In occasione della “Festa di Sant’Edisto”, Patrono del Paese, l’Associazione “Avventura Soratte”, con il patrocinio della Provincia di Roma (Dip. V – Serv. 1, Ambiente), del Comune di Sant’Oreste, ed in collaborazione con il Gruppo Storico di Sant’Oreste, propone l’interessante iniziativa “Un’escursione…medievale”, visita guidata che unisce l’aspetto naturalistico e le bellezze paesaggistiche del Monte Soratte a quello della tradizione popolare.
Itinerario. Partendo dall’agevole “Percorso Vita”, visiteremo l’imponente imbocco della Grotta di Santa Lucia (110 m di profondità, 300.000 mc di volume), una delle numerose cavità carsiche caratterizzanti la geologia del Monte Soratte, che può vantare la più grande camera ipogea del Lazio; lungo l’itinerario potremo anche vedere lo splendido anfiteatro ricavato da una vecchia cava di calce abbandonata, utilizzata in passato dai “calcinaroli” per la produzione del legante edilizio. Proseguiremo quindi per lo stesso sentiero, in questo periodo ricco di splendide colorazioni e di fioriture che punteggiano il sottobosco (ciclamini autunnali in particolare), fino a raggiungere il tratto di collegamento “Percorso Vita - Santa Romana” il quale, attraverso una fitta lecceta, ci condurrà presso l’omonima chiesa rupestre, nel versante orientale del Monte Soratte. Ricavata all’interno di una grotta carsica finemente concrezionata, questa magnifica struttura conserva ancora oggi una vasca marmorea che raccoglie lo stillicidio naturale di un’acqua miracolosa, il cui potere galattoforo è sempre stato oggetto di venerazione e di pellegrinaggio da parte delle donne dei paesi vicini. Sarà questa l’occasione per visitare anche i “Meri”, le tre impressionanti voragini conosciute sin dai tempi di Plinio il Vecchio, secondo il quale questi inghiottitoi rappresentavano le vie di accesso al Regno degli Inferi. Dopo un ultimo tratto, raggiungeremo di nuovo il paese: un itinerario ad anello non faticoso ma affascinante, adatto anche ai bambini.
Spettacolo medievale. Il pomeriggio sarà allietato dalla sfilata in costume rinascimentale, per le vie del borgo, del Gruppo Storico di Sant’Oreste, del Gruppo Storico “I Borgia” di Civita Castellana e dei cavalieri de “I nitriti del Soratte”, accompagnati dai tamburini e dagli sbandieratori di Cori; seguirà l’investitura dei Priori e la benedizione dei Cavalieri.
Prenotazione obbligatoria: 329-8194632.
Programma:
Ore 10.00: appuntamento a Sant’Oreste in Piazza Italia, davanti al Centro Informazioni della Provincia di Roma
Ore 10.15: partenza escursione
(Disliv.: 400 m ; Difficoltà: Media ; Interesse: Geologico, Botanico, Mitologico; Durata: 4 h ; Abbigliamento: scarpe da trekking ; Bambini: sì)
Ore 13.00: pranzo al sacco presso lo spiazzale antistante la chiesa rupestre di Santa Romana
Ore 14.45: arrivo in paese
Ore 15.00: spettacolo medievale
Ore 17.00: saluti ai partecipanti
Associazione Avventura Soratte
Sant'Oreste (RM)
Web: www.avventurasoratte.com
E-mail: avventurasoratte@hotmail.com
Cell: 329-8194632
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giovedì 1 ottobre 2009
giovedì 17 settembre 2009
Inaugurazione mostra d'arte "In Vista del Soratte" - Sant'Oreste, Palazzo Canali Caccia, 19 settembre 2009 h. 16.30
Il 18 settembre 2009 con una passeggiata fra Calcata vecchia e quella nuova (partenza h. 16.30 dal Circolo Vegetariano) inizia la manifestazione in Vista del Soratte.
Sabato, 19 settembre 2009, alle ore 16.30, al Palazzo Canali Caccia di Sant'Oreste, viene aperta al pubblico la mostra più importante dell'Equinozio d'Autunno....
Ci sia concessa questa "esagerazione" almeno per il fatto che la mostra coincide con l'equinozio d'autunno.... infatti il sole proprio in questi giorni settembrini entra nel segno della Bilancia, sancendo così l'inizio dell'autunno. E' un dolce inizio... e nell'antichità, al tempo dei saggi Falisci, Sabini ed Etruschi, questo momento corrispondeva alle più gioiose esibizioni ludiche.
Non solo raccolta di noci, nocelle, bacche, ultimi frutti, uva... ma anche incontri amorosi ed espressioni di libertà. Questa festa d'inizio autunno era anche un appuntamento per i cosidetti Riti Fescennini (che si tenevano agli equinozi ed ai solstizi) e si svolgeva massimamente sulle pendici o sul cucuzzolo -oppure in vista- del Monte Soratte, la bianca montagna che domina tutta la Valle del Tevere.
Gli artisti dell'Agro Falisco, Sabina ed Agro Romano sono stati chiamati a rappresentare la sacralità e la bellezza di questo monte cantato da poeti e dipinto da pittori nel corso dei secoli... ed il 19 settembre -appunto- si inaugura la mostra, come simbolico rifacimento dei mistici e segreti Riti Fescennini.
L'incontro prevede anche un dialogo su paganità e sacralità della natura e comincerà con i canti celtici della violinista e cantante Catherine Louise Geach. Vorremmo inoltre menzionare, come opera particolarmente significativa di questa mostra, l'olio della pittrice Michela Mezzomo Stucchi che riprende il Soratte, al crepuscolo, visto dalla Sabina -da Poggio Mirteto- dove il 20 settembre siamo tutti invitati per continuare a celebrare "In Vista del Soratte" con una passeggiata mattutina ed un picnic ed uno sharing pomeridiano di esperienze e racconti sul tema.
Vi aspettiamo, Paolo D'Arpini e Laura Lucibello
Info: 0761-587200 - 333.5994451
...............
Nomi degli artisti e delle opere in mostra "In Vista del Soratte" a Palazzo Canali Caccia di Sant’Oreste dal 19 al 27 settembre 2009:
Giuseppe Canali "IF Sottotitolo: SE SI DOVESSE SCIOGLIERE IL GHIACCIO DAI POLI" - Materiale: Fotografia digitale stampata su carta
Lucilla Frangini Ballerini "VIDES UT ALTA STET NIVE CANDIDUM SORACTE"
Materiale: Filo metallico dorato e carta.
Michela Mezzomo Stucchi "Monte Soratte" – olio.
Eleonora Trombetti "Treja" – acrilico – "Cascate Monte Gelato – acrilico
Emanuela Trombetti "Papaveri" – acrilico - "Girasoli" -acrilico.
Maria Teresa Serra "Paesaggio" - olio.
Riccardo Fumagalli "Calcata borgo" – fotografia
Laura Lucibello "Fiori del Parco Valle del Treja" – fotografia
Vincenzo Illiano "Il fontanile" – acquerello".
Programma generale:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=in+vista+del+soratte+2009
Con il patrocinio morale di:
Comune di Sant'Oreste, Comune di Poggio Mirteto, Parco Valle del Treja, Provincia di Viterbo, di Roma e di Rieti.
Sabato, 19 settembre 2009, alle ore 16.30, al Palazzo Canali Caccia di Sant'Oreste, viene aperta al pubblico la mostra più importante dell'Equinozio d'Autunno....
Ci sia concessa questa "esagerazione" almeno per il fatto che la mostra coincide con l'equinozio d'autunno.... infatti il sole proprio in questi giorni settembrini entra nel segno della Bilancia, sancendo così l'inizio dell'autunno. E' un dolce inizio... e nell'antichità, al tempo dei saggi Falisci, Sabini ed Etruschi, questo momento corrispondeva alle più gioiose esibizioni ludiche.
Non solo raccolta di noci, nocelle, bacche, ultimi frutti, uva... ma anche incontri amorosi ed espressioni di libertà. Questa festa d'inizio autunno era anche un appuntamento per i cosidetti Riti Fescennini (che si tenevano agli equinozi ed ai solstizi) e si svolgeva massimamente sulle pendici o sul cucuzzolo -oppure in vista- del Monte Soratte, la bianca montagna che domina tutta la Valle del Tevere.
Gli artisti dell'Agro Falisco, Sabina ed Agro Romano sono stati chiamati a rappresentare la sacralità e la bellezza di questo monte cantato da poeti e dipinto da pittori nel corso dei secoli... ed il 19 settembre -appunto- si inaugura la mostra, come simbolico rifacimento dei mistici e segreti Riti Fescennini.
L'incontro prevede anche un dialogo su paganità e sacralità della natura e comincerà con i canti celtici della violinista e cantante Catherine Louise Geach. Vorremmo inoltre menzionare, come opera particolarmente significativa di questa mostra, l'olio della pittrice Michela Mezzomo Stucchi che riprende il Soratte, al crepuscolo, visto dalla Sabina -da Poggio Mirteto- dove il 20 settembre siamo tutti invitati per continuare a celebrare "In Vista del Soratte" con una passeggiata mattutina ed un picnic ed uno sharing pomeridiano di esperienze e racconti sul tema.
Vi aspettiamo, Paolo D'Arpini e Laura Lucibello
Info: 0761-587200 - 333.5994451
...............
Nomi degli artisti e delle opere in mostra "In Vista del Soratte" a Palazzo Canali Caccia di Sant’Oreste dal 19 al 27 settembre 2009:
Giuseppe Canali "IF Sottotitolo: SE SI DOVESSE SCIOGLIERE IL GHIACCIO DAI POLI" - Materiale: Fotografia digitale stampata su carta
Lucilla Frangini Ballerini "VIDES UT ALTA STET NIVE CANDIDUM SORACTE"
Materiale: Filo metallico dorato e carta.
Michela Mezzomo Stucchi "Monte Soratte" – olio.
Eleonora Trombetti "Treja" – acrilico – "Cascate Monte Gelato – acrilico
Emanuela Trombetti "Papaveri" – acrilico - "Girasoli" -acrilico.
Maria Teresa Serra "Paesaggio" - olio.
Riccardo Fumagalli "Calcata borgo" – fotografia
Laura Lucibello "Fiori del Parco Valle del Treja" – fotografia
Vincenzo Illiano "Il fontanile" – acquerello".
Programma generale:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=in+vista+del+soratte+2009
Con il patrocinio morale di:
Comune di Sant'Oreste, Comune di Poggio Mirteto, Parco Valle del Treja, Provincia di Viterbo, di Roma e di Rieti.
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lunedì 7 settembre 2009
Per uscire dalla crisi economica: "Sbilanciamoci in 15 mosse" e " Monete locali e GAS" e Tavola Rotonda sul tema...
A Cernobbio 200 rappresentanti della società civile riuniti nel contro-forum di Sbilanciamoci!
Esiste un altro modo di affrontare la crisi economica rispetto a
quello proposto dai banchieri, i manager e gli uomini di potere
riuniti in questi giorni nel workshop organizzato a Cernobbio dallo
Studio Ambrosetti?
Le 200 persone riunite nel contro-forum organizzato dalla campagna
Sbilanciamoci!, a poche centinaia di metri da Villa d'Este, pensano di
sì. Sbilanciamoci! propone un intervento di 40 miliardi contro la
crisi fino al 2011, con un'incidenza sul PIL del 1,6% sul 2010 e dello
0,9% sul 2011 in 15 mosse: 5 principi su cui fondare un nuovo modello
di sviluppo, 5 politiche concrete da attuare subito, 5 modi per
trovare le risorse necessarie.
5 principi per un nuovo modello di sviluppo. "Il modello di sviluppo
proposto da Sbilanciamoci! - ha spiegato Giulio Marcon, portavoce
della campagna Sbilanciamoci! - si regge su un ruolo più incisivo
dell'intervento pubblico, sul principio della sostenibilità ambientale
e la qualità sociale dell'economia; rimette al centro il lavoro, le
persone e i loro diritti sociali; propone un ripensamento del sistema
dei consumi, si fonda sul principio della cooperazione."
5 politiche concrete da attuare subito. Secondo Sbilanciamoci! occorre
ripensare le politiche del lavoro e allargare lo spettro di
applicazione degli ammortizzatori sociali; promuovere un piano
nazionale di piccole opere ambientali e sociali; rafforzare le
politiche di welfare con l'apertura di servizi stabili (5000 asili,
1000 strutture per disabili e anziani) e avviare nuove politiche di
sostegno alle imprese; sostenere il potere di acquisto con
l'introduzione della quattordicesima per i pensionati sotto i 1000
euro lordi restituire il fiscal drag ai lavoratori dipendenti,
reintrodurre il reddito minimo di inserimento per i disoccupati.
5 modi per trovare le risorse. Se si vuole, le risorse si trovano. Ad
esempio con la lotta all'evasione fiscale e con politiche fiscali più
eque: portando al 23% la tassazione sulle rendite e aumentando
l'imposizione fiscale al 45% per i redditi oltre i 70mila euro e al
49% sopra i 200mila euro e introducendo una tassa patrimoniale sui
grandi patrimoni. Altre risorse potrebbero provenire dalla riduzione
delle spese militari, rinunciando al programma delle grandi opere e
introducendo l'uso di Open Office nella pubblica amministrazione.
le 15 proposte di sbilanciamoci http://www.sbilanciamoci.org/forum2009/15-proposte.pdf
................
Altre proposte e commento.
La strategia che ordina questo stato di cose è molto più complessa e richiede, quasi costringe, ad una risposta binaria: o dentro o fuori. E "fuori" significa, convenzionalmente, finire ai margini della società.
Abbandonare l'ideale del "posto fisso"? Vi dirò: lo ha già sostituito il
contrattino CoCoCo, CoCoPro che dir si voglia, e conoscessi mezza (manco
una!) mezza persona contenta di questo stato di cose. Manco io, del
resto.
Alcuni hanno trovato risposta nelle monete locali. Ma queste possono
rappresentare una parte della spesa (20% massimo) complessiva, almeno
attualmente.
Altri hanno costituito i GAS (Gruppi Acquisto Solidale). Se le carote
costano un euro al chilo al mercato e al contadino entrano 10 centesimi,
nessuno è contento. Con i GAS, mettiamo, al contadino si comprano le
carote per tutto il gruppo a 50 centesimi: gli acquirenti spendono la
metà e il contadino guadagna il quintuplo (10 centesimi sono un prezzo
di sfruttamento, tra l'altro).
Altri sono andati oltre e molti centri stanno diventando "transition
town" (in Inghilterra soprattutto, da noi se ne sono accorti a
malapena). Sono comunità abbastanza coese dove energia, cibo e rifiuti
sono gestiti in modo autonomo, e includono a seconda dei luoghi altre
esperienze (GAS e monete locali incluse).
Non so dirvi molto altro, ma una civiltà che ha un futuro non può avere
che quella forma. http://transitionitalia.wordpress.com/cose-la-transizione-2/
Soprattutto è una risposta all'essere dentro o fuori. Sicuramente alle
transition un piede fuori ce l'hanno. E soprattutto non hanno bisogno di
chiedersi se sono colpevoli tanto o poco.
Eugenio Odorifero - betaversion@inwind.it
.............
Nota Informativa aggiunta.
Attenzione vi informo che il 27 settembre 2009 alle h. 16.00 si tiene una Tavola Rotonda al Palazzo Canali Caccia di Sant'Oreste (Roma) sul tema "Libero Scambio e monete locali dall'antichità ad oggi" - Siete tutti invitati a partecipare.
Per informazioni ad edesioni: Paolo D'Arpini circolo.vegetariano@libero.it
Tel. 0761-587200
Esiste un altro modo di affrontare la crisi economica rispetto a
quello proposto dai banchieri, i manager e gli uomini di potere
riuniti in questi giorni nel workshop organizzato a Cernobbio dallo
Studio Ambrosetti?
Le 200 persone riunite nel contro-forum organizzato dalla campagna
Sbilanciamoci!, a poche centinaia di metri da Villa d'Este, pensano di
sì. Sbilanciamoci! propone un intervento di 40 miliardi contro la
crisi fino al 2011, con un'incidenza sul PIL del 1,6% sul 2010 e dello
0,9% sul 2011 in 15 mosse: 5 principi su cui fondare un nuovo modello
di sviluppo, 5 politiche concrete da attuare subito, 5 modi per
trovare le risorse necessarie.
5 principi per un nuovo modello di sviluppo. "Il modello di sviluppo
proposto da Sbilanciamoci! - ha spiegato Giulio Marcon, portavoce
della campagna Sbilanciamoci! - si regge su un ruolo più incisivo
dell'intervento pubblico, sul principio della sostenibilità ambientale
e la qualità sociale dell'economia; rimette al centro il lavoro, le
persone e i loro diritti sociali; propone un ripensamento del sistema
dei consumi, si fonda sul principio della cooperazione."
5 politiche concrete da attuare subito. Secondo Sbilanciamoci! occorre
ripensare le politiche del lavoro e allargare lo spettro di
applicazione degli ammortizzatori sociali; promuovere un piano
nazionale di piccole opere ambientali e sociali; rafforzare le
politiche di welfare con l'apertura di servizi stabili (5000 asili,
1000 strutture per disabili e anziani) e avviare nuove politiche di
sostegno alle imprese; sostenere il potere di acquisto con
l'introduzione della quattordicesima per i pensionati sotto i 1000
euro lordi restituire il fiscal drag ai lavoratori dipendenti,
reintrodurre il reddito minimo di inserimento per i disoccupati.
5 modi per trovare le risorse. Se si vuole, le risorse si trovano. Ad
esempio con la lotta all'evasione fiscale e con politiche fiscali più
eque: portando al 23% la tassazione sulle rendite e aumentando
l'imposizione fiscale al 45% per i redditi oltre i 70mila euro e al
49% sopra i 200mila euro e introducendo una tassa patrimoniale sui
grandi patrimoni. Altre risorse potrebbero provenire dalla riduzione
delle spese militari, rinunciando al programma delle grandi opere e
introducendo l'uso di Open Office nella pubblica amministrazione.
le 15 proposte di sbilanciamoci http://www.sbilanciamoci.org/forum2009/15-proposte.pdf
................
Altre proposte e commento.
La strategia che ordina questo stato di cose è molto più complessa e richiede, quasi costringe, ad una risposta binaria: o dentro o fuori. E "fuori" significa, convenzionalmente, finire ai margini della società.
Abbandonare l'ideale del "posto fisso"? Vi dirò: lo ha già sostituito il
contrattino CoCoCo, CoCoPro che dir si voglia, e conoscessi mezza (manco
una!) mezza persona contenta di questo stato di cose. Manco io, del
resto.
Alcuni hanno trovato risposta nelle monete locali. Ma queste possono
rappresentare una parte della spesa (20% massimo) complessiva, almeno
attualmente.
Altri hanno costituito i GAS (Gruppi Acquisto Solidale). Se le carote
costano un euro al chilo al mercato e al contadino entrano 10 centesimi,
nessuno è contento. Con i GAS, mettiamo, al contadino si comprano le
carote per tutto il gruppo a 50 centesimi: gli acquirenti spendono la
metà e il contadino guadagna il quintuplo (10 centesimi sono un prezzo
di sfruttamento, tra l'altro).
Altri sono andati oltre e molti centri stanno diventando "transition
town" (in Inghilterra soprattutto, da noi se ne sono accorti a
malapena). Sono comunità abbastanza coese dove energia, cibo e rifiuti
sono gestiti in modo autonomo, e includono a seconda dei luoghi altre
esperienze (GAS e monete locali incluse).
Non so dirvi molto altro, ma una civiltà che ha un futuro non può avere
che quella forma. http://transitionitalia.wordpress.com/cose-la-transizione-2/
Soprattutto è una risposta all'essere dentro o fuori. Sicuramente alle
transition un piede fuori ce l'hanno. E soprattutto non hanno bisogno di
chiedersi se sono colpevoli tanto o poco.
Eugenio Odorifero - betaversion@inwind.it
.............
Nota Informativa aggiunta.
Attenzione vi informo che il 27 settembre 2009 alle h. 16.00 si tiene una Tavola Rotonda al Palazzo Canali Caccia di Sant'Oreste (Roma) sul tema "Libero Scambio e monete locali dall'antichità ad oggi" - Siete tutti invitati a partecipare.
Per informazioni ad edesioni: Paolo D'Arpini circolo.vegetariano@libero.it
Tel. 0761-587200
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giovedì 27 agosto 2009
"Da Calcata in Vista del Soratte, 18 - 27 settembre 2009" - Narrazione per conoscere meglio il territorio in cui viviamo: l'Agro Falisco
Introduzione:
18 settembre 2009 - Primo giorno della manifestazione "In Vista del Soratte". In preparazione alla passeggiata, con la luna nuova del 18 settembre, con partenza alle h. 17.30 dal Circolo Vegetariano di Calcata, arrivo a Calcata nuova per via di Capomandro, visione del Soratte e ritorno, e per far conoscere, almeno teoricamente, la bellezza del territorio in cui viviamo ed in cui avviene l'incontro che vuole celebrare gli antichi Riti Fescennini, sacri ai Falisci, Sabini, Etruschi e Romani, ecco qui di seguito un testo che descrive la bioregione dell'Ager Faliscus.
Approfitto di questa descrizione per incitare la Regione Lazio ed i comuni del bacino del Treja affinché essi tutti, con le loro variegate bellezze e ricchezze, entrino a far parte di una nuova area protetta che potrebbe denominarsi "Ager Faliscus" e di cui il Parco Valle del Treja e la Riserva Soratte sono un primo minuscolo lembo.
Ringrazio in modo particolare i Comuni di Sant'Oreste e di Poggio Mirteto ed i loro amministratori, che con lungimiranza e intelligenza politica han voluto ospitare questa manifestazione di carattere bioregionale, sociale, culturale ed ecologista teso alla riaggregazione delle aree omogenee ed alla valorizzazione del nostro territorio a cavallo fra la Tuscia e la Sabina.
Paolo D'Arpini
Referente per la Tuscia della Rete Bioregionale Italiana. Fondatore del Comitato per l'Agro Falisco e presidente del Circolo vegetariano VV.TT.
circolo.vegetariano@libero.it
Per l'adesione alla Mostra sull'Ager Faliscus che si tiene a Palazzo Canali Caccia di Sant'Oreste dal 19 al 27 settembre 2009, contattare Laura Lucibello
info.apai@virgilio.it
-------------------------------------------
Il territorio falisco.
Attorno al luogo sacrale del Soratte, tra il bacino del Treja e la bassa valle del Tevere, si stende il territorio, che fu abitato dal XV al III secolo avanti l'era volgare dai Falisci. Attraversare questa contrada è assai interessante per il naturalista, sebbene essa sia quasi impervia ed assai faticosa.
Faleria, Calcata, Mazzano, Magliano Romano, etc. sono siti dell'alta valle del Treja o dei suoi affluenti, i paesi sparsi su un terreno ondulato, tormentato da quei profondi burroni. Il varcare queste forre non è sempre impresa facile là dove mancano le strade. Non c'è da pensare né all'automobile né al motociclo: di cavalli od asini pochi ve ne sono, né si possono avere a nolo. I luoghi sono in generale troppo privi di ombra per prestarsi alle escursioni esclusivamente pedestri.
La bicicletta forse è uno strumento adatto, sebbene spesso bisogna rassegnarsi a condursela a mano, o peggio, a portarsela in spalla, allora la passeggiata assume presso a poco la fisionomia di un cross country. Ma le divagazioni primaverili ed autunnali su questo suolo pittoresco, situato fra le vette blandamente coniche dei vulcani Cimini e Sabatini e le rudi scogliere solitarie di Sant'Oreste, sono piene d'incanto. Si può vagare alla ventura dappertutto dove le strade o i sentieri serpeggiano, sicuri di trovar pascolo alla curiosità, alla meditazione e allo studio. Talora il cammino è ombreggiato da fitte boscaglie falle di grossi ed annosi ceppi di ontano, di faggio, di quercia mozzati in gioventù all'altezza di un metro, e da allora coronati ad ogni stagione da ciuffi di polloni giovani che si recidono ogni due o tre anni. Vaste estensioni, tenute in questa forma speciale di ceduo forniscono a Roma la legna sottile per l'uso domestico.
Centinaia di migliaia dì piccole fascine tutte eguali, saldamente legate in vincoli dì rami attorcigliati, appoggiate le une alle altre, formano immensi depositi, dì cento o più metri di lunghezza per cinquanta dì larghezza. Una capanna o una tana scavata nel tufo ricovera ì poveri custodì. Nelle boscaglie adiacenti corrono numerose le lepri e dicesi anche che vi sì nascondano i cinghiali. Campagnano fu anzi un tempo famoso per le cacce riservate, abbondantissime dì questa grossa selvaggina. Ma per il turista il cinghiale è un po' come il camoscio per l'alpinista. È ben certo che l'animale c'è, ma pochi lo vedono. Certi valloni che nelle bassure raccolgono un po' d'acqua semistagnante, o trasudano umidità dai fianchi, verdeggiano più dei terreni alti che lì dominano, ed invece dei poveri vigneti scaglionati sui pendii, sì distendono sul loro fondo grandi praterie magre, e povere di fiorì, infestate, dagli asfodeli, cariche dì lumachelle, ove pascolano gravemente mandrie dì vaccine grigie a lunghe conia. In qualche luogo è invece il formicolio dì greggi dì pecore da cui sopra-vantano colle spalle i becchi puzzolenti lentamente brucanti sul maggese, guardate intorno da ringhiosi cani maremmani cattivi nell'aspetto, e dai quali si può attendere tutto.
Se l'abbaiare astioso dì questi animali semiferoci minaccia il ciclista, deve mettersi in volata se il terreno glielo permette o scendere dì macchina per evitare gli acuti loro denti. Nei bassifondi sì trovano anche qui gli abbeveratoi caratteristici della campagna romana, lunghi, stretti, colla bocca d'acqua ad una testata: acque tutte malefiche, calde, torbide, abbondanti dì microrganismi. Un silenzio indisturbato incombe sopra questa contrada selvaggia: né canti, né rumori dì carri o dì persone. Solo da qualche eminenza sì scorge lontano nell'aria, la scarna fila dei pali dì ferro che sostiene la conduttura dei tram elettrico da Civita Castellana a Roma. In certe epoche dell'anno un sordo galoppo avverte nella mattinata che delle artiglierie sono condotte per i tiri dal Campo dì Bracciano a qualche vallone. Allora su certe eminenze perimetrali alla zona di tiro si inalberano dei bandieroni rossi, che delimitano ì luoghi pericolosi. Le batterie, spariscono nascoste coi cassoni, piazzate giù il più basso possibile. Soltanto il rombo prolungato degli spari che sì diffonde a intervalli, e, a grande distanza, un lieve fumo su dì un clivo colpito dalle granate, rivelano la presenza delle macchine da guerra. Il mistero copre l'insidia dì quest'arte micidiale, che mira un bersaglio nascosto e lo colpisce a tradimento senza poter neppure contemplare la distruzione che opera, ed è per vedere quest'invisibile che su qualche dosso si raccolgono, in gruppi eleganti, le nere figure degli ufficiali muniti dì binocoli, corruscanti nei riflessi del sole. Le scarse acque che scorrono nei borri incisi profondamente nel terreno vulcanico, lambiscono in qualche posto alte sfaldature dì rocce inaccessibili.
Questi villaggi hanno serbato dei tempi feudali l'impronta minacciosa, ma quasi tutti sono privi dì avanzi monumentali notevoli. Gli squarci delle rocce si prestano a creare ì contrasti più pittoreschi dì pianori rotti da precipizi, dì praterie e dì boschi, dì straducole inerpicantesi su per ì fianchi dirupati come nei presepi natalizi, percorse nel passato da asinelli e da uomini colle brache corte, in carovana, da donne cariche sul capo dì grossi fardelli, in acconciature caratteristiche ed in vestimenta, che, almeno nel colore, conservano l'uniformità dì un costume locale.
Tale è il paese notevole per tante particolarità che sì estende fra la Flaminia e la Cassia, a nord dì Veio e a sud dì Falerii, dominato dal Soratte, bagnato dal Treja, in più luoghi solcato dalle antiche vie romane ancor lastricate dai grandi poligoni dì selce che sfidano le alluvioni e l'aratro come se fossero rocce radicate nel suolo, incrociate qua e là da ben più antichi avanzi dì strade falische, così che quando le legioni romane lo attraversarono nei primi tempi, esse calpestavano già le necropoli etrusche, ricche da secoli dei prodotti dì un'arte propria, e di non spregevoli imitazioni locali degli splendori ellenici. Queste terre che ì Falisci avevano fecondato colla loro antichissima civiltà, cominciata nel XV e finita nel III secolo avanti l'era volgare, ci hanno serbato molti reperti degni dì ammirazione, che ora sono raccolti nel i museo di Forte Sangallo a Civita ed in quello dì Villa Giulia a Roma, poco fuori dì Porta del Popolo, messe ricca, che potrebbe certo decuplicare con tutta facilità se più larghi mezzi permettessero altri scavi.
18 settembre 2009 - Primo giorno della manifestazione "In Vista del Soratte". In preparazione alla passeggiata, con la luna nuova del 18 settembre, con partenza alle h. 17.30 dal Circolo Vegetariano di Calcata, arrivo a Calcata nuova per via di Capomandro, visione del Soratte e ritorno, e per far conoscere, almeno teoricamente, la bellezza del territorio in cui viviamo ed in cui avviene l'incontro che vuole celebrare gli antichi Riti Fescennini, sacri ai Falisci, Sabini, Etruschi e Romani, ecco qui di seguito un testo che descrive la bioregione dell'Ager Faliscus.
Approfitto di questa descrizione per incitare la Regione Lazio ed i comuni del bacino del Treja affinché essi tutti, con le loro variegate bellezze e ricchezze, entrino a far parte di una nuova area protetta che potrebbe denominarsi "Ager Faliscus" e di cui il Parco Valle del Treja e la Riserva Soratte sono un primo minuscolo lembo.
Ringrazio in modo particolare i Comuni di Sant'Oreste e di Poggio Mirteto ed i loro amministratori, che con lungimiranza e intelligenza politica han voluto ospitare questa manifestazione di carattere bioregionale, sociale, culturale ed ecologista teso alla riaggregazione delle aree omogenee ed alla valorizzazione del nostro territorio a cavallo fra la Tuscia e la Sabina.
Paolo D'Arpini
Referente per la Tuscia della Rete Bioregionale Italiana. Fondatore del Comitato per l'Agro Falisco e presidente del Circolo vegetariano VV.TT.
circolo.vegetariano@libero.it
Per l'adesione alla Mostra sull'Ager Faliscus che si tiene a Palazzo Canali Caccia di Sant'Oreste dal 19 al 27 settembre 2009, contattare Laura Lucibello
info.apai@virgilio.it
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Il territorio falisco.
Attorno al luogo sacrale del Soratte, tra il bacino del Treja e la bassa valle del Tevere, si stende il territorio, che fu abitato dal XV al III secolo avanti l'era volgare dai Falisci. Attraversare questa contrada è assai interessante per il naturalista, sebbene essa sia quasi impervia ed assai faticosa.
Faleria, Calcata, Mazzano, Magliano Romano, etc. sono siti dell'alta valle del Treja o dei suoi affluenti, i paesi sparsi su un terreno ondulato, tormentato da quei profondi burroni. Il varcare queste forre non è sempre impresa facile là dove mancano le strade. Non c'è da pensare né all'automobile né al motociclo: di cavalli od asini pochi ve ne sono, né si possono avere a nolo. I luoghi sono in generale troppo privi di ombra per prestarsi alle escursioni esclusivamente pedestri.
La bicicletta forse è uno strumento adatto, sebbene spesso bisogna rassegnarsi a condursela a mano, o peggio, a portarsela in spalla, allora la passeggiata assume presso a poco la fisionomia di un cross country. Ma le divagazioni primaverili ed autunnali su questo suolo pittoresco, situato fra le vette blandamente coniche dei vulcani Cimini e Sabatini e le rudi scogliere solitarie di Sant'Oreste, sono piene d'incanto. Si può vagare alla ventura dappertutto dove le strade o i sentieri serpeggiano, sicuri di trovar pascolo alla curiosità, alla meditazione e allo studio. Talora il cammino è ombreggiato da fitte boscaglie falle di grossi ed annosi ceppi di ontano, di faggio, di quercia mozzati in gioventù all'altezza di un metro, e da allora coronati ad ogni stagione da ciuffi di polloni giovani che si recidono ogni due o tre anni. Vaste estensioni, tenute in questa forma speciale di ceduo forniscono a Roma la legna sottile per l'uso domestico.
Centinaia di migliaia dì piccole fascine tutte eguali, saldamente legate in vincoli dì rami attorcigliati, appoggiate le une alle altre, formano immensi depositi, dì cento o più metri di lunghezza per cinquanta dì larghezza. Una capanna o una tana scavata nel tufo ricovera ì poveri custodì. Nelle boscaglie adiacenti corrono numerose le lepri e dicesi anche che vi sì nascondano i cinghiali. Campagnano fu anzi un tempo famoso per le cacce riservate, abbondantissime dì questa grossa selvaggina. Ma per il turista il cinghiale è un po' come il camoscio per l'alpinista. È ben certo che l'animale c'è, ma pochi lo vedono. Certi valloni che nelle bassure raccolgono un po' d'acqua semistagnante, o trasudano umidità dai fianchi, verdeggiano più dei terreni alti che lì dominano, ed invece dei poveri vigneti scaglionati sui pendii, sì distendono sul loro fondo grandi praterie magre, e povere di fiorì, infestate, dagli asfodeli, cariche dì lumachelle, ove pascolano gravemente mandrie dì vaccine grigie a lunghe conia. In qualche luogo è invece il formicolio dì greggi dì pecore da cui sopra-vantano colle spalle i becchi puzzolenti lentamente brucanti sul maggese, guardate intorno da ringhiosi cani maremmani cattivi nell'aspetto, e dai quali si può attendere tutto.
Se l'abbaiare astioso dì questi animali semiferoci minaccia il ciclista, deve mettersi in volata se il terreno glielo permette o scendere dì macchina per evitare gli acuti loro denti. Nei bassifondi sì trovano anche qui gli abbeveratoi caratteristici della campagna romana, lunghi, stretti, colla bocca d'acqua ad una testata: acque tutte malefiche, calde, torbide, abbondanti dì microrganismi. Un silenzio indisturbato incombe sopra questa contrada selvaggia: né canti, né rumori dì carri o dì persone. Solo da qualche eminenza sì scorge lontano nell'aria, la scarna fila dei pali dì ferro che sostiene la conduttura dei tram elettrico da Civita Castellana a Roma. In certe epoche dell'anno un sordo galoppo avverte nella mattinata che delle artiglierie sono condotte per i tiri dal Campo dì Bracciano a qualche vallone. Allora su certe eminenze perimetrali alla zona di tiro si inalberano dei bandieroni rossi, che delimitano ì luoghi pericolosi. Le batterie, spariscono nascoste coi cassoni, piazzate giù il più basso possibile. Soltanto il rombo prolungato degli spari che sì diffonde a intervalli, e, a grande distanza, un lieve fumo su dì un clivo colpito dalle granate, rivelano la presenza delle macchine da guerra. Il mistero copre l'insidia dì quest'arte micidiale, che mira un bersaglio nascosto e lo colpisce a tradimento senza poter neppure contemplare la distruzione che opera, ed è per vedere quest'invisibile che su qualche dosso si raccolgono, in gruppi eleganti, le nere figure degli ufficiali muniti dì binocoli, corruscanti nei riflessi del sole. Le scarse acque che scorrono nei borri incisi profondamente nel terreno vulcanico, lambiscono in qualche posto alte sfaldature dì rocce inaccessibili.
Questi villaggi hanno serbato dei tempi feudali l'impronta minacciosa, ma quasi tutti sono privi dì avanzi monumentali notevoli. Gli squarci delle rocce si prestano a creare ì contrasti più pittoreschi dì pianori rotti da precipizi, dì praterie e dì boschi, dì straducole inerpicantesi su per ì fianchi dirupati come nei presepi natalizi, percorse nel passato da asinelli e da uomini colle brache corte, in carovana, da donne cariche sul capo dì grossi fardelli, in acconciature caratteristiche ed in vestimenta, che, almeno nel colore, conservano l'uniformità dì un costume locale.
Tale è il paese notevole per tante particolarità che sì estende fra la Flaminia e la Cassia, a nord dì Veio e a sud dì Falerii, dominato dal Soratte, bagnato dal Treja, in più luoghi solcato dalle antiche vie romane ancor lastricate dai grandi poligoni dì selce che sfidano le alluvioni e l'aratro come se fossero rocce radicate nel suolo, incrociate qua e là da ben più antichi avanzi dì strade falische, così che quando le legioni romane lo attraversarono nei primi tempi, esse calpestavano già le necropoli etrusche, ricche da secoli dei prodotti dì un'arte propria, e di non spregevoli imitazioni locali degli splendori ellenici. Queste terre che ì Falisci avevano fecondato colla loro antichissima civiltà, cominciata nel XV e finita nel III secolo avanti l'era volgare, ci hanno serbato molti reperti degni dì ammirazione, che ora sono raccolti nel i museo di Forte Sangallo a Civita ed in quello dì Villa Giulia a Roma, poco fuori dì Porta del Popolo, messe ricca, che potrebbe certo decuplicare con tutta facilità se più larghi mezzi permettessero altri scavi.
mercoledì 15 luglio 2009
Proposta di Gianfranco Paris per il riassetto bioregionale del Lazio, e programmi di settembre 2009 a Sant'Oreste (Roma) e Poggio Mirteto (Rieti)
Intervento per l'attuazione bioregionale in chiave istituzionale.
Condivido il Bioregionalismo nella sua sostanza ma l‘obbiettivo nell’attuale assetto istituzionale italiano non può che essere raggiunto per gradi.
Nella prima fase bisogna tener conto dell’esistenza delle Regioni così come sono oggi, senza pretendere modifiche di territorio perché queste per essere realizzate necessitano di complicati meccanismi costituzionali e scatenano nel contempo reazioni a catena dovute ad interessi precostituiti che è difficilissimo scardinare.
Questa situazione rende per i momento utopistica l’istanza bioregionale anche se effettivamente ben motivata. Oggi quindi il bioregionalismo amministrativo può avere, a breve e medio termine, una concreta possibilità di realizzazione solo con accorpamenti e ristrutturazioni di enti all’interno delle singole Regioni.
Nel nostro caso ci soccorre la Legge 145 del 1990, una buona legge partorita dalla Prima Repubblica, purtroppo ancora disapplicata.
Nel Lazio ci sono tre realtà territoriali e socio economiche diverse. C’è l’area metropolitana romana che comprende gran parte del territorio e degli abitanti laziali, c’è il sud pontino e ciociaro che è riuscito in questi ultimi 60 anni ha guadagnare un parziale progresso, c’è un nord sabino e la Tuscia che rappresentano l’anello più debole della catena regionale. Pur tuttavia sia il nord, ovvero la provincia di Rieti e Viterbo, che il sud, cioè Frosinone e Latina, sono legati da una omogeneità socio economica, di tradizione culturali e storiche che possono riconoscersi in un’unica matrice bioregionale. Tutte e quattro queste province hanno comunque tratti comuni evidenti di condizioni economiche, sociali e culturali che hanno poca attinenza con la realtà della megalopoli romana. La legge del 1990 prevede l’istituzione delle Aree Metropolitane, una sorta di città stato alla maniera tedesca (dove funzionano molto bene), staccate amministrativamente dalle Regioni di cui fanno parte ed il cui territorio non dovrebbe allargarsi più di tanto dagli attuali confini comunali. In questo modo l‘attuale territorio della Provincia di Roma, non necessaria all’Area Metropolitana, dovrebbe essere ceduto alle Province storiche confinanti (in chiave omogenea) rendendole così più solide dal punto di vista politico ed economico.
Ne verrebbe fuori un nuovo Lazio di due regioni, la prima costituita dall’Area Metropolitana di Roma, la seconda dalle quattro province autonome capaci di amministrarsi e programmare un loro sviluppo adeguato alle proprie esigenze, anche in considerazione delle esigenze metropolitane ma ad esse non soggette né condizionate.
Per realizzare tutto ciò non occorre una legge costituzionale, basta applicare la L.142/1990 sul riordinamento degli enti locali che consente questi aggiustamenti.
In tal modo sarà possibile realizzare a breve una prima graduale applicazione del bioregionalismo, lasciando a tempi più maturi la prospettiva di una riaggregazione su base prettamente bioregionale del territorio dell’Italia centrale.
Gianfranco Paris
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Commento:
Accolgo con grande piacere questa lettera-proposta di Gianfranco Paris, che riporta tutta la discussione bioregionale alla sua origine. Infatti questa descritta da Gianfranco è la prima proposta bioregionale avanzata da un nostro comitato chiamato “Punto Verde Calcata”, proprio negli anni ’90 del secolo scorso, prima ancora della fondazione della Rete Bioregionale Italiana e dell’uso del termine “bioregionalismo” che –ricordiamolo- è un neologismo d’importazione statunitense, oggi entrato nell’uso comune, in precedenza si usavano i termini “coesione delle aree omogenee” “ecosistema condiviso” “comune ambito socio culturale e geografico” etc.. Già dal 1990 questo discorso era partito assieme con la VAS di Stefano Zuppello e di Guido Pollice, successivamente con il discorso “etnico geografico” di Edoardo Zarelli (tra i primi fautori dell’ecologia geografica in Italia), con Accademia Europea di Carlo Carli, con la proposta di Luigi Daga per una Nuova Regione Etruria, con il Comitato per l'Etruria di Armando Gabrielli di Viterbo, poi sono arrivati gli americani con la nuova terminologia “bioregionale”….
L’intervento di Gianfranco Paris che, essendo direttore della testata locale Mondo Sabino, nonché compartecipe del “Punto Verde” per il riassetto del Centro Italia, e che ha sempre praticato un “bioregionalismo” ante litteram mi fa molto piacere e rende giustizia storica al nostro impegno.
Questa proposta di riaggregazione bioregionale del Lazio viene inserita negli argomenti in discussione in due prossime tavole rotonde, una in provincia di Roma, sul Soratte, e l'altra in provincia di Rieti, a Poggio Mirteto:
Sant'Oreste - Sabato 19 settembre 2009
h. 16.00 - Palazzo Canali Caccia a Sant’Oreste (RM) Inaugurazione Mostra e Tavola Rotonda sui Riti Fescennini e la sacralità del Soratte. Presenziano le Autorità Istituzionali e gli esponenti degli Enti Patrocinanti e dei Comuni coinvolti.
Poggio Mirteto - Domenica 20 settembre 2009
h. 10.30 - A Poggio Mirteto (Rieti) - Appuntamento a Palazzo Farnese – Passeggiata nei luoghi da cui la montagna sacra è visibile in lontananza e racconti sulla sacralità del territorio e sull’antica unione fra genti sabine, falische ed etrusche. Picnic in loco.
h.16.00 – Nel Palazzo Farnese meditazione sul Monte Soratte. Giro di condivisione di esperienze sul Soratte ed incontro conviviale, in cui esprimere varie forme di spiritualità naturale: la poesia, la musica arcaica, le storie.
Paolo D’Arpini
Condivido il Bioregionalismo nella sua sostanza ma l‘obbiettivo nell’attuale assetto istituzionale italiano non può che essere raggiunto per gradi.
Nella prima fase bisogna tener conto dell’esistenza delle Regioni così come sono oggi, senza pretendere modifiche di territorio perché queste per essere realizzate necessitano di complicati meccanismi costituzionali e scatenano nel contempo reazioni a catena dovute ad interessi precostituiti che è difficilissimo scardinare.
Questa situazione rende per i momento utopistica l’istanza bioregionale anche se effettivamente ben motivata. Oggi quindi il bioregionalismo amministrativo può avere, a breve e medio termine, una concreta possibilità di realizzazione solo con accorpamenti e ristrutturazioni di enti all’interno delle singole Regioni.
Nel nostro caso ci soccorre la Legge 145 del 1990, una buona legge partorita dalla Prima Repubblica, purtroppo ancora disapplicata.
Nel Lazio ci sono tre realtà territoriali e socio economiche diverse. C’è l’area metropolitana romana che comprende gran parte del territorio e degli abitanti laziali, c’è il sud pontino e ciociaro che è riuscito in questi ultimi 60 anni ha guadagnare un parziale progresso, c’è un nord sabino e la Tuscia che rappresentano l’anello più debole della catena regionale. Pur tuttavia sia il nord, ovvero la provincia di Rieti e Viterbo, che il sud, cioè Frosinone e Latina, sono legati da una omogeneità socio economica, di tradizione culturali e storiche che possono riconoscersi in un’unica matrice bioregionale. Tutte e quattro queste province hanno comunque tratti comuni evidenti di condizioni economiche, sociali e culturali che hanno poca attinenza con la realtà della megalopoli romana. La legge del 1990 prevede l’istituzione delle Aree Metropolitane, una sorta di città stato alla maniera tedesca (dove funzionano molto bene), staccate amministrativamente dalle Regioni di cui fanno parte ed il cui territorio non dovrebbe allargarsi più di tanto dagli attuali confini comunali. In questo modo l‘attuale territorio della Provincia di Roma, non necessaria all’Area Metropolitana, dovrebbe essere ceduto alle Province storiche confinanti (in chiave omogenea) rendendole così più solide dal punto di vista politico ed economico.
Ne verrebbe fuori un nuovo Lazio di due regioni, la prima costituita dall’Area Metropolitana di Roma, la seconda dalle quattro province autonome capaci di amministrarsi e programmare un loro sviluppo adeguato alle proprie esigenze, anche in considerazione delle esigenze metropolitane ma ad esse non soggette né condizionate.
Per realizzare tutto ciò non occorre una legge costituzionale, basta applicare la L.142/1990 sul riordinamento degli enti locali che consente questi aggiustamenti.
In tal modo sarà possibile realizzare a breve una prima graduale applicazione del bioregionalismo, lasciando a tempi più maturi la prospettiva di una riaggregazione su base prettamente bioregionale del territorio dell’Italia centrale.
Gianfranco Paris
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Commento:
Accolgo con grande piacere questa lettera-proposta di Gianfranco Paris, che riporta tutta la discussione bioregionale alla sua origine. Infatti questa descritta da Gianfranco è la prima proposta bioregionale avanzata da un nostro comitato chiamato “Punto Verde Calcata”, proprio negli anni ’90 del secolo scorso, prima ancora della fondazione della Rete Bioregionale Italiana e dell’uso del termine “bioregionalismo” che –ricordiamolo- è un neologismo d’importazione statunitense, oggi entrato nell’uso comune, in precedenza si usavano i termini “coesione delle aree omogenee” “ecosistema condiviso” “comune ambito socio culturale e geografico” etc.. Già dal 1990 questo discorso era partito assieme con la VAS di Stefano Zuppello e di Guido Pollice, successivamente con il discorso “etnico geografico” di Edoardo Zarelli (tra i primi fautori dell’ecologia geografica in Italia), con Accademia Europea di Carlo Carli, con la proposta di Luigi Daga per una Nuova Regione Etruria, con il Comitato per l'Etruria di Armando Gabrielli di Viterbo, poi sono arrivati gli americani con la nuova terminologia “bioregionale”….
L’intervento di Gianfranco Paris che, essendo direttore della testata locale Mondo Sabino, nonché compartecipe del “Punto Verde” per il riassetto del Centro Italia, e che ha sempre praticato un “bioregionalismo” ante litteram mi fa molto piacere e rende giustizia storica al nostro impegno.
Questa proposta di riaggregazione bioregionale del Lazio viene inserita negli argomenti in discussione in due prossime tavole rotonde, una in provincia di Roma, sul Soratte, e l'altra in provincia di Rieti, a Poggio Mirteto:
Sant'Oreste - Sabato 19 settembre 2009
h. 16.00 - Palazzo Canali Caccia a Sant’Oreste (RM) Inaugurazione Mostra e Tavola Rotonda sui Riti Fescennini e la sacralità del Soratte. Presenziano le Autorità Istituzionali e gli esponenti degli Enti Patrocinanti e dei Comuni coinvolti.
Poggio Mirteto - Domenica 20 settembre 2009
h. 10.30 - A Poggio Mirteto (Rieti) - Appuntamento a Palazzo Farnese – Passeggiata nei luoghi da cui la montagna sacra è visibile in lontananza e racconti sulla sacralità del territorio e sull’antica unione fra genti sabine, falische ed etrusche. Picnic in loco.
h.16.00 – Nel Palazzo Farnese meditazione sul Monte Soratte. Giro di condivisione di esperienze sul Soratte ed incontro conviviale, in cui esprimere varie forme di spiritualità naturale: la poesia, la musica arcaica, le storie.
Paolo D’Arpini
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