCESO SOSTENITORE DELLA SEPARAZIONE FRA ROMAGNA ED EMILIA( due storie, due civiltà, due economie, sostanzialmente diverse e divergenti), con intrusioni "apparenti" dello Stato Pontificio. Anzi, ha agito culturalmente di più la presenza di Cagliostro rinchiuso a san Leo che secoli di benedizioni battesimi baciapile e predicozzi.
TORNANDO A NOI, LA BATTAGLIA DI CUI TI FAI PROMOTORE è SACROSANTA, MA VA COMBATTUTA SAPENDO CHE...
1) La strutturazione in Macroregioni che verrà a seguito di una più stretta integrazione europea avrà connotazioni economiche (macro regione nord-ovest gravitante sulla Francia e basata sulla disseminazione industriale automobilistica.)
2) Macro regione Nord Est gravitante sull'Europa centrale e ricostituente l'Imper austroun garico con la sua economia in prevalenza agricola.
3) Macroregione Italocentrale sulla base dello storico Granducato di Toscana ( benemerito in tutti i sensi)
4) Macroregione pontificia (Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo) sotto chiara influenza vaticana a base clerico-agricola.
5) Macroregione a sfondo geopolitico, gravitante su Napoli e Palermo, come c'insegna la storia, gravitante nel cuore del Mediterraneo con propaggini di tipo GEOPOLITICO globalizzato, basate sui commerci più o meno leciti, delle varie SACRE CONGREGAZIONI della cosiddetta "malavita". Che NON ha nulla di differente dalla pirateria da cui è nato l'impero inglese e che aveva proprie in quelle zone sicuri approdi.
Ricordo che la nascita delle Nazioni ha comportato la fine dell'Europa intesa in senso Sacro Romano Impero, così come la rinascita delle strutture imperiali ( vedi oggi la TURCHIA) comporterà la fine delle vecchie strutture nazionali. Ricordo ancora che l'Italia è nata dalla mente di Napoleone ( nazionalista e giacobino), che ha inventato anche la nostra bandiera, ed è stata pensata e fatta in buona parte da persone che avevano combattuto con il Grande Corso, o loro eredi DIRETTI.
LA CONCLUSIONE NON PUò CHE ESSERE UNA SOLA: BATTERSI CONTRO LA DERIVA AUTOMATICA, RIPROPORRE UNA DIVISIONE SU BASE BIOREGIONALE COME RIVOLUZIONE IN ATTO CHE GUARDA OLTRE GLI INTERESSI CONTINGENTI.
AGGANCIARSI A SIMILARI FORME DI BIOREGIONALITà DIFFUSE O DA DIFFONDERE NELL'INTERO TERRITORIO DELLA COSTITUENDA UE, CHE DEVE GUARDARE SOPRATTUTTO AD EST...
........................
Mia considerazione:
Carissimo Fratello Giorgio, per quanto riguarda le macroregioni bioregionali (da te evocate ma sulla cui vocazione industriale ho dei dubbi) la loro formazione potrebbe avere un senso se e ove si raggiungesse l'unità politica europea (ovvero Stati Uniti d'Europa), ma pure in quel caso l'idea degli ambiti bioregionali ristretti (Province) resterebbe in piedi, come forma di autogoverno locale, ed in quel caso si potrebbero addirittura riunire in un solo ente giuridico tutti i comuni della Provincia. Per quel che riguarda le aree fortemente urbanizzate, invece, resta in piedi l'ipotesi di "Città-Regione" (vedi l'esempio di Parigi e la sua banlieu). Ma in tutto questo riassetto "amministrativo" andrebbe comunque considerata l'omogeneità dei territori presi in considerazione (dal punto di vista dell'habitat e del biotopo), infatti la consistenza ecosistemica è uno dei modi di poter individuare una "bioregione" oltre ovviamente alla "identità" culturale, sociale ed umana.
Ciao, Paolo D'Arpini
.............
Precisazione di Giorgio Vitali:
O gran fedele di Priapo!
Concordo con Te sui temi testé trattati. Tuttavia debbonsi prendere in considerazione (ferma restando l'ipotesi rivoluzionaria da me cennata) le connotazioni geografiche. Per NOstra ( ed altrui) fortuna e per una sorta di isolamento dell'Italia, che ha esportate genti tramite le Repubbliche Marinare, ma nei limiti delle capacità delle navi in uso, fino alla migrazione di massa verso le Americhe, ma nel secolo XIX, le popolazioni regionalmente intese sono rimaste tali e quali l'epoca delle scorribande barbariche. (con qualche eccezione come noi romagnoli, adusi a frequentare miscugli Otrogotico/ Erulo/ longobardico/ bizantini (id est: di tutto e di più). [Io comunque sento scorrere tumultuosamente nelle mie arterie il buon sangue che irrorava ODOACRE il Magnifico. Ignobilmente assassinato, auspice una "fimmina" dal cattivo Teodorico, Primo ed autentico Re d'Italia]. Ciò detto, ed affermato, ad esempio io riconosco a naso gli etruschi, e permettendolo i programmatori del disordine globalizzato, è possibile anche identificare le comuni radici di umani, non umani, vegetali, insetti e quant'altro. In tal caso, e fatta una debita cernita, è possibile di tutto. Eccetto: i pugliesi, naturalmente fatti colà trasmigrare dai Romani avendoli sottratti alla natia Liguria. Gli abitanti dei Castelli Romani, eredi e fisicamente identificabili ancor oggi, dei MORI ivi trasportai come schiavi dopo la battaglia di Lepanto; gli abitanti di Rocca di Papa, discendenti per via diretta di Svizzeri e Lanzi, che ivi dimoravano a difesa delle mura di Roma fino al fatidico 1870, anno maledetto da Pio IX che vi vedeva fonte di sciagure, tant'è che era aduso ad indicare nella Breccia di Porta Pia, che aveva offeso il Buon Dio, la causa di tutti i mali d'Italia.
Ma NOI, che siamo devoti al nome sacramentato di Priapo, di queste cose non rechiamo cattiva memoria. Georgius Romandiolicus.
..................
Mio saluto finale:
E sempre sia lodato.... Fratello Giorgio
Pubblico il tutto nel blog Altra Calcata... altro mondo... Poiché solo in un "altro mondo" tutto questo progettare sarà possibile attuarlo!
Ti ricordo l'incontro del 7 ed 8 maggio 2011 a Treia (Macerata) su "Cure Naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale e spiritualità della natura".
Ha annuciato la sua presenza anche la comune amica Luisa di Nepi (che forse potrebbe venire in macchina con te)... Paolo D'Arpini
mercoledì 26 gennaio 2011
Debora MacKenzie: "In Svizzera un referendum popolare garantisce l'uso della medicina alternativa e naturale"
La Svizzera riconosce la medicina alternativa, l’assicurazione sanitaria statale pagherà per cinque tipi di "medicina complementare". La maggioranza dell’elettorato ha votato a favore al referendum, che in Svizzera è preso sul serio come mezzo politico decisionale popolare, non come in Italia.. (Claudio Martinotti Doria)Segnaliamo questa notizia positiva dalla Svizzera, indicativa della diffusione di una nuova consapevolezza sulla salute.
La Svizzera riconosce la medicina "alternativa" – per ora
Il governo della Svizzera ha ceduto alla pressione popolare e ha decretato che l’assicurazione sanitaria statale pagherà per cinque tipi di "medicina complementare" da ora al 2017, in attesa di una indagine che verifichi se siano efficaci o meno. I sostenitori della medicina basata sulle prove, temono che il processo conferisca credibilità a trattamenti dubbiosi.
La Svizzera accoglie 17.200 medici complementari registrati, il maggior numero per persona nel mondo. Nel 2009, il 67% dell’elettorato ha votato, in base al sistema nazionale del decidere tramite referendum, perchè cinque tali terapie venissero coperte dall’assicurazione sanitaria. Sono l’omeopatia, i trattamenti erboristici e tradizionali della Cina, la medicina antroposofica – che tra altre tecniche usa il vischio per trattare il cancro – e la terapia neurale, che è basata sull’iniezione di anestetici locali vicino ai centri nervosi.
In Dicembre, il gruppo di esperti scientifici del governo ha suggerito che questo sarebbe illegale, dato che la legge richiede che l’assicurazione paghi solo per trattamenti che rispondono a misure d’efficacia oggettiva e queste tecniche non lo fanno. Comunque il governo non può ignorare il referendum.
"L’unica soluzione legale è stato pagare temporaneamente per i cinque metodi, ma collegare una valutazione basata su prove", dice Ignazio Cassis, membro del parlamento federale Svizzero e vice-presidente della Swiss Medical Association. "Questa non è scienza, è politica Svizzera".
Dall’effetto al beneficio
La valutazione sarà basata su un rapporto in merito a studi esistenti delle tecniche. Questo sarà preparato dai medici complementari Svizzeri e quindi verificato da una istituzione indipendente, forse il National Institute of Clinical Excellence dell’Inghilterra. Hansueli Albonico, capo del sindacato dei medici Svizzeri, dice che sono stati eseguiti 2000 studi. Però potrebbero non essere stati rigorosamente controllati come normalmente richiesto per i medicinali. Albonico ha detto ai giornalisti che "ci serve passare dai metodi usati per testare l’efficacia, come quelli appropriati per i medicinali, a studi che mostrino il beneficio complessivo."
Edzard Ernst, professore di medicina complementare all’Università di Exeter, Inghilterra, che ha fatto simili valutazioni di queste tecniche, teme che l’esercizio sarà una perdita di tempo. "Se sarà davvero oggettivo, il risultato è già conosciuto, ma non sarà mai accettato dai credenti".
Cosa peggiore, la Svizzera può trovare dei "falsi positivi" sotto la pressione politica. Nell’Inghilterra, dice, tale pressione ha prevenuto l’azione su un recente rapporto parlamentare che non ha mostrato evidenze per l’omeopatia. Il suo uso è rimasto "a scelta del paziente".
Debora MacKenzie
Fonti:
La Leva di Archimede
AltroGiornale.org
Etichette:
Debora MacKenzie,
Edzard Ernst,
Hansueli Albonico,
medicina complementare,
Svizzera
martedì 25 gennaio 2011
L'insegnamento impartito dal saggio Yājñavalkya al re Janaka


"Quello, il quale è consustanziato di conoscenza e sta tra le funzioni vitali, invero, è questo grande Sé non-nato. Esso è colui che dimora in quello spazio che è all'interno del cuore. E' il Reggente di tutto, il Signore di tutto, il Governatore di tutto. Quello non diviene migliore attraverso il retto agire, né peggiore a causa del non retto agire. Quello è il Signore di tutto, è colui che governa sugli esseri e colui che mantiene in esistenza gli esseri. Quello stesso si erge come una barriera a separare questi mondi, acciocché essi non abbiano a confondersi l'uno con l'altro. I brāhmaṇa intendono conoscere Quello attraverso lo studio dei Veda e per mezzo del sacrificio, delle offerte, della disciplina ascetica e del digiuno. Soltanto avendo realizzato Quello si diviene saggi. Quelli che vagano peregrinando, aspirando soltanto a quello stato, errano avendo intrapreso la vita di monaci itineranti. E' proprio per questo, invero, che ai primordi i saggi illuminati non anelavano a una posterità: 'Cosa otterremmo da una progenie, noi che abbiamo realizzato il Sé e possediamo questo mondo?'. Essi, allora, abbandonarono il desiderio della progenie, il desiderio di prosperità e il desiderio verso i mondi e intrapresero la vita di mendicanti. Quello, che è il desiderio della progenie, è desiderio di prosperità, e quello, che è desiderio di prosperità, è desiderio verso i mondi, perché, invero, questi due desideri sono il medesimo. Quello è il Sé indicato come: non è così, non è così. E' inafferrabile perché, invero, non può essere afferrato; indistruttibile perché, invero, non è soggetto a distruzione; senza contatto perché, invero, non ha contatto con alcunché; indipendente perché non vacilla né soffre pena. Invero, questi due [pensieri] non lo affliggono più [il saggio]: 'per questo ho commesso l'errore', 'per questo ho compiuto il bene'. Egli, invero, si porta al di là di entrambi. Le azioni compiute e quelle mancate non lo tormentano più.
'Ciò viene espresso dal seguente inno. Questo [Sé] è l'eterno splendore del conoscitore del Brahman: non è accresciuto né è sminuito da alcuna azione. [Perciò] soltanto di quello [splendore che è il Sé] si realizzi l'essenza! Avendo realizzato quello [splendore che è il Sé], non si è più toccati dall'azione indegna. Perciò, colui che così conosce, una volta che abbia raggiunto la calma mentale, che abbia raggiunto l'autodominio sensoriale, che si sia raccolto, che abbia acquisito una pazienza perseverante e si sia immerso nella concentrazione in sé stesso, costui conosce certamente il Sé nel proprio corpo, egli vede la totalità come il Sé. L'errore non lo soverchia, egli ha trasceso tutti gli errori. L'errore non lo consuma, egli consuma tutti gli errori. Egli diviene senza errore, incontaminato, libero dal dubbio e conoscitore del Brahman. Questo, o sovrano, è il mondo del Brahman, e tu lo hai conseguito" Così parlò Yājñavalkya.
E rispose Janaka: "Io ti offro, o Signore, le terre di Videha insieme anche a me stesso al tuo servizio"
(Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad 4.4.23)
Etichette:
Brahman,
Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad,
Janaka,
saggezza senza confini,
Videha,
Yājñavalkya
lunedì 24 gennaio 2011
Amministrazione comunale di Faleria: "Prove tecniche di distruzione di un habitat... un tempo florido!"
Si vede che il sindaco Bianchi di Faleria vuole superare Parigi e la Tour Eiffel, lui di torri ne prevede un centinaio...
(vedi articoli: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=eolico+faleria)
Dunque l'anno passato è toccato al bosco di Monte Porcari e quest'anno stessa sorte aspetta al bosco di Fogliano, per motivi forse diversi.. non si sa... Per questo dovreste chiedere al comune di Faleria che sta facendo tutto alla chetichella senza avvisare la popolazione, nè affiggere note informative nella bacheca comunale, il che fa pensare al peggio....
Caro Paolo D'Arpini, ho visto il tuo appello (http://www.faleria.info/Art_articolo.asp?Id=1016) sul sito di Faleria.info . Ma la speranza, ahimè, di risultati è quasi vana. Riusciremo a smuovere, se non i nostri indifferenti amministratori, i diretti interessati-disinteressati abitanti di Faleria?
E’ veramente squallido constatare che davanti a pochi spiccioli e per agguantare qualche voto in più (almeno così loro credono…), si mandi al taglio un bosco, anzi direi L’UNICO BOSCO di Faleria.
Già abbiamo preso atto in passato in che maniera nefanda e irresponsabile vengono fatti detti tagli (ti allego qualche foto del taglio effettuato lo scorso anno dell’ex bosco di Monte dei Porcari), e l’indifferenza degli enti preposti al controllo (che, o non hanno i mezzi sufficienti per intervenire o sono conniventi, non so) e del Comune davanti a simili sfaceli. Ma vi è di più, il bando di concorso per l’asta sul taglio viene fatto il più nascostamente possibile: non un manifesto, pubblicazione o articolo che ne dia notizia. Sistema certificato italiano: isomafia9006.
Per non parlare dei soldi spesi dal comune dopo la strage per ripristinare le strade massacrate da camion, scavatori e trattori a cingoli: anche a livello economico (che purtroppo è il solo valido) questi tagli sono assai discutibili.
Non bastava che i soliti pupilli beniamini con le chiavi della barra di entrata determinassero il traffico all’interno del bosco di SUV, cacciatori armati e arroganti assessori in gita familiare con al seguito comitive di automobili amici; ora il bosco verrà anche tagliato, e per mesi avremo rumori assordanti e desolanti paesaggi ad accompagnarci nelle nostre sempre più rare passeggiate e di chi va a fare sport (paradossalmente c’è un percorso natura-sportivo attrezzato) in quello che era un bel bosco, che ingenuamente credevamo bene comune, e non già bene del Comune. (Lettera firmata)
Grazie giunta Bianchi, degna del Re Sole.... "Apres nous le deluge..!"
Paolo D'Arpini
Referente della Rete Bioregionale Italiana e portavoce di European Consumers Tuscia
domenica 23 gennaio 2011
Francesco Pinerolo: “Facciamo chiarezza su tre questioni del caso Ruby-Berlusconi”
1)Qualcuno afferma che ciò che è avvenuto nella villa di Arcore siano affari privati del Silvio Berlusconi che in casa sua fa quel che gli pare.Nel caso di specie, Ruby-Berlusconi, c’è un’ipotesi di reato di prostituzione minorile. Sussiste quindi l’interesse primario sia della persona sia dello Stato tutto, che un minorenne sempre, ovunque e comunque possa godere di un sereno sviluppo picofisico e non sia strumentalizzato e sfruttato da un adulto per la soddisfazione dei bisogni dell’adulto. Ciò vale per il sesso, ma anche, ad esempio, per il lavoro minorile.
Il diritto alla riservatezza nel bilanciamento degli interessi, palesemente passa in secondo piano davanti ai diritti inviolabili del minore, ancora immaturo fino ai 18 anni e per questo manipolabile a piacimento. E lo Stato deve agire a tutela della giovane prostituta.
2) La competenza sarebbe della Procura di Monza ?
Assolutamente no, poichè il reato di prostituzione minorile (600 bis cp , l'unico non commesso a Milano ma ad Arcore) è per legge di competenza del tribunale (e quindi della procura per le indagini) del capoluogo del distretto, quindi Milano (Monza fa provincia ma non è capoluogo di distretto giudiziario).
Marco Imperato, magistrato
3) Per il Presidente del Consiglio bisogna mandare gli atti al Tribunale Ministri?
Il Tribunale dei Ministri è competente solo per i reati commessi dal premier o da un ministro "nell'esercizio delle sue funzioni" (e non durante l’art. 96 della Costituzione); evidentemente ciò non è ipotizzabile per il reato di prostituzione minorile, ma nemmeno per la concussione, in quanto in essa il presidente del consiglio avrebbe (secondo l'accusa) "speso la sua qualità" per ottenere un determinato risultato di suo interesse, ma non stava esercitando le sue funzioni essendo del tutto estraneo alla procedura di affidamento che doveva avere ben altro corso e non certo interessare la Presidenza del Consiglio.
Marco Imperato, magistrato
4) È stato violato il segreto istruttorio?
dopo la notifica dell'avviso a comparire, è caduto il segreto delle indagini ai sensi dell'art. 329 cpp : "Gli atti d'indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari. "
Marco Imperato, magistrato
5) E' vero che per la concussione è competente Monza?
No perché, anche se il dr. Ostuni, quando ha ricevuto la telefonata dal Berlusca, si trovava a casa sua a Sesto San Giovanni ciò che conta è che ha successivamente impartito disposizioni al proprio ufficio circa l'affidamento di Ruby Rubacuori all'Igienista Regionale. L'induzione, quindi, non era diretta alla persona di Ostuni, ma a tutta la catena gerarchica della Questura che 'tratteneva' la fanciulla, che come è noto ha sede a Milano.
Francesco Pinerolo
Iscriviti a:
Post (Atom)