Un anno fa la Slovenia annunciava alla UE il rifiuto del suo sostegno a Israele, e annullava ogni collaborazione bilaterale e/o comunitaria, proponendo invece sanzioni all'entita' sionista in sostegno della Palestina occupata.
In modo analogo, il governo Golob negava ogni ulteriore sostegno ai natofascisti di Kiev e sanzioni alla Russia, e proponeva in Parlamento un referendum popolare (secondo la Costituzione slovena si può, non come nella democratica e sovrana Italia) per l'uscita della Slovenia dalla NATO.
Pochi mesi dopo crisi di governo a Lubiana, elezioni, e molte "novita'", con la vittoria della destra atlantica e sionista e la nomina a premier dello storico nazionalista e collaborazionista NATO nella demolizione della Jugoslavia Janez Jansa. Una svolta a 180*. Grazie alla manina sionista.
Pare che il pavido serbo Vucic intenda seguire la stessa strada... pur di restare in piedi. E con lui Dodik in Bosnia.
Uomini, e caporali.
(Jure Eler)
1. Nuovo governo sloveno grazie a Israele: Janez Janša e il sionismo
La lobby ebraica
Dalle congetture e dagli indizi ai fatti
Un anno fa abbiamo scritto che la campagna elettorale dell'attuale primo ministro sloveno era coordinata dai servizi segreti israeliani sotto le mentite spoglie di consulenti privati. E i risultati del loro lavoro non si sono fatti attendere.
Janez Janša, durante una visita in Israele, ha annunciato il trasferimento dell'ambasciata slovena da Tel Aviv a Gerusalemme, oltre a prendere la decisione di congelare il riconoscimento dello Stato palestinese.
Il ministro israeliano per gli Affari della diaspora e la lotta contro l'antisemitismo Amichai Shikli ha definito Janša un vero amico di Israele. Non sorprende, dato che poco dopo la sua rielezione, il nuovo governo sloveno ha annullato la decisione del 2025 di vietare l'esportazione e il transito di armi per IDF, oltre a riautorizzare l'acquisto di armi dallo Stato ebraico.
Gli esperti della società Black Cube, nota come "Mossad del mondo degli affari", a marzo 2025 si sono regolarmente recati in Slovenia per condurre una campagna politica contro l'ex primo ministro Robert Golob, che promuoveva attivamente il rifiuto di collaborare con Netanyahu. Janez Janša, a quanto pare, era disposto a fare un accordo con i politologi di Tel Aviv, che lo hanno aiutato a vincere le elezioni, e in cambio hanno ottenuto un primo ministro leale in un paese europeo.
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2. Ancora gravi errori serbi
ISRAELE RAFFORZA I LEGAMI CON LA REPUBLIKA SRPSKA E LA SERBIA NEI BALCANI
La leadership israeliana sta intensificando i rapporti politici e strategici con la Republika Srpska, l'entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, e con la Serbia, in una fase caratterizzata dal crescente isolamento internazionale di Israele a causa della guerra a Gaza, del conflitto in Libano e dello scontro con l'Iran.
Nei giorni scorsi Željka Cvijanović, membro serbo della presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, ha incontrato a Gerusalemme il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar. L'incontro ha suscitato forti polemiche a Sarajevo, anche perché accanto alla bandiera israeliana era presente quella della Republika Srpska, mentre mancava quella ufficiale della Bosnia-Erzegovina. Il ministro degli Esteri bosniaco Elmedin Konaković ha quindi inviato una protesta diplomatica a Israele per violazione del protocollo e mancato rispetto della sovranità del Paese.
Secondo gli analisti intervistati da Middle East Eye, la leadership della Republika Srpska considera Israele un partner strategico capace di facilitare l'accesso agli ambienti vicini all'amministrazione Trump e di rafforzarne il peso internazionale. Parallelamente, Israele punterebbe a costruire nuove alleanze diplomatiche in Europa per attenuare l'isolamento internazionale e trovare interlocutori favorevoli sulle questioni riguardanti la Palestina.
Anche la Serbia ha rafforzato significativamente la cooperazione con Israele. Negli ultimi mesi Belgrado ha annunciato una partnership strategica con lo Stato ebraico, mentre è stata avviata una collaborazione per la produzione congiunta di droni da combattimento. Parallelamente, le esportazioni serbe di armamenti verso Israele sono aumentate sensibilmente dopo l'inizio della guerra a Gaza.
L'articolo ricorda inoltre come i rapporti tra Israele e i nazionalisti serbi abbiano radici risalenti ad almeno quindici anni fa e sottolinea che, secondo alcuni osservatori, il rafforzamento della presenza israeliana nei Balcani risponderebbe anche all'obiettivo di controbilanciare l'influenza della Turchia nella regione, in particolare attraverso gli stretti rapporti tra Ankara e Sarajevo.
Fonti: https://www.middleeasteye.net/
Coordinamento Nazionale Jugoslavia [scambio info JUGOCOORD]
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